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Letture bibliche per l'Assunta: una sinfonia pasquale
Culto

Dal libro di Aristide Serra, Dimensioni mariane del mistero pasquale. Con Maria dalla Pasqua all'Assunta, Edizioni Paoline, Milano 1995, pp. 126-136.



La Donna ravvolta di Sole
(Prima lettura, Ap 11,19; 12,1-6)

La «Donna» descritta in Apocalisse 12 condensa un simbolismo polivalente, così articolato: Eva, Israele e la Chiesa27.
Eva. Quella Donna non ha un nome proprio. Dai riferimenti allusivi, però, non è difficile ravvisare in lei « la Donna-Eva » posta in scena dal capitolo 3 del libro della Genesi. Infatti il drago è qualificato come «...il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana, e che seduce tutta la terra » (Ap 12,9). L'ostilità mossa contro di lei e contro il resto della sua discendenza (Ap 12, 13-17) è un'eco manifesta di Gen 3,15: «Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe... ».
Israele. A un secondo livello, la Donna di Ap 12 rappresenta «la Donna-sposa dell'antica Alleanza», ossia il popolo d'Israele. Esso è composto dalle dodici tribù, simboleggiate dalle dodici stelle che incoronano il capo della donna (cfr. Gen 37,9).
La Chiesa. Infine la stessa Donna è figura della « Chiesa di Cristo ». Difatti poco dopo essa appare quale madre del Messia, innalzato al trono di Dio (Ap 12,5), e madre di coloro che vivono i comandamenti divini, rendendo testimonianza a Gesù (Ap 12,17).

Il mistero pasquale in codice simbolico
In particolare, il travaglio del parto in cui versa la Donna, l'agguato del drago e il rapimento del suo neonato al trono di Dio sono tutti elementi di un linguaggio figurativo, che vanno riferiti al « mistero pasquale », ossia all'ora della passione e risurrezione di Cristo28. Quello spasimo di parto indica l'angoscia profonda che invase la comunità dei discepoli di Gesù, quando il Maestro fu loro tolto dalla violenza dei gregari di Satana (cfr. Gv 16,21a.22a; cfr. Mc 2,20; Mt 9,15; Lc 5,35; 22,53). Nel « rapimento » del neonato alla sfera celeste è descritta plasticamente l'energia del Padre che, risuscitando il Figlio dai morti mediante lo Spirito, lo « sottrae » dalle mani dei nemici e lo intronizza alla sua destra come Re messianico. Nello stupendo evento della Pasqua è sconfitto Satana, capo e istigatore di quanti sono asserviti al Maligno (cfr. Gv 12,30). Perciò si leva un grido di vittoria nel cielo: « Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo » (Ap 12,10).

Una Chiesa perseguitata, eppure vittoriosa
Tuttavia, anche dopo la glorificazione del Cristo risorto, la Chiesa continua a essere in balìa delle forze del male, personificate nel drago-Satana. Una volta che si vede precipitato sulla terra, il drago si avventa contro la donna, alla quale però Dio provvede un rifugio, trasportandola nel deserto. Non cessa il furore del drago, che vomita dietro di lei un fiume d'acqua, assorbito però dalla terra. Allora il drago « ...se ne andò a far guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù» (Ap 12,13-17). Il Cristo conforta la sua Chiesa. A lei somministra le due ali della grande aquila per fuggire nel deserto (Ap 12,14a). Qui trova un luogo preparato per lei (Ap 12,14b), come in passato fece il Signore quando liberò Israele dalla mano del faraone (cfr. Es 19,4; Dt 32,11). Nel deserto, lontano dal serpente, la donna riceve il sostentamento (Ap 12,6.14), che potrebbe alludere al pane eucaristico, nuova manna (cfr. Gv 6,48-58). Se Core, Datan e Abiram sparirono nelle fauci del deserto, adesso la terra spalanca una voragine per assorbire il fiume vomitato dal drago contro la donna (Ap 12,16). Sotto il velo di queste raffigurazioni simboliche, il lettore riconosce l'adempimento della promessa che Gesù aveva fatto ai suoi: « Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi... Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia, io ho vinto il mondo» (Gv 15,18; 16,33). Cifrata in codice, ritroviamo qui l'esperienza che vive la Chiesa di ogni tempo. Il deserto è il luogo della nostra peregrinazione verso il Signore, « fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio », diceva Sant'Agostino29. Il messaggio dell'Apocalisse trascrive ancora in termini simbolici il compiersi della promessa. Difatti alla fine del libro, la « Donna » di Ap 12 ricompare sotto le sembianze di « Donna-sposa dell'Agnello » (21,2.9), come la Città Santa, la Gerusalemme nuova (21,10), che comprende sia le dodici tribù d'Israele (21,12), sia i dodici apostoli dell'Agnello-Cristo (21,14). Nei lineamenti di questa Donna vi è sicuramente la confluenza dell'intero popolo di Dio, dell'uno e dell'altro Testamento. Siamo in presenza della Chiesa glorificata. Dio la riveste con quanto ha di meglio, il suo sole (Ap 12,1; cfr. Mt 5,45). Essa è « il paradiso di Dio », il nuovo giardino dell'Eden (Ap 2,7). Sul volto della Chiesa, torna a splendere la bellezza primigenia che fu già di Eva appena uscita dalle mani del Creatore.

Sull'orizzonte della Chiesa, l'Assunta
Maria è membro singolare della Chiesa, raffigurata nella Donna di Ap 12. In lei, elevata alla gloria celeste, la comunità dei credenti ravvisa e saluta con gioia la primizia e il pegno realizzato di quella redenzione perfetta che sarà partecipata a tutti i viventi. Il Dio dell'Alleanza è fedele alle sue promesse. Nell'Assunta già splendono i cieli nuovi e la terra nuova, ove « non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate » (Ap 21,4). Ma quello che Dio ha compiuto nell'Assunta, è quello che vuole realizzare in ciascuno di noi, mediante l'energia dello Spirito santo che il Cristo risorto immette continuamente nella storia. Già ora è in atto questa ascesa lenta, ma sicura, del cosmo verso la piena statura di Cristo (Ef 4,13). Perciò il Risorto invita i suoi a scrutare le gemme che spuntano, quali primizia tenue di questa rigogliosa fioritura: « Guarda! Io sto facendo nuove tutte le cose! » (Ap 21,5). Maria, dunque, ha preceduto la Chiesa in questa glorificazione. Giorno verrà in cui l'intera comunità umana - figurata nel corteo di ragazze che accompagnano la sposa in casa dello sposo -entrerà nel palazzo del Re, assieme a Maria (Sal 44,15-16). Eromperà allora il grido di esultanza di quello che le Scritture chiamano «I'ultimo giorno », il giorno della risurrezione finale: il vero grande « giorno del Signore ».


Maria, « Regina» esaltata alla destra del Cristo « Re Messia »

(Salmo responsoriale, Sal 44,10-12.16)

In origine, il Salmo 44 fu composto per celebrare le nozze di un re d'Israele. Sono vari i tentativi proposti per identificare chi fosse la coppia regale: Salomone e la figlia del faraone (lRe 3,1), Acab e Gezabele (lRe 16,31), Ioram e Atalia (2Re 8,18)... Ogni ipotesi vaga però nell'incertezza30. La tradizione giudaica - espressa soprattutto nella versione aramaica del Targum - vede nella persona del re-sposo il Messia, e in quella della regina-sposa l'assemblea di Israele. Il Nuovo Testamento prosegue nella direzione messianica aperta dal giudaismo già in epoca precristiana, come sembra. Difatti la lettera agli Ebrei (1,8-9) cita i vv. 7-8 del salmo applicandoli al Messia divino, Cristo risorto. Una lettura mariana del salmo è legittima, purché ci si mantenga nell'ambito della cosiddetta « accomodazione », cioè di un'applicazione in senso lato. È ciò che fa la liturgia odierna. Il Re Signore è Cristo risorto, intronizzato accanto al Padre, a seguito della sua glorificazione pasquale. La Regina che sta alla destra di lui è Maria, sua Madre, assunta alla gloria celeste; e chi inneggia a questa sua « figlia », facendo proprie le espressioni del salmo, è la Chiesa che celebra tanto mistero.

Assunta perché « bella », cioè obbediente a Dio
Secondo l'insegnamento biblico, è « bello » tutto ciò che è conforme alla Parola di Dio, alla sua volontà, ai suoi disegni31. È questa la bellezza della regina-sposa, capace di attirare lo sguardo del re. Sul piano della tipologia, potremmo riferire questo genere di bellezza al cammino di fede percorso dalla Madre di Gesù. Lei accolse la Parola di Dio con sapienza e docilità sofferta. Il suo « fiat » prima e l'ascolto prestato alle parole del Figlio poi, sono la veste trapunta « in ori di Ofir » (v. 10b), che la rendono tutta splendente dall'intimo (v. 14). Come la sposa del salmo era invitata a dimenticare la dimora paterna per compiacere in tutto il re (vv. 11-12), così Maria uscì da se stessa per avanzare nella peregrinazione della fede, quando accettò che la sua vita fosse impostata secondo la volontà di Dio (cfr. Lc 1,38). Da Nazaret a Cana, da Cana al Calvario, dal Calvario al termine dei suoi giorni, nel gaudio come nella sofferenza, ella fu « serva » di Cristo, suo « Signore ». Ora, tra l'ascolto della Parola di Dio e la risurrezione il nesso è strettissimo. L'immortalità, l'incorruzione - insegnano i libri dell'Antico Testamento - è dono di cui è dispensatrice la sapienza, ossia l'adesione alla volontà di Dio, al suo progetto, alla sua Parola, espressa nelle Scritture (cfr. Sap 6,17-20; 8,17; Pr 8,35; Eccli 24,1.22...). Così fu per Gesù. Il Padre lo risuscitò a vita nuova in risposta all'obbedienza da lui mostrata fino alla morte di croce (cfr. Fil 2,6-9). Così sarà per noi, suoi discepoli. Conseguiremo una « risurrezione di vita » se avremo ascoltato la voce del Figlio di Dio, credendo in lui (Gv 5,25-29; 6,40). E così è stato per Maria. Lei partecipa alla risurrezione di Cristo in quanto rimase perfettamente unita al Figlio, ascoltandone la Parola e mettendola in pratica (Lc 1,38; 2,19.51b; 8,19-20; 11,27-28). L'Assunzione potrebbe definirsi come la trasformazione che il seme della Parola produsse in Maria. Diceva Gesù: « Le mie parole sono spirito e vita » (Gv 6,63).


L'Assunta, « Primizia » della Pasqua di Cristo
(Seconda lettura, 1Cor 15,20-26)

Paolo celebra la risurrezione di Gesù come la vittoria decisiva sulla morte. Milioni e miliardi di esseri umani hanno varcato, e varcheranno, la soglia dell'aldilà, e nessuno torna indietro. Uno solo fa eccezione: Cristo. Egli così aveva promesso: « Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io» (Gv 14,2-3). Cristo, però, non è un trionfatore isolato. È, piuttosto, « primizia di coloro che sono morti » (1Cor 15,20). Ciò significa che egli è capofila e causa esemplare della risurrezione di tutti. Adamo, il primo uomo, fu principio di morte per l'intero genere umano. Cristo - il secondo Adamo, l'Uomo nuovo - è principio di risurrezione universale (1Cor 15,21-22). In Cristo - ripete la tradizione della Chiesa d'Oriente - Adamo torna a danzare nell'Eden! Paolo soggiunge che vi è un « ordine », quasi una gradualità di successione nel risorgere dai morti. «Prima Cristo, che è la primizia» (lCor 15,23a), o, come dice altrove l'Apostolo, « il primogenito fra molti fratelli » (Rm 8,29), « il primogenito di coloro che risuscitano dai morti » (Col 1,18). « Poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo» (lCor 15,23b). Detto altrimenti: vi è una conclusione alla storia del mondo, che è una storia di salvezza operata dal Padre in Cristo. Allora « sarà la fine » (1Cor 15,24a). Tra il primo e il secondo atto di questa grandiosa vicenda, si snoda la fase intermedia, quella vissuta attualmente dalla Chiesa. Lungo il suo dispiegarsi, l'energia del Cristo risorto, che è lo Spirito santo, « va facendo nuove tutte le cose » (cfr. Ap 21,5). Le forze ostili a Dio e al suo disegno, le potenze umane istigate da Satana (« ogni principato e ogni potestà e potenza »: 1Cor 15,24b), sono via via sottomesse alla signoria regale di Cristo. Finanche la morte, di cui tutti siamo schiavi (cfr. Eb 2,14-15), sarà ridotta all'impotenza! (1Cor 15,26). La Madre di Gesù, per singolare privilegio, appena conclusa la sua esistenza terrena, ha conseguito quella vittoria piena sulla morte che è frutto della risurrezione di Gesù. Fra tutte le creature, e in anticipo su di esse, Maria e stata invasa dai fulgori della Pasqua nell'interezza della sua persona. Al suo ingresso in questo mondo, ella fu « l'Immacolata ». Al suo esodo da questa vita, ella è « l'Assunta ». In entrambi i casi, la santa Vergine è stata redenta « in maniera più alta (sublimiore modo) »32.


Il giubilo dell' « Assunta »
(Vangelo. Lc 1,39-56)

Di questa pagina lucana che narra la visita di Maria a Elisabetta, abbiamo già evidenziato il motivo della santa Vergine, considerata come « Arca della nuova Alleanza ». Rimarrebbe da commentare il Magnificat (Lc 1,46-55). Ci limiteremo al solo v. 49a: « Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente ». Rimesso nella cornice liturgica di questo giorno, il Magnificat ci appare come l'inno di grazie che Maria eleva al Dio dell'Alleanza per le « grandi cose » che ha operato in lei. L'Assunzione ne è il culmine. Secondo l'insegnamento biblico, le « grandi cose » di Dio sono i mirabili interventi di grazia che egli ha realizzato nella storia della salvezza, in ogni tempo. Di norma, il Signore compie le sue « grandi cose » in favore di tutto il popolo eletto (Sal 106,21; 126,2...), oppure a beneficio di una persona singola, ma sempre in vista del bene che ne deriverà all'intera comunità d'Israele: Gen 12,2 (Abramo), 2Sam 7,21 e 22,51 (Davide), Gdt 15,8.10 (Giuditta)... Tenendo presente questo canone biblico generale, anche alle « grandi cose » compiute dall'Onnipotente in Maria attinge tutto il popolo di Dio. E difatti nel Magnificat si nota un'alternanza che va dal singolare al plurale. Ossia: soccorrendo la « povertà di Maria », Dio esalta « i poveri » (vv. 48a.52b); posando lo sguardo su « Maria, sua serva », egli redime « Israele, suo servo », secondo la promessa fatta ad Abramo e alla sua discendenza (vv. 48a.54a.55)33. Abbiamo qui un ottimo fondamento biblico per la dimensione ecclesiale dell'Assunta. Glorificando Maria nella completezza della sua persona, Dio offre alla sua Chiesa una garanzia del trionfo finale che sarà effuso su ogni creatura. Perciò il prefazio canta: « In lei, primizia e immagine della Chiesa, hai rivelato il compimento del mistero di salvezza e hai fatto risplendere per il tuo popolo, pellegrino sulla terra, un segno di consolazione e di sicura speranza ».

NOTE

26 Il commento che segue ricalca, con alcune aggiunte e modifiche, quello da me edito in Ascolta la Parola. Lectio divina per la liturgia domenicale e festiva, a cura di M. Masini. Anno liturgico C, parte 3a, Messaggero, Padova 1989, pp. 311-318.
27 Riprendo questi appunti dalla voce Bibbia da me elaborata per il Nuovo Dizionario di Mariologia, cit, pp. 292-301.
28 L'ottica « pasquale » di Ap 12,2-5 è confermata dal fatto che nel v. 5 sono citati i Salmi 2 e 110. Ap 12,5a (« Un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro ») è una citazione del Sal 2,8.9 nei Settanta: « Chiedi a me; ti darò in possesso tutte le genti... Le pascerai con scettro di ferro ». inoltre Ap 12,5b (« Il figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono ») sembra una reminiscenza libera del Sal 110,1: « Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi ». Questo impiego simultaneo dei Salmi 2 e 110 è significativo. Essi, infatti, sono i due salmi più adoperati nel Nuovo Testamento per l'annuncio della risurrezione di Cristo. Per il Salmo 2, cfr.: At 4,25-28; 13,33; Eb 1,5; 5,5; Ap 2,27; 12,5; 19,15. Per il salmo 110, cfr.: Eb 1,3.13; 5,5-6; 6,20); 7,17; 8,1; 10,12-13; 12,2; At 2,33-35; Rm 8,34; Ef 1,20; Col 3,1; 1Pt 3,22; Ap 3,21; Mt 26,64; Mc 16,19; Lc 22,66-71; At 7,56. Cfr Nuovo Dizionario di Mariologia, cit., p. 296 con la nota 138 alle pp. 306-307.
29 De Cividate Dei 18,51.2 (CCL 48, p. 650: « ... inter persecutiones mundi et consolationes Dei peregrinando procurrit Ecclesia »).
30 G. Ravasi, Il libro dei Salmi. Commento e attualizzazione. Vol. I (1-50), EDB, Bologna 1981, pp. 799-801 (sono portati 14 esempi dal « ventaglio sconfinato di ipotesi che l'esegesi ha emesso alla ricerca di questa ideale sorgente da cui il poema è nato »).
31 Per le rispettive citazioni, rinvio al mio opuscolo Maria secondo il Vangelo, Queriniana, Brescia 1987, pp. 146-148.
32 Lumen gentium 53.
33 A. Serra, E c'era la Madre di Gesù cit., pp. 188-224: « Fecit mihi magra » (Lc 1,49a). Una formula comunitaria?

 

Inserito Venerdi 9 Agosto 2013, alle ore 10:52:13 da latheotokos
 
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DOCENTE ALL'ISSR "SAN LUCA" DI CATANIA

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