Come la Chiesa giunta alla definizione dogmatica dell'Assunta - Parte I
Data: Sabato 12 Agosto 2017, alle ore 8:58:02
Argomento: Dogmi


Di Angelo Amato in AA. VV., L'Assunzione di Maria Madre di Dio. Significato storico-salvifico a 50 anni dalla definizione dogmatica, PAMI, Città del Vaticano 2001,  pp.43-70.




1. Dogma e sviluppo del dogma

La parola «dogma» indica una decisione autorevole e viene usata anche dal NT a indicare, ad esempio, «i decreti dell'imperatore» (At 17,7). Nella terminologia patristica il «dogma» include gli insegnamenti di Gesù e della Chiesa1. A partire dal secolo XVILI il dogma designa quello che prima veniva indicato come "esposizione" ("ékthesis"), "dottrina" ("didaskalìa"), "confessione" ("homologhìa") o "articolo di fede" ("articulus fidel"). «Nell' attuale linguaggio del Magistero e della teologia il "dogma" è una dottrina nella quale la Chiesa, sia con un giudizio solenne sia mediante il magistero ordinario e universale, propone in maniera definitiva una verità rivelata, in una forma che obbliga il popolo cristiano nella sua totalità, in modo che la sua negazione è respinta come eresia e stigmatizzata con anatema»2. In realtà, la recente Nota dottrinale illustrativa della formula conclusiva della "Professio fidei" della Congregazione per la Dottrina della Fede (del 28 giugno 1998)3, opera una certa gerarchia tra le verità dottrinali: ci sono dottrine di fede divina e cattolica, che la Chiesa propone come divinamente e formalmente rivelate e, come tali, irreformabili (ib. n. 5); ci sono, poi, quelle dottrine attinenti al campo dogmatico o morale, che sono necessarie per custodire ed esporre fedelmente il deposito della fede, sebbene non siano state proposte dal magistero della Chiesa come formalmente rivelate (n. 6); ci sono, infine, quegli insegnamenti, in materia di fede o morale, presentati come veri o almeno come sicuri, anche se non sono stati definiti con giudizio solenne né proposti come definitivi dal magistero ordinario e universale (n. 10). Se le verità del primo ordine richiedono un assenso di fede teologale (ib. n. 5), quelle del secondo ordine esigono un assenso fermo e definitivo, fondato sulla fede nell'assistenza dello Spirito Santo al magistero della Chiesa, e sulla dottrina cattolica dell'infallibilità del magistero in queste materie (n. 6). Gli insegnamenti appartenenti al terzo ordine richiedono un ossequio religioso della volontà e dell'intelletto (n. 10). Nell'esemplificazione che la stessa nota riporta, i dogmi mariani sono elencati tra le verità del primo ordine. I dogmi mariani, quindi, dell'Immacolata del 1854 e dell'Assunta del 1950 richiedono un assenso di fede teologale. Si è concordi nell'ammettere un certo sviluppo del dogma, che comporta una sempre maggiore comprensione nella storia del dato rivelato da parte della Chiesa con 1'assistenza dello Spirito Santo, che e il fattore essenziale di tale sviluppo e la guida della Chiesa verso la verità tutta intera. Il problema dello sviluppo del dogma, soprattutto per quanto riguarda il dogma dell'Assunzione, implica molteplici questioni dottrinali, come la natura della rivelazione, l'interpretazione della Parola di Dio nella storia, il significato della tradizione, il compito della Chiesa nell' interpretazione della Scrittura e della Tradizione, 1'azione dello Spirito Santo nella comprensione della fede nella storia. Tenendo conto di questo complesso orizzonte ermeneutico, non erano più adeguate le teorie cosiddette "logiche", che descrivevano lo sviluppo del dogma «unicamente in termini di inferenza logica e trovavano il criterio di verità unicamente nella correttezza del procedimento logico adoperato»4. Era urgente invece considerare lo sviluppo del dogma come un aspetto del mistero della Chiesa pellegrinante nella storia sotto la guida dello Spirito del Cristo Risorto: «La giustificazione del carattere rivelato di una verità non poteva perciò piò essere vista come la dimostrazione, attraverso mezzi puramente logici, che la nuova verità è contenuta nell'antica, ma anzitutto come la comprensione, attraverso una "storia valutativa" (per usare una espressione di B. Lonergan), del fatto che il processo che ha portato alla fede attuale della chiesa corrisponde al giusto atteggiamento della comunità ecclesiale davanti alla Parola di Dio»5. In questo contesto assume un valore primario la considerazione di alcuni fattori, come la vita della Chiesa nelle sue vane espressioni, il sensus e il consensus fidelium testimoniati e vissuti nella pietas liturgica, nella riflessione teologica e nei pronunciamenti magisteriali. Si tratta di manifestazioni stoniche dell' azione invisibile, ma reale, dello Spirito Santo, soggetto trascendente della tradizione e guida sicura del suo sviluppo. Dallo studio sulla definibilità dell'Assunzione si ricava che lo sviluppo di questo dogma è avvenuto nella Chiesa con i caratteri di uno sviluppo autenticamente storico, in cui ogni nuova conoscenza raggiunta si presenta a prima vista con i caratteri di una reale novità. La garanzia, che non si tratti di una verità diversa da quella rivelata a noi nel Cristo, ci viene data sia dal magistero, che ci certifica della continuità formale dell' autorità della chiesa di oggi con la chiesa apostolica, sia dalla teologia che, in quanto fides quaerens intellectum, mette in luce la continuità di contenuto tra la predicazione attuale e la predicazione apostolica6. La rivelazione permane nella sua unicità e completezza, pur nella consapevolezza della crescita nella conoscenza e della formulazione di nuovi aspetti ancora impliciti o non adeguatamente espressi. Tuttavia, sia nel pronunciamento dottrinale sull'Immacolata Concezione, sia in quello sull'Assunta si realizza un nuovo modello di sviluppo della storia dei dogmi, caratterizzato da quattro fattori: la maturazione del dogma non avvenne per contrastare un'eresia; la decisione ultima non fu di un concilio ecumenico, ma del Papa; «la motivazione e la difesa del dogma non poterono venir basate su enunciati della S. Scrittura con quella chiarezza e forza di convinzione che si erano verificate prima»7; il fattore fortemente decisivo è il «factum Ecclesiae», cioè l'appello alla fede attuale della Chiesa docente e discente.

2. Un sintetico sguardo storico

Per dare ragione di questo sinteticissimo sguardo storico premettiamo due precisazioni. La prima riguarda 1'incompletezza dei dati da noi forniti, data l'impossibilità di inserire in un breve articolo tutte le informazioni a nostra disposizione8. Una seconda precisazione, di grande rilevanza metodologica, riguarda il fatto che la nostra ricerca si atterrà alle fonti conosciute, agli studi disponibili e anche al linguaggio usato fino alla proclamazione del dogma (1 novembre 1950). Non si tiene conto, cioè, di eventuali nuove scoperte o di riletture chiarificatrici di fonti letterarie anteriori a quelle conosciute fino alla metà del secolo XX. Ne si tiene conto, ovviamente, dello sviluppo della metodologia teologica postconciliare e del corrispondente linguaggio in mariologia. A tale proposito, ad esempio, resta tipico del linguaggio preconciliare sia il riferimento consueto ai cosiddetti "privilegi" mariani sia le qualifiche teologiche "formaliter" "virtualiter", "mediate" "immediate", "explicite" "implicite". Cercando, ora, di offrire una sintesi della maturazione storica e teologica dei dogma dell'Assunzione, si può affermare che agli studiosi sembrava che dal al V secolo ci fosse una zona d'ombra su questo dato di fede, del quale al massimo c'era qualche accenno negli apocrifi. Martin Jugie, concludendo la sua poderosa indagine storico-teologica sui primi cinque secoli della tradizione cristiana, affermava: «Non abbiamo incontrato nessuna testimonianza assolutamente chiara ed esplicita sull' Assunzione gloriosa della Madre di Dio, così come la intende oggi la teologia cattolica»9. La stessa oscurità sembrava permanere nella individuazione dell'inizio della festa liturgica in Oriente e in Occidente. É un fatto, però, che i Padri e i dottori della Chiesa della tarda patristica, hanno omelie sulla dormitio o koimisis della Beata Vergine. Dal momento che la liturgia non crea la fede, ma la suppone, si deve concludere all'esistenza di una ferma convinzione nella preghiera e nella coscienza di fede della Chiesa sia dell'incorruzione del corpo della Beata Vergine sia del suo trionfo sulla morte e della sua glorificazione a somiglianza del suo Figlio divino. Verso la fine del secolo VII, infatti, a Roma il Papa San Sergio (687-701) aveva ordinato per la festa della "Dormitio", subito dopo chiamata, "Assumptio Sanctae Mariae", una solenne processione stazionale, che doveva muoversi dalla chiesa di S. Adriano nel Foro e raggiungere S. Maria Maggiore10. Un secolo dopo, Adriano I (784-790) inviava all'imperatore Carlo Magno il Sacramentario Gregoriano, nel quale la festa dell'Assunta aveva già una vigilia. A metà del secolo IX il Papa San Leone IV (847-855) solennizzô ulteriormente la festa aggiungendovi l'ottava e il digiuno. La festa dell'Assunzione veniva testimoniata contemporaneamente anche in altre liturgie, come, ad esempio, in quella mozarabica e in quella bizantina. La celebrazione liturgica, mediante l'invito alla preghiera e alla contemplazione, era uno strumento efficace per l'approfondimento della verità di questo evento mariano. Ai secoli VII e VIII appartengono le chiare e profonde testimonianze di San Modesto di Gerusalemme (+634) e di San Giovanni Damasceno (675-749). L'Omelia sulla Dormizione della Madre di Dio di San Modesto di Gerusalemme viene ancora oggi considerata «come il primo discorso bizantino sulla festa del 15 agosto cos! come il primo monumento della teologia greca dove è affermata esplicitamente la dottrina cattolica deli' Assunzione»11. A sua volta, il Damasceno è noto per le sue tre celebri omelie sulla "dormitio" della Beata Vergine. Nella prima, così si esprime: «Come chiameremo allora questo mistero che ti coinvolge? Morte? Ma anche se la tua anima tutta santa e beata si separa, come esige la natura, dal tuo corpo felicissimo e puro, e il corpo è consegnato ad una sepoltura come tutte le altre, ciò nonostante non rimane nella morte e non è decomposto dalla corruzione. A colei che conservò intatta la verginità durante il parto, dopo la morte il corpo fu custodito incorruttibile, e venne trasferito in una dimora più nobile e divina, non soggetta alla morte, ma destinata a durare per gli infiniti secoli dei secoli»12. Tra il secolo VIII e il secolo XIII il Filograssi vede, ad esempio, una specie di "crisi in Occidente", identificandola nella polarizzazione che si verificò in questo periodo tra l'Epistula ad Paulam et Eustochium dello Pseudo-Girolamo (una falsificazione da attribuirsi a Pascasio Radberto, morto verso l'856) e I'opera De assumptione beatae Mariae Virginis dello Pseudo-Agostino. Lo Pseudo-Girolamo è agnostico: «secondo lui si può credere ad una risurrezione anticipata, ma non è permesso di affermarla. Lo Pseudo-Agostino invece scende in campo decisamente a favore dell'Assunzione»13. Da questo dibattito esce vincitore lo Pseudo-Agostino, il cui influsso fu notevolissimo per la formazione di una robusta teologia assunzionistica latina14. La crisi di questo periodo servì a vagliare il dato liturgico e ad approfondire le motivazioni teologiche. In realtà una più accurata indagine storica mostra come 1'abbondante letteratura dei Transitus offrisse una testimonianza antica, insistente e diffusa sull'Assunzione di Maria al cielo e come la dottrina favorevole a tale verità fosse generalmente condivisa. Tra gli autori, si possono citare, S. Bernardo di Chiaravalle, Arnaldo di Bonavalle, Amedeo di Losanna, Isacco della Stella, Filippo di Harveng, Alano di Lilla15, Papa Onorio III, S. Antonio da Padova, S. Bonaventura, S. Alberto Magno, S. Tommaso d'Aquino, Bartolomeo da Bologna, Giacomo da Varazze, Gretrude di Heifta, S. Bernardino da Siena16. I teologi posttridentini furono per lo più favorevoli a tale dottrina, illustrandola con vane ragioni teologiche, come la dignità della divina maternità di Maria, la sua insigne santità, la sua intima unione col Figlio. In questo campo si distinsero, tra gli altri, S. Pietro Canisio e Francisco Suarez. Al Canisio risalgono alcune importanti affermazioni sullo sviluppo dei dogmi: «La Chiesa nel succedersi dei tempi aumenta la sapienza, e sotto la guida dello Spirito Santo, dal quale viene costantemente diretta ed istruita, accoglie e diffonde una più chiara luce della verità sia dai concili sia dal consenso dei teologi»17. Non manca, però, un certo movimento antiassunzionista, soprattutto in Francia, con le esitazioni, ad esempio, di Louis-Sdbastien Tillemont (1637-1698). In conclusione, si possono distinguere tre stadi nello sviluppo di questo dogma: il periodo che va fino al Concilio di Tento; il periodo che va da Trento al secolo XIX; infine, il periodo che va dalla proclamazione del dogma dell'Immacolata alla proclamazione del dogma dell'Assunta. In ogni caso, diversamente dalla storia del dogma sull'Immacolata Concezione18, nella storia del dogma dell'Assunzione non ci furono schieramenti teologici fortemente contrapposti. Se nel primo periodo si trattava di fondare il fatto dell'Assunzione, negli altri si cercava di dare fondamento teologico al fatto: «L'argomento principale era tolto dalle relazioni esistenti tra Maria e il suo Figlio. Non poteva il corpo della Vergine Madre di Dio soggiacere alla corruzione; che anzi conveniva che fosse, unito con l'anime, assunto alla gloria celeste. Così richiedeva la coerenza con gli altri privilegi mariani, cui non si oppone l'insegnamento della Chiesa, della Scrittura e del Padri. Un tal genere di ragionamento non sembrava a molto decisivo, fondato com'era su motivi di convenienza, per quanto alta. La certezza si raggiunse nel secondo e terzo stadio, quando si ricorse all'autorità ed al consenso della Chiesa docente e discente intorno all' Assunzione, come fatto e verità rivelata»19.

3. La solenne disputa sulla definibilità dogmatica dell'Assunzione (12 dicembre 1946)

Per dare un resoconto storico attendibile sulla storia della definibilità del dogma dell'Assunzione fino al 1950, vorrei iniziare da una solenne disputa teologica tenuta all'Università Gregoriana il 12 dicembre 194620. Il tema della disputa era l'illustrazione della definibilità dogmatica dell'Assunzione. Il protagonista fu un giovane studente, il Servo di Dio, Don Giuseppe Quadrio (19231-1963), del quale è stata introdotta la causa di beatificazione. Accenno a questo autore, perché nella sua opera teologica ci ha consegnato il resoconto più completo delle ragioni teologiche a fondamento del dogma dell'Assunzione. Per il Quadrio, l'Assunzione è una Verità di fede paragonabile sia a una nuova stella, che, pur brillando in cielo fin dall'inizio della creazione, solo ora viene da noi scoperta, sia a un seme che, pur profondamente inserito nel deposito della rivelazione, solo nel corso dei secoli giunge a piena maturazione21. Come era nel metodo teologico preconciliare, viene subito premessa la tesi da dimostrare - "l'Assunzione corporea di Maria come una verità formalmente rivelata almeno in modo implicito" -, con le caratteristiche qualifiche della teologia scolastica: "probare contendimus assumptionem esse veritatem formaliter saltem implicite revelatam"22. La dimostrazione procede attraverso i seguenti tre passaggi: «1. Assumptio corporea a multis saeculis est factum Ecciesiae tum docenti tum discenti infallibiliter certum; 2. Et quidem ita certum, ut divinitus quoque revelatum dicendum sit; 3. Non autem, t videtur, explicite revelatum, sed formaliter implicite et confuse»23. Per suffragare la prima affermazione, Quadrio menziona l'esistenza già nel secolo V in Siria della festa liturgica dell'Assunzione di Maria. Afferma poi che tale celebrazione si diffuse in tutto l'oriente e poi in Gallia nel secolo VI e a Roma nel secolo V124. Per cui verso la fine del secolo VII e all'inizio dell'VIII ci sarebbe già una matura teologia dell'Assunzione, testimoniata, tra gli altri, da S. Germano patriarca di Costantinopoli e da S. Giovanni Damasceno25. Egli nota anche che nella tradizione liturgica bizantina, mozarabica, gallicana e romana la festa della "dormitio" di Maria cede a poco a poco il posto a quella della sua glorificazione e della sua Assunzione26. Precisa che questa conoscenza progressiva dell'Assunzione si trova anche presso i teologi. Mentre nel secolo XIII l'Assunzione veniva considerata una "pia sentenza comune nella chiesa", e nel secolo XV come una "verità certa", dopo il Vaticano I è invece ritenuta "verità teologicamente certa, o anche rivelata e definibile"27. A questo punto egli fa sua la conclusione di W. Hentnich e R. G. De Moos, i quali, alla fine della loro raccolta delle Petitiones28, affermano che, tenendo conto delle richieste avanzate con un consenso moralmente unanime da parte dei vescovi di tutto il mondo, «doctninam quae tenet Beatam Mariam Virginem anima et corpore in coelum esse assumptam, esse a Deo revelatam ideoque tamquam dogma fidei divinae definiri posse»29. A questo consenso della chiesa docente si può aggiungere quello della chiesa discente, come fanno fede i "plebisciti" assunzionistici, la celebrazione solennissima della festa, la devozione al rosario, le opere artistiche sull'Assunzione. Questo complesso di testimonianze e questo consenso della chiesa docente, e discente è - secondo Quadnio - «indubium signum non solum certitudinis verum etiam divinae revelationis pnivilegii mariani»30. Infatti questo mistero non viene conosciuto attraverso la conöscenza sensibile, perché è una realtà intrinsecamente sovrasensibile; né fu una conseguenza dell'osservazione del sepoicro vuoto o di una rivelazione privata o dei racconti degli apocrifi o di un'autorità storica. La logica conclusione è quindi: «Infallibilis enim instinctus christianus Assumptionem a pus factis historicis seiungit, eamque inter mysteria fidei christianae reponit, nec aliud testimonium invocat nisi Dei verbum»31. L'ultimo passaggio è dato dal tentativo di qualificare teologicamente questo fatto di fede non tanto come fondato su motivi di pura convenienza, ma su ragioni di stretta necessità. Si fa quindi riferimento alla vittoria di Maria sul diavolo (Gn 3,15), all'annunciazione (Lc 1,28), e alla relazione tra la morte e risurrezione di Cristo e il trionfo di Maria32. Inoltre si afferma il nesso che nella tradizione patristica e liturgica si ha tra la perpetua verginità di Maria e la sua altrettanto perfetta incorruzione nella morte33. Infine si afferma la convenienza dell'assimilazione di Maria alla stessa sorte del suo Figlio divino34. La conclusione è che i dogmi mariani, singolarmente e nel loro complesso, postulano l'Assunzione e si armonizzano con essa, sì che si può affermare che l'Assunzione è «formaliter implicite in illis revelata»35. Quindi può essere definita come dogma di fede. Nel testo della disputa c'è attenzione all'indagine storica e alle fonti liturgiche orientali e occidentali. Non si può, tuttavia, non notare come l'impostazione metodologica è ancora essenzialmente deduttivistica: l'Assunzione viene ricavata e fondata a partire dagli altri dogmi mariani. Il ricorso alla Scrittura avviene solo al terzo passaggio e mediante il metodo frammentario e parziale dei «dicta probantia». Ovviamente, non c'è traccia dell'odierna ermeneutica del dogma condotta con la stessa raffinatezza dell'interpretazione scritturistica. Inoltre, non viene menzionato, almeno in questa disputa, lo Spirito santo, come Spirito di continua illuminazione nella storia della nostra comprensione del mistero di Cristo, della chiesa, dell'umanità, di Maria. Non si accenna, cioè, a quello che oggi chiameremmo la «comprensione pneumatica» del mistero di Maria nella storia e nella vita della chiesa. Infine, il problema dello sviluppo del dogma mariano non è tanto, come si è detto prima, una questione di qualifica teologica a priori - verità formalmente rivelata, in modo esplicito o in modo implicito ecc. -, quanto piuttosto di coscienza di fede espressa nella lex orandi e nella lex credendi e nella loro concreta espressione e fondazione teologica nella storia.

 







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