Medjugorje: la missione di Mons. Henrik Hoser
Data: Domenica 3 Giugno 2018, alle ore 19:34:55
Argomento: Mariofanie


Un intervento del mariologo Antonino Grasso nella trasmissione IL PAPA IERI E OGGI del 2 giugno 2018 e NON UN GIORNO QUALSIASI del 3 giugno 2018 della Radio Vaticana condotte da Federico Piana.

 



 TESTO DELL'INTERVENTO

1. Mons. Henrik Hoser e la sua missione a Medjugorje

Per comprendere il significato e la portata degli incarichi che sono stati affidati all’arcivescovo polacco Henrik Hoser in relazione a Medjugorje, diciamo subito che il Papa sente il bisogno di proteggere la pietà popolare e la fede delle folle che, ormai da tanti anni, si recano nella cittadina della Bosnia ed Erzegovina, di preservarle e di educarle. Questo perché coloro che giungono lì, non possono essere lasciati in balìa o di sé stessi, o delle agenzie turistiche o di non equilibrate guide spirituali. Con la missione affidata all’arcivescovo polacco, quindi, il Papa sottolinea che l’aspetto pastorale di Medjugorje gli sta molto a cuore e che non è secondario, perché vuole tutelare i credenti. Gli incarichi che il papa ha affidato a Mons. Hoser sono stati praticamente due: l’11 febbraio 2017, papa Francesco lo mandò a Medjugorje quale Inviato Speciale della Santa Sede, con il compito di acquisire più approfondite conoscenze della situazione pastorale di quella realtà e, soprattutto, delle esigenze dei fedeli che vi giungono in pellegrinaggio e, in base ad esse, suggerire eventuali iniziative pastorali per il futuro. Conclusa la sua missione, l’arcivescovo consegnò al Santo Padre un’ampia e documentata relazione.  Il 31 maggio 2018, il Santo Padre ha nominato lo stesso arcivescovo quale Visitatore Apostolico di Medjugorje, questa volta a carattere speciale, a tempo indeterminato e ad nutum Sanctae Sedis, termini giuridici che dicono che la Santa Sede ha deciso di prendere la questione sotto la propria giurisdizione e di riservarsi il diritto di una decisione definitiva in merito. Anche questo secondo incarico di Mons. Hoser è soprattutto pastorale, in continuità con la prima missione di Inviato Speciale della Santa Sede ed anche questa stabile missione, ha la finalità di assicurare un accompagnamento continuo della comunità parrocchiale di Medjugorje e dei fedeli che vi si recano in pellegrinaggio. Mons. Henrik Hoser, è nato in Polonia il 27 novembre 1942. Nel 1969 è diventato religioso tra i Pallottini ed ordinato sacerdote il 16 giugno 1974. Negli anni 1975-1995, è stato missionario in Africa e il 22 gennaio 2005 è stato nominato Segretario Aggiunto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli e Presidente delle Pontificie Opere Missionarie. Venne consacrato vescovo il 19 marzo 2005 e, tre anni dopo nel 2008, nominato Arcivescovo di Varsavia-Praga in Polonia, incarico che ha lasciato, in base alle disposizioni del Diritto Canonico, l’8 dicembre 2017, divenendo arcivescovo emerito. Parlando proprio degli incarichi affidati a Mons. Hoser, il papa affermò testualmente «Ho nominato un vescovo bravo, che ha esperienza per occuparsi della parte pastorale».

 2. La posizione della Chiesa circa le "presunte" apparizioni di Medjugorje

Contrariamente a come molti credono e affermano, la missione affidata dal Papa a Mons. Hoser, non significa che la Chiesa sta riconoscendo ufficialmente le presunte apparizioni di Medjugorje, cosa che, per altro, anche nei due comunicati ufficiali della Santa Sede viene chiaramente smentita. Ci chiediamo, quindi: qual è allora oggi la reale posizione della Chiesa in relazione a questi eventi? Il Fenomeno delle "presunte" apparizioni di Medjugorje, iniziò il 24 giugno 1981, quando la Vergine sarebbe apparsa per la prima volta a sei ragazzi, allora tra gli 11 ed i 17 anni d'età, in una zona detta Pod-brdo, sul monte Cr-nica. Da quel lontano giorno, la Vergine continuerebbe ancora ad apparire, con varie modalità e con sorprendente frequenza, ad alcuni di loro, non soltanto a Medjugorje, ma anche nei più disparati luoghi del mondo, ovunque i veggenti si rechino per incontrare i fedeli. Tra l’entusiasmo di molti e lo scetticismo di altri, anche all’interno della Chiesa, Medjugorje è diventato uno dei principali luoghi di pellegrinaggio del cattolicesimo europeo. Nel corso degli anni, sono state istituite diverse commissioni di studio: La prima commissione creata dal vescovo di Mostar Mons. Žanic nel gennaio 1982, rimasta attiva fino al marzo del 1984 e non diede alcun esito; La seconda commissione, lavorò dal 1984 al 1986, ebbe sette sessioni e giunse a sentenziare la “non soprannaturalità dei fatti”; La terza commissione, questa volta voluta dalla Conferenza Episcopale Jugoslava, lavorò dall’aprile 1987 al settembre 1990. Il 27 novembre dello stesso anno, la Conferenza Episcopale emanò la cosiddetta "Dichiarazione di Zara", in cui si affermava che sulla base delle ricerche condotte fino allora,  non si poteva accertare che si trattasse di apparizioni e rivelazioni soprannaturali. Riconoscendo, tuttavia, il vasto movimento popolare, venivano anche dettate speciali ed adeguate disposizioni liturgico – pastorali. È stato per volere di Benedetto XVI che, nel marzo 2010, presso la Congregazione per la dottrina della fede fu istituita una commissione internazionale di inchiesta, sotto la presidenza del cardinale Camillo Ruini. Composta da cardinali, vescovi, periti ed esperti, la commissione ha lavorato in maniera riservata fino al 2014 quando ha sottoposto l’esito dell’indagine al dicastero vaticano e quindi a Papa Francesco. Dovrà essere, quindi, la Congregazione per la dottrina della fede a prendere le decisioni conclusive, che poi saranno presentate al Papa, dato che l’ultima parola, com’è naturale, spetta soltanto a Lui.  

 3. Atteggiamenti corretti di fronte alle apparizioni mariane

Bisogna subito chiaramente affermare che le apparizioni sono sempre possibili e, se vengono ritenute autentiche, esse rappresentano un dono di Dio dinanzi a cui la comunità ecclesiale deve assumere un atteggiamento di profondo ringraziamento. Per questo, pur essendo fondamentale dovere della Chiesa preservare il primato della Rivelazione considerando questi eventi particolari soltanto come sussidiari al Vangelo, la sfida della nuova evangelizzazione non può prescindere da questi fenomeni. Ma qual è il corretto atteggiamento che il credente deve tenere nei confronti delle apparizioni? Prima di tutto egli deve evitare la vana credulità e il fanatismo. Le notizie di apparizioni e segni del cielo scuotono e interessano molti fedeli. La loro corsa verso il miracolo si associa spesso con un atteggiamento di credulità, per cui si aderisce alla presunta apparizione senza esercitare il giudizio critico e il discernimento, fino a compiere un'inversione nella vita cristiana, che consiste nel concentrarsi in un'apparizione particolare e contentarsi di essa, senza badare più alle esigenze della rivelazione biblica, cadendo così, in una spiritualità chiusa, unilaterale, divelta dall'insieme del mistero cristiano. In secondo luogo, però, bisogna evitare sia l’indifferenza che la passività nei riguardi delle apparizioni. A differenza dei primi, infatti, certi fedeli, avvertono un grande senso di disagio alla sola notizia di miracoli e apparizioni. Per molti di loro, impregnati di atteggiamenti e metodi scientifici, questi fenomeni, invece di aiutare il cammino di fede, rappresentano piuttosto un ostacolo e una molestia. Dobbiamo dire che, nonostante la giusta esigenza di esame critico del fenomeno, l'atteggiamento di indifferenza e totale passività mal si compone con l'esercizio del discernimento e del "sensus fidelium" proprio di ogni cristiano. Senza tale sensibilità popolare, come afferma René Laurentin, le apparizioni sarebbero nate-morte, e la chiesa vi avrebbe perso molto. Qual è allora l’atteggiamento migliore da tenere dinanzi alle apparizioni mariane? É quello di una prudente apertura. Riconoscendo, infatti, che Dio può intervenire nella storia anche dopo la piena rivelazione di Cristo, è logicamente necessario prestare attenzione a tali possibili interventi. Non correre al miracolo, non significa restare indifferenti. Tra la corsa e la passività, si pone il discernimento. Una volta appurata la serietà del fenomeno attraverso i severi criteri di analisi, non resta che accogliere con riconoscenza le apparizioni di Maria con i messaggi di salvezza che ella lancia a favore e per il bene dell'umanità. Anche per mezzo di esse, infatti, la Vergine esercita la sua missione che è quella di aiutare tutti i suoi figli, dovunque e comunque essi vivano, a trovare in Cristo la via verso la casa del Padre.







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