Maria per gli adulti di oggi
Data: Domenica 17 Maggio 2020, alle ore 11:19:37
Argomento: SocietÓ


Da Luigi Olgiati, L'area di incontro con Maria, in AA. VV., Come presentare oggi Maria agli adulti, Centro di Cultura Mariana "Madre della Chiesa", Roma 1982, pp. 21-31.




 

Non si può negare che gli adulti sono generalmente perplessi e restii nei riguardi della devozione alla Madonna, perché la sentono troppo carica di sentimentalità e troppo povera di verità; a paragone di Gesù Cristo e del suo Vangelo, così essenziali  ed intensi, sembra a loro una «nonmaturità», sia spirituale che teologica. Ed invece della maturità spirituale e teologica essa è il richiamo e l'esperimento: «modello di virtù davanti a tutta la comunità cristiana», «tipo e modello veramente mirabile nella fede e nella carità», «compagna generosa, del tutto eccezionale, del Signore» (LG 55.53.61), «modello perfetto della vita spirituale ed apostolica» (AA 4). È dentro a questa serietà che bisogna «presentare oggi Maria agli adulti»: non quale tattica furbesca, ma per doverosa assonanza con la realtà.

1. Maria, composizione del disegno di Dio

L'impostazione del trattato su Maria nella Lumen gentium, al cap. VIII, sta tutta su questa costatazione: «I libri del Vecchio e Nuovo Testamento e la veneranda Tradizione mostrano in modo sempre più chiaro, e ce la mettono quasi davanti agli occhi, la funzione della Madre del Salvatore nell'economia della salvezza» (n. 55). La sua «Umiltà» diventò «importanza» collaborante e responsabile, in un certo senso indispensabile, nel disegno del divino architetto: fuori da esso, sarebbe rimasta soltanto «vanità delle vanità» ( Qo 2,1-2). Vale per l'uomo di oggi, che rifiuta la catena di montaggio non solo perché non vuole essere un meccanismo indegno, ma ancor più perché sa e sente di essere creator spiritus; se accetta il progetto di un altro lo fa se e in quanto in questo progetto è un realizzatore in prima persona. Orbene, nessuno ha mai avuto e ha mai presentato un disegno dell'universo quale Dio l'ha predisposto sin da prima della creazione del mondo e quale lo va attuando nella successione del tempo e per il quale tutto esiste e senza il quale niente è fatto. È «la rivelazione del mistero taciuto per molti secoli»
(Rm 16,26), gridata con coinvolgente entusiasmo da san Paolo all'inizio delle Lettere agli Efesini (1,3-14) e ai Colossesi (1,15-20), da cui poi derivano applicazioni che competono solo agli adulti: sulla originalità della vita cristiana, sulla libertà, sulla coerenza, sui rapporti familiari e sociali, sulla laicità, ecc. È il «principio» da cui papa Giovanni Paolo II ha la premura di far ripartire la proposta della famiglia cristiana per gli uomini d'oggi: «Nel disegno di Dio creatore e redentore la famiglia non solo scopre la sua identità - ciò che essa «è» -, ma anche la sua missione - ciò che essa può e deve «fare» -... Risalire al «principia» del gesto creatore è allora una necessità per la famiglia, se vuole conoscersi e realizzarsi secondo la sua interiore verità» (Familiaris consortio, n. 17). Bisogna riuscire a dire e a convincere che l'essere cristiani è una cosa enorme e nient'affatto avvilente; per dirla con un altro Paolo apostolo, Paolo VI, che del primo aveva lo stesso fremente entusiasmo: «È un umanesimo plenario che occorre promuovere. Che vuoi dire ciò, se non lo sviluppo di tutto l'uomo e di tutti gli uomini? Un umanesimo chiuso, insensibile ai valori dello spirito e a Dio che ne è la fonte, potrebbe apparentemente avere maggiori possibilità di trionfare ... , ma non sarebbe vero, poiché esso sta solo nel riconoscimento di una vocazione, che offre l'idea autentica della vita umana» (Populorum progressio, n. 42). Ma per questa promozione, occorre realizzare centri di studio per adulti, dove le necessarie convinzioni vengano esposte, approfondite, attualizzate, continuamente sostenute: non può darsi che ci manchino gli adulti, perché non abbiamo quei «luoghi di mediazione» in cui essi possano trovarsi, fondarsi e capirsi?

2. Maria, vocazione per la libertà

Esaminando la situazione della famiglia nel mondo d'oggi, il Papa trova che «alla radice di questi fenomeni negativi sta spesso una corruzione dell'idea e della esperienza della libertà, concepita non come la cap.acità di realizzare la verità del progetto di Dio sul matrimonio e la famiglia, ma come autonoma forza di affermazione, non di rado contro gli altri, per il
proprio egoistico benessere» (Familiaris consortio, n. 6). Ed invece l'episodio evangelico dell'annunciazione a Maria visualizza il cristiano concetto di libertà come «servizio» che san Paolo presenta ai Galati: «Fratelli, Dio vi ha chiamati alla libertà! Ma non servitevi della libertà per i vostri comodi: piuttosto, lasciatevi guidare dall'amore di Dio e fatevi servi gli ttni degli altri» (Gal 5,13), come Maria che disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto» (Le 1,38). Della «libertà», l'adulto si è fatto geloso, ma se la tiene stretta stretta a sé, finisce per assomigliare al bambino egoista che si impunta a non cedere o prestare il suo giocattolo a nessuno: perciò bisogna inserire gli adulti nel movimento del «volontariato», con una onesta avvertenza: che neppure nel più largo volontariato la libertà è senza condizionamenti e  sacrifici. La libertà è vera, matura, rispettabile quando sa soffrire e contenersi, quando accetta pure l'implicita croce: sappiamo che nel «SÌ» della annunciazione c'era dentro anche il «SÌ» della crocifissione. Ma proprio Maria che si dichiara «Serva del Signore» richiama, con altrettanta onestà, che anche la fede
è una obbedienza a Dio (Rm 16,26), «con la quale l'uomo si abbandona a lui tutt'intero, liberamente, prestandogli il pieno ossequio dell'intelletto e della volontà» (DV n. 5): e pertanto anche la fede contiene l'esigenza e l'esperienza della croce. Anzi, solo la croce tempera e forbisce «l'armatura di Dio», affinché sì possa resistere nel quotidiano combattimento e, superato ogni attacco, restare saldi» (Ef 6,13). Soldati e non fantocci, nella vita che è una battaglia e non un giuoco. E tuttavia (annunciamola questa verità!) è dalla obbedienza alla fede che viene a tutti dolcezza nel consentire e nel credere. Credenti felici, come la Madonna: «Beata tu, che hai creduto!» (Le 1,45).

3. Maria, preformazione di Gesù

È normale che una madre porti in sé una immagine che poi si riprodurrà nel suo figlio; i tratti essenziali e caratteristici della personalità di Gesù Cristo già si mostrano nella configurazione, non tanto fisica quanto spirituale, di Maria: colui che si definirà «il venuto per servire e non per essere servito» (Mc 10,45), già è prefigurato nella «serva del Signore »; colui che farà della volontà del Padre il suo unico criterio di comportamento (cf Gv 8,22), è già nella Vergine completamente disponibile «Secondo la parola del Signore»; il «consacrato, unto, di Dio» (Le 4, 18), è nella «piena di grazia»; la «nostra Pasqua» (1 Cor 5,7) è nell'«arca dell'alleanza» ... Perciò la Madonna non è affatto una «evanescenza» di Cristo, che confonde il suo volto e la sua sequela: di lui è stata, anzi, quello schizzo primario che gli artisti sogliano premettere al capolavoro. Ritratto di valore! E questo perché la «forma» a Maria l'aveva pazientemente e finemente costruita lo stesso Dio Padre, di generazione in generazione, in vista del suo divin Figlio: lasciandosi fare, la Madonna era via via diventata una «icone» di Gesù ante tempus ma concretissima e fedelissima. Per noi, che «Dio ha predestinati a riprodurre l'immagine del Figlio suo» (Rm 8,29), quella di Maria è una esperienza paradigmatica per la imitazione di Cristo; essa avviene anzitutto nel profondo, sino a far dire: «Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me» ( Gal 2,20), ma poi si esplicita in azioni concrete, dello stesso tipo e nello stesso senso, in crescendo: «Egli è la mia seconda anima, l'anima dell'anima mia. Tutto ciò che egli vuole, io lo voglio: ciò che ordina, eseguisco; ciò che a lui piace, anche a me piace; ciò che non desidera, nemmeno io desidero. In me egli è tutto» (Olier). La fede che si fa adulta è precisamente questa «signoria di Cristo» che sempre più sale e si allarga, e diventa evangelizzazione e cultura: infatti «l'evangelizzazione è la proposta - da realizzare anzitutto in se stessi - di vivere secondo Gesù Cristo, di seguire Gesù Cristo, di essere in comunione con Cristo; e la cultura cristiana è la forma di vita conseguente e coerente all'interpretazione dell'esistenza umana, data da Gesù Cristo» (G. COLOMBO, Evangelizzazione e promozione umana, Roma 1976). Siamo così nel bel mezzo del rapporto tra fede e vita intesa in tutta la sua complessità: là dove l'adulto decide di essere un credente o un fluttuante; e in questo bel mezzo si erge la Madonna, non come una fata ma come una santa, pienezza del Cristo.

4. Maria, valorizzazione della donna

Guai se la «questione della donna», oggi, si riducesse a renderla come una sua lacca per i capelli "libera e bella": bisognerebbe dare ragione all'amara costatazione di Fromm, secondo la quale si emancipa la donna perché diventi a sua volta un «uomo borghese»; e ci sono donne che si accontentano di questo trasformismo, che non
è affatto un cambiamento di qualità! È nel suo interno, nella densità della sua natura, che va posta la questione, per scoprire ed estrarre dalla sua dimenticata ed inesplorata miniera «Virtù», ossia valori, di grande portata: come ha fatto il Signore, entrando nell'intimo di Maria e non caricandola di gioielli. È bello annotare come il genio di Dio, lo Spirito Santo, ogni volta che l'umanità sembra esaurirsi ed impoverirsi in uno squallore di monotonia e di banalità {letteratura, cinema e teatro, politica, arte, ecc. ne sono la documentazione), sappia gettare nel giuoco una nuova carta, proporre una sorpresa che riattiva insperatamente il tutto: in questo nostro tempo, la donna. Uno studioso della questione femminile scrive: «Si aprono alla donna nuove possibilità e si profila, grazie al suo apporto, una società diversa, perché non fatta più solamente dagli uomini; una società, cui forse la femminilità apporterà una carica di gratuità, di disponibilità, di capacità di personalizzazione dei rapporti, tali da mutare alla radice un mondo che in larga misura è stato costruito dagli uomini e pe gli uomini, e che anche per questo rischia di diventare sempre più chiuso, anonimo, alienante» (G. CAMPANINI, Essere donna, oggi, Brescia 1978). Ora, la Madonna è certamente una «eccellente maestra» di tali virtù e valori: di gratuità, di disponibilità, di capacità di personalizzare i rapporti è fatta tutta la sua vita; e se vogliamo averne immediata prova, è facile trovarne il concentrato - così ben commentato da s. Ambrogio - nel mistero evangelico della visita ad Elisabetta (Le 1,31-45). Bisognerà perciò riprendere con impegno maggiore e più preciso l'educazione femminile, finalizzato allo scopo sopraddetto: una pedagogia ha significato solo se si riesce a cogliere e a perseguire lo specifico strutturale. Gli adulti di oggi non sono tanto quelli che ci sono, ma soprattutto quelli che ci saranno; neppure la Madonna, se non per miracolo, può riplasmare le strutture calcificate: le chiediamo di aiutarci a fare del nostro educare un «miracolo», una cosa meravigliosa! Ma anche l'educazione che gli adulti sono chiamati a dare secondo la logica dell'essere adulti, cui non sempre corrisponde la realtà, è un intento che da Maria, l'educatrice di Gesù, ha molto da imparare: il Gesù pronto per la vita pubblica, che parlava con una autorevolezza irresistibile, che passava facendo il bene, «crebbe in sapienza, età e grazia» (Lc 2,40) nelle sue mani, istruito dal suo metodo, vigilato giorno dopo giorno dai suoi occhi. Ora che la paura dell'educare è passata, gli adulti cercano affannosamente indicazioni credibili ed efficaci: la responsabilità educativa, infatti, ha risonanza insopprimibile anche nella maturità. Importa non }asciarla andare a tastoni. Ed avverrà che gli adulti educando si educheranno. Osservate la Madonna: la ragazza dell'annunciazione, riservata ed un poco intimidita, è diventata una donna solenne nella presentazione, autorevole nel ritrovamento di Gesù nel tempio, e alla fine sotto la croce una maturità degna di essere offerta a Dio. Se il problema educativo è oggi il più grave e il più decisivo che ci sia, Maria ce lo ripropone con una rara severità: descriverla come una baby-sitter dei cristiani che non crescono, è un non saper neppure intuirla!

5. Maria, sublimazione della vita quotidiana

L'uomo moderno si sente mortificato nella quotidianità: se la sente addosso come una fascia che stringe il suo sviluppo. Ha un gran bisogno della eccezionalità, che ritiene
il suo modo di essere signore delle cose e di essere alla pari di tutti i suoi simili in casa, nel lavoro, nell'ufficio, nel tempo libero, perfino nella professione religiosa: perciò la domesticità non gli dà senso, la continuità non la sopporta, la tradizione gli è inammissibile. E siccome è costretto a costatare che la vita è quella di tutti i giorni, a questa vita non dà la premura dell'artista:
è come uno che lascia lì, fuori, il masso da cui potrebbe ricavare il suo capolavoro; d'altronde non gli è dato altro materiale! Maria, nonostante che nella sua vita sia intervenuto il fatto che nella storia resterà assolutamente il più eccezionale -l'incontro di Dio con l'uomo -, è tipicizzata dalla quotidianità quanto mai normale e generale: tanto che il V angelo non sa, quasi, che dire. Sicuramente la qualità del suo vivere non può avere riscontro con il nostro: il suo era silenzio, il nostro è rumore; il suo era quiete, il nostro è stress; il suo era calma, il nostro è tourbillon ... insomma, la nostra quotidianità è quella di una società normalmente molteplice, esagitata, complicata, innalzante. E neppure la V ergine Maria si sogna di riproporre a noi «quasi anno 2000» la quotidianità del primo anno dopo Cristo: la Madonna non è una nonna! Ma ella ci ripropone l'atteggiamento interiore con cui ogni quotidianità diventa eccezionale, ogni monotonia si anima di novità, ogni tradizione si fa inversione; ce lo descrive il Concilio Vaticano II quando parla di «laici» che vuole degni del mondo e della Chiesa: «Tutte le loro opere, le preghiere e le iniziative apostoliche, la vita familiare e coniugale, il lavoro giornaliero, il sollievo spirituale e corporale, e persino le molestie della vita, diventano spirituali sacrifici graditi a Dio per Gesù Cristo, che nella celebrazione dell'Eucarestia sono offerti al Padre, insieme con l'ablazione del Corpo del Signore. Così anche i laici consacrano a Dio il mondo stesso» (LG 34). È questo atteggiamento sacerdotale e consacrante, reale in virtù del sacerdozio comune e in continuo rapporto con la redenzione di Gesù Cristo, che ha sublimato la vita di Maria: «Questa unione della Madre col Figlio nell'opera della redenzione si manifestò dal momento della concezione verginale di Cristo fino alla di lui morte» (LG 57). Ecco (e qui siamo ad un argomento di primissimo ordine), agli adulti di oggi bisogna insegnare che cosa è la Messa e come si partecipa alla Messa, in rapporto alla vita quotidiana, alla ferialità dell'esistenza; soprattutto in loro l'Eucarestia si celebra a latere perché non sanno farla entrare e non sanno come farla entrare nello scorrere dei giorni. Eppure essa è fons et culmen, radice e maturazione della vita cristiana! Per affermare che la proposta della Madonna non supplisce affatto i sacramenti, ma ad essi conduce e guida, e particolarmente all'Eucarestia: del resto, come potrebbe, se caro Christi, caro Mariae, se la «carne» che Cristo ci offre da mangiare per la vita eterna, è la carne che Egli ebbe da Maria? E quando si capirà che la materia della Eucarestia è il «pane quotidiano», segno di tutto ciò di cui viviamo ogni giorno, la si cercherà perché lo trasformi in «pane di eternità», nella quale ogni cosa è sempre nuova ed eccezionale.

6. Maria, proiezione nella vita eterna

Per
l'uomo, ogni uomo, la vita eterna non è una postilla della vita quotidiana, una sua quisquilia che gli permetterebbe d1 applicare a sé il detto giuridico: De minimis non curat praetor. Viceversa la vita quotidiana è lo stato fetale dell'uomo che dal grembo del tempo nasce, viene alla luce, nel dies natalis della sua morte, nella sua vera ed eterna maturità: l'uomo, ogni uomo, è finalmente tutto e completamente soltanto in quello stato, nel «novissimo» del cielo. Pertanto tutta la natura dell'uomo, in cui la crescita è incoercibile, tende a quel luogo, a quel «novissimo»: come i salmoni quando ascendono verso le acque sorgive con sforzi irresistibili ed estenuanti. Orbene, la Madre di Gesù, immagine ed inizio della Chiesa che avrà il suo compimento nell'età futura, «brilla ora sulla terra dinanzi al pellegrinante popolo di Dio, quale segno di sicura speranza e di incoraggiante incitamento, fino a quando non verrà il giorno del Signore» (LG 68). Agli adulti, perche tali si preparino ad essere e non risultino, più o meno consapevolmente degli aborti, la Madonna bisogna fargliela brillare «già in cielo, glorificata ormai nel corpo e nell'anima» (LG 68); così loro intima ma sopita tendenza all'eternità si smuoverà dall'inerzia materialistica e produrrà uno slancio vitale che andrà a cadere al di là del confine del tempo. Perché non succeda a loro la sorte di quell'uomo che si riteneva soddisfatto nel godimento di molti beni sognati, voluti e raggiunti con caparbia volontà (quanto è dì oggi la parabola che si legge in Lc 12,16-21!), bisogna che la vita eterna riabbia il sub fascino, la sua seduzione, la sua desiderabilità: tanto più che nella luce della fede si può vedere la storia umana con una proiezione più lucida e più lunga. Per riuscirci il Concilio suggerisce la didattica usata nell'Apocalisse: rivestire l'eternità col corpo e con l'anima della Madonna Assunta, così che il suo brillare faccia della vita eterna un ideale. Forse soltanto una donna, questa «Donna», ha la capacità di far sussultare quello che la Bibbia efficacemente chiama il cor incrassatum (cf At 28,27) dell'uomo di oggi e di farlo diventare cor vigile, il cuore dello sposo che dice alla sposa: «Amen, Signore Gesù! Sì, sto per venire» (cf Ap 22,20).

7. Maria, dimostrazione della potenza di Dio

In un convegno, l'argomento che viene posto, trattato, lumeggiato,
è sempre esaltante: le sue complicazioni sembrano sciogliersi e le sue difficoltà minimizzarsi; ma appena dall' aula magna del Teresianum si scende in piazza san Pancrazio, in ogni luogo «Vissuto», le faticosità si risentono, i limiti si rivedono, gli scoraggiamenti contrattaccano. Ossia rimane e deve rimanere la convinzione che per la pastorale quello degli adulti è un fatto culturale pesante, un problema troppo condizionato, un corpo ormai stabilizzato: sinceramente aleggia un po' di pessimismo. Ma qui irrompe la Madonna cantando il Magnificat: «Colui che è potente ha fatto in me grandi cose». Come a dire: «Guardate a me: anch'io humus, terra greve, polvere impastata di pioggia ... eppure Colui che è potente ha avverato in me cose impossibili; ed anche alla mia parente Elisabetta, adulta, anzi super-adulta, ha fatto nascere nel grembo una vita nuova, un profeta, il più grande dei profeti ... E il suo braccio non si è accorciato!». Questa volta Maria si presenta a noi, «adulti operatori di pastorale per gli adulti» con l'intento di non lasciarci scivolare nella «mancanza di fervore» segnalato da Paolo VI come uno degli ostacoli più gravi, «tanto più che essa nasce dal di dentro e che si manifesta nella stanchezza, nella delusione, nell'accomodamento, nel disinteresse e soprattutto nella mancanza di gioia e di speranza»: abbia, invece, la nostra pastorale tale uno slancio interiore che nessuno e niente la spenga: «Sia questa la grande gioia delle nostre vite impegnate» (PAOLO VI, Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi, n. 80).







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