Le mariofanie e la loro finalità ecclesiale
Data: Mercoledi 22 Giugno 2011, alle ore 19:26:51
Argomento: Mariofanie


da Salvatore Maria Perrella, Le mariofanie, presenza e segno della mediazione materna della Madre del Signore, in Pontificia Academia Mariana Internationalis", Apparitiones Beatae Mariae Virginis in Historia, Fide, Teologia.Acta Congressus marioligici-mariani internationalis in Civitate Lourdes Anno 2008 celebrati. Studia in sessionibus plenaria exhibita, vol 1, PAMI, Città del Vaticano 2010, pp. 219-224.



Se vere e storicamente comprovate mediante il rodato, complesso e severo iter canonico, le mariofanie risultano sempre come le espressioni più belle del ministero materno della Gloriosa Madre di Cristo, che si china amorosamente sulle necessità materiali e spirituali dei suoi figli e figlie. Il più volte richiamato documento anglicano-cattolico del 2 febbraio 2004 «Maria: grazia e speranza in Cristo» osserva e asserisce che anche la promozione sociale e politica degli oppressi371 e una maggiore giustizia verso le donne - così come vengono richiamate nel canto del Magnificat372 - fanno parte del ministero materno della Madre del Figlio di Dio, sperimentato e cercato dal popolo cristiano anche mediante pratiche devozionali diverse, di natura regionale e culturale. In tale contesto, la Dichiarazione di Seattle ritiene utile richiamare brevemente, seppur con molta circospezione e prudenza, il tema mariofanico373 riferendosi al documento della Congregazione per la Dottrina della Fede su "Il Messaggio di Fatima" (2000),374 che esorta al giusto discernimento nel soppesare la veridicità e il valore di ciascuna delle cosiddette rivelazioni private. Non stupisce tale menzione in un documento ecumenico, visto che anche il documento statunitense luterano-cattolico del 1990375 e lo stesso studio del Gruppo di Dombes376 vi hanno dedicato attenzione377 (anche se in modo solo iniziale e suscettibile di ulteriori e doverosi sviluppi), avendo presente che tale questione è da sempre un tema caldo del cattolicesimo non solo popolare.378 La Dichiarazione ecumenica anglicano-cattolica scrive perciò a tal riguardo:
«Le folle che si radunano in determinati luoghi in cui si crede che sia apparsa Maria ci dicono che tali apparizioni costituiscono una parte importante di questa devozione, e sono fonte di conforto spirituale. C'è bisogno di un attento discernimento nel soppesare il valore spirituale di ciascuna presunta apparizione».379
È assai importante su questo versante ricordare come la genuina fede cristiana è fondata sulla divina Rivelazione di Dio in Gesù Cristo, evento salvifico di Parole e Segni che va accolto, celebrato e vissuto nella fede ecclesiale e personale. Sul piano del discernimento teologico e pastorale, inoltre, va ribadito che la Rivelazione pubblica, intesa come evento storico dell'autocomunicazione veniente dal disegno provvidente e salvifico dell'Unitrino,380 svoltosi economicamente sia nel "tempo della promessa" veterotestamentaria d'Israele, sia nel "tempo del compimento" neotestamentario di Gesù e degli Apostoli, è al tempo stesso rivelazione cosmica, storica ed escatologica, per cui ad essa spetta un primato assiologico e un'adesione teologale indubitabile e inflessibile: è stata data una volte per tutte «propter nos homines et propter nostram salutem».381 La giusta ed essenziale preoccupazione di salvaguardarne l'infinito primato nella vita della Chiesa a beneficio del mondo intero non deve però condurre al disprezzo di tutto ciò che, nella storia del popolo credente, non può essere al suo livello. Per cui, vista la densità e congruità teologica, spirituale, pastorale ed escatologica delle mariofanie, non ci sembra giusto confinarle nell'ambito esclusivo della devozione o della pietà mariana (quasi fossero un loro "prodotto" socio-psicologico-culturale), ma vanno piuttosto inserite e comprese nell'ambito complessivo della storia della provvidente e salvifica presenza di Dio e dei suoi amici, cioè i giustificati e i santificati dall'Amore agapico-trinitario facenti parte della communio sanctorum,382 a partire innanzi tutto dalla "gloriosa sempre Vergine Maria, Madre del Dio e Signore nostro Gesù Cristo" (cf. Lumen gentium 52).383 A riguardo di questi accolti o rifiutati segni di irruzione del Cielo nella nostra terra, il teologo Donath Hercsik sintetizzando una storia che ha attestazioni sin dalla Pagina biblica, osserva:
«Comunicazioni eccezionali dall'alto sono frequentemente citate nella sacra Scrittura. Nelle sue lettere, Paolo parla di visioni e rivelazioni a lui accordate (cf. 2Cor 12,1-7) e il Libro degli Atti riferisce di molte di queste esperienze (cf. At 11,28; 21,9-10). Le rivelazioni profetiche svolsero un ruolo importante nella vita della Chiesa primitiva, come risulta evidente dalla Didaché, dal Pastore di Errna e dalle lettere di Cipriano. Seppure screditate, in qualche misura, dagli eccessi del montanismo, rivelazioni come queste continuarono nel medioevo, soprattutto nel caso di rimarchevoli figure religiose come Ildegarda di Bingen, Caterina da Siena, Caterina di Genova e Brigida di Svezia. Nel XIX e nel XX secolo si sono avute alcune apparizioni mariane accompagnate da messaggi celesti come quelli rivolti a Catherine Labouré, ai bambini di La Salette, a Bernadette Soubirous e ai bambini di Fatima».384
Da sempre materia "a rischio", le apparizioni mariane sono comunque un dato innegabile della storia del popolo credente,385 particolarmente in alcuni tornanti decisivi del suo cammino. Esse esprimono una memoria, manifestano una compagnia, annunciano una profezia:386 esprimono la scandalosa memoria passionis del Cristo, agnello innocente e servo sofferente che porta su di sé il peccato del mondo stigmatizzandolo e redimendolo; manifestano la compagnia del Risorto che cammina insieme ai suoi discepoli soprattutto nel momento del disorientamento, della tentazione, del volgersi indietro, rendendo così la storia dei credenti una continua via da Emmaus a Gerusalemme e da Gerusalemme sino ai confini della terra; annunciano la profezia della salvezza e della riconciliazione che sgorga dalla Pasqua del Signore, epifania suprema del "nulla è impossibile a Dio" (cf Lc 1,37) su cui Maria ha giocato l'intera sua esistenza.387
La memoria, la compagnia e la profezia proprie anche delle autentiche mariofanie, non aggiungono nulla al rigoroso ed essenziale depositum Fidei, ma sono come il dono di uno specchio dello Spirito in cui il popolo di Dio, nella diversità dei suoi carismi e ministeri, può ritrovare la grazia e la sostanza della sua vocazione in Cristo ad essere segno e strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità dell'intero genere umano nella martyria, nella leiturghia, nella carità. Tale grazia dello Spirito non è aliena dalla persona e dalla missione della Madre del Signore: ella è infatti ministra redemptionis, compiuta imago ecclesiae, segno di consolazione e di sicura speranza, madre dei credenti e dell'umanità che, assunta alla gloria del cielo in corpo ed anima, non smette di ricordare con la sua molteplice e materna intercessione il "fate quello che vi dirà" (cf. Gv 2,5).388 Le mariofanie testimoniano così che Maria di Nazaret è donna dello Spirito, della Pasqua, dell'Alleanza, e dell'ultimo Giorno: Spirito, Pasqua ed Alleanza, sono il dono definitivo ed escatologico del Padre per mezzo di Cristo nello Spirito all'umanità.389

NOTE

371 Cf  C. M. BOFF, Mariologia sociale. Il significato della Vergine per la società, Queriniana, Brescia 2007, pp. 29-50.
372 Cf  ARCIC, Maria: grazia e speranza in Cristo 73-75, in Enchiridion Oecumenicum, vol. 7, nn. 251-255. pp. 145-147.
373 Un'altra questione molto dibattuta nella teologia moderna e contemporanea è quella della risposta corretta alle cosiddette rivelazioni private; questione magistralmente e sinteticamente presentata dal teologo e cardinale recentemente scomparso A. DULLES, Il fondamento delle cose sperate. Teologia della fede cristiana, Queriniana, Brescia 1997, pp. 275-279; egli inserisce la tematica appositamente titolata «La fede nelle rivelazioni private», nel denso capitolo dedicato a chiarire e ad approfondire «La natura e l'oggetto della fede» (cf ibidem, pp. 255-280).
374 Cf CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Il Messaggio di Fatima, in Enchiridion Vaticanum, cit., vol. 19, nn. 974-1021, pp. 524-569.
375 Cf GRUPPO Dl DIALOGO FRA CATTOLICI E LUTERANI USA, The One Mediator, the saints, and Mary, in Enchiridion Oecumenicum, cit., vol. 4, n. 3283, pp. 1226-1227; nn. 3326-3331, pp.l247-1250.
376 Il Gruppo di Dombes (dal nome dell'abbazia presso Lione in Francia sede delle sue riunioni) non è espressione ufficiale di nessuna Chiesa ma possiede un'autorevolezza conquistata sul campo da molti decenni. Notizie sull'origine, la natura e la finalità di questa bella e rodata realtà ecumenica le offre B. SESBOÉ, Gruppo di Dombes, in G. CERETI - A. FILIPPI - L. SARTORI (EDD) Dizionario del Movimento Ecumenico, EDB, Bologna 1994, pp. 596-597.
377 Cf GRUPPO DI DOMBES, Maria nel disegno di Dio e nella comunione dei santi, cit., nn. 89, p. 63; n. 91, p 63-64; n. 96, p. 65; n. 109, pp. 69-70; nn. 308-312, pp. 154-156.
378 Cf Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 67; Catechismo della Chiesa Cattolica. Compendio, n. 10.
379 ARCIC, Maria: grazia e speranza in Cristo 73, in Enchiridion Oecumenicum, cit., volt 7. n. 253, p. 146.
380 Cf. CONCILIO ECUMENICO VATICANO II , Dei Verbum 2 e 4 , in Enchiridion Vaticanum, cit., vol. 1, n. 873, p. 479; nn. 875-876, pp. 481-485.
381 Cf Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 50-73; si vedano in proposito H. U. VON BALTHASAR, Teologia della storia, Morcelliana, Brescia 1964, pp. 61-63; G. LORIZIO, Rivelazione, in AA.VV., Teologia. I Dizionari, cit., pp. 1336-1376.
382 Per una aggiornata rilettura dottrinale e teologica della Communio sanctorum, cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 946-962; C. MILITELLO, La Chiesa «il Corpo Crismato», EDB, Boglogna 2003, pp. 323-372: «La Chiesa "Santa"»; E. JOHNSON, Vera nostra sorella. Una teologia di Maria nella comunione dei santi, Queriniana, Brescia 2005, pp. 393-600: «Maria nella comunione dei santi».
383 Su quest'antica formula liturgico-dogmatica che accomuna nella venerazione mariana Oriente ed Occidente, cf A. A. MAGUIRE, Mary, Ever-Virgin and Mother of God, in the «Communicantes», in AA. Vv., De prirmordiis cultus mariani, PAMI, Romae 1970, vol. 2, pp. 429-438; S. M. MEO, La formula mariana «Gloriosa semper Virgo Maria Dei Genitrix Dei et Domini nostri lesu Christi» nel Canone romano e presso due Pontefici del VI secolo, ibidem, pp. 439-458; F. FRÉNAUD, De intercessione B. V. Mariae in canone Missae Romanae et in anaphoris liturgiarum orientalium ante VII saeculum, ibidem, pp. 459-462. P. G. GIANAZZA, Maria vergine nella vita e nella dottrina della Chiesa ortodossa, in Theotokos 16 (2008) pp. 193-715
384 D. HERCSIK, Elementi di teologia fondamentale. Concetti, contenuti, metodi, EDB, Bologna 2006, p. 20.
385 Cf Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 67.
386 Ci siamo ispirati per queste caratteristiche che ritroviamo, certamente su di un piano diverso dalla teologia, anche nelle mariofanie, al fortunato volume di B. FORTE, La teologia come compagnia, memoria e profezia. Introduzione al senso e al metodo della teologia come storia, San Paolo, Cinisello Balsamo 19962.
387 In un tempo in cui Dio è posto sub iudice e la sua presenza ed onnipotenza vengono ripetutamente contestate, banalizzate o irrise (sulla onnipotenza quale irrinunciabile attributo di Dio e in relazione agli altri suoi requisiti, cf Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 268-278; Catechismo della Chiesa Cattolica. Compendio, n. 50; E. MALNATI, Dio nella teologia cristiana, Portalupi, Casale Monferrato 2005, pp. 228-255), sulla scorta di Lc 1,37 Maria di Nazaret diventa sempre più credibile ed attuale maestra di cristianesimo per la fede che ha avuto in Dio e per quanto Dio e la fede hanno fatto in lei e di lei propter nos homines et propter nostra salutem; a tal riguardo Benedetto XVI in un discorso del I settembre 2007 ha detto: «Niente è impossibile per chi si fida di Dio e si affida a Dio. Guardate alla giovane Maria! L'Angelo le prospettò qualcosa di veramente inconcepibile: partecipare nel modo più coinvolgente possibile al più grandioso dei piani di Dio, la salvezza dell'umanità. Dinanzi a tale proposta Maria come abbiamo sentito nel Vangelo rimase turbata, avvertendo tutta la piccolezza del suo essere di fronte all'onnipotenza di Dio; e si domandò: com'è possibile, perché proprio io? Disposta però a compiere la volontà divina, pronunciò prontamente il suo "si", che cambiò la sua vita e la storia dell'umanità intera» (BENEDETTO XVI, Maria, Madre del si. Pensieri Mariani II, LEV, Città del Vaticano 2008, p. 36).
388 L'evento di Cana di Galilea, oltre a rivelare e a manifestare su sollecitazione della Madre, serva della redenzione, la messianicità trascendente di Gesù, svela anche il grande spessore antropologico e profetico di Maria. Infatti, nella sua parola a Gesù «Non hanno più vino (Gv 2,3)», si può rilevare, senza forzare il testo biblico, come la Madre di Gesù scorge il bisogno prima e in modo più penetrante di tutti gli altri, vede il punto focale con l'intelligenza del cuore e con sapiente femminile intuizione, dicendo, come tutti i profeti, quello che la maggioranza vieta che sia detto (cf A. SERRA, Maria secondo il Vangelo, Queriniana, Brescia 19882, pp. 133-148).
389 Si vedano a tal riguardo, specialmente sul versante della teologia e della celebrazione liturgica della fede, le suggestive riflessioni di I. M. CALABUIG, Il tempo salvifico e la Vergine alla luce della liturgia, in AA. Vv., Mana nel mistero di Cristo pienezza del tempo e compimento del Regno, Marianum, Roma 1999, pp. 251-343, specialmente le pp. 282-339.

 







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