Aspetti della Mariologia di Sant'Ambrogio
Data: Venerdi 14 Settembre 2012, alle ore 19:22:12
Argomento: Patristica


Dalla tesi di Magistero in Scienze Religiose di Grazia Maria Contarino, Il mistero della Vergine Madre negli scritti di Sant'Ambrogio, Facoltà Teologia di Sicilia - Istituto Superiore di Scienze Religiose "San Luca" - Catania, Anno Accademico 2010-2011, pp.53-67.




1. RIFLESSIONE MARIANA DI AMBROGIO: SCANSIONE DELLA RICERCA

Grazie all’opera di sant’Ambrogio, la dottrina mariana non solo fa la sua prima comparsa quantitativamente importante nella cristianità occidentale, ma tocca pure dei vertici di illuminante riflessione. Ciò potrebbe  suscitare sorpresa se si pensa che Ambrogio non aveva la stoffa del grande teologo. Eppure ha saputo attingere con intelligenza e a piene mani nei tesori della tradizione, soprattutto della Chiesa orientale, spinto dall’urgenza di procurarsi quella formazione dottrinale di cui si sentiva sprovvisto al momento della sua imprevedibile e repentina elezione episcopale e di cui vedeva l’assoluta necessità per dedicarsi alla sua nuova missione pastorale. Gli scritti ambrosiani non presentano una dottrina sistematica su Maria, né esiste un’opera specifica dedicata a lei, tuttavia in essi possiamo raccogliere un materiale mariologico veramente abbondante e sostanzioso. Questo fa capire perché egli ha esercitato un influsso determinante sullo sviluppo della dottrina mariana in occidente. In particolare, Ambrogio ha decisamente contribuito all’affermarsi di una raffigurazione della madre del Signore priva di qualsiasi difetto o imperfezione, di eccezionale grandezza e santità.1 Il pensiero mariano di Ambrogio è ricco e articolato. Benché non ci abbia trasmesso alcun trattato mariologico specifico, non dimentica mai di richiamarsi alla figura e all’esempio di Maria, quando il tema che sviluppa gliene dà l’occasione. Nutre infatti e manifesta verso Maria una profonda venerazione, che nasce non da sentimentalismo pietistico, ma dalla precisa coscienza del suo posto singolare nel mistero della salvezza; posto singolare, per cui diventa modello altrettanto singolare per tutti: prima per le vergini, poi per le madri, per le vedove e per ciascun fedele. La consapevolezza che la Vergine Madre è l’espressione più alta della santità ecclesiale  è così chiara in lui, che corregge con apologia manifesta i testi paralleli della tradizione orientale, ai quali si ispira.2 Sarebbe interessante, tuttavia, percorrere non solo l’itinerario di Maria in Ambrogio, ma anche l’itinerario psicologico di Ambrogio di fronte a Maria: poiché si avverte in lui uno sforzo di introspezione nell’anima della Vergine e nel pensiero di Dio che l’ha voluta nel suo progetto, per un superamento progressivo delle  difficoltà  che i Vangeli non cessano di porre anche all’esegesi moderna. Il presente lavoro si limita ad offrire solo alcuni cenni. Da un punto di vista dogmatico Ambrogio riprende i temi della tradizione anteriore relativi al verginale concepimento da parte di Maria, deducendone per primo quasi come corollario, l’esenzione di Cristo dall’eredità del peccato originale: Cristo nato dallo Spirito Santo e dalla Vergine Maria è così il solo Santo e Santificatore di tutti gli uomini; poi la divina maternità: Maria genera nel tempo colui che è stato generato eternamente da Dio Padre; e infine recupera ed amplia il tema antico dell’antitesi Eva–Maria, evidenziando anche il legame tra maternità e verginità.3 Sotto l’aspetto etico-spirituale, difende con ogni argomento la verginità di Maria: verginità meravigliosamente tratteggiata prima dell’annunciazione, per cui seguendo Atanasio, egli a tutte le vergini propone come maestra e modello la Vergine nel suo più vero ed evangelico ritratto di pudore verginale, di attento ascolto della Parola di Dio, di umiltà di cuore, di laboriosità incessante, di carità sollecita verso i poveri, di ascesi quotidiana, di equilibro interiore, di ardente brama verginale dello Sposo continuamente cercato e sempre fedelmente seguito. Dopo l’annunciazione, Ambrogio scopre e risalta nella Vergine-Madre le virtù cristiane fondamentali: la fede, non toccata da alcun dubbio; l’umiltà, che la rende così simile al Figlio; il servizio premuroso verso i bisognosi; l’ubbidienza incondizionata a Dio. Così la Madre, sulle vie del Figlio, si rende ogni giorno più simile a lui, attraverso un atteggiamento attento a conoscerlo di più, per meglio imitarlo.4 La madre del Signore non poteva essere dissimile dal suo divin Figlio: ella ne è la perfetta discepola, capace di una totale donazione d’amore a Dio, è la prima beneficiaria della salvezza apportata da Cristo.5 Ma è soprattutto la perpetua verginità di Maria che Ambrogio non solo difende, ma la considera il cardine di tutta la sua grandezza spirituale. Egli sente, infatti, il dovere di difenderla contro gli attacchi insorgenti di alcuni che stima eretici: per questo si sforza di sciogliere dubbi e difficoltà esegetiche, moltiplica a favore gli argomenti di tradizione orientale e occidentale, apre nuove piste, ricollegandosi allo stesso pensiero eterno di Dio, che appunto scelse Maria, perché degna e capace di perfetta indefettibile donazione d’amore. In questo contesto si colloca l’indimenticabile ritratto della Madre-Vergine ai piedi della Croce. Ambrogio, infatti, sottolinea la presenza materna di Maria nella vita terrena del Cristo,6 anche nel momento supremo della morte del suo Figlio. Ella si trova ai piedi della croce umile nel dolore e nella sofferenza7. Ambrogio, superando tutto il pensiero dell’Oriente ed anticipando le affermazioni dell’Occidente, mostra la Madre così indissolubilmente unita al Figlio crocifisso, da desiderare di morire prima di lui, per amore materno, o almeno con lui se fosse stato necessario unire la propria morte al sacrificio del Figlio redentore, compiendo un unico mistero pasquale  di vita  e  anche di redenzione.8 Aspetto importante in Ambrogio, ripreso dal Vaticano II, è la tipologia ecclesiale di Maria. Egli, per primo in occidente, definisce Maria “tipo” o figura della Chiesa9 per la verginità della fede e la fecondità nello Spirito. Ambrogio, infatti, istituisce un parallelismo tipologico tra Maria e la Chiesa, tra la maternità di Maria e i sacramenti della Chiesa, tra Maria ed ogni fedele nella Chiesa, riguardo appunto alla verginità di fede ed alla fecondità nello Spirito. Le due immagini - Maria e la Chiesa - in un certo senso si sovrappongono: come Maria, anche la Chiesa è vergine e madre; ma anche ogni anima, come Maria, può diventare verginalmente madre di Cristo, in se stessa e verso gli altri. Maria, per Ambrogio, resta il modello perenne di come ogni anima possa concepire, portare in cuore e generare Cristo nella propria vita. Ambrogio scrive infatti : “ Se dunque corporalmente vi è una sola madre di Cristo, secondo la fede tutte le anime generano Cristo”10.
 

2. VALORE E CARATTERI GENERALI DELLA MARIOLOGIA DI SANT’AMBROGIO  

2.1. Necessità per Ambrogio di parlare di Maria

Sant’Ambrogio non ha scritto un trattato speciale e distinto di Maria, ma è naturale che, svolgendo il tema dell’Incarnazione, abbia dovuto far menzione anche di Maria, la Madre di Gesù, il Verbo Incarnato. Ambrogio sente la necessità di parlare di Maria, senza di essa non ci sarebbe stata l’Incarnazione del Verbo. Maria, infatti, non ha solo prestato il corpo a Gesù, generandolo, ciò che fanno tutte le altre madri nella generazione dei loro figli, ma ne è divenuta madre con un atto della sua libera volontà.11 Fu lei che rese possibile non soltanto l’esistenza umana di Cristo, ma anche il compimento della sua opera redentrice. Dio subordinava l’esecuzione del piano dell’Incarnazione e della Redenzione al consenso di Maria: l’Angelo, infatti, non glielo impose a nome di Dio, ma la Vergine pienamente libera accettò. Con ciò non si vuole affermare che Dio, per redimere l’uomo abbia avuto bisogno di Maria e che non avrebbe potuto con altri mezzi indipendentemente da lei arrecarci la salvezza12. Altre ragioni dovevano muovere Ambrogio a trattare di Maria. Maria, come madre di Dio, comprende in sé virtualmente tutto il Cristianesimo; la Divina Maternità di Maria viene detta:  Il Libro della Fede; un tale dogma coinvolge la retta nozione dei misteri principali della nostra religione: la Santissima Trinità e l’Incarnazione del Verbo e tutto quello che con essi si connette. E’con la Maternità di Maria che si sostengono o cadono le altre verità della Fede13. Ambrogio, ha spesso argomentato contro gli avversari della fede e primi tra tutti contro gli ariani. Come prova irrefutabile mette in campo la persona della Divina Madre e la dottrina ortodossa intorno a lei. Ario riteneva il Verbo una pura creatura; il primogenito di ogni creatura più perfetta delle altre, ma pur sempre una semplice creatura; non consostanziale al Padre; era un Dio in senso metaforico, incarnandosi aveva preso un corpo senz’anima. Il Santo vescovo di Milano opporrà la Maternità Divina di Maria e la vera generazione da lei di un uomo perfetto, in corpo ed anima ragionevole, per opera dello Spirito Santo, con una testimonianza imponente di prove14. Gli errori intorno a Cristo che serpeggiavano nei primi tre secoli e che indirettamente, ma logicamente, conducevano alla negazione della Divina Maternità di Maria non erano ignoti ad Ambrogio. Nelle sue opere quali i cinque libri Della Fede, nella Esposizione del Vangelo di San Luca, nell’opera sul  Mistero dell’Incarnazione  ed in altri scritti fa sovente menzione:
- degli Gnostici che, partendo dal loro erroneo preconcetto della perversità della materia, nonché del suo autore, ammettevano la materia corporale solo apparente in Gesù;
- dei Doceti o Fantasiasti, un ramo gnostico, che insegnavano che l’umanità di Gesù non fu reale, ma solo apparente ed immaginaria. Il corpo umano di Gesù, a loro giudizio, era un fantasma; 
- degli Apollinaristi che supponevano una confusione della natura umana e divina;
- dei Valentiniani che asserivano il corpo di Gesù essere stato portato dal cielo, non assunto da Maria15.
L’esposizione ortodossa del dogma della Divina Maternità di Maria, chiaramente deducibile dalla Sacra Scrittura, doveva necessariamente formare la base dell’argomentazione dei Padri, poiché Maria non è Madre di Dio in quanto generò la Divinità, il che sarebbe un assurdo, ma unicamente in quanto diede a Lui l’umanità. Se questa umanità è reale, se essa è veramente umana, Gesù è un vero uomo proprio e naturale come gli altri. Perciò Ambrogio non poteva ignorare Maria in una lotta cristologica così multiforme e accanita16. Inoltre, prima di Ambrogio forse nessun Padre o Scrittore ha insistito come il Santo Vescovo di Milano sull’ideale della verginità e sulle questioni affini di purezza, di candore; sulle cause, gli effetti, i pericoli, l’eminente bellezza di una tale virtù, i modelli più insigni della medesima. Per cui come avrebbe egli in una simile trattazione potuto omettere colei che è la Vergine delle vergini e che nessuno mai uguaglierà in santità e candore? In Maria anche tutte le altre virtù hanno avuto, dopo che in Gesù, la massima espressione, lo specchio più fulgido. Era dunque evidente che il grande Moralista Milanese parlasse di Maria. L’alto concetto che egli ha della Regina dell’universo lo manifesta in mille passi delle sue opere immortali: queste pietre raccolte insieme formano un mosaico stupendo, dove campeggia colei alla quale:
... guarda il Ciel dalla superna altezza
con amanti pupille; e per lei sola
s’apparenta dell’uom alla bassezza”17.

2.2. Posto onorifico che gli compete e carattere eminentemente pratico della sua mariologia

La posizione che Ambrogio occupa nella storia della Mariologia è particolarmente importante. La copia dei pensieri, l’ampiezza nell’esposizione dei misteri mariani in genere, l’impulso dato al suo culto e specialmente la novità, rispetto ai suoi tempi, di certe vie battute da lui nel dipingerci con sorprendente intuizione psicologica il ritratto della persona morale di Maria gli hanno valso il titolo di “Padre della Mariologia” e di “Patrono della Venerazione di Maria”.18  È vero che San Gerolamo fu il primo dei Padri Latini a dedicare alla Vergine uno scritto proprio e particolare19, egli fu pure uno strenuo difensore della Perpetua Verginità di Maria. È vero altresì che molti altri anche prima di Ambrogio lo «precederanno nella rivendicazione di questo dogma, sostenendo importanti polemiche e formulando conclusioni che ebbero il plauso incondizionato della posterità e che segnarono l’orientazione seguita nelle successive speculazioni. Ma il merito non piccolo del Santo di Milano fu quello di aver contribuito in una misura, che non gli può essere contesa da nessun altro, ad illustrare il grande privilegio della Benedetta tra le donne, sotto tutti i possibili aspetti […]. Vi contribuì difendendolo vigorosamente e vittoriosamente dagli assalti, coi quali al suo tempo lo si impugnava, vi contribuì infine con quel suo mirabile ed indefesso apostolato che fu una delle sue più spiccate caratteristiche, per sviluppare e moltiplicare le vocazioni di coloro che abbracciavano lo stato di volontaria e perenne verginità, ai quali poi non mancava mai di proporre come supremo, incantevole modello Maria ».20 Ma il pregio della mariologia di Ambrogio non si esaurisce nella trattazione della Verginità Mariana; tutto quello che allora entrava nell’ambito delle dispute intorno alla Madre di Dio, fu svolto da Ambrogio e, se egli prese molto a prestito dai Greci, non ne fu solo pedissequo imitatore, ma molto vi aggiunse di proprio, dove Ambrogio si afferma originalissimo e battistrada ai posteri è nel dipingerci la psicologia di Maria21. Il genio di Ambrogio è anzitutto il genio moralista. Il suo carattere di pratico romano traspare da ogni suo scritto; il vescovo conserverà il senso ed il contegno dei suoi impegni consolari precedenti. Egli sarà prima di tutto un uomo di governo, un pastore acceso di zelo, una guida illuminata delle anime. Il romano si rivela in tutte le questioni pratiche di disciplina ed ordinamento interiore della comunità. Altri Padri saranno più di lui teologi, oratori, apologisti della Fede; egli è soprattutto «Vescovo»22. È l’uomo provvidenziale della Chiesa: per il suo carattere naturale, la sua formazione di magistrato, il temperamento della razza latina, infine per quello che l’opera della grazia e lo studio conferiranno in abbondanza al suo spirito. Tutto ciò egli porrà in servizio dell’emancipazione, dell’esaltazione e, dell’organizzazione della Chiesa di Cristo. Egli, infatti, con squisita analisi psicologica ci ha regalato un ritratto delle virtù di Maria così vivo, animato e completo come mai né prima né dopo di lui fu tracciato da penna alcuna. Ambrogio studia Maria in tutte le contingenza della vita: nei suoi rapporti con Dio, con il prossimo, con se stessa. Nel primo stadio della mariologia due erano i  grandi temi: la Maternità Divina e la Perpetua Verginità23. Fonte esclusiva di tale argomenti era la Sacra Scrittura, che è relativamente parca nel discorrere di Maria quanto agli avvenimenti esterni che la riguardano;   quanto ai sentimenti poi, che ne nobilitavano l’animo, più che descriverli, ce li lascia intravedere di sotto un velo che solo un lungo studio ed un grande amore potevano togliere e rivelare al mondo le sublimi ricchezze morali che il Dio aveva concesso a colei che si era scelta per Madre. Lo studio psicologico, su così vasta scala resta una felice innovazione di Ambrogio nella mariologia. In merito a quest’osservazione un dotto teologo moderno, il Campana, scrive: «Quegli che per il primo ha saputo far germogliare e svolgersi in fiori preziosi i semi delle grandi verità, che sul conto della Madonna contengono i Libri Ispirati, merita un posto di eterna riconoscenza nella storia della Teologia Mariana. Per riguardo alla Psicologia di Maria, questa gloria spetta a Sant’Ambrogio, il quale, inoltrandosi per il primo, senza alcun anteriore esempio in questa via, la frugò con sì attenta diligenza, che vi fece scoperte rimaste definitive e la percorse tanto addentro, da togliere pressoché ogni speranza di poterlo oltrepassare. Si potrà variare i termini delle espressioni od inquadrare l’argomento in altri schemi etici o psicologici; si potranno sviluppare più ampiamente le considerazioni che il Santo Dottore accenna appena [...] ma gettare luce più schietta, più originale, più rivelatrice, di quanto egli fece, lo crediamo impossibile».24 Questo grande quadro tratteggiato con mano maestra da Ambrogio, è nell’opera che il Dottore scrisse nel terzo anno del suo episcopato, cioè nel 377, e porta il titolo:  De Virginibus ad Marcellinam sororem25. Secondo Ambrogio la Madonna prende un posto singolarissimo nel piano e nel compimento della Redenzione. La Mediazione e la Corredenzione Universale di Maria sono attestate da lui con frequenti accenni ed in questo egli supera tutti gli scrittori ecclesiastici precedenti. Anche intorno alla morte della SS. Vergine il Patrono di Milano sarà il primo che tratterà esplicitamente una tale questione, se prescindiamo da Epifanio che affrontando il problema vi rispose in senso opposto, sostenendo cioè l’immortalità corporale della Madonna26. Del nome di Maria, riferito alla Madonna, Ambrogio darà una soluzione sua propria, che, se non trovò altri fautori, è però in se stessa una fonte vivace di profonde considerazioni. Il culto, poi di Maria assume in Ambrogio una importanza del tutto nuova e capitale.

2. 3.  Compendio della mariologia ambrosiana

Come sintesi della dottrina mariologica di Ambrogio si possono riportare le parole del Rauschen nel luogo dove egli afferma: «Non a torto Ambrogio è proclamato Patrono del Culto di Maria: “egli descrive l’ideale della Verginità di Maria; la sua vita come scuola di virtù. Ella è senza macchia del peccato; è apportatrice della salvezza; debellatrice gloriosa del demonio; si oppone ad Eva e a Sara; è il tipo della Chiesa. Ambrogio però ammonisce di guardarsi dal tributarle un culto di latria».27 In conclusione Ambrogio ha avuto una parte molto attiva ed originale nello sviluppo della mariologia. È vero che talvolta anche Ambrogio nella soluzione dei problemi mariologici arrivi a risultati non sempre felici, ma la spiegazione erronea che egli dà, per esempio circa la stirpe davidica e circa l’etimologia del Nome di Maria, non gli sono imputabili a rigore. Esse sono un’inevitabile conseguenza  del difetto di opere e codici critici di alcuni autori neoplatonici28 ai quali Ambrogio aveva creduto di poter attribuire altrettanto coscienziosità nelle loro asserzioni. Quanto alla fisionomia speciale della mariologia ambrosiana, essa è quella che contraddistingue tutta la sua opera. Non incline per temperamento alla metafisica troppo sottile e a questioni troppo astratte, Ambrogio non si abbandonerà ad inquisizioni filosofiche astruse, ma attingerà alla fonte perenne della Sacra Scrittura, della quale dimostra un’ottima conoscenza, se si tiene conto della rapidità della sua preparazione dottrinaria, degli insegnamenti fecondi della sua morale diretta al bene delle anime. Le sue esposizioni mariane susciteranno un’ eco profonda in tutto il mondo d’allora, tanto da condurre all’imitazione di Maria uno stuolo sterminato di anime29. La speculazione non sarà totalmente esclusa, ma avrà un’importanza secondaria; qui egli si lascerà guidare da Clemente Alessandrino, da Origene, in ciò che egli ha di ortodosso, da San Basilio, da Didimo e con minore predilezione anche da Filone ed Ippolito. La parte preponderante delle proprie considerazioni d’ordine pratico e pastorale caratterizzano la peculiarità ed il valore della mariologia di sant’Ambrogio30.

2.4. Solida impostazione dei problemi mariani in relazione con il complesso degli altri dogmi

Dagli scritti ambrosiani emerge non solo l’importanza e la fisionomia della sua mariologia, ma anche la fondatezza della sua dottrina. Egli, infatti parlerà di Maria sempre  con commossa pietà, ma soprattutto con netta precisione e con solida consistenza, spiegherà i misteri di Maria, basandosi sulle cause intrinseche e sostanziali della sua grandezza, mettendola in giusta luce, in rapporto con gli altri dogmi della Fede. La sua mariologia sgorga spontanea e s’inquadra senza ricercatezza nello sfondo grandioso dei massimi dogmi  della religione: la Redenzione, la SS. Trinità e l’Incarnazione. È una mariologia teocentrica che, onorando Maria, onora soprattutto il Signore. La sua Maternità e Verginità vengono contemplate in rapporto a tutta la storia dell’umanità. Il Parto Verginale di Maria sarà presentato come l’opera dell’Onnipotenza Divina nella stessa grandiosità della Creazione prima e dell’Eucaristia poi; a prova di quest’ultima si esalterà la Maternità Divina. Ambrogio riferendosi al libro della Genesi, infatti, esclama: «Dio dice e tutto è fatto; comanda e tutto è creato! E’ la parola dello stesso Dio, il Verbo che dal nulla ha tratto ciò che non era, non sarà capace di cambiare ciò che è? Egli ha formato il suo Corpo miracolosamente dal puro sangue di una Vergine; e questo Corpo miracoloso non potrà Egli perpetuarlo e comunicarcelo con un altro miracolo? Non è la mensa Eucaristica la medesima Carne, nata da questa Vergine, la Carne di Cristo Gesù, crocifissa e sepolta per la nostra salute?».31 La paternità latina che si attribuisce ad Ambrogio in questo campo del culto e della teologia resta pienamente giustificata. San Tommaso, parlando di Maria nella terza parte della sua Somma immortale, non si stancherà di citare con somma frequenza, ad illustrazione delle sue esposizioni, il pensiero mariano di Ambrogio32.

2.5. Autorevole giudizio di San Gerolamo in favore dei pregi di tale dottrina

Lo stesso San Gerolamo, molto parco di lodi per i suoi contemporanei, anche nei riguardi di Ambrogio fa le sue debite riserve sul valore dei libri da lui scritti33, nella sua lettera ad Eustochio loda lo scritto  Delle Vergini  del vescovo di Milano, dicendo che ha esaurito tutto quello che si possa dire in esaltazione della verginità34.  Egli afferma che in questo libro, S. Ambrogio parla diffusamente di Maria e non soltanto per riguardo alla sua mirabile Verginità, ma anche in relazione alle altre virtù, privilegi e misteri della Sua vita. San Gerolamo, esprimendo il suo giudizio generale si dichiara favorevole alla mariologia di Ambrogio. Del resto, se avesse voluto esprimere un giudizio negativo, il suo spirito di una lealtà rude e indipendente lo avrebbe rilevato. Infatti, nei confronti di un altro lavoro di Ambrogio pronuncia un crudo verdetto: “Lessi poco tempo fa i libri Dello Spirito Santo di un certo autore e, secondo la sentenza di un comico, vidi cavare da buone messi greche cattivi frutti latini”.35 Sant’Agostino, il più grande dottore, quasi contemporaneo di Ambrogio anche lui imparziale nei suoi giudizi, sarà tuttavia ben più mite nell’esprimere la sua opinione:  «Sant’Ambrogio, dovendo trattare un grande soggetto,- l’uguaglianza dello Spirito Santo con il Padre e con il Figlio, quanto alla Natura, - adopera lo stile più semplice...».36

NOTE
1 L. Gambero, Maria nel pensiero dei Padri della Chiesa,  Paoline, Cinisello Balsamo (MI) 1991, p. 210. 
2 Cfr. Aa. Vv. Testi mariani del primo millennio, Padri ed altri autori latini, Città Nuova Editrice, Roma 1998, p. 161.
3 M. Maritano, I Padri latini e la mariologia del IV secolo in Theotokos XI  (2003), p. 229.
4 Cfr.  Aa. Vv. Testi mariani del primo millennio, Padri e altri autori latini, op. cit., p. 162.
5 Cfr. Ambrogio, Exp. in Lc. II, 17 in  M. Maritano, I Padri latini e la mariologia nel IV secolo in Theotokos  XI (2003), p. 228-229.
6 Ibidem, II, 36-66 e  X, 129-134 in M. Maritano, I Padri latini e la mariologia nel IV secolo in Theotokos  X1 (2003), p. 229.
7 Cfr. Ambrogio, De inst. virg. 6, 49 in M. Maritano, I Padri latini e la mariologia nel IV secolo in Theotokos  XI (2003), p. 229.
8 Aa. Vv., Testi mariani del primo millennio, Padri e altri autori latini, op, cit., p. 162.
9 Cfr.  Ambrogio, Exp. in  Lc. II, 7 e  X, 134 in M. Maritano, I Padri latini e la mariologia del IV secolo, op. cit., p. 229.
10 Cfr. Ambrogio, Exp. in  Lc. II, 26 in M. Maritano, I padri latini e la mariologia del IV secolo, op. cit., p. 229.
11 Cfr. A. Pagnamenta, La mariologia di S. Ambrogio, Società Editrice “Vita e Pensiero”, Milano 1932, p. 1.
12 Ibidem, p. 2.
13 Ibidem, p. 2.
14 Ibidem, p. 3.
15 Cfr. per es.: De Incarnat. Dominicae Sacram., Migne, P. L., T.  XVI, col. 830, C. 6 (Ball., IV, 887-891). Cfr ancora specialmente per Apollinare la lettera 46 a Sabino, n. 7 (Ball. 5. 517).
16 Cfr. A. Pagnamenta, La mariologia di S. Ambrogio, op. cit., p. 4.
17 Ibidem, p. 5.
18 Ibidem, p. 5.
19 Cfr. Ambrogio, De Perpetua Virginitate Beatae Mariae adversus Helvidium, liber unus; adversus Jovinianum  libri duo, Migne, P. L., XXIII, 183…e 211… in A. Pagnamenta, La mariologia di S. Ambrogio, op. cit., p. 5.
20 Cfr. E. Campana, Maria nei Padri e nei Dottori della Chiesa, Articoli apparsi sulla rivista L’Assunta  di Como, annata 1921-1922, in A. Pagnamenta, La Mariologia di S. Ambrogio, op. cit., p. 6.
21 Cfr. A. Pagnamenta, La Mariologia di S. Ambrogio, op. cit., p. 7.
22 Ibidem, p. 7.
23 Cfr. Ibidem, p. 9.
24 E. Campana, Maria nei Padri e nei Dottori della Chiesa, op. cit., p. 72.
25 Cfr. Ibidem, p. 10.
26 Cfr. S. Epifanio, L. III, Contro le Eresie, (Eres. 78), in A. Pagnamenta, La Mariologia di S. Ambrogio, op. cit., p. 11.
27 Dr. Gerhard Rauschen, Grundriss der Patrologie, Herder, Freiburg 1926, S. 329.
28 Cfr. A. Pagnamenta, La Mariologia di S. Ambrogio, op. cit.,  p. 13.
29 Ibidem, p. 14.
30 Ibidem, p. 14.
31 Ambrogio, De Mysteriis, c. 9, n. 52 (Ball., T. IV, col. 444). Migne, P. L., T.  XVI, col. 400-407.
32 Cfr. A. Pagnamenta, La Mariologia di S. Ambrogio, op. cit., p. 17.
33 Hieronjmus, De Viris Illustribus, 124  in A. Pagnamenta, La Mariologia di S. Ambrogio, op. cit., p. 17.
34 Hieronjmus, Aut. C. «Epistolarum, pars prima. Corp. Scrip.Eccl.», Vindobonae, 1910, Ep. XXII, 10, in A. Pagnamenta, La Mariologia di S. Ambrogio, op. cit., p. 18.
35 Cfr., Hieronjmus, Ep. ad Pauliniam  in A. Pagnamenta, La Mariologia di S. Ambrogio, op. cit., p. 18 .
36 S. Augustinus, De Doctrina Christ., c. 21 in A. Pagnamenta, La Mariologia di S. Ambrogio, op. cit., p. 18.






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