L'incarnazione verginale del Verbo divino (Gv 1,13)
Data: Domenica 13 Settembre 2009, alle ore 20:18:34
Argomento: Bibbia


Da Stefano De Fiores e Salvatore Meo (a cura di), Nuovo Dizionario di Mariologia, Edizioni Paoline, Milano 1986, pp. 1431 –1433 e 1445 - 1449

Lo stato del testo di Gv 1,13

 E’ noto che questo testo ha due lezioni: una al plurale e una al singolare: 

 

LETTURA AL PLURALE

LETTURA AL SINGOLARE

….i quali non da sangue (lett. sangui), né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati

….il quale non da sangue (lett. sangui), né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio è stato generato

 

 Dal punto di vista della critica testuale:

- la lezione al plurale è attestata da tutti i manoscritti greci, i più antichi dei quali però non risalgono oltre il IV secolo e da altri testimoni del III secolo come Clemente Alessandrino, Origene, i papiri Bodmer P66 e P75, nonché le versioni copte;

- la lezione al singolare benché abbia una documentazione assai inferiore per numero, è la più antica e la più diffusa per area geografica.

            - Più antica: appare negli scritti patristici del II secolo e gli inizi del III: Giustino, Ireneo, Ippolito ecc. E ancora: la Lettera del dodici apostoli di origine siriana e della metà del II secolo; il Codex Veronensis , il Legionario della chiesa di Toledo ecc.

            Più diffusa: la troviamo in tutto il bacino del Mediterraneo: Siria (Ignazio di Antiochia), Egitto (Origene), Africa del Nord (Tertutlliano) , Roma(Ippolito, Giustino) e nelle Gallie (Ireneo). Le cause del mutamento dal singolare al plurale le spiega Tertulliano che rimprovera gli gnostici valentiniani di aver trasformato abusivamente il testo giovanneo per comprovare la loro dottrina sull’esistenza dei cosiddetti “spirituali” che applicavano comodamente a se stessi, avendolo trasformato al plurale, quello che l’evangelista affermava invece del Verbo di Dio fatto uomo. Gli “spirituali”, infatti, sono quelli che hanno raggiunto il grado più elevato della conoscenza religiosa e questa loro trasformazione spirituale non è dovuta al corpo o al sangue, ma al seme divino che è la parola e la volontà di Dio. Gesù stesso era uno “spirituale” e il suo non era un vero corpo e non era nato veramente da Maria, ma era solo transitato dal suo corpo, rimanendo un perfetto essere spirituale. La lettura al singolare ha seri fondamenti nella trasmissione testuale e un sorprendente riscontro ancora in Gv 5,18, ove l’evangelista afferma: “Sappiamo che chiunque è nato da Dio non pecca più, ma il Generato da Dio lo custodisce…”. Secondo questa affermazione, Gesù è il “Generato da Dio”, definizione che  ben si armonizza con Gv 1,13 nella variante al singolare.: “…da Dio è stato generato”

 

 La concezione verginale in Gv 1,13 al singolare?

Qualora questo versetto si legga al singolare, una delle conseguenze più ovvie sul piano dottrinale è che il Verbo divenne carne nel grembo di Maria “.. non dal sangue (lett. dai sangui”), né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio è stato generato”.

 

Il versetto descrive l’evento prodigioso dell’Incarnazione del Verbo partendo dal parto per risalire a Dio:
 

PARTO  ®

CONCEZIONE ®

ORIGINE DIVINA

Non da sangui

Né da carne, né da volere d’uomo

Ma da Dio è stato generato

Colui che è nato verginalmente

 

 

 

E’ stato concepito verginalmente

 

 

 

Perché è il Figlio di Dio

 

 

 


Esaminiamo il versetto partendo dalla concezione verginale. Le due negazioni: “né da carne”, “né da volere d’uomo” toccano, per esclusione, il modo col quale il Verbo prese carne in Maria. Nel processo dell’incarnazione, non ebbe gioco alcun desiderio – istinto sessuale (né da volere di carne) da parte dell’uomo (né da volere di uomo), ma l’unica paternità a riguardo di Gesù fu quella di Dio (..ma da Dio è stato generato). Nell’ordine della carne Cristo ha una madre, ma non un padre terreno, perché solo Dio è suo Padre. Egli infatti è il Figlio del Padre (2Gv 3) ed è il suo Unigenito Figlio (Gv 1,14.18).

Non sembra da escludere che Paolo alludesse a questo mistero (Gal 4,4) mentre gli altri evangelisti affermano chiaramente che Gesù è stato concepito per opera dello Spirito Santo (Mt 1,18.20 e Lc 1,35). Giovanni preferisce però porre il suo accento sulla filiazione divina di Cristo per collegare a questo il discorso della rigenerazione dei credenti a figli di Dio.

 

 Il parto verginale in Gv 1,13 al singolare?

 L’INTERPRETAZIONE DI DE LA POTTERIE
L’espressione “non da sangui” viene spiegata in questo modo da Ignazio De la Lotterie:
A) Per comprendere l’espressione bisogna risalire alla tradizione dell’Antico Testamento ove il plurale damìm (sangui)  si incontra tra l’altro in quattro passi che parlano del parto:
1. “Ma se partorisce una femmina, (la donna) sarà immonda due settimane come al tempo delle sue regole: resterà sessantasei giorni a purificarsi dai suoi sangui”(Lv 12,5)
2. “Il sacerdote li offrirà (l’agnello, il colombo e la tortora) davanti al Signore e farà il rito espiatorio ed essa sarà purificata dal flusso dei suoi sangui” (Lv 12,7)
3. “Passai vicino a te e ti vidi mentre ti dibattevi nei tuoi sangui e ti dissi: Vivi nei tuoi sangui e cresci come l’erba del campo” (Ez 16,6)
4. “Ti lavai con l’acqua, ti ripulii dai tuoi sangui e ti unsi con l’olio…” (Ez 16,9).

 

Come si vede i “sangui” di cui si parla in questi brani, sono le “perdite di sangue” cui va normalmente soggetta la donna nel momento del partorire. Esse rendevano la donna impura, secondo la mentalità biblica.

Secondo Padre De la Lotterie con questa prima affermazione Giovanni affermerebbe che Gesù è nato senza effusione di sangue e cioè Maria diede alla luce il Verbo con un parto indolore, non accompagnato da spargimento di sangue. La stessa convinzione è documentata dalla tradizione della Chiesa in maniera impressionante, sia in oriente che in occidente. Già nel II secolo si hanno testimonianze del protovangelo di Giacomo, dell’Ascensione di Isaia, delle Odi di Salomone e di Ireneo.


B)
A sostegno della sua tesi De la Lotterie, come testi di rincalzo sul parto verginale di Maria, cita Lc1,35b.

Questo semiversetto ha conosciuto quattro tipi di lettura:

- “Il santo che nascerà, sarà chiamato Figlio di Dio”

- “Ciò che nascerà santo, sarà chiamato Figlio di Dio”

- “Ciò che nascerà sarà santo chiamato Figlio di Dio”

- “Ciò che nascerà, sarà chiamato Santo, Figlio di Dio”

Dei quattro versetti, quello che corrisponde meglio all’economia intrinseca del testo lucano è la seconda lettura. La prima frase (Ciò che nascerà santo) è il soggetto della seconda che funge da predicato (sarà chiamato Figlio di Dio). Tra l’una e l’altra vi è una corrispondenza ritmica, bene evidenziata anche dalla Volgata:

Quod nascetur sactum

Vocabitur Filius Dei.

Ci sarebbe allora in Luca la seguente connessione:

a) il nascituro sarà concepito in virtù dello Spirito Santo;

b) precisamente a causa di questa concezione verginale egli nascerà in maniera santa (sarà cioè partorito verginalmente, senza effusione di sangue da parte della madre)

c) per questa concezione straordinaria, Gesù sarà riconosciuto come Figlio di Dio

Ci sono testimonianze nella tradizione della Chiesa del collegano dei due versetti di Luca e Giovanni. Fra costoro vi sono Cirillo di Gerusalemme, Ambrogio, Gregorio Magno, Idelfonso di Toledo, Beda il Venerabile, Aimone di Haldrstad. Alludendo a Lc 1,35, essi definiscono la nascita di Gesù come santa, vale a dire “pura”, “incontaminata”, “incorrotta”, “monda”. In altre parole senza perdite di sangue, perché questo, per la legge ebraica causava l’impurità rituale di ogni partoriente.

C) Il pensiero giudaico elaborava una dottrina simile a questa: uno dei fenomeni che avrebbero contrassegnato l’era del Messia, sarebbe stato appunto quello del parto immune da sofferenze fisiche:

- L’Apocalisse di Baruc (contemporanea di Giovanni – fine I e inizi del II secolo) afferma tra l’altro che quando il Messia assoggetterà il mondo e regnerà in pace, fra l’altro “le donne non soffriranno più durante la gravidanza e sparirà l’affanno quando dovranno dare alla luce il frutto del loro seno” . Il tempo del Messia, darà un tempo che segnerà la fine della corruzione e l’inizio dell’incorruttibilità.

- Il rabbino R. Abbau (300 c.) e molti altri rabbini con lui, afferma che in questo mondo la donna genera nel travaglio ma del tempo che verrà è scritto: “prima di provare le doglie, ha partorito; prima che le venissero i dolori, ha dato alla luce in maschio”(Is 66,7)

- R. Giosuè b. Levi (250c.) e R. Berekiah (340 c.) insegnavano che tale rinnovamento preconizzato per ogni singola donna, è tipo  della redenzione di un’altra donna, cioè la donna-Israele, nei tempi messianici.

- Si porta anche come esempio la Madre di Mosè Yokebed che, secondo Giuseppe Flavio, avrebbe partorito il liberatore di Israele, senza che gravi affanni si abbattessero su di lei . Il Talmud babilonese conferma questa affermazione dicendo che la pena comminata contro Eva, non riguardava le donne giuste.

 







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