2. IL DOGMA DELL'IMMACOLATA
E LE TEORIE SUL PECCATO ORIGINALE
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Alla luce di una ricomprensione del dogma dell’Immacolata è bene evidenziare innanzitutto alcuni punti: - Dal “silenzio” della Scrittura e della più antica Tradizione, si giunge alla definizione dogmatica dell’ 8.12.1854 attraverso fasi polemiche e drammatiche. L’attenzione all’Immacolata Concezione serve a verificare come cresce l’approfondimento della verità nella Chiesa e in particolare il ruolo del sensus fidelium e del Magistero;[1] - Riconosciuta anche dalla riforma post-conciliare, la solennità dell’Immacolata Concezione è celebrata dai fedeli. Ma come è da essi percepita? Permangono confusioni ed esistono reali difficoltà ad accettare questo mistero. Spesso viene confusa l’Immacolata Concezione con il concepimento verginale o verginità di Maria. Le ripercussioni dell’attuale dibattito sul dogma dell’Immacolata Concezione sono evidenti. «Per la mariologia si tratta soprattutto di vedere fin dove i presupposti e il senso del dogma dell’Immacolata Concezione vengono intaccati o negati dalle nuove teorie sul peccato originale».[2] Pertanto uno dei compiti dell’odierna riflessione teologica è quello di dare una soluzione ai modi in cui il dogma definito da Pio IX viene a trovarsi nei confronti della dottrina sul peccato originale. Quindi, è il caso di soffermarsi su quelle che sono state le interpretazioni avanzate circa il peccato originale in rapporto al dogma dell’Immacolata Concezione, anche se il riferimento ad esso in queste teorie è spesso assente o in proporzioni minime. Dobbiamo dunque distinguere diverse prospettive: evoluzionistica, sociologica, esistenziale ed infine la corrente dialettica. 2.1. La prospettiva evoluzionistica Nell’ambito di tale prospettiva, si distingue Teilhard de Chardin, che vede nell’evoluzione un fenomeno non in conflitto, ma in armonia con il cristianesimo. Teilhard de Chardin vede nel male un «carattere naturale della struttura del mondo». «Un mondo che non presentasse più traccia, o minaccia, di male, sarebbe un mondo già perfetto».[3] Per cui nella visione ottimistica di un mondo che evolve verso la perfezione e l’unificazione si situa il male. Disordini fisici e morali appartengono necessariamente ad un sistema evolutivo. In questa visione Cristo appare non solo l’espiatore dei peccati del mondo, ma «[…] è il simbolo e il gesto del progresso».[4] Come si inserisce la Vergine Immacolata in questo universo in evoluzione? Teilhard de Chardin non ha elaborato una risposta sistematica, ma ha offerto degli spunti significativi. Ha salutato Maria «perla del cosmo» e «punto di unione con l’Assoluto personale incarnato»; e già questa prospettiva presenta Maria come elemento altamente positivo nel dinamismo dell’evoluzione. Infatti l’Immacolata Concezione è vista da Teilhard de Chardin in luce positiva; non è neppure nominato il peccato. A motivo del suo compito di veicolare Dio nelle sfere umane, Maria è pura e perfetta per costituzione. [5] La linea evolutiva verso la perfezione proposta da Teilhard de Chardin, è seguita da A. Hulsboch, che presentando Maria nell’evoluzione, al temine della disamina, osserva che: «[…] In Maria, il mondo antico è chiamato a raggiungere il proprio compimento in un mondo nuovo. Ella è la voce dell’universo che giunge a compimento».[6] Per Hulsboch, mentre il peccato originale consiste «nell’impotenza dell’uomo, […] di avviarsi al fine prefissogli da Dio», «l’Immacolata Concezione di Maria deve intendersi come pienezza di grazia, in quanto la rende strumento eletto del sommo mistero dell’Incarnazione e la presenza del contagio del peccato che soggioga il mondo. Maria viene creata per essere la Madre del Figlio di Dio, e perciò Ella viene assunta previamente nella sfera dell’Incarnazione creativa e redentrice del Figlio di Dio».[7] Dunque, secondo queste teorie, peccato e Cristo entrano necessariamente nell’evoluzione naturale del fenomeno umano, contro la Scrittura che presenta il peccato come un’anomalia che non avrebbe dovuto esserci e la venuta di Cristo redentore come un dono gratuito dell’iniziativa divina. Tuttavia quanto affermano, circa il movimento di crescita e unificazione apportato da Cristo è vero, per cui anche Maria Immacolata emerge come elemento non frenante, ma catalizzatore della direzione positiva della storia. 2.2. La prospettiva sociologica Altri autori muovono dalla situazione storica segnata dal peccato per spiegare il peccato originale. H. Rondet parte dalla constatazione delle miserie attuali, che non si possono spiegare con l’evoluzione, ma con una peccaminosità originaria. Tutti gli uomini sono ormai condizionati dal peccato del mondo, che essi peccando personalmente, aumentano. Ma il punto vulnerabile della teoria di H. Rondet è il circolo vizioso in cui incorre quando fa dipendere il peccato orginale dal peccato collettivo e questo dal peccato dei singoli. Inoltre, riserva solo due accenni all’Immacolata Concezione, presentata nel suo effetto di preservazione dal cadere nel peccato veniale e nella sua disponibilità alla grazia di Cristo e libertà dai condizionamenti dell’umanità peccatrice.[8] Schoonenberg s’inserisce nella problematica del peccato originale, premettendo che l’uomo con la nascita è situato in un mondo gravato dai peccati del tempo.[9] Afferma quindi che il peccato originale è l’essere – situato nel «peccato del mondo», cioè una situazione di perdizione che rende impossibile amare Dio sopra tutte le cose ed evitare i peccati personali a causa dei peccati dell’umanità. Schoonenberg non fa una trattazione specifica su Maria, ma solo qualche accenno. Ammette con il Concilio Tridentino che l’universalità del peccato originale «lascia spazio per l’Immacolata Concezione di Maria» che n’è «un’eccezione». Comunque, la teoria di Schoonenberg applicata all’Immacolata non convince a causa dell’ambiguità con cui è affermato il “privilegio” di Maria. Mentre nel contesto dell’universalità del peccato l’Immacolata Concezione appare “un’eccezione”, nel contesto della salvezza essa smette di essere tale e diviene il paradigma di ogni redento.[10] 2.3. La prospettiva esistenziale Alfred Vanneste, in una serie di studi storico – dogmatici giunge alla conclusione che il peccato originale è il peccato virtuale, cioè la condizione di inevitabile soggezione alla colpa in cui si trovano anche i bambini. In questa ottica «il privilegio dell’Immacolata Concezione si identifica con quello dell’immunità da ogni peccato attuale».[11] Maria ha ricevuto una grazia potente che l’ha preservata in modo completo e totale dai peccati personali. Si tratta di un vero miracolo operato dalla grazia di Cristo.[12] Ma per quanto sia giusto mettere in rilievo l’impeccabilità di Maria, bisogna tener conto che ciò costituisce una conseguenza dell’Immacolata Concezione, non si identifica con essa. Con questa riduzione l’Immacolata, «perde il suo presupposto fondamentale».[13] 2.4. La corrente dialettica Alcuni manuali di antropologia teologica collocano l’uomo non solo all’interno dell’universalità del peccato e della solidarietà nel male, ma prima ancora nel contesto della grazia redentrice di Cristo. In realtà, alla luce della Scrittura, già «la storia di Israele è si storia di peccato, ma, molto di più, storia della misericordia divina».[14] Il Nuovo Testamento mostra come l’orizzonte cristologico è fondamentale per l’umanità, poiché all’inizio della storia umana c’è il progetto eterno di Dio di rendere ogni uomo conforme all’immagine di Cristo[15] e di destinarlo alla singolare amicizia del figlio nel Figlio.[16] Ne consegue che l’uomo è costituito dalla sua relazione a Cristo, così da dover concludere che proprio lo «stravolgimento della solidarietà salvifica con Cristo è il peccato originale».[17] Da queste premesse si può concludere che la situazione originaria di Maria, a differenza di quella di tutti gli altri, non è una condizione contraddittoria ma uno status armonico. Maria non appare scissa tra la comunione con Cristo e la solidarietà con l’umanità peccatrice. In lei risplende il disegno iniziale di Dio che crea l’uomo a sua immagine e lo rende partecipe della sua vita e amicizia, senza l’esperienza del decadimento morale e della forza malefica del peccato. Amica di Dio e ricolma di grazia, Maria realizza la missione umana di rivelare Cristo e di condurre a lui. La solidarietà con Cristo si esprime nella scelta responsabile di servire il Signore e di condurre la vita alla luce della Parola di Dio. 2.5. Nuovi orientamenti Detto ciò, è il caso di proseguire con la trattazione di altri teologi i quali, a differenza dei precedenti autori, hanno affrontato direttamente il dogma mariano offrendo nuovi orientamenti ed approfondimenti. D. Fernández, ad esempio, si sofferma sull’Immacolata Concezione in dimensione cristocentrica e caritocentrica. Egli insiste soprattutto su due principi: - il nostro punto di partenza non può essere Adamo e il peccato, ma Cristo, per cui la teologia del peccato deve essere vista attraverso la teologia della redenzione;
- non si deve considerare la redenzione
solo nel suo aspetto negativo, come liberazione dal peccato e
riscatto, ma si deve insistere anche sull’aspetto positivo, sui beni
salvifici che esso apporta come grazia, santità, filiazione divina,
vita nuova, ecc..
[18] «[…] Il mistero di Maria dobbiamo vederlo nella sua vera dimensione teologica come un mistero di elezione divina, di santità, di pienezza di grazia e di fedeltà al piano di Dio». [19] Alejandro De Villalmonte, trattando della relazione tra peccato originale e Immacolata Concezione, giunge alla stessa conclusione di D. Fernández circa la necessità di superare la formulazione negativa del dogma. L’Immacolata Concezione «è frutto di un approfondimento della grandezza del mistero di Cristo, della forza della sua grazia, la cui manifestazione piena è Maria, piena di grazia, in direzione spazio – temporale e in intensità».[20] K. Rahner, invece, si sofferma sull’Immacolata Concezione nel complesso della Rivelazione e nel suo significato antropologico. Nel complesso della Rivelazione, Rahner scopre per prima cosa che «si può comprendere Maria solo partendo da Cristo».[21] Quindi, nel mistero di Cristo si trova sua madre, che svolge non solo una funzione biologica, ma anche un compito salvifico con il suo si di fede. Proprio questo accoglimento di Cristo nella fede e nella carne, compiuto per opera della grazia costituisce la perfetta redenzione e giustifica la formula «Maria è la redenta nel mondo perfetto».[22] Pertanto secondo Rahner «[…] Il dogma dell’Immacolata Concezione è un capitolo della dottrina stessa della redenzione e il suo contenuto costituisce la forma più radicale e perfetta di redenzione».[23] Maria, infatti, è oggetto di una specifica predestinazione e di una preservazione redentrice dal peccato originale. Inoltre Rahner afferma che: «Maria, in vista dei meriti di Gesù Cristo, […] fu favorita da Dio dal primo istante della sua esistenza, con il dono della grazia santificante e, conseguentemente, non ha conosciuto quello stato che noi chiamiamo peccato originale».[24] In prospettiva antropologica, l’Immacolata Concezione significa tante verità di ordine teologico e vitale: «Questo dogma significa […] che l’inizio di ogni essere spirituale è cosa importante e che questo inizio è posto da Dio […], che Dio circonda la vita dell’uomo di amore redentore […]; che, Dio circonda la vita umana di fedeltà amante […]; che anche noi siamo stati fatti da Dio suo tempio santo; anche noi siamo gli unti, i santificati, ripieni di luce e della vita di Dio […]; che l’invito di Dio risuona entro la nostra realtà propria».[25] L. Boff, evidenza un altro aspetto importante riguardo all’Immacolata Concezione che è quello relativo al suo essere simbolo della “nuova umanità”. Egli afferma che Maria «realizza l’uomo che Dio ha sempre voluto, eretto verso il cielo (noi siamo curvati dal peccato), aperto verso gli altri (noi ci chiudiamo dentro noi stessi) e fraterno con il mondo (noi possediamo la terra in modo egoistico). Ella appartiene al disegno primigenio di Dio, logicamente anteriore alla caduta dell’umanità».[26] La via del simbolismo conduce a scoprire nell’Immacolata Concezione molto più della preservazione dal peccato originale: «Maria è la pianta non calpestata dal serpente, il paradiso realizzato nel tempo storico, la primavera i cui fiori e frutti non conosceranno mai il pericolo della contaminazione […]. In Maria spunta un germe di vita eterna e di una nuova umanità. In lei è simbolicamente racchiusa tutta la creazione purificata e trasparente di Dio […]».[27] L’Immacolata Concezione è però pienamente inserita nella storia: «[…] non dobbiamo immaginare che la sua vita terrena sia stata un mare di rose. Ella partecipa al carattere opaco dell’esistenza umana. Dire che era Immacolata non suppone affermare che non soffriva, né si angustiava, né doveva credere e sperare. E’ figlia della terra, sebbene fosse benedetta dal cielo. Aveva le passioni umane […]».[28] Ella tuttavia ha ricevuto per grazia «una forza interiore capace di ordinare tutto in un progetto santo».[29]
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