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ARRUPE PEDRO



Una delle personalità più significative del cattolicesimo del XX secolo, Preposito Generale della Compagnia di Gesù dal 1965 al 1983, proclamato Servo di Dio nel 2019.

1. Cenni biografici
Pedro Arrupe nasce nei Paesi Baschi, a Bilbao, il 14 novembre 1907. Compie i suoi studi di medicina a Madrid, durante i quali matura la scelta di diventare gesuita. Entra in noviziato nel 1927 e, alla fine della formazione, è inviato in Giappone come missionario. Diventato maestro dei novizi, si trova a Hiroshima quando il 6 agosto 1945 viene sganciata la bomba atomica sulla città. Per aiutare la popolazione trasforma il noviziato in un ospedale da campo, e grazie alla sua formazione medica è in grado di aiutare molti feriti. Questa esperienza lo marca profondamente. Nel 1965 viene eletto Superiore Generale della Compagnia di Gesù, accompagnando l’ordine dei gesuiti attraverso il grande cambiamento che rappresenta il Concilio Vaticano II: il grande sforzo di rinnovamento che la Chiesa affronta si riflette anche nella vita e nelle opere dei gesuiti, che si trovano a chiedersi che cosa il Signore voglia da loro in quel momento di grandi cambiamenti. La questione che P. Arrupe ha più a cuore è l’attenzione agli ultimi: è sotto la sua guida che la Compagnia reinterpreta la sua missione come servizio della fede e promozione della giustizia. In maniera particolare si spende per i rifugiati, chiedendo a tutta la Compagnia di rispondere a questa sfida. É grazie a lui che oggi il Jesuit Refugees Service opera in molte zone del mondo, tra cui in Italia tramite il Centro Astalli. Nell’estate del 1981 un infarto lo conduce alla paralisi e alla perdita della parola. Lasciato l’incarico, muore nel 1991, vivendo questo lungo tempo di malattia pregando per quella Compagnia che aveva guidato per oltre trent’anni. Il 5 febbraio 2019 si è aperta, al Vicariato di Roma, la fase diocesana per la causa di beatificazione e canonizzazione.  Coraggioso, caritatevole, innovatore, Arrupe è stato definito dal suo successore, padre Peter-Hans Kolvenbach, «il profeta del rinnovamento conciliare».

2. Il legame di Arrupe con il Santuario di Lourdes
Il profondissimo legame di Arrupe con Maria, si consolida a Lourdes, dove, in giovane età, assiste a tre guarigioni prodigiose.  A 19 anni, infatti, dopo la morte del padre, decise di andare in pellegrinaggio a Lourdes con le sue sorelle. Lì assistette a tre inspiegabili guarigioni: la prima è quella di una monaca colpita da tubercolosi spinale, che giaceva paralizzata in un calco in gesso e aveva difficoltà persino a parlare. Durante la benedizione dei malati la monaca si alzò dalla sua barella, gridando: “Sono guarita!”. I presenti l’aiutarono a camminare, mentre la folla urlava: “Miracolo, miracolo!”; la seconda fu quella di una donna anziana che aveva un cancro allo stomaco. I medici le avevano detto che non c’era speranza per lei, solo un miracolo avrebbe potuto salvarla. Ebbene: dopo i bagni nelle piscine di Lourdes, la donna risultò perfettamente guarita dal suo male. Ma è la terza guarigione inspiegabile, che avrà un ruolo decisivo nella decisione di Arrupe di diventare sacerdote. Come giovane studente di medicina in pellegrinaggio, Arrupe notò subito un ragazzo affetto da poliomielite, costretto alla sedia a rotelle e, con grande stupore, lo vide, durante la Messa nella grotta di Masabielle, al momento della consacrazione eucaristica, alzarsi e camminare come se nulla fosse e senza più accusare alcun disturbo. Scrisse lo stesso Arrupe: «Grazie al permesso speciale che avevo come studente di medicina, sono stato in seguito in grado di assistere alle visite mediche del giovane. Il Signore lo ha veramente guarito. Non c’è bisogno di dire cosa ho sentito e pensato in quel momento. Ero venuto dalla Facoltà di Medicina di Madrid dove ho scoperto tanti professori (alcuni veramente famosi) e tanti compagni che non avevano fede e che sempre ridicolizzavano i miracoli. A Lourdes sono stato testimone oculare di un vero miracolo operato da Gesù Cristo nell’Eucaristia, da quello stesso Gesù Cristo che nel corso della sua vita ha curato tanti malati e paralitici». Queste particolari esperienze a Lourdes furono di fondamentale importanza nella vocazione di padre Arrupe che più volte affermò come la sua vocazione sia nata tra il fiume Gave e la grotta di Lourdes.

3. Maria nella vita, nel pensiero e nella spiritualità di Arrupe
L'amore di Arrupe per la Vergine Maria, si riflette anche nelle opere di carità che svolgerà per tutta la vita. Di grande rilievo l’esperienza in Giappone quando, tra i pochi sopravvissuti alla bomba atomica lanciata su Hiroshima, organizzò un ospedale di emergenza in ciò che era rimasto del noviziato dei Gesuiti, dove accolse e curò 200 persone. La devozione di Arrupe a Maria era molto forte, intima, personale e affondava radici lontane sino all’infanzia, quando era stato educato alla fede dalle suore nella congregazione mariana di San Stanislao Kostka. Nel corso degli anni, in diverse lettere, padre Arrupe invoca Maria. Così abbondano pure i testi spirituali in cui fa riferimento a Maria. Tornato a Roma, nutrì una devozione particolare per la Madonna della Strada, venerata come taumaturgica e particolarmente cara a sant’Ignazio. La spiritualità mariana di Arrupe non stupisce anche alla luce di tutta una peculiarità nel rapporto tra i Gesuiti e la Santa Vergine. Padre Pedro sottolineò in varie occasioni l’amore per la Vergine del santo fondatore, rivelatosi nella prima conversione, quando nel pieno di un pellegrinaggio in tutti i santuari mariani della Spagna fece una sosta in quello di Montserrat dove, durante una vera e propria veglia dedicata alla Madonna, come un antico cavaliere appese i suoi paramenti militari davanti alla Vergine nera lì venerata e poi, da lì, il 25 marzo 1522 entrò nel monastero di Manresa, in Catalogna. Bellissime e profonde le riflessioni di Arrupe sui pensieri mariani di sant’Ignazio a partire dagli scritti di suo pugno: il “Diario spirituale”, la “Autobiografia” e gli “Esercizi spirituali”. Come per Sant'Ignazio, anche per P. Arrupe, il riferimento a Maria è alla “Madre e Signora nostra” dell'ordine, un’espressione ricca di contenuto teologico e nel contempo di grande carica emotiva. Maria, spiega Arrupe, è nostra madre perché ci è stata donata come tale nel testamento da Gesù stesso, morente sulla croce. Al tempo stesso, nella persona del discepolo amato, Gesù sulla croce ci ha affidati tutti all’amore della sua propria Madre. Maria è anche nostra Signora proprio in quanto madre di nostro Signore.

Bibliografia
GASPARI A., Pedro Arrupe, chiamato al sacerdozio nella grotta di Lourdes, in Maria con te, n. 16 del 2019; LA BELLA G., Pedro Arrupe. Un uomo per gli altri, Il Mulino, Bologna 2007; LAMET P. M., Pedro Arrupe, Un’esplosione nella Chiesa, Editrice Ancora, Milano, 1993; HERBERT A., Il rinnovamento appropriato. Del carisma dei gesuiti-ignaziano quale vissuto e proposto dal Padre Arrupe, Apostolato della Preghiera Edizioni, Roma 2009; LA BELLA G.., Pedro Arrupe. Un uomo per gli altri, Il Mulino, Bologna 2007; ARRUPE P., In lui solo la speranza, Apostolato della Preghiera Edizioni, Roma 2003; IDEM, Eucaristia e fami nel mondo, Apostolato della Preghiera Edizioni, Roma 2002; IDEM, Un nuovo esodo, Edizioni Dehoniane, Bologna 1979.






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