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TROPPA GRAZIA



Film di genere commedia del regista italiano Gianni Zanasi, uscito il 22 novembre 2018, con Alba Rohrwacher, Elio Germano, Giuseppe Battiston, Hadas Yaron, Carlotta Natoli, in cui si propone la storia di Lucia, una donna assolutamente non credente, che viene travolta dalla presenza di una Maria in carne ed ossa, che la interpella. Presentato al Festival di Cannes, ha vinto il premio come miglior film europeo.

1. La trama "mariana" del film e suoi insegnamenti
a) La Madonna, in questo film, ha l’aspetto di una profuga severa e dallo sguardo affascinante ma esigente. Lucia (una splendida Alba Rohrwacher), donna fragile e lontanissima dalla fede, la incontra sui campi dove lavora come geometra e poi a casa sua e dovunque la Vergine ritenga importante accompagnarla. Maria ha una richiesta ben precisa: vuole una chiesa proprio nell’ampio terreno che Lucia sta controllando per il piccolo Comune in cui abita, su cui si intende realizzare un grande centro commerciale che recherà vantaggi a tutti. Ma le misurazioni non coincidono con le planimetrie degli anni passati, qualcuno ha imbrogliato, forse per coprire possibili rischi idrologici. Il sindaco rassicura candidamente la nostra stralunata geometra: “Che male c’è a cercare di essere felici?”; anche se non tutti i conti tornano e la corruzione si aggira indisturbata. Lucia dunque prosegue nel suo lavoro, ma la Madonna continua ad apparirle con le sue pressanti richieste. La giovane donna teme di essere pazza, cerca rifugio da un’amica insieme alla figlia adolescente per sfuggire a quelle che lei considera semplici ossessioni. Si rivolge dunque a uno psichiatra, che teme si tratti di eccitazione religiosa e la interroga sulla sua fede; ma lei confessa la sua assoluta indifferenza e risponde tranquilla: “Oggi chi ha più tempo di credere?”. Tuttavia la Vergine insiste, anche con le maniere forti, chiedendole di “andare dagli uomini” per dire loro di bloccare l’imponente opera urbanistica. Lucia obbedisce ma senza crederci veramente, ovviamente suscitando l’irrisione di tutto il paese. In fondo a lei basterebbe una vita semplice, tranquilla nelle sue piccole abitudini quotidiane, un piatto di patatine fritte in pizzeria per distrarsi in allegria con la figlia e il precario fidanzato. Alla fine però saranno le ultime parole di Maria a convincere Lucia: “Devi far vedere a tua figlia qualcosa di bello!”. E un’acqua pura sgorgherà abbondante nel terreno ambito dagli affaristi, in una splendida grotta a cui accorrono la madre e la ragazza. Dunque, incredibilmente, le visioni sono plausibili e la Madonna può aprire nuovi orizzonti per tutti, aldilà dei piccoli o grandi interessi di ciascuno.
b) Che cosa ci dice questo film laico, laicissimo, eppure tanto aperto al mistero? Innanzitutto appare chiaro che l’uomo secolarizzato e supertecnologizzato non è soddisfatto della sua vita e cerca sempre altro. Ma ciò che stupisce è che persino chi è lontanissimo da una sensibilità e pratica religiosa sia fortemente attratto da una realtà misteriosa, sovrannaturale, che in questo caso coincide con la figura della Madre di Dio. Ci fa riflettere il fatto che in questi tempi così lontani dalla fede vissuta, Maria appaia davvero con inusitata insistenza. È un disegno misterioso di Dio che ci offre l’aiuto di sua Madre, quello che ha suscitato ispirazioni originali al regista che esprime il suo desiderio di trascendente attraverso storie inaspettate e un po’ fuori moda? E il pubblico sembra apprezzare.
c) La Madonna di Troppa grazia, è una Madonna che diventa emanazione di un messaggio di riflessione sul bisogno di non venir assorbiti totalmente dalla frenesia del vivere quotidiano e soprattutto di non considerarsi autosufficienti, ponendo uno sguardo all’interno di sé ma soprattutto all’esterno, attorno a noi. È l’esigenza del confronto, della condivisione e della costruzione – la Chiesa – di relazioni fatte d’attenzione reciproca. Se un Gesù o appunto una Madonna tornasse sulla Terra al giorno d’oggi verrebbe scambiato per un profugo o un immigrato clandestino, rischiando d’essere discriminato e restando in gran parte inascoltato, è questo che il film di Zanasi cerca di dirci, puntando il dito sul pregiudizio e su una società che preclude l’ascolto e la necessità di comprendere le ragioni degli altri. La Madonna in Terra quindi si accorgerebbe di concedere Troppa Grazia rispetto a quanto le persone sarebbero disposte ad assimilare. Il lato mistico-spirituale diventa dunque veicolo per un forte messaggio sociale e civile, di critica al nostro presente e ai vincoli economici e sociali dominanti. Lucia stessa incarna la rappresentazione della società nella sua complessità, dove da un lato c’è la volontà di essere integerrimi, dall’altro l’obbligo di piegarsi alle forze che influenzano il mondo.

3. Valutazione generale del film
a) Troppa grazia è un film straordinario, nel senso che è completamente fuori norma: dunque perfetto per raccontare la storia di un incontro paranormale fra un essere ultraterreno e un essere che con la terra campa. Lucia non si sente affatto benedetta dall’apparizione ma anzi, fa di tutto per sottrarsi a quella “sfiga”. Lei che insegna alla figlia che “i problemi non si sollevano, si affrontano”, si ritrova fra le mani la Madre di tutti i guai: una figura femminile che non accetta altro che la verità. Risiede proprio nella femminilità contrapposta delle due protagoniste, la chiave di lettura più potente di Troppa grazia. Ma dire che il film di Gianni Zanasi, sia femminista è riduttivo, perché Zanasi segue un istinto e non un manifesto: l’istinto è quello di Lucia, ma anche quello di Alba Rohrwacher, mai stata più brava (e più bella) che in questo ruolo mette a disposizione corpo, mente e cuore senza mai tirarsi indietro. Rohrwacher si abbandona al turbinio della storia e alla guida del regista con la stessa impavida titubanza della geometra abituata alla razionalità e messa alla prova dal soprannaturale. È la sua essenza luminosa a dare a Lucia quella credibilità continuamente sfidata dagli sviluppi di una trama che incalza e provoca e spiazza noi come la sua protagonista.
b) "Troppa Grazia" è un film inondato di luce e di grazia, che tratta di quattro elementi che inondano letteralmente lo schermo: la terra presente, coltivata e non, della Tuscia, che si accavalla ad onde fino a perdersi all'orizzonte e all'infinito, fino a trasformare gli esseri umani in puntini colorati, insetti sgargianti schiacciati sul terreno dal drone; l'acqua evocata e rievocata che improvvisamente si riversa per le strade di Viterbo a fiumi, "miracolosamente" anche se qualche "bugiardo" minimizza l'allagamento liquidandolo (!) come un problema di fognature (in aperta campagna?), o che si scopre nella profondità della terra, dove madre e figlia si addentrano, proprio sotto il luogo del sacrilegio ambientale, dove i corrotti di tutti i gradi e parentele, vogliono costruire "L'onda" un'edificio fucksassiano, anacronistico (nonostante l'andamento ondivago), per ritrovarsi in una grotta dove scorre un fiume carsico come fosse il fondale della "Vergine(!) delle rocce" di Leonardo o nel "Viaggio al centro della terra" di Levin del '59; di fuoco in cui tutto il cantiere finisce, enorme cortocircuito provocato da un elettricista innamorato, che contempla, Nerone, insieme a Alba/Lucia (quali nomi più adatti?), novella Daria Halprin di fronte all'esplosione (vera nella realtà delle riprese, ma immaginata nella narrazione) della villa nel finale di "Zabriskie Point"; e di aria (e luce), cioè di spazio tra i personaggi, i rilievi catastali si fanno a distanza, raggiunti in movimenti di macchina che percorrono il ciglio delle colline, i boschetti che ne macchiano le cime, con tutto il tempo che ci vuole. E circondati da questi elementi si muovono i personaggi, come Lucia/Alba e la Madonna, con il paradosso che il personaggio più fisico, determinato nella verità, fino a venire alle mani e a strappare i capelli per imporla, ma capace anche di fisicissime e consolanti carezze, è propio Lei, mentre Lucia è smaterializzata dal controluce e controcielo, sempre a un passo dal fuorifuoco, pronta a sgambettare con le sue caviglie sottili, a superare crinali e campi quasi correndo per andare addosso a queste figurine apparentemente bonarie, o dalla stazza rassicurante come il sindaco Battiston, ma in realtà creatori e contemplatori di disastri. Una ventata di ossigeno, cinematografica e umanissima, che si sprigiona dai capelli perennemente mossi di Alba, nella sua prova più matura (quando mai non lo è stata?) al limite dell'identificazione masochistica, che ci obbliga a guardarla correre e correre ma sopratutto ad agire, contagiandoci a fare altrettanto, per arginare la stupidità, fino a spingere (senza proferir parola) Elio al gesto liberatorio (per lui e per l'umanità tutta) che gli vediamo compiere.

4. Spunti di riflessione
Il film mette sul piatto numerosi spunti di riflessioni e chiavi di lettura dell’intera opera. Troviamo ad esempio la tematica dell’immigrazione, della salvaguardia dell’ambiente, della speculazione edilizia e delle collusioni tra potere politico e interessi privati, del precariato e ovviamente quella della spiritualità. In realtà i temi posti sono anche troppi rischiando di rendere complicata la decodificazione del messaggio voluto dal regista. Ciò che risulta evidente è il fatto che la Chiesa sia solo una metafora d’un discorso più ampio. La Chiesa di fatto rappresenta l’idea dell’ascolto, dell’incontro e della volontà di modificare l’esistente in favore della comunità e non di interessi particolari che vanno a discapito di quelli collettivi. Il film infatti non va visto in chiave mistico-religiosa ma va letto come una metafora dell’esplorazione di se stessi, delle proprie relazioni e come un viatico per focalizzare l’attenzione sul rischio ambientale e la necessità di non voltare lo sguardo di fronte all’urgenza di una salvaguardia del territorio.

Bibliografia
PAIETTA C., La "Madonna appare al cinema", in Bussola quotidiana del 6 dicembre 2018; CASELLA P., Un film straordinario in cui si ride molto. Una lettera d'amore e un'ode pagana agli artisti, in MYmovies.it. Il cinema dalla parte del pubblico, del 17 maggio 2018; WETZL F., Quanta grazia, quanta luce!, in MYmovies.it. Il cinema dalla parte del pubblico, del 23 novembre 2018; CRAIGHERO M., Troppa Grazia: la spiegazione del film con Alba Rohrwacher, in Cinematoghaphe del 25 Novembre 2018.

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