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FARINA MATTEO




Giovane brindisino, morto a 19 anni a causa di un tumore al cervello, proclamato venerabile il 5 maggio 2020.


1. Cenni biografici e spiritualità di Matteo
a)
Matteo Farina nasce il 19 settembre 1990 ad Avellino, secondo figlio, dopo la primogenita Erika, dell'impiegato di banca Miky Farina e della casalinga Paola Sabbatini. Viene battezzato il 28 ottobre nella chiesa parrocchiale Ave Maris Stella di Brindisi, la città dove vive la famiglia. Matteo si accosta al sacramento della confessione all'età di otto anni, il 4 giugno 2000 riceve la Prima Comunione e viene cresimato il 10 maggio 2003 dall'Arcivescovo di Brindisi-Ostuni Settimo Todisco, scegliendo come madrina la sua amatissima sorella. Dal mese di settembre 2003, dopo l'inizio di forti mal di testa e problemi di vista, viene sottoposto ad  una serie di controlli sanitari, prima negli ospedali di Avellino e Verona e poi, nel mese di ottobre, ad Hannover in Germania, per una biopsia cerebrale. Dopo il suo ritorno a Brindisi, attraverso altri test a cui fu sottoposto, fu riscontrato un edema esteso nella zona temporo-occipitale destra del suo cervello con sospette cellule maligne. Nel gennaio del 2005, fu costretto a tornare in Germania per un'operazione di craniotomia, al fine di rimuovere un tumore al cervello di terzo grado. Al ritorno, trascorse più di un mese per una chemioterapia a Milano e ritornò a Brindisi il 2 aprile 2005. Si sottopose a controlli periodici fino al 2007 ma nell'ottobre  2008, fu costretto a ritornare ad Hannover, dove viene diagnosticato un nuovo tumore, in conseguenza del quale, tra il 9 dicembre 2008 e il gennaio 2009, viene sottoposto a tre operazioni di rimozione, che causarono la paralisi del braccio e della gamba sinistra. Ritornato a Brindisi il 13 febbraio 2009, iniziò a usare una sedia a rotelle per spostarsi. Alla fine di marzo, colpito da una forte febbre, viene ricoverato all'ospedale Antonio Perrino, ma dove  i medici non furono in grado di poter fare qualcosa, per cui Matteo venne riportato a casa. Il 13 aprile 2009 riceve la sua ultima Santa Comunione e, una settimana dopo, il 24 aprile, cessava di vivere.
b) Il ​​29 settembre 2017, i resti mortali di Matteo furono traslati nella Cattedrale di Brindisi-Ostuni, mentre l'11 aprile 2016, la Congregazione per le Cause dei Santi emanò il decreto ufficiale "nihil obstat", permettendo all'arcidiocesi di Brindisi-Ostuni di aprire il processo di beatificazione, cosa che avviene il 19 settembre 2016. Il processo si è concluso il 24 aprile 2017. Il 5 maggio 2020, Papa Francesco ricevendo in udienza il cardinale Angelo Becciu, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, ha autorizzato lo stesso dicastero a promulgare il decreto che riconosce l’eroicità delle virtù di Matteo, proclamandolo Venerabile.
c) La gioia di vivere, sempre presente in Matteo, non nacque dal suo carattere allegro e solare, ma affondò le sue radici in qualcos’altro anzi in Qualcun Altro, cioè in Dio. In una preghiera a Gesù Bambino scriveva che “la vera gioia di vivere" consisteva, nella  comunione con lui, sempre, sia nella gioia che nella sofferenza. Educato alla fede in un ambiente familiare favorevole, Matteo viene iniziato sin da piccolo alla preghiera e all’ascolto della Parola, per cui cresce maturando un rapporto di intimità sempre più profondo con il Signore, intuendo che la vera felicità nasce da esso, indipendentemente dai momenti gioiosi o difficili che la vita può offrire. Da qui il suo desiderio di essere sempre con Lui, di cercarlo senza sosta, nell’accostamento assiduo al Sacramento della Riconciliazione, per liberarsi dal peccato ossia dalla mancanza d’amore del cuore umano, unico ostacolo all’amore divino e a quella felicità vera, vissuta e pregustata nell’Eucaristia, anch’essa ricercata con frequenza. Matteo anela a Dio continuamente, inseguendolo nel volto dei fratelli, a cui sempre volge il suo sguardo sorridente, pieno di attenzioni e mai spento dalla sofferenza; desidera Dio nella ricerca incessante e serena della Sua volontà a cui poter aderire completamente senza opporre alcuna resistenza. Matteo è un ragazzo innamorato della vita perché è soprattutto un ragazzo innamorato di Dio.

2. La spiritualità mariana di Matteo
a) Questa profonda spiritualità di Matteo è caratterizzata da una grandissima devozione per la “Madonnina”, come soleva chiamarla. Questo vezzeggiativo, usato generalmente dai bambini, mostra la leggerezza, la purezza e l’umiltà di un animo profondo ed elevato che vuole conservare la semplicità dei piccoli del Vangelo: “sarebbe bello riuscire ad essere semplici come Dio ci vuole”. Così Matteo introduce una raccolta di poesie-preghiere che compone a 15 anni, quando già la malattia si è affacciata alla sua vita, mosso dal forte desiderio di evangelizzare, che sempre lo contraddistingue. In quel vezzeggiativo (peraltro alquanto evocativo, che ricorda la statua della “ Madonnina”, così chiamata dai brindisini, incastonata nel Monumento al Marinaio, emblema della città di Brindisi) è racchiuso tutto il suo sentire semplice, umile e filiale nei confronti di Maria. Matteo, percependosi piccolo e fragile, affida il proprio cammino di vita e di fede alla Madonna, “come un bambino che impara a camminare, tra le braccia della bellissima Madonnina”. Più volte nei suoi scritti ritorna questo atto di affidamento di sé e degli altri a Maria; non a caso la preghiera da lui composta “Alla Madre Celeste” è un vero e proprio compendio della sua vita spirituale, morale e fisica: vivere nella semplicità con Dio e per Dio, nella lontananza dal peccato, abbandonandosi alla Sua volontà con fede salda e per niente intaccata dalla sofferenza. “Maria, Tu, che nella tua estrema semplicità hai saputo vivere con Dio e per Dio; Tu, che nella tua apparente fragilità hai saputo schiacciare con forza il peccato; Tu, che con il tuo “Sì” hai accettato la volontà di Dio; Tu, che anche nella sofferenza non hai mai perso la fede; Tu, che hai racchiuso nel tuo Cuore Immacolato l’infinità di Dio. Tu, Madre di Dio, prega per noi, per chi soffre nell’anima e nel corpo. Prega per noi Maria, Madre Castissima. Ti voglio bene Madonnina, fiore celeste.”
b) Matteo percepisce profondamente la materna e costante presenza della Madonna nella propria vita grazie alla preghiera continua e giornaliera del Santo Rosario. Questa preghiera, semplice ma profondamente contemplativa, lo aiuta a stare nel Signore, nel suo amore, nella sua Parola, nel suo pensare, tanto da maturare in sé gli stessi sentimenti di Cristo. Egli suole dire “quando penso, dico o faccio qualcosa, lo faccio pensando a come lo farebbe Gesù…”. Le azioni di Matteo nascono dalla contemplazione. Egli vuole conformarsi pienamente a Cristo, vuole affermare e vivere concretamente nella vita quotidiana quella somiglianza con Dio, ripristinata dal Battesimo e rinnovata continuamente dalla preghiera e dai Sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia. Quale modo migliore per raggiungere tale obiettivo se non contemplando Gesù con gli occhi di Maria? “La contemplazione di Cristo ha in Maria il suo modello insuperabile. Il volto del Figlio le appartiene a titolo speciale… Nel percorso spirituale del Rosario, basato sulla contemplazione incessante – in compagnia di Maria – del volto di Cristo, questo ideale esigente di conformazione a Lui viene perseguito attraverso la via di una frequentazione che potremmo dire ‘amicale’. Essa ci immette in modo naturale nella vita di Cristo e ci fa come ‘respirare’ i suoi sentimenti.”(Giovanni Paolo II, Rosarium Virginis Mariae). Matteo, che nel Rosario, alla scuola di Maria, sta con il suo Amato, penetrandone i segreti del Cuore, non si staccherà mai da questa forma di preghiera, iniziata in parrocchia sin dalla più tenera età e portata avanti fino agli ultimi giorni della sua vita. Decide perfino di incidere su Cd il Santo Rosario, da lui stesso recitato, per avere la possibilità di continuare a contemplare Cristo nel proprio cuore, tra le braccia di Maria, accompagnato dalla propria voce registrata, anche nei giorni in cui la stanchezza e la sofferenza causate dal male prendono il sopravvento privandolo della parola.
c) L’amore che unisce Matteo alla Madonna cresce di giorno in giorno al punto che il giovane decide di consacrarsi al Cuore Immacolato di Maria, iniziando la pia pratica dei cinque Primi Sabati del mese, proprio nel periodo in cui il giovane si ammala. Ancora una volta Matteo si pone tra le braccia di Maria e alla sua scuola per poter giungere a Gesù. Attraverso la devozione al Cuore Immacolato di Maria infatti comprende l’importanza dell’offerta di sé per la salvezza delle anime e la conversione dei peccatori. Matteo che si è sempre prodigato per strappare le anime dei fratelli, in particolare dei suoi coetanei, al deserto spirituale, privo di Dio, in cui amaramente li vede languire, decide di offrire se stesso. Lo fa non solo ogni primo venerdì del mese, in riparazione alle offese ricevute dal Sacratissimo Cuore di Gesù, ma si offre quotidianamente a Lui, fino ad arrivare all’estrema offerta di sé, in punto di morte, per la salvezza delle anime e la conversione dei peccatori. Ancora una volta Maria insegna a Matteo come conformarsi a Gesù, accompagnandolo non solo a vivere ma anche a morire secondo il Cuore di Cristo. Ancora una volta, l’ultima, Matteo, come il discepolo amato da Gesù, accoglie con sé Maria, sotto la croce di Cristo che fa sua nella propria croce.

Bibliografia
FIUSCO A. R., La gioia e la fede tra le braccia di Maria, dal sito https://www.matteofarina.com; CALÓ A. Il sorriso della fede. Profilo biografico e spirituale di Matteo Fatina, Apostolato della Preghiera, Roma 2015; CONSOLINI F., Matteo Farina. «Semplici come Dio ci vuole», Velar, Bergamo 2017; FARINA M., Con gli occhi al cielo... La storia di Matteo, Libellula Edizioni, Tricase 2011. 






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