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CARUSO FRANCESCO ANTONIO


Sacerdote della Diocesi di Catanzaro, proclamato Venerabile il 5 maggio 2020.

1. Cenni biografici e apostolato
Francesco Caruso nacque a Gasperina il 7 dicembre 1879. Ebbe un'educazione religiosa molto solida e profonda in una famiglia che aveva accolto come dono di Dio ben quindici figli. Visse un'infanzia e una giovinezza all’ombra della Chiesa. Nutrì fin da giovinetto il desiderio di diventare sacerdote, ma le difficoltà economiche della famiglia non ne permisero l'immediata realizzazione. Dopo l’istruzione elementare, lavorò nei campi. A 18 anni si arruolò, volontario, per il servizio militare. All'età di venti anni, nel 1900 domandò di essere accolto nel Seminario di Squillace, ma i Superiori del tempo non lo accettarono. Il giovane non si scoraggiò e si rivolse al Seminario di Catanzaro. Mons. Bernardo De Riso accolse il giovane Caruso e lo affidò alle cure del Rettore Sac. Don Gioacchino Pace. Il giovane s'impegnò profondamente, curando la formazione dello spirito e della mente: puntò sulla Grazia e sul suo desiderio di corrispondervi. In soli otto anni passò dalle elementari al sacerdozio, che ricevette il 18 aprile 1908, nella Cattedrale di Catanzaro dal nuovo Vescovo della diocesi, Mons. Pietro Di Maria. L’anno successivo don Francesco Caruso ebbe la possibilità di effondere sulle anime la ricchezza spirituale del suo sacerdozio: il 14 aprile 1909 fu nominato Parroco di Sellia Superiore. Un impegno profondo di evangelizzazione e una cura paterna di quella popolazione rurale caratterizzò il suo lavoro. Nell'ottobre del 1912, il Vescovo lo chiamò all’ufficio di Rettore del Seminario Vescovile di Catanzaro, incarico che esercitò fino al 1919. S'impegnò con tutte le sue energie alla formazione dei seminaristi: come guida del Seminario, condivise la sua vita di educatore con i giovani aspiranti al sacerdozio in ogni momento della giornata, puntò sulle scuole interne e su un’intensa formazione interiore. Il 14 dicembre 1919 il nuovo Vescovo di Catanzaro, Mons. Giovanni Fiorentini, uomo di bontà e di pace, nominò don Francesco Caruso Padre Spirituale del Seminario. Sarà questa la missione principale di tutta la sua vita, per la quale immolò tutto se stesso. Da ora in avanti schiere innumerevoli di sacerdoti devono a lui lo spessore e la fecondità del loro sacerdozio. Un lavoro intenso svolto nel silenzio, nella preghiera e nell'offerta della vita. Questo lavoro porterà una meravigliosa ricchezza di grazia e di doni alla Chiesa delle diocesi calabresi, particolarmente di Catanzaro e Squillace. Dal 1916 al 1923 Padre Francesco Caruso curò pastoralmente anche la piccola parrocchia della Stella, nei pressi del Seminario. L'11 giugno 1923 venne nominato Canonico Penitenziere della Cattedrale di Catanzaro con Bolla Pontificia di Pio XI. Lasciato il lavoro parrocchiale, esercitò il ministero di confessore della città per tutta la vita. La sua guida illuminata si estese anche agli alunni del nuovo Seminario Regionale, voluto con lungimirante tenacia dal Papa S. Pio X, di cui porta il nome. La vocazione, la missione, la personalità di Padre Francesco Caruso sono definitivamente fissate. Il confessionale diventerà l'altare del sacrificio della sua vita. Tutti i giorni, mattina e sera, il Padre attese i penitenti, pregò e amministrò il perdono di Dio. Accanto a questo lavoro di confessore e di guida spirituale dei seminaristi, Padre Francesco Caruso operò tanto per l’evangelizzazione e per la formazione del laicato cattolico con la fondazione del Terz'Ordine Domenicano a Catanzaro e a Gasperina, cui aderirono centinaia di anime elette, 18 delle quali (solo a Gasperina) si consacrarono al Signore. Tutte queste energie di bene il Padre le indirizzò verso finalità sociali-religiose a vantaggio dei minori abbandonati e delle vittime della guerra, i cui devastanti effetti si sentirono specialmente dopo il terribile bombardamento del 27 agosto 1943 su Catanzaro, che distrusse pure la Cattedrale, il Seminario e l’Episcopio. Quest'attività sociale iniziò il 29 dicembre 1944 con l'apertura di una casa di accoglienza in via Bellavista di Catanzaro con quindici ospiti. Quest'opera iniziale, insufficiente, diede il via alla costruzione della nuova Casa dei Sacri Cuori, anche se il Padre non ebbe la gioia di vedere l’opera completata. Dopo i bombardamenti, Padre Caruso per cinque anni fu ospite e direttore spirituale della Suore del Buon Pastore, fino al settembre 1949, quando per ragione di salute ritornò a Gasperina e fu ospite a casa del fratello. Morì la mattina del 18 ottobre 1951, da tutti riconosciuto come un santo per la sua pietà, la sua rettitudine, la sua prudenza e la sua bontà. I suoi resti mortali riposano nella Chiesa parrocchiale di Gasperina. Sulla base della sua persistente fama di santità, l’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace il 13 settembre 1998 ha avviato la causa di beatificazione e canonizzazione. Papa Francesco l'ha dichiarato Venerabile il 5 maggio 2020.

2. La sua devozione per la Vergine Santissima
Padre Caruso era devotissimo della Madonna. Quest’amore appassionato verso la Madre di Dio lo si coglie nei vari panegirici da lui fatti, soprattutto in onore della Madonna del Carmine, di cui con confidenza estrema portava lo scapolare, che per lui era come un segno di salvezza offerto da Maria ai suoi figli per volontà di Gesù. Attraverso Maria, Padre Caruso andava a Gesù e portava tutti a Gesù. Strumento di questo contatto intimo con Maria era il rosario. Tutti lo ricordano con la corona in mano, mentre confessava e mentre passeggiava nel corridoio del seminario. Mai si staccava da essa. Nello scritto Sfoghi dell’anima mia a Dio, egli ha ricordato che soprattutto nella sua giovinezza, quando sentì forte la vocazione sacerdotale, era la Madonna che lo attirava a sé amorevolmente. Senza la devozione alla Madonna, Padre Caruso non sarebbe stato sacerdote. “Voi, (o Gesù), avete detto: ‘Chiedete e riceverete’. È mai possibile che veniate meno alla vostra parola? Voi ci avete dato per contrassegno della nostra predestinazione alla gloria eterna la devozione alla Madonna, come ci insegnano i dottori di Santa Chiesa. Io ho cercato sempre di avere vera devozione verso di lei ed Ella mi ha amorevolmente attirato a sé con i suoi materni carismi, specialmente al tempo dei miei primi impulsi alla vocazione sacerdotale”! Il 1932 Padre Caruso scrisse nel suo Testamento un pensiero delicatissimo nei confronti di Maria, chiamata la sua più grande Benefattrice: “Ringrazio la Vergine Immacolata di essere stata, dopo Dio, la mia più grande Benefattrice e dopo di Lei ringrazio il caro Patriarca S. Giuseppe e tutti gli altri miei Benefattori celesti e terreni”. Onorava la Madonna del Carmelo con amore filiale. Scrisse negli Sfoghi dell’anima mia a Dio: “Sono anche iscritto al suo scapolare carmelitano, che Ella ci ha dato come segno di salvezza, ed io ho cercato di portarlo sempre devotamente. Non è possibile, o Dio sommamente verace, che il vostro contrassegno fallisca o che rendiate vane le promesse della Madre vostra”! Nei momenti di lotta interiore, Padre Caruso trovava riposo pensando alle promesse della Madonna. Così scrisse il 1940 a Serafina Caliò: “La croce mi amareggia spesso i giorni e le notti e mi fa vedere enormemente orribile la mia situazione spirituale. Provo sollievo soltanto nel pensare i rappresentanti di Gesù che mi assicurano che posso stare tranquillo e che ho fatto i primi venerdì, che porto l'abitino del Carmine”.

Bibliografia
PITARI P., Servo di Dio Padre Francesco Caruso. "Prete felice", pp. 168-169; CARUSO F. A., Sfoghi dell’anima mia a Dio, 1936,  http://francescoantoniocaruso.blogspot.com; LOMBARDO I., Servo di Dio P. Francesco Antonio Caruso (1879-l951) Educatore di presbiteri e Ministro della Riconciliazione. «Secondo il cuore di Cristo», testo su Internet.






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