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TOMMASO D'AQUINO



1. San Tommaso d’Aquino, la vita di un maestro nel sacerdozio
San Tommaso è nato a Roccasecca, dai conti d’Aquino (non lontano da Roma, nell’attuale provincia di Frosinone) nell’anno 1225. Da bambino fu educato nel monastero benedettino del Monte Cassino, poi da giovane continuava l’educazione a Napoli, dove nel 1243 entrò nell’Ordine dei Predicatori. Nel 1245 fu inviato a Parigi, dove studiava sotto la guida del maestro Alberto Magno. Poi, lo seguiva trasferendosi a Colonia nel 1248, l’anno in cui nel giorno dell’Assunzione veniva posta la prima pietra della nuova cattedrale: Tommaso era già là. Durante il soggiorno nella città di Colonia Tommaso, con ogni probabilità, ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale, anche se non ci sono pervenute molte notizie relative a quel evento, sappiamo però in generale che quello coloniese era un periodo decisivo per la vita dell’Aquinate. Nel 1252 iniziò a insegnare a Parigi e poi in Italia ad Anagni, alla corte pontificia a Orvieto e finalmente nel Convengo di Santa Sabina sull’Aventino a Roma, dove era chiamato a rinnovare gli studi di coloro che si preparavano al sacerdozio e alla missione. Dopo un nuovo soggiorno a Parigi, tornò per insegnare a Napoli nel 1272. Chiamato a partecipare al Concilio di Lione, durante il viaggio, muore nell’abbazia cistercense a Fossanova il 7 marzo 1274.

2. L’Aquinate, il devoto della Beata Vergine
Non c’è dubbio che l’Aquinate è una luminosa figura sacerdotale, di predicatore zelante, e soprattutto di una vero maestro della vita sacerdotale. In quanto innamorato apostolo dell’Eucaristia, egli ha potuto offrire una luminosa dottrina sul sacerdozio, perché in riferimento al sacramento dell’altare riesce a spiegare il sacramento dell’Ordine sacro. Alla luce della centralità dell’Eucaristia, ovvero proprio in riferimento al Sacrificio, il nostro teologo vive il suo sacerdozio e offre la preziosa dottrina sul ministero sacerdotale. San Tommaso è una grande figura sacerdotale, ma forse negli occhi di qualcuno rimane una certa penombra riguardo alla domanda: se egli fosse anche una forte figura mariana, da cominciare con quell’etichetta, che è stata spesso con poca serenità associata a San Tommaso, circa la sua contrarietà a quella verità dell’Immacolata Concezione, che più tardi sarà proclamata il dogma di fede ed appena, l’8 dicembre, è stata festeggiata da tutti noi. Per di più, anche solo sfogliando la gran molle degli scritti dell’Aquinate, un lettore poco attento potrebbe avere l’impressione che il Dottore Angelico non si sia impegnato molto nell’approfondimento della dottrina mariana. Tutto sommato, è vero che le pagine in cui tratta della Beata Vergine sono relativamente poche, considerato il mare immenso delle sue opere. Invece questo grande sacerdote domenicano, come d’altronde l’intero suo Ordine religioso, nell’arco di tutta la sua vita è immerso in un vero e profondo amore per la Beata Vergine Maria. L’Ordine domenicano, che Tommaso ha scelto, si era sin dai suoi albori distinto per la particolare attenzione e devozione alla Maria Santissima, promuovendo tra l’altro quella preghiera prediletta che è il Rosario della Beata Vergine. In questo clima la vita sacerdotale di Tommaso non poteva non respirare e nutrirsi continuamente di una vicinanza a Maria del tutto speciale. Anche se da biografi moderni non si da più rilievo a diversi episodi mariani prima associati all’Aquinate, e oggi ritenuti le pie tradizioni o leggende, bisogna dire che ci sono fatti certi che confermano quanto questo sacerdote sia nel suo animo anche il grande mariano. In questo senso, l’episodio che ricorda Guglielmo di Tocco, il primo biografo del Dottore Angelico, ovvero che quel bambino Tommaso avendo trovato su un pezzo di carta scritta l’Ave Maria, l’avrebbe spesso baciata con devozione, oggi consideriamo piuttosto una pia leggenda. Ma non mancano i fatti storicamente confermati di una devozione mariana di quel sacerdote e teologo, che si è meritato il titolo del Dottore comune di tutta la Chiesa. Chi, ad esempio, ha avuto modo di consultare gli autografi della sua Summa contra Gentiles, ha potuto trovare scritte nei margini delle pagine le parole Ave Maria, che offrono un segnale tangibile come il lavoro teologico di Tommaso veniva scandito dalla preghiera mariana, dall’affidamento a Lei di se stesso e delle preziose pagine che l’Angelico ci ha lasciato nei suoi scritti. Guglielmo di Tocco, per riprendere ancora la prima biografia dell’Aquinate, riferiva che era proprio la Vergine che ha nominato Tommaso “suo Dottore” e lo abbia arricchito di quella singolarissima scienza e purezza che lo distinse. Se l’enfasi di una tale espressione ci potrà forse apparire troppo forte, essa riesce però a trasmettere bene, nello stile di allora, l’indubbia connotazione mariana della figura e dell’opera di Tommaso. È possibile pertanto pensare alla vita mariana dell’Angelico, riassumendola anche in quella tradizione, secondo cui prima di morire Tommaso avrebbe confidato al suo amico e segretario, frate Reginaldo, che la Santa Vergine gli apparve gloriosa, rassicurandolo sulla sua vita e sulla sua opera, ed assicurando che egli avrebbe ottenuto tutto quello che per mezzo di lei aveva chiesto. Per gustare però il tratto mariano del presbitero e teologo Tommaso bisogna sempre andare ai suoi scritti, dove l’Aquinate è nascosto, con la sua mente e il suo cuore: lui che quasi mai non parla di se stesso, ma sempre e solamente di Dio; effettivamente si nasconde dietro la sua opera: a differenza di grande Agostino d’Ippona, egli ci trasmette poco sulla sua esperienza personale di fede, ma è tutto teso ad offrire solo l’oggettiva esposizione della verità su Dio (sacra doctrina – scienza di Dio). Sfogliando le opere di Tommaso, cioè attraverso la scienza sulla Vergine, in cui si contiene anche il “metro” della devozione e della spiritualità mariana dell’autore, potremmo intravedere i tratti del ritratto tomista della Beata Vergine: la Beata Vergine, che è anche il titolo prediletto dal Dottore Angelico, con il quale più frequentemente nelle sue opere parla della Madre di Dio e Madre nostra.

3. Il teologo di Gesù Cristo e perciò il teologo di Maria
San Tommaso tratta di Maria Santissima innanzitutto nella Somma di Teologia, nella Terza Parte dedicata al nostro Signore Gesù Cristo, in particolare nelle questioni al 27 alla 33. Egli si intrattiene nella compagnia della Beata Vergine anche nella Somma contro i Gentili, precisamente nel libro 4, quando confrontandosi con le eresie del passato espone il mistero dell’Incarnazione ad utilità dei missionari evangelizzatori dei pagani; e poi nel Compendio di Teologia, che si potrebbe chiamare la terza piccola “summa” tomista (Maria vi è presente nella parte dedicata alla fede, sempre all’interno dell’approfondimento del mistero dell’Incarnazione, nn. 450-469); infine, nel suo Commento al Libro delle Sentenze di Pietro Lombardo (in specie il libro 3, con le distinzioni 3 e 4, dedicate alla Madre in occasione della spiegazione della natura umana assunta dal Verbo incarnato). Maria non potrebbe mancare in vari commenti di Tommaso alla Sacra Scrittura6, nonché in alcuni sermoni, come anche nel noto opuscolo Expositio salutationis Angelicae (Esposizione sul saluto dell’angelo), che sarebbe proclamato alla fine della vita di Tommaso, di cui però effettiva autenticità, in quanto opera dell’Aquinate, oggi viene piuttosto messa in discussione. Con questo elenco alla mano, effettivamente, come abbiamo accennato prima, le pagine mariane – quantitativamente – non sono molte rispetto allo straordinariamente ricco panorama della grande produzione tomista. Però ciò che è nuovo e prezioso non è tanto la quantità degli scritti mariani, quanto piuttosto la nuova impostazione del discorso su Maria all’interno della grandiosa e geniale costruzione della teologia tomista. Nella sua “cattedrale teologica” – come molti hanno chiamato il disegno teologico tomista, specialmente quello fissato nell’architettura della Somma – in questa “cattedrale” del sapere teologico il posto assegnato da Tommaso alla Madre, legato sempre profondamente e inscindibilmente al mistero del Figlio incarnato, Gesù Cristo, illuminerà i secoli futuri, offrirà orientamenti per i successivi sviluppi della mariologia e per la sua strutturazione scientifica, e né ispirerà un equilibro che fugge degli eccessi. Tommaso è il grande “architetto” dello stile del pensare mariano, insieme positivo e speculativo, che si cimenterà nelle scuole tomiste dei secoli successivi e anche, più generalmente, nel pensiero cattolico. Direi di più, se si analizzino attentamente le fonti dalle quali Tommaso attinge la sua dottrina sulla Madonna, si vedrà che egli – riservandosi un certo primato – si riferisce abbondantemente non solo ai teologi occidentali, a Girolamo e ad Ambrogio, ad Agostino e Leone Magno, ad Anselmo o ai cantori della Vergine come Bernardo, Ugo di San Vittore, ma Tommaso cita anche abbondantemente tutta la ricca e decisiva tradizione orientale, iniziando dai Concili greci, ma nutrendosi anche della sapienza di Giovanni Crisostomo e Giovanni Damasceno, nonché di Cirillo di Alessandria, che è riconosciuto giustamente il dottore della divina maternità di Maria. Tommaso in questo nuovo sguardo teologico e nella susseguente sensibilità mariana, spiccatamente universale – dall’Oriente all’Occidente –, supera di gran lunga i suoi contemporanei. Oltre tutto, poi, la mariologia di Tommaso rimane sempre di esempio di come formare cristocentricamente e criticamente ogni discorso su Maria santissima. Per cogliere anche questa caratteristica del ritratto della Beata Vergine di Tommaso, non trascurerei il testo di indubbia ispirazione tomista, che è quell’Esposizione del saluto angelico, a cui accennavamo prima: a rigore sarebbe difficile provare che sia testo autentico dell’Angelico, e pertanto oggi avrei dovuto tralasciarlo. Ma mi ha incoraggiato a rileggere con voi alcuni suoi versi il fatto che la ben nota, prestigiosa collana dei Testi mariani del secondo millennio aggiunge anche quel prezioso sermone dedicato all’annunciazione alla Vergine nella silloge dei testi tommasiani. Nell’esposizione dell’Ave Maria si insegna, commentando le parole “il frutto benedetto del tuo seno”: “Eva cercò il frutto, ma in esso non trovò tutto quello che desiderava. Invece la Beata Vergine trovò nel suo frutto tutto quello che Eva aveva desiderato”. E prosegue: “Eva infatti nel suo frutto desiderò tre cose: ciò che il diavolo falsamente le promise, ossia diventare come Dio, consapevoli del bene e del male (…), desiderò il piacere, giacché quello frutto era ‘buono da mangiare’ (…), [lo desiderò poi perché] era bello da vedersi”, ma non trovò niente di tutto ciò. Diversamente tutto ciò, lo ha trovato la Beata Vergine: Mentre Eva mangiando il frutto, si era resa dissimile a Dio, la Beata Vergine e con lei tutti i cristiani, nel frutto del suo seno, ha trovato ciò che Eva cercava: unione con Dio per mezzo di Cristo e similitudine a Lui. Eva cercava piacere e bontà, ma ha trovato nudità e dolore. Mentre nel frutto del seno della Beata Vergine troviamo soavità e salvezza: chi mangerà questo frutto avrà vita eterna. Eva cercava la bellezza, ma la Vergine ha trovato il frutto più bello, che gli angeli contempleranno: egli è il più bello tra i figli degli uomini (cfr Sal 44,3), perché è lo splendore della gloria del Padre (Eb 1,3). Gesù, il Signore. L’esposizione del saluto angelico alla Vergine si conclude con una parenesi: cerchiamo allora nel frutto della Beata Vergine ciò che desideriamo, perché questo è il frutto benedetto da Dio. “Così dunque anche la Vergine è benedetta, ma più benedetto è il suo frutto”. Non è difficile sentire in queste parole la caratteristica principale e innovativa della mariologia tomista: la sua spiccata preminenza cristocentrica, che offre la chiave per comprendere il mistero della Madre: per Tommaso Maria si pone sempre nella prospettiva del Verbo, nell’ottica del frutto, che da lei viene concepito per opera dello Spirito Santo. La Vergine è benedetta, ma lo è sempre a partire e in vista del suo frutto, frutto del suo seno, che è “il più benedetto”. Nello stesso tempo, Maria accogliente il frutto Gesù rappresenta l’icona della nuova umanità, generando Cristo per l’intera umanità. Lei mette la sua umanità al servizio del più bello tra i figli dell’uomo e così ottiene la bellezza della nuova umanità per coloro che lo desiderano e lo cercano. Possiamo concludere: anche se il testo dell’Esposizione non sia autenticamente associabile a Tommaso, mi pare che da lui sia ispirato, e così è una di quelle tracce dell’influsso benefico di ciò che di essenziale Tommaso ha lasciato negli altri circa la Vergine Madre del Verbo e Madre nostra.

4. I misteri della vita di Maria nei misteri della vita di Gesù.
Proseguendo più sistematicamente nella nostra riflessione, chiediamoci quale sia il ritratto della Beata Vergine che ci offre Tommaso d’Aquino; quale è la Beata Vergine dell’Angelico? È innanzitutto un ritratto essenziale della Beata Vergine Madre di Dio, santa al di sopra degli altri. È un ritratto iscritto tra le righe di quell’affresco grandioso che rispecchia i misteri della vita del suo Figlio, gaudiosi, luminosi, dolorosi, gloriosi… I misteri della vita di Maria si possono leggere e capire solo all’interno dei misteri della vita di Gesù, autore della vita e della salvezza. Maria di Tommaso, per così dire, attraverso ogni passo della sua esistenza è “trasparente” per il mistero del Figlio.
a) Madre di Dio
Come abbiamo già anticipato, il nucleo centrale della Terza Parte della Somma di Teologia di Tommaso, è costituito dal Verbo Incarnato che è il cuore del mistero della salvezza. La Vergine Madre si può comprendere solo a partire da Colui che fu da lei concepito per opera dello Spirito Santo. Secondo questa prospettiva, nell’Incarnazione del Verbo non si sperimenta una dinamica ascensionale, ma piuttosto un vero abbassamento del Figlio di Dio: “Nel mistero dell’Incarnazione non ci fu un’ascesa, come se la creatura preesistente potesse elevarsi alla dignità dell’unione (ipostatica: con il Verbo di Dio), opinione questa dell’eretico Fotino. Va piuttosto considerata come una discesa, nel senso che il Verbo di Dio, che è perfetto, prese l’imperfezione della nostra natura, conformemente al detto del Vangelo: ‘Discesi dal cielo’ (Gv 6,38.51)”. L’Aquinate precisa il motivo principale per cui il concepimento del Verbo deve dirsi assolutamente soprannaturale e miracoloso: è tale perché il suo principio attivo è lo Spirito Santo. Nondimeno, nello stesso tempo può essere considerato naturale secondo un certo verso, vale a dire, secondo la materia concepita, giacché la Madre ha concepito un corpo umano normale. La Vergine Maria infatti non ha concepito una creatura umana (una persona umana) che il Verbo di Dio avrebbe dovuto assumere in seguito, ma ha concepito quel corpo che era il corpo del Verbo Incarnato fin dal primo istante e perciò Lei è veramente la Madre di Dio. Nel Compendio di Teologia, San Tommaso illustra la maternità di Dio in modo seguente: “in entrambi i Simboli [della fede] si dice che il Figlio di Dio è nato o si è incarnato dalla Vergine [‘nato da Maria Vergine’]; ora, la donna dalla quale nasce un figlio viene detta sua madre perché fornisce la materia del concepimento, e per questa ragione la Beata Vergine Maria, che fornì la materia per il concepimento del Figlio di Dio, deve essere detta veramente Madre di Dio [contro gli errori di Nestorio]. Perché una donna sia madre non importa infatti da quale principio la materia da lei somministrata venga formata: colei che ha dato la materia che doveva essere poi formata dallo Spirito Santo non è infatti meno madre di colei che dà la materia che deve essere formata dal seme virile”. E continua più avanti: “se poi qualcuno volesse dire che la Beata Vergine non deve essere detta Madre di Dio perché da lei non è stata assunta la divinità ma soltanto l’umanità, come diceva Nestorio, costui manifestamente non sa quello che dice. Infatti una donna è detta madre di qualcuno non per il fatto che tutto ciò che è in lui è preso da lei. L’uomo infatti è formato di anima e corpo, ed è tale più a motivo dell’anima che del corpo; ora, di nessun uomo l’anima viene presa dalla madre, ma è creata immediatamente da Dio, come accade effettivamente (…). Come dunque di ogni uomo è detta madre quella donna dalla quale egli è assunto il corpo, così deve essere detta Madre di Dio la Beata Vergine Maria dal momento che il corpo da lei assunto è il corpo di Dio. E bisogna dire che è il corpo di Dio, dato che viene assunto nell’unità della persona del Figlio di Dio, che è vero Dio. Quindi coloro che confessano che la natura umana è stata assunta dal Figlio di Dio nell’unità della persona devono necessariamente affermare che la Beata Vergine Maria è la Madre di Dio”. Maria ha contratto una singolare relazione, personale e reale, con il Figlio di Dio; questa relazione ha coinvolto non solo l’elemento materiale, ma l’intera personalità della Beata Vergine e supera tutte le relazioni delle creature con il Creatore. In questa luce la maternità divina, nella visione tomista, rappresenta la ragion d’essere di tutti gli altri privilegi di Maria e la spiegazione fondamentale della convenienza per cui questi privilegi le sono stati concessi dal Signore in misura così generosa. Vorrei notare al riguardo un altro particolare. Cristo è nato da una donna, da una madre: per Tommaso questa verità ha un profondo significato anche antropologico, che ben corrisponde alla diffusa sensibilità della nostra epoca. Egli tiene presente il parallelismo tra Cristo e Maria, e nella Somma di Teologia troviamo in merito un argomento interessante anche per noi oggi: Cristo, dirà Tommaso, “assunse la natura umana secondo il sesso maschile, ma perché non fosse disprezzato il sesso femminile fu conveniente che si incarnasse da una donna”. Così tutta la natura umana, maschio e femmina, è nobilitata. Al riguardo perciò Tommaso fa propria l’esortazione di Sant’Agostino: “Uomini, non mancate di stima verso voi stessi: il Figlio di Dio ha assunto un uomo. Donne, non mancate di stima verso voi stesse: il Figlio di Dio è nato da una donna”.
b) Madre santa al di sopra degli altri
Maria negli occhi di Tommaso risplende di santità. “Non fu immune soltanto dal peccato attuale, ma fu mondata, per privilegio speciale, anche dal peccato originale”. Trattando però la santificazione della Beata Vergine egli di per sé non contemplava ancora l’Immacolata Concezione, mentre riteneva che bisognerebbe ammettere piuttosto una purificazione della Vergine dal peccato originale dopo l’infusione dell’anima. Altrimenti, per Tommaso, se lei “fosse stata concepita senza il peccato originale, non avrebbe avuto bisogno della redenzione di Cristo, e così Cristo non sarebbe il redentore universale degli uomini: il che pregiudica la sua dignità”. Di per sé, è una posizione analoga a quella dei grandi teologi del suo tempo, come suo maestro Alberto Magno, ma anche San Bonaventura, e prima Sant’Anselmo e San Bernardo, tutti grandi cantori della Vergine. Ognuno di noi si rende conto che una tale spiegazione oggi è ormai superata e non sarebbe concorde con la definizione dell’Immacolata Concezione, insegnata da Pio XI nella Costituzione dogmatica Ineffabilis Deus (8 dicembre 1854). Tommaso non intuisce ancora l’idea della redenzione preventiva, in vista dei meriti di Cristo, che permette – per primo – definire solennemente la verità di fede su Maria, la quale fu preservata immune da ogni macchia di peccato originale, e non solo purificata nel grembo della sua madre, ma – nello stesso tempo – permette di non oscurare il dogma dell’universalità della salvezza operata da Gesù Cristo, tenendo la sua suprema “dignità”, come insegnata da Tommaso. Per un’adeguata ricezione delle profonde intuizioni del pensiero tomista, possiamo ricordare il fatto che il Papa Pio XII, autore di ben sette encicliche mariane, nella lettera enciclica Fulgens corona dell’8 settembre 1953, che riproponeva motivazioni teologiche dell’Immacolata Concezione in rapporto all’Assunzione della Madre in cielo, tra le motivazioni dottrinali, ovvero tra le ragioni del dogma, citava anche San Tommaso d’Aquino. Nel capitolo I dell’enciclica dice che la chiamata ad essere Madre di Dio postula “la pienezza della grazia divina e l’anima immune da qualsiasi peccato, perché esige la più alta dignità e santità dopo quella di Cristo”, e prosegue: “Anzi da questo sublime officio di Madre di Dio [cfr Concilio di Efeso contro nestoriani], come da arcana fonte limpidissima, sembrano derivare tutti quei privilegi e tutte quelle grazie che adornarono in modo e misura straordinaria la sua anima e la sua vita. Come ben dice l’Aquinate – ed ecco la famosa citazione – ‘Poiché la beata Vergine è Madre di Dio, dal bene infinito che è Dio trae una certa dignità infinita’ (Summa Theologiae, I, q. 25, a. 6, ad 4)”. Ciò che potrebbe sorprendere è che Pio XII, là dove si aspetterebbe una citazione piuttosto del beato Duns Scoto (senza voler nulla togliere ad illustre Doctor marianus), riferisce proprio le parole di Tommaso, che non avrebbe “azzeccato” i termini precisi di questa verità di fede e non li ha promossi né trattati in modo esplicito. Per di più, Pio XII richiamerà lo stesso passaggio dell’Aquinate ancora un anno più tardi, in un’altra enciclica, che a sua volta chiudeva l’Anno mariano e instaurava la festa della Maria Regina del cielo e della terra: Ad caeli Reginam (11 ottobre 1954). Nel capitolo III il Santo Padre vuole mettere in guardia davanti agli eccessi, davanti a certe esagerazioni circa la devozione a Maria, diremmo, a certi pasticci liturgici e meno liturgici, a certe predicazioni troppo “zuccherate” o, dall’altro canto, a non di meno presenti dimenticanze e lacune nei confronti di Maria. Il Pontefice insegna che i Pastori debbano aver cura di “non cadere in un doppio errore”, quello di esagerazioni e di enfasi prive di fondamento, che oltrepassano i limiti del vero e, dall’altra parte, quello di ristrettezza che tende a cancellare ciò che riguarda la dignità di Maria. A questo punto, quasi ad offrire una misura d’equilibrio, cita di nuovo il Dottore Angelico – con lo stesso passo della Somma –, che ci insegna ad attribuire a Maria dignità sublime “per ragione del bene infinito, che è Dio (Summa Theologiae, I, q. 25, a. 6, ad 4)”. Il Dottore dell’Immacolata rimane il beato Duns Scoto, ma San Tommaso non manca nella sostanza del suo contributo mariano di quell’equilibrio teologico che è capace di far purificare lo sviluppo dottrinale della verità di fede da certe idee o espressioni meno felici, controverse o ambigue. In quel senso pur non essendo il sostenitore dell’Immacolata Concezione, si iscrive degnamente in quell’arduo, ma affascinante sviluppo del dogma, che con il tempo ci fa comprendere sempre meglio anche il mistero di Maria. Infatti, anche per Tommaso “è ragionevole credere che al di sopra di tutti gli altri abbia ricevuto maggiori privilegi di grazia colei che ha generato ‘l’Unigenito del Padre, pieno di grazia e di verità’, così da essere salutata dall’Angelo: ‘Ave, piena di grazia’”.
c) Madre Vergine
Anche la verginità di Maria, come la sua maternità e la santità, si spiega sempre in riferimento a Gesù Cristo, cioè in relazione al concepimento del Verbo. Dobbiamo assolutamente credere che la Madre di Cristo ha concepito in modo verginale – professa Tommaso – perché la dottrina contraria è l’eresia di chi riteneva Cristo un puro uomo. “Dobbiamo affermare – poi – in modo assoluto che la Madre di Dio, come concepì da vergine e partorì da vergine, così anche dopo il parto rimase vergine per sempre”. Questa certezza di fede circa la verginità della Theotòkos, trasmessa dalla Tradizione, esprime e segue la totale disposizione di Maria nei confronti del Dio Trinità: Lei si affida pienamente al Padre, si mette al servizio del Figlio e diventa il santuario dello Spirito Santo, facendo vedere l’altissima dignità e la capacità obbediente di interloquire e di relazionarsi con le Persone del Dio Trinità. Secondo Tommaso, per la perfezione del Verbo concepito, “è evidente la convenienza che anche nella generazione umana del Verbo di Dio risplendesse qualcuna delle proprietà spirituali del Verbo. Il Verbo infatti, o parola, sia quello concepito interiormente, sia quello proferito esteriormente, in quanto viene emesso da chi lo esprime, non provoca in costui nessuna corruzione, ma piuttosto ne indica la perfezione. Perciò era conveniente che il Verbo di Dio venisse concepito e nascesse secondo la generazione umana in modo da non corrompere l’integrità della madre. Inoltre è chiara la convenienza che il Verbo di Dio, mediante il quale sono state costituite tutte le cose, e dal quale sono conservati tutti gli esseri nella loro integrità, nascesse in maniera da conservare l’integrità della madre. Dunque era conveniente che tale generazione avvenisse da una vergine”. Inoltre, tra vari argomenti per i quali fu conveniente che Gesù nascesse dalla Vergine, che troviamo sparsi nelle opere di Tommaso, secondo quanto si legge nel Compendio di Teologia, egli fa vedere una ragione che vorrei richiamare con voi: “il Figlio di Dio veniva in questo mondo avendo assunto la natura umana per elevarci allo stato di risorti, nel quale stato ‘non si prende moglie né marito, ma gli uomini saranno come angeli in cielo’ (Mt 22,30). E in questo modo – dice l’Angelico – egli [il Figlio di Dio] introdusse l’insegnamento della continenza e della verginità, così che potesse in qualche modo risplendere nella vita dei fedeli l’immagine della gloria futura. Era dunque conveniente che fin dalla sua origine Cristo raccomandasse la verginità nascendo da una Vergine”.

5. Tommaso, figura sacerdotale – figura mariana
San Tommaso d’Aquino: figura sacerdotale, figura mariana, sì! Un sacerdote non potrebbe non essere anche un mariano, nel proprio stile di vita, nella propria spiritualità e nella devozione, nella parola di predicazione, che gli è affidata, nell’insegnamento della sacra doctrina… E Tommaso ne ha offerto una testimonianza luminosa: non tanto per l’estensione quantitativa della produzione teologica mariana, ma per la profondità e la solidità della riflessione mariologica, che si era nutrita sia di concetti chiari e precisi sia di una viva spiritualità formata dalla Beata Vergine. Il pregio che ci lascia il pensiero mariano di Tommaso è il primato cristologico della salvezza, che “adombra” e illumina il mistero della Beata Vergine. Certo che anche il pensiero della scienza divina dell’Aquinate ha i suoi limiti storici ed è aperto al perfezionamento teologico, così anche la sua mariologia è aperta ai perfezionamenti ed approfondimenti, ma sarebbe poco prudente pensare che si possa trascurare ciò che essenziale di questa grande equilibrata visione mariana del santo presbitero Tommaso.


Bibliografia
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