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NUOVA EVANGELIZZAZIONE


1. Perché una «nuova evangelizzazione»

Nella dimensione secolare del nostro mondo dove la religione e la Chiesa, come abbiamo appena visto, non hanno più nessuna utilità, non deve esserci spazio per la rassegnazione. Infatti, piuttosto che recriminare sulla secolarizzazione e voler vedere in essa solo il segno dell’apostasia della fede, è più opportuno con la speranza cristiana aprire il cuore a questo mondo, in termini inediti di una  “nuova evangelizzazione”. Il nostro è un futuro pieno di speranza, così come ci rassicura la parola di Dio sul senso divino della storia come luogo dell’impegno costruttivo e dell’invenzione creativa. In una società pluralistica e in parte scristianizzata, l’atteggiamento dominante è quello del relativismo, che conduce dal dubbio alla totale indifferenza riguardo la verità oggettiva e universale, facendo perdere così il senso e l’orientamento dell’esistenza. In tale contesto, la «nuova evangelizzazione» deve impegnarsi per superare la frattura tra la cultura e il Vangelo mediante un’opera d’inculturazione della fede per trasformare i modelli di vita, i criteri di giudizio e le linee di pensiero dell’uomo attuale. Nuova evangelizzazione non significa inventare un nuovo Vangelo ma annunciare lo stesso in forme adattabili al nuovo contesto sociale e al nuovo impegno missionario della Chiesa. La Chiesa che per sua natura è missionaria, non deve perdere l’entusiasmo di evangelizzare, anzi deve promuovere, ringiovanire il proprio dinamismo missionario. La missione e l’evangelizzazione sono infatti una vocazione connaturale per la Chiesa che, giorno dopo giorno, deve prendere coscienza del suo impegno pastorale condotto con ardore apostolico ed essere fermento per il Regno. L’atteggiamento di fondo di coloro che portano la buona novella di salvezza, non è quello di imporre la Verità cristiana ma di proporre. L’azione evangelizzatrice nel rispetto della dignità della persona umana e del contesto socio culturale a  cui appartiene, deve mirare a far emergere i profondi valori di religiosità, di spiritualità e di carità. L’uomo, per ricevere l’annuncio del Regno deve predisporsi ad un cambiamento profondo della mente e del cuore cioè ad una conversione radicale, ad una metanoia. Evangelizzare significa far presente Cristo nella propria vita, affinché ogni uomo in Lui ritrovi il senso e la dimensione adeguata della propria esistenza. L’evangelizzazione, radicata nell’annuncio dei primi missionari,  si può definire nuova, quando è tale nei suoi metodi e nelle sue espressioni.

2. Un concetto nuovo di “missione” e di  “evangelizzazione”
«Con la riflessione maturata nel Vaticano II, e a seguito di esso, si è evoluto e perfezionato anche il concetto di «missione» e di «evangelizzazione» e si è avuta una nuova coscienza quanto ai «soggetti» e quanto all’«oggetto» della missione. Fattori questi, che portano necessariamente a parlare di una nuova evangelizzazione». Il concetto di missione in senso innovativo, non  è più inteso sotto l’aspetto geografico ma teologico. Il destinatario della missione è l’uomo nel “mondo”, non ci sono confini in questo compito. Ogni creatura deve essere raggiunta dall’annuncio di salvezza con l’aiuto dell’amore e della grazia. La missione trova la sua vera identità nell’impegno da parte di tutta la Chiesa, che diviene soggetto primo nel suo compito “ad intra” e “ad extra” del suo territorio da evangelizzare. Il dinamismo innovativo della missione consiste nella collaborazione e nello scambio reciproco tra le antiche chiese e  le nuove, nel dare e nel ricevere; nel vedere come le giovani Chiese diventino «missionarie di se stesse» attraverso un  autonomo processo di maturazione e di un faticoso impegno di rievangelizzazione. Parlare di un concetto nuovo nell’ambito dell’evangelizzzione significa estendere tale compito a nuovi soggetti evangelizzanti. La Chiesa oggi, non vuole sottovalutare l’opera evangelizzatrice dei missionari cioè di coloro che sono investiti di un dovere specifico e di una vocazione missionaria ma vuole estendere tale impegno a tutti i battezzati nel rispetto della propria vocazione. Con il Concilio Vaticano II, si riconosce la partecipazione attiva del laicato nell’impegno missionario della Chiesa. Tale nuovo riconoscimento, il Vaticano II lo riallaccia alla tradizione apostolica descritta in Catechesi tradendae come «un’esperienza antica quanto la Chiesa». La costante presenza attiva dei laici all’azione missionaria della Chiesa ha dato un volto nuovo alla evangelizzazione che viene considerata non più nella sua dimensione clericale ma ministeriale. L’estensione al laicato nell’impegno missionario trova il suo profondo senso teologico nella motivazione ecclesiologica  che il Vaticano II ha dato nel definire la Chiesa come mistero di comunione dove tutti i battezzati devono prendere coscienza di essere comunità missionaria, soggetti  di evangelizzazione e veri testimoni annunciatori di una fede limpida e profonda. 

3. Maria  stella della  «nuova evangelizzazione»
Nell’impegno ecclesiale di una nuova evangelizzazione, Maria si pone come prima testimone e guida nell’azione missionaria. Infatti: «…nella sua opera apostolica la Chiesa giustamente guarda a Colei che generò il Cristo, concepito dallo Spirito Santo e nato dalla Vergine, per nascere e crescere anche nel cuore dei fedeli per mezzo della Chiesa. La vergine, infatti, nella sua vita fu modello di quell’affetto materno, del quale devono essere animati tutti quelli che nella missione apostolica della Chiesa cooperano alla rigenerazione degli uomini» (LG 65). In questo cammino verso il Regno, Maria ha un posto privilegiato e unico nell’opera della salvezza, in quanto accanto a Cristo diviene l’emblema e la guida di sicura  speranza e consolazione di tutto il popolo di Dio peregrinante, nell’attesa del giorno del Signore. La Chiesa da sempre imita l’atteggiamento missionario di Maria che non appena appreso dall’angelo che sua cugina Elisabetta attende un figlio, non esita per correre da lei, per assisterla ed «evangelizzarla» riguardo l’adempimento della promessa messianica nella nascita del Messia Salvatore. La Chiesa sente il dovere di rinnovare l’annuncio della buona novella, perché ella nasce dalla stessa azione evangelizzatrice di Cristo e degli apostoli che vede Maria già presente nella Chiesa nascente in attesa della discesa dello Spirito Santo. Come già detto in precedenza, la «nuova evangelizzazione» riguarda il rinnovamento del primo annuncio attraverso una nuova metodologia di diffusione del Vangelo nel mondo, senza limiti di confini. La Chiesa, associata da sempre a Maria come Madre della Chiesa  e Madre di Cristo sente l’esigenza forte di creare un clima di dialogo sincero di amicizia e di solidarietà, nel suo impegno per la «missione inculturata».  

4
. Proposta di criteri nella catechesi mariana
Quando si parla di catechesi, non si vuole intendere una semplice trasmissione di nozioni, ma come «la capacità di iniziazione o introduzione ad una verità, al fine di costringere ad una reazione esistenziale seria e decisiva». L’attività catechetica deve essere al servizio e in funzione dell’itinerario, alla risposta matura sia individuale che comunitaria. E’ soprattutto educazione alla fede, è iniziazione alla pienezza della vita cristiana, pertanto bisogna saper porgere la parola che guida e illumina tenendo in considerazione il proprio vissuto affinché la catechesi diventi il sostegno per vivere. La catechesi mariana, intesa come «la continua maturazione di fede nella comprensione e nella esperienza di Maria nel mistero di Cristo e della Chiesa», deve svolgersi integrando il momento della conoscenza con quello dell’esperienza. La tappa della conoscenza definita come la “pedagogia mariana” vuole indirizzare verso la conoscenza integrale del mistero di Maria cercando di superare gli atteggiamenti superficiali e di chiusura nei suoi confronti affinché la sua figura sia un sostegno per vivere la fede nella propria realtà storica. Così il momento dell’esperienza si unisce a quello della conoscenza. Questo dinamico programma catechetico - pastorale deve essere la strategia “esperienziale” per promuovere nei cristiani, sia giovani che adulti, un profondo vissuto mariano.

5.  Maria e l’adulto : un incontro mancato
La storia biblica di Maria  nell’ incontro con i pastori, diventa un’esperienza emblematica di conoscenza accogliente che ogni fedele dovrebbe avere nei confronti di Maria. Oggi i mass-media porgono un’immagine dell’uomo e della donna come un manufatto della odierna società influenzato dal consumismo, dall’edonismo e dall’indifferentismo. Il fedele adulto, tuffato in questo contesto falso, mantiene le distanze verso la devozione mariana ritenuta troppo densa di sentimento e carente di contenuto umano e religioso che sarebbe indizio di una immaturità religiosa e cristiana. L’incontro può essere recuperato facendo riscoprire Maria non come una storica figura d’altri tempi, ma colei che fu protagonista di una vicenda coraggiosa e che con la sua fede incrollabile, la sua generosità e fortezza umana, ha aderito totalmente con la sua disponibilità al progetto divino della salvezza  universale.

6. Maria e i giovani: l’urgenza di un incontro.
Nonostante le numerose aggregazioni giovanili cattoliche l’incontro tra i giovani e Maria rimane superficiale e carente nell’esperienza cristiana. L’attuale situazione sociale vede i giovani strumentalizzati da un contesto ideologico che gli allontana dai veri valori della vita non riuscendo ad apprezzare e capire fino in fondo l’autenticità di una relazione “io-tu”. Di conseguenza il rapporto tra Maria e i giovani è marginale e soggettivamente valutato come un modello di virtù passive e figura astorica non consona, anzi una nota stonata nell’attuale tessuto sociale. Un moderno piano catechetico mirato ad avvicinare Maria ai giovani, consiste nel presentarla nella sua condizione di giovane donna che al momento del “fiat” divenne l’artefice della storia di salvezza. Maria, donna di tutti i tempi si identifica pienamente con le problematiche della donna moderna e dei giovani in genere. Maria è  una giovane credente che responsabilmente assume il rischio della storia, che spera in un radicale cambiamento della storia da parte di Dio e che si schiera a favore dei più deboli ed indifesi. Maria diviene così un modello provocatorio per i giovani  che sentendosi chiamati in causa si accostano a Lei in un dialogo aperto e costruttivo affinché possano prendere coscienza che la loro sfiducia  nel mondo può tramutarsi in un protagonismo in grado di cambiare la storia abbattendo le barriere dell’emarginazione e dell’indifferentismo. L’incontro e la conoscenza tra  Maria e i giovani trovano la loro completezza nella celebrazione mariana personale e comunitaria. La celebrazione non è solo canto di lode e di ringraziamento ma è celebrazione della grazia di Cristo in tutti i cristiani. Nel corso della storia della Chiesa i modi, i luoghi e i tempi della celebrazione mariana che hanno sostenuto la religiosità popolare sono stati numerosi. Si va dalla preghiera individuale alla celebrazione liturgica; dal rosario alla processione e dalla meditazione spirituale al pellegrinaggio nei santuari. Un attento atto catechetico deve vegliare sulla strutturazione delle feste e solennità di Maria, che sono un valido aiuto a rinnovare la vita cristiana se ben orientate. Attraverso una continua rievangelizzazione occorre  valorizzare la religiosità popolare, perché essa costituisce il substrato dove si sviluppa la cristianità nel mondo. Nella celebrazione mariana, sempre guidati da una presenza catechetica, i giovani possono sviluppare la creatività  e il protagonismo come intervento attivo nell’ambito celebrativo nonché la gratuità come devozione di lode a Maria. L’incontro, la conoscenza e la celebrazione mariana  sono le tappe esperienziali per  far crescere in ogni giovane la propria vita nello Spirito. Con il valido supporto catechetico, i giovani sull’esempio di Maria “donna spirituale” possono incamminarsi in un progetto di spiritualità autentica e umanizzante per dare pienezza alla loro esistenza in Cristo. Infine l’esemplarità di Maria  si esprime come modello di vita apostolica che deve incarnarsi come stile di vita missionario nei giovani cristiani affinché siano luce e fermento per il mondo. La catechesi mariana, attraverso il percorso della conoscenza fino alla celebrazione dell’esperienza di vita, porta ad una profonda maturità spirituale.Tale catechesi  si definisce più con i fatti che con le parole, nel senso che quella parola annunciata racchiude un concentrato di vita e di azione. Così la catechesi «deve favorire questo «metabolismo», questo passaggio dalla «lex credendi» (l’esperienza dell’incontro e della conoscenza) e dalla «lex orandi et celebrandi» (l’esperienza della celebrazione) alla «lex vivendi» con Maria e come Maria l’esperienza esaltante della salvezza in Cristo».

7. I santuari luoghi privilegiati  di pastorale e catechesi mariana
Il costante impegno nella vita della Chiesa è l’attuazione del messaggio di Cristo:«Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura.Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo…»(Mc 16, 15-16). Il nucleo centrale di tale comando che attesta l’autenticità della missione della Chiesa riguarda la parola, integrata per sua natura al sacramento. Quando si raggiunge un equilibrio tra l’annuncio della parola  e la vita del fedele, l’azione liturgica diviene il luogo d’incontro e di rinnovamento di tale dinamica integrazione. La nuova evangelizzazione si è detto più volte che pone il ministero dell’annuncio a contatto con le diverse culture mettendolo a confronto non solo con il linguaggio come mezzo di trasmissione del contenuto ma anche con una pluralità di ambiti. L’ambito dell’annuncio e del culto rientra così nella prassi ecclesiale. All’interno di questi ambiti si colloca il ministero svolto dalla pastorale  e dalla catechesi liturgica. La catechesi oggi è chiamata in causa per valorizzare i “luoghi privilegiati”  affinché il cammino di fede sia sempre compiuto verso Cristo, con Maria. I santuari sono un’occasione privilegiata di formazione che rientrano nella prassi ecclesiale. I santuari mariani sono come la memoria della Chiesa e hanno lo scopo di rendere presenti gli avvenimenti di Cristo. Le caratteristiche di un santuario mariano si possono ben comprendere da un’attenta analisi fatta dal Papa Giovanni Paolo II nella sua visita al santuario di Zapopan in America Latina. Il santuario è: un «incontro attorno all’altare di Gesù », un luogo di grazia ai «piedi di Maria Santissima», sotto lo “sguardo pieno d’amore di Maria”. Il Popolo di Dio, pellegrino, si apre al dono di Dio che ci viene dato in Gesù nato da Maria, per cui una visita al santuario sprigiona la dinamica della conversione, con l’aiuto e per mezzo dell’intercessione di Maria. Si tratta di cercare Cristo «per mezzo di Maria». Da queste note si comprende come il culto e la devozione mariana popolare diventano due elementi basilari  affinché i misteri di Cristo e di Maria appartengano vitalmente all’identità propria di ogni popolo.  L’impegno attento della pastorale e della catechesi nei santuari non deve riguardare solo una purificazione di elementi imperfetti, ma l’esplicitazione del culto in ordine alla celebrazione dell’Eucarestia e della Penitenza e la valorizzazione dei sacramentali soprattutto le benedizioni legate al luogo. E’ importante far emergere sempre la presenza attiva e materna di Maria, vicina al popolo peregrinante nel cammino della storia di salvezza. Nell’ottica della nuova evangelizzazione, Maria è la  prima evangelizzatrice che continuerà ad essere la  Stella che illumina ogni tappa dell’evangelizzazione annunciando Cristo in ogni comunità missionaria. Così i santuari mariani divengono “segni privilegiati di prima evangelizzazione per il mondo intero essendo luoghi della fede vissuta nella storia del proprio popolo”.

8. Il rosario e la “nuova evangelizzazione”
Nell’ambito della devozione  e della nuova evangelizzazione, Maria si presenta come parte integrante ed esemplare dell’azione catechetica e pastorale che accompagna l’annuncio di salvezza ad opera di Cristo morto e risorto. Nell’attuale piano catechetico, il rinnovamento alla pratica del santo Rosario s’inserisce con forza come segno di una ”nuova evangelizzazione”, considerato il “compendio di tutto il Vangelo”. La divulgazione  del Rosario acquista un valore quasi simbolico, come espressione di nuovo impegno dei cristiani nel nostro tessuto sociale. Nella prospettiva del mondo globalizzato, che tende ad allontanare lo spazio cristiano, la Chiesa deve prendere il largo della storia per ritrovare la fiducia radicata nelle sue origini. Il processo di allontanamento del cristianesimo coinvolge le masse, ma coloro che ne pagano le conseguenze sono i nostri giovani che danno dei segnali forti sullo smarrimento della memoria e dell’eredità cristiana. La nota positiva è che in loro l’entusiasmo di un mondo più autentico non è spento, bisogna solo  risvegliarlo. Il modo più concreto per ripartire e uscire  dalla loro condizione è offrire la pratica del rosario a tutte le genti.  Il Rosario, spingendoci a contemplare con Maria il mistero di Cristo salvatore dell’uomo, ci fa comprendere l’anima mariana e la centralità del mistero della Madre del Salvatore nella dottrina sociale della Chiesa. Questa dottrina, che annuncia Dio e il mistero di salvezza di Cristo, è incentrata, come abbiamo appena detto, sul “Fiat” di Maria che, dicendo “Si” al Creatore e al Figlio suo unigenito, ha detto “Si” anche alle creature, fatte ad immagine di Dio. Sull’esempio della Vergine, anche la Chiesa, secondo l’enciclica Ecclesiam suam di Paolo VI, nella sua apertura verso il mondo, nel suo andare in cerca e nel suo porsi al servizio del genere umano, esprime fortemente il suo “Fiat” di accettazione del disegno di Dio sull’umanità, che è un “Si” per rinnovati rapporti sociali, non soltanto di amicizia ma anche di amore fraterno, un impegno a servire le sorelle e i fratelli, da guardare con gli occhi illuminati dalla luce di Cristo, contemplato nella meditazione evangelica e nella preghiera.  Conformandosi sempre di più al suo umano “modello”, la Chiesa invita le genti a compiere la volontà di Dio (Cfr. Gv 2,5) e, impegnata nella permanente evangelizzazione, mostra alle genti il frutto benedetto del Padre e di Maria come il neonato di Betlemme; il servo che si è donato completamente all’amore sacrificale, il Verbo eterno fattosi in tutto fratello degli uomini, allo scopo di realizzare nella “città degli uomini” un’esistenza intrisa delle virtù del quotidiano, praticate dai santi mebri della casa di Nazaret. Meditando anch’essa come la Vergine sapiente la Parola e gli eventi del suo Signore (Cfr. Lc 2,19), la Chiesa rimane accanto a Cristo nel suo cammino verso gli uomini, facendosi carico, come la Donna - Madre sul Calvario (Cfr. Gv 19, 25-27) delle sofferenze e dei bisogni dell’umanità, indicando ad essa gli orizzonti del mondo nuovo instaurato dal Crocifisso risorto. La preghiera mariana del Rosario, illumina, quindi, con il suo pieno e totale riferimento a Cristo e al suo Vangelo, il messaggio di pace della dottrina sociale della Chiesa, radicandolo maggiormente nel mistero di Cristo stesso, sua unica origine, suo senso e sua meta. Il Rosario, inoltre, nella sua contemplazione orante del mistero del Signore nato, crocifisso e risorto per noi, contribuisce ad alimentare e sostenere l’autentica spiritualità del cristiano che non è, come abbiamo già sottolineato, solo devozione (LG, 67), ma soprattutto è accoglienza della vita di grazia nella totalità dell’esistenza, è un credere mai separato o distaccato dalla vita quotidiana, sociale e teologale. La vita cristiana, suggerita dal  Rosario, non è, quindi, evasione dal mondo, ma elevazione della realtà dell’uomo; non è disprezzo, ma capacità di accogliere e purificare. La pia pratica del Rosario induce in definitiva ad accogliere e promuovere i supremi valori della vita (misteri gaudiosi); a vivere nel quotidiano le beatitudini evangeliche (misteri della luce); a chinarsi con lo sguardo fisso al Crocifisso sulle sofferenze degli uomini (misteri dolorosi); a contribuire, nella luce del Risorto, a rendere nuove tutte le cose, a trasformare il mondo, schiudendosi all’eschaton che non tramonta (misteri gloriosi). Per questo motivo il Rosario, mentre ci fa fissare lo sguardo su Cristo e su sua Madre, induce ad essere veri costruttori di pace nel mondo al fine di ottenere avanzamenti e miglioramenti sulla via della pace, della giustizia e della reciproca accoglienza. Non è, quindi, infondata l’affermazione di Paolo VI e degli altri Pontefici, secondo cui il Rosario può davvero contribuire, perché preghiera supplice al Dio che tutto può, a cambiare le sorti del mondo; prece che sollecita a porsi alla scuola del Vangelo, avendo Maria come maestra spirituale, per imparare a conoscere, o affinare la conoscenza, il servizio e la testimonianza a Cristo in ordine alla “Civiltà dell’amore”. Con il Rosario, seguendo l’esempio sempre attuale della Madre di Gesù, vera “donna feriale”, tipo eminente della condizione femminile e modello chiarissimo di vita evangelica (MC 35) e di un’esistenza comune a tutti, fatta di sollecitudini familiari e di lavoro, si comincia a far nascere la pace dai piccoli gesti quotidiani, come un seme evangelico gettato nella concretezza delle relazioni sociali, delle scelte politiche, dei progetti culturali, delle attività economiche. In tal modo il credente evangelizza la famiglia, la comunità ecclesiale e il mondo nella sua interezza, vivificandoli all’interno e causandone l’auspicata trasformazione.

Bibliografia
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