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SICILIA “FEUDO DI MARIA”


Famosa espressione di papa Pio XII nel Radiomessaggio del 17 ottobre 1954.

1. La Sicilia “Feudo di Maria”
«Tra i memorandi fasti dell’Anno Mariano, assorto per divina bontà a plebiscito universale di fede cristiana, si distingue per unanimità di popolo, per solennità di riti, per fervore di pietà, il vostro Congresso, diletti figli e figlie della religiosa Sicilia, così cara al Nostro cuore e così degna della Nostre Paterne sollecitudini». Queste le parole con cui Pio XII, il 17 Ottobre del 1954, apriva il radiomessaggio in occasione del Congresso Mariano tenutosi a Palermo in occasione dell’Anno Mariano del 1954, primo centenario della proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione. Feudo di Maria, così il Pontefice definì la Sicilia; «A chi ne dubitasse voi potreste mostrare il disegno topografico dell’Isola, ed ivi indicare la splendida collana di Santuari Mariani che si stende, attraverso ciascuna delle sue provincie, sui monti, sulle marine, sui fertili piani, rendendo così la Sicilia un feudo di Maria». L’espressione di Pio XII trova ampio riscontro con la realtà, poiché la Vergine Santa è realmente e storicamente  “Siciliae praesidium et decus”.  La Sicilia, terra del fuoco, del mito, culla e crogiuolo di popoli, esempio di sincretismo culturale, che vide agli albori del cristianesimo la predicazione di San Paolo, la cui terra fu bagnata e resa feconda dal sangue di numerosi martiri, baluardo fedele del cattolicesimo «il grande Sant’Atanasio più volte annoverò la Sicilia tra le regioni più fedeli alla verità cattolica e romana nei tempi procellosi della eresia ariana» è anche la terra di Maria, Regina e Patrona principale della regione e del popolo siciliano che il pontefice definisce «ricco di storia ed esuberante di vita, cui l’ardente sete di beni e di bellezze celesti ha strappato ancora una volta agli ordinari assilli terreni e condotto a inebriarsi alla fonte limpida di ogni santità: Maria». Non esiste città, paese o borgata dell’isola che non abbia una chiesa, un altare, un culto speciale, una festa in onore della Madonna. Diversi templi di quelle città che erano state vanto della Magna Grecia vennero trasformati nel secolo VII in chiese dedicate a Maria. L’Isola terra di conquista e nel contempo di caloroso asilo nello «imperversare della bufera iconoclasta sulle sponde del vicino Oriente, (…) divenne l’accogliente rifugio di perseguitati, ed insieme, lo scampo per tante sacre effigie, specialmente mariane, oggi venerate in Occidente». Queste immagini sacre scampate alla distruzione, alcune secondo la storia, altre secondo epopeiche leggende che avvolgono il loro arrivo, sono tuttora soggetti a grande devozione. Le leggende diventano storia invece riguardo l’origine del culto alla Madonna di Odigidria o dell’ Itria, prima patrona dell’Isola, portato in Sicilia nell’VIII secolo dall’esercito imperiale a seguito della vittoria costantinopolitana sulla flotta saracena ottenuta per i meriti e l’intercessione dell’icona acheropita della Madre di Dio portata a spalla sulle mura di Costantinopoli dai monaci del monastero «degli Odeghi». Tale il motivo per il quale le raffigurazioni siciliane della Madonna dell’Itria la raffigurano assisa su di una cassa mentre viene recata a spalla da due monaci orientali. «Il pronto ed intenso risorgere del cristianesimo nell’Isola dopo la invasione dei Saraceni, che avevano cancellato quasi ogni traccia (della religione cristiana), mosse da due santuari intitolati a Santa Maria, l’uno in Palermo, l’altro in Vicari, forse gli unici ancora in piedi tra tante rovine, dove il sacro fuoco della fede si conservò per lunghi anni, e donde poi divampò più splendente in ogni lembo della Sicilia.». La consegna del vessillo mariano da papa Nicolò II a Ruggero fu l’inizio dell’impresa di conquista della Sicilia, in nome della fede cristiana, inalberando il vessillo di Maria da Messina a Palermo «sceso già il gran Ruggiero col Pontificio Vessillo di Maria all’espugnazion di Sicilia, non si tosto lo impugnò a ventilarlo, che supplendo la comparsa di quella maestosa Diva al picciol numero di 1700 fanti, che seco avea Ruggiero, già contro i Saraceni abbattendosi, non pria combattè, che vinse, non pria vinse, che trionfò, secondocchè predetto aveagli il Pontefice: In hoc signo vinces»  I conquistatori Normanni grati per la vittoria e paghi del nuovo prestigio ottenuto, edificano nuove chiese, monasteri e abbazie, dedicano alla Madre di Dio sontuose cattedrali,  «in talune delle quali l’arte tocca il fastigio della pura armonia», e poi collocano il vessillo di Ruggero al centro della Sicilia, nell’antica Pluzia, da loro ribattezzata e rifondata come città mariana di Piazza, in una grande chiesa dedicata a Santa Maria della Vittoria. Il trionfo della vittoria sui turchi a Lepanto non risparmio ai Siciliani manifestazioni di fervore mariano. Messina accolse il vincitore Don Giovanni d’Austria con la processione della Vara, vanto della città a gloria dell’Assunta «quando nel 1571, vincitore glorioso a Lepanto Don Giovanni d’Austria fece il suo solenne ingresso a Messina, ed il fiore della nobiltà messinese, coi primi signori d’Italia e di Spagna, in numerosa e magnifica cavalcata, gli andò incontro, lo spettacolo della Bara fu straordinariamente ripetuto. Era il 2 Novembre e quindi fuori tempo: ma l’occasione non poteva essere più acconcia, e quando la macchina, che precedeva il corteo, giunse nella piazza della Cattedrale, D. Giovanni sceso da cavallo, con molto diletto la contemplò».

2. Varie forme di devozione mariana in Sicilia
Con l’avvento degli ordini mendicanti arriva il culto per la Madonna del Carmelo, del Rosario, e principalmente per l’Immacolata. La devozione per la «Purissima», così come veniva chiamata nel seicento, benché già assaporato durante la presenza dei bizantini, esplode nelle sue forme più calorose durante l’epoca barocca, sotto l’influsso della dominazione spagnola. Dalla Sicilia partono suppliche affinché i pontefici sancissero come dogma il privilegio dell’Immacolata Concezione, e il fervore popolare porta le autorità civiche ad emettere un voto, ove la fede si coniuga al dissenso contro l’autorità spagnola, e nel quale si assume l’impegno di difendere l’Immacolata Concezione “con l’havere e la vita, (1654). Nel 1741 i regni di Spagna e Sicilia emettono il Voto Sanguinario con il quale si impegnano a difendere il privilegio “fino all’effusione del sangue, suscitando così clamorose reazioni tra i teologi cattolici, tra cui Ludovico Antonio Muratori, che tacciano l’eccessivo culto  all’Immacolata e i voti come frutti di superstizione. Alle accuse i siciliani rispondono rinnovando il voto e aggiungendo a questo “fino allo spargimento del sangue e dell’anima”. La Sicilia detiene anche diversi “primati” mariani; l’unica lettera attribuita alla Madre di Dio e consegnata agli ambasciatori di Messina che recita: «Maria Vergine, figlia di Gioacchino, umilissima Serva di Dio, Madre di Gesù crocifisso, della tribù di Giuda,della stirpe di Davide, salute a tutti i messinesi e Benedizione di Dio Padre Onnipotente. Ci consta per pubblico strumento che voi tutti con fede grande avete a noi spedito Legati e Ambasciatori,confessando che il Nostro Figlio, generato da Dio sia Dio e uomo e che dopo la sua resurrezione salì al cielo: avendo voi conosciuta la via della verità per mezzo della predicazione di Paolo apostolo eletto per la qual cosa benediciamo voi e la vostra città della quale noi vogliamo essere perpetua protettrice. Da Gerusalemme 3 giugno anno 42 di Nostro Figlio. Indizione 1 luna XXVII». E ancora, la prima chiesa dedicata in Europa a Maria ovvero la Chiesa di Santa Maria della Grotta in Catania,  l’unico simulacro equestre di Maria venerato a Scicli, immagine di fatti memorabili contro il temibile esercito turco quando «Maria su bianchissimo destriero a capo non già di puochi soldati ma di un formidabile esercito d’Angeli armati chi di fulmini, chi di lampi, chi di tuoni, mettono in scompiglio e in rovina la terribile armata restituendosi così a Scicli e con lui al Regno tutto la calma, la sicurezza e la pace». Ed ancora la Sicilia custodisce l’unico e il primo prodigio mariano ripreso con una cinepresa che sia stato accertato, la lacrimazione dell’effige del Cuore di Maria a Siracusa del settembre del 1954 a proposito del quale Pio XII riferisce  «(…)non senza viva commozione prendemmo conoscenza della unanime dichiarazione dell’Episcopato della Sicilia sulla realtà di quell’evento. Senza dubbio Maria è in cielo eternamente felice e non soffre ne dolore ne mestizia; ma Ella non vi rimane insensibile, che anzi nutre sempre amore e pietà per il misero genere umano, cui fu data per Madre, allorché dolorosa e lacrimante sostava ai piedi della Croce, ove era affisso il Figliulo. Comprenderanno gli uomini l’arcano linguaggio di quelle lacrime?».

3. La devozione dei Siciliani a Maria
La devozione mariana è così intensa e integrata nella vita dei siciliani che persino grandi autori come Verga e Tomasi da Lampedusa, solo per nominare due esempi, hanno inserito nei loro eccelsi romanzi riferimenti alla pietà mariana. In tutta l’isola sono presenti immagini mariane veri segni della bellezza della presenza della Madre, in parecchi casi preziose opere d’arte fabbricate da mani esperte tra le quali non si possono non ricordare le Madonne dipinte da Antonello da Messina e dalla sua scuola sulle quali Pio XII ebbe a dire «(…)le mirabili immagini che di Lei dipinse Antonello da Messina, ove la nobiltà della celeste creatura si fonde in armonia con la dolcezza naturale della vostra indole» oppure le candide Madonne marmoree scolpite dalla famiglia Gagini, le movimentate sculture del Quattrocchi, o le eleganti Vergini del Bagnasco e del Biancardi, attraverso le quali si esprime la «Pietas Mariana» del popolo siciliano.

Bibliografia
LANZAFAME G., Catania mariana, Zappalà, Belpasso 2014; ID., Sicilia feudo dell'Immacolata, Zappalà, Belpasso 2011; ID., La Mater Dolorosa nel Regno delle Due Sicilie e in Andalusia, Zappalà, Belpasso 2011; ID., La Madre Santissima del Lume. Una devozione siciliana per il mondo, G.L.C.C., Catania 2010; ROSCHINI G. – SANTELLI A., La Madonna e l’Italia, la storia d’Italia nella luce della sua Castellana, Ed. S.E.I., Roma 1954; PRIVITERA A. G., Ti racconto Mompileri. L’evento mariano e il suo messaggio, Ed tipografiche Flli Chiesa, Nicolosi 2014; PIO XII, Radiomessaggio del 17 ottobre 1954 a chiusura del Congresso Mariano della Sicilia, in AAS, 46 (1954), pp. 658-661; PITRE’ G., Feste patronali nella Sicilia orientale, Brancato, Brughiero 2001; ARCHIVIO STORICO PARROCCHIA SS. CROCIFISSO, Problematico ragionamento in onor del Sacro Vessillo di Maria Vergine, Piazza Armerina, 1779; VERGA G., I Malavoglia, Ed. Luigi Reverido, Varese 1995; TOMMASI DA LAMPEDUSA G., Il Gattopardo, Ed. Feltrinelli, Milano 2009; AMICO V. M., Reliquiæ Abbatiarum in Sicilia quæ in Pirro desiderantur notitiæ, in R. Pirri, Sicilia sacra disquisitionibus et notitiis illustrata, a cura di A. Mongitore e V. M. Amico, Palermo 1733.

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