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DIVINA LITURGIA BIZANTINA


1. La Theotokos nella Divina Liturgia Bizantina
a) MULTIFORME PRESENZA DELLA THEOTOKOS NELLA DIVINA LITURGIA
Ogni spazio della liturgia bizantina è caratterizzato dalla venerazione per la Theotokos, in tutte le sue espressioni: Calendario, Ufficio delle ore, Liturgia Eucaristica, Omiletica, Innografia ed Iconografia. Inoltre, la liturgia mariana bizantina non si è limitata a stabilire un sistema di letture bibliche per la festa della santa Vergine, ma in tutte le liturgie mariane, vengono utilizzati un certo numero di salmi, tra i quali due soprattutto occupano un ruolo prestigioso: il Salmo 44 ed il Salmo 131 . Quasi tutti i formulari delle feste mariane bizantine, usano queste due composizioni come canti d’ingresso, chiamati anche salmi dell’allelulia e passano in prestito i loro versetti per ai prokeìmena o i versetti delle feste. Soprattutto il Salmo 44 (45) serve per parlare del posto di Maria nel regno della gloria , della sua stessa obbedienza alla parola di Dio , della venerazione verso ella da parte di tutte le generazioni che l’hanno proclamata beata . Esiste anche una enorme abbondanza di immagini bibliche usate dai melòdi della Chiesa orientale nei tropari e nei canoni delle feste della Vergine, come per l’innografia mariana in generale. Queste immagini oltre che ad essere legate ai temi delle letture e dei passi biblici contenuti nei formulari delle feste , rientrano in un’altra serie di temi, principali quelli del paradiso, dell’esodo e degli innumerevoli miracoli riferiti nei libri storici o profetici . Gran parte di queste di immagini bibliche li troviamo raccolte nel celebre inno Acàtisto della liturgia bizantina. La presenza del tema sapienziale nella liturgia mariana bizantina è così vasta, da riuscirci impossibile poterne sintetizzare qui in poche parole il suo carattere simbolico, teologico e iconico, sia perché di questo tema, non abbiamo un’adeguata spiegazione della sua applicazione a Maria e sia perché il suo uso spazia abbondantemente in tutti i campi liturgici. La liturgia bizantina dell’Annunciazione, facendo uso del tema della Sapienza, mette in evidenza agli occhi dei fedeli proprio come la Sapienza divina abbia piantato veramente la sua tenda fra gli uomini, solo quando il Verbo divino si è incarnato attraverso il divino messaggio, liberamente accolto da Maria che, in quel momento, “Benedetta fra tutte le donne, esaltata al di sopra di tutte le creature, apparve agli occhi della Chiesa come il modello stesso della santità” . La liturgia ha glorificato la santità di Maria nei suoi inni, cercando inoltre di giustificare questo tema sul terreno biblico, sottolineando inoltre che la Vergine si trova al centro stesso del mistero della Chiesa, della quale rappresenta la migliore personificazione.
b) LA THEOTOKOS PRESENZA VIVA NELLA DIVINA LITURGIA
La celebrazione eucaristica bizantina è maggiormente segnata dalla presenza della Madre di Dio rispetto a tutte le altre celebrazioni eucaristiche. La presenza di Maria è consistente anche nelle celebrazioni di altri sacramenti e sacramentali, per cui può essere considerata come presente in quasi tutti i momenti solenni della vita del cristiano . La liturgia riveste nell’Oriente cristiano un ruolo di assoluto privilegio, capace di elevare i credenti ad intensa e profondissima partecipazione al mistero, senza disgiungervi un coinvolgimento totale dell’esperienza umana, ed anzi trasfigurando la quotidianità, col rivelare la vocazione intima alla salvezza ed all’eternità, sì che essa, lungi dall’essere dimenticata, ne esce confermata. Nella liturgia il creato rivela la sua vocazione eucaristica, l’umano e il divino si compenetrano, così la Chiesa si riconosce quale comunione convocata per la lode nella carità, nella partecipazione alla celeste Liturgia incessantemente celebrata davanti al trono dell’Agnello. La Liturgia in Oriente si è rivelata lungo l’insostituibile di una catechesi permanente, così la stessa figura della Vergine nella Liturgia è stata ornata di profondità teologica. Un ruolo di primaria importanza riveste la presenza di Maria nella celebrazione della Divina Liturgia eucaristica; la Vergine è ricordata nella professione di fede come Colei mediante la quale Dio si è fatto nostro Salvatore e quale membro privilegiato dell’assemblea orante . In modo speciale poi nelle Anafore viene fatta memoria degli eventi di salvezza, che videro la Vergine cuore della storia e porta del cielo. La presenza della Vergine costella, come già detto, tutto l’Anno liturgico, oltre che con le numerose feste che la glorificano alla luce dei misteri di Cristo, anche con le memorie legate ad alcuni giorni della settimana a Lei particolarmente dedicati, oltre al quotidiano ricordo della Madre di Dio all’interno della “Liturgia di lode” in cui la figura della Tuttasanta diviene come il corrispettivo dei sacrifici operati da Dio per la salvezza del mondo. Nella Liturgia e attraverso la Liturgia, i fedeli d’Oriente riconoscono e vivono con immediatezza i prodigi operati da Dio nella sua Serva, considerandoli come eventi salvifici in cui Maria è l’umiltà sono sempre strettamente collegati. Questa integrazione della figura di Maria in una Liturgia che è memoria di tutta l’economia salvifica, è prerogativa di immenso valore e va tenuta sempre in attenta considerazione.

2. La Theotokos nel Calendario Liturgico bizantino

Nel suo calendario liturgico, la Chiesa Bizantina ha inserito un ciclo di feste mariane, collocate in date fisse del Santorale (Menea) che ha inizio il primo settembre e si conclude il 31 agosto, altre sono invece inserite nel Temporale che è organizzato attorno alla festa di Pasqua . Esse celebrano i momenti più importanti della sua vita terrena, il ruolo che le appartenne nell’Economia della salvezza, per i suoi interventi miracolosi e per le sue icone. Certo, non tutte le feste mariane detengono la stessa importanza, abbiamo infatti cinque che fanno parte del “Dodecaorton” con la propria importanza messa in rilievo dalla presenza di giorni di Vigilia (Proeorton) e di Dopofesta (Meteortia), ma tutte, comunque, hanno ufficiatura propria, con composizione di versetti salici, letture bibliche, notizie storiche e un’abbondante innografia che risale principalmente ai “Melodi”del IV-X secolo ; molte hanno il giorno di conclusione ha il nome di “Apodosis”; altre presentano un carattere minore, ma sono comuni all’insieme delle Chiese autocefale; infine ne troviamo altre che presentano un carattere locale e sono proprie delle Chiese particolari .
a) FONDAMENTI E ORIGINI DELLA VENERAZIONE DELLA THEOTOKOS
Per gli ortodossi, tutto quello che riguarda la Vergine è stato definito dagli antichi simboli di fede e dai primi sette Concili, per cui in essi si trova tutto ciò che è necessario per la fede e la devozione marina . Il culto della Beata Vergine Maria ha quindi origini antichissime, troviamo accenni già nei Vangeli, con testimonianze indirette di esso anche in alcuni testi del Nuovo Testamento, dove si esprime una certa lode e venerazione nei confronti della Madre del Signore . Come confermano alcune formule antiche del simbolo battesimale e della preghiera eucaristica, Maria fu anche presente nel culto liturgico della Chiesa primitiva. Attraverso l’inserimento di Maria nella Liturgia della Chiesa, i cristiani vedevano nell’espressione orante della comunità un prolungamento della fede di Lei, presente inoltre nei riti del battesimo e dell’eucaristia, dove continua, nel mistero della Chiesa stessa, la perenne celebrazione e attualizzazione dei misteri della salvezza . Il nucleo primitivo delle feste mariane ha origine gerosolimitana e palestinese; alcune sono anteriori al concilio di Efeso (431), un esempio è quella di “Ipapante” (2 febbraio) e quella delle “Congratulazioni alla Madre di Dio” o della “Maternità divina (26 dicembre) intimamente legata al Natale . Tutte le altre sono successive ad Efeso; bisogna sottolineare che tutte, o quasi tutte, sono state adottate da tutte le Chiese orientali e dalla stessa Chiesa latina . Se osserviamo già le antiche formulazioni del culto mariano in Oriente ed anche in Occidente, esse mostra due elementi fondamentali comuni: - l’omaggio reso all’eccezionale dignità e santità di Maria, Madre di Dio; - l’appello incessante e fiducioso alla sua potentissima intercessione presso Gesù Cristo unico mediatore e suo figlio secondo la carne. - l’invito all’imitazione delle virtù e detta santità di Maria Ad esempio, il Sub tuum praesidium, la più antica preghiera mariana, rinvenuta su un papiro egiziano e, quindi, di origine orientale, chiama Maria Madre di Dio, Vergine sempre gloriosa e benedetta e invoca il suo aiuto nelle varie necessità e la liberazione da ogni pericolo. Essa è un misto di preghiera privata e preghiera comunitaria, ufficiale e liturgica, a causa dei verbi inseriti e alla solennità della formulazione . Le antiche catacombe, presentano la Madre di Dio in posa regale con in braccio il Salvatore e indicata come colei che fa risplendere la stella di Giacobbe, non, quindi, elemento ornamentale, ma come oggetto di venerazione . Le attestazioni di culto verso la Vergine Maria andranno sempre più aumentando fino a che, con il Concilio di Efeso si giungerà ad una diffusione grandiosa, con l’edificazioni di basiliche dedicate a Maria, con le sue immagini sempre più frequenti, con il canto liturgico e con le manifestazioni della pietà personale.
b) LA THEOTOKOS GENITRICE DELL'UOMO-DIO
Nel IV e V secolo la discussione dogmatica presentava come punto principale la compatibilità in Gesù Cristo delle due nature: divina e umana; la risoluzione di ciò era anche subordinata al modo di chiamare e venerare la Madre del Signore . Al concilio di Nicea venne condannata l’eresia dell’inferiorità del Verbo rispetto al Padre, con la consustanzialità; al Concilio di Costantinopoli si precisa che l’Unigenito di Dio si è incarnato per opera dello Spirito Santo, nato da Maria Vergine e si è fatto uomo. All’inizio del V secolo il patriarca di Costantinopoli, Nestorio, affermò che non è il Verbo di Dio la persona nata da Maria, quindi lei è soltanto Madre di Cristo ma non può essere chiamata Madre di Dio, dal momento che una creatura umana non può generare il Verbo. Ecco sorge così l’esigenza di convocare un nuovo concilio, il Concilio di Efeso per combattere e condannare l’eresia da Nestorio. La disputa si circoscrisse sui tre titoli attribuibili a Maria, i quali esprimevano la complessità del problema: - Maria è Anthropotokos, genera l’uomo in Gesù; - Maria è Cristotokos, genera in Cristo; - Maria è Theotokos, genera in Dio come uomo. Fu la terza ed unica possibilità che il Concilio definì solennemente: Maria, in virtù dell’unione delle nature nell’unica Persona di suo Figlio, che è la Seconda Persona della SS. Trinità, e cioè il Verbo eterno, deve essere riconosciuta e venerata come Madre di Dio, come vera e reale Theotokos . Inoltre si precisa che la fede è definita a Nicea e a Costantinopoli e si ripropone l’insegnamento esplicito dei Padri in relazione con il mistero dell’unione ipostatica . La definizione del Concilio di Efeso anticipa il contenuto di Calcedonia che chiaramente proclama: “Il Figlio di Dio prima dei secoli è generato dal Padre secondo la divinità; negli ultimi giorni per noi e per la nostra salvezza (è generato) da Maria Vergine. Madre di Dio, secondo l’umanità” . Proprio perché Madre di Dio, quindi intimamente e indissolubilmente legata al Figlio di Dio, suo Figlio secondo la carne, Maria deve essere venerata, celebrata, imitata ed essere un punto preciso di riferimento nella vita, anche liturgica, della Chiesa.. Dal Concilio di Efeso si avrà una conferma e un impulso del culto mariano in ogni aspetto della vita: la liturgia, l’arte, l’architettura E dal Concilio di Efeso arriva e rimane perenne il monito di non separare la Madre dal Figlio, perché perderebbe il suo significato. Ecco perché le icone bizantine che illustrano la Divina Liturgia, rappresentano la Madre di Dio con il Figlio, volendo esprime questa inscindibile unità dalla Madre con il Figlio.

3. La "mariologia" antropologica della Divina Liturgia

a) ILLIBATA, TUTTASANTA, PURISSIMA E UMILISSIMA
Questi sono termini che nell’iconografia liturgica orientale ricorrono per esprimere lo stato antropologico della donna scelta da Dio per la generazione del Verbo . Tali termini richiamano simboli, immagini, analogie, quindi più che essere descrizioni argomentazioni teoriche, vogliono evocare altro, soprattutto il mistero della verginità contenuto implicitamente nell’affermazione della maternità divina: Maria è madre di Dio, la sua fecondità viene da Dio solo, per cui rimane integra (per opera dello Spirito Santo per cui diciamo che è vergine sempre) nella maternità (santificata dalla presenza del Vero di Dio di cui è Madre). La Divina Liturgia canta: “Tu hai partorito nella carne un Figlio senza padre, generato prima ancora dei secoli da Padre senza madre. […] Con netta fede Ti inneggiamo Madre di Dio” . Ecco allora emerger un interrogativo: come evocare tale mistero? La risposta è facile, basta ricorrere alle immagini bibliche: “Quivi Mosè divise le acque; quivi Gabriele fu strumento del prodigio. Allora Mosè attraverso il profondo del mare a piedi asciutti; ora la Vergine ha generato il Cristo senza contaminarsi. Dopo il passaggio di Israele il mare divenne impervio; l’Immacolata, dopo la nascita dell’Emanuele, rimase incorrotta” . Il Mare Rosso è figura antropologica della Vergine Immacolata: come Mosè divise le acque, così Gabriele fu strumento del prodigio in Maria: come allora Israele attraverso il profondo del mare a piedi asciutti, così la Vergine ha generato il Cristo senza contaminarsi e, come dopo il passaggio d’Israele il mare ritorna come prima, così l’Immacolata dopo la nascita dell’Emanuele rimase incorrotta: “Come è mirabile il tuo concepimento, così o Immacolata, è incomprensibile la maniera del tuo parto: laddove Dio lo vuole, l’ordine della natura viene vinto”. Gli inni testimoniano il mistero, esprimono la fede nel mistero e racchiudono quanto il popolo crede: “Come roveto ardente che non si consuma, così tu o Vergine hai partorito e sei rimasta Vergine” . Nella simbologia orientale il riferimento per eccellenza alla purezza è il roveto ardente che rimanda al libro dell’Esodo: “L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo ad un roveto. Egli (Mosè) guardò ed ecco: il roveto ardeva nel fuoco, ma quel roveto non si consumava” . Il canone della Liturgia di Natale canta il senso dell’analogia: “Come il fuoco non ha consumato il roveto, così nemmeno il fuoco della Divinità ha bruciato il grembo della Vergine nel quale è entrato per incarnarsi”. Di fronte alla luce che emana dal mistero racchiuso nella Vergine, la Chiesa Bizantina e l’Oriente, amano lodare, cantare, venerare e contemplare il mistero stesso, piuttosto che spiegarlo. Solo costretti dalle eresie gli antichi Concili hanno definito dei dogmi. Riguardo alla Madre di Dio, dopo il Concilio di Efeso, secondo la teologia orientale, i Padri e la Chiesa non hanno ritenuto necessario formularne altri per chiarire il contenuto delle verità credute, professate e celebrate che riguardano la Madre di Dio . Spesso quando si parla della Vergine, si trascura il fatto che Ella piacque a Dio soprattutto per la sua umiltà, virtù senza la quale non si capirebbe il suo ruolo nella storia della salvezza e che sottolinea la sua consapevolezza di essere una povera creatura “chiamata” al servizio dal suo Creatore, al quale deve riconoscenza ed amore, per ogni dono e per ogni grandezza . Anche suo figlio, il Figlio di Dio, si farà servo, servo di quell’umanità da redimere, che in Maria, anch’essa “Serva del Signore”, trova il suo emblematico modello di disponibilità totale al Padre, in Cristo nello Spirito. Lo Spirito, infatti, l’ha trasfigurata, per cui è divenuta tutta spirituale: quando lo Spirito riempie totalmente la creatura, avviene la trasfigurazione promessa da Dio: “lo Spirito entra nelle ossa aride e le fa vivere” .
b) ASPETTI VITALE DELLA "MARIOLOGIA" ANTROPOLOGICA DELLA LITURGIA BIZANTINA
La Theotokos celebrata dalla Liturgia orientale, non rappresenta un tema dogmatico che va trattato o approfondito sui libri, ma è tema di fondo (leit motiv) antropologico, è un elemento vitale della prassi di fede. Per questo motivo, il culto della Theotokos nella Chiesa Bizantina e in tutto l’Oriente è essenzialmente liturgico. Come Madre partecipe ai misteri del Figlio, Maria ci rimanda alla dimensione vitale della nostra partecipazione alla vita divina, dono ricevuto dal Padre in Cristo, divenuto in Lei e per mezzo suo nostro fratello in umanità; come Vergine ci indica ciò che siamo chiamati ad essere, cioè fedeli alla Parola nella pratica della vita, completando nell’unione totale e nella contemplazione verginale del Signore, il cammino di divinizzazione, aperti totalmente, corpo ed anima, come Lei, all’accoglienza dell’amore. L’essere madri e vergini in senso liturgico mariano, quindi, rivela la presenza, come nella Vergine - Madre, della bellezza e della integrità della Sapienza dentro l’essere umano, che rende la creatura gradita a Dio e partecipe della sua vita di grazia . In questo suo riempire tutti gli spazi della Divina Liturgia bizantina, la Theotokos, perennemente immersa nella celebrazione di Cristo, emerge agli occhi della Chiesa come una potente presenza accanto a Lui ed un cristallino modello di fede in Lui . - Presenza: Maria indissolubilmente legata a tutta l’opera salvifica del Cristo e dello Spirito, deve quindi per forza essere presente nel memoriale liturgico della salvezza, per cui, la memoria della Madre in senso oggettivo e soggettivo (attuazione della sua presenza nella Chiesa insieme a Cristo e memoria della Chiesa nei suoi testi) è doverosa in ogni celebrazione. Ciò è evidente in modo particolare per l’Eucaristia in quanto sintesi dei misteri, presenza del Verbo Incarnato che è morto ed è stato glorificato, al quale la Vergine è stata ed è indissolubilmente unita. Ma quella della Vergine Madre, non è una presenza passiva o solo decorativa, bensì una presenza carismatica e potente, volta alla tutela della Chiesa in tutte le sue necessità spirituali e materiali. La Theotokos veglia sulla Chiesa e la Chiesa può sentirsi sicura sotto l’ala protettrice della creatura più vicina al cuore misericordioso di Cristo. - Modello: Maria è modello della Chiesa nell’esercizio del culto divino, così la sua esemplarità deriva dal fatto che Ella è stata, come persona, unita a Cristo nel compimento del suo mistero, associandosi ad esso quale Chiesa-Umanità. Quando la Chiesa celebra e compie misteri, guarda al suo modello impareggiabile per adeguarsi nell’ordine della fede, della speranza, della carità e della perfetta unione con Cristo . L’inno akàthistos” fa esclamare all’arcangelo Gabriele: “Ave, scala sovraceleste, da dove è disceso Iddio; ave, ponte di transito per quelli che dalla terra fa passare al cielo”. Ciò conferma che in Maria ha avuto luogo l’incontro di Dio con l’uomo e dell’uomo con Dio. Maria così rappresenta il “ponte che porta il cielo sulla terra”e il “ponte che la terra porta al cielo”, è, cioè, modello, presente e operante del movimento di discesa di Dio verso l’uomo e di ascesa dell’uomo verso Dio. La Liturgia, non allude soltanto alla sua materna e potente intercessione, ma anche al fatto che il Verbo di Dio, assumendo in Lei “la carne ed il sangue” assume in automatico l’umanità stessa, destinandola alla “deificazione”, alla trasfigurazione, attraverso anche un confronto tra il nostro corpo di miseria e il suo corpo di gloria . Come afferma Ermanno Toniolo, grande esperto della teologia orientale, l’umanità redenta, sulla via della fedele ubbidienza al Cristo che per suo dono supremo conduce alla deificazione, trova nella Santissima Madre di Dio un riferimento sicuro sia per il proprio itinerario spirituale sia per l’ispirazione alla vita di carità. L’Oriente cristiano testimonia ed attua alcuni atteggiamenti che ad esso derivano dalla sua vocazione di custode di quanto ha espresso la Tradizione della Chiesa unita, nei Padri e nei Concili. La vita spirituale del cristiano orientale attinge soprattutto alla sua preghiera liturgica, ed essa esprime nel rito alcune costanti che segnano l’animo orientale ed efficacemente lo connotano. Si tratta in particolare della percezione sempre presente del proprio peccato e della propria solidarietà con la colpa dei fratelli, che si fa invito alla penitenza, e invocazione fiduciosa e incessante di misericordia e perdono. Nell’Oriente cristiano, la coscienza del limite e della colpa non contrasta, ed anzi favorisce, la certezza di essere uniti a Dio, le aspirazioni positive più alte, le più ardite speranze, e la più gioiosa proclamazione di Colui che è l’Amore. E Maria, che con il suo cantico, il Magnificat, – mirabile inno di vittoria – insegna a tutte le generazioni questa contemplazione e questa lode, è a sua volta luogo privilegiato della considerazione dei «mirabilia Dei» e peculiare motivo di ringraziamento a Dio al quale Essa stessa si associa con amore. Non solo nelle comunità monastiche, ma da parte di tutto il popolo cristiano – che soprattutto in Oriente è sempre stato fortemente influenzato dal monachesimo e del monachesimo cerca di vivere in diversi modi gli ideali più alti ed essenziali – fin dall’antichità si suole guardare a Maria come a modello compiuto di vita ascetica e contemplativa, nutrita di silenzio, povertà, umiltà e ubbidienza, di lettura sacra, di lode divina prolungata, di veglie e digiuni, di preghiera incessante. La Vergine, inoltre, come ben mostra anche il significato della celebrazione liturgica della sua Presentazione al Tempio, è il prototipo e il modello ispiratore della vita verginale consacrata a Dio.

Bibliografia
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VEDI ANCHE:
  - ANAFORE ORIENTALI
  - AKATHISTOS
  - ÁXIÓN ESTIN
  - BLACHERNÍTISSA
  - CANONE PARACLETICO
  - CHIESA ARMENA
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