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SIMBOLOGIA E RUOLO DEL SANTUARIO MARIANO



1. Simbologia del santuario mariano
Il santuario mariano è quasi l'unica forma di santuario rimasta nel cattolicesimo. Questa riduzione si è prodotta soprattutto nel corso del secolo XVII. Motivazioni se ne possono trovare, ma nessuna decisiva. Io credo che se il santuario mariano non fosse il più consono ad accogliere la simbologia del santuario nell'ambiente cristiano, non sarebbero state sufficienti le motivazioni storiche e teologiche per far progredire questa evoluzione. La Vergine stessa è un santuario. Nella sua persona si evidenzia la simbologia del santuario: luogo della presenza della divinità, luogo dove la divinità si è fatta carne, visibile, intelligibile. Dove è presente lei, è presente la divinità, alla quale ha fornito la carne e il sangue. Ella diventa il principio dell'unità, il ritorno alle origini, quando tutto era bello, buono e santo. E' la Madre. Certamente nella sublimazione e amplificazione della sua maternità rivelata sul Golgota, nel suo esercizio con gli Apostoli nel cenacolo, ma soprattutto nella quotidianità e nella normalità, come si intuisce dall'esperienza evangelica e come la pietà popolare ha espresso negli Apocrifi del Nuovo Testamento. Per questo il santuario mariano è pieno di ex-voto. L'ex-voto è il riconoscimento dell'intervento quotidiano, capillare della misericordia di Dio nelle vicende ordinarie e vere di ogni vita. Con Maria, che forza l'aurora del Regno mediante il primo miracolo di Gesù, si può compiere quel cammino da povertà a pienezza, da assenza a dono, da dolore a festa. Gli ex-voto sono la memoria delle infinite "Cana" del nostro pianeta. Il ruolo di Maria è il ruolo della madre che nella vita del figlio si preoccupa di qualsiasi aspetto, anche minimo, della sua storia. Il santuario mariano simboleggia la Vergine quale icona vivente della divina tenerezza. Lei, che ha introdotto Dio nel mondo, continua ad introdurre la sua misericordia nella grande storia e nella cronaca dell'esistenza umana. Diventa in questo modo strumento di iniziazione alla fede, memoria della propria radice e identità, perché, nel profondo, ben pochi sanno distinguere dove finisce la memoria della madre terrena e la presenza materna di Maria, venerata nel santuario della propria vita. In Lei la fede si fa carne.

2. Il santuario mariano quale luogo delle 'Mirabilia Dei'

Le
"mirabilia Dei" non sono soltanto 'opere meravigliose', che aiutano a riconoscere la divinità: sono 'segni', manifestazioni visibili dell'invisibile mistero di Cristo. Sono atti del Verbo di Dio; perciò stesso ciascuno di essi reca in sé una manifestazione di Dio, una teofania. Dice sant'Agostino: "Gli atti stessi del Cristo, Parola divina, sono parole per noi. Il Signore Gesù voleva che comprendessimo spiritualmente ciò che faceva corporalmente" (Sermo 44, de Verbis Domini). Tutto si è già compiuto in Cristo. Quindi ecco dei fatti, ecco del meraviglioso, ecco la salvezza che si manifesta. E' presente oggi, esaminabile dalla scienza. Non un mito, ma un fatto. Non passato, ma presente. E spesso costringe ad una decisione: persone che conducono abitualmente una vita cristiana mediocre, vengono colpite da questa atmosfera vivificante che provoca improvvisamente uno stimolo straordinario alla loro vita religiosa. Ciascuno si trova davanti ai fatti meravigliosi che Dio opera per il suo popolo. La fedeltà di Dio non è più una parola, sia pure di fede, ma qualcosa di visibile. Le meraviglie del santuario mariano hanno questo scopo: testimoniare che "Dio si è ricordato della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre" (Lc 1, 55).

3. L'atmosfera evangelica del santuario mariano
Nel santuario mariano si ricrea l'ambiente evangelico. Innanzitutto non ci sono fatti premonitori. Dio per mezzo della Vergine emerge improvvisamente dalla storia, come un tempo, e si annuncia agli umili, che sono i primi a credere. Il trionfo è popolare e non istituzionalizzato. Sono gli ultimi ad essere evangelizzati, coloro che entrano finalmente in possesso della gioia: gli ammalati, gli abbandonati, gli angosciati... Avviene come un giudizio della storia. Un avvenimento oscuro, apparentemente insignificante, diventa risolutore del vivere sociale e religioso di un popolo. Lo libera dall'angoscia e dalla paura. Talvolta il giudizio è profetico: annuncia il castigo imminente, promette il perdono dopo il pentimento, inserisce nei fatti un appello accorato di Dio al proprio popolo, per preservarlo, ancora una volta, dalla imminente catastrofe. L'apparizione di Dio nella storia rischiara improvvisamente le dimensioni religiose della storia stessa. Scopre all'uomo, attraverso gli eventi, le vie della salvezza. Cosi i grandi avvenimenti, ritenuti profani, appaiono legati alla loro più profonda sorgente, al cuore dell'uomo e al suo rapporto con Dio. Sono, in definitiva, avvenimenti religiosi. Attraverso questa strada Maria entra nella corrente della storia, ne rivela il segreto e insegna agli uomini le vie che conducono alla pace.

4.
L'appello alla conversione nel santuario mariano
Se esaminiamo con accortezza i messaggi mariani, ci accorgiamo che è inesatto parlare al plurale: non ne esiste che uno. Quando vengono liberati dagli involucri del linguaggio e delle immagini proprie dei veggenti, essi ripetono tutti la stessa parola: "Fate penitenza". I messaggi rivolgono al tempo presente quest'invito pressante alla conversione del cuore, al rinnovamento intimo, a un mutamento di vita, alla 'metanoia' che è, attraverso i tempi, l'appello di Dio. Bisogna arrendersi di fronte a questa evidenza: la Vergine ci rivolge, oggi, l'appello stesso di Cristo. L'appello crea una forma di risposta che si realizza nel pellegrinaggio. E' interessante infatti osservare come il santuario si qualifichi dalla forma penitenziale del pellegrinaggio. Il pellegrinaggio è la risposta dell'umanità alla visita del Signore o di un suo inviato, visita costituita da un momento di liberazione o da una promessa di liberazione per tutti. Non bisogna mai dimenticare che il pellegrinaggio trova il suo paradigma nel più grande pellegrinaggio, quello dell'Esodo, quando un non-popolo sofferente rispose alla chiamata di Dio, andando ad incontrario al Sinai, divenendo popolo dopo essere stato liberato. Il pellegrinaggio al santuario è l'esodo del credente, il suo uscire dall'ordinario, il suo esilio temporaneo dal feriale per approdare al festivo. Il camminare verso questo luogo dove l'incontro con il soprannaturale sembra più facile, comporta abbandono, fatica, ricerca di essenzialità, sequela, gli stessi gesti che hanno compiuto i diretti discepoli di Gesù. Il pellegrinaggio diventa simbolo del discepolato, emblema dell'intero vivere cristiano, atteggiamento di popolo pellegrinante la cui patria è altrove. Spesso il pellegrino è accompagnato nella sua ascesa da stazioni della Via Crucis, la cui vicenda è una solidarietà di dolore. E questo perché l'uomo sale al luogo dell'incontro spesso con grande esperienza di lacrime, con una vita diminuita, per trovare un senso o almeno una solidarietà nello scandalo della sofferenza. Sono tutte situazioni che danno il senso e la coscienza del limite, la coscienza di essere creatura. Tutto deve tornare alle origini. Quasi che il pellegrino vada alla ricerca della totalità originaria, capace di far vibrare la sua vita, che troppi suoni hanno disorientata.

5. L'invito alla preghiera nel santuario mariano

Altra costante di ogni apparizione e del clima proprio di ogni santuario mariano è la preghiera. E' un invito connaturato nella pratica della pietà del santuario e che trova la massima disponibilità accogliente nel pellegrino. Prima che una parola o un atto, la preghiera nel pellegrinaggio e nel santuario è una esperienza: esperienza di comunione con Dio, quindi religiosamente stimolante, esperienza di comunione con gli altri, perché unico e libero è l'intento che porta al santuario. Del resto, al di sopra delle parole stesse della Vergine sta la convinzione che ella è eccezionale figura di orante. E' sufficiente riferirsi all'evento della Annunciazione. L'esegesi e i commenti spirituali vi scavano traendo tesori nuovi e antichi, ma la mentalità popolare (e quindi anche artistica) vi legge uno dei momenti più alti della preghiera della Vergine. Non c'è bisogno di commentare l'evento della Pentecoste negli Atti degli apostoli: Maria è in preghiera nella Chiesa e con la Chiesa. L'invito alla preghiera è accolto per rendere possibile ciò che è impossibile. Una convinzione espressa nei mille segni delle visite ai santuari.

Bibliografia
BEDONT E. M., Il ruolo del santuario mariano in Italia, in Theotokos I (1993), n. 1., pp.240-244; LOCHET L., Teologia delle apparizioni mariane, Torino 1960; GREELY A. M., L'uomo non secolare. La persistenza della religione, Brescia 1977; AA. VV., I mille santuari mariani d'Italia, Associazione Santuari d'Italia, Roma 1960; DI PEA S. (a cura di), Santuari mariani d'Italia, San Paolo, Cinisello Balsamo 2014; BENAZZI N. (a cura di), Santuari d'Europa, San Paolo, Cinisello Balsamo 2014; SAGGIORATO B. A., La Madonna nel mondo con i più celebri Santuari Mariani, Edizioni Carroccio,  Terraglione di Vigodarzere 1986;  FACCENDA L., Sempre mi troverai. Nei Santuari Mariani ho incontrato la Madre, Edizioni dell'Immacolata, Borgonovo di Pontecchio Marconi 1993; MARCUCCI D., Santuari Mariani d'Europa. Storia, fede, arte, San Paolo, Cinisello Balsamo 1993; ID., Santuari Mariani d'Italia. Storia, fede, arte, San Paolo, Cinisello Balsamo 1983.

VEDI ANCHE:
- COLLEGAMENTO NAZIONALE SANTUARI (C.N.S.)
- PELLEGRINAGGI E SANTUARI
- SACRI MONTI MARIANI
- SANTUARI MARIANI









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DOCENTE ALL'ISSR "SAN LUCA" DI CATANIA

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