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SEGNO DI SICURA SPERANZA


Affermazione nel testo conciliare della Lumen gentium, che dice: Maria è «segno di sicura speranza e di consolazione, fino a quando non verrà il giorno del Signore».
Vogliamo capire ora questa affermazione. Ella è per il Popolo di Dio (la Chiesa) pellegrinante nel mondo segno di una speranza affidabile («sicura»), sulla quale cioè possiamo contare, e di consolazione, fino all’avvento del Risorto, cioè detto in termini tecnici, fino alla parusia, che altro non è che «il giorno del Signore», la sua seconda venuta. La prima venuta fu l’incarnazione, che si realizzò nella nostra carne e nel nostro tempo umano; la seconda avverrà alla fine dei tempi e darà compimento definitivo e pieno al cosmo e alla storia.

1. Il Popolo di Dio "pellegrinante sulla terra"

Come intendere l’affermazione del Concilio che parla di un Popolo di Dio «pellegrinante sulla terra»? Essa dice che quella dei discepoli di Gesù è un’esistenza dove opera già la grazia del Signore. Noi siamo «già» con il Signore: quando si parla di vita di grazia, di grazia presente in noi, dello Spirito che opera in noi … ciò significa che noi stiamo già vivendo con il Signore, siamo già ora in quella che sarà la nostra condizione piena e definitiva. Ma al tempo stesso in questa esistenza si fa ancora l’esperienza della fragilità, del peccato, dei limiti del vivere la fede, del perseverare nella speranza, del praticare la carità. Il «giorno del Signore» - la sua venuta nella parousia - realizzerà in modo pieno e definitivo la nostra comunione con Dio, nel senso che la nostra esistenza in Cristo - ora segnata da fragilità e minacciata dal male - sarà pienamente compiuta, non ci sarà mai più revocata, sarà definitiva e conoscerà la libertà piena.

2. Maria "segno di sicura speranza"

Si inserisce in questa prospettiva l’affermazione del Concilio secondo la quale Maria è «segno di sicura speranza» per noi ancora in cammino (pellegrini): lo è in quanto riflette la nostra destinazione a essere chiamati (pre-destinati) a vivere definitivamente in Cristo Risorto o come Cristo Risorto. Questa è la nostra speranza affidabile, sicura, la nostra «attesa», come scrive molto bene l’apostolo Pietro nella sua Prima Lettera: «Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per un’eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce. Essa è conservata nei cieli per voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, in vista della salvezza che sta per essere rivelata nell'ultimo tempo» (l Pt 1,3-5). Questa speranza è viva, è un’attesa «sicura», perché la comunione piena con il Padre (come la vive il Figlio Gesù) è confermata dal Dio fedele, che custodisce presso di sé l’eredità destinata a noi, impedisce che ci sia tolta: questo è il senso dell’espressione «conservata nei cieli per voi». Al tempo stesso questa speranza è confermata anticipatamente in una persona, Maria: Ella è quella creatura nella quale si realizza con anticipo ciò che si realizzerà in tutto il genere umano. Per usare l’espressione di Gesù nell’ultima cena: «Vado a prepararvi un posto. Quando ve l’avrò preparato verrò, vi prenderò con me perché siate anche voi là dove sono io» (Gv 14,2-3). In Maria tutto ciò è già avvenuto.

3. Perché proprio Maria è "segno di sicura speranza e consolazione"?

Proprio perché in Maria è confermata la nostra speranza, ella può essere chiamata «segno di consolazione» per noi. Per capire questa espressione dobbiamo chiederci: chi è il consolatore? È colui che affianca una persona in difficoltà e la sostiene nel suo cammino, perché non venga meno la sua attesa e non si dis-peri, cioè non resti senza la speranza. Maria dunque ci «consola» perché tiene viva questa speranza affidabile a fronte della vita messa alla prova, a fronte di tutto ciò che affligge la nostra esistenza e che ci pone nel rischio di farci percepire la speranza, alla quale abbiamo dato credito, non più così affidabile, ma di farcela apparire come speranza fragile, o addirittura di ardicarla dal nostro cuore. Maria mantiene viva la nostra speranza ricordandoci il compimento della sua vicenda: accolta come «assunta» in corpo ed anima in quel cielo dove Dio ha accolto Gesù, e dove ella sta con il Figlio e dove Dio desidera accogliere anche tutti i suoi figli. Maria attesta che Dio resta fedele al suo disegno buono sull’intera umanità e, quindi, sulla nostra persona. La condizione attuale di Maria sostiene l’affidabilità della nostra speranza dicendoci: Guardate me, guardate cosa è successo a me! E che cosa è successo a Maria? Ella potrebbe risponderci: «Io che ho posto la mia speranza in Dio, io che ho deciso di vivere conforme all’immagine del Figlio alla quale come te sono stata predestinata da Dio, guarda dove sono giunta, guarda quale è stato il compimento di una esistenza che si à consegnata completamente al Signore. Tutto ciò sarà un giorno anche per te e per l’intera umanità».

4. Dal compimento spunta la speranza

Maria, dopo l'umanità di Cristo, è la pienezza dell'essere. Però tale pienezza si realizza unicamente con la sua assunzione alla gloria: in lei perfettamente glorificata si è compiuto il progetto di Dio sull'uomo. L'assunzione della Vergine è attuazione prima e primordiale della promessa inclusa nella risurrezione del Messia. Come l'immacolata concezione di Maria fu frutto iniziale dell'albero della croce, cioè grazia anticipata «in previsione dei meriti del suo Figlio» (LG 53) - della morte e risurrezione di Gesù - così l'assunzione alla gloria è frutto maturo e definitivo della pasqua. Il mistero della pasqua, in quanto implica vittoria sulla morte, trasformazione in Cristo, divinizzazione di tutto il nostro essere per opera dello Spirito, ha avuto già un'attuazione piena nel mistero dell'assunzione di Maria e raggiungerà una realizzazione a dimensioni universali nella parusia e nella conseguente risurrezione dei morti. Sarà dunque l'ora della «pasqua universale». Orbene la contemplazione di Maria come compimento delle promesse di Dio e delle aspirazioni dell'uomo suscita un'autentica speranza nel discepolo di Cristo. Assicura che la coscienza della sua «finitezza», cioè dei suoi attuali e invalicabili limiti, si risolverà in pienezza, in coesistenza in lui dell'amore perfetto e della piena felicità, ossia della presenza amica di Dio stesso, al di là di cui nessun bene è immaginabile né possibile.

5. Dall'anticipazione un pegno di speranza

L'assunzione della Vergine in corpo e anima in cielo non termina in lei stessa. E un evento di grazia per noi: si proietta fino a tutti i membri della Chiesa, iniziando un processo di partecipazione alla glorificazione di Cristo, il cui punto finale sarà la risurrezione universale. La Vergine è la prima, non l'unica che partecipa a questo processo; lei in sommo grado, gli altri in grado differente, perché «una stella differisce da un'altra in splendore» (iCor 15,41).

6. L'assunzione premessa d'intercessione universale

Il mistero dell'assunzione di Maria è inoltre premessa per l'esercizio della sua intercessione efficace e universale. La Vergine è stata esaltata alla destra del Figlio per unire la sua voce di Madre misericordiosa alla voce del perfetto Mediatore. Un'antica e nota antifona offertoriale ricorda affettuosamente alla Vergine che sta «alla presenza del Signore» per intercedere in nostro favore A imitazione di Dio, che dall'alto del suo trono «si china a guardare nei cieli e sulla terra» (Sai 113,6), la Vergine innalzata alla gloria inclina i suoi occhi verso gli umili e i bisognosi. Per questi l'assunzione è un mistero che accende la speranza.


Bibliografia
MANENTI F., Maria e l'escatologia cristiana, ISSR delle Dicesi di Crema-Cremona-Lodi, 2011, pp. 78-79; FOTI E., Maria negli scritti di A. Celona e begli insegnamenti del Vaticano II, Messina 1983;  AA. VV., Maria icona viva della Chiesa futura, Edizioni Monfortane, Roma 1998; AA. VV., Maria nel Concilio. Approfondimenti e percorsi, Centro di Cultura Mariana "Madre della Chiesa, Roma 2005; AA. VV., L'assunzione di Maria Madre di Dio. Significato storico-salvifico a 50 anni dalla definizione dogmatica, PAMI, Città del Vaticano 2001.

VEDI ANCHE:
- MADRE DELLA SPERANZA
- SPERANZA CRISTIANA






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DOTTORE IN S. TEOLOGIA CON SPECIALIZZAZIONE IN MARIOLOGIA
DOCENTE ALL'ISSR "SAN LUCA" DI CATANIA

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