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DIRETTORIO SU PIETÁ POPOLARE E LITURGIA


Documento pubblicato nel 2002 dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti con il titolo completo: "Direttorio su pietà popolare e liturgia. Principi e orientamenti".

1. Per una lettura del "Direttorio"
Il documento è articolato in due parti, precedute da una Introduzione che traccia un quadro generale di accostamento alla terminologia, ai criteri di base, al linguaggio proprio della pietà popolare, alle responsabilità in materia.
a) Nella prima parte, intitolata «Linee emergenti dalla storia, dal Magistero, dalla teologia» sono offerti i dati per conoscere l’argomento e le sue implicazioni: è delineato dapprima il cammino storico dei secoli passati e la problematica odierna; è quindi esposto l’insegnamento del Magistero sulla pietà popolare; sono ricordati infine i principi teologici alla cui luce impostare il raccordo tra liturgia e pietà popolare. Nel sapiente rispetto di questi presupposti è possibile sviluppare una feconda armonizzazione, come chiesto dal Concilio;
b) La seconda parte, intitolata «Orientamenti per l’armonizzazione della pietà popolare con la liturgia», contiene le indicazioni e le proposte concrete. L’esposizione è raggruppata in primo luogo sul binario dell’Anno liturgico: la sintonia con la celebrazione liturgica della Chiesa è la strada maestra che aiuta la pietà popolare a trovare il riferimento giusto. Quindi sono presi in esame alcuni ambiti che hanno grande peso e risvolto nella pietà popolare: la venerazione per la Madre del Signore; la devozione verso gli Angeli, i Santi e i Beati; i suffragi per i defunti; i pellegrinaggi e i santuari.
c) Il Direttorio ha lo scopo di orientare ed anche se, in alcuni casi, previene possibili abusi e deviazioni, ha un indirizzo costruttivo e un tono positivo. Fornisce sulle singole devozioni brevi notizie storiche, ricorda i vari pii esercizi in cui esse si esprimono, richiama le ragioni teologiche che ne sono a fondamento, dà suggerimenti pratici ed apre prospettive pastorali. Viene così toccata tutta quell’ampia serie di aspetti che costituiscono il linguaggio verbale e gestuale della pietà popolare, come le formule di preghiera, il canto e la musica, i gesti e le azioni, le immagini sacre, i tempi (giorni, tridui, novene, mesi) e i luoghi (santuari, chiesa, casa, strade, piazze, ambienti di lavoro…). In quest’ottica, abbiamo tra mano uno strumento volto ad aiutare l’azione pastorale di parrocchie e di santuari, come altresì l’educazione spirituale di singoli fedeli, di comunità religiose, di movimenti ed associazioni.
d) Il suo obiettivo, in effetti, è di favorire una sapiente comprensione delle modalità del culto cristiano, nella distinzione e nella complementarietà tra le celebrazioni liturgiche della Chiesa e le altre forme di preghiera antiche e nuove. Sarebbe contro l’intento del Direttorio promuovere la pietà popolare lasciando le cose come sono o recuperando acriticamente le dismesse pratiche ereditate dal passato. Il Documento non ha la mira di dare fiato a «qualsiasi» pietà popolare, senza imprimerle un orientamento rinnovatore sul versante dell’azione pastorale, quanto di illuminare il rapporto della pietà popolare con la liturgia. Lo evidenzia il titolo e il sottotitolo del Direttorio.

2. La pietà popolare mariana secondo il "Direttorio"
Pietà «liturgica» mariana e pietà «popolare» mariana hanno entrambe per oggetto la persona della Vergine Madre di Dio: ciò facilita l’armonizzazione delle forme cultuali, nel senso che la fede creduta e celebrata dalla Chiesa nei confronti di Maria, deve riflettersi anche nella pietà popolare in suo onore; cadono evidentemente fuori dalla pietà popolare mariana quelle forme e modi che disgiungendo Maria dal Cristo, la considerano a sé stante o si rivolgono a una Maria che non è quella dei Vangeli e della fede cattolica. Pensiamo alle meditate parole della Lumen gentium: «Le varie forme di pietà verso la Madre di Dio, che la Chiesa ha approvato entro i limiti della sana e ortodossa dottrina, secondo le circostanze di tempo e di luogo e l’indole e carattere proprio dei fedeli, fanno sì che, mentre è onorata la Madre, il Figlio, al quale sono volte tutte le cose (cf. Col 1,15-16), e nel quale “piacque all’eterno Padre di far risiedere ogni pienezza” (Col 1,19), sia debitamente conosciuto, amato, glorificato e siano osservati i suoi comandamenti. Il Sacrosanto Concilio deliberatamente insegna questa dottrina cattolica, e insieme esorta tutti i figli della Chiesa, perché generosamente promuovano il culto, specialmente liturgico, verso la beata Vergine, e abbiano in grande stima le pratiche e gli esercizi di pietà verso di Lei, raccomandati lungo i secoli dal Magistero» (nn. 66-67). Armonizzazione tra pietà liturgica e popolare in onore di Maria non vuol dire però confusione, giacché si distinguono per quella serie di aspetti (natura, vocabolario, andamento, stile…) che differenziano l’azione liturgica dalla pietà popolare.

3. Il culto mariano del popolo cristiano

a) La venerazione per la Madre di Dio – preghiere, gesti, tempi, spazi, immagini, canti – occupa un posto singolare sia nella liturgia che nella pietà popolare. Per quanto riguarda la pietà liturgica pensiamo alla memoria di Maria riscontrabile da antichissima data nella Preghiera eucaristica, al suo ricordo nelle festività pasquali e specialmente nel ciclo natalizio, e quindi nelle venerande festività mariane condivise da Oriente e Occidente. Quanto alla pietà popolare mariana si sa che essa costituisce una parte rilevante della stessa bimillenaria pietà del popolo cristiano: parlando dell’antichità cristiana, il Direttorio ricorda le tracce di pietà popolare che si notano in alcune primitive espressioni di venerazione verso la beata Vergine, tra cui gli apocrifi risalenti al sec. II (con influsso sulla posteriore pietà mariana), la preghiera Sub tuum praesidium e l’iconografia mariana delle catacombe di Priscilla (cf. DPPL 23); per il Medioevo, menziona le sacre rappresentazioni, le laudi mariane, il Rosario che tende a sostituire la recita del Salterio (cf. DPPL 32), a cui si possono aggiungere l’Angelus Domini, le litanie, le preghiere private e comunitarie a Maria; nell’epoca postridentina, sull’eredità medioevale fiorisce e si sviluppa a creazione e diffusione dei pii esercizi come mezzo per difendere la fede cattolica e nutrire la spiritualità dei fedeli (confraternite devote alla Vergine Maria, immagini mariane: cf. DPPL 41); infine, per il secolo XIX, il Direttorio accenna all’importanza di devozioni legate ad eventi prodigiosi – miracoli e apparizioni (cf. DPPL 45).
b) Tenuta presente la consistenza della pietà mariana nell’ambito della pietà del popolo cristiano, il Direttorio dedica diverse pagine alla venerazione di Maria, anche perché essa si pone quale campo privilegiato di armonizzazione tra liturgia e pietà popolare. Nel capitolo IV del Direttorio, intitolato «Anno liturgico e pietà popolare», mentre si richiama l’attenzione sulla pietà liturgica mariana nel corso dell’Anno, l’esposizione associa ad essa quei pii esercizi e devozioni sorti e incastonati naturalmente nel contesto proprio della celebrazione liturgica. È il caso del ricordo della Vergine Madre nel tempo di Avvento e di Natale, in cui sono celebrate solennità e feste di manifesto spessore mariano (Immacolata, S. Famiglia, Divina Maternità). In armonia con alcune tematiche proprie della Quaresima viene menzionata la «Via Matris». In relazione con il Triduo Pasquale si evidenzia: nel Venerdì Santo la memoria dell’Addolorata, nel Sabato Santo l’Ora della Madre, nella Domenica di Pasqua l’incontro della Madre col Figlio e il saluto alla Regina dei cieli. La comunione con Maria è ancora segnalata nella preparazione e celebrazione della Pentecoste. Per il resto dell’Anno, si fa parola della Presentazione al Tempio, del Cuore immacolato di Maria e dell’Assunzione della Vergine in cielo. Se il ricordo orante di Maria trova dunque espressione e radicamento nell’economia dell’anno liturgico, tuttavia non si esaurisce soltanto in questo alveo. Si pensi ad esempio alle numerose pratiche di devozione, compiute singolarmente o comunitariamente, che lievitano la vita spirituale di fedeli e comunità, intessendola di invocazione, lode, imitazione di Maria. Per questo, il Direttorio, nel capitolo V, si sofferma direttamente sulla «venerazione per la Santa Madre del Signore», ricordando i principi, i tempi e i modi della pietà mariana del popolo cristiano e dando orientamenti in vista della sua valorizzazione ed insieme dell’armonizzazione con la liturgia. Se come orizzonte di riferimento valgono i criteri esposti nella prima parte del Direttorio, questo capitolo non manca di aprirsi rilevando alcuni punti, a mo’ di premessa. Si esordisce sottolineando che «la pietà popolare verso la beata Vergine, varia nelle sue espressioni e profonda nelle sue motivazioni, è un fatto ecclesiale rilevante e universale. Essa sgorga dalla fede e dall’amore del popolo di Dio verso Cristo, Redentore del genere umano, e dalla percezione della missione salvifica che Dio ha affidato a Maria di Nazaret, per cui la Vergine non è solo la Madre del Signore e del Salvatore ma anche, sul piano della grazia, la Madre di tutti gli uomini» (183).
c) Dopo aver menzionato i motivi depositati nella coscienza, nella tradizione anche culturale e nell’esperienza del popolo cristiano circa la figura di Maria, viene rilevata, accanto all’eccellenza, oggettività e insostituibilità del culto liturgico, anche l’importanza da accordare alle espressioni non-liturgiche della pietà mariana (cf. 183), che deve trovare nella liturgia la sua fonte di ispirazione, il suo costante punto di riferimento e la sua meta ultima (cf. 184). Alla luce delle dimensioni portanti del culto cristiano, si precisa quindi, atttingendo al Magistero, «che i pii esercizi mariani, se pur non tutti allo stesso modo e nella stessa misura, devono esprimere la nota trinitaria, che distingue e qualifica il culto al Dio della rivelazione neotestamentaria, il Padre, il Figlio e lo Spirito; la componente cristologica, che mette in luce l’unica e necessaria mediazione di Cristo; la dimensione pneumatologica, poiché dallo Spirito proviene e nello Spirito è compiuta ogni genuina espressione di pietà; il carattere ecclesiale, per cui i battezzati, costituendo il popolo santo di Dio, pregano riuniti nel nome del Signore (cf.. Mt 18, 20) e nello spazio vitale della Comunione dei Santi; ricorrere costantemente alla divina Scrittura, intesa nell’alveo della sacra Tradizione; non trascurare, pur nella completa professione della fede della Chiesa, le esigenze del movimento ecumenico; considerare gli aspetti antropologici delle espressioni cultuali, in modo che riflettano una valida concezione dell’uomo e rispondano alle sue esigenze; evidenziare la tensione escatologica, essenziale al messaggio evangelico; esplicitare l’impegno missionario e il dovere di testimonianza, che incombono ai discepoli del Signore» (DPPL 186).

4. I tempi dei pii esercizi mariani
a)
 Sotto questa titolatura, nel capitolo V sono raggruppate diverse espressioni di pietà mariana scandite dalla categoria «tempo». Anzitutto la «festa» liturgica in onore di Maria (cf. 187), generalmente motivo di fioritura di una data pia pratica (ad es. L’angelus Domini posteriore alla festa dell’Annunciazione) o punto di arrivo favorito da un pio esercizio (ad es. le memoria della B.V. del Rosario). Del resto, devozioni e pii esercizi hanno spesso, in modo diretto o indiretto, un rapporto con celebrazioni iscritte nei Calendari liturgici. Si ricorda che la «festa» deve essere celebrata secondo le norme liturgiche, rispettando la gerarchia tra «atti liturgici» e «pii esercizi» che la connotano. Sui valori ed i rischi della festa popolare in onore di Maria (ad es. festa patronale di una comunità parrocchiale) vale quanto il Direttorio espone e raccomanda ai nn. 230-233 (capitolo VI).
b) Tra i giorni dedicati da secoli al ricordo di Maria spicca il sabato (cf. 188): valorizzato in ambito liturgico (nei giorni e nelle ore previste, secondo i testi del Messale Romano, delle Messe della B.V. Maria e della Liturgia delle Ore), il ricordo di santa Maria in giorno di sabato trova riscontro anche in varie forme di pietà popolare (particolari preghiere, omaggi alla Vergine, specie in congregazioni e confraternite). Connessa con la devozione al Cuore immacolato di Maria, vi è anche la pratica dei Cinque primi sabati del mese. Con esplicito riferimento al tempo, sono quindi menzionati tridui, settenari, novene, che hanno lo scopo di preparare alla celebrazione della festa liturgica (cf. 189). Il Direttorio raccomanda che questi tempi e modi tradizionali siano svolti in armonia con i tempi e i modi della liturgia. Sono occasioni per offrire ai fedeli una visione adeguata del posto che Maria occupa nel mistero di Cristo e della Chiesa, e per aiutare a disporsi «cristianamente» a celebrare Maria rinnovando il proprio impegno di vita cristiana attraverso i sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia.
c) Infine, il Direttorio si sofferma sui cosiddetti «mesi mariani» (cf. 190-191), dando alcuni orientamenti essenziali. «In Occidente – scrive – i mesi dedicati alla Vergine, sorti in un’epoca in cui si faceva scarso riferimento alla liturgia come a forma normativa del culto cristiano, si sono sviluppati parallelamente al culto liturgico. Ciò ha posto e pone tuttora alcuni problemi di indole liturgico-pastorale che meritano un’accurata valutazione» (190). Circa il mese di maggio, si ricorda, tra l’altro, l’opportunità di «tenere conto delle esigenze della liturgia, delle attese dei fedeli, della loro maturazione nella fede, e studiare la problematica posta dai “mesi mariani” nell’ambito della “pastorale d’insieme” della Chiesa locale, evitando situazioni di contrasto pastorale che disorientano i fedeli, come accadrebbe, ad esempio, se si spingesse per abolire il “mese di maggio”. In molti casi la soluzione più opportuna sarà quella di armonizzare i contenuti del “mese mariano” con il concomitante tempo dell’Anno liturgico. Così, ad esempio, durante il mese di maggio, che in gran parte coincide con i cinquanta giorni della Pasqua, i pii esercizi dovranno mettere in luce la partecipazione della Vergine al mistero pasquale (cf. Gv 19, 25-27) e all’evento pentecostale (cf. At 1, 14), che inaugura il cammino della Chiesa» (191).

5. Alcuni pii esercizi raccomandati dal Magistero

a) Il capitolo V del Direttorio fa quindi parola di pii esercizi raccomandati dalla Chiesa, offrendo indicazioni, precisazioni e orientamenti per il loro fruttuoso svolgimento. La promozione dell’ascolto orante della Parola di Dio voluto dal Concilio Vaticano II trova valida applicazione anche nelle manifestazioni cultuali verso la Madre del Signore, essendo un indirizzo generale della pietà cristiana quello di riferirsi alla Sacra Scrittura. Del resto, il primo esempio che Maria offre ai credenti è di presentarsi quale «serva della divina parola». Sappiamo come, in questi anni postconciliari, si siano molto diffuse le «celebrazioni della Parola» su temi mariani, altrimenti denominate veglie o incontri di preghiera. Il Direttorio ne prende atto, incoraggiando queste forme di preghiera e insieme di catechesi sulla Vergine. Nel contempo osserva: «l’esperienza insegna che le celebrazioni della Parola non devono avere un carattere prevalentemente intellettuale o esclusivamente didattico; devono invece dare spazio – nei canti, nei testi di preghiera, nei modi di partecipazione dei fedeli – ai moduli espressivi, semplici e familiari, della pietà popolare, che parlano con immediatezza al cuore dell’uomo »(DPPL 194).
b) Un pio esercizio universalmente conosciuto è l’Angelus Domini, con cui i fedeli prolungano il saluto dell’Angelo alla Vergine di Nazaret. Tradizionalmente pregato tre volte al giorno, il Direttorio raccomanda di tenere viva tale consuetudine anche oggi, suggerendo almeno la recita delle tre Ave Maria. In alcune occasioni l’Angelus potrà essere valorizzato col canto dell’Ave Maria (cf. 195). Nel tempo pasquale, invece dell’Angelus Domini è tradizione pregare l’antifona Regina caeli (cf. 196). Il Direttorio si diffonde quindi sul Rosario (cf. 197-202), richiamando le caratteristiche di questa eccellente preghiera mariana, annodata ai misteri di Cristo, offrendo indicazioni pratiche. Ricorda l’esistenza di un rito per la benedizione delle corone del Rosario, suggerisce di armonizzare la contemplazione dei misteri con la tonalità liturgica di un dato giorno – non è estraneo alla natura del Rosario compiere appropriate sostituzioni di misteri –, ricorda l’uso della clausola che, a conclusione della prima parte dell’Ave Maria, fa eco al mistero meditato. Sul pio esercizio del Rosario c’è naturalmente da segnalare la recente Lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae di Giovanni Paolo II (16.10.2002). Tra le forme raccomandate di preghiera alla Vergine vi sono le litanie: “consistono essenzialmente in una prolungata serie di invocazioni rivolte alla Vergine, le quali, succedendosi l’una all’altra con ritmo uniforme, creano un flusso orante caratterizzato da una insistente lode-supplica. Le invocazioni, infatti, generalmente molto brevi, constano di due parti: la prima di lode (“Virgo clemens”), la seconda di supplica (“ora pro nobis”)» (DPPL 203). Si ricorda l’esistenza di vari formulari di litanie mariane, alcuni universalmente diffusi, altri legati a consuetudini locali o di famiglie religiose. Da quando Leone XIII prescrisse le litanie lauretane a conclusione del Rosario, si è ingenerata la persuasione che esse siano semplicemente un’appendice al Rosario: «In realtà le litanie sono un atto cultuale a sé stante: esse possono costituire l’elemento portante di un omaggio alla Vergine, essere un canto processionale, far parte di una celebrazione della Parola di Dio o di altre strutture cultuali» (DPPL 203). Infine, il Direttorio menziona tre pratiche sorte nell’ambito di particolari spiritualità, ma ormai largamente conosciute tra i fedeli: la consacrazione – affidamento a Maria (cf. 204), lo scapolare del Carmine e altri scapolari (cf. 205), le medaglie mariane (cf. 206). A questo riguardo, oltre a precisare la portata di tali pratiche, si esorta a dar valore alla componente interiore che deve qualificare gesti e atteggiamenti esteriori di devozione alla Vergine. Il capitolo V del Direttorio, si chiude presentando l’inno «Akathistos», espressione alta e caratteristica della pietà mariana nella tradizione orientale, diffusa anche in Occidente (cf. 207).

6. Altri riferimenti alla pietà popolare mariana e al suo linguaggio

a) Nelle pagine del Direttorio non sono pochi i riferimenti e gli accenni a forme di pietà popolare, verbali e non, che hanno attinenza con la pietà mariana, pur non essendo esclusive di essa. Mi limito a qualche indicazione. È conosciuto il legame teologicamente rilevante tra l’Eucaristia e Maria, manifestato dal popolo di Dio anche nel coniugare il culto eucaristico con la devozione mariana.29 La fondatezza di tale nesso deve però esprimersi correttamente, come ricorda il Direttorio: «durante l’adorazione del Santissimo Sacramento non si devono compiere altre pratiche devozionali in onore della Vergine Maria e dei Santi. Tuttavia, per lo stretto vincolo che unisce Maria a Cristo, la recita del Rosario potrebbe aiutare a dare alla preghiera un profondo orientamento cristologico, meditando in esso i misteri dell’Incarnazione e della Redenzione» (165). Grande interesse nella pietà popolare mariana è riservato alle immagini (cf. DPPL 238-244), siano esse dipinti, statue, bassorilievi o altre raffigurazioni: «i fedeli pregano dinanzi ad esse, sia nelle chiese sia nelle proprie abitazioni. Le ornano con fiori, luci, gemme; le salutano con varie forme di religioso ossequio, le portano in processione, appendono presso di esse ex-voto in segno di riconoscenza; le collocano in nicchie o in edicole erette nei campi e lungo le vie. La venerazione delle immagini tuttavia, se non è sorretta da una illuminata concezione teologica, può dare luogo a deviazioni. È necessario pertanto che venga illustrata ai fedeli la dottrina della Chiesa» (239). Le immagini sacre sono trascrizione iconografica del messaggio evangelico, segni che rimandano a Cristo e ai suoi Santi, aiuto alla preghiera, stimolo all’imitazione di Chi è rappresentato, forma di catechesi (cf. 240-241); talvolta significano visivamente l’identità di un popolo (cf. 242), spesso sono espressione di arte, anche se il primo scopo dell’immagine sacra non è il godimento estetico quanto l’introduzione al Mistero (cf. 243). Il Direttorio ricorda inoltre alcuni aspetti da tener presenti, perché insieme all’ortodossia sia salvaguardato il buon gusto (cf. 243-244): «il necessario rigore richiesto per il programma iconografico delle chiese – rispetto delle verità della fede e della loro gerarchia, bellezza qualità – deve potersi incontrare anche in immagini e oggetti destinati alla devozione privata e personale» (18). Anche le processioni con venerate immagini della Vergine, specie in occasione di feste, hanno largo spazio nelle manifestazioni di fede del popolo cristiano. Il Direttorio, sottolineandone i valori (cf. 245-247), avverte nel contempo che «sotto il profilo della fede cristiana le “processioni votive dei Santi”, come altri pii esercizi, sono esposte ad alcuni rischi e pericoli: il prevalere delle devozioni sui sacramenti, che vengono relegati in un secondo posto, e delle manifestazioni esterne sulle disposizioni interiori; il ritenere la processione come momento culminante della festa; il configurarsi del cristianesimo agli occhi dei fedeli non sufficientemente istruiti soltanto come una “religione dei Santi”; la degenerazione della processione stessa per cui, da testimonianza di fede, essa diventa mero spettacolo o parata puramente folkloristica. Perché la processione conservi in ogni caso il suo carattere di manifestazione di fede è necessario che i fedeli siano istruiti sulla sua natura sotto il profilo teologico, liturgico, antropologico» (246-247).
b) Tra i gesti di devozione cari alla pietà mariana del popolo di Dio troviamo ancora il pellegrinaggio a santuari mariani. Il Direttorio dedica il capitolo VIII a questo argomento: non è affrontato in modo diretto il pellegrinaggio e il santuario «mariano», anche se è naturale che quanto esposto trovi la sua applicazione – data la maggioranza di santuari mariani – in riferimento alla pietà mariana. Esplicitamente, in questo capitolo VIII si parla di Maria nel contesto dell’aspetto ecumenico dei santuari (cf. 278) e nel nominare i grandi santuari mariani (284-285). La varietà e ricchezza di gesti e segni che caratterizzano la pietà popolare, riguardano ovviamente anche la pietà mariana: «Si pensi esemplarmente all’uso di baciare o toccare con la mano le immagini, i luoghi, le reliquie e gli oggetti sacri; intraprendere pellegrinaggi e fare processioni; compiere tratti di strada o percorsi “speciali” a piedi scalzi o in ginocchio; presentare offerte, ceri e doni votivi; indossare abiti particolari; inginocchiarsi e prostrarsi; portare medaglie e insegne… Simili espressioni, che si tramandano da secoli di padre in figlio, sono modi diretti e semplici di manifestare esternamente il sentire del cuore e l’impegno di vivere cristianamente. Senza questa componente interiore c’è il rischio che la gestualità simbolica scada in consuetudini vuote e, nel peggiore dei casi, nella superstizione» (DPPL 15). Considerevole per la pietà popolare mariana è l’ambito rappresentato da testi e formule di preghiera. Vale quanto il Direttorio osserva su tale genere di argomento: «Pur redatti con linguaggio, per così dire, meno rigoroso rispetto alle preghiere della Liturgia, i testi di preghiere e formule di devozione devono trarre ispirazione dalle pagine della Sacra Scrittura, della Liturgia, dei Padri e del Magistero, concordare con la fede della Chiesa. I testi stabili e pubblici di preghiere e atti di pietà devono recare l’approvazione dell’Ordinario del luogo» (16). Connesso con i testi troviamo il canto: la nostra tradizione – dalle laudi medioevali in poi – è ricca di canti e inni in onore della Vergine Maria. Anche per questo ambito, vale quanto il Direttorio scrive circa il canto popolare in genere: «La cura nel conservare l’eredità di canti ricevuti dalla tradizione deve coniugarsi con il sentire biblico ed ecclesiale, aperta alla necessità di revisioni o di nuove composizioni» (17).

Bibliografia
MAGGIONI C., "Direttorio su pietà popolare e Liturgia". La pietà mariana nel contesto della pietà popolare, in AA. VV., La Vergine Maria nel cammino orante della Chiesa. Liturgia e Pietà popolare, Centro di Cultura Mariana "Madre della Chiesa, Roma 2003, pp. 1-36; ID., Benedetto il frutto del tuo grembo. Due millenni di pietà mariana, Portalupi Editore, Casale Monferrato 2000; CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO E LA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI, Direttorio su pietà popolare e Liturgia. Principi e orientamenti, LEV, Città del Vaticano 2002.






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