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XANTOPULO NICEFORO CALLISTO


1. Cenni biografici e dottrina mariana
a)  è meglio conosciuto come storico; ma sicuramente lo si deve ritenere anche l'autore di maggior rilievo nell'ambito della poesia bizantina del suo tempo. La sua abbondante produzione letteraria e liturgica suscita grande interesse; e l'importanza della sua personalità è garantita, tra l'altro, dai contatti che ha avuto con il mondo ecclesiastico latino. Ha composto molte opere, ma di alcune di esse ci sono noti solo i titoli, non essendo pervenute fino a noi. Della sua vita si conosce poco. La si suole collocare tra la metà del secolo XIII e la metà del XIV. Fu prete della cattedrale di Santa Sofia a Costantinopoli, dove poté certamente usufruire della ricca biblioteca basilicale. Morì monaco di qualche convento, come si può dedurre dal nome monastico di Nilo, da lui assunto in un secondo tempo. Dal titolo di una sua opera, i Progymnasmata (esercizi preparatori), è possibile arguire che abbia insegnato retorica. Fu amico del logothetes (una specie di ragioniere dello stato) Teodoro Metochita, la cui celebrità è legata ai restauri della splendida chiesa di San Salvatore in Chora, l'attuale museo di Kariye Camii a Istanbul. Delle opere che sono giunte fino a noi, solo una parte è stata pubblicata: si tratta di opere storiche, agiografiche, liturgiche e poetiche. La principale è la Storia Ecclesiastica, composta dopo il 1317 e dedicata all'imperatore Andronico II Paleologo (1282-1328). Si sono conservati 18 libri, che coprono il periodo storico tra la nascita di Gesù e l'anno 610, inizio del governo dell'imperatore Eracio. I cinque volumi successivi, che trattavano il periodo dal 610 al termine del regno di Leone VI († 912), sono andati perduti. L'opera si avvale di fonti prestigiose, quali le storie di Eusebio di Cesarea, di Sozomeno, di Teodoreto di Cirro e di Evagrio Scolastico. Oltre agli eventi di natura propriamente ecclesiastica come i concili, le vicende dei patriarcati orientali, i dibattiti dottrinali, l'opera si occupa anche di eventi civili, politici e militari.
b) La sua dottrina mariana è in gran parte contenuta nelle seguenti opere: nel commento al Tropario di Cosma di Maiuma, copiato nel codice Miscellaneus 79 della Bodleian Library di Oxford, che rimane ancora inedito; nella Storia della Chiesa; e nelle composizioni poetiche pubblicate da M. Jugie in Byzantion 5 (1929), pp. 357-390. Di particolare attualità sono due poemi usati ancora oggi nella liturgia bizantina. Si tratta di due sinassari: uno per la celebrazione dell'Acatisto, il quinto Sabato di Quaresima, inserito nel Triodion; l'altro celebra la festa della Madre di Dio «sorgente che dona la vita» (Zoodochos Pege), festa che cade il venerdì della settimana di Pasqua. Il testo è stato incluso nel Pentekostarion.

2. Il problema dell'Immacolata Concezione
Niceforo era bene informato sulla problematica moltiplicatasi intorno alla dottrina dell'Immacolata Concezione, molto dibattuta nel cristianesimo latino del suo tempo. Però la sua posizione su questo punto non sembra chiara, come appare dal suddetto manoscritto di Oxford citato da Jugie: «Non ha generato nella corruzione, bensì tramite le parole dell'arcangelo Gabriele e dopo che lo Spirito Santo era disceso su di lei e l'aveva purificata dalla macchia originale, nel caso che tale macchia si trovasse in qualche modo ancora in lei». Questa dichiarazione suppone che Maria abbia contratto il peccato originale, sebbene Niceforo non sappia dire se ne sia stata liberata al momento dell'Annunciazione o già prima. Però verso la fine del suo commentario al Tropario di Cosma di Maiuma, si rivolge alla Vergine per chiederle scusa della dichiarazione fatta: «Sii a me propizia, o sovrana, anche se ho deviato dalla retta via permettendomi di parlare di macchia a proposito dite, o tutta immacolata». Che interpretazione si può dare a queste due dichiarazioni che sembrano contraddirsi? L'autore era forse indeciso nella scelta tra una sua convinzione personale e la mentalità comune della Chiesa orientale che

3. Sinassario del sabato dell'Acatistos
Niceforo racconta le vicende storiche che hanno dato origine alla celebrazione di questo capolavoro della poetica mariana in un giorno determinato dell'anno liturgico, ossia il sabato della V settimana di Quaresima. Egli pensa che al di sopra di tali vicende, superiori ad ogni umana comprensione, operava la mano premurosa e materna della Madre di Dio. Inoltre l'aiuto e la protezione di lei non sono soltanto un evento del passato; sono piuttosto un'esaltante realtà del presente. Lo attestano la fede e la pietà con cui la Chiesa bizantina da sempre usava cantare le sue lodi alla Madre del Signore: «Con inni incessanti noi rendiamo grazie a colei che in ogni tempo ci offre la sua protezione». L'autore inizia subito il racconto dell'avvenimento storico che ha dato origine alla celebrazione stessa e che evidenzia il fatto dell'intervento di Maria. Siamo nell'anno 626, durante il regno di Eracio. I persiani stavano tentando di invadere l'impero e, mentre l'imperatore era impegnato a combatterli, anche i mesii e gli sciti attaccarono i bizantini e giunsero fin sotto le mura di Costantinopoli, mettendo in serio pericolo l'incolumità della capitale stessa. Il patriarca Sergio esortava il popolo a non scoraggiarsi e a non temere e invitava tutti a porre la loro speranza in Dio e nella Madre sua. Lo stesso patriarca fece portare in processione lungo le mura della città l'icona acheropita di Cristo, quella della Madre sua, le reliquie della croce e la veste della Vergine (il maphorion) custodita nel santuario delle Blacherne. Ed ecco quello che successe: «La condottiera invitta (amachos Promachos), la Madre di Dio, coni pochi soldati che si trovavano vicino al suo tempio, quello cioè della Fonte, sconfisse la moltitudine dei nemici». Per ricordare questo evento la Chiesa bizantina continua a celebrare ogni anno la festa del['Acatisto; tanto più che in seguito altre circostanze critiche si sono presentate nella storia bizantina, le quali misero di nuovo a repentaglio la sicurezza dell'impero. L'autore ricorda l'assedio di Costantinopoli ad opera degli Agareni, che si verificò due volte, sotto gli imperatori Costantino Pogonato e Leone Isaurico. Niceforo conclude: «A motivo di tutti questi prodigi soprannaturali della santissima Madre di Dio, noi celebriamo quindi questa festa. Essa si chiama Acatisto perché in questa notte tutto il popolo rimane in piedi per cantare l'inno alla Madre di Dio e per il fatto che, mentre c'è l'uso di rimanere seduti per tutte le altre stanze, per ascoltare quella in onore della Madre di Dio si rimane tutti in piedi».

4. Il tempio della Madre di Dio fonte della vita
La festa della dedicazione di questo santuario mariano veniva celebrata il venerdì della settimana di Pasqua. Nell'ufficio del giorno viene riportato il sinassario di Niceforo Callisto nel quale è raccontatala storia del santuario. L'autore inizia dalla costruzione dell'edificio, voluto dall'imperatore Leone I (457-474) come testimonianza della sua devozione verso la Madre di Dio. Prima ancora di essere imperatore, fu protagonista di un episodio prodigioso. Trovandosi nel luogo dove più tardi sorgerà il santuario, incontrò un cieco che si era smarrito. Egli lo prese per mano onde fargli da guida e quando giunsero in prossimità del luogo in questione, il cieco fu preso da intensa sete e chiese da bere. Leone si inoltrò nel bosco circostante in cerca di acqua ma non ne trovò e dovette tornare deluso e triste dall'uomo. In quel momento udì una voce misteriosa che proveniva dall'alto e che gli disse: «Non ti rattristare, Leone, l'acqua è vicina; rientra nel bosco e la troverai». Leone fece quello che gli aveva detto la voce, ma nemmeno questa volta riuscì a trovare acqua. Udì di nuovo la voce che insisteva perché si spingesse più addentro nel bosco dove avrebbe trovato dell'acqua fangosa: «Imperatore Leone, soddisfa la sete del cieco, ungigli gli occhi e subito ti renderai conto di chi sono». Leone fece quanto gli era stato detto e il cieco acquistò la vista. Allora comprese che si trattava della Madre di Dio, la quale gli aveva anche predetto la sua ascesa al trono imperiale. Pertanto, divenuto imperatore, fece edificare sulla fonte, da cui aveva attinto acqua fangosa, il santuario dedicato alla Vergine, che divenne ben presto famoso per i miracoli che vi si compivano. Anche l'imperatore Giustiniano, che soffriva di disuria, ottenne la guarigione e, come atto di riconoscenza alla Madre di Dio, fece ingrandire ed abbellire la chiesa. Ricostruzioni e restauri per i danni causati dai terremoti furono ordinati da altri imperatori; ed è ciò che fecero Basilio I il Macedone e il figlio Leone VI il Saggio, il quale sarebbe stato guarito da calcolosi, mentre sua moglie Teofano sarebbe stata liberata da una violenta febbre. Intanto si moltiplicavano i favori miracolosi ottenuti presso questo santuario. Tra i beneficiati ci sarebbe stata anche l'imperatrice Zoe, che avrebbe ottenuto miracolosamente la capacità di mettere al mondo il futuro imperatore Costantino Porfirogenito. L'acqua del tempio inoltre avrebbe guarito l'imperatore Romano Lecapeno e sua moglie dalle loro infermità. Tra i miracolati si dovrebbero annoverare anche importanti personalità ecclesiastiche, come il patriarca costantinopolitano Stefano e il patriarca Giovanni di Gerusalemme. Questa sollecitudine di collezionare favori miracolosi distribuiti un po' a tutte le categorie sociali offre una dimostrazione ulteriore del fatto che, nell'Impero bizantino, la pietà mariana era un fenomeno non solo religioso popolare o ecclesiale, ma anche politico, perché coinvolgeva pure le sfere della dirigenza dello stato, come del resto avveniva per tutte le espressioni della religiosità.

5. Canone in onore della Madre di Dio
È un componimento acrostico costruito in modo tale da formare, in questo caso, il nome dell'autore. Del resto è noto come l'acrostico appaia di frequente nella poesia bizantina. Un certo tecnicismo, inevitabile in composizioni di questo genere, non impedisce a Niceforo di esprimere alla santissima Vergine dei sentimenti ispirati da sincera devozione e pervasi da nobile lirismo. Questo canone viene usato nell'ufficio liturgico del venerdì di Pasqua, contestualizzato nella celebrazione della Madre di Dio, sorgente della vita, come abbiamo detto. Le Otto odi si susseguono secondo lo schema formale solito, ma con dei contenuti ricchi di fascino. Nella prima ode se ne può già gustare la bellezza poetica. Come esigeva la prassi abituale, Niceforo inizia invocando da Maria la capacità di parlare degnamente di lei: «O Vergine, o Madre di Dio, che sei come una sorgente, fai zampillare per me la grazia della parola, affinché possa inneggiare alla tua fonte che fa scaturire ai fedeli la vita e la grazia; da te infatti è scaturito il Verbo che è un'unica persona». Porta poi il discorso sul tema della celebrazione, che verte sul santuario dedicato a lei, la Madre di Dio, fonte della vita: «Il tuo tempio, o Vergine veneranda, si è trasformato per tutti noi in un soprannaturale luogo di cura; e tu fa' che davvero risuscitino da morte certa i fedeli che vi accorrono e fa' sgorgare per tutti generosamente la sua dolcezza». Dopo aver fatto un richiamo al luogo della celebrazione, indica il motivo della festa celebrata: «Tu sola dall'alto, con ritmo veramente inesauribile, riversi grazie su di noi. Tu infatti, parlando dal cielo a Leone, al di là di ogni intendimento, hai dato al cieco il dono di rivedere la luce mediante un nuovo fango (ch. Gv 9,5ss)». La quarta strofa è un chairetismos con cui si invita la Vergine a gioire per tutto il bene che Dio vuole donarci tramite lei: «Rallegrati Maria, o venerando e universale decoro dei mortali, rallegrati! L'autore di tutte le cose è disceso dentro dite come una goccia (cfr. Sal 71,6) e ti ha reso una sorgente immortale, o eletta sposa di Dio». Allo stesso modo le restanti odi ruotano, con scioltezza, eleganza e densità di contenuto, intorno alla metafora centrale della sorgente (peghe). Si avverte chiaramente come il poeta si senta stimolato a trovare in questo termine significati nuovi, originali e profondi, capaci di spiegare e di illustrare le ricchezze della persona di Maria e gli aspetti fondamentali della missione affidatale da Dio per il bene e la salvezza degli uomini. I bizantini non mancavano di identificare questo bene degli uomini con la felicità escatologica, eterna, ma non solo, essi annettevano grande importanza anche al benessere terreno, materiale. Prova ne sono le numerose guarigioni ottenute, per intercessione di Maria, in occasione di visite e pellegrinaggi al suo santuario e attraverso il contatto fisico con l'acqua della sorgente elargitrice di vita. L'attribuzione alla Madre di Dio della metafora della sorgente appare molto idonea perché l'acqua ha un forte legame di causalità con la vita; come pure la sorgente stessa con il suo zampillo conferisce alla vita un senso di moto e di vivacità. Nell'ultima ode compare l'immancabile riferimento all'autorità imperiale che, secondo la mentalità bizantina, gode di un particolare diritto alla protezione della Madre di Dio: «O Vergine, tu dai allegrezza soprannaturale al principe. Facendo sgorgare grazia eterna dalla sorgente, gli infondi fortezza contro i nemici, vittorie in continuità, vigore e pace, ed esaudisci le sue preghiere».

Bibliografia
GABERO L., Fede e devozione mariana nell'impero bizantino. Dal periodo post-patristico alla caduta dell'impero (1453), San Paolo, Cinisello Balsamo 2012, pp. 282-292; GHARIB G. - TONIOLO E., Testi mariani del secondo millennio, vol. I, Autori orientali (secc. XI-XX), Città Nuova, Roma 2008, pp.319-332; JUGIE M., L'Immaculée Conception dans l'Écriture Sainte et dans la Tradition Orientale, Academia Mariana, Roma 1952; BECK H. G., Kirche und theologische Literatur im Byzantinischen Reich, Verlag H. C. Beck, München 1977.






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