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  L'icona della Madre di Dio orante 
Ortodossi

Dal libro di  Pietro Galignani, Il Mistero e l'Immagine. L'icona nella tradizione bizantina, La Casa di Matriola, pp. 103-107.




Madre di Dio orante, Scuola di Jaroslavl', anno 1218 circa

L'icona che analizziamo11 è datata da alcuni autori verso il 1114. Se è attendibile tale datazione questa icona è stata dipinta durante l'epoca d'oro del gran principato di Kiev, in ambiente aulico perché risente molto dell'influenza della coeva pittura bizantina dell'età dei Comneni. Il tipo iconografico è una variante dell'icona della Madre di Dio secondo il tipo Blacherniotissa, nome che proviene dall'immagine a mosaico nell'abside della chiesa del palazzo imperiale delle Blacherne (immagine ora perduta). Questa immagine era chiamata anche con l'appellativo di « muro inespugnabile » forse perché l'abside della chiesa era appoggiata alle grandi mura di Bisanzio. Come sappiamo, abbiamo la raffigurazione di questo tipo nel grande mosaico dell'abside del Sofijskij Sobor (secolo XI).
Altri tipi di immagini della Madre di Dio sono l‘Odigitria e la Eleoûsa. Di quest'ultimo tipo abbiamo già avuto occasione di occuparci analizzando la Bogomat'er Vladimirskaja. Il tipo Odigitria rappresenta la Madre che porta sulle braccia il Cristo bambino. Ella mentre con un braccio lo sostiene, con l'altro lo indica. La tradizione popolare vi legge che l’Odigitria (Colei che indica il cammino) abbia questo nome appunto perché il Cristo indicato è via, verità, vita. Non si comprende però perché sia stato trascelto un epiteto contro gli altri due. Più verosimilmente Florenskij e lo Ammann ritengono che questo tipo fosse dipinto in una chiesa posta su una strada di comunicazione, quasi a indicare il cammino. Da ciò l'epiteto dalla chiesa sarebbe passato all'immagine in essa rappresentata.
Ancora riferendoci a Dionigi di Furna indichiamo come la tradizione di Panselinos vuole che siamo rappresentate le fattezze della Madre di Dio. « La S.S. Vergine era di media età. Molti assicurano che anch'ella era alta tre cubiti, carnagione dorata, capelli scuri come gli occhi. Occhi belli e grandi, sopracciglia, naso medio e lunghe dita. Vestita bene. Umile, bella, senza difetti, amante dei vestiti dai colori naturali, come testimonia l'omoforio conservato nel tempio a Lei dedicato.12 » Riferiamoci a questa icona con le sue varianti per cogliere l'annuncio in essa contenuto.
L'icona che vogliamo analizzare rappresenta la Madre Vergine giovane, riccamente vestita da vedova nobile, nell'atteggiamento di orante. Se l'icona, come pare verisimile è stata dipinta a Kiev, è una delle migliori produzioni di questa scuola che aveva il suo centro nella Peèerskaja Lavra. L'atteggiamento orante è del tutto simile al maestoso mosaico che ancora oggi si ammira nell'abside del Sofijskij Sobor. Dinanzi al petto essa porta un disco al quale le spalle fanno da sfondo; un manto purpureo le vela il capo e scende con morbidi panneggi sulle spalle così da far quasi da sfondo alla figura della Vergine che è vestita con una tunica di colore blu scuro. Calza scarpe rosse, come si conviene a membri della famiglia imperiale, che poggiano su un tappeto, anch'esso di colore rosso. Dinanzi al petto sul disco a bordo dorato si vede, in busto, Cristo, il figlio suo. I lineamenti del viso di questi sono quelli non di un bambino, ma di un uomo adulto e regnante. Egli tende ambedue le braccia in gesto molto imperioso così da oltrepassare l'orlo del disco; il gesto che Cristo esprime è più imperante che benedicente. Chiara è l'antichità di questa rappresentazione del gesto di Cristo assai simile a quella già ricordata nella chiesa di Hosios David a Salonicco. L'antichità della rappresentazione del gesto certamente non può deporre per l'antichità di questa variante del tipo che è sconosciuta fuori della Russia. È quindi probabile che ci troviamo di fronte a una delle più antiche icone russe, anche se le influenze bizantine sono ancora forti, e, se la datazione è sufficientemente approssimata, sarebbe stata dipinta all'epoca di Vladimiro II Monomaco. Chiaramente questa variante di Blacherniotissa proviene dalla composizione delle immagini della chiesa che aveva raffigurato nell'abside una Vergine orante. Però il mosaico entrava in una grande composizione, l'atteggiamento orante prende significato in rapporto al Pantokrator della cupola e ai santi della parte bassa dell'abside. Rappresentando questa immagine, fuori dal suo contesto naturale, in un'icona bisognava non togliere il legame ontologico che lega la Madre di Dio con il Cristo perciò l'artista la rappresenta con il Cristo al collo. Qualcuno vuole vedervi il Cristo che ancora deve nascere a somiglianza dell'Annunciazione di Ustjug.
Da quanto descritto pare più chiaro che semplicemente si sia voluto sottolineare in questo modo la specifica funzione della Madre di Dio, quella cioè di essere veicolo e strumento della apparizione di Cristo nel mondo. Non ci spiegheremmo altrimenti il volto adulto di Cristo e il gesto imperioso che inequivocabilmente sottolineano che Cristo è Kyrios (Signore). Questo è il modo fondamentale con cui la tradizione bizantina coglie il mistero della Vergine Madre. Esso si riassume completamente nella maternità divina solennemente proclamata a Efeso e ribadita a Calcedonia. Ma è ancora significativo che proprio in questi concili, come a suo luogo si è mostrato, questa affermazione del mistero di Maria vive e si esprime all'interno di un ambito cristologico. È significativo che l'immagine iconografica, avulsa dal contesto della composizione delle immagini del Sofijskij Sobor, da cui dipende, senta il bisogno di restaurarlo in altro modo. Per riproporre che il significato di Maria si annulla senza l'esplicito riferimento a Cristo, l'icona si rifà a Isaia 7,11 e presenta la Madre di Dio come colei che porge l'Emanuele e in questo modo Maria riprende il suo esatto significato in rapporto al mistero di Cristo. Se il mistero di Cristo è il mistero della filantropia divina che fa corrispondere al volto divino dell'uomo (immagine) il volto umano di Dio (somiglianza), il mistero di Maria è quello di aver accettato di essere strumento dell'economia divina, di essere il luogo in cui Cristo si manifesta e nel quale si realizza il punto culminante della divina filantropia. Giustamente Evdokimov sottolinea che non esistono icone che rappresentano la Vergine fuori del suo rapporto con Cristo. La Vergine infatti si costituisce ontologicamente, nell'economia divina, nel suo rapporto con il Cristo; è Lui che le da significato e consistenza teologica. La Madre di Dio è sempre rappresentata nel mistero dell'umanità di Dio che la coinvolge. Ciò inoltre è chiaramente espresso dalla struttura dei testi liturgici che, come abbiamo mostrato, sono la base privilegiata a partire dalla quale l'iconografo artista accede personalmente all'esperienza della Chiesa.
I testi liturgici che chiarificano e ribadiscono in toni sempre nuovi e sempre più profondi questo punto, come d'altra parte è tipico del linguaggio poetico, sono innumerevoli. Ci limitiamo a indicare i più significativi e a citare i più brevi, che non per questo sono i meno importanti. Tutta l'ufficiatura liturgica esalta il mistero di Maria come emergente dal mistero di Cristo e in questo mistero prende la sua dimensione teologica cosicché nulla si può dire di più grande di Maria se non che ella è Madre di Dio (Theotokos - Bogorodica). Ci riferiamo in primo luogo all’akathistos, vero poema che medita il mistero della Madre di Dio nel suo totale dispiegamento a partire dall'accettazione della Maternità divina. Ancora l’oktoechos, che medita il mistero della morte-resurrezione di Cristo, associa all'attività salvifica di Cristo la presenza e la funzione della Madre di Dio13.
Ancora nella Divina Liturgia la Chiesa così esprime il significato della Maternità divina: « Ancora ti offriamo questo olocausto spirituale per coloro che riposano nella fede, progenitori, padri, patriarchi, profeti, apostoli, predicatori, evangelisti, martiri, confessori, vergini e per ogni spirito arrivato al compimento della fede. In modo particolare per la tutta santa, intemerata, benedetta sopra ogni creatura, la gloriosa nostra Signora, Madre di Dio e sempre vergine Maria. È veramente giusto glorificare te, o Genitrice di Dio, sempre beata e tutta immacolata e Madre del nostro Dio, te più onorabile dei Cherubini e senza confronto più gloriosa dei Serafini, te che senza ombra di corruzione partoristi il Verbo di Dio ».14 Nell'icona della Madre di Dio viene dunque annunciato il mistero dell'incarnazione, rappresentato secondo la tradizione intessuta dai Vangeli, dagli scritti dei Padri della Chiesa, dalle solenni proclamazioni dogmatiche dei concili che nelle ufficiature liturgiche sono diventate preghiera della Chiesa. La comprensione dunque della funzione di Maria nella storia della salvezza diventa un aspetto della cristologia e diventa parte integrante dell'ecclesiologia.
Questo è, se pur solo attraverso indicazioni sommarie, il tessuto dell'esperienza che la Chiesa fa della santità della Madre di Dio. In questa dimensione spirituale è sbocciata la visione di quest'opera di cui vogliamo ora cogliere l'annuncio. Innanzitutto l'icona, ed è naturale, annuncia il Mistero della maternità verginale. Nell'icona la Vergine porta sul capo e sulle spalle tre stelle che esprimono, pare, la sua verginità prima, durante e dopo la natività e la sua casta e assoluta integrità. Ma è anche madre, come chiaramente indica la presenza del Figlio, ecco la sottolineatura antinomica di due verità che naturalmente si elidono, ma sono vere entrambe nella Madre di Dio. Ella pur rimanendo vergine è vera Madre di Dio, colei che ci dona l'Emanuele. Ma tutto ciò non è dovuto a sua presunzione, a suo progetto, a sua specifica volontà. Il mistero di cui è costituita la Theotokos è da lei voluto nell'umiltà dell'accettazione, nella semplicità di aderire a un disegno di cui all'inizio non ha colto l'insieme, nella profondità della fede nella parola di Dio che quando incontra l'uomo sempre lo turba e intimorisce. L'esito di questa accettazione è la deificazione della Madre di Dio « più onorabile dei Cherubini e senza confronto più gloriosa dei Serafini ». Tutto ciò è operato dall'energia divina che ha trasformato il suo spirito e il suo corpo cosicché essa appare nella luce deificante dello sfondo dell'immagine, deificata essa stessa in quanto partecipe delle energie increate, ma ancora abissalmente lontana dal tentare di porsi sullo stesso piano di Dio. Anzi essa è proprio l'antitipo di chi aveva creduto di divenire per decisione e volontà propria un Dio.
Nelle rappresentazioni della Madre di Dio la deificazione della Deipara è forse suggerita anche dall'inversione dei colori della veste e del mantello rispetto a quelli di Cristo. Le vesti ed i loro colori hanno un significato simbolico importante nell’icona. Infatti « sulle icone sono rappresentati coloro le cui opere si conservano illese nella prova del fuoco, abbellite, sfrondate delle ultime tracce di accidenti terreni. Essi invero non appaiono nudi. Rivestono una certa fioritura, o più precisamente si può chiamare vestito il tessuto della loro ascesi [...] Nell'ordine artistico visivo il vestito è una manifestazione del corpo, e con se stesso, con le linee e superfici, esso rivela la struttura del corpo. Pertanto si capisce che se viene riconosciuta al corpo la facoltà di rivelare con il ritratto l'essenza metafisica dell'uomo, questa facoltà non è possibile non attribuirla al vestito che, come un megafono, proclama e amplifica la parola della testimonianza pronunciata intorno alla propria idea dal corpo »15.
Pertanto in forza della simbolicità artistico-visiva dell'icona i colori invertiti nelle vesti della Madre di Dio, rispetto a Cristo, ci annunciano che la Theotokos creata a immagine di Dio e quindi ontologicamente dipendente dal mistero di Dio (colore blu) è stata deificata e vive della vita divina (porpora) perché ha accettato di lasciarsi coinvolgere nel mistero della salvezza e ha accolto in sé il disegno di Dio sopra di lei formulato. Tale divinizzazione è il vertice della redenzione operata da Cristo poiché in Maria essa ha trovato la massima corrispondenza. Pur « Partecipando organicamente della discendenza di Adamo, la Vergine è però preservata da ogni impurità personale, da ogni male, reso inoperante in lei dalle purificazioni successive degli "antenati", dall'azione speciale dello Spirito e dalla sua libera scelta16. » Nasce da questo annuncio la base di ogni considerazione teologica sulla realtà della Madre di Dio, sulla sua struttura ontologica, sulla sua funzione nella storia della salvezza e in particolare nella vita presente della Chiesa. Non entriamo però in questo prosieguo di discorso che, se pur ha la sua base in questo annuncio, non è esplicitamente svolto nel tipo iconografico in esame.

NOTE
11 Bogomater' Oranta o Panagia Velikaja, ca. 1114, Tret'jakovskaja G., Mosca.
12 Dionigi di Fourna, op. cit., p. 454.
13 Trascegliamo alcuni tropari: « Tutti oltrepassano i nostri concetti, tutti sono oltremodo gloriosi i tuoi misteri o Madre di Dio. La tua purezza è rimasta sigillata, la tua verginità intatta e sei pertanto vera madre, perché hai partorito il vero Dio ». (Theotokion tono 2). « Ave, Porta del Signore inaccessibile; ave, vallo e rifugio di chi accorre a te; ave, porto tranquillo e vergine intatta che hai partorito nella carne il tuo Creatore e Dio. Non risparmiare le tue preghiere a chi canta e adora Colui che è nato da te ». (Theotokion tono 5). « Madre sei riconosciuta in modo che passa la natura, Deipara rimasta sei vergine in modo che passa parola e concetto, il portento della tua maternità lingua umana non può spiegarlo. Più che glorioso è il tuo concepimento, inaccessibile il modo del tuo partorire là dove vuole Dio vince di natura le leggi. Noi dunque tutti, riconoscendoti Madre di Dio, con ardor ti preghiamo intercedi salvezza alle anime nostre ». (Vespero, Dogmatico tono 7).
14 Divina Liturgia di san Giovanni Crisostomo, op. cit., p. 92.
15 P. Florenskij, op. cit., pp. 131-132.
16 P. Evdokimov, La teologia della bellezza, p. 299.

Inserito Mercoledi 15 Gennaio 2014, alle ore 10:35:49 da latheotokos
 
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