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  Maria, “Donna eucaristica” 
Culto

Dal libro di Antonino Grasso, Maria di Nazareth. Saggi teologici, Editrice Istina, Siracusa, pp. 13-26.



1. Il sacrificio glorioso della Croce

L’Eucaristia è il sacramento del sacrificio di Gesù Cristo.1 Nel Cenacolo, Gesù porta a compimento l’antica Pasqua ebraica e la trasforma nella Pasqua cristiana nella quale, alla consumazione dell’agnello, subentra quella del suo corpo dato e il calice del vino è sostituito dal suo sangue versato, suggello della Nuova Alleanza.2 Nasce così il sacramento della “Cena del Signore3 che i discepoli dovranno consumare, secondo il suo mandato: “Fate questo in memoria di me”.4 Ma se nell’Ultima Cena il pane spezzato offerto da Gesù è il suo corpo dato e il calice da lui fatto passare è il calice del sangue versato, vuol dire che gli Apostoli partecipano già al suo sacrificio, oggettivamente presente in forma misterica, perché storicamente ancora non avvenuto. Quella era, infatti, la notte in cui “veniva tradito5 mentre egli si sarebbe immolato successivamente sul Calvario. Donando il suo corpo che deve essere sacrificato ed il sangue che deve essere sparso per la remissione dei peccati, Gesù istituisce, quindi, il memoriale della sua passione e morte redentrice, compie un’azione profetica, indica la consapevolezza di quanto sta per accadere nel tratto finale della sua vita. La Cena, di conseguenza, fa parte della Passione di Cristo, ma solo se guardiamo all’immolazione della Croce, possiamo comprendere sia la realtà del rito eucaristico e sia la sua rappresentazione sacramentale.6 L’immolazione della Croce, pertanto, si compie ed emerge come il sacrificio perfetto ed eterno. I sacrifici antichi erano sacrifici imperfetti, privi di valori durevoli, inadeguati a realizzare una purificazione definitiva ed erano celebrati da sacerdoti soggetti alla morte e alla debolezza umana. Il sacrificio del Calvario, invece, è compiuto da Gesù, sacerdote «santo, innocente, senza macchia, separato dai peccati ed elevato sopra i cieli; egli non ha bisogno ogni giorno, come gli altri sommi sacerdoti, di offrire sacrifici prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo, perché egli ha fatto questo una volta per tutte, offrendo se stesso».7 Immolando se stesso, Gesù Sommo Sacerdote, Figlio di Dio, conferisce alla sua offerta un valore che non si consuma: «Noi siamo stati santificati per mezzo dell’offerta del Corpo di Cristo, fatta una volta per sempre».8 Il sacrificio di Gesù, del quale gli antichi sacrifici erano solo una pallida prefigurazione è, quindi, un sacrificio perennemente presente davanti a Dio. Esiste solo questo unico sacrificio intimamente glorioso, celeste e permanente, perché è Gesù stesso nel suo donarsi: la perennità del sacrificio della Croce, è la stessa perennità della persona di Cristo Signore e Salvatore del mondo. L’Eucaristia è un sacrificio perché ri-presenta il sacrificio della Croce, perché ne è il memoriale e perché ne applica il frutto.9 In quanto memoriale del mistero pasquale del Figlio, l’Eucaristia è il sacramento del sacrificio della Croce ed è il convito, nel quale si partecipa veramente al Corpo e al Sangue del Signore:10 non commemorazione vuota, quindi, ma, in senso biblico, memoria potente perché fa presente l’evento della salvezza nell’oggi della comunità celebrante per opera dello Spirito di Dio.11 Il sacrificio di Cristo e il sacrificio dell’Eucaristia sono un unico sacrificio.12

2. Maria “Donna Eucaristica” nella Chiesa che celebra i Divini Misteri

Proprio nel cuore dell’ora in cui si compie il sacrificio perfetto, Giovanni inserisce significativamente Maria che diventa portatrice di una nuova e straordinaria maternità. Qui si conclude la sua maternità umana e fisica, per trasformarsi in maternità spirituale e universale nei confronti di tutti i discepoli e di tutti gli uomini.13 Nell’ora in cui perde il suo unico Figlio, Maria è chiamata ad adottare, come per una dolorosa sostituzione, i figli peccatori: dopo aver partorito Gesù nella gioia, ora è chiamata a partorire nel dolore una infinita discendenza che lui libera dalla morte.14 Poiché il vertice della partecipazione di Maria al mistero pasquale, di cui l’Eucaristia è l’anamnesi, è, perciò, l’esperienza di questo mistero da parte di lei in prima persona sotto la Croce, il legame di Maria con l’Eucaristia è inscindibile perché fu appunto presente nell’evento salvifico,15seguendo fedelmente Gesù, soffrendo profondamente con il suo Unigenito e associandosi con animo materno al sacrificio di lui”.16 L’amore che associa la Madre al Figlio, infatti, va compreso come associazione della Madre offerente al Figlio offerto: Maria offre il Figlio e si offre con lui; lo offre come vittima pura per la riconciliazione del genere umano; si offre come espressione della sua dedicazione materna all’opera redentrice del Figlio.17 Tale è il motivo per cui Maria ha un posto singolarissimo anche nel mistero che rinnova il sacrificio del Signore e per questo la Chiesa la invoca a più riprese, anzi si ispira nei suoi atteggiamenti a lei, Vergine in ascolto,18 Vergine orante e Vergine offerente,19 suo tipo e modello soprattutto nella celebrazione liturgica.20 Inoltre, ogni celebrazione eucaristica ha un intrinseco ed essenziale riferimento a Maria, “Vergine Madre”,21 perché è lei che nel mistero dell’Incarnazione, ci ha valso il vero e unico sacerdote, il pane venuto dal cielo, il vino di vita eterna. «In Maria, dimora del Dio vivente, si è stabilito il sacrificio dell'eterna Alleanza che è Cristo Redentore; dal suo grembo si è elevata al cielo la lode perfetta del Verbo incarnato; da lei ha preso forma il Pane disceso dal cielo che dà la vita al mondo; da lei è sgorgato per noi il Sangue versato per tutti. La celebrazione dell'Eucaristia, massima espressione di lode e ringraziamento dei figli al Padre che sta nei cieli, riconduce, infatti, all'ora dell'Incarnazione, ora che associa in un'unica oblazione di lode il Verbo che si fa carne e la Vergine che ne diviene la Madre, lasciandosi segnare l'esistenza dal fuoco dello Spirito. Per questo, celebrando l'Eucaristia la Chiesa guarda a Maria, sperimentandone la sua vicinanza esemplare e la sua comunione di preghiera».22 Il nesso tra Maria e l’Eucaristia è il nesso che c’è tra madre e figlio. Maria, la madre del Gesù storico, continua a essere la Madre di Gesù eucaristico, così come è la madre del Cristo glorioso e la madre del corpo mistico di Cristo, che è la Chiesa. L’Eucaristia è un’estensione dell’Incarnazione, per cui la maternità di Maria si estende anche alla presenza eucaristica del Figlio nella Chiesa.23 È, quindi, nel seno della Vergine la sorgente stessa del sacerdozio di Cristo e della Chiesa.24 Quando Gesù dice “questo è il mio corpo”, “questo è il mio sangue”,25 si tratta della “carne del Figlio dell’uomo”.26 Chi mangia il suo corpo e beve il suo sangue partecipa alla sua stessa vita: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me».27  L’Eucaristia è, insomma, il Figlio di Dio divenuto Figlio di Maria per trasformarsi nel nostro nutrimento; qui ci troviamo in contatto diretto con il Cristo che la Vergine ha donato al mondo una volta e che ha la missione di dare fino alla fine dei secoli.28 La Chiesa è cosciente di questa verità e la professa per mezzo dell’inno eucaristico Ave verum: “Ave, o vero corpo nato da Maria Vergine... Gesù figlio di Maria”.29 Possiamo affermare che, per sua natura, la Chiesa è eucaristica e mariana,30 anzi, come scrive Von Balthasar, tutta la preghiera liturgica della Chiesa è sempre manifestamente o nascostamente, consapevolmente o inconsapevolmente mariana, perché la Madre di Dio e Madre della Chiesa, ci indica la via del consenso ecclesiale a Dio e perché, per prima, incede sulla via del Figlio. Prendendo con sé Maria e seguendola nell’accoglienza e nell’adorazione di Cristo, la Chiesa si inserisce nella traiettoria circolare dell’amore e della vita trinitaria.31 Come giustamente afferma Castellano Cervera: «Maria non si aggiunge al mistero solo dall’esterno, non si rende presente nella liturgia solo per la sua condizione gloriosa e per il suo vivere in Dio, ma per la sua appartenenza intima al mistero celebrato, come persona attivamente coinvolta nell’economia della salvezza e nel mistero pasquale. Mistero del quale essa stessa è insieme frutto e cooperatrice attiva, con una singolarità personale, unica e irripetibile».32 Infine, poiché lo Spirito che operò nel seno di Maria il prodigio dell’Incarnazione del Verbo, è lo stesso che, nel seno della Chiesa, continua a trasformare il pane e il vino nel corpo e nel sangue del natus ex Virgine, possiamo affermare che alla sua opera di nutrizione e conformazione dei credenti al Figlio Unigenito, collaborano, anche se in modalità diverse, sia la Madre-Maria che la Madre-Chiesa, entrambe realizzazione misteriosa della vera Gerusalemme-Madre.33 I figli che ritornano dall’esilio dei deserti del mondo alla mensa santa e rigenerante della casa del Padre e si radunano nel Tempio, trovano accanto all’altare la Madre-Maria che li accoglie, li orienta a Cristo, insegna loro come riconoscere, amare e adorare il Signore della salvezza, suo Figlio e loro fratello. Stretti misticamente e in unità di intenti a lei, come lo fu il discepolo sul Calvario, essi innalzano coralmente la loro preghiera di lode e offrono, attraverso i ministeri della Madre-Chiesa, il sacrifico perenne.34 Così, nel grembo accogliente di Maria, loro madre nell’ordine della grazia35 e della Chiesa, loro madre nell’ordine sacramentale36 che celebra i Divini Misteri, essi rinascono continuamente alla vera vita,37 nutrendosi del Pane vivo disceso dal cielo.38 La comunione eucaristica, infatti, che li fa concorporei e consanguinei col Verbo divino, fatto carne da Maria per donare loro le insondabili ricchezze della sua divinità, li immerge già nell’oceano della sua Vita, anche se non ancora in forma definitiva e manifesta, e fa loro pregustare le gioie e l’ indissolubile unione sponsale con Lui che si realizzerà nella Gerusalemme celeste, verso cui la Chiesa è pellegrinante nel trascorrere del tempo e dove Maria è g interamente a Lui configurata, anche nella sua corporeità trasfigurata nella gloria.39 In definitiva, come scrive il Masciarelli, il realismo dei sacramenti dipende anche dalla garanzia mariana che Colui che si effonde, si comunica e si rende presente per mezzo di essi, altro non è che il Figlio di Dio divenuto vero Figlio dell’uomo, poiché è “nato da donna” ed è, quindi, vero figlio di Maria e nostro fratello.40

3. La missione di Maria, Donna eucaristica

La missione eucaristica di Maria è, dunque, quella della madre che vuole spingerci tra le braccia di Gesù, nostro fratello e Signore, per farci inondare del suo amore salvifico e della sua vita, perché in lei tutto è riferito a Cristo e tutto dipende da lui.41 In un linguaggio semplice e incisivo la grande mistica siciliana Lucia Mangano scriveva: «La mamma nostra spingendomi dolcemente con la mano, mi conduce a Gesù dicendo:Vieni figlia mia, vieni a riposarti in Gesù”. Allora Gesù abbracciandomi mi faceva riposare sul suo cuore».42 Maria ci aiuta in definitiva a vivere la liturgia eucaristica come la nostra messa sull’altare della nostra stessa offerta. Con Lei vicina, andiamo subito ai piedi della Croce, andiamo subito all’altare, perché nessun altro posto esiste né per Maria, né per noi che quello di essere accanto al Redentore, soprattutto sul Calvario, soprattutto quindi nell’Eucaristia. Accogliendoci dolcemente nel suo grembo come cosa sua, Maria ci guida al Signore, sempre pronto ad offrirsi con noi e per noi al Padre.43 Questa sua funzione materna, afferma Giovanni Paolo II, è particolarmente avvertita e vissuta dal popolo cristiano proprio nel sacro Convito – celebrazione liturgica del mistero della redenzione –, nel quale si fa presente Cristo, il suo vero corpo nato da Maria Vergine. Ben a ragione la pietà del popolo cristiano ha sempre ravvisato un profondo legame tra la devozione alla Vergine santa e il culto dell’Eucaristia: è, questo, un fatto rilevabile nella liturgia sia occidentale che orientale, nella tradizione delle Famiglie religiose, nella spiritualità dei movimenti contemporanei anche giovanili, nella pastorale dei santuari mariani. Maria guida i fedeli all’Eucaristia.44 Come i pastori, andando alla grotta trovarono il bambino adorato da Maria,45 così oggi tutti i fedeli, guidati dalla sua sollecitudine materna, possono ritrovare e adorare nelle infinite chiese del mondo Gesù eucaristico che è e rimane per sempre, il figlio suo amato e glorioso, il frutto benedetto del suo seno immacolato e verginale, il Primogenito di molti fratelli.46 Alla Vergine Maria, afferma ancora Giovanni Paolo II, guardano i fedeli che ascoltano la Parola proclamata nell’ assemblea, imparando da lei a custodirla e meditarla nel proprio cuore.47 Con Maria essi imparano a stare ai piedi della croce, per offrire al Padre il sacrificio di Cristo ed unire ad esso l’offerta della propria vita. Con Maria vivono la gioia della risurrezione, facendo proprie le parole del Magnificat che cantano l’inesauribile dono della divina misericordia nell’ inesorabile fluire del tempo: “Di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono”.47 Ad ogni celebrazione liturgica, il popolo pellegrinante si pone sulle orme di Maria, e la sua intercessione materna rende particolarmente intensa ed efficace la preghiera che la Chiesa eleva alla Santissima Trinità.48 «l’esemplarità di Maria nel Mistero di Cristo celebrato assume tonalità specificamente liturgiche. Infatti Dio, essendo Trinità di Persone, Amore, Comunione di vita (= santità-santificazione) e di gloria (= per il culto), crea e, nell’uomo, associa il creato alla propria vita. Il Mediatore, per operare pienamente tutto questo, è il Verbo fatto carne per opera dello Spirito, in e da Maria. E Maria come prima tra i credenti Madre della Chiesa e sua figura e modello fa sì che la stessa vita ecclesiale sia veramente tale quando è «in funzione» della liturgia. Essa, che è presente nel Mistero della Chiesa, presenzia al rendimento di lode (= dimensione eulogica) con un Magnificat che riecheggia nelle generazioni dei fedeli, per sfociare nel rendimento di grazie (= dimensione eucaristica) che da Maria, «figura dell’orante, prototipo della contemplazione, icona della gloria», Mediatrice, Madre per noi nell’ordine, della Grazia si trasfonde continuamente nella Chiesa. È Lei, l’Avvocata di Grazia e il segno della divina presenza, che fa sì che nei fedeli sia sempre in atto la dimensione di santificazione (= agiasmica, consacratoria in senso discendente). Poiché Maria è l’«aperta perfettamente verso il dono dall’alto» può essere proposta come esempio ai fedeli nella vita di Grazia, presupposto primo perché essi possano rendere alla Trinità un culto in spirito e vita (= dimensione cultica, consacratoria in senso ascendente)».49 Il modo migliore, perciò, per vivere i misteri di Cristo e, soprattutto, il mistero salvifico della Croce ed il mistero eucaristico, è quello di vivere alla luce della misteriosa maternità di Maria, abbandonandoci tra le stesse braccia che accolsero e offrirono al mondo il Figlio di Dio.50 Nessuno, infatti, meglio di lei può accompagnare la Chiesa ad andare incontro a Cristo Verbo incarnato e Redentore,51 perché nessuno meglio e più di lei può dirci: “Figlioli miei, che io di nuovo partorisco nel dolore, finché non sia formato Cristo in voi”.52 Questo è il motivo per cui, «la presenza e azione della Madre nei fatti storici della vita del Figlio sono i presupposti per comprendere la presenza e azione di Maria Madre nei misteri (= fatti storici celebrati ) della vita nel Figlio da parte dei «fedeli che, aderendo alla parola di fede e partecipando ‘nello Spirito’ alle celebrazioni liturgiche, incontrano il Salvatore e sono inseriti vitalmente nell’ evento salvifico».53 Possiamo concludere, quindi, con Bifet che la Madre di Gesù fa diventare realtà il nuovo Cenacolo della Chiesa, dove tutte le vocazioni (laicali, sacerdotali e di vita consacrata) trovano la peculiarità del proprio carisma in Maria, Madre della Chiesa, punto di riferimento della comunione e maternità ecclesiale, dove Cristo è presente in mezzo a tutti i suoi fratelli e sorelle. Questa comunione fraterna, vissuta con Maria, lascia trasparire la visibilità di Cristo in mezzo al mondo e il segno personale e ripresentazione sacramentale di Gesù Cristo Capo e Pastore. In tutte le vocazioni, Maria precede la testimonianza apostolica della Chiesa, e permane nel cuore della Chiesa. Maria abbraccia, con la sua maternità nello Spirito, tutti e ciascuno nella Chiesa, abbraccia anche tutti e ciascuno mediante la Chiesa.54

NOTE

1 Cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, LEV, Città del Vaticano 1999, n. 1367.
2 Cf. Lc 22,19-20.
3 1Cor 12,20.
4 Lc 22,19.
5 1Cor 11,23.
6 Per tutto il paragrafo 1.1. cf. Biffi I. , Il sacrificio glorioso dell’Eucaristia. Un amore paziente e intramontabile, in L’Osservatore Romano del 14 giugno 2009.
7 Eb 7,26-27.
8 Eb 10,10.
9 CCC, nn. 1365-1366. Per tutto il paragrafo cf.  Spaduzzi F. , Con Maria incontro a Gesù, L.E.R., Napoli-Roma 1995, 58-61.
10 Cf. Laurentin R.La  Madonna e la Messa, Edizioni Paoline, Catania 1955, 17-57.
11 Cf. Forte B., Lo Spirito Santo su Maria, sui Doni, sulla Chiesa, in AA. VV., Maria e l’Eucaristia, op. cit., 187; Battaglia V., Contemplare il Signore alla scuola di Maria, in in Aa. Vv., Contemplare Cristo con Maria. Atti della giornata di studio sulla Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae di Giovanni Paolo II, PAMI, Città del Vaticano 2003, 196-197 (tutto l’assunto 175-201).
12 CCC, n. 1367.
13 Cf. De La Potterie I., Maria nel mistero dell’Alleanza, Marietti, Genova 1992, 237-238.
14 Cf. Laurentin R., Maria chiave del mistero cristiano, San Paolo, Cinisello Balsamo 1996, 32.
15 Cf. Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucharistia, n. 56.
16 Cf. Concilio Vaticano II, Lumen Gentium, costituzione dogmatica sulla Chiesa del 21 novembre 1964, in EV, EDB, Bologna 1971, vol. 1, 284-445, n. 58.
17 Cf. Calabuig I., La Vergine offerente, modello della Chiesa che offre e si offre. Spunti dalla liturgia romana, in AA. VV., Maria e l’Eucaristia, op. cit., 291; Philippe P., La Vergine Maria e il Sacerdozio, Cantagalli, Siena 1987, 77-85; 119-127.
18 Paolo VI, Marialis Cultus, n. 17. Su Maria, Vergine in ascolto, donna dell’accoglimento e della custodia della Parola, si posa lo sguardo sereno e intenso della Chiesa che, celebrando i Divini Misteri, è invitata a porsi in religioso ascolto del Signore. Nella proclamazione della Parola, Cristo stesso si fa presente: è lui che parla “quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura” (SC 7); è lui che si ascolta e a lui si è invitati a dare una risposta di vita (Cf. Pedico M. M., La Vergine Maria presente nell’assemblea eucaristica cuore della domenica, in Aa.Vv. Maria e l’Eucaristia, op. cit., 306).
19 Paolo VI, Marialis Cultus, n. 20. Con Maria, Vergine offerente, il popolo di Dio impara a stare ai piedi della croce per offrire al Padre il sacrificio d’amore di Cristo e unire ad esso l’offerta della propria vita, in una perenne azione di lode e riconoscenza. (Cf. Pedico M. M., La Vergine Maria presente nell’assemblea eucaristica cuore della domenica, op. cit., 307).
20 Paolo VI, Marialis Cultus, nn. 16-20; cf. Calabuig I., Introduzione alla lettura della Marialis Cultus, in Aa. Vv., De cultu mariano seculo XX. A Concilio Vaticano II usque ad nostras dies, vol. 1., PAMI, Città del Vaticano 1998, 66-67; Luisetto G. M., Maria dalla quale è nato il Cristo, Editrice Ancilla, Conegliano 1994, 425-428.
21 Cf. Paolo VI, Marialis Cultus, n. 19.
22 Maggioni C., Maria modello di preghiera per tutta la Chiesa, in Aa. Vv., Sabati Mariani. Quaderni Mariani Net 2, Centro di Cultura Mariana “Madre della Chiesa, Roma 2001-2002, 1-2.
23 Cf. Amato A., L’Eucaristia attualizza l’evento, in Aa. Vv., Maria e l’Eucaristia, op. cit., 197; Idem, Maria la Theotokos, op. cit., 229-230.
24 Cf. Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucharistia, n. 54.
25 Lc 22,19-20.
26 Gv 6,53.
27 Gv 6,56-57. Per tutto il paragrafo cf. Amato A., L’Eucaristia attualizza l’evento, op. cit., 206; Philippe P., La Vergine Maria e il Sacerdozio, op. cit., 36-39.
28 Cf. Neubert E., La vita d’unione con Maria, Edizioni Paoline, Catania 1956, 187.
29 Cf. De Fiores S., Maria “Donna Eucaristica”, modello della chiesa che celebra i divini misteri, in Aa.Vv., Maria e la cultura del nostro tempo. A trent’anni dalla Marialis cultus, AMI, Roma 2005, 120-122. L'Ave Verum è un inno composto nel XIV secolo su un testo più antico attribuito a papa Innocenzo IV (1243-1254). Esso sottolinea la fede della Chiesa nella presenza reale di Gesù Cristo, figlio di Maria, nel sacramento dell'Eucaristia: “Ave o vero corpo – nato da Maria Vergine – che veramente patì e fu immolato – sulla Croce per l’uomo – dal cui fianco squarciato – sgorgarono acqua e sangue. – Fa che noi possiamo gustarti – nella prova suprema della morte. - O Gesù dolce, o Gesù pio, – o Gesù Figlio di Maria, – pietà di me. Amen”.
30 Cf. Bifet J., Linee di spiritualità eucaristico–mariana, op. cit., 223; De Margerie B., La scienza di Maria e  il sacrificio di Gesù, in Maria Corredentrice,  4  (2001), 13-24.
31 Cf. Von Balthasar H. U., Il Rosario. La salvezza del mondo nella preghiera mariana, Jaca Book, Milano 2003, 11-12;  Stöhr J.Maria und das sacramentale Leben des Christen (Maria e la vita sacramentale dei cristiani), in Rovira G. (a cura di) Maria im Alltag der Christen, Christiana-Verlag, Stein am Rhein, 91-101; Giovanni Paolo II, Allocuzione del 12 febbraio 1984 sulla presenza di Maria nella celebrazione liturgica, in Insegnamenti di Giovanni Paolo II  VII/1 (1984), 376-377.
32 Castellano Cervera J., La presenza di Maria nel mistero del culto. Natura e significato, in Marianum 58 (1996), 396 (tutto l’assunto  387-427).
33 Afferma Isacco della Stella: «L’una e l’altra sono madre; l’una e l’altra vergine. Entrambe concepiscono per opera dello Spirito Santo, non per desiderio carnale. Entrambe danno un figlio a Dio Padre» (Sermo 51, PL 194, 1863 A, citato da Perrella S. M., Maria Vergine e Madre. La verginità feconda di Maria tra fede, storia e teologia, San Paolo, Cinisello Balsamo 2003, 264); Loehr A. –  Schneider T., La salvezza viene dalla madre, Sales, Roma 1962, 30-40. Titolo originario dell’opera, Die frau im Heil, Verlag Ars Liturgica Maria Laach, Limburg-Lahn, 1962.
34 Scrive De Fiores: «Questa maternità della Chiesa, sotto la figura di Maria, madre del discepolo, è la sorgente dell’unità dei fedeli in Cristo. Maria, figura della Chiesa - Madre, riceve il discepolo fedele come suo figlio, e quest’ultimo la riceve da lui: essi simbolizzano l’unità della Chiesa» (De Fiores S., Con Maria per una comunità cristiana riconciliata, in  Capone D. – De Fiores S., Maria e la riconciliazione, Centro di Cultura Mariana “Madre della Chiesa”, Roma 1989, Quaderni Mariani 3, 66 (tutto l’assunto 51-69).
35 Cf. Concilio Vaticano II, Lumen Gentium  n. 61.
36 Attraverso i sacramenti, nei quali continua la sua opera di redenzione, il Signore ha reso la Chiesa vera madre di tutti coloro che traggono vita da Dio. Per seno materno le ha dato il fonte battesimale, in cui continuamente il suo Spirito, la sua vita più intima, scende come un raggio di luce feconda e chiama ad esistere i figli di Dio che lei deve generare, nutrire e curare; le ha procurato come nutrimento e inesauribile fonte del suo amoroso seno materno, la santa Eucaristia, sua carne e suo sangue sotto le specie del pane e del vino, affinché ai figli non manchi mai il latte (Cf. Clemente Alessandrino, Paedagogos, I,42; 1,43,4, in
P. G., IX, 247-794); ha deposto nelle sue mani materne, il suo Logos, nella forma della Sacra Scrittura e della Tradizione, affinché essa mediti in se stessa gli alti fatti di Dio e li converta in cibo adatto ai suoi figli. Niente manca, dunque, alla Chiesa per la crescita dei figli che ella attira a sé e che essi riconoscono, cercano e amano come loro madre. (Cf. Loehr A. –  Schneider T., La salvezza viene dalla madre, op. cit., 38-39.).
37 Cf. Gv 6,51.
38 Cf. Casiraghi G., La Vergine Maria e l’Eucaristia, Paoline, Milano 1990, 21-31.
39 Cf. Toniolo E., Alcune coordinate di un mistero di vita. Presentazione, in AA.VV. Maria e l’Eucaristia, op. cit., 5; Bernadot M. V., Maria nella mia vita, op. cit., 196-205; Spaduzzi F., Con Maria incontro a Gesù, op. cit., 63-66.
40 Cf. Masciarelli M. G., Nato da Donna, nato sotto la legge. Appunti di Catechesi, in Theotokos 1 (1993), n. 2, 193-194 (tutto l’assunto 171-198).
41 Cf. Paolo VI, Marialis Cultus, n. 25.
42 Cf. Ragazzini S., Maria vita dell’anima, Casa Mariana, Frigento 1984, 505.
43 Cf. Bernadot M. V., Maria nella mia vita, op. cit., 205-212; Stöhr J.Maria und das sacramentale Leben des Christen, op. cit., 91-100; Castellano Cervera J., La memoria della Vergine Maria nella celebrazione eucaristica, in Aa. Vv., Come celebrare Maria, Centro di Cultura Mariana “Madre della Chiesa”, Roma 1980, 52 (tutto l’assunto 40-53).
44 Cf. Giovanni Paolo II, Redemptoris Mater, n. 44; Crocetti G., Eucaristia, in De Fiores S. – Ferrari Schiefer V.  – Perrella S. M. (ed), Mariologia, San Paolo, Cinisello Balsamo 2009, 486-788 (tutto l’assunto 482-489).
45 Cf. Lc 2,16.
46 Cf. Amato A., L’Eucaristia attualizza l’evento, op. cit., 214-215; Crocetti G., Eucaristia, op. cit., 483-486; Stöhr J., Maria und das sacramentale Leben des Christen, op. cit., 96-100.
47 Cf. Lc 2,19.
48 Lc 1,50. Cf. Castellano Cervera J., Maria nell’Eucaristia di lode, in Aa.Vv., Maria e l’Eucaristia, op. cit., 145-176.
49 Cf. Pedico M. M., La Vergine Maria presente nell’assemblea eucaristica cuore della domenica, op. cit., 302; Crocetti G., Eucaristia, op. cit., 482-483.
50 Triacca A. M., Maria Vergine Madre dell’unità. Linee teologico - liturgiche per il dialogo ecumenico, in Rivista Liturgica, 85 (1998), n. 2-3, 186 (tutto l’assunto 171-208); Spaduzzi F., Con Maria incontro a Gesù, op. cit., 67-68.
51 Cf. Opitz F., Marienweihe, Theodor Schmitz Verlag, Münster 1993, 24-26.
52 Cf. Pedico M. M., La Vergine Maria presente nell’assemblea eucaristica cuore della domenica, op. cit., 308.
53 Gal 4,19. Cf. Neubert E., Vita d’unione con Maria, op. cit., 191; Amato A., Maria la Theotokos, op. cit., 230-232. Per tutto il paragrafo cf. anche De Fiores S., Maria virgo sacerdos nell’orizzonte del popolo sacerdotale, in Aa. Vv., Maria e il Sacerdozio, Centro di Cultura Mariana “Madre della Chiesa”, Roma 2010, 139-160; Philippe P., La Vergine Maria e il Sacerdozio, op. cit., 99-110; Stöhr J.Maria und das sacramentale Leben des Christen, op. cit., 98-99.
54 Congregatio pro Cultu Divino, Collectio Missarum de Beata Maria Virgine, Editio Typica, LEV, Città del Vaticano 1987, Prenotanda, 14. Per tutta la tematica vedi anche Triacca A. M., Maria Vergine Madre dell’unità, op. cit., 171-208.
55 Cf. Bifet J. E., Vita sacerdotale e vita consacrata alla luce di Maria in Giovanni Paolo II, in Aa. Vv., Il magistero mariano di Giovanni Paolo II, op. cit., 233 (tutto l’assunto 195-233). 

 

Inserito Sabato 15 Novembre 2014, alle ore 11:52:28 da latheotokos
 
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DOTTORE IN S. TEOLOGIA CON SPECIALIZZAZIONE IN MARIOLOGIA
DOCENTE ALL'ISSR "SAN LUCA" DI CATANIA

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