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Tornare alla vita con l'aiuto di Maria
Società

Sul recupero dei tossicodipendenti a Pompei. Un articolo di Daria Gentile in Il Rosario e la Nuova Pompei 130 (2014) n. 8 - novembre 2014, pp. 26-27.



Tra le opere di carità di Pompei, rientra una struttura per il recupero di chi vive il dramma della tossicodipendenza. La sede della città mariana fu inaugurata nel 2004. Il Santuario mise a disposizione una fattoria di 17 mila metri quadrati in località Le Mattine.

Sono ormai trascorsi dieci anni da quando, a Pompei, è stata inaugurata una sede della Comunità Incontro, per il recupero dei tossicodipendenti, fondata da don Pierino Gelmini. Il fondatore, nato a Pozzuolo Martesana il 20 gennaio 1925 e scomparso il 12 agosto scorso ad Amelia, ha dato vita a duecento centri simili in tutto il mondo ed ha voluto che una delle sue tante sedi godesse della protezione materna della Vergine del Rosario. Dal settembre 2004, il Santuario ha, dunque, messo a disposizione la fattoria di sua proprietà sita in via Stabiana, località Le Piattine, per un gruppo di ragazzi della Comunità. Una tenuta di 17.000 mq, composta di terreno da coltivare e una fattoria da gestire. Un centro di recupero e reinserimento sociale che è andato ad arricchire le innumerevoli iniziative di carità del Santuario mariano. Dare ospitalità ai giovani che vivono nel disagio sociale è, infatti, il carisma della città di Maria, nel solco del suo fondatore, il Beato Bartolo Longo. Gestita completamente dai ragazzi della "Comunità Incontro", la tenuta è stata affidata loro con fiducia e amore, quell'amore che. facendosi solidarietà, porta ogni persona alla consapevolezza e alla responsabilità.
Ed è qui che, illuminati dalla presenza di Maria, i giovani tossicodipendenti compiono il loro percorso di recupero alla vita sociale. Attraverso l'impegno quotidiano nel lavoro di coltivazione e di cura degli animali presenti in fattoria, riacquistano la loro dignità, abbandonando la cultura dello sballo e riportando al centro delle loro esistenze quella della vita. Terminato il cammino in Comunità, i ragazzi fanno rientro nelle loro famiglie, potendo tornare a quella vita serena che l'uso di stupefacenti aveva loro rubato. L'amore per la vita riacquistato ha portato questi ragazzi ad amare così tanto la loro comunità-casa che, in prima persona, si sono dedicati, fin dall'inizio, ai lavori di pulizia e messa in uso dell'area donata loro, impegnandosi anche in lavori di muratura, idraulica, falegnameria e tinteggiatura della struttura e di bonifica del terreno circostante.
Missione difficile quella di portare questi ragazzi fuori dal tunnel della dipendenza in cui sono finiti. A tutti è data una proposta di vita diversa. Uno degli strumenti più efficaci è certamente il lavoro quotidiano. Gli ospiti lavorano sodo ogni giorno e sono seguiti sotto l'aspetto sia psicologico sia spirituale. Quel che spesso gli manca è il senso della propria esistenza, la ragione per cui vivere senza lasciarsi attrarre da proposte che danno solo felicità temporanee, di poca durata, e soprattutto false. A ciascuno si danno regole ed educazione rendendoli capaci di cambiare totalmente la propria vita. E ovvio che ognuno abbia le sue problematiche e che gli specialisti della Comunità debbano considerare ogni singola persona nelle sue caratteristiche e nelle sue problematiche. In questo senso è fondamentale, sin dai colloqui iniziali, il ruolo del personale medico e degli psicologi, ma è altrettanto essenziale il ruolo degli ex ragazzi che continuano a risiedere nelle strutture della comunità. La relazione è infatti fondamentale per risolvere i problemi. Da soli non si va davvero da nessuna parte.
Il primo passaggio che i ragazzi affrontano è il colloquio iniziale. Serve per capire quale terapia utilizzare per il recupero. Nel primo mese in comunità gli ospiti sono accolti in un centro d'accoglienza e sono seguiti in ogni loro esigenza. Solo al termine di questo primo periodo, durante il quale l'ospite non ha rapporti con la propria famiglia d'origine, si decide il trasferimento in una delle sedi della comunità. Qui i ragazzi sono ospitati presso quelli che sono definiti "moduli", cioè veri e propri appartamenti da tre o quattro persone. A tutti è garantita la continua assistenza medica, il supporto di psicologi e psichiatri, l'assistenza ospedaliera odontoiatrica e, infine, l'assistenza legale.

 

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Inserito Martedi 25 Novembre 2014, alle ore 11:02:57 da latheotokos
 
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DOTTORE IN S. TEOLOGIA CON SPECIALIZZAZIONE IN MARIOLOGIA
DOCENTE ALL'ISSR "SAN LUCA" DI CATANIA

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