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  La presenza di Maria nel Triduo Pasquale 
CultoUn articolo di Sergio Gaspari in Madre di Dio, n. 4 aprile 2008.

Nelle nostre chiese si trascura la memoria della Vergine nei tre giorni del mistero pasquale. Eppure sia la liturgia che la pietà popolare venerano la Madre nel triduo pasquale come Madre Addolarata sotto la croce, come colei che sosta presso il sepolcro e colei che gioisce nell’incontro col Risorto.
  
La Vergine Maria, senza dubbio, va venerata nel tempo di Avvento-Natale. Ma anche nella celebrazione del mistero pasquale, che è fonte, centro e culmine di tutto l’anno liturgico, secondo l’espressione conciliare (cf Sacrosanctum concilium 10). Certi teologi – richiamandosi alla compassione umana, che descrive la Madre crollata dal dolore straziante tra le pie donne – tendono a vederla quasi esclusivamente nella passione e morte del Figlio crocifisso. Altri, al contrario, sostengono che la liturgia pasquale non accentua i dolori della Madre, ma anch’essi la dimenticano nella gioia della veglia pasquale e nel giorno di Pasqua. Sta di fatto che nelle nostre chiese si trascura la memoria della Vergine nei tre giorni di Pasqua. In questo contributo vedremo come in una mirabile sinfonia sia la liturgia che la pietà popolare venerano la Madre nella totalità del triduo pasquale: 1) Addolorata accanto alla Croce (venerdì santo); 2) colei che sosta presso il sepolcro (sabato santo); 3) colei che gioisce nell’incontro con il Figlio risorto (veglia pasquale e giorno di Pasqua).).

Venerdì santo

Il Direttorio su pietà popolare e liturgia. Principi e orientamenti del 2002 (d’ora in avanti DPPL) della Sacra congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, per il venerdì santo ricorda: «Per la sua importanza dottrinale e pastorale, si raccomanda di non trascurare la "memoria dei dolori della beata Vergine Maria"» (n. 145). Difatti In preghiera con Maria la Madre di Gesù. Sussidio per le celebrazioni dell’Anno mariano 1987-1988 (d’ora in poi citato come IPCM), a cura del Comitato nazionale per l’Anno Mariano 1987/88 (Città del Vaticano 1987), suggerisce che, terminata l’adorazione della croce, davanti all’icona mariana «può aver luogo nella stessa "Celebrazione della Passione del Signore" una sobria memoria della presenza della Vergine e del discepolo presso la croce» (p.77). Dalla comprensione della maternità di Maria presso la croce, «la pietà popolare», prosegue il Direttorio, «ha dato vita a vari esercizi verso la Madre addolorata, tra cui sono da ricordare:
1) il Planctus Mariae, intensa espressione di dolore [...] in cui la Vergine piange non solo la morte del Figlio, innocente e santo, il sommo suo bene, ma anche lo smarrimento del suo popolo e il peccato dell’umanità;
2) l’Ora della Desolata, nella quale i fedeli, con espressioni di commossa devozione, "fanno compagnia" alla Madre del Signore, rimasta sola, immersa in un profondo dolore, dopo la morte del suo unico Figlio; essi, contemplando la Vergine con il Figlio sul grembo – la Pietà –, comprendono che in Maria si concentra il dolore dell’universo per la morte di Cristo; in lei essi vedono la personificazione di tutte le madri che, lungo la storia, hanno pianto la morte di un figlio. Tale pio esercizio [...] non dovrà limitarsi tuttavia ad esprimere il sentimento umano davanti a una madre desolata, ma nella fede della risurrezione, saprà aiutare a comprendere la grandezza dell’amore redentore di Cristo e la partecipazione ad esso della sua Madre» (DPPL 145).
Tra le varie processioni che si svolgono in Italia il venerdì santo, citiamo quella di Riesi (Caltanissetta), dove si evidenzia che la Madre segue il Figlio fin sul Calvario. La mattina del venerdì santo escono le statue di Gesù e di san Giovanni apostolo per rappresentare il tradimento di Giuda e l’arresto di Gesù. Verso le due del pomeriggio escono pure le statue di Gesù e di sua Madre che, dopo vari gesti di reciproca ricerca, si incontrano, mentre i portatori si inginocchiano per permettere alla Madre di baciare la mano del Figlio con un inchino. Poi le statue del Figlio e della Madre si incamminano su una collinetta, simbolo del Calvario, luogo della crocifissione.

Sabato santo

Il Direttorio puntualizza: «Mentre il corpo del Figlio riposa nel sepolcro e la sua anima è scesa negli inferi per annunciare ai suoi antenati l’imminente liberazione dalla regione dell’ombra, la Vergine, anticipando e impersonando la Chiesa, attende piena di fede la vittoria del Figlio sulla morte» (n. 147). La Vergine, che sosta presso il sepolcro del Figlio, è icona della Chiesa che veglia presso la tomba del suo Sposo in attesa di celebrarne la risurrezione (cf DPPL 147). La Lettera circolare della Congregazione per il culto divino Preparazione e celebrazione delle feste pasquali (1988), per la mattina del sabato santo, contempla:
1) la possibilità della «venerazione dell’immagine della beata Maria Vergine Addolorata» (n. 74);
2) la celebrazione dell’Ora della Madre, quale preludio della veglia pasquale (in IPCM, pp. 280-300). Il sabato santo è l’Ora della Madre: Ora in cui la Figlia di Sion e Madre della Chiesa visse la prova suprema della fede: credette contro ogni evidenza, sperò contro ogni speranza.

Veglia pasquale e giorno di Pasqua

«La pietà popolare ha intuito che l’associazione del Figlio alla Madre è costante: nell’ora del dolore e della morte, nell’ora del gaudio e della risurrezione» (DPPL 149). Da qui i pii esercizi:
1) Il saluto pasquale del Risorto alla Madre: «Al termine della veglia pasquale o dopo i secondi vespri della domenica di Pasqua, si compie un breve pio esercizio: si benedicono dei fiori, che saranno distribuiti ai fedeli in segno di gioia pasquale, e si rende omaggio all’immagine dell’Addolorata, che talora viene incoronata, mentre si canta il Regina caeli. I fedeli, che si erano associati al dolore della Vergine per la passione del Figlio, vogliono così rallegrarsi con lei per l’evento della risurrezione» (DPPL 151).
2) La mattina di Pasqua: «L’affermazione liturgica, secondo cui Dio ha riempito di gioia la Vergine nella risurrezione del Figlio, è stata, per così dire, tradotta e quasi rappresentata dalla pietà popolare nel pio esercizio dell’Incontro della Madre con il Figlio risorto: la mattina di Pasqua due cortei, l’uno recante l’immagine della Madre Addolorata, l’altro quella del Cristo risorto, si incontrano per significare che la Vergine fu la prima e piena partecipe del mistero della risurrezione del Figlio» (DPPL 149).
3) È bene ripetere il saluto pasquale alla Madre del Risorto «con particolare solennità [...] o ai vespri o dopo la messa vespertina» (cf IPCM, p. 77).
A Sulmona, in Abruzzo (e in altre zone d’Italia), la mattina di Pasqua ha luogo il rito della "Madonna che scappa", che corre incontro a Cristo risorto. Quando la statua della Vergine viene sollevata in alto, è segno che la Madre ha visto il Figlio risorto e comincia a corrergli incontro. Nella corsa cadono i segni del lutto: il manto nero dell’Addolorata e il fazzoletto bianco che tiene in mano per asciugarsi le lacrime. Ora la statua della Vergine appare in una splendida veste verde, con una rosa rossa in mano, e nello stesso tempo si alzano in volo dodici colombi bianchi, simbolo dei dodici apostoli. Le campane suonano a festa e il corteo si compone con Cristo e la Madre in testa, e gli apostoli dietro.
A Enna, nel cuore della Sicilia, il pomeriggio del giorno di Pasqua ha luogo il rito detto "a paci", la pace, in memoria della riconciliazione che avveniva un tempo fra nobili e plebe a Pasqua. Dai quartieri poveri saliva la statua della Vergine, dai quartieri ricchi saliva la statua di Cristo risorto, e si incontravano nel quartiere alto, dove la plebe, nel resto dell’anno, non poteva entrare. La processione, presenziata dai membri delle Confraternite di San Salvatore e dell’Addolorata, procede a passo lento e cadenzato, fino a quando, davanti alla porta santa del duomo della città, Gesù e sua Madre si vedono e, come un figlio e una madre che non speravano più di potersi riabbracciare, si corrono incontro. Lo stesso rito, incontro della Madre con il Figlio risorto, avviene in alcune regioni, specialmente italiane e spagnole, nel pomeriggio di Pasqua o nei giorni immediatamente successivi.
Nel tempo pasquale è prevista la Via lucis, come seguito e culmine della Via crucis (cf DPPL 153). Se nella Via crucis la Madre accompagnava il fedele a seguire il Figlio nella sofferenza, ora lo invita alla gioia della risurrezione. E al posto della Via Matris dolorosae è prevista la Paschalis Via Matris.

 

 

 

Inserito Mercoledi 25 Marzo 2015, alle ore 0:05:00 da latheotokos
 
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