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  A 50 anni dall'Enciclica ''Mense Maio'' di Paolo VI 
Magistero

Un articolo di Giacomo Didas su La Madonna della Neve, n.4/aprile 2015, pp. 16-17.



Il 29 aprile 1965, approssimandosi il mese di maggio, papa Paolo VI pubblica la seconda enciclica del suo pontificato, dal titolo Mense maio. Dopo l'Ecclesiam suam che ragiona per quali vie la Chiesa debba oggi adempiere al suo mandato, datata 6 agosto 1964, e prima della Mysterium fidei del 3 settembre 1965 sulla dottrina e il culto dell'Eucaristia, il papa bresciano dedica un breve testo per invitare i fedeli a implorare la beata Vergine Maria nel mese di maggio che stava per iniziare. Egli rileva il «commovente spettacolo di fede e di amore» che di lì a qualche giorno sarebbe stato offerto alla Regina del cielo e come la pia pratica del mese di maggio sia ricca di frutti spirituali per il popolo cristiano, per concludere che «Maria è pur sempre strada che conduce a Cristo. Ogni incontro con lei non può non risolversi in un incontro con Cristo stesso».
Questo invito ad una preghiera mariana più intensa nel mese di maggio si colloca in piena coerenza con la consuetudine seguita dai precedenti pontefici. Paolo VI, al riguardo, presenta due motivi di particolare urgenza. Il primo è determinato dal Concilio ecumenico in corso. «Avvenimento grande, questo - ricorda il Papa -, che pone alla Chiesa l'enorme problema del suo conveniente aggiornamento, e dalla cui felice riuscita dipenderà per lungo tempo l'avvenire della Sposa di Cristo e la sorte di tante anime. E la grande ora di Dio nella vita della Chiesa e nella storia del mondo».
Sebbene molto lavoro sia stato compiuto, gravi questioni dovranno essere affrontate nella fase conclusiva. Ma lo sguardo si estende anche alla fase successiva, quella «dell'attuazione pratica delle decisioni conciliari». Sarà il momento in cui tutti, pastori e fedeli, dovranno unire i loro sforzi perché i semi gettati durante l'assise conciliare giungano a portare frutto. Dal canto suo il Papa ripone la propria fiducia «in colei che abbiamo avuto la gioia di proclamare nella scorsa sessione Madre della Chiesa. Essa, che ci ha prodigato la sua amorosa assistenza fin dall'inizio del Concilio, non mancherà certamente di continuare il suo aiuto fino alla fase conclusiva dei lavori».

L'aratura e la coltivazione

Infatti «la discussione finisce, comincia la comprensione. All'aratura sovvertitrice del campo succede la coltivazione ordinata e positiva» (Discorso ai padri conciliari, 18 novembre 1965). E Paolo VI spiega anche come: «Questa eredità del Concilio costituisce un impegno. La Chiesa, se pur si è alleggerita di qualche superata e secondaria norma canonica, si è caricata di nuovi doveri. Il Concilio non ha inaugurato un periodo di incertezza dogmatica e morale, di indifferenza disciplinare, di superficiale irenismo religioso, di rilassamento organizzativo; al contrario esso ha voluto iniziare un periodo di maggiore fervore, di maggiore coesione comunitaria, di maggiore approfondimento culturale, di maggiore aderenza al Vangelo, di maggiore carità pastorale, di maggiore spiritualità ecclesiale. E se questo auspicato aumento di vita cristiana si vuole giustamente promosso nello spirito di libertà, proprio dei cittadini del regno di Dio, ciò non autorizza alcuno a sottrarsi dall'obbligo di corrispondere alle istanze della vocazione cristiana, si bene invita ciascuno a farle proprie queste istanze, con cresciuta coscienza, con spontaneo amore, con personale fedeltà, con intima contentezza» (Discorso ai cardinali, 23 dicembre 1965).

Alla Regina della pace

Sotto il titolo di «Regina della pace» il Papa pone invece l'altra intenzione, sulla quale si dilunga abbondantemente. La tragica esperienza dei due sanguinosi conflitti che hanno insanguinato la prima metà del nostro secolo - scrive il Pontefice - sembra che non abbiano insegnato nulla agli uomini. «Ciò comporta che popolazioni di intere Nazioni siano sottoposte a sofferenze indicibili causate da agitazioni, da guerriglie, da azioni belliche, che si vanno sempre più estendendo e intensificando, e che potrebbero costituire da un momento all'altro la scintilla di un nuovo terrificante conflitto». Sono perciò deplorati tutti gli atti di guerriglia, terrorismo, presa di ostaggi e rappresaglie contro popolazioni inermi e si incoraggiano invece le vie delle trattative e dei negoziati che se franchi e leali, dovrebbero condurre ad un ragionevole accordo.
Sempre per invitare ad invocare l'intercessione di Maria per ottenere il dono della pace, il 15 settembre 1966 Paolo VI avrebbe consacrato un'altra enciclica, la Christi Matri.
Nel 1965 la guerra del Vietnam divenne sempre più drammatica: il 7 febbraio cominciarono i devastanti bombardamenti, compreso l'uso del napalm per defogliare le foreste, rifugio sicuro dei Vietcong, i quali risposero distruggendo l'ambasciata americana a Saigon. Questa escalation provocò l'intervento dell'URSS a sostegno del Vietnam del Nord e dei Vietcòng e, di converso, l'introduzione per la prima volta, dopo la seconda guerra mondiale, della leva obbligatoria per i giovani statunitensi. L'11 maggio fu sottoscritta un'ennesima tregua tra Pakistan e India nell'endemica guerra per il controllo del Kashmir, ma le tensioni ripresero il 6 settembre. Il 7 giugno il re del Marocco, Hassan II, con un colpo di stato inaugurò un governo rigidamente assoluto e il 30 settembre Sukarno, presidente dell'Indonesia, stroncò un tentativo di colpo di stato comunista, massacrando mezzo milione di attivisti. Questi fatti ci dicono che la pace non è solo opera umana ma è anche dono di Dio. «La pace scende dal Cielo; ed essa regnerà realmente fra gli uomini, quando finalmente avremo meritato che ci sia concessa dall'onnipotente Iddio, il quale al pari della felicità e delle sorti dei popoli tiene nelle sue mani anche i cuori degli uomini». E Paolo VI conclude: «La pace vera, quella fondata sulle basi salde e durevoli della giustizia e dell'amore; giustizia resa al più debole non meno che al più forte; amore che tenga lontano i traviamenti dell'egoismo, in maniera che la salvaguardia dei diritti di ciascuno non degeneri in dimenticanza o negazione dei diritto altrui». Da ciò deriva la necessità di una preghiera incessante che si affida alla intercessione di Maria Vergine. In particolare con il rosario, «per mezzo del quale i fedeli sono in grado di attuare nella maniera più soave ed efficace il comando del divino Maestro: Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto».
 

 

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Inserito Mercoledi 29 Aprile 2015, alle ore 15:48:28 da latheotokos
 
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