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  Maria nella vita e nel pensiero di Sant'Alfonso de' Liguori 
AutoriUno studio di Giovanni Velocci in Theotokos VII (1999), n. 2., pp.675-689.

La presenza di Maria nelle opere e nella vita di Sant'Alfonso

S. Alfonso vede Maria sempre unita a Cristo nella redenzione, appellandosi alla tradizione, ma arricchendola con la sua riflessione personale. Egli espone questa dottrina in molte pagine delle sue opere, ma ne tratta in maniera specifica ne 'Le Glorie di Maria'1. La sua non è semplice riflessione intellettuale, ma anche espressione di pietà e di personale esperienza, come risulta dalla seguente dichiarazione: «A voi mi rivolgo poi, o mia dolcissima Signora e Madre mia Maria: voi sapete ch'io dopo Gesù in voi ho posto tutta la speranza della mia salute; poiché tutto il mio bene, la mia conversione, la mia vocazione a lasciare il mondo, e quante altre grazie ho ricevute da Dio, tutte le riconosco datemi per vostro mezzo»2. Maria fu presente costantemente e in maniera sempre più intensa nella vita di Alfonso da quando, ancora fanciullo, si inginocchiava dinanzi alla sui immagine nel bosco vicino a Napoli, immerso nella sua contemplazione, fino agli ultimi anni quando trascorreva la giornata sgranando il rosario. A Maria egli donò la sua spada di cavaliere nella chiesa della Mercede; con le si incontrò, forse visibilmente, nella grotta di Scala; dinanzi all'icona dei sette veli a Foggia fu rapito in estasi; a lei chiese e ottenne la protezione sulla sua professione di avvocato, sulla sua opera di fondatore, sulla sua fatica d scrittore, sulla sua missione di vescovo. Ormai avanti negli anni, volgendosi indietro, poté ricapitolare la sua vita nel segno di Maria: «Per l'onore della Beata Vergine e per l'affetto di devozione speciale che fin da fanciullo le porto»3. In realtà tutta la vita e l'opera del Santo, la dottrina e la pratica pastorale sono profondamente marcate da uno spirito mariano. Ovviamente, egli è figlio della sua epoca ed è condizionato dalla situazione culturale e religiosa del tempo. Nel Settecento la pietà mariana era in crisi, contestata severamente dai giansenisti che, rifacendosi alla tesi dei protestanti, temevano potesse mettere in ombra la persona di Cristo, unico mediatore. La devozione verso la Vergine, per conseguenza, doveva essere «regolata», controllata dalla ragione, moderata nelle sue manifestazioni. Alfonso, appellandosi alla tradizione della Chiesa e all'insegnamento dei teologi, reagisce con lucidità e coraggio a tali idee e s'impegna a presentare la figura di Maria nella sua verità, sviluppando fino alle ultime conseguenze il privilegio della maternità divina4. Egli aveva assimilato lo spirito dei Padri i quali si accostano alla rivelazione con rispetto e riverenza, ma anche con confidenza e familiarità sorprendenti. Questo atteggiamento del Santo è stato sottolineato da Giuseppe De Luca: «Protestanti e giansenisti ci avevano inculcato mille scrupoli e mille esitazioni che, nostro malgrado, non riuscivamo a vincere... S. Alfonso, con la sua dottrina di teologo, e formidabile teologo; con il suo genio di scrittore popolare, ha spazzato via gran parte di quelle esitazioni, ha ricondotto l'anima cristiana, dinanzi a Maria, a quella felice libertà d'amore che ebbero i nostri fratelli di fede nel Medioevo»5. È questo il suo impegno costante nella riflessione sulla Vergine: non chiudersi nei limiti angusti della ragione, ma aprirsi nella fede all'onnipotenza e all'amore di Dio. Si può vedere un esempio di tale apertura in quello che egli chiama «il mio sentimento», così formulato: «Quando una sentenza è in qualche modo onorevole alla SS. Vergine, ed ha qualche fondamento e non ripugna né alla fede né ai decreti della Chiesa né alla verità, il non tenerla e contraddirla, a cagion che la sentenza contraria può esser vera, dinota poca devozione alla Madre di Dio»6. Il de' Liguori invece ebbe «molta devozione», espressa in una mariologia nuova e insieme fedele alla tradizione, pervasa dalla gioia della salvezza, intenta a evidenziare «le grandi cose» compiute in Maria dall'Onnipotente (cf. Lc 1,48)7. Come base egli pone due prerogative della Vergine: la maternità divina e la sua partecipazione all'opera della salvezza. Tali prerogative non sono su linee parallele, ma strettamente congiunte: si richiamano e si compenetrano a vicenda. La prima è ordinata alla seconda, e la seconda trova nella prima Il suo fondamento ontologico8.

1. Madre di Dio al servizio della Redenzione

Maria è eletta madre di Dio per cooperare con Cristo alla nostra salvezza. Uno stesso decreto divino la predestinò alla duplice missione di Madre e di collaboratrice del Figlio di Dio9. Alfonso considera la maternità divina alla luce della redenzione: ricercando il motivo dell'incarnazione egli segue la tesi tomista secondo la quale «se l'uomo non avesse peccato, Dio non si sarebbe incarnato»10; la ragione ultima dell'incarnazione è la redenzione dell'umanità. Maria diviene madre di un Dio che si fece uomo per essere il redentore, per togliere i peccati del mondo. Per conseguenza tutta l'economia della salvezza porta l'impronta della suprema indulgenza divina. Maria è madre del Salvatore misericordioso per essere la madre di misericordia11. Nel considerare l'eccellenza della maternità divina il Liguori, sulla scia di san Tommaso, la vede ai confini della divinità: «La dignità della divina madre è la massima dignità che si può conferire a una creatura»12. Essa è la sorgente della grandezza e della potenza unica di Maria. Parlando delle sue perfezioni, egli pone sempre al centro la maternità, verso la quale convergono tutti gli altri privilegi, come disposizioni necessarie, come doni concomitanti e come conseguenze naturali. Se l'unione ipostatica è la misura della grazia di Cristo, la maternità divina è la norma della pienezza di grazia di Maria: «La misura per conoscere quanta sia stata la grazia comunicata a Maria è la sua dignità di madre di Dio»13. Si tratta di una norma sicura per comprendere la quantità e la qualità dei doni conferiti alla Vergine. In virtù della maternità divina, Maria cooperò con Gesù alla salvezza dell'umanità, ed ora nella gloria svolge la missione di mediatrice universale. È questo il secondo principio fondamentale della mariologia di S. Alfonso, per il quale egli si batté con vigore per tutta la vita, trattandosi di un punto molto discusso e negato da parecchi teologi. Egli fonda tale principio sulla dottrina del Corpo mistico: il mistero della Chiesa considerata come corpo vivente, di cui Cristo è il capo e gli uomini le membra; un organismo nel quale i redenti, seguendo la loro vocazione e missione, occupano il posto assegnato loro dalla Provvidenza. Tra le varie membra esiste un rapporto di vita, di unità, di influsso reciproco, pur mantenendo ciascuno la sua attività specifica. Di questo organismo misterioso, che è la Chiesa, Maria è porzione scelta e membro eminente. Tale posizione singolare le deriva, come si è detto, dal fatto che lei è la madre di Cristo, dal quale proviene la vita, il movimento, l'attività di tutte le membra. Se è madre del capo, è necessariamente anche madre del corpo. In due tempi, Maria diviene madre degli uomini: anzitutto nell'annunciazione, quando acconsente con piena consapevolezza e responsabilità ad essere madre del Figlio di Dio: «In dare ella questo consenso, sin d'allora domandò a Dio con affetto immenso la nostra salute; e talmente si pose a procurare la nostra salvazione, che sin d'allora ci portò nel suo seno come amorosissima madre...Il secondo tempo poi, in cui Maria ci generò alla grazia, fu quando sul Calvario offerì all'Eterno Padre, con tanto dolore del suo cuore, la vita del suo diletto Figlio per la nostra salute. Quindi attesta S. Agostino che allora, avendo ella cooperato col suo amore affinché i fedeli nascessero alla vita della grazia, divenne parimente con ciò madre spirituale di tutti noi, che siamo membri del nostro capo Gesù Cristo»14. Maria, insieme con Gesù e in dipendenza da lui, cooperò realmente alla nostra redenzione, per questo S. Alfonso la chiama corredentrice15. Per dimostrare la sua tesi egli ricorre a diverse prove, e sviluppa il paragone tradizionale riguardante Eva e Maria: «Secondo S. Bernardo, poiché un uomo e una donna hanno cooperato allo nostra rovina, era necessario che un uomo e una donna cooperassero al nostro riscatto. Questi furono Gesù e la sua santa Madre Maria. Certamente Gesù Cristo bastava da solo a redimerci; ma avendo due persone contribuito allo nostra condanna, era più conveniente che in due contribuissero alla nostra liberazione»16. Nella sua Opera dogmatica (1769) Alfonso spiega in che cosa è consistita la cooperazione redentrice di Maria, dal sì dell'Annunciazione fino a quello del Calvario: «Noi chiamiamo Maria corredentrice, non perché ella abbia redento gli uomini alla pari di Gesù ma perché, essendo madre di Gesù Cristo, nostro capo, e avendo cooperato col suo amore a farci nascere spiritualmente alla grazia nella Chiesa, è divenuta anche madre nostra, di noi che siamo membra di questo capo. Essendo la madre del Salvatore secondo la carne, ella è divenuta anche la madre spirituale di tutti i fedeli. Durante tutta la sua vita, questa Vergine sublime ha cooperato alla salvezza degli uomini con quella carità che ella nutre verso di loro specie quando, sul Calvario, ha offerto all'Eterno Padre la vita del Figlio per la nostra salvezza. Così la chiamiamo parimenti mediatrice, non di giustizia, ma di grazia»17. Insomma, in ginocchio nel «sì» dell'annunciazione che genera il corpo di Cristo, poi in piedi sotto l'albero della croce da cui pende il frutto di vita, la nuova Eva coopera al riscatto come la donna delle origini aveva cooperato alla colpa. L'Immacolata «schiaccia la testa del serpente», e diviene «la Vivente, essendo la madre di tutti i viventi» (cf Gen 3,15.20), per quanto peccatori. Questa universale maternità si esercita con l'universale mediazione. Assunta in cielo, Maria continua a svolgere il suo compito materno verso di noi: un punto che il santo Dottore sviluppa con ricchezza di argomentazione e con vigore polemico. Tutto il suo discorso è una risposta franca e documentata a quanto sostenuto da L. A. Muratori nella Regolata devozione (1747) e alle critiche di luterani e di altri nei confronti della Salve Regina definita «un tessuto di errori e d'empietà» e «un insulto all'unico mediatore». Appassionato intensamente di Gesù e di Maria, Alfonso non intende certo offuscare l'uno per innalzare l'altra. Per questo, rifacendosi a san Bernardo, afferma: «Non pensi di oscurare le glorie del Figlio chi molto loda la madre; quanto più si onora la madre tanto più si onora il figlio». E continua sviluppando il suo pensiero: «Per mezzo di Gesù Cristo è stata data tanta autorità a Maria da essere la mediatrice della nostra salute, non già mediatrice di giustizia ma di grazia e d'intercessione»18. Egli pone una distinzione essenziale tra la mediazione di giustizia, propria di Gesù Cristo, che è meritoria e salvifica, e la mediazione della Matite che è di grazia, un dono ricevuto da Dio per gli altri e che consiste nella pireghiera. Tra l'altro l'intercessione di Maria non è assolutamente, ma moralmente necessaria. In altre parole, Dio può, ma non vuole, concederci le grazie senza l'intercessione di Maria. Condividendo il pensiero di san Bernardo, il de' Liguori asserisce che la necessità della sua intercessione «nasce dalla volontà di Dio il quale vuole che tutte le grazie che egli dispensa passino per le mani di Maria»19; e, ribattendo all'opinione di un anonimo contestatore, afferma: «Dio così vuol onorare la sua diletta madre, che tanto l'ha onorato in sua vita»20. Dio vuole che Maria presieda e concorra con la sua intercessione alla crescita e alla conservazione della vita divina nei battezzati fino al pieno dispiegamento nella gloria. La ragione fondamentale è la seguente: Maria ha generato gli uomini alla vita soprannaturale come membra del Cristo. Tale vita è trasmessa loro dal capo, Cristo, con la solidarietà e con il concorso umano. Per volontà di Dio, Maria ha un compito essenziale in questa missione: far passare la vita dal capo alle membra. Ciò costituisce per lei una dignità unica e un onore straordinario, ma soprattutto un servizio incomparabile. Maria riceve la grazia con pienezza, ma per comunicarla: ella è la mediatrice di tutte le grazie. Tutto quello che fece per Gesù lo fa ora in terra per i suoi fratelli: li nutre, li educa, li sostiene, li difende; e tutto compie con potenza e tenerezza materna, lungo l'intero corso della loro vita: è la madre del perpetuo soccorso. Quale madre di misericordia, ella rappresenta l'immagine della tenerezza femminile presso Dio21.

2. Modello di vita evangelica

La venerazione di Maria si esprime nello studio e nella contemplazione dei suoi privilegi, ma esige anche e soprattutto l'imitazione della sua vita e delle sue virtù. Il Santo è esplicito su questo punto e ne adduce validi motivi. L'imitazione è un'esigenza dell'amore: «Chi ama, o si ritrova simile o cerca di farsi simile alla persona amata... quindi se noi amiamo Maria bisogna che cerchiamo d'imitarla»22.  Possono chiamarsi figli di Maria solo quelli che cercano di vivere secondo il suo esempio. A costoro ella si mostrerà madre tenerissima: «Procuri dunque il figlio d'imitare la Madre, se desidera il suo favore; poiché allora, vedendosi ella onorata da madre, lo tratterà e favorirà da figlio»23. S. Alfonso dà il massimo risalto alla realtà che è alla base della vita cristiana e di tutte le virtù, la grazia: «Parlando poi delle virtù di questa Madre, quantunque poche cose in particolare ne leggiamo registrate negli Evangeli, tuttavia, dicendosi ivi che fu ripiena di grazia, ben ci è fatto noto ch'ella ebbe tutte le virtù e tutte in grado eroico»24.

2.1. Piena di grazia e immacolata
Nel momento dell'annunciazione l'angelo saluta Maria chiamandola «piena di grazia». È un titolo che indica qualcosa di particolare e di unico: «Questa grazia determina la straordinaria grandezza e bellezza di tutto il suo essere»25. Essa la investe interamente, la trasforma in profondità, rendendola capace di compiere la sua missione di madre di Dio e degli uomini. Il Nostro descrive spesso e a lungo il mistero della presenza di Dio nella Vergine; lo fa alla sua maniera, con espressioni e accenti tipici della teologia e della devozione del Settecento, non sempre rispondenti alla sensibilità contemporanea. Ma la sostanza della sua dottrina rimane profondamente vera e attuale. Quando parla dei privilegi di Maria egli insiste molto sull'azione di Dio nella sua persona, sulla sua intima relazione con Gesù, sulla portata mediatrice e universale delle sue prerogative. La grazia si manifesta in maniera suprema nella maternità divina: «Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché avessimo la figliolanza divina» (Gal 4,43). In Gesù Cristo, Dio si dona talmente a questa donna, rendendola madre del Verbo e socia della sua passione redentrice. Il Santo ricorda spesso questo privilegio della Vergine. La sua missione di madre del Figlio di Dio è certamente unica e privilegiata, ma la Chiesa e ogni credente partecipano a questo mistero se, come lei, «ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica» (Lc 11,28). La grazia di Dio previene sempre gli uomini: «ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nell'amore, predestinandoci ad essere suoi figli» (Ef 1,43). Questa elezione preveniente di Dio risalta nell'immacolata concezione di Maria. È questo un altro punto che attira l'interesse e l'amore di Alfonso, nonostante la dottrina dell'immacolata concezione - siamo nel '700 - non fosse ancora dogma di fede e si presentasse come una verità dibattuta tra i teologi. Da parte sua, egli vi crede con tutta l'anima, la studia con passione, scrive su di essa uno dei suoi migliori Discorsi26 e fa il voto di difenderla fino al sangue. Il nostro «dottore zelantissimo» vede nell'immacolata concezione un dogma vitale per il mondo redento: quell'innocenza totale, realizzata dalla potenza della grazia divina nella nostra povera umanità, è segno, promessa e primizia della Chiesa senza macchia e senza ruga per la quale Cristo Signore ha offerto la sua vita. È il segno della nuova creazione che riscatta la caduta originale, e dissipa la negatività della visione di protestanti e giansenisti: la natura umana non è corrotta al punto che Dio non possa far sorgere da essa un fiore di totale innocenza. Questo il primo significato dell'invocazione «Spes nostra, salve», posta da Alfonso sul frontespizio de Le Glorie di Maria, sotto un'espressiva immagine, da lui stesso tracciata, di colei che è tutta bella e tutta santa. Del resto, partendo proprio dalla sua visione dogmatica della redenzione, egli aveva posto l'Immacolata come celeste patrona ai Redentoristi27. La grazia di Dio tende a unire e a consacrare gli uomini alla persona di Gesù e al suo corpo mistico, la Chiesa. Questa consacrazione è totale nella verginità perpetua di Maria, che si è abbandonata all'azione di Dio per essere santa nel corpo e nello spirito. Il Nostro esalta continuamente la verginità di Maria: ella è la Santa Vergine perché, interamente e perennemente consacrata al Signore, attende e riceve da lui il frutto del suo grembo, frutto divino e umano, per la salvezza del mondo28. La maternità verginale di Maria è condizione e segno della nuova creazione che Dio inaugura con l'incarnazione e la risurrezione del suo Figlio. La grazia può afferrare gli uomini nella loro vita profonda e renderli assolutamente fedeli all'amore divino già in questo mondo, come appunto è avvenuto per Maria, «la tutta santa, immune da ogni macchia di peccato, essendo stata rinvigorita dallo Spirito Santo e formata come nuova creatura»29. Con viva partecipazione, Alfonso descrive la vita santa, le virtù della Madre del Signore30. Ella corrispose fedelmente alla sua vocazione di santità, la quale fu certamente e anzitutto un dono dall'Alto, ma anche impegno e risposta alla chiamata divina. La santità di Maria è segno convincente della presenza vittoriosa della grazia di Dio nella nostra umanità decaduta. In un mondo segnato tragicamente dal peccato, la Vergine è garanzia della possibilità di un'esistenza nuova; è testimonianza concreta e luminosa di una vita sotto il segno della grazia e della salvezza: «Mentre la Chiesa ha già raggiunto nella beatissima Vergine la perfeziono con la quale è senza macchia e senza ruga (cf Ef 5,27), i fedeli si sforzano ancora di crescere nella santità, debellando il peccato; e per questo innalzano gli occhi a Maria, la quale rifulge come modello di virtù davanti a tutta la comunità degli eletti»31. La grazia di Dio si comunica a noi tramite la passione di Cristo, nella quale siamo introdotti come Maria. Alfonso descrive a lungo e con cognizione questa esperienza della Vergine, i suoi sette dolori, dimostrando che lei fu la regina dei martiri, perché il suo martirio fu il più lungo e più grande di quello di tutti i martiri32. In tale lunga sofferenza, ella rimane sempre unita a Gesù: «Siccome Gesù si chiama il re dei dolori e re dei martiri, perché patì nella buia vita più di tutti gli altri martiri, così ancora giustamente si nomina Maria regina dei martiri, avendosi meritato questo titolo per aver sofferto un martirio, il maggiore che possa patirsi dopo quello del Figlio»32. In questo martirio, l'amore della Madre per il Figlio è l'unico e più duro carnefice. Ma l'amore per Gesù si fonde nel suo cuore con l'amore per gli uomini: «Se Maria taceva con la bocca non taceva con il cuore; mentre allora non faceva va altro che offrire alla divina giustizia la vita del Figlio per la nostra salute. Quindi sappiamo che ella per il merito dei suoi dolori cooperò a farci nascere alla vita della grazia; onde siamo figli dei suoi dolori»34. Nella passione di Maria emerge un dato fondamentale del mistero di Cristo, della Chiesa e di ogni cristiano. Nel cuore del Nuovo Testamento c'è Gesù crocifisso che offre la sua vita per la salvezza del mondo; ma egli chiama i discepoli alla compassione, cioè a seguirlo fino alla croce. Il Sacrificio di Cristo e la nostra partecipazione al suo mistero sono condizione necessaria di vita cristiana. La sofferenza di Maria presso la croce di Gesù l'espressione concreta e l'immagine credibile del discepolo del Signore35.

2.2. La fede e l'amore di Maria
All'origine della grandezza e della santità di Maria c'è la volontà eterna di Dio che l'ha predestinata ad essere madre del Figlio suo; ma c'è anche la sua fede che le ha permesso di dare l'assenso alla Parola di Dio: «Maria è diventata realmente presente nel mistero di Cristo perché ha creduto. La pienezza di grazia, annunciata dall'angelo, significa il dono di Dio stesso; la fede di Maria, proclamata da Elisabetta nella visitazione, indica come la Vergine di Nazareth abbia risposto a questo dono»36. Ella va inserita, in prima fila, nella serie di uomini e donne illustri di cui parla la lettera agli Ebrei, che per fede realizzarono la loro vocazione, «esercitarono la giustizia, conseguirono le promesse» (Eb 11,33). Nello studio delle virtù di Maria, Alfonso ha saputo cogliere l'importanza della fede, ritenendola il fondamento della sua vita di grazia e il segreto della sua santità. Tale fede si manifesta in particolare nei momenti decisivi della sua esistenza: anzitutto nell'annunciazione quando, in opposizione ad Eva incredula, crede: «quel danno che fece Eva con la sua incredulità, Maria lo riparò con la sua fede... La nostra regina, credendo alle parole dell'angelo, ch'ella restando vergine doveva rendersi Madre del Signore, recò al mondo la salute»37. Giustamente Elisabetta la chiama beata a motivo della sua fede; fede che cresce lungo tutta la sua vita e matura attraverso la sofferenza: a Betlemme, nella fuga in Egitto, nei lunghi anni del silenzio di Nazareth, durante il ministero pubblico, e soprattutto sul Calvario, quando Maria rimane ferma e forte dinanzi a Gesù morente38. La sua fede è piena di fiducia e di abbandono in Dio, di obbedienza alla sua volontà, come testimoniano espressamente le sue parole: «Ecco la serva del Signore; avvenga di me quello che hai detto» (Lc l,38). Secondo un'antica formula, Maria è «la custode della fede», «colei che ha vinto tutte le eresie»39. Anche oggi ella continua a svolgere la sua missione e ci ricorda che la grazia di Dio e la fede in Gesù Cristo non sono acquisizioni umane, ma doni di Dio, doni che dobbiamo chiedere nella preghiera. In questo senso lo sguardo a Maria e il ricorso a lei che è piena di grazia cd lui creduto, appaiono di particolare importanza40. La fede si manifesta nell'amore verso Dio, ma anche verso il prossimo, perché in Gesù Cristo conta «la fede che opera per mezzo della carità» (Gal 5,6). Il de' Liguori aveva ben recepito l'insegnamento di san Paolo e lo approfondisce nei suoi scritti. Egli insiste sul primato dell'amore di Cristo che costituisce l'essenza della perfezione: l'amore svolge un ruolo determinante all'inizio, nel corso e al termine dell'itinerario spirituale, secondo una dinamica di costante sviluppo. All'inizio c'è la conversione, frutto dell'amore suscitato dalla considerazione della bontà e grandezza di Dio e di tutto quello che egli ha fatto per noi; segue, come reazione, una risposta d'amore, che a poco a poco s'impadronisce di tutto l'essere, diventando l'unica norma dl santità; tale amore raggiunge la perfezione quando porta ad agire secondo le sue leggi, e non tollera cosa alcuna che possa dispiacere a Dio41. Il Santo vede realizzato in Maria questo amore verso Dio e il prossimo, e lo considera nei suoi vari aspetti. Esso è teologale: «La prima ragione del grande amore che Maria porta agli uomini è il grande amore che porta a Dio... Ma chi più di Maria ha amato Dio?»42. Nel trattato sulle virtù della Madre del Signore, parlando della carità, egli scrive: «Non vi è stato né vi sarà chi più di Maria amasse Dio: così non vi è stato né vi sarà chi più di Maria abbia amato il prossimo»43. La misura dell'amore della Vergine è così descritta: «Se si unisse l'amore che tutte le madri portano ai figli, tutti gli sposi alle loro spose e tutti gli angeli e i santi ai loro devoti, non giungerebbe all'amore che Maria porta a un'anima sola»44. Il suo amore è universale come quello di Gesù: «Perché tutti gli uomini sono stati redenti da Gesù, perciò Maria tutti ama e favorisce»45. È senza limiti: «La nostra madre ci ama assai perché noi le siamo stati raccomandati dal Figlio suo... Noi siamo figli troppo cari a Maria perché vede che siamo il prezzo della morte di Gesù Cristo. Se poco ci amasse, poco dimostrerebbe di stimare il sangue del Figlio che è il prezzo della nostra salute»46. È un amore che non esclude nessuno: «Maria è madre anche dei peccatori che vogliono convertirsi. Maria è madre di Gesù e madre dell'uomo: quando vede alcun peccatore nemico di Gesù, non può sopportare e tutta s'adopera per farli stare in pace»47. Il Santo invita insistentemente i cristiani a imitare Maria nell'amore per Dio e per il prossimo, e a chiedere tale amore con la preghiera; e ne dà l'esempio: «Mi vedo poi, o madre mia, troppo obbligato al vostro Figlio, vedo che egli merita un amore infinito. Voi, che altro non desiderate che di vederlo amato, questa è la grazia che sopra tutte m'avete da impetrare: impetratemi un grande amore a Gesù Cristo»48. Per Alfonso de' Liguori, la vera devozione a Maria è anzitutto preghiera illuminata, confidente, generosa, che trasforma la vita. Essa deve sorgere dal cuore, quale espressione d'amore e di confidenza filiale. Come ogni preghiera autentica, dev'essere orientata soprattutto al bene spirituale, al compimento in noi della passione di Cristo e della redenzione, all'adempimento della volontà di Dio49. Non senza motivo il Santo pone come pratica più importante in onoro di Maria l'imitazione delle sue virtù. La devozione filiale e il ricorso frequente a lei devono essere ordinati al fine della vita spirituale: alla carità.

NOTE
1 Le Glorie di Maria uscirono la prima volta nel 1750, quando il santo aveva 54 anni. «E una delle date più importanti... nella storia del culto di Maria» (G. DE LUCA, Sant'Alfonso. Il mio maestro di vita cristiana, Roma 1983, 125). In questo libro, «pur raccogliendo a piene mani tra i detti e le opinioni degli scrittori ecclesiastici di tutti tempi, S. Alfonso ha saputo penetrare in profondità negli aspetti devozionali dei misteri da lui considerati; in modo particolare, nel cuore di Maria santissima, nelle sue gioie, nei suoi dolori, nelle sue glorie. E come uno sguardo che l'autore riesce a gettare nell'anima della Vergine, leggendo i suoi sentimenti e indovinando i suoi pensieri» (G. PENCO, Storia della Chiesa in Italia, II, Milano 1978, 192).
2 S. Alfonso pose questa dichiarazione all'inizio delle Glorie di Maria nella «Supplica dell'Autore» (cf Le Glorie di Maria, in Opere ascetiche, VI, Roma 1935, 10).
3 Quest'espressione di amore, profondo e duraturo, si trova nel libretto che il Santo scrisse nel 1775, a 79 anni, in difesa dei privilegi di Maria: Breve risposta alla stravagante riforma intentata dall'abate Rolli, contraria alla pietà dovuta alla divina Madre (cf Le Glorie di Maria, in Opere ascetiche, VII, Roma 1937, 487-501; TH. REY-MERMET, Alfonso de Liguori. Un uomo per i senza speranza, Roma 1987, 145-148).
4 Secondo J. H. NEWMAN, questo è il procedimento logico e coerente del vero teologo: «Quando noi siamo compenetrati di quest'idea, che Maria ha portato, allattato, tenuto nelle mani l'Eterno sotto la forma di un bambino, quale limitazione possiamo assegnare al corso, al torrente dei pensieri che una simile realtà porta con sé? Quale timore, quale sorpresa deve scaturire dalla conoscenza che una creatura è stata portata così vicina alla divina essenza? Annunciando che Dio si è fatto uomo, i santi apostoli facevano sorgere una nuova idea, una nuova simpatia, una nuova fede, un nuovo culto: ormai l'uomo può concepire l'amore più profondo e la più tenera devozione verso colei la cui grandezza, prima della rivelazione, sembrava impossibile concepire» (J. H. NEWMAN, Lettera al rev. Pusey su Maria e la vita cristiana, Roma 1975, 158).
5 G. DE LUCA, o.c., 125.
6 Le Glorie di Maria, VI, 162.
7 Il titolo del suo capolavoro (Le Glorie di Maria) indica una presa di posizione contro i protestanti e i giansenisti che accentuavano troppo la theologia crucis; nello stesso tempo manifesta una visione liberante della storia della salvezza, come affermazione della gloria di Dio che opera la redenzione dell'umanità.
8 Nello studio della mariologia si è cercato ripetutamente di stabilire un primo principio, quello che sarebbe la fonte e il punto di convergenza di tutti gli altri aspetti. Alcuni teologi hanno visto tale principio nel parallelo: Eva - Maria; altri nella pienezza di grazia; altri ancora, come il de' Liguori, nella maternità divina. Oggi si segue preferibilmente un'altra via e si vuole vedere tale principio nel rapporto Maria-Chiesa (cf S. DE FIORES, Maria nella teologia contemporanea, Roma 1978, 48-74).
9 Cf C. DILLENSCHINEIDER, La mariologie de St. Alphonse de Liguori, I, Paris 1914, 56-70.
10 S. TOMMASO, Summa Theologiae, III, q. I, a. 3; cf S. ALFONSO, La vera sposa di Gesù Cristo, in Opere ascetiche, XV, Roma 1935, cap. XXII, par. 1, n. 6: «Gesù prese occasione dal peccato degli uomini per donarsi a noi nel mistero dell'Incarnazione».
11 Cf C. DILLENSCHNEIDER, o.c., 70-76.
12 Le Glorie di Maria, VII, Discorso IV. Dell'Annunziazione, 95.
13 Ibid.
14 Le Glorie di Maria, VI, 35-38.
15 Il Santo non usò mai il termine corredentrice ne Le Glorie di Maria, forse per non suscitare la reazione del Muratori ancora in vita quando - alla fine del 1749 - terminò il manoscritto (è noto che Muratori era fortemente contrario a tale titolo); se ne servi invece più di venti volte in seguito negli altri scritti (cf TH. REY-MERMET, o. c., 153).
16 Le Glorie di Maria, VI, 174.
17 ALFONSO DE LIGUORI, Opera dogmatica contro i pretesi riformati, II (a cura di A. Walter), Roma 1903, 993.
18 Le Glorie di Maria, VI, 157-158.
19 Ibid., 159.
20 Ibid., 193. Su questo argomento si veda l'articolo di A. NAPOLETANO, La visione mariologica di S. Alfonso, in Asprenas 35 (1988) 81-97.
21 Cf G. LIÉVIN, Marie dans la spiritualité de St. Alphonse de Liguori, in Marie (1951) 28-31. Il Santo, nel commento alla Salve Regina - che costituisce la parte pii importante de Le Glorie di Maria - descrive in maniera viva, a volte drammatica, i molteplici interventi della Vergine nei confronti degli uomini: Ella ottiene il perdono, riporta all'amicizia con Dio; se il peccato separa, allontana, lei avvicina, riconcilia, unisce, Quindi interviene per conservare in grazia il peccatore convertito, lo invita alla preghiera, gli ottiene la luce, la forza, impedisce che cada di nuovo: gli concede il sommo dono della perseveranza finale. Maria è avvocata potente, madre pietosa, che non ricusa di difendere le cause dei più miserabili; è tutt'occhi per vedere, compatire, soccorrere, specialmente nei momenti di pericolo e nell'ora della morte: allora è presente più che mai per confortare i suoi devoti, difenderli dal maligno, salvarli dall'inferno e condurli con sé all'incontro eterno con il Signore.
22 Le Glorie di Maria, VII, 262.
23 Ibid.
24 Ibid.
25 Redemptoris Mater, 11.-
26 Le Glorie di Maria, VII, 9-43.
27 Cf Tu. REY-MERMET, Il Santo del secolo dei lumi. S. Alfonso de Liguori, Roma 1983, 550.
28 Le Glorie di Maria, VII, 295-301.
29 Lumen gentium, 56.
30 Le Glorie di Maria, VII, 261-318,
31 Lumen gentium, 65.
32 Le Glorie di Maria, VII, 178.
33 Ibid. 179.
34 Ibid., 243.
35 Cf P. HITZ, Dans l'ésprit de St. Alphonse une pastorale mariale pour notre temps, in Studia moralia IX (1971) 208. L'autore scrive: «E questo il mistero profondo della Chiesa e del suo apostolato: nello sguardo alla croce, nell'unione con Gesù crocifisso e con la madre dei dolori, e così solamente, la Chiesa e i cristiani possono credere che il loro sacrificio e la loro morte, uniti al sacrificio unico di Cristo, hanno un senso e divengono fecondi per l'umanità» (ibid.).
36 Redemptoris Mater, 12.
37 Le Glorie di Maria, VII, 287.
38 La fede di Maria risalta nel superamento del contrasto tra la realtà visibile e quella invisibile: «La Santa Vergine ebbe più fede che tutti gli uomini e tutti gli angeli. Vedeva il suo Figlio nella stalla di Betlemme, e lo credeva il creatore del mondo. Lo vedeva fuggire da Erode, e non lasciava di credere che egli era il re dei re. Lo vide nascere e lo credette eterno. Lo vide povero, bisognoso di cibo, e lo credette il Signore dell'universo; posto sul fieno, e lo credette onnipotente. Osservò che non parlava e credette che egli era la Sapienza infinita. Lo sentiva piangere, e credeva essere egli il gaudio del paradiso. Lo vide finalmente nella morte vilipeso e crocifisso, ma benché negli altri vacillasse la fede, Maria stette sempre ferma nel credere che egli era Dio» (Le Glorie di Maria, VII, 288).
39 Le Glorie di Maria, 289. Secondo l'acuta osservazione di J. H. Newman, Maria nel corso dei secoli ha preservato la fede in Gesù Cristo: «La Chiesa e Satana vanno d'accordo su questo punto, che il Figlio e la Madre sono sempre insieme; e l'esperienza di tre secoli ha confermato la loro testimonianza, perché i cattolici che hanno onorato la Madre, adorano ancora il Figlio, mentre i protestanti che hanno cessato di riconoscere il Figlio cominciarono con il disprezzare la Madre» (J.H. NEWMAN, Discourses to imixed Congregations, Westminster 1966, 348).
40 Questa urgenza è stata afferrata da Giovanni Paolo II che, nell'enciclica Redemptoris Mater, ha dato un ampio risalto alla fede della Vergine, sottolineandone 1'importanza, la qualità, la sofferenza e la beatitudine suprema (Redemptoris Mater, 12-19).
41 Il tema dell'amore è trattato dal de' Liguori in tutta la sua ricchezza nel libro (che alcuni ritengono il suo capolavoro) Pratica di amar Gesù Cristo, ma esso è presente anche in altre opere, come Del gran mezzo della preghiera; Incarnazione, Eucaristia, Sacro Cuore; Passione di Gesù Cristo; Apparecchio alla morte.
42 Le Glorie di Maria, VI, 46-47.
43 Ibid., VII, 284.
44 Ibid., VI, 48.
45 Ibid., 51.
46 Ibid., 48-50.
47 Ibid., 68; cf A. NAPOLETANO, a.c., 92. Il Santo usa diverse altre espressioni sull'amore, come: «il desiderio più vivo di Maria è di vederci amare Dio, l'oggetto del suo amore»; «otteneteci quest'amore, noi non vi chiediamo altra grazia»; «Maria, Madre mia, aiutatemi ad amare il mio Dio» (Le Glorie di Maria, passim). Ed ecco un testo significativo dell'epistolario: «Sapete ch'ella, la bella Signora, vi ama teneramente. Siatele grate, corrispondete in amore... Il maggior gusto che potete dare a Maria è amare Gesù» (Lettere di S. Alfonso Maria de Liguori, I, Roma 1887, 11-12).
48 Le Glorie di Maria, VII, 481.
49 Cf G. LIÉVIN, a.c., 31.

Inserito Mercoledi 6 Maggio 2015, alle ore 9:03:32 da latheotokos
 
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IDEATO E REALIZZATO DA ANTONINO GRASSO
DOTTORE IN S. TEOLOGIA CON SPECIALIZZAZIONE IN MARIOLOGIA
DOCENTE ALL'ISSR "SAN LUCA" DI CATANIA

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