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  La vocazione di Maria come esperienza trinitaria 
Mariologia

Dal libro di José Christo Rey Garcìa Parades, Maria nella Comunità del Regno. Sintesi di Mariologia, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1997, pp. 158-164.



Il racconto di Luca della vocazione-annunciazione non è soltanto una narrazione cristologica, ma anche trinitaria. La sua struttura narrativa rivela per la prima volta in maniera chiarissima la Trinità di Dio.

1. La relazione di Maria con Dio Padre

La vocazione di Maria comporta in primo luogo una peculiare relazione con Dio Padre. Il protagonista della narrazione vocazionale è un messaggero di Dio. La figura dell'angelo è presente per esprimere la trascendenza di Dio; ma la figura angelica rappresenta colui che lo invia in maniera totalmente trasparente. Per questo, nelle parole di Gabriele possiamo scoprire le parole con cui Dio Padre « chiama », o meglio, « convoca » Maria: « Rallegrati, o piena di grazia. Io sono con te. Non temere; hai trovato grazia ai miei occhi. Voglio che tu concepisca nel tuo seno e dia alla luce un figlio a cui porrai nome Gesù. Egli sarà grande e sarà chiamato mio Figlio. Gli darò il trono di Davide, suo padre, e regnerà sulla casa di Giacobbe per tutti i secoli e il suo regno non avrà fine ». Nello sfondo di queste parole c'è il progetto di Dio Padre di stabilire il suo Regno attraverso il regno del Figlio suo. Questa è la risposta di Dio alla nostalgia del popolo verso il suo Regno. Adesso Dio vuole finalmente stabilire il Regno e il potere attraverso il Figlio suo, a cui dà il trono di Davide e la promessa che regnerà per sempre. Con le parole dell'angelo, Dio interpella Maria. « Nessuna narrazione vocazionale presenta un dialogo così articolato e rispettoso della libertà dell'uomo come quello che si svolge tra Gabriele e Maria ». A Maria viene chiesto che accetti di concepire nel suo seno, di dare alla luce, di imporre il nome a questo Figlio di Dio che sarà re d'Israele. Ella dovrà compiere questa missione « senza il concorso di alcun uomo ». Lo sposo umano ne rimane escluso. Ma ciò non vuol dire che il rapporto che si stabilisce tra Maria e Dio sia da sposa a sposo. Il messaggero Gabriele non lascia neppure intravedere questo tipo di rapporto nuziale. Nel racconto dell'annunciazione-vocazione, Dio appare con una maestosa trascendenza su Maria e allo stesso tempo con una vicinanza totalmente gratuita. Le parole dell'angelo Gabriele ci indicano anche chi è Maria per Dio. « La piena di grazia » (kecharitomene), cioè colei che è stata e continuerà ad essere oggetto della sua vicinanza, del suo compiacimento, della sua grazia. Come più tardi Dio Padre manifesterà il suo compiacimento nel Figlio: « Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto » (Mt 3,17; 17,5) e il Figlio « crescerà in grazia davanti a Dio » (Lc 2,52) e la « grazia di Dio era in lui », così anche Maria è « ricolma di grazia » davanti a Dio e Dio si compiace in lei. Maria si appoggia alla benevolenza di Dio e perciò ne viene intimamente colmata di grazia. Luca ci fa vedere nel Magnificat che tipo di rapporto ha Maria con il Dio che la chiama. Dio appare nel Cantico di Maria come « il Signore » (Lc 1,46), « Dio, mio Salvatore » (1,47), « l'Onnipotente, che in lei ha fatto cose grandi » (1,49), « il Santo » (1,49), « il Misericordioso, di generazione in generazione » (1,50), « che ha guardato l'umiltà della sua serva » (1,48). Questo Dio, trascendente ma vicino, non appare come Dio Padre, ma come un Dio di Grazia, specialmente verso i più poveri e umiliati; volge ad essi il suo volto e vuole instaurare il suo Regno per portar loro la liberazione e la gioia. Il Dio che Maria saluta nel Magnificat non è il Padre e non è lo Sposo. Maria non stabilisce con lui un rapporto filiale o nuziale, ma di profonda dipendenza ed obbedienza, come esprimono i termini « Signore-schiava », « Salvatore-umiltà », « Grandezza-umile piccolezza », « Onnipotente-impotenza » (« Come è possibile? ») . Il Dio di Maria è soprattutto il liberatore, il salvatore, il Dio del Regno. Maria si sente chiamata a partecipare a questo avvenimento: dovrà collaborarvi con la sua maternità. E quale risposta dà Maria al Dio che la chiama? Nessuna narrazione vocazionale « termina con una formula così espressiva della piena adesione alla volontà del Signore come quella con cui Maria accetta il piano divino: « Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto » (Lc 1,38). L'accoglienza di Maria della proposta vocazionale di Dio si esprime anche nel mirabile parallelismo che c'è tra le parole che narrano la vocazione e il cantico del Magnificat che esprime dossologicamente la risposta di Maria. Vediamo. Gabriele dice a Maria: « Rallegrati! » (1,28) e Maria risponde: « Il mio spirito esulta in Dio » (1,47). L'angelo aggiunge: « Hai trovato grazia presso Dio » (1,30) e lei Io riconosce dicendo: « Ha guardato l'umiltà della sua serva » (1,48). Le viene indicato: « e lo chiamerai Gesù » (1,31), che significa « salvatore », e lei si rallegra in Dio « mio salvatore » (1,47). Le è annunciato che suo Figlio « sarà grande » (1,32) e Maria esclama: « L'anima mia magnifica il Signore » (1,46). L'angelo le annuncia che suo Figlio « regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine » (1,33) e Maria canta l'elogio del Regno di Dio come dispiegamento della potenza del suo braccio che rivoluziona messianicamente la condizione dell'umanità (1,51-53). Maria riconosce che è stata realmente « colmata di grazia » (1,28), perché « grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente » (1,49). L'annuncio del regno eterno (1,33) è interpretato da Maria come il compimento della « misericordia a favore di Abramo e la sua discendenza per sempre » (1,55). Non si potrebbe esprimere meglio letterariamente la corrispondenza tra la chiamata di Dio e l'accoglienza che Maria le riserva.

2. La relazione di Maria con Gesù, Figlio dell'Altissimo

La vocazione di Maria comporta, in secondo luogo, una peculiare relazione con Gesù, Figlio dell'Altissimo. Per lui dovrà essere una madre, nel senso totale dell'espressione: « Concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù » (1,31). Inoltre, Luca vuole forse far risaltare l'atteggiamento di totale servizio di Maria rispetto al Figlio nelle parole « schiava del Signore », che si possono riferire sia al rapporto di Maria con Dio come a quello con Gesù, che la Chiesa di Luca chiama « Kyrios », Signore. Se è così, Maria assume un atteggiamento di totale servizio nei confronti del Figlio suo, il suo Signore. Maria definisce se stessa: « serva del Signore » (1,38), mentre Elisabetta la proclama « Madre del mio Signore » (1,43). Elisabetta dà una valenza teologica alla maternità di Maria come maternità messianica; riconosce Maria come madre del Messia, di colui che può ricevere il predicato divino di « Signore ». Ella è madre del Kyrios. Così si confessa Gesù come Figlio di Dio e Maria come sua autentica madre. Nelle parole dell'inno di Elisabetta, la Chiesa di Luca esprime il rapporto tra Maria e Gesù: un rapporto tra madre e figlio. Ma lo fa non senza un correttivo che permette di comprendere questa maternità nella sua giusta portata: « Beata tu, che hai creduto » (1,45). Come dice splendidamente la Marialis Cultus di Paolo VI: « La fede fu per lei premessa e cammino verso la maternità divina ». La grandezza di Maria come Madre del Signore è strettamente vincolata alla grandezza della sua fede. Perciò si comprende perché Luca mette in bocca a Maria, come parole di accettazione della sua vocazione, non la frase: « Ecco la Madre del Signore », ma: « Ecco la serva del Signore ». Maria è prima di tutto serva del Signore. Nelle sue parabole, Gesù allude frequentemente ai servi (douloi) del Signore. È tipico il passaggio in cui dice: « Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell'alba, li troverà così, beati loro! » (Lc 12,37). « Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà al suo lavoro. In verità vi dico, lo metterà a capo di tutti i suoi averi » (Lc 12,43-44). Maria appare qui come il prototipo del servo buono, sempre obbediente alla volontà del Signore, e quindi beata. Perciò riceverà una grande ricompensa: sulla serva del Signore scenderà lo Spirito Santo (At 2,18; 1,14; 2,1-4). Gabriele, messaggero di Dio, annuncia a Maria un rapporto di maternità con il futuro Messia. Tuttavia, la vocazione di Maria si arricchirà di nuovi contenuti quando il Messaggero del Padre per eccellenza, Gesù, le rivolgerà più tardi l'appello a seguirlo. Maria è in ottime condizioni per seguire in obbedienza questo definitivo messaggero di Dio, la Parola del Padre, poiché si caratterizzava, fin dal momento della sua vocazione-annunciazione, come ascoltatrice fedele ed obbediente della Parola.

3. La relazione di Maria con lo Spirito Santo

La vocazione di Maria comporta in terzo luogo una relazione peculiare con lo Spirito Santo. L'angelo le annuncia: « Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio » (Lc 1,35). Lo Spirito sarà inviato a Maria per consacrarla e abilitarla a quella meravigliosa maternità che le veniva proposta. Qui inizia a realizzarsi la profezia di Gioele: « Negli ultimi giorni, dice il Signore: Io effonderò il mio Spirito sopra ogni persona... sulle mie serve in quei giorni effonderò il mio Spirito. Farò prodigi in alto nel cielo e segni in basso sulla terra » (At 2,17-19). Maria è la prima serva di Dio su cui egli effonde il suo Spirito, e in lei realizza un prodigioso segno sulla terra: il compimento totale della profezia dell'Emmanuele: « Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele » (Is 7,14). Maria è unta dallo Spirito per realizzare la missione di una maternità assolutamente irrealizzabile per l'uomo. In Maria inizia una nuova creazione, un nuova « genesi » secondo l'espressione di Matteo; e il potere dello Spirito di Dio, che crea tutte le cose, agisce in lei, la copre con la sua ombra, la mette in grado di produrre il miracolo della generazione dello stesso Figlio di Dio, il Santo (Lc 1,35). Nella logica del racconto vocazionale, questa consacrazione dello Spirito che viene promessa a Maria non è una forma di divina violenza su di lei. Non si tratta della consacrazione di un oggetto che non può opporre resistenza. Maria è posseduta dallo Spirito come « soggetto », come « persona ». Anche in questo caso è valido il principio di Paolo: dove c'è lo Spirito del Signore c'è libertà » (2 Cor 3,17). Lo Spirito del Signore non è come una forza anonima, che annulla il soggetto e lo rende un giocattolo del proprio impulso; è piuttosto una forza dinamica che dà via libera alla libertà, che non annulla l'originalità della persona. Non spersonalizza, al contrario! La consacrazione dello Spirito consente il massimo grado di personalizzazione, perché lo Spirito è rapporto con l'infinito, e la persona si fa e cresce in tale rapporto. E quanto maggiormente cresce nel rapporto con l'assoluta trascendenza di Dio! La risposta di Maria alla consacrazione dello Spirito è stata di docilità totale. Nella Pentecoste, ella appare in mezzo alla comunità che prega e supplica affinché si adempia la promessa dello Spirito. Maria è stata una donna aperta a ogni realtà o avvenimento storico capaci di comunicare lo Spirito. Ma colui che in maniera privilegiata trasmise a Maria lo Spirito fu il suo stesso Figlio Gesù, sia durante la sua vita sulla terra che nel momento in cui, presente Maria ai piedi della croce, « Gesù rese lo Spirito» (Gv 19,25.30).

 

Inserito Domenica 31 Maggio 2015, alle ore 10:19:10 da latheotokos
 
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