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Maria Assunta nel mondo asiatico
Società

Di Maria Ko Ha Fong, in AA. VV., L'Assunzione di Maria madre di Dio. Significato storico-salvifico a 50 anni dalla definizione dogmatica, PAMI, Città del Vaticano 2001, pp. 487-494.



Il tema è molto ampio per una breve comunicazione. Dovrò necessariamente delimitare il campo e precisare il punto focale, ma inizio prima con una visione panoramica. É difficile parlare dell'Asia come di una realtà unitaria. Dal Giappone al Libano, dalla Siberia all'Indonesia, l'Asia non è soltanto il continente più vasto e più popolato del mondo, ma anche quello che si presenta con le maggiori contraddizioni: antiche tradizioni religiose convivono con le società secolarizzate, zone rurali molto arretrate si incontrano con città modernissime, forme più avanzate di capitalismo stanno a fianco a regimi rigidi di comunismo. Per quanto riguarda la Chiesa in Asia il denominatore comune più evidente è questo: con la sola eccezione delle Filippine, le Chiese asiatiche sono tutte chiese di minoranza. Dopo secoli di evangelizzazione i cattolici non arrivano al 3% della popolazione, e se si mette da parte le Filippine, l'unico paese con la maggioranza cattolica, la percentuale scende al 1%. In alcuni paesi, come nell'Afganistan, il cristianesimo è del tutto assente e in molti altri i cristiani arrivano appena a 0.1%, come nella grande e popolosa Cina. La Chiesa dell'Asia è cosciente della sua piccolezza, conosce bene le sfide e le numerose difficoltà dell'evangelizzazione, ma non ha paura. I cristiani in Asia non sono una minoranza di ghetto, chiusa, e timida, bensì sono coraggiosi, ottimisti, fiduciosi, pieni di speranza e capaci di progetti creativi. Negli interventi dei vescovi durante il sinodo per l'Asia nel 1998, la parola incoraggiante e consolante di Gesù: "Non temete, piccolo gregge!" (Lc 12,32) risuonava con frequenza nell'assemblea. La stessa nota di speranza si registra nella 7a Assemblea della Federazione delle Conferenze Episcopali dell'Asia tenutasi all'inizio dell'anno 2000 e la stessa parola di Gesù viene citata nel documento finale. Fra le sorgenti di forza e di coraggio c'è sicuramente la grande fiducia in Maria. Difatti la devozione a Maria è forte in tutti i paesi dell'Asia in cui è presente la Chiesa. L'evangelizzazione di molte zone è legata all'intervento sensibile di Maria, e Maria continua ad accompagnare la crescita delle comunità in particolare nei momenti e nelle situazioni difficili. I vescovi sottolineano nel sinodo: «I cristiani dell'Asia amano intensamente Maria, venerata come madre loro e madre di Cristo. Ci sono centinaia di santuari mariani sparsi in tutta l'Asia, dove non solo i cattolici, ma anche fedeli di altre religioni si radunano insieme in grande quantità. Maria è veramente dove persone di diverse credenze possono incontrarsi»1. Giovanni Paolo II vede il sinodo dei vescovi dell'Asia del 1998 come "una memoria celebrative delle radici asiatiche del cristianesimo"2. Difatti i cristiani dell'Asia prendono sempre più coscienza che Gesù non è estraneo all'Asia, ma è "nato in suolo asiatico"3, così anche la Chiesa è nata in Asia4 ed "è stato in Asia che Dio sin dall'inizio rivelò e portò a compimento il suo progetto salvifico"5. É ancora in Asia che "Gesù alitò sui discepoli lo Spirito Santo e li inviò sino ai confine della terra"6. A pari passo di questa riscoperta del volto asiatico di Gesù e delle radici asiatiche della sua Chiesa si fa strada anche una riscoperta del volto asiatico di sua Madre. Maria è infatti donna asiatica, madre dell'Asia e stella dell'evangelizzazione di questo grande continente dove ella ha vissuto. Ella conosce bene la ricchezza di cultura, di tradizioni dei popoli asiatici, conosce la sua profondità e sensibilità religiosa; le sue ansie, le sue ricerche di verità e di salvezza. In che modo la Chiesa in Asia riscopre il volto asiatico di Maria? Nel recente Congresso Mariologico-Mariano Internazionale i partecipanti della "sezione asiatica" ha cercato di tracciare alcune linee generale. Il mio compito qui è di concentrare l'attenzione sulla comprensione del mistero dell'assunzione di Maria. Dato la complessità delle culture asiatiche non intento parlare dell'Asia in genere, ma piuttosto di quella parte dell'Asia che conosco meglio: la Cina e le culture influenzate da quella cinese. Anche dentro questa cornice circoscritta restringo ulteriormente la visuale. Né in campo della riflessione teologica né a livello della devozione mariana esistono delle elaborazioni sulla comprensione inculturata dell'assunzione di Maria. Qui non pretendo di farlo, provo soltanto ad individuare alcuni elementi della cultura cinese che possono facilitare un approccio a questo dato di fede.

1. La categoria della pietà filiale

La Munificentissiinus Deus vede nell'assunzione la conseguenza piena dei legami singolarissimi che stringono Maria a Gesù, suo Figlio. Maria è assunta in cielo, è accolta dal suo Figlio risorto e glorioso, a quel "posto" che egli ha preparato a tutti i suoi discepoli, a tutti quelli che lo vogliono seguire. Gesù dice espressamente prima di lasciare questo mondo: "Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io" (Gv 14,2-3). É giusto che sua Madre, per l'intima unione con il Figlio e l'intensa partecipazione al suo mistero di salvezza, sia la prima ad essere assunta accanto a lui, la prima a partecipare alla sua gloria. Per la cultura dell'Asia orientale e in particolare per i cinesi l'accettazione di questo dato di fede non presenta grande difficoltà. Nell'etica cinese tradizionale fedeltà (zhong), pietà filiale (xiao) e benevolenza (ren) sono i concetti fondamentali che tengono in armonia la relazione umana: nel piccolo cerchio della famiglia, poi nella società, nello stato e in tutto universo. L'applicazione di questi principi determina il buon funzionamento della famiglia, dei sistemi sociali e politici. In particolare l'ideale della pietà filiale è radicata nel cuore e nella coscienza dei cinesi e degli asiatici. I riti di venerazione agli antenati, che non sono stati immediatamente compresi da tutti i missionari e che purtroppo hanno dato occasione ad una controversia tra Roma e la Chiesa in Cina per un secolo e mezzo (dall'inizio del 1600 fino al 1742), scaturiscono dalla profonda pietà filiale dei cinesi verso i propri genitori ed antenati. Per Confucio la pietà filiale è il punto iniziale del cammino verso l'integrità e la perfezione. La parola xiao appare infatti più di settanta volte negli Analecta di Confucio. Il Maestro è convinto che, chi non pratica il xiao in famiglia non è capace di praticare il zhong e il ren nelle relazioni umane fuori della famiglia. Il xiao non è l'adempimento di formalità o di doveri obbliganti, ma deve emergere dall'intimo del cuore, è l'espressione spontaneo dell'amore e della riconoscenza. Tra i classici della letteratura cinese c'è il Libro della pietà filiale (xiao xin) composto probabilmente nella dinastia di Han (II-1 sec. a.C.) da autore ignoto. Il libro inizia così: "La pietà filiale è la radice di tutte le virtù". Ogni cinese conosce fin dall'infanzia i 24 racconti edificanti della pietà filiale. Si tratta di una raccolta di 24 esempi storici di persone che hanno praticato in modo esemplare il xiao verso i genitori, soprattutto verso la madre. Tra questi racconti ve ne sono alcuni di persone che, sostenute dall'affetto della madre, hanno ottenuto grande successo dopo dure prove; una volta raggiunta la gloria, esaltano la madre attribuendo a lei il più grande merito. Nei catechismi cinesi, nei libri popolari di dottrina cristiana e nelle raffigurazioni artistiche l'assunzione di Maria viene presentato comunemente come un avvenimento con due protagonisti: Maria e Gesù. Maria è accolta nella gloria da Gesù. E' il Figlio che accoglie la madre con gioia, venerazione e affetto. Permettetemi di condividere con voi una mia esperienza personale. Provengo da una famiglia di tradizione buddista. Mio padre, da giovane studente, ha conosciuto dei missionari salesiani italiani e si è convertito al cristianesimo, mia mamma è venuta a contatto con il cristianesimo attraverso il papà e ha ricevuto il battesimo pochi giorni prima del matrimonio Per esser più precisa: ha ricevuto cinque sacramenti nel giro di due settimane. Io sono stata battezzata da bambina. Quando avevo sei anni mio nonno paterno morì e morì buddista. Mi è stato insegnato a quel tempo che soltanto chi ha ricevuto il battesimo può andare in paradiso. Nel lutto per il nonno, più della sua morte in sé, ero addolorata per il fatto che non era battezzato. Chiedevo con insistenza a mio padre: "E' vero che in paradiso saremo pienamente felici?" alla sua risposta affermativa la mia incomprensione e confusione crebbero di più. "Ma come potrai essere felice in paradiso se il nonno non sarà con te? Come puoi avere felicità perfetta se tuo padre non gode con te?". Alcuni anni dopo anche mia nonna materna si convertì a1 cristianesimo. Siamo stati noi a convincerla a iscriversi tra i catecumeni. Tra le motivazioni che le presentavamo la più efficace era questa: Nell'al di là saremo insieme, non rischiamo di andare a due paradisi diversi. Certamente la maternità di Maria non è l'unico fondamento della sua assunzione ed il rapporto fra Gesù e Maria è molto più della pietà filiale, tuttavia questo forte senso di vincolo familiare permette ai popoli dell'Asia di pensare con molta naturalezza a Maria assunta nella gloria accanto a Gesù. La gloria del Figlio comprende la gloria della Madre. In questo senso l'assunzione di Maria viene così inquadrata nel mistero della salvezza centrato in Gesù e ha una prospettiva cristologica molto marcata.

2. La concezione del cielo

Sapete come viene tradotta la parola Dio, deus, theos in cinese? Tienzhu che vuoi dire alla lettera: il Signore dei cielo. Dice il noto studioso delle religioni F. Heiler: «Generalmente diffusa nel culto e nei miti dei popoli primitivi e antichi è la fede nel cielo. La possente impressione data dalla sua vastità, dalla sua pienezza di luce, dal uso legame col sole, fonte di calore, e con gli astri notturni, dalla sua relazione con i fenomeni atmosferici e in particolare con la pioggia apportatrice di fecondità, tutto questo spiega la profonda venerazione e il timore di fronte al cielo»7. Per i cinesi il cielo è la sfera del divino, il trascendente, l'infinito, l'assoluto. Dalle documentazioni archeologiche e letterarie si sa che già nella dinastia Shang (ca. XVI-XI sec. a.C.) si attribuiva al cielo l'autorità suprema sulla natura e sulla vita umana. Il tien, senza essere decisamente antropomorfico, possedeva attributi che si potrebbero definire "personali", come la maestà, l'onnipotenza, l'intelligenza, la provvidenza, ecc. Il cielo rappresentava anche il giusto ordine non solo della natura, ma anche della vita umana, sia a livello personale come a livello sociale. Saper scoprire la "volontà del cielo" era segno di saggezza, realizzare la "volontà del cielo" diventava la base dell'etica, amare la "volontà del cielo" significava raggiungere la felicità. Conformare la propria vita insieme alle sue coordinate di spazio e tempo con il cielo era compito di ogni uomo, ma soprattutto dei re e di chi ha responsabilità sugli altri. Per riconoscere la "volontà del cielo" si ricorreva spesso agli oracoli ottenuti attraverso l'interpretazione del volo degli uccelli o dalla lettura delle crepe formate nelle corazze delle tartarughe messe sul fuoco. Il cielo rimane comunque una sfera irraggiungibile e misteriosa, meta dell'anelito e dei sogni umani. Nelle tradizioni popolari si sviluppavano racconti sulla salita in cielo di personaggi mitici. Il più famoso è quello di Chian Wuo, riferito nel Libro del monte e del mare. Si tratta di una donna, la quale, dopo aver preso l'elisir d'immortalità, salì nel cielo e si stabilì nella luna. Fino ad oggi, ogni cinese, non importa in che parte del mondo vive, conosce questo racconto, legato alla festa della luna che si celebra ogni anno il 15 dell'ottavo mese. Non vogliamo stabilire facili rapporti tra questa concezione del cielo in Cina e la realtà di Maria assunta in cielo, tanto meno tra le figure mitiche e quella di Maria. Tuttavia osiamo affermare che l'idea della salita in cielo non è estraneo alla mentalità delle culture asiatiche, è l'espressione dell'anelito nascosto dell'uomo di raggiungere la sfera del divino, di conformarsi con l'ordine eterno che regge l'universo, di trascendenza, di immortalità, d'infinito. Maria assunta è il segno che la realizzazione di questo anelito è possibile. Non solo, ella ce lo indica.

3. L'ideale della pienezza

Per noi cristiani Maria, dall'Immacolata Concezione all'Assunzione al cielo, è modello della pienezza del nostro essere umano. L'Immacolata rappresenta il paradigma della vocazione umana pensata e voluta da Dio "in principio", mentre l'Assunta è segno profetico di ciò che l'umanità dovrà diventare "alla fine dei tempi". In Maria Immacolata tutta l'umanità viene ricondotta alle sue origini, alla sua iniziale bellezza e innocenza, in Maria Assunta abbiamo la primizia e l'anticipazione dell'umanità nello splendore della sua pienezza. Guardando a Maria assunta in cielo si comprende quali tesori di gloria Dio riserva all'umanità (cf Ef 1,18). Tra la sua concezione immacolata e la sua assunzione in cielo Maria ha trascorso una vita di umiltà, di annientamento di sé, facendo la volontà di Dio, di servizio gioioso, di silenzio meditativo conservando tutte le cose dentro il cuore, di sofferenza unita al suo figlio, di guida materna verso i discepoli di Gesù. Si tratta un cammino graduale verso la perfezione e la pienezza. Gli asiatici comprendono bene questo tipo di cammino interiore. Tutti i saggi e i maestri di vita in Asia insegnano la ricerca del sacro, della pienezza umana attraverso esercizi meticolosi di distacco da sé, di raffinamento dello spirito, di apertura all'infinito, di amore e di misericordia verso gli altri. Confucio dice: «Tutto il mio insegnamento si può riassumere in un unico punto: sforzati di raggiungere la pienezza e ama l'altro uomo come ami te stesso»8. Questa pienezza, spiega il discepolo di Confucio, Mencius, consiste nel «conoscere le capacità della propria natura, sviluppare le potenzialità del proprio cuore e conformarsi con il volere del cielo». Nel buddismo la pienezza è paradossalmente un "assoluto vuoto", "nirvana", la cessazione di tutti i "nessi causali", che determinano l'esistenza condizionata, è la cessazione della "sete", dell'attaccamento alla vita del mondo e allo stesso "io", è il supremo risveglio. Il cammino di Maria, semplice ma intenso, del distacco di sé. Dal fiat al Magnificat verso Dio, al facite verso gli altri, e infine alla pléroma gloriosa, è un cammino limpido, affascinante non solo per i cristiani, ma anche per tutti quelli che cercano la perfezione e la pienezza. La vita di Maria, vista non dall'ottica dei privilegi, ma da quella della Bibbia, una vita in tensione verso la pienezza, può aprire ampi orizzonti per una più profonda inculturazione del Vangelo e per un dialogo inter-religioso più fecondo in Asia. Per me, cinese, contemplare Maria è come stare davanti a un dipinto cinese che ha queste caratteristiche inconfondibili: poche pennellate, molto spazio bianco, colori tenui, contorni non totalmente definiti, soggetti semplici e senza pretesa, atmosfera di sacro silenzio. Tutto è denso di significato, tutto invita a trascendere, a lanciarsi verso l'infinito, a spiare il mistero, a dilatarsi nel bello, a fare esperienza del cielo. Concludo: non intendo stabilire paralleli né creare facili ponti, ci vorrebbe molta competenza e molto studio. Ciò che viene presentato qui è frutto di una riflessione di chi proviene dalla cultura cinese, ha una certa conoscenza delle culture asiatiche, ha ricevuto il dono della fede cristiana e cerca di viverla con convinzione e con gioia. Sono certa che Maria, nata e vissuta in terra asiatica, comprende le aspirazioni più profonde di salvezza dei popoli dell'Asia. Ora, assunta nella gloria, ella non cessa di guidare i suoi figli e le sue figlie dell'Asia nel cammino verso il cielo e verso la pienezza.

NOTE
1 Propositio n. 58.
2 Ecclesia in Asia 4.
3 EA 20.
4 EA 5.
5 EA 1.
6 EA 9.
7 F. Heiler, Le religioni dell'umanità, Milano, Jaca Book 1983, 71.
8 Confucio, Analecta IV, 15.

 

Inserito Venerdi 7 Agosto 2015, alle ore 9:45:20 da latheotokos
 
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