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  Celebrazione della Solennità dell'Assunzione di Maria al cielo 
Culto

Dal libro AA. VV., Maria nell'Anno Liturgico, Queriniana, Brescia 2007, pp. 71-80.



Nella storia

All'inizio del VII secolo l'Assunzione della Vergine Maria fa già parte delle quattro più antiche feste mariane presenti nella liturgia romana: la Natività, l'Annunciazione, la Purificazione e l'Assunzione. Tutte e quattro prevedevano una solenne processione che percorreva le vie dell'Urbe per raggiungere la basilica di Santa Maria Maggiore all'Esquilino. Anche l'Assunzione, come tutte le feste mariane più antiche, ha la sua origine in Oriente e precisamente a Gerusalemme. Se Egeria (inizio del v secolo), sempre così precisa e dettagliata nelle sue descrizioni, non accenna a questa festa nel suo Diario, è certo che un testo apocrifo (De transitu Mariae, inizio del vi secolo) descrive già la morte di Maria con accenti di gloriosa esaltazione. Tuttavia, Epifanio, vescovo di Salamina (403) affermava: «Nessuno conosce quale sia stata la fine terrestre della Madre di Dio» (Haeres, 78, 24). Antonino di Piacenza intorno al 570 cita come luogo di culto il sepolcro della Vergine in Gerusalemme «de quo dicunt sanctam Mariam ad caelos fuisse sublatam» (Itinera Hierosolymitana, 170). L'imperatore Maurizio (582-602) stabilisce questa festa mariana il 15 agosto con il titolo di Dormizione. Tale è ancora oggi il titolo di questa festa nella chiesa d'Oriente. È in Occidente che, ispirandosi all'antica tradizione orale e agli scritti di sant'Efrem (373), la festa assume nell'VIII secolo il titolo di Assunzione di santa Maria (Sacramentario Gregoriano adrianeo). Nel Decreto di Graziano (XII secolo) la festa dell'Assunzione è già elencata fra le 41 feste di precetto oltre le domeniche. Il dogma dell'assunzione di Maria, cioè della sua piena partecipazione alla gloria del Risorto in corpo e anima subito dopo la morte, è stato proclamato da Pio XII nel 1950. La chiesa d'Oriente, pur non accettando il dogma in quanto tale, accoglie e celebra l'assunzione corporea di Maria come una pia e antica tradizione. Nella chiesa ortodossa questa è la festa mariana più importante che fa del mese di agosto il mese mariano con due settimane di preparazione e una di chiusura (S. Sirbon).


La Festa e la sua immagine

L'iconografia della morte di Maria (Dormizione nella tradizione bizantina, Transitus in quella latina) è testimoniata dal X secolo in Cappadocia, in Grecia (Kastoria, XI e XII secolo, Dafni, XI secolo), in Serbia (Kurbinovo, XII secolo), a Palermo (mosaico della Martorana, XII secolo). I manuali di iconografia prescrivono: «Una casa. Al centro la Madre di Dio, morta, coricata su un letto con le mani incrociate sul petto. Accanto al suo capo l'apostolo Pietro piangente, con un incensiere in mano insieme ad altri cinque apostoli. Dalla parte opposta l'apostolo Paolo in lacrime, insieme ad altri quattro apostoli, mentre Giovanni, ormai avanzato negli anni, ripete il gesto dell'ultima Cena, piegandosi piangente verso la Madre di Dio. Al centro, al di sopra del corpo della Vergine, Cristo accompagnato da una schiera di angeli accoglie tra le braccia l'anima di sua Madre, rappresentata come un infante avvolto in una veste bianca». In Occidente la festa della Dormizione fu resa solenne da papa Sergio I (fine VII secolo) e dotata di processione stazionale, che in un ulteriore sviluppo comportava il trasporto dell'immagine acheropita di Cristo Salvatore dal Laterano a Santa Maria Maggiore. La prima iconografia occidentale fu uguale a quella bizantina, in seguito, a partire dal XIII secolo, Cristo non è più rappresentato accanto al letto funebre, ma è posto più in alto, in una mandorla luminosa. Nell'evoluzione successiva, lo si vede incoronare la Vergine, rappresentata due volte: sul letto funebre e seduta in trono alla destra del Figlio (cfr. timpano della cattedrale di Notre-Dame a Parigi, XIII secolo). Ancora nel XV secolo si ritrova il tema di Maria sul letto funebre, ma l'ambientazione cambia e riproduce gli interni delle case dell'epoca (ambiente fiammingo ecc.). L'immagine della morte di Maria scomparirà nel XVI secolo per lasciare il posto a quello dell'Assunzione della Vergine, iconograficamente uguale a un'ascensione, di origine italiana (cfr. Tiziano: chiesa dei Frari a Venezia, 1518) e a quello dell'incoronazione della Vergine, di origine francese.

Per l'omelia

MESSA VIGILARE
[1Cr 15,3-4.15-16; 16,Is. / Sal 131 / 1Cor l5,54-57 / Lc 11,27-28]
La messa della Vigilia per la solennità dell'Assunzione della Beata Vergine Maria propone la contemplazione della figura di Maria. Il primo brano liturgico suggerisce una lettura allegorica, anzi tipologica, del racconto di i Cronache sul trasporto dell'arca di Dio a Gerusalemme per opera di Davide. Attorno all'arca vi è un'intera comunità in tripudio. All'autore di  1 Cronache non interessa tanto soffermarsi sulla figura di Davide, quanto sostare sull'arca quale segno tangibile della benedizione divina. La solenne liturgia che accompagna l'ingresso dell'arca attesta questa convinzione di fede della comunità nella presenza del Signore in essa, presenza che è motivo della grande esultanza che coinvolge tutti, e in particolare leviti e sacerdoti. La liturgia applica tale esultanza all'ingresso di Maria in cielo, acclamata quale vera 'arca dell'alleanza', in quanto ha ospitato nel proprio grembo il Figlio di Dio. Anche il Sal 131, celebrante il trasporto dell'arca fino al luogo in cui Dio stesso trova il suo riposo, suggerisce che Maria è stata la persona nella quale egli ha potuto veramente 'riposare', cioè effondere il suo Spirito fino a farne la sua dimora, fino a diventare in lei la carne del Figlio. La lettura del vangelo propone il sintetico passo in cui Gesù afferma la beatitudine di coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica. Ebbene, la solennità odierna celebra appunto la compiuta beatitudine di Maria, beatitudine della sua persona trasfigurata per sempre dall'intervento di Dio, e liberata definitivamente da morte nella totalità dell'anima e del corpo. In questo senso, contemplando Maria assunta, si coglie la bellezza e la forza trasformante che l'ascolto della parola di Dio esercita nel credente, in attesa della sua piena redenzione. E al tema della redenzione come coinvolgente non soltanto l'anima ma l'intera, persona, con la Sua corporeità, è dedicata invece la lettura tratta dalla prima Lettera ai Corinzi, che sosta sul dono di un corpo vestito di immortalità a tutti coloro ch partecipano del compimento escatologico del mistero pasquale. Poiché Maria no ha conosciuto la caduta del peccato, ella è liberata già ora dal suo pungiglione cioè dalla morte e, nella sua corporeità, è già vestita di incorruttibilità, di quel che sarà data a tutti nel giorno del compimento. Ecco un aspetto importante del celebrazione odierna, che non si limita ad affermare la salvezza di Maria, ma proclama la sua partecipazione piena alla vittoria di Cristo, quella vittoria che attendiamo per noi nella beata speranza. Maria è allora per il credente un modello che continuamente indica la via (l'ascolto della Parola) e la meta (la comunione definitiva con Dio in Cristo), ed è insieme colei che intercede per noi, affinché possiamo raggiungerla nella gloria.

MESSA DEL GIORNO
[Ap 11,19; 12,1-6.10 / Sal I Cor 15,20-26 / Lc 1,39-56]
L'assunzione al cielo della Beata Vergine Maria non è una glorificazione enfatica di Maria, né l'esaltazione, da parte della chiesa, di alcuni singolari privilegi la madre di Gesù, ma è piuttosto una festa che intreccia possentemente tra loro almeno tre aspetti: quello teologico, quello cristologico e quello antropologico. L'aspetto teologico è la celebrazione dell'amore fedele e potente di Dio, che agisce in Maria quale primizia e immagine della chiesa. È lui che fa risplendere in lei, per il suo popolo pellegrino sulla terra, un segno di consolazione e di sicura speranza. È in particolare nel Magnificat che l'accento è posto proprio su questa dimensione teologica, in quanto Maria distoglie da sé l'attenzione - posta su di dalle parole di Elisabetta - per riportarla su Dio e sul suo paradossale modo di agire nella storia, Il Magnificat è celebrazione del Dio degli umili, ma insieme confessione della sua forza, che può rialzare da morte e dai cui vincoli - come confessa la chiesa - ha liberato Maria. Anche la lettura di Apocalisse insiste sulla fedeltà e potenza dell'azione divina, manifestatasi nei riguardi della donna vestita del sole, cioè di Dio stesso. Ella richiama la figura di Maria e rappresenta la comunità che è salvata dall'intervento divino, affinché possa generare al mondo il Cristo, cioè possa testimoniano nella storia, anche di fronte alle opposizioni più estreme. La seconda lettura mette invece maggiormente in luce la dimensione cristologica del mistero dell'assunzione di Maria. La liturgia collega tale mistero alla contemplazione della Pasqua di Cristo, della sua potente vittoria sulla morte, che si dilata verso il compimento finale, quando egli consegnerà il regno al Padre e anche la morte, l'ultimo nemico, sarà annientata. Affermando quindi l'assunzione al cielo di Maria, la chiesa non fa altro che esplicitare un aspetto dell'efficacia e della potenza della Pasqua di Cristo, che non è destinata soltanto a lui ma che, in definitiva, attraverso Cristo, coinvolgerà tutta la creazione. Maria è già in questa pienezza perché non si è mai lasciata separare da Dio e dal suo amore in Cristo, e perciò partecipa pienamente del frutto del mistero pasquale. Infine vi è, nella celebrazione odierna, la dimensione antropologica, che da una parte contesta una salvezza 'fai da te' - poiché Maria non si salva per le proprie virtù, ma è assunta al cielo, cioè nella dimensione divina ed eterna, soltanto di quella dalla grazia del Signore - e dall'altra è una provocazione a ripensare il senso della la corporeità umana. Questo aspetto emerge in particolare dalla seconda lettura, cioè da 1 Cor 15, un capitolo interamente dedicato alla realtà della risurrezione di Cristo e nostra. Ebbene, il corpo, inteso non in senso meramente biologico, ma come la concretezza delle nostre relazioni nella storia, non è indifferente alla salvezza, ma ne è anch'esso il destinatario. Ne risulta che esso non può né essere svilito, né essere oltremodo esaltato, fino al limite dell'idolatria, come avviene nel neopaganesimo odierno. L'assunzione di Maria in anima e corpo ci ricorda il grande valore del corpo che, nonostante la sua miseria, è destinato alla salvezza ed è chiamato a fare la volontà di Dio e ad amarlo nei fratelli.
 

Inserito Lunedi 10 Agosto 2015, alle ore 10:15:59 da latheotokos
 
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