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Spiritualità

Una meditazione di Mons. Giovanni Tonucci, Vescovo di Loreto, in La Voce del Santuario di Maria SS. delle Grazie di Cerreto Sannita, 86 (2015) n. 4 luglio/agosto, p. 8.



L'arcangelo Gabriele aveva comunicato a Maria una notizia, che evidentemente lei non conosceva: sua cugina Elisabetta aspettava un figlio, e la sua gravidanza era ormai giunta al sesto mese. Si sapeva che la donna, sposata con il sacerdote Zaccaria, non aveva potuto coronare il suo sogno di diventare madre. Ma ora questo evento, tanto desiderato, stava avvenendo. Il primo pensiero di Maria, da donna pratica e generosa, è quello di recarsi da Elisabetta per offrire il suo aiuto. Senza pensare alla distanza che doveva portarla da Nazareth in Galilea, fino ad Ain-Karim in Giudea, non lontano da Gerusalemme, Maria si è subito messa in strada, affrontando un viaggio che, a piedi, doveva richiedere diversi giorni di cammino. Con ogni probabilità si unì ad una carovana di commercianti o di pellegrini diretti alla capitale. Ma di questo non sappiamo nulla di preciso perché il vangelo di Luca, nella sua sobrietà, non ci offre nessun dettaglio. La decisione di Maria potrebbe stupirci: dopo aver ricevuto dall'angelo l'annuncio di essere stata scelta da Dio per diventare la Madre del Messia, la scelta più immediata e comprensibile sarebbe stata quella di restare nella intimità della sua casa, per capire fino in fondo quello che stava accadendo. Lei stessa, dal momento del suo assenso alla richiesta del Signore, aveva concepito un figlio e il suo stato avrebbe richiesto un periodo di tranquillità e di attenzione. Il suo fisico e il suo spirito chiedevano ambedue di vivere questo tempo nel riposo e nella contemplazione del mistero. Maria quindi si trovava a poter scegliere tra due possibilità: restare a casa e continuare a guardare quella finestrella dalla quale l'angelo le aveva trasmesso il messaggio di Dio, oppure aprire la porta e affrontare il disagio di un viaggio non facile, per rispondere al desiderio di essere utile a chi ora sapeva essere nel bisogno. Sembra che la scelta sia stata fatta senza indugio: il vangelo di Luca ci dice che Maria «si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa in una città di Giuda». La volontà di porsi al servizio dell'anziana cugina ha preso il sopravvento subito e la fretta di Maria indica bene la generosa disponibilità con la quale ella ha voluto rispondere alla richiesta, non espressa, di Elisabetta. Nel cuore di Maria non c'era l'intenzione di raccontare alla cugina il grande evento nel quale era stata coinvolta. Neppure le ha detto come era stata informata della sua gravidanza. A far capire queste cose ci ha pensato lo Spirito di Dio, che ha usato la presenza di Maria per rivelare a Elisabetta il mistero della incarnazione. Nel grembo della vecchia madre, il piccolo Giovanni ha manifestato la sua gioia per l'incontro con Gesù, anch'egli presente nel seno della sua giovane madre. La proclamazione di fede di Elisabetta è espressa con alcune parole che ci sono familiari, perché le ripetiamo sempre, ogni volta che preghiamo l'Ave Maria: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno». Ma poi Elisabetta continua nella sua contemplazione dell'evento e si chiede: «A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?». Lo Spirito di Dio ha ispirato a Elisabetta una comprensione completa di quel momento, e lei è la prima a salutare Maria con il suo titolo più bello e più grande, di Madre di Dio. A queste espressioni di Elisabetta, Maria risponde con il meraviglioso canto di lode che ricordiamo con il nome della prima parola latina: il Magnificat. Sono espressioni di contemplazione della grandezza di Dio e di quello che egli ha fatto attraverso la sua «umile serva». Il compito che il Signore le ha assegnato è talmente grande e importante, che da ora in avanti quelle belle parole dette a lei da Elisabetta saranno ripetute attraverso i secoli: «Tutte le generazioni mi chiameranno beata». Guardando avanti, Maria vede la nostra venerazione verso di lei e la riconosce come una manifestazione di riconoscenza verso Dio: «Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente e Santo è il suo nome ». L'umiltà vera di Maria, la giovane fanciulla di Nazaret chiamata a una missione infinita, non sta nel negare falsamente la sua grandezza, ma nell'indicare, senza nessuna riserva, che l'origine di tutto è nell'onnipotenza di Dio, che opera cose grandi per la salvezza del mondo.

 

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Inserito Giovedi 19 Novembre 2015, alle ore 21:29:12 da latheotokos
 
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IDEATO E REALIZZATO DA ANTONINO GRASSO
DOTTORE IN S. TEOLOGIA CON SPECIALIZZAZIONE IN MARIOLOGIA
DOCENTE ALL'ISSR "SAN LUCA" DI CATANIA

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