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  Maria nella Liturgia dell'Avvento 
Culto

Dal libro di Anna Maria Canopi, Ecco tua madre. Maria nella Scrittura e nella vita della Chiesa, Piemme, Casale Monferrato 1992, pp.89-98.



 

Maria dà volto all'avvento

«Spiritus Sanctus in te descendet, Maria: ne timeas; habebis in utero Filium Dei. Alleluia» (cf antifona ai II Vespri: «Ne timeas, Maria, invenisti gratiam. . . »).
Questa antifona cantata al «Benedictus» - cantico evangelico delle Lodi - esprime la realizzazione delle promesse annunziate nelle antifone dei salmi della prima domenica:
1. In illa die... «In quel giorno le montagne stilleranno vino nuovo, latte e miele scorrerà per le colline, alleluia».
2. Iucundare, filia Sion... «Rallegrati, figlia di Sion, gioisci con tutto il cuore, tu, figlia di Gerusalemme, alleluia».
3. Ecce, Dominus veniet... «Ecco, il Signore viene e con lui tutti i suoi santi: in quel giorno brillerà una grande luce, alleluia».
4. Omnes sitientes... «Voi tutti assetati, venite alle acque: cercate il Signore mentre si lascia trovare, alleluia».
5. Ecce veniet Propheta magnus ei ipse renovabit Jerusalem... «Ecco, viene il grande Profeta: egli rinnoverà Gerusalemme, alleluia».
Maria santissima, la Vergine visitata dal Signore e ricolmata di grazia, di Spirito Santo, è veramente il primo volto che la liturgia dell'avvento ci pone davanti. Anzi, si può dire che proprio Maria dà un volto all'avvento. Infatti i caratteri essenziali della spiritualità di questo tempo liturgico si ritrovano perfettamente in lei, la vera «povera» che riassume tutto l'Israele dell'antica alleanza e anticipa tutto l'Israele della alleanza nuova.
Maria ripercorre tutto il cammino di attesa delle generazioni che le stanno dietro e inoltre precorre tutto il cammino di desiderio e di attesa delle generazioni che le stanno davanti, protese verso l'orizzonte della parusia. Tutta la storia della salvezza converge verso il Signore Gesù Cristo: verso la prima sua venuta - verso la seconda sua venuta. E Maria è presente - protagonista silenziosa, ma tanto più efficace - nell'uno e nell'altro versante di questa storia.
Il suo silenzio è verginità e la sua verginità è forza.
La liturgia dell'avvento la fa perciò entrare in scena senza quasi nominarla; ma come potrebbe ignorarla, dal momento che essa è così indissolubilmente legata al mistero dell'incarnazione? Tutto infatti - dice san Bernardo - cominciò da quel «sì» che la Vergine di Nazareth ( = città del fiore) rispose all'angelo.
Tutto cominciò... e tutto ricomincia ancora. Ogni tempo liturgico porta in se veramente una nuova grazia per coloro che lo vivono così come la Chiesa stessa lo propone, quale sacramento di salvezza che mette la nostra vita in contatto con i misteri del Signore celebrati. È nel tempo della nostra esistenza che la Parola di Dio si fa evento. Questo era certamente il senso che la Vergine Maria aveva del tempo, quando l'angelo le recò l'annunzio.

Maria, modello di chi attende il Signore

Ed ecco i caratteri della spiritualità dell'avvento che possiamo vedere nitidamente delineati in Maria:
- atteggiamento interiore di attesa, di silenzio, di ascolto;
- a cui corrispondono spirito di fede, di speranza, di amore; - in un'anima di povera, di vergine, di umile.
L'attesa tiene in silenzio, il silenzio tiene protesi in ascolto. «Gesù Cristo» è stato detto «così venne nel mondo: come arriva a noi una persona di cui abbiamo già udito il suono dei passi» (Fornari).
Nessuno come la Vergine purissima era così preparata e disposta ad accogliere quell'arrivo. Maria percepì il suono di quei passi così da vicino da sentirli come battiti sincronizzati con i battiti del suo stesso cuore. Quella che era stata la lunga e confusa exspectatio gentium divenne ormai l'attesa dell'evento imminente nella Vergine di Nazareth.
In lei la sterilità dell'umanità separata da Dio divenne verginità feconda, sorgente intatta della vita.
In lei il vuoto si fa povertà vera, capacità di Dio, tempio riempito del suo Nome, della gloria di Dio.
Al Magnificat dei primi vespri (della prima domenica) si canta: «Ecce nomen Domini venit de longinquo, et claritas eius replet orbem terrarum»: Ecco venire da lontano il Signore: il suo splendore riempie l'universo. La terra vergine riempita della gloria di Dio è proprio Maria, creatura di trasparenza totale, creatura di pura gioia, terra santa su cui il Santo può posare il suo piede per entrare nel mondo senza insudiciarsi.
L'avvento è il tempo degli «anawim», dei poveri di Yahwè, di coloro che ripongono in Dio tutta la loro speranza. Tra questi Maria è colei che può dirsi la più povera dei poveri, la più umile e ignara di se, perché tutta riferita a Dio. Il mistero dell'incarnazione nel quale si sente totalmente coinvolta, la mette nella più profonda adorazione, e dopo il «sì» detto all'annunzio portatole dall'angelo, tutto il suo essere è ceduto al Signore quale luogo sacro riservato al compiersi dell'ineffabile mistero del Verbo fatto carne.
Così si esprime il secondo prefazio dell'avvento: «Egli fu annunziato da tutti i profeti, la Vergine Madre l'attese e lo portò in grembo con ineffabile amore. . .».
Gli fa eco quello dell'Annunciazione: «All'annunzio dell'angelo la Vergine accolse nella fede la tua Parola, e per l'azione misteriosa dello Spirito Santo concepì, e con ineffabile amore portò in grembo il primogenito della nuova umanità che doveva compiere le promesse di Israele e rivelarsi al mondo come il Salvatore atteso dalle genti».
L'esortazione apostolica Marialis cultus propone espressamente la Madonna quale modello di chi attende il Signore: «... I fedeli, che vivono con la liturgia lo spirito dell'avvento, considerando l'ineffabile amore con cui la Vergine Madre attese il Figlio, sono invitati ad assumerla come modello e a prepararsi per andare incontro al Salvatore che viene, "vigilanti nella preghiera, esultanti nella lode"».
Lo stesso documento non manca di sottolineare «come la liturgia dell'avvento, congiungendo l'attesa messianica e quella del glorioso ritorno di Cristo con l'ammirata memoria della Madre, presenti un felice equilibrio cultuale, che può essere assunto quale norma per impedire ogni tendenza a distaccare il culto della Vergine dal suo necessario punto di riferimento, che è Cristo» (n. 4).
«Così» continua la Marialis cultus «nel tempo di avvento la liturgia, oltre che in occasione della solennità dell'8 dicembre - celebrazione congiunta della Concezione immacolata di Maria, della preparazione radicale (cf. Is 11,1-10) alla venuta del Salvatore e del felice esordio della Chiesa senza macchia e senza ruga - ricorda frequentemente la beata Vergine soprattutto nelle ferie dal 17 al 24 dicembre e, segnatamente, nella domenica che precede il Natale, nella quale fa risuonare antiche voci profetiche sulla Vergine Madre e sul Messia e legge episodi evangelici relativi alla nascita imminente del Cristo e del suo Precursore» (n. 3).
Andiamo dunque ormai direttamente ai testi liturgici, desunti in gran parte dalle più antiche tradizioni e raccolte eucologiche per il tempo di avvento.

Maria, aurora del nuovo giorno

Oltre le antifone della prima domenica, lungo le quattro settimane di avvento le antifone delle Ore minori dell'ufficio divino ricordano il mistero dell'incarnazione compiutosi in Maria Vergine all'annunzio dell'angelo:
TERZA - «I profeti l'avevano annunziato: il Salvatore nascerà dalla Vergine Maria».
SESTA - «L'angelo Gabriele disse a Maria: Ave, piena di grazia, il Signore è con te; tu sei benedetta fra le donne».
NONA - «Maria rispose: Che vuol dire il tuo saluto? È turbato il mio spirito. Io sarò madre del Re, rimanendo intatta nella mia verginità».
Inoltre s'incontra proprio subito all'inizio dell'avvento la solennità dell'Immacolata Concezione. Maria vi è contemplata come l'aurora che annunzia il nuovo giorno, segno luminoso della ormai giunta pienezza dei tempi. Ella è la terra vergine pronta per ricevere il seme del Verbo divino.
Riconoscendola «piena di grazia», «tutta santa», la liturgia ci fa chiedere al Signore di concedere anche a noi di andargli incontro in santità e purezza di spirito (cf colletta) e di essere guariti dalle ferite della colpa originale (cf orazione dopo la comunione).
Le letture - tratte da Gn 3; Ef 1; Lc 1 - costituiscono un compendio della storia della salvezza e mostrano Maria protagonista indispensabile del piano di Dio.
Il prefazio ne dà poi una mirabile sintesi:
«Tu hai preservato la Vergine Maria da ogni macchia di peccato originale, perché, piena di grazia, diventasse degna Madre del tuo Figlio. In lei hai segnato l'inizio della Chiesa, sposa di Cristo, senza macchia e senza ruga, splendente di bellezza. Da lei, Vergine purissima, doveva nascere il Figlio, agnello innocente che toglie le nostre colpe; e tu sopra ogni altra creatura la predestinavi per il tuo popolo avvocata di grazia e modello di santità».
Non deve sfuggire la dimensione ecclesiologica evidente in ogni testo della liturgia di questa solennità mariana. Maria sive Ecclesia - Maria in Ecclesia. Ella è «davanti» e «dentro» la Chiesa.
L'attesa verginale e materna di Maria è passata nella Chiesa Vergine - Madre che perciò ripercorre misticamente l'itinerario verso Betlemme (come poi, nel mistero della redenzione, verso Gerusalemme) con l'animo di colei che fu radicalmente e totalmente implicata nella vita e nella missione del Verbo incarnato.

...In trepida attesa dell'evento

Dal 17 al 24 dicembre, nelle ferie dette «maggiori» - che costituiscono quasi una novena di preparazione immediata al Natale - i riferimenti a colei che deve partorire sono continui, e l'attesa si fa vibrante davvero come per l'evento di una nascita che deve modificare, cambiare, rinnovare la vita di tutti:
«O Dio creatore e redentore, che hai rinnovato il mondo con il tuo Verbo, fatto uomo nel grembo di una Madre sempre vergine, concedi che il tuo unico Figlio, primogenito di una moltitudine di fratelli, ci unisca a se in comunione di vita» (Colletta del 17 dicembre)l.
Mentre la voce dell'Apostolo (18 dicembre) ci scuote annunziando: «È ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché la vostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Gettiamo via perciò le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce» (Rm 13,11-12), un'antifona del cantico «Benedictus» proclama: «Sorgerà come sole il Salvatore del mondo; come rugiada sull'erba scenderà nel seno della Vergine, alleluia» (19 dicembre).
E la colletta si prende cura di presentare a Dio questo anelito alla luce: «O Dio, che hai rivelato al mondo con il parto della Vergine lo splendore della tua gloria, concedi al tuo popolo di venerare con fede viva e di celebrare con sincero amore il grande mistero della incarnazione» (19 dicembre).
Ma i grandi giorni di Maria nell'avvento sono la quarta domenica e il 20 e 21 dicembre, in cui vengono celebrate - nel modo più appropriato - le feste dell'Annunciazione e della Visitazione.
Il 20 è il giorno che la tradizione monastica ha maggiormente sottolineato. Il giorno del «missus est», ossia dell'angelo inviato alla Vergine con l'annunzio della divina maternità. Come non ricordare i fervidi capitoli di san Bernardo in tale circostanza, mentre la comunità era riunita al completo, anche con gli infermi?
Il bellissimo responsorio a Mattutino è una eco del «Suscipe» della professione monastica: «Suscipe Verbum, Virgo Maria... »: Accogli la Parola, Vergine Maria. E al cantico «Benedictus» l'antifona «Missus est Gabriel angelus...» mette tutti in piedi, comunicando un misterioso fremito di vita. Come la Vergine, la Chiesa, la comunità orante, si sente tutta pervasa dalla luce dello Spirito Santo (cf colletta), coinvolta nella grande avventura della grazia, e sospinta ad aderire umilmente al volere di Dio, affidandosi perdutamente alla sua parola.
Nella Messa la grande profezia di Isaia (7,10-14): «Ecce, Virgo concipiet...» è posta accanto al racconto evangelico della Annunciazione. Davvero tutto il piano della salvezza si iscrive in quel primo «sì» totale della creatura al Creatore.
Il 21 dicembre ci fa vedere Maria in viaggio di carità e ... in pellegrinaggio di fede. Tutta la liturgia della giornata è un canto che proclama la beatitudine di colei che ha creduto (umiltà di Maria - Magnificat). Maria ha creduto per se e ha creduto per Elisabetta; ha creduto per il popolo di Israele e per il popolo della nuova alleanza: la Chiesa.
E l'antifona al «Benedictus» è ormai quella che conta i pochi giorni: cinque. E una parola rassicurante, che incoraggia a non temere ormai più nulla, poiché l'«evento» è così vicino da poter contare su una mano i giorni che ci separano da esso: «Nolite timere: quinta enim die veniet ad vos Dominus noster»: Non abbiate timore: tra cinque giorni verrà a voi il Signore nostro Dio. Questo annunzio, nel giorno della Visitazione, ci fa sentire in cammino verso di noi la Vergine Maria che porta il Salvatore.
Il giorno 22 è ancora tutto in questa atmosfera di sollecitudine e ci fa trasalire di gioia per la vicinanza.
Il 23 dicembre risuona finalmente la grande antifona: «Ecce completa sunt omnia quae dicta sunt per angelum de Virgine Maria»: Ecco, ora si compiono tutte le parole che l'angelo ha detto a Maria.

Madre silente del Verbo silenzioso

Nella santa Vigilia, il 24, sono riprese le grandi profezie messianiche: «Un germoglio spunterà dal tronco di Jesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici»; e la radice santa su cui spunta il germoglio è lei, Maria, che all'alba apparirà con il «suo bel fiore»: «Per Maria il tempo è compiuto: partorirà il suo figlio primogenito» (antifona al «Benedictus»).
Perciò l'invito che ci risveglia alla lode del mattino della Vigilia risuona non più come una promessa, ma come una certezza, un fatto constatabile: «Hodie scietis quia veniet Dominus et mane videbitis gloriam eius!»: Oggi saprete che il Signore viene e domani vedrete la sua gloria.
All'alba del dies Natalis la Chiesa esploderà nell'inno che canta la nuova primavera dell'umanità:
È f iorito il germoglio di Jesse,
l'ambero della vita ha donato il suo f rutto;
Maria, figlia di Sion,
feconda e sempre vergine,
partorisce il Signore
(Inno a Mattutino)
La presenza di Maria che riempie di silenzio l'attesa dell'avvento, rimane anche a Natale come uno sfondo di luce, un'atmosfera di calore e di pace, di silenziosa adorazione.
Verbi silentis muta Mater: così canta un inno dell'antica liturgia, ispirandosi a un commento di Ruperto di Deutz al Cantico dei Cantici.
Sì, Madre silente del Verbo silenzioso, poiché il Verbo si e fatto in-fans: un bambino che non parla ancora. Ma tale silenzio è la Vita, è la sostanziale parola dell'amore di cui è pieno il mondo, da cui è lievitata la storia del genere umano mentre corre verso il giorno e l'ora del glorioso ritorno di Cristo, l'ora in cui tutti gli uomini lo vedranno e lo riconosceranno come unico Signore.

NOTE
1 Il testo di questa e di altre collette è desunto da una lunga serie di orazioni per l'avvento conservatasi su un antichissimo papiro riscoperto a Ravenna e per questo chiamato «Rotolo di Ravenna» e riportate sul Sacramentariium Veronense.

 

 

Inserito Sabato 21 Novembre 2015, alle ore 17:21:10 da latheotokos
 
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