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Struttura e significati della «Signum magnum»
Inserito Mercoledi 16 Settembre 2009, alle ore 15:38:58 da latheotokos
MagisteroL'Esortazione Apostolica di Paolo VI e i suoi raccordi con gli altri documenti del Magistero

Introduzione

I documenti mariani di Paolo VI, soprattutto le due Esortazioni Apostoliche "Signum Magnum" e “Marialis Cultus”, hanno una grande importanza. Essi si completano a vicenda e si ricollegano all’insegnamento conciliare su Maria e costituirono il tentativo di Paolo VI di rivitalizzare il culto mariano alla luce della S. Scrittura, collegandolo saldamente al culto liturgico della Chiesa. Le motivazioni che li originarono furono diverse, ma la finalità fu sempre, come lo spesso Pontefice dichiarò in entrambi, la promozione di una autentica devozione mariana. Nelle sue altre Encicliche, nelle Omelie, nei discorsi, nella preghiera dell’Angelus, ecc., il papa manifestò sempre la sua profonda pietà mariana e il suo desiderio di vederla rifiorire nel cuore del popolo cristiano, proprio in un periodo di grave crisi per la Chiesa e la teologia.
Ho diviso il mio lavoro in cinque brevi capitoli:
- Nel primo presento le linee generali del magistero mariano di Paolo VI;
- Nel secondo mi soffermo a delineare gli aspetti peculiari della "Signum Magnum" ;
- Nel terzo presento gli accenni mariani della “Professio fidei”
- Nel quarto delineo il più importante documento mariano di Paolo VI, la “Marialis Cultus”
- Nel quinto tratteggio gli aspetti salienti della “Redemptoris Mater” di Giovanni Paolo II.
In ognuna delle singole trattazioni, ho specificato brevemente quali sono i collegamenti che il documento ha con la "Signum Magnum" .

Il magistero mariano di Paolo VI

Volendo delineare la portata e l’importanza del Magistero mariano di papa Paolo VI, oltre le omelie, i discorsi e i radiomessaggi che raggiungono il considerevole numero di 315 voci, i testi che gli studiosi prendono in maggiore considerazione per il loro peso magisteriale sono cinque: due encicliche e tre esortazioni apostoliche:
- Enciclica Mense Maio del 29.04.1965
- Enciclica “Christi Matri” del 15.09.1966
- Esortazione Apostolica “Signum Magnum” del 13.05.1967
- Esortazione Apostolica “Recurrens mensis october” del 07.10.1969
- Esortazione Apostolica “Marialis cultus” del 02.02.1974.
In questi documenti si avverte subito un fatto emblematico: sebbene a rigor di termini le Encicliche siano nella prassi del Magistero ecclesiale, documenti più autorevoli delle Esortazioni Apostoliche, nella fattispecie soprattutto le due Esortazioni Apostoliche “Signum Magnum” e “Marialis Cultus” risultano più impegnate che non le Encicliche, non solo per la consistenza del testo ma anche per l’importanza della dottrina. Le Encicliche appaiono esili non soltanto per la brevità ma anche per i contenuti. Esse non si propongono lo svolgimento di un tema ma solo di suscitare un momento di fervore e di preghiera nei mesi di maggio e di ottobre, tradizionalmente dedicati dalla pietà popolare al culto della Vergine. L’intervento del Pontefice era anche contestualizzato dalle gravi crisi internazionali di quegli anni segnate dagli assassini dei due Kennedy e di Luter King e dal conflitto arabo- israeliano del 1967. Le Encicliche dunque, non si proponevano soluzioni di continuità, ma erano un accorato appello per la pace nel mondo.
La differenza di queste Encicliche con le due citate Esortazioni Apostoliche è evidente: mentre le prime presentano un motivo occasionale, le Esortazioni risultano chiaramente impegnate nello sviluppo di un tema. La “Signun Magnum”, ad esempio, accenna appena all’inizio e nella conclusione alla motivazione, data dal XXV anniversario della Consacrazione del Genere umano al Cuore Immacolato di Maria fatta da Papa Pio XII, per dedicare tutto il corpo del testo ai due argomenti fondamentali che sono: 1. Maria è Madre della Chiesa in quanto è il modello delle virtù cristiane. 2. La vera devozione a Maria consiste nella imitazione delle sue virtù. L’Esortazione si ricollega dunque alla Dottrina espressa dal Concilio Vaticano II e alla proclamazione di Maria Madre della Chiesa, si presenta come un approfondimento di esse e si può considerare come la preparazione della “Marialis Cultus”, il documento che non si propose, come afferma Congar, di promuovere una dottrina che il Concilio aveva già formulato, ma promuovere e dirigere la devozione conforme a questa dottrina.
Questi documenti tuttavia, malgrado la loro importanza e il loro stretto legame con il Concilio Vaticano II, non trovarono giusta eco ed hanno avuto scarsa accoglienza. L’orientamento suggerito da Paolo VI e cioè l’autentica comprensione e lo sviluppo della ricchezza dottrinale su Maria dei documenti conciliari, come via per il rinnovamento della vera devozione e dell’autentico culto mariano fu allora generalmente disattesa. Soltanto l’avvento di Giovanni Paolo II ha portato alla Chiesa quella nuova primavera mariana che Paolo VI sognava. Ma la sua linea profetica risulta ancora oggi estremamente valida: la devozione/pietà mariana non può essere dissociata e come autonomizzata nella coscienza cristiana, ma deve essere profondamente inserita e funzionale al culto cristiano che è culto reso al Padre nel Figlio mediante lo Spirito Santo, così come aveva chiaramente espresso il Concilio.
Il Magistero mariano di papa Paolo VI si espresse, in maniera più diretta e affettuosa in tanti altri documenti, soprattutto nei discorsi, negli “Angelus” e nelle Omelie. Le sue parole partivano da una autentica devozione mariana che si approfondì via via lungo gli anni del pontificato, soprattutto quando il papa si vide confrontato con enormi difficoltà e gravi responsabilità. Per il papa Maria è l’Immacolata, la lampada foriera di Cristo, Colei che tutto può impetrare e ottenere, il modello autentico del cristiano e di ogni donna. Maria è soprattutto Guida, Madre, Sorella e Maestra del popolo cristiano. Paolo VI insisteva dicendo che la Vergine ci invita a modellare la nostra vita fragile e precaria, sulla perfezione della sua, per poterle dare il senso, il gusto e il desiderio di Dio. Il ricorso costante a Maria per Paolo VI non è sentimentalismo ma scuola di alta umanità e di profonda spiritualità, è vangelo appreso all’ascolto e sulla traccia della Madre del Verbo Incarnato fattosi uomo per noi.

L'Esortazione Apostolica "Signum Magnum"

La “Signum Magnum” appartiene all’immediato postconcilio essendo del 1967. In essa si riafferma la dottrina conciliare della maternità spirituale di Maria e il suo inscindibile nesso con i doveri degli uomini redenti verso di lei. Per quale motivo Paolo VI volle pubblicarla? E’ chiaro che il motivo della celebrazione di Fatima è solo occasionale e nasconde un’intenzione molto più profonda. La critica collega questo documento alla proclamazione di Maria “Madre della Chiesa”, titolo che non venne inserito nel testo conciliare per l’ostinata opposizione di mons, Philips, ma ottenne il suo riconoscimento per la personale iniziativa di Paolo VI, fuori dal Concilio, ma nel Concilio. La "Signum Magnum" fu il modo di prendere occasione dal nuovo titolo per riordinare la devozione mariana e viene considerata come un autorevole commento al testo della proclamazione, commento che nel suo innegabile valore dottrinale giunge a ritenerla una verità che rientra nell’ambito della fede cristiana.
La "Signum Magnum" si polarizza sulla chiarificazione del rapporto tra la devozione mariana tradizionale, ora ricca del nuovo titolo, e il culto liturgico in quanto struttura portante dell’autentica devozione mariana. Il problema si pone tra due opposti allora evidenti: il timore che la riforma liturgica, potesse tornare a detrimento del culto del tutto singolare dovuto a Maria Vergine per le sue prerogative, fra cui l’eccelsa dignità di Madre di Dio e, dal lato opposto, il timore che l’incremento del culto, liturgico o privato, dato a Maria, potesse offuscare o diminuire il culto di adorazione alla Santissima Trinità. Secondo il papa l’operazione da compiere non era quella di mortificare la devozione popolare per esaltare la pietà liturgica, ma quella di ricondurre la devozione popolare alla pietà liturgica e in ogni caso di riconoscere che solo la pietà mariana compatibile con la pietà liturgica, è autenticamente cristiana. Per attestare la autenticità e la legittimità del culto mariano, il papa parte da un presupposto fondamentale secondo cui la liturgia non è il principio assoluto della fede, ma una “forma” garantita dalla fede, mentre il principio primo rimanda al Nuovo Testamento, a Cristo stesso ed è l’insieme della storia di Gesù e della testimonianza della fede della Chiesa. Attraverso questa nervatura sotterranea si dipana il discorso ben strutturato di Paolo VI che vuole illustrare due verità molto importanti per il rinnovamento della vita della Chiesa: 1. Maria Madre della Chiesa; 2. La vera devozione a Maria consiste nell’imitazione delle sue virtù. Maria è Madre della Chiesa non soltanto perché è la madre di Gesù, ma anche perché è il modello eminente delle virtù cristiane. Il papa descrive, ricorrendo al Vangelo, le virtù della Vergine situando quindi in esso e non nel sentimento soggettivo, il principio della relazione dei cristiani con Maria. La vera devozione alla Vergine perciò, non è fondata sullo sterile e passeggero sentimentalismo, né sulla vana credulità, come afferma il Concilio, ma sulla fede vera, che ci porta a riconoscere la preminenza della Madre di Dio e ci spinge al filiale amore per Lei che è anche Madre nostra. In questo contesto il papa ricorda anche un’altra esortazione del Concilio e cioè quella di astenersi con cura da qualunque falsa esagerazione, ma anche da una eccessiva grettezza di spirito nel considerare la grande dignità della Madre di Dio. Alla vera devozione a Maria la "Signum Magnum" cerca di dare quindi un solido fondamento biblico. Maria è la “Nuova Eva”, il vertice dell’Antico e l’aurora del Nuovo Testamento, Colei che più di tutti ha accolto il Messia e la sua Parola, la prima che ha creduto in Lui e lo ha imitato, divenendo in tal modo la Madre spirituale e il modello dei cristiani.
Uno dei valori positivi della "Signum Magnum" sta nell’aver ricondotto il culto mariano al principio evangelico e quindi di averlo legittimato in esso. Tuttavia il papa non ha messo in chiaro risalto la relazione tra il culto mariano e il culto liturgico per cui questo documento può ritenersi come una preparazione della “Marialis Cultus”. Si nota solo il tentativo di preparare alla comprensione della riforma liturgica che verrà poi, nel secondo documento, chiaramente spiegata. Questa riforma, che in quel momento vedeva il papa impegnato ad attuarla, fu per lui fonte di ansia, di difficoltà, di contraddizioni e di aspre critiche, soprattutto da parte di coloro che vi vedevano una perspicace volontà antimariana e il motivo della diminuita devozione verso la Madre di Dio. In questo contesto il papa si sentì chiamato sia a difendere la propria riforma liturgica, sia la propria posizione mariana, cosa che comincerà appunto a fare con la "Signum Magnum" e completerà con la “Marialis Cultus”. 

Signum Magnum e Professio fidei

Il papa pronunciò la “Professione di fede del Popolo di Dio” il 30 giugno 1968, in occasione della chiusura dell’anno della fede, in un momento di grandi difficoltà per la Chiesa – si era in una sorta di “68” ecclesiale e teologico – a nome di tutti i pastori e fedeli della Chiesa. La formula si ricollega al magistero ordinario della Chiesa e del Papa, ma svolta in modo particolarmente solenne e impegnativo. Alla fine dell’importante celebrazione, il Papa ripropone le verità che devono essere credute e accettate da tutto il Popolo di Dio nel loro sostanziale significato come verità imprescindibili per appartenere alla comunione cattolica.
Per la prima volta in una dichiarazione così solenne il cui valore dogmatico anche se non identico a quello degli antichi “Simboli” e delle definizioni “ex cathedra” è pur sempre altissimo, viene professata esplicitamente la fede della Chiesa nella Maternità spirituale di Maria e nella sua cooperazione celeste alla nostra salvezza. Negli articoli 14 e 15, il papa condensa e conferma la dottrina mariana professata dalla Chiesa, a partire dalla maternità divina definita ad Efeso nel 431, fino alla forte affermazione della maternità spirituale di Maria, dichiarata verità da credere da tutti i cattolici. Delineando la figura di Maria associata ai Misteri della Incarnazione e della Redenzione con un vincolo strettissimo e indissolubile come Madre santissima di Dio, Nuova Eva e Madre della Chiesa e descrivendo il suo ufficio materno in cielo con il quale coopera alla nascita e allo sviluppo della vita divina nelle anime dei redenti, il papa si richiama chiaramente sia ai numeri 61-63 del Cap. VIII della “Lumen Gentium”, come all’introduzione e alla p.1, n.1 dell’Esortazione Apostolica "Signum Magnum" .

Signum Magnum e Marialis Cultus

La critica riconosce nella “Marialis Cultus” il documento mariano più importante di Palo VI e uno dei documenti più significativi del Magistero di tutti i tempi. Il motivo della pubblicazione del documento fu la critica diffusa alla riforma liturgica accusata di aver provocato una diminuzione della devozione verso la Madre del Signore.
L’intenzione del documento fu quella, di conseguenza, di far rientrare il culto mariano nel culto liturgico, nella prospettiva generale di migliorare il culto divino, rendendo più proficua la partecipazione dei fedeli ai sacri misteri. Il papa ritorna subito a dire, come aveva fatto nella "Signum Magnum" che ha l’intenzione con questa Esortazione di dare incremento al culto mariano come è stata sua volontà, fin dal giorno in cui venne assunto alla cattedra di Pietro. L’intento del papa si dipana su due obiettivi: quello strutturale che riguarda la riforma liturgica e quello particolare sulla “regolamentazione” della pietà mariana. La riforma, afferma, sarà meglio compresa se si conoscono le sue motivazioni di fondo e verrà rettamente applicata; la devozione mariana, rettamente intesa, è da ritenersi un elemento qualificante della genuina pietà della Chiesa. Il papa difende quindi la riforma, richiesta dal mutamento dei tempi e dal fedele ascolto della tradizione, nell’attenta considerazione dei progressi della teologia e delle scienze. Lo stesso discorso vale per la pietà mariana che deve essere anch’essa rinnovata e ricondotta nell’alveo soprattutto liturgico. Il discorso del papa parte delineando il rapporto tra la sacra liturgia e il culto della Vergine, elencando delle direttive atte a favorire lo sviluppo di questo culto e riproponendo la recita del rosario e dell’Angelus, nella linea dei suoi predecessori. A proposito del rosario, i critici hanno notato il passo indietro fatto dalla “Marialis Cultus” nei confronti della "Signum Magnum" , circa la possibilità di riforma di questa preghiera. Essa fu prevista ma poi bloccata da Paolo VI senza nascondere la reazione popolare e insieme trovandovi una motivazione plausibile. Il cambiamento del rosario avrebbe avuto conseguenze catastrofiche sulla psicologia popolare e avrebbe nuociuto alla fiducia dei semplici e dei poveri. Tuttavia il papa non volle procedere ad una proclamazione del rosario come preghiera liturgica, non ritenendo opportuna una tale affermazione in quel preciso momento storico.
Sia la "Signum Magnum" come la “Marialis Cultus” dimostrano con evidenza la dipendenza dall’insegnamento mariologico del Concilio Vaticano II. Il chiaro intento del papa, soprattutto con la “Marialis Cultus” fu quello di rilanciare la mariologia del Concilio notoriamente lenta a decollare e più precisamente in stato di sofferenza, dopo il Concilio.

Signum Magnum e Redemptoris Mater

L’Enciclica “Redemptoris Mater” di Giovanni Paolo II è una profonda riflessione sul senso che la Theotokos e Serva del Signore possiede nell’evento cristologico (cogliendola nel suo itinerario di fede, ove conobbe la “notte” e la “kenosi”) e nella sua esemplare e attiva presenza nella Chiesa. . È una meditazione che ripercorre e approfondisce il magistero conciliare circa il posto che Maria Santissima occupa nel mistero di Cristo e della Chiesa e i contenuti dei documenti mariani di Paolo VI, soprattutto la “Signun Magnum” e la “Marialis Cultus”. Le riflessioni che ne scaturiscono spaziano sull'orizzonte biblico, dai suoi esordi alle simboliche visioni dell'Apocalisse, cariche di mistero, sul mondo che verrà. L'indole cristologica del discorso sviluppato nell'Enciclica, si fonde con la dimensione ecclesiale e con quella mariologica. La Chiesa è il Corpo di Cristo che si protende misticamente nei secoli. Maria di Nazareth ne è la Madre. Madre della Chiesa. Perciò la Chiesa "guarda" Maria attraverso Gesù come "guarda" Gesù attraverso Maria. Questa reciprocità ci consente di approfondire incessantemente, insieme con il patrimonio delle verità credute, l'orbita dell'ubbidienza della fede che contrassegna i passi dell'eccelsa Creatura. Serva del Signore, Madre, discepola, essa è modello, guida e sostegno nel cammino del popolo di Dio nelle tappe più incisive". Fin dall'introduzione il papa presenta Maria al centro dell'economia della salvezza in ordine al natale storico di Cristo e quindi anche al passaggio dal secondo al terzo millennio cristiano, ormai prossimo, nel quale la Chiesa si propone di favorire una rinascita spirituale e religiosa dell'umanità. Nella prima parte viene delineata da figura di Maria attraverso i testi biblici con tratti eccezionali che lasciano trasparire la profondità del mistero di Maria inserito nel mistero di Cristo. Nella seconda parte viene riassunta la tradizione cristiana e la dottrina cattolica sulla missione di Maria, serva del Signore a servizio di tutti i suoi fratelli bisognosi di redenzione, nella vita della Chiesa e di ogni cristiano, attraverso la sua mediazione materna, alla luce dell'unico mediatore Cristo, la cui mediazione non riceve alcuna integrazione, né alcun supplemento dalla cooperazione ministeriale di Maria. Al numero 2, il papa si richiama ai documenti mariani di Paolo VI “Christi Matri”, "Signum Magnum" e “Marialis Cultus” con i quali quel pontefice volle chiarire i fondamenti e i criteri della singolare venerazione che la Madre del Signore riceve nella Chiesa, nonché le varie forme di devozione mariana – liturgiche, popolari, private, rispondenti allo spirito della fede e scrive la sua Enciclica in continuità con essi e con l’insegnamento conciliare.

 
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