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  Dinamicità del binomio Eucaristia-Maternità di Maria 
Culto

Dal libro di ANTONINO GRASSO, Maria di Nazareth. Saggi teologici, Editrice Istina, Siracusa 2012, pp. 44-57.



Il binomio Eucaristia – Maria
 
Sul Calvario, il sangue e l’acqua che sgorgano dal petto del Salvatore, la maestà e la sacramentarietà della sua morte come l’Agnello di Dio, l’emissione dello Spirito come suo ultimo respiro, avvertono che ci si trova di fronte all’epilogo dell’opera voluta dal Padre. Qui si compiono tutte le Scritture e tutte le figure dell’Antica Alleanza: l’Agnello pasquale, il Re, il Grande Sacerdote, il Sacrificio, si unificano e identificano per sempre in Cristo. Accanto a lui, al suo servizio e segno della sua presenza tra gli uomini, Maria è vicina, madre sua e madre spirituale di coloro che sono chiamati a credere in lui.[1] Il Popolo di Dio-Chiesa, raccolto nascente nel suo mistico grembo per volere del Redentore morente, sentirà per sempre il calore del suo amore materno, anche quando si raccoglierà per celebrare l’Eucaristia, ricordare e rivivere, cioè, il mistero pasquale del suo e nostro Signore morto e risorto. Ella, tutti accoglie con gioia nel suo grembo pieno di grazia per unirli con la Chiesa, nella Chiesa e per mezzo della Chiesa al Figlio suo divenuto il nostro Pane di vita, del quale rimane, a nostro modello, anche la prima e mirabile adoratrice. Con la sua maternità esemplare e accogliente, Maria sollecita continuamente la fede dei figli radunati con lei accanto all’altare. Esiste una profonda sintonia tra il suo Fiat pronunciato alle parole dell’ Angelo e l’Amen che ogni fedele pronuncia quando riceve il Corpo del Signore.[2] In continuità con la sua fede, la Madre ci sollecita a credere in quello stesso Gesù, Figlio di Dio e Figlio suo, che continuamente si rende presente con l’intero suo essere umano – divino, sotto i segni del pane e del vino.[3] La spiritualità mariana che scaturisce dalla celebrazione e adorazione eucaristica, si concretizza in comunione di vita con lei,[4] collaborando con la sua presenza attiva e materna di intercessione e affetto, imitando i suoi atteggiamenti di apertura ai piani di Dio,[5] di fedeltà allo Spirito Santo,[6] di contemplazione della Parola,[7] di unione sponsale a Cristo,[8] di donazione oblativa,[9] di speranza e tensione escatologica.[10]
 
Eucaristia: condivisione e servizio
 
L’Eucaristia è il pane dato perché tutti ne mangino, è il vino versato per tutti.[11] L’Eucaristia è memoriale fedele della morte ecumenica di Cristo: annuncia che egli è morto per tutti e proclama che egli è risorto per tutti. Questa universalità del dono eucaristico è, in effetti, profetizzata dalla sovrabbondanza del pane avanzato nel miracolo della moltiplicazione dei pani[12]  e nella sovrabbondanza del vino di Cana.[13] L’ Eucaristia, pertanto, è stata sempre vista come icona di giustizia, di dono bastevole e smisurato, di provocazione profetica all’ impegno per una condivisione equa anche di altri pani e di altri vini (lavoro, cultura, beni economici, ecc.). L’Eucaristia è, per eccellenza, il sacramento della comunione fraterna, ossia del dono condiviso con larghezza e profondità sempre maggiori.[14] Senza questa dimensione spirituale e sociale di solidarietà universale, l’Eucaristia e il Cristianesimo stesso sono solamente abusati.[15]  Scrive Mons. Pio Vittorio Vigo: «L'Eucaristia è scuola e palestra di comunione e sorgente della missione. Attorno all'altare ci ritroviamo "attratti e legati insieme" dal potere misterioso e dolce dello Spirito Santo, capaci di essere fratelli, pronti a indossare il "grembiule" per il servizio. Si cresce insieme se andiamo all'Eucaristia col cuore sgombro dagli egoismi, dai pregiudizi, da gelosie, da barriere accecanti. Si può essere invece già morti, pur sembrando vivi, se manca la volontà di vivere la comunione che ci fa "gareggiare nello stimarci a vicenda" (Rm 12,10) e ci fa portare "gli uni i pesi degli altri" (Gal 6,2)»[16]  E ancora: «Bisogna anche dire che l’Eucaristia ci permette di sentirci solidali con tutti. La missione nasce come conseguenza necessaria nel cuore di chi ha riconosciuto il Signore “allo spezzare il pane”. Nella sua Enciclica “Deus caritas est” il Papa Benedetto XVI ci richiama il grande valore ecclesiale dell’unione con Cristo con queste parole: “L’unione con Cristo è allo stesso tempo unione con tutti gli altri ai quali Egli si dona. Io non posso avere Cristo solo per me; posso appartenergli soltanto in unione con tutti quelli che sono diventati o diventeranno suoi. La comunione mi tira fuori di me stesso verso di Lui, e così anche verso l’unità con tutti i cristiani. Diventiamo « un solo corpo », fusi insieme in un’unica esistenza. Amore per Dio e amore per il prossimo sono ora veramente uniti: il Dio incarnato ci attrae tutti a sé” (Deus caritas est, n. 14)».[17] Soltanto questo atteggiamento di umiltà e di servizio, sostenuto dall’amore e dall’Eucaristia, come ci ha insegnato il Signore, ci consolida nell’identità da Lui consegnataci e resa perfetta dall’azione mirabile dello Spirito Santo. Soltanto allora la nostra testimonianza e la nostra appartenenza a Cristo saranno veramente convincenti.[18]
 
Con Maria al servizio degli uomini
 
Anche Maria entra in questa logica perché, dall’ Annunciazione alla Croce, è stata creatura del dono e donna del sì: ci ha donato il Figlio la notte di Natale, ma ha continuato a donarcelo, partecipando attivamente a una misteriosa trama di doni che si sviluppa specie sulla Croce. Come Donna Eucaristica e come Madre messianica, integra, recettiva, sollecita, oblativa ed accogliente,[19] ella spinge anche noi a vivere di Eucaristia, ad essere dono, a divenire Donne e Uomini eucaristici, pieni di Cristo e uniti a Lui, carichi di solidarietà e tenerezza, veri grembi materni che accolgono e sollecitano gli altri alla speranza, al rinnovamento interiore, al ritorno dalla dispersione degli egoismi imperanti all’adorazione, non più delle effimere divinità del mondo, ma dell’unico vero Dio che ci ha salvato,[20] che è rimasto per sempre in mezzo a noi, che ci ha donato prima di morire, come bene prezioso, perfino sua madre.[21] Nota il Larrañaga: «Così Maria generò Cristo nella Chiesa; così continua a generarlo convincendo anche noi ad assumere nella fede e nell’amore il “nostro” destino materno, affinché Cristo cresca sempre più nel mondo e nel cuore degli uomini».[22] La Madre che offre il tesoro del suo cuore materno che muore sulla Croce,[23] tesoro che lei già sapeva essere il vero tesoro dell’umanità[24] e che è il supremo tesoro eucaristico della Chiesa, ci sollecita continuamente a dilatare anche noi il nostro cuore. Come avvenne con lei che ci accolse per figli, invita anche noi ad abbracciare tutti gli uomini, per elevarci insieme verso il trono del Padre che crea l’umanità e la ricrea solo per mezzo dell’amore e in vista dell’amore,[25] in unione con Cristo che offrì generosamente la sua vita per la salvezza di tutti.[26] La salvezza è, infatti, la conseguenza dell’amore di Dio, manifestatosi nella persona e nell’opera del Verbo Incarnato. Maria è entrata pienamente nella sfera dell’agape di Dio e ne è diventata contributrice e testimone. Il suo amore di madre rispecchia l’amore di Dio e contribuisce a renderlo attuale fra noi.[27]  Tutti noi, quindi, Chiesa-Popolo di Dio, che siamo e ci sentiamo maternamente amati, siamo chiamati a riesprimere questa maternità impressa in noi, nell’atto di missione e di presenza nel mondo.[28] La nostra esistenza eucaristica suscitata dall’azione dello Spirito e sollecitata dalla Madre della Chiesa, deve essere comunione, testimonianza e servizio; deve impegnarci a vivere da riconciliati; deve trasformarci in annunciatori, solidali soprattutto con gli ultimi, del dono della comunione con Cristo che ci è stato gratuitamente concesso.[29] La solidarietà, così intesa, lungi dall’impoverire, arricchisce e moltiplica; lungi dall’essere un ottimismo di facciata, è una speranza radicata nel segno sacramentale dell’Eucaristia.[30] Se la Chiesa guarderà sempre a Maria, accoglierà con gioia e gratitudine il dono immenso della sua maternità[31] e ne imiterà sempre l’atteggiamento di donazione verginale, le genti troveranno anche in essa, nuova Gerusalemme piena di luce,[32] “il Bambino con Maria sua madre”,[33] conosceranno, cioè, attraverso il suo ministero nel mondo, il Dio dell’amore fattosi uomo per noi.[34] È, infatti, Maria, la Madre, come afferma Benedetto XVI, che mostra alla Chiesa che cos’è l’amore e da dove esso trae la sua origine, la sua forza sempre rinnovata ed è affidandosi a lei che essa è sicura di poter svolgere al meglio la sua missione tra le genti, al servizio dell’amore.[35] Maria, infatti, è e rimane sempre il modello di «quell’amore materno dal quale devono essere animati tutti quelli che nella missione apostolica della Chiesa, cooperano alla rigenerazione degli uomini».[36] La madre che Gesù ci ha dato, è davvero nostra madre: ella è, come la venera la pietà popolare, custode dei fanciulli innocenti, consolatrice degli afflitti, sostegno dei deboli, salute degli infermi, stella dei naviganti negli oceani tempestosi della vita, conforto dei moribondi, porta del cielo, madre di misericordia,[37] ma quale Donna eucaristica, Donna del Magnificat e Donna che lotta contro il drago,[38] è la voce ferma e possente che si leva contro ogni ingiustizia, contro l’oppressione dei poveri, contro l’umiliazione degli ultimi, contro la prevalenza dei profitti sull’equità, contro la fame e la miseria che affliggono sterminate popolazioni,[39] contro, insomma, il predomio del male, “compagno tenebroso” dell’umanità.[40]  Maria rimane sempre, come afferma Angelo Amato, «la donna che si oppone al “drago rosso” (cf. Ap 12,3), a Satana, colui che vuole divorare il bambino appena nato (Ap 12,4). Vincendo, Maria difende la vita del suo figlio, come anche la vita della Chiesa e di ogni singolo cristiano, anzi di ogni singola persona umana […]. In mezzo ad uno scenario di desolazione e solitudine, come spesso appare la nostra esistenza postmoderna, nasce l’urgenza di una cultura dell’ accoglienza della vita in ogni sua forma e di un atteggiamento di misericordia e compassione verso i deboli e gli esclusi, per contrastare una cultura sempre caratterizzata dall’anonimato, dalla competizione violenta, dall’affermazione della legge del più forte, dal nichilismo teorico e pratico. Questa nuova cultura della vita, può far comprendere che la vita non è una proprietà da possedere egoisticamente, ma un dono da accogliere con riconoscenza; non è una velleità arbitraria, ma un progetto d’amore; non è un incidente senza significato, ma una vocazione da realizzare; non è un problema difficile da risolvere, ma un mistero da contemplare con umiltà e stupore. Nessuna vita può essere discriminata perché ogni vita è preziosa».[41] La Vergine gloriosa, insomma, continua ad esercitare con estrema vitalità e potenza d’amore la sua maternità universale, stimolando alla conversione i suoi figli, preoccupandosi della loro esistenza nella serenità, nella giustizia e nella pace e avviando tutti all’operosità concreta che instaura il Regno di Dio in tutto l’universo.[42]  Per questi motivi, «la Vergine non è un’immagine statica da contemplare, ma madre e sorella che ci precede e ci addita i sentieri della pace. Con lei, mistagoga di lunga esperienza, siamo condotti per mano all’incontro diretto con lo Spirito di pace, con Cristo nostra pace e con il Padre fonte dell’alleanza di pace. Al tempo stesso Maria fomenta lo spirito di famiglia  tra i suoi figli. Con lei ritorniamo ad essere fratelli e sorelle. Ella suscita nei fedeli un’esperienza personale che si traduce in dialogo e amore, perchè la sua maternità è impegnata a formare figli di Dio che portino a maturità la grazia battesimale e vivano fraternamente, dunque nella pace».[43] Proprio perché Madre assunta, ella prosegue la sua opera di condivisione del progetto del Padre e del Figlio; piena di Spirito Santo promuove la comunione nell’umanità e ne segue e ne condivide le vicende con la passione di sempre, finché essa giunga alla pienezza dell’intimità divina. La sua maternità nello Spirito iniziata con l’Incarnazione, continua ancora. La Donna di Ap. 12 non si disinteressa alla sua discendenza, ma con l’esercizio della sua funzione materna, si rende costantemente presente nella Chiesa e nel mondo, fino a quando non si sranno compiuti i tempi della salvezza.[44] Scrivevo nel mio libro “Maria con te”: «Con il “Si!” dell’annunciazione, la Vergine di Nazaret scelse liberamente nella gioia della maternità, anche il cammino della sofferenza accanto a Gesù e divenne nostra madre nell’ordine della grazia. Non venendo mai più meno a quel consenso di fede e di amore, Maria si pose vicino al Redentore e in subordinazione a Lui e con Lui visse e soffrì per noi; e come Lui, ad immagine gloriosa del nostro divenire e del nostro essere finale in Cristo, entrò gloriosa in Cielo da dove continua ad intercedere per i figli pellegrinanti e bisognosi come fece a Cana. Ella lotta contro il principe del mondo per condurre a Cristo i figli redenti, fino al trionfo finale della sua discendenza».[45] Vera immagine della Chiesa, è anche lei, in qualche modo per la sua parte, «il segno e lo strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano». Con e come la Chiesa, Maria partecipa alla trasformazione dell’umanità, aiutandola a riconoscere il volto del Figlio riflesso nel proprio.[46] In chiusura dell’Anno Mariano, Giovanni Paolo II, pregava così la Vergine: «O Santa Maria, vergine degli inizi, fidenti ti invochiamo alla trepida soglia del terzo millennio di vita della santa Chiesa di Cristo: Chiesa già tu stessa, tenda umile del Verbo, mossa solo dal vento dello Spirito. Misericorde accompagna i nostri passi verso frontiere d’umanità redenta e pacifica e rendi saldo e lieto il nostro cuore nella sicurezza che il Drago non è più forte della tua bellezza, donna fragile ed eterna, salvata per prima ed amica di ogni creatura, che ancora geme e spera nel mondo. Amen».[47]
 
Conclusione
 
In definitiva, la dinamicità del binomio Eucaristia-Maria e le straordinarie potenzialità della maternità della Figlia di Sion, ci aiutano ad aprire gli occhi e scorgere le più vistose carenze umane e a trovare, alla luce della solidarietà e del vero amore, le vie più valide per porvi rimedio.[48] Da qui nasce la speranza di un mondo migliore, una speranza che infonde confidenza nel presente e fiducia nel futuro, che dà la forza di opporsi al male, smascherandone la presunta necessità e rendendendolo intollerabile, quella speranza che rende la vita vivibile e amabile.[49]  Afferma Giovanni Paolo II: «Per tutti i cristiani Maria è una figura che suscita e rinnova la speranza, assicura la forza liberatrice della grazia, illumina la condizione dell’uomo e lo invita a donarsi con fiducia a Dio e a lasciarsi accogliere dal suo infinito amore».[50] Come scrive Salvatore Maria Perrella: «Il filo d’oro della “speranza che non delude” (cf. Rm 5,5), di cui la Madre del Signore Crocifisso e Risorto è “segno” radioso, […] percorre la storia delle generazioni, dei secoli, delle culture e dei millenni: è un filo di luce e di vita, mai infranto da nessuna azione deleteria delle creature, che infonde coraggio e intraprendenza nel costruire con sempre maggior impegno la città terrena, sapendo camminare verso una Città non costruita da mani d’uomo nei cieli. Maria di Nazaret, patrimonio dell’umanità, la “prima autentica persona in Cristo,[…], singolare beneficiaria e testimone della Agápe divina, donna capace di molteplici e benefiche relazioni divine e umane, verace e credibile testimonial della speranza cristiana, costantemente intercede perché la Chiesa di suo Figlio, si ponga sempre più e sempre meglio in tale prospettiva di servizio per il bene del mondo e per fraterne e sororali relazioni nella complessa e litigosa umanità dei nostri giorni».[51] Questo significa, come affrema Rossi de Gasperis, che per accogliersi, conoscersi, stimarsi, amarsi, bisogna realizzare quel grande miracolo che è l’unanimità dei cuori nella differenza delle lingue, delle culture, della storia e delle esperienze. E, ancora una volta, Maria si manifesta il centro di questo convenire insieme.[52] In questo dinamismo esistenziale, infatti, Maria fa presente alla Chiesa il dovere di transignificare il mondo, renderlo docile e aderente al soffio dello Spirito, sino alla compiutezza della nuova creazione. Paradigma dell’attesa, del transito, della sconfitta della morte e della gloria, la Madre del Signore e Madre degli uomini, ci addita la concretezza del mondo quale habitat del Regno, dove Dio sarà tutto in tutti e la speranza sarà principio di giustizia e di pace.[53] L’Eucaristia, Sacramentum caritatis e Pane di vita, sia la sorgente a cui attingere quotidianamente questa nostra speranza: non manchi mai questo prezioso vino nella festa della nostra esistenza di discepoli di Gesù e figli di Maria, “Donna Eucaristica” e “Madre agonale”.[54] Come affermava Efrem Siro, l’Eucaristia rimane per sempre un dono che ci fa Maria, non in un atto ministeriale, ma materno, che ripara il male fatto dalla prima madre: ci dà pace, speranza e riposo attraverso il dono che ci fa di suo Figlio Eucaristia: “Maria ci ha dato il pane che conforta al posto del pane della fatica che Eva aveva offerto”.[55]

NOTE
[1] Cf. Mori E. G., Figlia di Sion e Serva del Signore, op. cit., 241-252; Serra A., E c’era la Madre di Gesù…, op. cit., 403-406.
[2] Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucharistia, n. 55.
[3] Per i concetti qui espressi cf. L’Eucaristia fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa. Lineamenta per la XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, LEV, Città del Vaticano, 25 febbraio 2004.
[4] Cf. Giovanni Paolo II, Redemptoris Mater, n. 45.
[5] Cf. Lc 1,28-29.38.
[6] Cf. Lc 1,35.39.45.
[7] Cf. Lc 1,46-55; 2,19.33.51.
[8] Cf. Lc 2,35; Gv 2,4; 19,25.
[9] Cf. Gv 19,25-27.
[10] Cf. Ap 12,1; 21-22; Bifet J., Linee di spiritualità eucaristico – mariana, op. cit.,  235.
[11] Cf. Mt 26,27; Mc 14,23-24.
[12] Cf. Mc 8,8.
[13] Cf. Gv 2,7.
[14] Cf. Masciarelli M. G., Maria e l’Eucaristia dinanzi alle carenze umane, in Aa. Vv., Maria e l’Eucaristia, op. cit., 91.
[15] Cf. Benedetto XVI, Discorso nell’udienza generale del 10 dicembre 2008, LEV, Città del Vaticano 2008; Giovanni Paolo II, Mane nobiscum Domine, Lettera Apostolica del 7 ottobre 2004, in AAS  97 (2005), 337-352, nn. 27-28.
[16] Vigo P., Morire e risorgere con l’Eucaristia. Lettera alla Comunità per la Quaresima, Diocesi di Acireale, 9 febbraio 2005, 4.
[17] Idem, In cammino verso la sorgente. Lettera alla Comunità per la Quaresima, Diocesi di Acireale, 1 marzo 2006, 6.
[18] Idem, Ripartire dal Cenacolo. Lettera ai Sacerdoti per il Giovedì Santo, Diocesi di Acireale, 24 marzo 2005, 3-4.
[19] Cf. Mondin B., Maria Madre della Chiesa, op. cit., 112.
[20] Cf. Larrañaga I., Il silenzio di Maria, Paoline, Cinisello Balsamo 1987, 185-188.
[21] Cf. Serra A., Dimensioni mariane del mistero pasquale, op. cit., 27; Hauke M., Introduzione alla Mariologia, Eupress FTL, Lugano 2008, 72-73.
[22] Larrañaga I., Il silenzio di Maria, op. cit. 188.
[23] Cf. Gv 19,25-27.
[24] Cf. Mt 13,44.
[25] Cf. Tremblay R., L’apporto del femminile nella vita della Chiesa, in Aa.Vv., Il ruolo della donna nella chiesa e nel mondo, Quaderni de “L’Osservatore Romano”, n. 70, Città del vaticano 2004, 59-60.
[26] Cf. Bifet J. E., Linee di spiritualità eucaristico – mariana, op. cit.,  232-234.
[27] Cf. Gambero L., Maria la prima fra i testimoni di Gesù Cristo, in Aa. Vv., Maria testimone e serva di Dio - Amore, Centro di Cultura Mariana “Madre della Chiesa”, Roma 2007, 118.
[28] Cf. Masciarelli M. G., Maria e l’Eucaristia dinanzi alle carenze umane, op. cit., 144.
[29] Cf. Forte B., Lo Spirito Santo su Maria, sui Doni, sulla Chiesa, op. cit., 188-189; De Fiores S., Maria “Donna Eucaristica”, modello della chiesa che celebra i divini misteri, op.cit., 125-126.
[30] Conferenza Episcopale Italiana Per un paese solidale. Chiesa italiana e mezzogiorno, Roma 21 febbraio 2010, 16.
[31] Cf. Conferenza Generale dell’Episcopato Latino - Americano, Professione di fede, Celam, Santo Domingo, 12-18 ottobre 1992, n. 15.
[32] Cf. Is 60,1-6; Gal 4,26.
[33] Mt 2,11.
[34] Bifet J. E., Linee di spiritualità eucaristico – mariana, op. cit., 236.
[35] Benedetto XVI, Deus caritas est, Lettera Enciclica del 25 dicembre 2005, in AAS  98 (2006), n. 42, 252.
[36] Concilio Vaticano II, Lumen Gentium, n. 64.
[37] Cf. Lorgna G. P., Maria meraviglia di Dio, Edizioni Studio Domenicano, Bologna 1988, 136.
[38] Cf. Rossi De Gasperis F., Maria di Nazaret icona di Israele e della Chiesa, op. cit., 21-37; Forlai G., Spiritualità di Maria e spiritualità mariana in Giovanni Paolo II, op. cit, 153.
[39] Cf. Boff C., Mariologia sociale. Il significato della Vergine per la società, Queriniana, Brescia 2007; Congregazione per la dottrina della fede, Istruzione sulla libertà cristiana e la liberazione del 22 marzo 1986, in AAS 79 (1987), n. 97, 597-598 (tutto l’assunto 554-599).
[40] Cf. Perrella S. M., Le apparizioni mariane. Dono per la fede e sfida per la ragione, San Paolo, Cinisello Balsamo 2007, 140-152; Masciarelli M. G., La donna di Ap. 12 e il futuro ultimo dell’esistenza cristiana, in Theotokos 8 (2000), n. 1, 172-175 (tutto l’assunto 165-179).
[41] Amato A., Maria, madre e maestra dei discepoli e dei testimoni della speranza, in Theotokos 16 (2008), n. 1, 224-225 (tutto l’assunto 205-230).
[42] Cf. Babolin S., L’uomo sacerdote dell’universo a immagine di Maria, in Aa. Vv., Maria e il Sacerdozio, op. cit., 353-354 (tutto l’assunto 343-355); Amato A., Catechesi mariana: una proposta di criteri, in Aa. Vv., Il posto di Maria nella nuova evangelizzazione, Centro di Cultura Mariana “Madre della Chiesa”, Roma 1992, 48-52 (tutto l’assunto 35-52).
[43] De Fiores S., Maria nell’itinerario spirituale del cristiano operatore di pace, in Aa. Vv., La Madre di Dio per una cultura di pace, Monfortane, Roma 2001, 215 (tutto l’assunto 187-215).
[44] Cf. Cazelles H., Maria e gli ultimi tempi, in Aa. Vv.,  Maria e la fine dei tempi. Approccio biblico, patristico e storico, Città Nuova, Roma 1994, 21 (tutto l’assunto  13-21).
[45] Grasso A., Maria con te, Editrice Ancilla, Conegliano 1994, 18.
[46] Cf. Grosso G., Maria Assunta: testimone e segno di presenza e comunione, in Aa. Vv., Maria Testimone e Serva dell’amore, Centro di Cultura Mariana “Madre della Chiesa”, Roma 2006, 130 (tutto l’assunto 125-134).
[47] Giovanni Paolo II, Angelus del 15 agosto 1988, in L’Osservatore Romano del 16-17 agosto 1988, 1.
[48] Cf. Masciarelli M. G., Eucaristia e Maria, presenze di grazia per la Chiesa, in Riparazione mariana,  85 (2000), n. 3, 6.
[49] Cf. Ravasi G., L’albero di Maria. Trentun icone bibliche mariane, Paoline, Cinisello Balsamo 1993, 302.
[50] Giovanni Paolo II, Messaggio al convegno di studio sull’Enciclica “Redemptoris Mater” del 22 maggio 1988, in Marianum 50 (1988), nn. 1-2, 68 (tutto l’assunto 67-69).
[51] Perrella S. M., Le Mariofanie. Per una teologia delle apparizioni, Messaggero, Padova 2009, 61.
[52] Cf. Rossi De Gasperis F., Maria di Nazaret icona di Israele e della Chiesa, op. cit., 132-133.
[53] Cf. Militello C., Maria con occhi di donna, Piemme, Casale Monferrato  1999, 141.
[54] Cf. Amato A., Maria, madre e maestra dei discepoli e dei testimoni della speranza, op. cit., 229.
[55] Yousif P., L’Eucharistie chez saint Ephrem de Nisibe, in Orientalia Christiana Analecta 224 (1984) 67.
 

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IDEATO E REALIZZATO DA ANTONINO GRASSO
DOTTORE IN S. TEOLOGIA CON SPECIALIZZAZIONE IN MARIOLOGIA
DOCENTE ALL'ISSR "SAN LUCA" DI CATANIA

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