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La Mariologia di Gerhard Mueller
AutoriDa: S. M. Perrella, Il parto verginale nel dibattito teologico contemporaneo (1962-1994), Marianum, Roma 1994.


1 - L'opera di Gerhard Mueller

Nella sua opera, che porta il titolo tedesco di "Geboren von der Jungfrau Maria? Eine theologische Deutung", l'autore, docente di teologia dogmatica all'università di Monaco di Baviera, affronta con intelligenza teologica la grave questione della nascita di Gesù da Maria. Müller sa, e tiene a ribadirlo sin dal principio, che il tema preso in esame tocca intimamente il dogma di Cristo, vero Dio e vero uomo. Vero Dio: "Paolo e Giovanni conoscono, come mostra l'idea della preesistenza, una modalità d'esistenza divina di Gesù quale Figlio o Logos di Dio già prima del suo invio nel mondo e perciò 'prima' della sua modalità d'esistere terrena". Vero uomo: in quanto uomo venuto a noi mediante la potenza dello Spirito e tramite lo straordinario atto generativo per cui assume da Maria l'umanità, "non nel modo della generazione sessuale, bensì nel modo dell'assunzione creativa redentrice e perciò dell'assoluta costituzione metafisica dell'esser-uomo di Gesù senza la mediazione, come causa seconda, di un atto generativo umano. L'uomo Gesù esiste dunque esclusivamente grazie alla presenza di rivelazione di Dio nel suo Spirito, che è Dio stesso".
Lo studio, articolato e profondo, vuole offrire un contributo intellettualmente onesto ed attuale per far emergere la dignità e la rilevanza salvifica del Natus ex Maria Virgine, stemperando i toni di un dibattito fattosi acceso e polemico.

Controversie sulla nascita verginale

E' cosa ben nota che la contestazione della verità cristologica affonda le sue radici negli inizi della fede. Infatti già nel racconto evangelico di Matteo si possono cogliere dei tratti apologetici che lasciano supporre un'aspra polemica tra la primitiva comunità cristiana e gli ambienti giudaici. Polemica a cui si sono associati in seguito i pagani (Celso, Giuliano l'Apostata....), poi gli eretici di matrice marcioniana, gnostica, ebionita e adozionistica. La controversia, grazie alla dottrina dei Padri e dei primi grandi Concili, si acquietò per diverso tempo, per poi riesplodere nel secolo XVI ad opera dei sociniani che rifiutavano decisamente la nascita verginale di Cristo in quanto contraria alla ragione: "Con la nascente concezione meccanicistica del mondo - osserva Müller - la nascita verginale di Gesù, sembrò sempre più un isolato miracolo della natura, per il quale l'onnipotenza di Dio è intervenuta arbitrariamente nell'andamento della macchina del mondo". Con l'Illuminismo, poi, il dogma dell'incarnazione verginale di Cristo diviene oggetto di scherno: è - si afferma - espressione della radicata ignoranza scientifica e storica della Chiesa. In questo contesto, profondamente avverso alla fede e al pensiero cristiano, sorgono "spiegazioni scientifiche", ovvero nuove interpretazioni di ordine psicologico, mitologico, ermeneutico, storico - religioso, volte a mascherare e rettificare la obsoleta cultura, soprannaturalistico - dogmatica del cattolicesimo romano. Così Feuerbach denuncia l'inconsistenza delle cognizioni scientifiche nell'antichità che ha condotto gli stessi evangelisti a una interpretazione mitologica degli avvenimenti riguardanti l'origine, la persona e il ministero del Nazareno. Anni prima D. F. Strauss, sotto l'influsso della critica razionalistica del 'miracolo' e dell'interpretazione moralistica del cristianesimo di E. Kant, aveva liquidato l'incarnazione verginale come "la più vistosa deviazione di tutte le leggi naturali".
Interpretando i testi biblici con categorie della psicologia del profondo, il teologo tedesco Drewermann, vede nei vangeli l'illustrazione di un modello archetipo presente nell'inconscio collettivo dell'umanità, per cui i racconti della nascita di Matteo e Luca sono leggende pressoché mitiche. Gesù come uomo, si afferma, è stato generato e partorito come ogni altro uomo: straordinaria non è la sua nascita ma la sua vita; è appunto per spiegare questo che gli evangelisti si sono serviti della 'nascita verginale', mutuandola dalle narrazioni antico - orientali delle nascite reali. Di conseguenza la permanente verginità di Maria è destituita da ogni fondamento reale: sono simboli mitici di una 'nuova nascita' e di una 'nuova generazione', che hanno a che vedere col mito egiziano del Faraone, Figlio del sole.

L'approfondimento mariologico

Dopo aver presentato queste ed altre obiezioni moderne e contemporanee e aver accennato alla vasta problematica storico - critica, ermeneutica e di senso a cui deve essere soggetta l'odierna interpretazione del dogma affinchè non perda nulla nella sua congruità e consistenza di fede, Müller si sofferma sull'aspetto più propriamente mariologico: la verginità spirituale e corporale di Maria è il segno tangibile e reale che l'uomo Dio Gesù di Nazaret non può essere il mero risultato delle 'potenzialità della creatura'. La verginità della Madre del Signore, inoltre, ha un ampio spettro teologico (relazione trinitaria ed ecclesiale), teologale (tipologia mariana della fede) e antropologico da approfondire e additare.

2 - La Virginitas ante partum

La virginitas ante partum è affrontata dal teologo tedesco tenendo conto della professione di fede, della recente problematizzazione teologica (valore della sessualità umana, nesso tra immagine del mondo ed ermeneutica della fede), delle religioni comparate, della teologia sistematica evangelica e dell'apporto controverso e cospicuo dell'esegesi storico - critica; della resurrezione di Cristo come evento d'origine della fede e come principio di sviluppo della cristologia sinottica del Pneuma; della nascita di Gesù dalla Vergine come elemento profondamente necessario alla professione di fede in Lui. Riguardo alla questione della consistenza reale e teologica del concepimento verginale del Figlio di Dio, il Müller così sinteticamente conclude: "Il miracolo del concepimento dell'uomo Gesù dalla Vergine Maria è un momento implicito dell'evento più ampio e del miracolo della presenza di Dio nell'uomo Gesù, che la comunità riconosce come suo messia. E' ad ogni modo il miracolo, nel quale un essere umano, Maria, è stato abilitato di fatto a mettere al mondo Dio". Una verifica biologica di questo evento, assolutamente nuovo ed imprevedibile, non è possibile e nemmeno si deve esigere. L'incomparabilità del concepimento di Maria non può essere detta "innaturale". Al contrario sarebbe proprio contro la natura dell'atto naturale di generazione, con il quale è determinata essenzialmente la sussistenza creaturale che costituisce la persona, se Dio facesse scaturire da esso un substrato materiale, al quale "facesse scivolare sotto" la sua sussistenza propria.

3 - La Virginitas in partu

La virginitas in partu predica l'assenza di sofferenza nel parto e la prodigiosa ricostituzione del grembo di Maria dopo il parto del Figlio di Dio. Tale dottrina è comunemente ritenuta dalla tradizione patristica e dal Magistero ordinario e straordinario della Chiesa, anche se le diverse testimonianze dell'insegnamento ecclesiale vanno valutate, nei singoli casi, in modo differenziato per quanto riguarda la loro importanza, la loro volontà enunciativa e il loro carattere vincolante finale.
E' molto difficile, osserva il Müller, descrivere con compiutezza l'integritas corporis della Madre di Dio nell'ambito del fenomeno del parto, in quanto le "singole definizioni fisiologiche non possono essere la sostanza dell'enunciazione della fede, bensì solo elementi attraverso i quali la realtà della virginitas in partu deve essere designata come una realtà che si può cogliere solo nella fede". Tale dottrina, ben lungi dall'essere esclusivo prodotto dell'ideale ascetico della verginità, è frutto maturo dello sviluppo cristologico della Chiesa antica circa l'integrità della natura divina e umana del Logos, nella questione dell'unione ipostatica. In questo autorevole contesto dottrinale sorge, si sviluppa, si approfondisce e si sancisce l'enunciato della verginale maternità della Panaghia. Maria "non è in questo processo una stazione biologica di passaggio, bensì ella stessa è caratterizzata come persona dal suo rapporto personale con il Logos incarnato. Perciò la dottrina dell'unione ipostatica è legata all'affermazione di Maria come genitrice di Dio (Theotokos) e deve essere anche espressa linguisticamente nella sua luce. Da essa si delinea l'enunciazione mariologica centrale di Maria come madre vergine di Dio. Maria non è uno strumento fisico, bensì personale".
Il parto verginale della Theotokos, non deve essere smentito o sminuito nei suoi contenuti formali, ma va letto, interpretato e accolto come segno del tempo storico - salvifico inaugurato dal Figlio di Dio; "una realtà del nuovo mondo della redenzione che si presenta in virtù di Cristo". La nascita del Messia è il parto di Maria sono un inedito divino che afferma la mirabile prossimità dell'evento e della Persona divina nello spirito e nella carne della Vergine. Non sono un arbitrario sottrarre del Bambino e della Madre alla natura e alla solidarietà umana. La libertà dal dolore di Maria e il suo rimanere integra, nonostante la verità e la realtà del parto, hanno una significanza che richiama l'esegesi tipologico - patristica di Isaia 66, 7-10, ove si narra, con linguaggio assai figurato, di una improvvisa, sovrana e prodigiosa irruzione della Salvezza escatologica in Gerusalemme: "Prima di provare i dolori, ha partorito; prima che le venissero i dolori, ha dato alla luce un maschio. Chi ha mai udito una cosa simile, chi ha visto cose del genere?...."
Se si legge l'evento della salvezza escatologica in riferimento al parallelo antitetico Eva - Maria, utilizzato dai Padri per illustrare la virginitas in partu, si comprende come esso abbia propiziato il "fiat" della Vergine e abbia fatto "decadere" in lei gli effetti della punizione divina comminata ad Eva in Genesi 3,16. Infatti "attraverso il suo 'si' al messaggio della nascita dell'umanità del Redentore, il rapporto di Maria con Gesù è nuovo e determinato diversamente anche nel parto. Si trova già nell'orizzonte della nuova promessa di salvezza. Se qui si parla del miracolo della nascita di Gesù, allora questo non può certo avere nulla a che fare con fenomeni miracolistici. Inoltre Maria - anche tenendo conto della più tarda dottrina della sua preservazione dal peccato originale in considerazione dei meriti di Cristo - si trova solo nel contesto di un mondo infralapsario. Riguardo alla dottrina attestata biblicamente della sequela della croce da parte di Maria, deve essere interpretato in prospettiva escatologica anche il discorso della preservazione di Maria dalle doglie del parto". Anche l'interpretazione patristica di Ezechiele 44, 1-2 applicata a Maria, è espressione di una concezione realistica di salvezza della verginità nel parto.
I credenti, nell'accogliere il dogma della maternità vera e verginale di Maria, sancito deal magistero ecclesiale, devono essere ben consapevoli che "non sono i particolari ginecologici, che nei singoli casi furono valutati in modo differenziato, a determinare il contenuto di questo dogma di fede, bensì per quanto riguarda il contenuto della fede, la vera maternità di Maria deve essere espressa così che la sua relazione fondamentale con il Figlio di Dio che si rivela non venga annullata, cioè lesa. Pertanto il suo parto nella complessità dei suoi aspetti personali, spirituali e corporali è in effetti del tutto naturale". Il teologo tedesco, rifacendosi all'insegnamento mariologico di Karl Rahner, ama sottolineare e approfondire l'interpretazione teologica della virginitas in partu, piuttosto che soffermarsi sul glossario e sulla problematica fisicistica dell'enunciato, così pregno di senso storico - salvifico, escatologico, antropologico e simbolico.

4 - La Virginitas post partum

Per comprendere pienamente il contenuto e il valore teologico della virginitas post partum, avverte il teologo tedesco, bisogna rifarsi alle precedenti riflessioni sul "principio mariologico fondamentale" (Maria è la genitrice verginale del Logo incarnato) e bisogna conoscere e valutare le diverse e opposte considerazioni di ordine esegetico, storico e teologico riguardanti i "fratelli e sorelle di Gesù"; il rapporto sponsale tra Maria e Giuseppe; la locuzione di padre e madre di Gesù (Lc 2,33.48); la controversa formulazione di Matteo 1,25; il valore dimostrativo di Giovanni 19,26.....Il Magistero nel suo processo di approfondimento alla luce dello Spirito e della Parola, dopo aver valutato obiezioni e assensi, ha ritenuto con stringente logica di fede che "Maria non è stata madre del Logos incarnato in una drammatica condizione di eccezione, per condurre in seguito una vita familiare normale". "Maria come Theotokos verginale è entrata in una corrispondente relazione unica nel suo genere con Dio, così da dover essere espressa dal suo matrimonio con Giuseppe in modo che la denominazione personale di vergine e genitrice di Dio non venisse limitata o addirittura annullata". Questa precisazione coglie puntualmente l'humus cristologico dell'enunciazione mariologica, invitando il credente a considerare, al di là delle pur giustificabili pretese e richieste di una garanzia di sicurezza storica, che l'esistenza terrena di Maria è stata una risposta totale e permanente della sua persona (spirituale e corporale) all'incommensurabile dono di una maternità "non comune", trascendente, verginale e sponsale. Un carisma indubbiamente irrepetibile che solo a lei spetta, non sottraendola in alcun modo al 'comune' cristiano.

5 - Conclusioni

Il saggio del teologo tedesco si conclude con la proposta di sette "tesi generali per una mariologia futura", che si riferiscono fondamentalmente al ruolo di Maria quale genitrice verginale del Logos incarnato, alla tipologia mariana della fede, alla capacità della "Piena di Grazia" di riflettere la bellezza e la gloria della grazia di Dio, che risplende in Gesù Cristo.

Indubbiamente la monografia di Gerhard Ludwig Müller è di grande validità e attualità teologica. Convinge il modo pacato, obiettivo e puntuale di affrontare la delicata questione della verginità di Maria. Le obiezioni da parte della ragione, della storia umana e della scienza delle religioni comparate su tale vexata questio sono presentate e valutate senza pregiudizio alcuno, così come le posizioni e i risultati della teologia sistematica e dell'esegesi storico - critica. L'elaborata interpretazione teologica proposta dal dogmatico di Monaco, così vicina a quella tracciata da Karl Rahner, offre una adeguata e convincente risposta al secolare e sempre attuale interrogativo su come deve essere intesa dai credenti la dottrina ecclesiale del concepimento di Gesù per opera dello Spirito di Dio e della sua nascita verginale dalla sempre vergine Maria.


Inserito Lunedi 31 Agosto 2009, alle ore 9:03:03 da latheotokos
 
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IDEATO E REALIZZATO DA ANTONINO GRASSO
DOTTORE IN S. TEOLOGIA CON SPECIALIZZAZIONE IN MARIOLOGIA
DOCENTE ALL'ISSR "SAN LUCA" DI CATANIA

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