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  Maria ed Elisabetta 
Spiritualità

Una Lectio Divina dal libro di Hilario Moser, Itinerario evangelico con Maria, Elle Di Ci, Leumann 1982, pp. 51-62.



Lc 1,39-56
In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria salutò Elisabetta. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: "Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!... Beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore". E Maria disse: "L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta il Dio salvatore, perché ha guardato l'umiltà della sua serva. D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente e Santo è il suo nome: di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele suo servo ricordandosi della sua misericordia come aveva promesso ai nostri Padri ad Abramo e alla sua discendenza per sempre. ". Maria rimase con Elisabetta tre mesi, poi tornò a casa sua".

Camminare

«In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta» (Lc 1,39-40).
La vedo camminare questa giovane privilegiata, intatta nella sua verginità, feconda nella sua maternità. Cammina frettolosa, cammina sola, raccolta e felice, attraverso i monti di Giuda per bussare alla porta di sua cugina diventata lei pure madre. Camminare fu sempre il destino di Maria. D'altronde ella è il cammino di Dio per venire al mondo. E per salvare il mondo il Figlio di Dio cammina in Maria, per mezzo di Maria. É per portare Cristo al mondo che Maria si mise in cammino. Ecco perché vediamo Maria camminare... Sono venti secoli che questa Signora cammina per le strade del mondo. Da quando uscì di casa per visitare Elisabetta, possiamo dire che mai tornò indietro. Sempre in cammino, si stancò un poco, percorrendo strade di ogni genere, per andare a bussare alla porta di tutti coloro che attendono - o non attendono - la visita del Signore della salvezza. Quella fragile vergine è instancabile. Anche oggi continua il suo cammino. Madre sollecita com'è, corre di qua e di là, e sa fare una cosa sola: mostrarci Gesù, suo Figlio, perché e lui in persona la nostra salvezza. Accogliere Maria in casa nostra è accogliere il Figlio di Dio. La venuta di Maria nella nostra casa è l'annuncio della venuta della salvezza. Maria cammina frettolosa perché il tempo passa. Gli uomini sono molti. Le necessità stringono. Il nemico non dorme. É necessario agire rapidamente. Il Salvatore è ansioso di salvare tutti. Sua madre, che è al suo servizio, da buona donna di casa prepara il posto dove suo Figlio vuole abitare: il cuore di ciascuno di noi. La casa di Elisabetta assomiglia, in verità, al nostro cuore. Lì a volte dormicchia Zaccaria nella sua mutezza, il che avviene quando il nostro cuore si indurisce e raffredda, imprigionando la Parola e mortificando la fede. A volte, al contrario, lì si agita Elisabetta, affaccendata nella sua maternità e nei suoi lavori, ogni volta che il nostro cuore si impegna a produrre i frutti della fede. A volte è Giovanni Battista che sussulta, sotto l'azione dello Spirito Santo, quando cioè il nostro cuore si dilata di gioia evangelica nel vedere che, con l'aiuto del Signore, cresce la nostra testimonianza di fedeltà. É verso questa casa-cuore che si dirige la Vergine Maria. Viene a portarci la sua testimonianza di fede, la sua gioia nello Spirito, il suo aiuto materno. Viene soprattutto a offrirci il frutto benedetto del suo grembo, Gesù, colui che ci libera dal peccato, riscalda il nostro cuore e spezza le catene della infedeltà. Che la Madonna bussi tutti i giorni alla nostra porta. Che la Signora del cammino non dimentichi di visitarci. Rimanga in casa nostra prestandoci il materno Servizio del nascere e del crescere in Cristo.
Per le strade della vita
non sei mai solo.
Con te nel cammino
c'è Maria.
Oh! vieni con noi, vieni a camminare,
Santa Maria, vieni!

La gioia

Ecco Maria alla porta della casa di Elisabetta. Le due cugine, le due madri, si salutano. Si trovano a faccia a faccia due donne di fede. Due madri la cui maternità è frutto della fede. Una porta in grembo il Precursore, l'altra il Salvatore. E nell'oscurità del grembo materno si incontrano Gesù e Giovanni Battista. La presenza di Maria riempie quella casa di Spirito Santo e di gioia, segno della salvezza. Sulle montagne di Giuda stavano avvenendo cose inaudite. Nel silenzio delle alture e del deserto, Dio cominciava il suo lavoro, servendosi della fragilità di due donne. La gioia della maternità di Elisabetta si diffondeva tra i monti invadendo le case dei vicini. Quella gioia si trasformava in gioia messianica, salvifica, perché lo Spirito del Signore si era impossessato di quella santa casa. Lo Spirito del Signore si librava su quella montagna, faceva sussultare i cuori di esultanza, aprendo, alla lode le labbra di Elisabetta, di Maria e di Zaccaria. Tutti dovevano testimoniare la loro gioia lodando Dio con parole profetiche. Lo stesso Giovanni Battista non potendo parlare sussultò di gioia nel grembo di Elisabetta. Soltanto Gesù, autore nascosto di quelle meraviglie, rimase silenzioso. Che potere avrà avuto il saluto di Maria? L'angelo l'aveva salutata invitandola alla gioia... e in lei si opera la presenza del Salvatore. Ora è Maria che saluta Elisabetta... e questa si riempie di Spirito Santo. Il suo bambino diventa portatore dello Spirito di profezia e di conversione per preparare la venuta di Gesù.
Noi ti salutiamo tante volte, Maria.
Ma tu ci hai prevenuti e ci hai salutati assai prima che esistessimo.
Sei venuta per prima incontro a noi.
Il nostro saluto è risposta al tuo saluto.
Sei tu, Maria, la causa della nostra letizia,
la ragione della presenza dello Spirito in noi.
Il mondo muore di tristezza, Maria.
Esso ha bisogno di gioia,
frutto della presenza dello Spirito.
Affrettati a venirci incontro,
asciuga le nostre lacrime,
rallegra i nostri cuori.


Beata

Zaccaria non seppe essere attento alla voce dello Spirito, Elisabetta ebbe più fede e fu più docile. Ne venne che Zaccaria per mancanza di fede rimase muto, Elisabetta per aver creduto profetizzò. Se Dio potesse indispettirsi con gli uomini, si sarebbe indispettito con Zaccaria. Il suo atteggiamento di dubbio fa si che egli, nel racconto evangelico, rimanga in secondo piano, quasi dimenticato fino al momento in cui la sua fede sarà rinsaldata. Allora riacquisterà la parola. Essendo muto, rimane muta anche la sua presenza nel racconto. Risalta invece la figura di Elisabetta. Anche qui tutto assomiglia alla narrazione iniziale della Genesi. Al momento del peccato, Adamo occupa un posto secondario: è infatti la donna che si lascia sedurre dal serpente. Proprio come Zaccaria che rimane nella penombra, mentre Elisabetta è guidata dallo Spirito di Dio. Per questo Elisabetta prende la parola e loda un'altra Donna, più grande di lei, della quale parlò la Genesi e i profeti annunziarono il futuro, e dice: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!» (Lc 1,42). Questa Donna è Maria santissima. In principio la donna fu motivo di dolore per il suo comportamento e la sua debolezza nel lasciarsi sedurre dalla voce del serpente. La nuova Donna invece è benedetta per aver saputo prestare attenzione alla voce di Dio. Se è vero che molte donne furono attente alla voce di Dio, nessuna lo fu come Maria. E se tutte le donne destinate alla maternità furono benedette come madri, nessuna lo fu come Maria. Il frutto del suo grembo è il Dio benedetto. Di fatto Elisabetta è piena di meraviglia, di gioia e di gratitudine nel conoscere che è la madre di Dio che viene nella sua casa. Per questo esclama: «A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?» (Lc 1,43). E la proclama beata: «Beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore» (Lc 1,45). Questa parola di lode alla Vergine Maria è passata dalle labbra di Elisabetta alle labbra di tutte le generazioni cristiane di tutti i secoli fino ad oggi, secondo la profezia della Madonna stessa: «Tutte le generazioni mi chiameranno beata» (Lc 1,48). E sarà così fino alla fine: la voce di Elisabetta crescerà di volume fino al giorno della grande lode, alla fine dei tempi, quando tutti contempleranno la beatitudine di Maria. Anche il mio amore alla Madonna deve esprimersi nella lode. «Lodare» vuol dire riconoscere e apprezzare l'eccellenza della persona di Maria, della sua funzione nella storia della salvezza, della sua situazione attuale accanto al Figlio suo nella gloria del cielo. La lode è il punto di partenza dell'amore. Lodiamo Maria, come fece Elisabetta. Tutti i giorni. Sempre. Come abbiamo appreso dalle labbra della nostra mamma:
Ave, o Maria,
piena di grazia,
il Signore è con te;
tu sei benedetta fra le donne
e benedetto è il frutto
del tuo seno, Gesù.

Magnificat

La mutezza di Zaccaria è abbondantemente compensata dalle parole che si odono sulle montagne della Giudea. Alla fine parlerà pure lui. Frattanto lo Spirito che parlò per bocca di Elisabetta muove Maria a lodare Dio. Le parole di Maria celebrano la grandezza di Dio e, indirettamente, la sua grandezza. Ripetuta attraverso i secoli, la voce di Maria risuona sulla terra e nei cieli, estasiando gli uomini, gli angeli e Dio. Motivo di canti, poemi, commenti, orazioni, musiche e arti, il Magnificat è immortale. Fino a quando dureranno il cielo e la terra queste parole di Maria non passeranno. E le labbra di quanti vorranno lodare Dio sapranno ripetere la lode che sgorgò dal cuore di Maria. Il Magnificat contiene tutti i sentimenti della Madonna: lode, gioia, salvezza, umiltà, santità e misericordia divine, potenza, generosità, giustizia, fedeltà... un inno alla Storia della Salvezza. Un inno del popolo eletto, di lei stessa. É una scala di valori divini paragonabili alle beatitudini. É un canto pregno di letizia e di esaltazione, di ringraziamento, di riconoscimento delle meraviglie operate in Maria. Canto soave e vibrante. Canto che rivela in Maria un'anima profondamente nutrita della parola di Dio. Un ricamo intessuto con le linee principali dell'Antico Testamento che si apre al Nuovo Testamento. Questo è il canto di Maria. Gabriele le aveva detto: «Rallegrati». Ed ecco che Maria si rallegra. Senza complessi di grandezza o di piccolezza, confessa la sua povertà e la sua grandezza, riconosce la potenza di Dio che agisce in lei come negli avvenimenti del passato, pensa al futuro al quale Dio sarà fedele.
Magnifica il Signore, Maria, ed esulta.
Esulta di gioia, perché Dio è il tuo Salvatore.
Esulta, perché Dio ha guardato alla tua umiltà di serva.
Esulta, perché d'ora in poi tutte le generazioni ti chiameranno beata.
Esulta, perché Dio ha operato in te cose inaudite, vere meraviglie.
Esulta, perché la sua misericordia è senza fine, perché il suo braccio è forte e stermina i superbi e i potenti.
Esulta, perché egli accoglie con bontà gli umili e li fa sedere alla sua mensa.
Esulta, perché dà da mangiare ai poveri affamati, lasciando digiuni i ricchi, soddisfatti del loro orgoglio e del loro lusso.
Esulta, perché Israele fu preso in braccio come un figlio.
Esulta, perché la misericordia circondò il tuo popolo, da Abramo fino a Gesù e per sempre.
Canta, Maria, rallegrati, esulta!

Donazione

Maria, così sublime nel suo canto, mentre profetizza a suo riguardo lodi perenni, è tanto semplice, tanto servizievole! «Rimase con Elisabetta quasi tre mesi» (Lc 1,56). Una donna che sta per partorire ha bisogno di aiuto. Poteva Maria non rimanere con Elisabetta in quel frangente? Lei che portava in grembo la Carità in persona: Dio. Come non diffonderla, a cominciare da sua cugina? Al servizio di Dio, Maria comprende che egli la vuole al servizio degli uomini. Colui che dirà: «Non sono venuto per essere servito, ma per servire» (Mt 20,28), anticipò la sua lezione nell'esempio di sua madre. Da lei, come uomo, avrà anche imparato la lezione. Dove c'è una necessità, là corre l'amore. E nell'intimo dell'amore che soccorre, vi è Dio. Maria in quel momento è provvisoriamente l'Amore che corre attraverso il mondo, portando al mondo l'Amore fatto uomo.
O Maria, quanto ci confondi con il tuo atteggiamento!
Nella tua grandezza sai essere semplice e servire.
Dispensi l'amore nella casa di Elisabetta,
dove una donna incinta e impossibilitata a lavorare;
dove sta per nascere un bambino;
dove un vecchio muto non può comunicare.
E tu, Maria, badi a tutto e a tutti,
e lo fai con amore, con delicatezza, sorridendo.
Poi torni a casa tua
con la stessa semplicità e premura con cui ne eri uscita.
Come chi presta un servizio
senza aver diritto a nessuna ricompensa.
Come chi ha semplicemente compiuto un dovere.

 

 

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Inserito Giovedi 7 Dicembre 2017, alle ore 12:48:09 da latheotokos
 
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