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Vergine dell'Avvento e Vergine Madre del Natale
CultoDa Maria Marcellina Pedico, Maria nell'Anno Liturgico e pietà popolare: Avvento, Natale, Quaresima, in AA. VV.,  La Vergine Maria nel cammino orante della Chiesa, Centro di Cultura Mariana "Madre della Chiesa", Roma 2002, pp. 2-21.

 1. LA VERGINE DELL’AVVENTO

«Avvento» è una parola cara alla Chiesa cattolica perché indica con forza il tempo che prepara al Natale, invitando i credenti a far memoria della nascita di Cristo non come un semplice ricordo, ma come un’esperienza decisiva della fede. L’Avvento non è solo quel periodo dell’anno che precede il 25 dicembre, ma il tempo dell’attesa e al tempo stesso della venuta di Cristo Gesù, atteso ieri, oggi, sempre, perché è colui che è venuto, viene e verrà.2 L’Avvento allora si configura come il tempo dell’attesa che non delude e si fa conversione, della disponibilità accogliente che diviene lode incessante, della speranza gioiosa che si volge in amore e in preghiera, della meraviglia e dello stupore che portano alla contemplazione. I1 credente attende cioè, con vigile attesa e con cuore sponsale, la venuta di Cristo nell’umiltà della nostra carne, e si prepara all’incontro con lui nella gloria. La liturgia del tempo di Avvento celebra dunque le due venute di Cristo Signore: la prima, nell’umile silenzio, quando il Figlio di Dio – nella pienezza dei tempi (cf. Gal 4,4) – prese carne nel grembo della Vergine Maria; la seconda, nella gloria, quando alla fine dei tempi Cristo tornerà per giudicare i vivi e i morti e condurre i giusti nella casa del Padre, dove la Vergine li ha preceduti e da dove continuamente intercede per essi. Nella prospettiva di questo particolare progetto – unico all’interno dell’anno liturgico – che abbraccia l’inizio e il compimento della storia della salvezza, la Chiesa rivolge di frequente lo sguardo di fede a Maria per invocare il suo aiuto nel proprio cammino di conformazione a Cristo e per assumere gli stessi atteggiamenti da lei vissuti nell’attesa-venuta di Cristo Signore.3

1.1. Maria nella liturgia dell’Avvento
Le luci del mistero di Maria nel tempo di Avvento sono racchiuse nelle pagine bibliche del Lezionario e nelle orazioni presidenziali del Messale: quest’ultime aprono, accompagnano e chiudono ogni celebrazione eucaristica. Si pensi all’orazione iniziale, chiamata «colletta», a quella denominata «orazione sulle offerte» (o super oblata), oppure all’«orazione di ringraziamento» (o dopo la comunione). Porre attenzione su questi testi di preghiera costituisce – al dire dei liturgisti – un punto di partenza per una spiritualità mariana che abbia nella preghiera liturgica un suo perno qualificante. Alla costante e assidua lettura/meditazione delle orazioni distribuite nei vari momenti della celebrazione liturgica consegue un grande arricchimento spirituale: i tratti del volto di Maria aiutano a ravvivare il ricordo di ciò che crediamo e a guidare le azioni secondo un vissuto autenticamente cristiano. L’eucologia mariana occidentale non si esaurisce nei soli testi della celebrazione eucaristica, ma si prolunga nella Liturgia delle Ore, dove convergono molti elementi. Un posto principale lo hanno i salmi, intercalati da antifone; le letture, intercalate da responsori; gli inni e le preghiere d’intercessione. Questi testi, che ci sono stati consegnati fin dall’antichità, riservano alla Vergine un posto di rilievo. Come tali, possono aiutarci nell’«oggi-e-qui» della liturgia e della storia a pregare, a formulare in modo essenziale la nostra fede, a derivarne motivazioni e indicazioni per la nostra crescita interiore, a disegnare un percorso su cui ordinare la nostra vita. La liturgia dell’Avvento facilita quanto si dovrebbe sperimentare in ogni tempo dell’Anno liturgico: e cioè ispirarsi a Maria quale modello dell’atteggiamento spirituale con cui la Chiesa celebra e vive i divini misteri (Marialis cultus 16). L’Avvento, quale celebrazione intensa dell’attesa del Messia e gioiosa scoperta del mistero di Cristo presente in ogni pagina dell’Antico Testamento, diventa perciò stesso memoria della Vergine Madre, i cui tratti si vanno via via precisando attraverso profezie, figure e simboli.4
Nel tempo di Avvento si proclamano alcune profezie di grande portata riguardanti la Madre del Messia Salvatore: Genesi 3,15: la prima ‘buona novella’, pronunciata da Dio stesso dopo la funesta disobbedienza dei progenitori: «Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno». Isaia 7,14: la regina delle profezie mariane: sulla vergine che darà alla luce: «I1 Signore stesso vi darà un segno: ecco la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele: Dio-con-noi». Isaia 11,1: vaticinio sulla genealogia davidica del Messia: «In quel giorno, un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici».Michea 5,1-2: profezia sulla partoriente di Betlemme: «Da te uscirà colui che deve essere il dominatore in Israele; [...] Dio li metterà in potere altrui fino a quando colei che deve partorire partorirà».
Oltre alle profezie, si presentano al nostro sguardo figure di madri che preannunciano la fisionomia spirituale e la funzione di grazia della Madre del Messia. Tra esse ricordiamo: la dolce Rut, moabita, pia straniera, antenata di David; la moglie di Manoach, donna sterile che per favore divino divenne madre del giudice Sansone; la mite Anna, moglie sterile di Elkana, donna umiliata, che Dio esaudì nella sua afflizione ed esaltò concedendole di concepire e dare alla luce il profeta Samuele; l’anziana Elisabetta, moglie del sacerdote Zaccaria, sterile anch’essa, a cui il Signore concesse di essere la madre di Giovanni il Precursore. Sono maternità prodigiose – grembi sterili divenuti fecondi per favore divino – che, nel disegno salvifico di Dio, prefigurano la maternità ancor più prodigiosa di Maria di Nazaret, madre vergine del Salvatore del mondo.
Oltre alle profezie e alle figure di madri si aggiungono i simboli, attraverso i quali la liturgia dell’Avvento celebra la maternità di Maria: la terra, simbolo primordiale del grembo materno: dalla terra-Maria germoglia il Salvatore (cf. Gn 2, 5. 7; Is 4, 2; 45, 8; Sal 84, 12-13); la porta, simbolo di passaggio ad una nuova condizione, di ingresso e di apertura (cf. Ez 44, 2-3; Sal 23, 7), che si apre perché per mezzo di lei – Maria giunga a noi il Salvatore, e resta chiusa «perché per essa è passato il Signore, Dio d’Israele» (Ez 44, 2); la casa, simbolo di spazio protettivo, rassicurante, di abitazione felice, nella quale – la Vergine –, per nove mesi ha abitato il Verbo incarnato; il tempio, luogo-simbolo per eccellenza della presenza di Dio fra noi: si applica a Maria per la singolare presenza in lei del Verbo di Dio.
La celebrazione dell’Avvento è soprattutto spazio per la celebrazione della Vergine nella sua vicenda personale. La vita della Vergine non è mai da considerare solo cronaca, ma sempre momento di storia salvifica, non fatto puramente individuale, ma mistero riguardante tutta la Chiesa, non episodio isolato, ma sintesi del tempo che la precede e profezia del tempo avvenire. Della vicenda personale di Maria, la liturgia dell’Avvento evidenzia – nel breve arco di quattro settimane – ben tre grandi misteri: l’Immacolata Concezione (8 dicembre), l’annunzio a Maria (20 dicembre) e la visita ad Elisabetta (21 dicembre). La solennità del concepimento immacolato di Maria commemora un singolare intervento salvifico di Dio: la protoredenzione, per cui la Vergine, preservata nella Concezione da ogni macchia di peccato e avvolta dalla grazia divina, fu redenta in modo singolare. Ma l’intervento operato da Dio fu in vista della maternità di Maria: «Tu hai preservato la Vergine Maria da ogni macchia di peccato originale, perché, piena di grazia, diventasse degna Madre del tuo Figlio».5 In quel giorno stesso la liturgia proclama l’annunzio della maternità di Maria: «L’angelo le disse: "Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai’ alla luce e lo chiamerai Gesù" (Lc 1, 30-31)».6 Gli altri due eventi salvifici sono celebrati in giorni caratteristici dell’Avvento e nella IV domenica: l’Annunciazione nell’anno B, la Visitazione nell’anno C. Si tratta di due eventi densi di contenuti salvifici. Si comprende pertanto come essi abbiano dato luogo a due feste peculiari, ricorrenti fuori del tempo di Avvento, rispettivamente il 25 marzo e il 31 maggio. Ma l’importanza che queste feste hanno nella trama dell’anno liturgico non deve oscurare il rilievo che alla celebrazione del mistero dell’Incarnazione del Verbo della visita di Maria a Elisabetta viene dato nelle settimane prenatalizie. Dai Vespri di apertura fino alla vigilia del Natale la pagina lucana dell’annuncio a Maria dà alla liturgia dell’Avvento, anche quando essa è protesa verso l’ultima, gloriosa venuta di Cri-sto, un incomparabile carattere di attesa, di desiderio, di gioia messianica. Nel tempo di Avvento, dunque, mentre la liturgia intensifica la supplica perché le nubi piovano il Giusto (cf. Is 45,8), si delinea, sempre più nitida, la figura della Vergine dell’attesa, terra gravida del seme della Parola.

1.2. Pietà popolare mariana in Avvento
Non solo la liturgia, anche le forme di pietà popolare dedicano nel tempo di Avvento una particolare attenzione a santa Maria; lo attestano inequivocabilmente i vari pii esercizi,7 soprattutto le novene dell’Immacolata e del Natale. Al dire del Direttorio sono da incoraggiare la corona dell’Avvento, le processioni dell’Avvento, le «Tempora d’inverno» (da valorizzare come momento di supplica e di riflessione sul significato del lavoro umano), la novena di Natale (per la quale si suggerisce di solennizzare la celebrazione dei Vespri con la partecipazione dei fedeli, prima o dopo dei quali potrebbero essere valorizzati alcuni elementi della pietà popolare), il presepio. Soffermiamoci sulla Novena dell’Immacolata, l’Angelus Domini, le «Litanie di Santa Maria della Speranza».
        - Novena dell’Immacolata
        Precisa il Direttorio al n. 102 che la solennità dell’Immacolata, profondamente sentita dai fedeli, dà luogo a molte manifestazioni di devozione popolare. Al riguardo possiamo richiamare l’omaggio floreale, che molti fedeli ogni anno compiono in piazza di Spagna a Roma o in altre piazze cittadine.8 Tradotto in proposta di vita evangelica, di cui l’Immacolata è modello, questo semplice gesto può costituire uno dei segni esteriori più belli di vera devozione. Quanti credono nella potenza dell’amore di Dio trovano in Maria Immacolata sostegno e forza per continuare nella lotta contro il male e il peccato, in vista dell’edificazione del regno di Dio. Non c’è dubbio tuttavia che la manifestazione più sentita in occasione di questa solennità è la novena dell’Immacolata. «Il contenuto della festa della Concezione pura e senza macchia di Maria, in quanto preparazione fontale alla nascita di Gesù, si armonizza bene con alcuni temi portanti dell’Avvento: anch’essa rinvia alla lunga attesa messianica e richiama profezie e simboli dell’Antico Testamento, usati pure dalla Liturgia dell’Avvento. Dove ci celebri la novena dell’Immacolata si dovranno mettere in luce i testi profetici, che partendo dal vaticinio di Genesi 3,15 sfociano nel saluto di Gabriele alla "piena di grazia" (Lc 1,28) e nell’annuncio della nascita del Salvatore (cf. Lc 1,31-33)» (Direttorio 102). Il popolo cristiano attraverso la partecipazione alla novena è sollecitato per nove giorni a lodare e a ringraziare Dio perché ha anticipato in Maria Immacolata l’azione salvifica di Cristo: la veste di santità che ella riceve è veste candida, perché lavata «con il sangue dell’Agnello» (Ap 7,14); ha preparato Maria ad essere degna Madre del Messia redentore: fin dal primo istante della sua vita terrena, ella è luogo dove Dio, che è santità, misericordia, amore, abita come nella propria casa; ha reso Maria piena di santità e di bellezza divina, rivelando in lei la vocazione di tutti noi: siamo amati da Dio e questo da sempre. Come risulta evidente, il sentire che regola questa solennità non è quello della discussione teologica, ma della lode: nell’Immacolata celebriamo l’infinita misericordia di Dio verso l’umanità. Come credenti è importante allora che attingiamo alla celebrazione liturgica gli atteggiamenti che sono quelli di Maria: il desiderio di Dio, l’invocazione della sua grazia, il ringraziamento, la fecondità dell’obbedienza al Signore, il fascino della via della bellezza.9
        - Angelus Domini
        Una preghiera semplice, teologicamente e biblicamente ricca, che può accompagnare questo tempo è il pio esercizio dell’Angelus Domini ispirato al genere liturgico e concluso dall’orazione di un’antica messa dell’Annunciazione (cf. Marialis cultus 41). L’Angelus ricorda tre volte al giorno l’annuncio a Maria e l’incarnazione del Verbo, esprimendo con grande efficacia uno dei misteri essenziali della nostra fede. La nota «mariana» (il sì di Maria alla volontà del Padre) se viene spiegata alla luce delle nuove acquisizioni biblico-teologiche, dà lo spunto per dire ai fedeli che Maria «pur completamente abbandonata alla volontà del Signore, fu tutt’altro che donna passivamente remissiva o di una religiosità alienante, ma donna che non dubitò di proclamare che Dio è vindice degli umili e degli oppressi» (Marialis cultus 37). Nel periodo dell’Avvento gli operatori della pastorale sono chiamati a un duplice impegno: sensibilizzare le famiglie cristiane a recitare almeno qualche volta l’Angelus Domini, e istruirle mediante un’opera di catechesi, sempre indispensabile per una crescita nella pietà mariana. Per valorizzare questo pio esercizio risultano quanto mai utili le celebrazioni della Parola il cui momento centrale potrebbe essere costituito dalla proclamazione del brano di Luca 1,26-38 o dal canto dell’1Angelus Domini.10
        - Litanie di Santa Maria della Speranza
        Afferma il Direttorio: «Accompagnata da molteplici manifestazioni popolari, nel Continente Americano si celebra, all’approssimarsi del Natale, la festa di Nostra Signora di Guadalupe (12 dicembre), la quale ben favorisce la disposizione ad accogliere il Salvatore: Maria "unita intimamente alla nascita della Chiesa in America, fu la Stella radiosa che illuminò l’annuncio di Cristo Salvatore ai figli di questi popoli"» (n. 102). Nel tempo di Avvento, tempo liturgico di attesa e di speranza, il canto/preghiera delle «Litanie di Santa Maria della Speranza»11 – che esprimono la fede e l’amore del popolo latino-americano verso la Vergine di Guadalupe, la dolce e cara «Morenita», come viene affettuosamente chiamata dai messicani – è particolarmente adatto. «Santa Maria della speranza». Così inizia l’antifona litanica del formulario e così la tradizione cristiana ama chiamare Maria. E a ragione. Il titolo trae origine dall’atteggiamento spirituale caratteristico di tutta la vita della madre di Dio, quello cioè espresso nell’invocazione: «donna fedele nell’attesa ». Come donna ebrea, Maria, «pienezza d’Israele», attende implorante la venuta del Messia liberatore; quale madre gravida del Verbo attende l’ora di dare alla luce Cristo, speranza dell’umanità; quale «serva della redenzione», associata all’opera redentrice del Figlio, attende durante oscuri e lunghi anni la sua manifestazione di Salvatore di tutte le genti; quale «primizia della Pasqua» attende che giunga l’ora indecifrabile della passione-glorificazione di suo Figlio, «Signore della storia»; quale «donna fedele presso la Croce» attende, sola, piena di fede e di speranza che il Figlio deposto nella tomba risorga a vita nuova e immortale; quale «presenza orante» tra i discepoli di Cristo attende con perseveranza dall’Ascensione alla Pentecoste la venuta dello Spirito; quale «inizio e madre della Chiesa» è modello del credente che attende l’ultima venuta di Cristo, «speranza del creato». A queste invocazioni, che orientano alla contemplazione di «Santa Maria della speranza», segue la supplica: «illumina il nostro cammino». La richiesta dell’intercessione della Vergine, che presuppone e si inquadra nell’unica mediazione di Cristo, è strettamente legata alla logica del cammino. Nella sacra Scrittura è frequente il tema del cammino. È una di quelle esperienze che hanno forgiato il popolo di Israele caratterizzandolo come «popolo in cammino»: da Abramo (Gn 12,4) al popolo degli Israeliti che si mettono in cammino secondo l’ordine del Signore (cf. Num 10,13), a Maria pellegrina verso la città di Giuda, a Gesù che cammina sulle strade della Palestina verso Gerusalemme, ai suoi discepoli che dopo la Pentecoste si mettono in cammino per le vie del mondo, alla Chiesa, nuovo Israele, pellegrina sulla terra. Ogni cammino-pellegrinaggio, mosso da una fede ed animato e sorretto da una speranza, è caratterizzato ovviamente da una meta. Ma richiede anche la presenza di segni che ne richiamino e indichino il percorso. In questa prospettiva acquista significato il riferimento a Maria «segno luminoso» posto sul cammino della Chiesa. Nei momenti più bui della vita e di grande sofferenza, nei quali sembra prevalere un tetro grigiore, Maria illumina segretamente il cammino del credente. Anzi – vi si affermano le Litanie – è la «Speranza dei poveri, degli oppressi, degli innocenti, dei perseguitati»: essi sanno che la Vergine li ama, li protegge, li difende, asciuga i loro occhi, li guida verso la patria del cielo, dove lei già vive gloriosa.
Al termine di questa prima parte su «La Vergine dell’Avvento» possiamo dire che nel breve arco di quattro settimane la liturgia romana e la pietà popolare fanno memoria e valorizzano la figura della Vergine in modo esemplare: Maria è colei che ha vissuto in modo compiuto l’attesa del Natale di Gesù, l’Emmanuele, il Dio-con-noi (cf. Sacrosanctum concilium 102-103).


2. LA VERGINE MADRE


Tra le feste cristiane che non cadono di domenica, quella di Natale è senza dubbio la prima e la principale, dopo le domeniche di Pasqua e di Pentecoste. Natale è la festa molto amata dalla pietà della Chiesa e dalla devozione popolare, ed è tanto sentita anche dalla nostra cultura contemporanea, nonostante gli abusi del consumismo. Natale è un momento importante per i cristiani: è la festa in cui si celebra il grande mistero della presenza della Parola fatta carne in mezzo a noi. Per questo la sua celebrazione deve avvenire in modo riflessivo, cosciente. Un Natale celebrato senza preparazione penitenziale e senza un’Eucaristia gioiosa e solenne, senza attenzione ai poveri e agli emarginati, senza austerità e moderazione, senza condivisione e perdono reciproco, senza richiesta di aiuto a Maria, la Vergine dell’attesa, è un Natale banale, che non lascia traccia nella vita.

2.1. Maria nella liturgia del Natale
Il 25 dicembre la liturgia celebra il «Natale di nostro Signore Gesù Cristo secondo la carne», come diceva l’antico martirologio latino. Ma – si sa – la nascita di un figlio è festa della madre. Perciò il tempo natalizio «costituisce una prolungata memoria della maternità divina, verginale, salvifica di colei la cui illibata verginità diede al mondo il Salvatore» (Marialis cultus 5). Antifone, responsori, inni del giorno di Natale e dell’ottava sono pervasi di riverente ammirazione per il parto verginale di Maria e di grato amore per il frutto benedetto del suo grembo: «Oggi il Re del cielo nasce per noi dalla Vergine, per ricondurre l’uomo perduto al regno dei cieli».12
Ma soprattutto nell’ottava del Natale – il 1° gennaio –, la liturgia celebra, commossa e lieta, la solennità di «Maria santissima Madre di Dio»: «Salve, Madre santa, tu hai dato alla luce il Re che governa il cielo e la terra per i secoli in eterno ».13 «Beata, o Vergine Maria: hai portato il Creatore del mondo. Hai dato vita a colui che ti ha creata, e sei vergine per sempre».14 La Marialis cultus così commenta il contenuto di questa solennità: «Collocata secondo l’antico suggerimento della liturgia di Roma al 1° gennaio, è destinata a celebrare la parte avuta da Maria nel mistero della salvezza e ad esaltare la singolare dignità che da ciò le deriva, ed è un’occasione propizia per rinnovare l’adorazione al neonato Principe della- Pace, per riascoltare il lieto annuncio angelico: pace in terra agli uomini..., e per implorare da Dio, mediatrice la Regina Pacis, il dono supremo della pace» (Marialis cultus 5). La celebrazione della maternità divina di Maria diviene occasione per allargare il senso di tale maternità alla Chiesa e all’umanità tutta, sulla quale si implora la pienezza della "pace" nel denso significato biblico.
Il 6 gennaio, «Epifania del Signore», la liturgia, mentre celebra la vocazione universale alla salvezza, contempla la Vergine come vera sede della Sapienza e vera Madre del Re. Maria presenta il Redentore di tutte le genti ai magi, primizia dei gentili, i quali nel neonato Gesù riconoscono e adorano il Cristo Messia (cf. Mt 2,11)» (cf. Marialis cultus 5).
La festa della «Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe» (domenica fra l’ottava di Natale) non è tanto contemplazione della serena vita domestica che conducono i santi Sposi di Nazaret e il loro figlio Gesù, quanto celebrazione del mistero dell’infanzia e della vita nascosta del Salvatore: tempo segnato da persecuzione (cf. Mt 1;13-18), dalla kenosis del Re della gloria, dall’episodio «pasquale» dello smarrimento del Figlio nel tempio di Gerusalemme; tempo in cui Maria di Nazaret appare nella pienezza della sua funzione di Madre: Gesù le è sottomesso; ma ella, profondamente partecipe della vicenda del Figlio, ha il cuore trafitto dal dolore (cf. Lc 2,35-48), cuore trasformato in scrigno dove lei, la Madre, custodisce la memoria di parole ed eventi riguardanti Gesù (cf. Lc 2,19. 51).
La festa della «Presentazione del Signore» (2 febbraio), celebrata nel quarantesimo giorno del Natale, «è memoria congiunta del Figlio e della Madre, cioè celebrazione di un mistero di salvezza operato da Cristo, a cui la Vergine fu intimamente unita come madre del Servo sofferente di Ihwh» (Marialis cultus 7): le braccia della Madre consegnano il Bambino alle braccia di Simeone, «uomo giusto e timorato di Dio» (Lc 2,25), perché in lui abbia luogo l’incontro tra il Messia e il suo popolo e perché egli, guidato dallo Spirito (cf. Lc 2,26.27), proclami Gesù luce delle genti e gloria d’Israele (cf. Lc 2,32).

2.2. Pietà popolare mariana nel tempo natalizio
Nel tempo di Natale «gran parte del ricco e complesso mistero della manifestazione del Signore trova ampia eco ed espressioni proprie nella pietà popolare» (Direttorio 108). Ricordiamo ad es. l’albero di Natale, lo scambio di auguri, i regali, i canti, i presepi, il bacio del Bambino Gesù e la sua collocazione nel presepio allestito in chiesa o nelle adiacenze. Alcune espressioni di pietà popolare traggono la loro originaria ispirazione dagli avvenimenti dell’infanzia del Salvatore e, quindi, sono un richiamo obbligato alla figura di Maria, sua Madre.
        - Presepio
        Il presepio contraddistingue il periodo natalizio.15 I suoi elementi essenziali sono suggeriti dai Vangeli dell’Infanzia. San Luca narra della nascita di Gesù a Betlemme, dei pastori che vegliavano il gregge, come faceva il giovane Davide nei dintorni della città. San Matteo indica Betlemme come luogo visitato dai magi, che andarono incontro al Messia, guidati dalla stella, il simbolo geografico del Natale. Il presepio, infatti, è la ricostruzione delle pagine evangeliche che hanno ispirato san Francesco d’Assisi, nella notte di Natale del 1223, a organizzare a Greccio, piccola borgata dell’Umbria, la sacra rappresentazione della nascita di Gesù, dopo aver ottenuto il permesso di Papa Onorio III. Varie figure appaiono ogni anno nel presepio: i pastori, che accolgono l’annuncio dell’angelo; il gregge che si riposa tranquillo; le case della città in lontananza; la grotta e la mangiatoia con i protagonisti: Maria, Gesù e Giuseppe e, in lenta marcia verso Betlemme, la carovana dei magi. La costruzione progressiva del presepio può assumere una forza pedagogica. Con ogni probabilità è uno degli strumenti più efficaci per visualizzare le scene evangeliche, di sicuro è dotato di una energia maggiore rispetto a quella dei moderni mezzi audiovisivi. Sarebbe quanto mai positivo accompagnare la costruzione del presepio facendo riferimento alle pagine evangeliche. Il programmare a tappe la collocazione delle figure nei rispettivi gruppi di scene potrebbe offrire l’occasione, nei giorni precedenti il Natale, per leggere – una volta collocato ciascun gruppo – il brano corrispondente del Vangelo: di Luca, per la nascita di Gesù e per l’annuncio ai pastori, di Matteo, per i magi. Questo riferimento ai Vangeli aiuterebbe anche a dare al presepio la prospettiva della fede cristiana, evitando che si confonda con un gioco da bambini.16 Riguardo al personaggio «Maria di Nazaret» sulla scena «presepiale», nei primi secoli del cristianesimo è prevalsa la tipologia iconografica ellenica della Natività, dove Maria è raffigurata seduta. Più tardi si è sviluppata quella siriaca, con la Madre di Dio coricata, che sopravvisse fino al XIV secolo. La collocazione attuale di Maria sul presepio, di derivazione francescana, dà un evidente risalto al suo ruolo fondamentale di Madre. Maria, inginocchiata con il capo leggermente proteso in avanti, volge le mani giunte in atto di adorazione del divin Figlio nella mangiatoia. Indossa una tunica talare rosa, tipica dell’antica Palestina, ed «è rivestita di un manto blu che la ricopre dalla testa ai piedi e reca tre stelle – una sul capo e due sulle spalle – a significare la sua verginità prima, durante e dopo il parto e la grazia della Trinità divina che l’ha santificata nello spirito, nell’anima e nel corpo».17
        - Canti natalizi
        La più nota canzone natalizia: «Tu scendi dalle stelle»,18 sta per compiere 250 anni di vita, immortalata anche da Eduardo de Filippo nel suo famoso lavoro teatrale, «Natale in casa Cupiello».19 Le sette strofe che iniziano con «Tu scendi dalle stelle, o Re del cielo, e vieni in una grotta al freddo e al gelo» furono infatti composte nel dicembre 1755 da sant’Alfonso Maria de’ Liguori, mentre stava predicando una missione a Nola, nei pressi di Napoli. Immediatamente la dolce lirica e l’orecchiabile motivo si diffusero in tutta la Campania e via via si propagarono dovunque in Italia, anche in seguito alle missioni popolari tenute dai Padri redentoristi. A sant’Alfonso risalgono anche altre due composizioni natalizie: quella mariana: «Fermarono i cieli la loro armonia, cantando a Maria la nanna a Gesù», e quella in dialetto napoletano, «Quanno nascette Ninno a Bettalemme era notte e parea miezo juorno». Nel Settecento, Napoli si segnala all’attenzione di tutti per la costruzione dei presepi: da quello costruito dalle mani stesse di re Carlo di Borbone per la reggia, da quelli classici del Somma, Bottiglieri, Cappelli e soprattutto del Sammartino, fino a quelli più semplici, ma anche più veri, nelle case dei poveri, nei bassí, nelle botteghe, nei vicoli. Su questo fervore di sacro artigianato sant’Alfonso nella «Novena di Natale» cala la sua meditazione invitando i fedeli a fare del proprio cuore un presepe, dove accogliere Cristo che viene. In sintonia con il suo popolo anche il santo attende, prega, canta e gioisce per il Natale. Con la sua spontaneità e freschezza, che assicurano al canto i valori eterni, Alfonso contempla Maria accanto al Bambino nell’atto di intonargli la ninna nanna: il cosmo si ferma estatico davanti a questo miracolo d’amore: «Fermarono i cieli / la loro armonia / cantando Maria / la nanna a Gesù». Almeno a Natale tutti devono gioire e pregare; anche gli scugnizzi. Per questi il santo ricorre al dialetto. E non è irriverenza la sua o disimpegno letterario, ma ricerca di una comunicazione di squisito sapore confidenziale: «Quanno nascette Ninno a Bettalemme era notte e parea miezo juorno». Però il canto: «Tu scendi dalle stelle» ha indissolubilmente legato il nome di sant’Alfonso alla solennità del Natale. Il santo risale all’immenso amore di Cristo, che si fa Bambino, attraverso il ritmo di efficaci contrasti. L’amore vero non sopporta le distanze e Cristo non si limita a contemplare le sofferenze dell’uomo, ma le sperimenta e condivide nella sua carne. Scende allora dalle stelle e viene in una grotta, al freddo, al gelo; alla ricchezza di Creatore del mondo, alla festa eterna nel seno del Padre, preferisce un’assoluta povertà, fino alla mancanza di panni e di fuoco, fino al dolore e al pianto. Ma ecco, tra la terza e la quarta strofa, la chiave del messaggio: «Tu piangi non per duol, ma per amore... Caro, non pianger più, ch’io t’amo, io t’amo...». Il canto poi si chiude, in linea con il sentire alfonsiano, con il ricorso e l’invocazione a Maria, l’ultima speranza per riordinare le cose: «O Maria, speranza mia, s’io poco amo il tuo Gesù, non ti sdegnare; /amalo tu per me s’io nol so amare». Ancora oggi con sant’Alfonso è possibile ritrovare i ritmi giusti, per un’autentica atmosfera natalizia. L’aveva già intuito il genio di Giuseppe Verdi quando, dopo aver ascoltato l’inno del santo durante la veglia natalizia del 1890, nel palazzo Doria a Genova, esclamò: «Senza questa pastorale, Natale non sarebbe Natale».
        - Riscoprire l’Ave Maria
        «La solennità del 1° gennaio, eminentemente mariana, offre una spazio particolarmente adatto per un incontro della pietà liturgica con quella popolare: la prima celebra quell’evento con i moduli che le sono propri; la seconda, se debitamente educata, non mancherà di dare vita a espressioni di lode e di felicitazione alla Vergine per la nascita del suo Figlio divino, e di approfondire il contenuto di tante formule di preghiera, a cominciare da quella tanto cara ai fedeli: «Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori» (Direttorio 115). In verità, l’Ave Maria, cominciata, per così dire, con la redazione del Vangelo di Luca e conclusa, da un punto di vista liturgico-giuridico, solo nel 1569, quando Pio V la introdusse nel Breviario Romano, è la preghiera più conosciuta e più comune che la Chiesa rivolge alla Madre di Dio: s’impara da bambini, si ripete per tutta la vita. È una preghiera semplice e popolare che trae origine dal Vangelo e porta però in sé una serie di espressioni che manifestano l’animo umano nella sua situazione concreta. È la preghiera che pone l’orante in relazione con la Madre di Gesù e madre nostra, a cui presenta il suo saluto e le sue richieste. Frutto dell’ispirazione divina e dell’esperienza ecclesiale, l’Ave Maria risuonerà sempre come la lode più pura e la supplica più intensa dei figli peccatori, ma fiduciosi nell’intercessione di Maria, dal cui grembo verginale è nato il Salvatore del mondo. Quale vero tesoro di fede, di amore filiale, di confidenza e di sicura speranza, l’Ave Maria è preghiera biblica, perché la prima parte è tratta dal Vangelo di Luca; è preghiera ecclesiale, perché riflette l’esperienza della Chiesa e ne esprime la fede; è preghiera liturgica, perché ricorre evocatrice in varie celebrazioni della Liturgia delle Ore e dei santi misteri; è preghiera popolare, perché costituisce il nucleo essenziale di pii esercizi molto diffusi e amati dal popolo cristiano, quali l’Angelus Domini e il Rosario; è infine preghiera catechetica, perché fonte ispiratrice dell’insegnamento della Chiesa e oggetto essa stessa della sua catechesi. Cos’è l’Ave Maria, se non una collana formata da due, tre, perle tutte riprese dalle Scritture, e annodate da una pietra preziosa, il nome di Gesù?
La prima parte è una lode e pone sulle nostre labbra il saluto stesso che Dio rivolse, per mezzo dell’angelo, a Maria di Nazaret (Lc 1,28) e l’elogio che Elisabetta rivolse alla Madre del Signore (Lc 1,42-43). Si tratta di una sintesi rigorosa del mistero della Vergine: della sua santità e della trasformazione operata in lei dalla grazia («piena di grazia»), della sua singolare elezione («benedetta tu fra le donne»), del favore con cui Dio l’accompagna nella missione che le affida («il Signore è con te»), della sua maternità messianica e salvifica («benedetto il frutto del tuo seno»).
La seconda parte è una supplica ed è frutto dell’esperienza della Chiesa: della sua fede nella maternità divina («Madre di Dio»), della sua fiducia nell’intercessione materna e misericordiosa della Vergine («prega per noi»), accompagnando il cristiano, debole e peccatore («peccatori»), nel cammino della vita: «adesso», il presente, quale espressione concreta di vita e possibilità unica di agire; e «nell’ora della morte», quale occasione decisiva: momento temuto e desiderato, tenebroso e luminoso, di lotta e di riposo, di fine e di inizio.20
        - Affidamento familiare alla Santa Famiglia di Nazaret
        «La festa della Santa Famiglia di Nazaret offre un ambito celebrativo adatto per lo svolgimento di alcuni riti o momenti di preghiera propri della famiglia cristiana» (Direttorio 112). Tale festività potrà essere occasione per la rinnovazione dell’affidamento familiare alla Santa Famiglia di Nazaret, la benedizione dei figli, prevista nel Rituale, il rinnovo degli impegni matrimoniali o lo scambio delle promesse sponsali dei fidanzati (cf. Direttorio 112).21 Riguardo alla formula di preghiera dell’«Atto di affidamento», legittimamente approvata,22 il Direttorio indica gli atteggiamenti da assumere, i criteri da tener presente e le modalità di attuazione: come indica il Manuale delle indulgenze, «deve essere espressa in modo corretto, in una linea, per così dire, liturgica: al Padre per Cristo nello Spirito Santo, implorando l’intercessione gloriosa di Maria, alla quale ci si affida totalmente, per osservare con fedeltà gli impegni battesimali e vivere in atteggiamento filiale nei suoi confronti; deve essere compiuta al di fuori della celebrazione del Sacrificio eucaristico, trattandosi di un gesto di devozione non assimilabile alla Liturgia: l’affidamento a Maria infatti si distingue sostanzialemente da altre forme di consacrazione liturgica» (Direttorio 204).23
Al termine di questa seconda parte possiamo dire in sintesi che la liturgia del tempo di Natale e le manifestazioni della pietà popolare sono fondamentalmente caratterizzate dall’invito a riconoscere Maria come la Madre di Dio e a vederla presente nelle varie manifestazioni del Figlio.

NOTE
2 Cf. AA.VV., Cristo Signore ieri, oggi, sempre, Centro Studi USMI, Roma 1996.
3 Cf. S. ROSSO, Avvento, in Nuovo Dizionario di Mariologia, a cura di S. De Fiores e S. Meo, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo 1985, p. 185-210; I. M. CALABUIG, L’Avvento spazio celebrativo del mistero della Vergine, in AA. VV., Come celebrare Maria. Principi e proposte, Centro di cultura mariana «Madre della Chiesa», Roma 1981, p. 19-39. S. DE FIORES, Avvento, tempo mariano, in Riparazione mariana, n. 6/1974, 2-5; IDEM, Chi è Maria per noi?, San Paolo, Cinisello Balsamo 2001, p. 84-86.
4 Cf. I. M. CALABUIG, Maria, la Madre di Cristo, nell’Anno liturgico, in M. M. PEDICO (a cura di), Maria di Nazaret itinerario del lieto annuncio, Edizioni Monfortane, Roma 1998, p. 81-89; L. GAMBERO, Simbologia della maternità divina di Maria nei Padri greco-orientali, in I. M. CALABUIG (a cura di), Virgo Liber Verbi. Miscellanea di studi in onore di p. Giuseppe M. Besutti, Edizioni «Marianum», Roma 1991, p. 173-208; A. GILA, Testi e simboli biblici riletti dai Padri in chiave mariana, in Theotokos 8 (2000) p. 601-631.
5 Messale Romano, 8 dicembre, Prefazio.
6 Vangelo della messa dell’8 dicembre.
7 Sul significato da attribuire alla locuzione «pio esercizio», è bene tener presente quanto richiama il Direttorio. Nell’Introduzione al n. 7 il documento spiega il suo significato, come pure quello di altri termini (devozioni, pietà popolare, religiosità popolare). Vi si afferma che il pio esercizio è un’espressione della pietà cristiana la quale, pur non facendo parte della liturgia, è in armonia con essa, ne rispetta lo spirito, le norme, i ritmi; si svolge nell’ambito della pietà popolare, la cui sorgente è lo Spirito di Dio che lo suscita nella Chiesa; ha sempre un riferimento alla rivelazione cristiana e uno sfondo ecclesiale: riguarda la realtà di grazia che Dio ha rivelato per mezzo di Cristo e costituisce una risposta cultuale del popolo di Dio all’amore salvifico del Padre. Alcuni pii esercizi si compiono per mandato dei vescovi, altri fanno parte della tradizione cultuale di una chiesa particolare o di Istituti di vita consacrata. Il loro riconoscimento è da parte della Sede Apostolica (si pensi ad es. alle litanie lauretane o al Rosario); oppure dall’autorità di un vescovo, dagli organismi legislativi di un Istituto di vita consacrata o, ancora, dal fatto di una lunga consuetudine mai contestata ne garantisce la conformità alla fede della Chiesa e li fa ritenere un’espressione valida della pietà cristiana. Il Direttorio riguardo ai pii esercizi conferma quanto il magistero e in particolare Paolo VI aveva indicato nella Marialis cultus nel 1974. I pii esercizi devono esprimere la nota trinitaria, la componente cristologica, la dimensione pueumatologica, il carattere ecclesiale; devono ricorrere costantemente alla parola di Dio, non trascurare le esigenze del movimento ecumenico, considerare gli aspetti antropologici delle espressioni cultuali, esplicitare l’impegno missionario e il dovere della testimonianza (cf. nn. 185-207 del Direttorio). Frutto ed espressione della pietà di un popolo, i pii esercizi ne costituiscono la fisonomia, manifestano cioè lo stile che la comunità dei fedeli assume verso la Vergine. 8 Cf. S. CECCHIN, Tradizioni popolari in onore della Madre di Dio, in Riparazione mariana, 2/2002, p. 4 6.
9 Cf. C. MAGGIONI, La memoria di Maria nell’Avvento e nel Natale, in Rivista di pastorale liturgica 38 (2000), n. 4, p. 25.
10 Alcune proposte si possono trovare in COMMISSIONE LITURGICA INTERNAZIONALE DELL’ORDINE DEI SERVI DIMARIA, Angelus Domini. Celebrazione dell’annuncio a Maria, Roma 1981; M. M. PEDICO, Magnificate con me il Signore. Celebrazioni biblico liturgiche in lode di Maria, Edizioni Paoline, Milano 1995, p. 21-59; L’annuncio a Maria. Celebrazioni dell’«Angelus», Elle Di Ci, Leumann-Torino 1985.
11 Per il formulario, cf. COMMISSIONE LITURGICA INTERNAZIONALE DELL’ORDINE DEI SERVI DI MARIA, Suppliche litaniche a Santa Maria, Roma 1986, p. 181-183. Per un commento e una proposta celebrativa, cf. M. M. PEDICO, Recitare le Litanie con i malati e per i malati. Significato delle «Litanie di Santa Maria della Speranza», Edizioni Camilliane, Torino 2002.
12 Liturgia delle Ore, 25 dicembre, Responsorio I lettura.
13 Messale Romano, 1° gennaio, Antifona d’ingresso.
14 Liturgia delle Ore, 1° gennaio, Responsorio II lettura.
15 Tra le numerose pubblicazioni, cf. B. FORTE, Il racconto del presepe con una appendice a cura di Giuliana Boccadamo, D’Auria Editore, Napoli 1999; V. MATTIOLI, I personaggi del presepe, Piemme, Casale Monferrato 2000; A. PRONZATO, La novena di Natale davanti al presepe, Gribaudi, Milano 2001; C. BIASINI SELVAGGI, I segreti del presepio. Storia dei personaggi, degli animali, degli oggetti e dei paesaggi, Piemme, Casale Monferrato 2001; G. LAFORGIA, Per le strade di un sogno. I Vangeli dell’Infanzia secondo un presepista. Presentazione di Nicola Defilippis, Edizioni Vivere In, Roma 2001; Presepi artistici e popolari, a cura di Luciano Zeppegno, Interlinea Edizioni, Novara 2002; Z. ZUFFETTI, Gli animali del presepio. Dall’Eden a Betlemme, Ancora, Milano 2002.
16 Cf. T. LASCONI, Natale non è un gioco, in Noi genitori&figli. Supplemento di Avvenire del 22 dicembre 2002, p. 6-7.
17 G. PASSARELLI, L’icona del Natale, Matriona, Milano 1989, p. 15.
18 Cf. ALFONSO DE LIGUORI, Tu scendi dalle stelle. A cura di Nino Fasullo. Con una nota di Salvatore S. Nigro, Sellerio Editore, Palermo 2002; A. AMARANTE, «Tu scendi dalle stelle» nacque così, in La Madre di Dio, 56 (1988), n. 12, p. 14-15.
19 E. DE FILIPPO, Natale in casa Cuppiello, Fabbri Editori, Milano 2002.
20 Cf. I. M. CALABUIG, Ave Maria. Lode e supplica alla Madre di Dio, Centro di cultura mariana «Madre della Chiesa», Roma 1993; M. M. PEDICO, Ave Maria piena di storia e di novità, in Rogate ergo, n. 5/2003, p. 5-8.
21 Cf. J. CASTELLANO CERVERA, Aspetti mariani delle «benedizioni» riguardanti la famiglia, in Riparazione mariana, n. 2/2003, p. 7-10.
22 Manuale delle indulgenze. Norme e concessioni, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1999, p. 55. Nel Manuale si legge: «Si concede l’indulgenza plenaria ai membri della famiglia nel giorno in cui per la prima volta, possibilmente alla presenza del sacerdote o del diacono, si compie la consacrazione della medesima alla Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, leggendo la preghiera legittimamente approvata davanti all’immagine della Santa Famiglia; nel giorno anniversario l’indulgenza è parziale».
23 Cf. C. MAGGIONI, Consacrarsi-affidarsi alla Madre di Dio, in Riparazione mariana, 3/2003, p. 4-7: Tutto il fascicolo è dedicato al tema della consacrazione/affidamento a Maria.

Inserito Sabato 16 Dicembre 2017, alle ore 10:08:31 da latheotokos
 
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