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La presenza di Maria negli scritti di S. Alfonso M. De Liguori (1696-1787) - II
Autori

Un articolo di Donato A., in Theotokos XXV (2017) n. 2, pp. 137-161.



3. VERSO UNA STRADA MENO PERCORSA

Nelle pagine seguenti si vuole dare attenzione in modo particolare a un piccolo insieme di scritti "di meditazione"46 - Novena di meditazioni47 - pensato e redatto da sant'Alfonso dapprima come libro distinto, e in seguito, nel 1766, pubblicato nella seconda parte della Via della salute. L'opera appena citata è composta di tre parti e risale al periodo in cui il de Liguori è chiamato a esercitare il suo ministero episcopale nella diocesi di Sant'Agata dei Goti. Raccoglie circa duecento meditazioni il cui scopo principale è nutrire e accompagnare la vita del credente nel divenire dell'anno liturgico (Avvento, Natale, Quaresima, Pasqua, Pentecoste)48. A tal proposito, nel febbraio del 1766 e poi nel settembre del medesimo anno, il Santo napoletano scrive al suo editore Remondini tali parole: «Fra pochi giorni le invierò ancora un'altra mia opera spirituale di meditazioni e pratiche divote. Quest'altro libro l'ho fatto principalmente per gli ecciesiastici della mia diocesi; spero che sarà gradito al pubblico, poiché è buono per ogni genere di persone, poiché è pieno di molte cose utili».49 «A mio parere, è un libro utilissimo ad ogni stato di persone, a preti, a monache ed ai secolari; ed io stesso continuamente me ne servo per me stesso e continuamente lo tengo avanti».50 Tornando al tema specifico del presente studio, è quanto mai importante sottolineare come nella Via della salute la "presenza" di Maria sia costante. Ogni singola meditazione termina con un'invocazione alla Madonna, un elemento tipico nella letteratura alfonsiana, quasi una "firma" dell'autore. Questa "presenza" caratterizza poi in modo determinante la Novena di meditazioni. Le riflessioni che compongono questo scritto liturgico «son formate sopra le Litanie Loretane e possono servire per tutte le Novene precedenti alle feste principali della divina Madre».51 Tale versatilità è data propriamente dall'uso sapiente delle invocazioni lauretane che il de Liguori adotta per introdurre il credente nel mistero di Dio attraverso Maria, una strada di comprensione che è aperta all'uomo in ogni festa della Madonna. Nel divenire della novena il fedele è chiamato a meditare ben ventisette titoli mariani distribuiti a gruppi di tre nell'arco dei nei nove giorni che compongono il novenario.

Giorno I Sancta Maria ora pro nobis - Sancta Maria - Sancta Dei Genitrix
Giorno II Mater divinae gratiae - Mater purissima - Mater inviolata
Giorno III Mater amabilis - Mater Salvatoris - Virgo veneranda
Giorno IV Virgo praedicanda - Virgo potens - Virgo clemens
Giorno V Virgo fidelis - Causa nostrae laetitia - Vas insigne devotionis
Giorno VI Rosa mystica - Turns davidica - Turris eburnea
Giorno VII Domus aurea - Foederis arca - Ianua caeli
Giomo VIII Stella matutina - Salus infirmorum - Refugium peccatorum
Giorno IX Consolatrix afflictorum - Auxilium christianorum - Regina martirum
Giorno Purificazione L'offerta al Tempio - La Presentazione di Gesù - L'offerta della propria vita



 

 

 

 

 

 

Ma la composizione tripartita delle singole riflessioni offre al fedele la possibilità di adottare le singole meditazioni anche nella visita quotidiana alla Vergine Santissima.52 Se si tiene infatti conto della parte finale dello scritto, nel quale il de Liguori inserisce la meditazione "per il giorno della purificazione di Maria e della presentazione di Gesù", è evidente che ai ventisette testi meditativi della novena se ne aggiungono altri tre, e in tal modo il numero delle meditazioni sale a trenta, tante quanti sono i giorni del mese. Addentrandosi nella lettura del testo è interessante rilevare come il primo punto di meditazione suggerito da sant'Alfonso non è tanto un'invocazione mariana. Piuttosto è un invito a riflettere sull'importanza e sulla necessità della preghiera: quella che emerge dal cuore dall'uomo ma ancora pin profondamente quella che e riposta nelle mani della Vergine. Nelle Litanie della Madonna, scrive sant'Alfonso, «la Chiesa ci istruisce a replicar tante volte la domanda che ella preghi per noi, "ora pro nobis"»53 è dunque fondamentale «che prima di meditare i titoli, con cui si invoca la santa Vergine, si consideri quanto valgano presso Dio le preghiere di Maria».54 Con pochissime pennellate, il de Liguori, accompagna il "lettore" verso la comprensione del valore e del significato della preghiera "di" Maria. Una preghiera d'intercessione che ella, in quanto Madre di Cristo e Madre nostra, rivolge a Dio in favore dell'uomo. «Dice S. Bernardo: "A Filio audiri est exaudiri". Basta che parli Maria, il Figlio le concede quant'ella gli chiede. Onde preghiamo sempre questa divina Madre, se vogliamo accertare la salute eterna, e diciamole con S. Andrea di Candia (o sia di Gerusalemme): "Vi supplichiamo dunque, o Vergine santa, di concederci il soccorso delle vostre preghiere appresso Dio: preghiere che sono più preziose che tutti i tesori della terra: preghiere che ci ottengono una grande abbondanza di grazie: preghiere che confondono i nemici e trionfano dei loro sforzi"».55 In questa prima meditazione (Sancta Maria ora pro nobis) come in quelle successive è possibile rintracciare una sorta di struttura argomentativa che sorregge il ragionare del de Liguori. Il suo discorso muove sempre da una "tesi", un enunciato iniziale, che nel caso specifico dello scritto che si sta analizzando è dato dalle singole invocazioni lauretane. All'enunciato introduttivo segue generalmente una "prova", un asserto veritativo, teso a dare fondamento e ragione all'affermazione principale. L'asserto è mediato a volte dalla Sacra Scrittura, sia dall'Antico sia dal Nuovo Testamento, altre volte dai testi dei Padri della Chiesa e degli scrittori spirituali, o ancora è un "esempio", un racconto tratto da altri scritti di natura spirituale o narrativa. Il tutto si chiude con una "conclusione", un'orazione che è finalizzata ad accrescere la pietà del "lettore". Nell'intenzionalità del Santo l'orazione conclusiva ha, infatti, la finalità pratica di accrescere nel cuore del credente sentimenti di adesione filiale affinché «per mano di Maria»56 le «anime a lei teneramente affezionate»57 possano incontrare il Cristo Redentore.58 Il nome di Maria, dopo quello di Gesù, è superiore ad ogni altro nome, scrive sant'Alfonso nella seconda parte della prima meditazione (Sancta Maria) Un nome, che come «dicea san Bonaventura [...] non può essere invocato senza profitto di chi lo invoca».59 Le sue preghiere, a differenza di quelle dei santi, sono «preghiere di Madre [che] presso Gesù-Cristo han ragione di comando».60 In quest'ultima asserzione il de Liguori riprende il pensiero di sant'Antonino che ripropone, accanto a quello di san Bernardo, al centro della terza parte della prima meditazione (Sancta Dei Genitrix) in un passaggio che, in qualche modo, fa sintesi e conduce al cuore della dottrina alfonsiana sul valore perorativo della preghiera di Maria presso Dio. «[É] impossibile che questa Madre chieda una grazia al Figlio, e il Figlio non ce la conceda: "Impossibile est Deiparam non exaudiri". Quindi ci esorta S. Bernardo che ogni grazia che vogliamo da Dio, la domandiamo per mezzo di Maria: "Quaeramus gratiam, et per Mariam quaeramus". Poiché ella è madre, ed è sempre esaudita».61 Nella prima parte del secondo giorno della novena (Mater divinae gratiae) sant'Alfonso riprende questo tema ricordando che «tutte le grazie che noi riceviamo da Dio, si dispensano per mano di Maria, e si dispensano a chi vuole Maria, quando vuole e come vuole Maria».62 Come si è avuto già modo di vedere, sant'Alfonso ha molto chiaro il ruolo della Madre nell'economia della salvezza. Non è lei a salvare l'uomo. Piuttosto ella «intercede, prega ed ottiene la salvezza per coloro che in Lei confidano».63 A testimonianza di ciò, si può ricordare quanto lo stesso Santo napoletano scrive all'inizio de Le Glorie di Maria sia nello "Avvertimento al lettore" sia nella "Protesta dell'Autore" che, per brevità, è riportato di seguito: «Chiamando Maria Mediatrice ho inteso chiamarla tale, solo come Mediatrice di Grazia, a differenza di Gesù Cristo, che è il primo e l'unico Mediatore di Giustizia. Chiamando Maria Onnipotente (siccome l'han chiamata ancora S. Giovanni Damasceno, S. Pier Damiani, S. Bonaventura, Cosmo Gerosolimitano, ed altri), ho inteso nominarla tale, in quanto ella come Madre di Dio ottiene da Lui colle sue preghiere quanto dimanda a beneficio dei suoi divoti; poiché né di questo, né di altro attributo divino può esser mai capace una creatura, qual è Maria. Chiamando Maria nostra Speranza, ho inteso di chiamarla tale, perché tutte le grazie (come tiene S. Bernardo) passano per le sue mani».64 Le grazie di cui si fa menzione nella Novena sono «tutte le ricchezze»65 che il Signore ha dato in mano a Maria affinché ella ne arricchisca a sua volta coloro che l'amano. In questa cornice argomentativa, nel secondo giorno della Novena (Mater divinae gratiae), sant'Alfonso dà voce all'anima desiderosa d'incamminarsi sulla via della salvezza. Questa, rivolgendosi a Maria, le chiede innanzitutto di ottenergli una «maggior tenerezza ed amore verso la sua bontà»66 al fine di poter essere salvata dall'inferno e prima ancora dal peccato «che solo può condurre all'inferno».67 A Maria, Mater purissima e inviolata, «così cara a Dio» e «paciera fra i peccatori»68 l'anima ricorre per chiedere aiuto e sostegno nelle tentazioni, con la certezza che il suo cuore di Madre è incapace di negarsi a un cuore che la ama, che la chiama e che confida in lei. L'amore eccedente di Maria, quale risposta all'Amore di Dio, è assunto da sant'Alfonso come filo conduttore del terzo giorno della novena (Mater amabilis, Mater Salvatoris) e come criterio esplicativo dell'essere, Maria, «mediatrice della nostra salute» e «salvatrice del mondo»69. Secondo il de Liguori sono due le ragioni per le quali Maria può dirsi tale: «Prima, per il consenso ch'ella diede nell'Incarnazione del Verbo, mentre con tal consenso, dice S. Bernardino, procurò a noi la salute: "Per hunc consensum omnium salutem procuravit". Secondo, per il consenso che diede Maria alla morte del Figlio, contentandosi che per la nostra salute fosse sagrificato nella croce».70 L'amore spinge Maria a essere dapprima Madre del Salvatore e quindi a farsi "mezzo di mediazione" della grazia di Dio e poi, ai piedi della croce, ad accogliere il compito di diventare Madre di tutti gli uomini. «Il dire di Maria ch'ella è Madre di Dio, eccede ogni altezza che dopo Dio può dirsi o pensarsi»71. Per questo motivo, scrive sant'Alfonso nell'ultima parte di questo terzo giorno della novena (Virgo veneranda) «è troppo degna d'esser venerata da noi questa gran Madre di Dio, giacché Dio stesso non potea farla più grande che farla sua madre».72 Nell'incipit del quarto giomo (Virgo praedicanda), il de Liguori ritorna su quest'ultimo tema e invita il credente a lodare Maria, «poiché [...1 ogni lode che i dà alla Beata Vergine, ridonda in onore del Figlio».73 Ma il Santo, in consonanza con altri santi, dichiara che non basta lodarla occorre anche predicarla perché «la santa Vergine promette il paradiso a chi procura di farla conoscere ed amare».74 «[Certamente] non tutti già possono esser predicatori, ma tutti possono lodarla ed insinuare agli altri, familiarmente parlando ai parenti ed agli amici, i pregi di Maria, la sua potenza, la sua misericordia, e così indurli ad esser divoti di questa divina Madre [alla quale] non può mancar potenza per salvarci, perché è Madre di Dio; né può mancar volontà di aiutarci, perché è madre nostra. E chi mai è ricorso a Maria ed è rimasto abbandonato?»75 Nelle meditazioni del quinto giorno (Virgo fidelis, Causa nostrae laetitia, Vas insigne devotionis) sant'Alfonso ritorna ancora sul tema della necessità della preghiera che di volta in volta è arricchito di nuovi elementi, e continua a illuminare la figura di Maria che gradualmente è sempre più definita nel suo ruolo di Madre fedele, il cui «unico scopo e contento» è «l'unione della sua volontà colla divina»76 e il cui desiderio più grande è l'essere pregata per non negare ad alcuno il suo favore ed ottenere così da Dio, quanto l'uomo bisognoso chiede.77 L'elemento di novità in queste meditazioni, come in quelle che seguono, è dato soprattutto dai "titoli" che Alfonso utilizza per parlare di Maria. Ella è chiamata "speranza mia"78, "avvocata"79, "Signora mia"80 "Madre della misericordia"81, "medica celeste"82, "rifugio mio"83, "regina mia"84. Questi titoli, che non sono certamente nuovi alla riflessione mariologica, sono collati dall'autore nelle parti conclusive delle singole meditazioni che, come già indicato, sono destinate ad accrescere nel cuore dei credenti sentimenti di amore e di adesione filiale. In queste parti il dialogo tra Maria e il lettore si fa più intimo, più confidenziale e meno teologico e speculativo. A volte il discorso assume il tono della petizione, della richiesta. Altre volte volge verso il ringraziamento, la lode, il proposito. Ma non perde mai la dimensione "familiare" che è suggerita nel testo dall'impiego degli aggettivi possessivi "mio", "mia". In questo contesto, l'uso di tali aggettivi non dice possesso. Piuttosto - e sta qui l'elemento caratterizzante - esprime la "prossimità" di Maria che sant'Alfonso ha sperimentato per primo e che s'impegna a tradurre nel linguaggio popolare che caratterista i suoi scritti. Maria è "nostra" Madre e come ogni madre "ama", "protegge", e "si prende cura" di tutti i suoi figli, in quanto «non solo è il rifugio dell'innocenti, ma anche de' cattivi, che implorano la di lei protezione».85 Con queste chiavi di lettura è possibile portare a sintesi le meditazioni dei giorni settimo, ottavo, e nono delle Novena, nelle quali appare evidente la volontà dell'autore di voler accompagnare il lettore nella comprensione della reale "prossimità" di Maria. Un tema che il de Liguori media nel testo attraverso il convenire dei tre verbi segnalati sopra: amare, proteggere, e prendersi cura. Ripercorrendo, come sempre, le meditazioni in modo diacronico, nella seconda parte del settimo giorno (Foederis arca) troviamo il primo quadro esplicativo della realtà di Maria come madre benevola che protegge i sui figli e se ne prende cura. Nel testo è messa a confronto l'immagine biblica dell'Arca di Noè con l'immagine della Madonna della misericordia che nella tradizione figurativa e rappresentata in piedi e con un grande mantello aperto per dare protezione e riparo a quanti a lei si rivolgono. «Maria - Si legge nella meditazione - è Arca più spaziosa di quella di Noè, poiché in quella non furon ricevuti, se non che due soli animali di ciascuna specie, ma sotto il manto di Maria trovano luogo e giusti e peccatori. Ciò fu dato a vedere un giorno a S. Geltrude, parendole di mirare una moltitudine di fiere, leoni, pardi e simili, che si rifugiavano sotto il manto di Maria, ed ella non gli discacciava, ma colla benigna mano gli accarezzava, acciocché non fuggissero. I bruti ch'entrarono nell'arca, restarono bruti; ma i peccatori, che si ricoverano sotto il manto di Maria, non restano peccatori. Ella ben muterà loro il cuore e gli renderà cari a Dio. La stessa B. Vergine rivelò a S. Brigida: "Per quanto l'uomo pecchi, se con vera emenda a me ritorna, io son pronta a subito riceverlo. Ne guardo i peccati che porta, ma solo se viene con buona volontà; poiché allora non isdegno di medicare e sanar le sue piaghe, mentr'io son chiamata e veramente sono la Madre della misericordia».86 Il secondo elemento esplicativo lo si trova, invece, in un breve passaggio della prima parte della meditazione dell'ottavo giorno (Stella matutina) nel quale sant'Alfonso, riprendendo il pensiero di san Bernardo, addita Maria come «stella di salute» seguendo la quale è difficile fallire la via; e poi aggiunge: «se Maria ti protegge, non puoi temere di dannarti: se Maria ti favorisce, giungerai al paradiso».87 L'aspetto della cura, che apparentemente sembra mancare in questi passaggi della prima parte della meditazione è reso più chiaro nel prosieguo della riflessione dell'ottavo giorno (Salus infirmorum) ove si legge: «Chi ricorre a Maria, non solo trova la medicina, ma trova la sua salute [...]. [E non si deve temere] che per la puzza delle nostre piaghe ella sdegni di prendere di noi la cura; ella è nostra madre, e siccome una Madre non ha orrore di medicare un figlio impiagato, così questa medica celeste non ricusa di curare un suo servo, che a lei ricorre. Quindi le dice S. Bemardo: 0 Madre di Dio, voi non avete orrore di un peccatore, quantunque egli sia puzzolente; se egli a voi sospira, voi lo libererete colla vostra mano dalla disperazione».88 Nel nono giorno della Novena, seppur più sinteticamente, ritornano ancora i temi della cura e della protezione provvidente di Maria: «Basta esporre a Maria le piaghe dell'anime nostre, ch'ella subito ci soccorre colle sue preghiere e ci consola. Anzi, come scrive Riccardo di S. Vittore, la sua pietà ci previene, ci soccorre, prima che noi la preghiamo».89 Il suo aiuto «è onnipotente, come scrive S. Cosma Gerosolimitano, per salvarci dal peccato e dall'inferno».90 Dal "discorso" dell'intera Novena emerge, tra altri, un concetto fondamentalmente, un elemento chiave della mariologia di sant'Alfonso: 1'Amore spinge la Madre di Dio a diventare nostra Madre, la nostra preghiera e la sua misericordia la spingono a farsi prossima di ogni uomo. In tutta l'opera alfonsiana, la «Maternità della Vergine è concepita non solo come "privilegio" ma anche come servizio»,91 il suo è un "ministero": Maria è "presenza" «vivente e attiva, che interviene misericordiosamente nella vita dei peccatori per strapparli alla disperazione e condurli alle opere di carità»92 Questo - scrive sant'Alfonso ne Le glorie di Maria - «fu il principale officio che fu dato a Maria nell'esser posta su la terra, di sollevare l'anime cadute dalla divina grazia, e [in Cristo] riconciliarle con Dio».93

4. A MO' DI CONCLUSIONE

Al termine di questo breve percorso di ricerca e di riflessione intorno alla mariologia alfonsiana emerge almeno una fondamentale constatazione e nasce, probabilmente tra tante altre, una necessità. La constatazione affiora dalla consapevolezza che la riflessione mariologica di sant'Alfonso matura e trae sostanza dall'insieme della sua proposta teologico-morale e spirituale e pertanto la presentazione del "tema mariano" quasi costringe, data la ricchezza, ad operare delle scelte metodologiche. Nel presente studio si è deciso di seguire soprattutto il filone ascetico-pastorale della riflessione alfonsiana con la coscienza che una tale scelta avrebbe comunque messo in ombra altri ambiti di ricerca, una mancanza che si e cercato di colmare - almeno in parte - con alcuni rimandi bibliografici. Per quanto invece riguarda la necessità sopra menzionata, è quanto mai opportuno alla fine di questo percorso di riflessione provare a far emergere alcuni elementi sintetici dalla lettura operata del "dato" alfonsiano. La presente ricerca nel suo divenire si è lasciata guidare da alcune voci autorevoli, persone che nel corso della propria storia hanno avuto occasione d'incontrare sant'Alfonso nei suoi insegnamenti e di poter comunicare ad altri questo loro incontro mediante il proprio contributo scientifico, pastorale, letterario. A queste voci autorevoli si vuole ancora ricorrere allo scopo di perpetuare nell'oggi il frutto della loro riflessione e continuare a percorrere, in questo modo, un solco già tracciato ma bisognoso di essere ulteriormente approfondito. Come si è avuto modo di constatare, quella di Alfonso è una «mariologia popolare [...} che ha reso possibile alla povera gente di avvicinarsi alla Vergine nel difficile secolo dei lumi»94. Con i suoi scritti, egli «ha detto e ha fatto dire a milioni di anime le parole più alte e più dolci alla Madonna e sulla Madonna».95 Ha voluto «che ogni cuore pensasse e ogni lingua dicesse di lei tutto quel che si può dire, restando [ ... ] sempre molto vicino a Dio. L'ha chiamata "mediatrice universale", senza far torto a Gesù, l'ha chiamata "onnipotente" senza far torto a Dio».96 Ha amato Maria «con un abbandono, con un impeto, con un fuoco, che hanno scandalizzato i tiepidi. Ha vinto, nei nostri cuori, la battaglia che i protestanti dapprima e poi i giansenisti avevano provocato»97 e «con la sua dottrina di teologo [.. .]; con la sua fiammante e ardente anima di devoto incomparabile; col suo genio di scrittore popolare [ ... ] ha ricondotto l'anima cristiana, dinanzi a Maria».98 La sua mariologia «è fedele alla tradizione della Chiesa»99 e come evidenziato «è frutto di una contemplazione e di una riflessione teologica profonda».100 Con metodo «teologico-positivo [ ... ] chiamò un coro innumerevole di Padri, di Santi, di scrittori a conferma della verità di Maria»101 e il suo grande amore per la Madre di Dio lo rese ben presto apostolo della penna.102 Forse, sorge ancora una domanda circa la "contemporaneità' degli scnitti alfonsiani. Su questo punto una risposta credibile può giungere dalle parole dell'attuale Pontefice, il quale nelle note conclusive di un suo discorso ai partecipanti a un corso sul foro interno, ha in qualche modo testimoniato la sua personale esperienza d'incontro con le opere alfonsiane e ne ha affermato l'effettiva attualità con le seguenti parole: «A me piace tanto leggere le storie di sant'Alfonso Maria de Liguori, e i diversi capitoli del suo libro Le glorie di Maria. Queste storie della Madonna, che sempre è il rifugio dei peccatori e cerca la strada perché il Signore perdoni tutto. Che Lei ci insegni quest'arte».103 Con il senno del poi, l'arte alla quale è chiamato ogni cristiano è probabilmente quella dell'accompagnamento misericordioso e della prossimità indicata nell'Esortazione post-sinodale Amoris Laetitia, e che nella visione alfonsiana trova chiaramente un'icona concreta e reale nella Madre del Redentore.104

NOTE
1 BENEDETTO XVI, Mitezza e misericordia per testimoniare l'ottimismo del bene, Udienza Generale (30.03.2011), in Insegnamenti di Benedetto XVI, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2012, VII/I, 398.
2 lbid
3 Ibid
4 lbid.
5 lbid., 401.
6 Cf. E. MASONE - A. AMARANTE (edd.), S. Alfonso de Liguori e la sua opera. Testimonianze bibliografiche, Centro Associazioni Redentoriste, Pagani 1988, 33-48.
7 «Dalla testimonianza della storia della Chiesa e della pietà popolare risulta che il messaggio di sant'Alfonso è ancora attuale. [ ... ] Alcuni aspetti [di questo messaggio] sembrano particolarmente eloquenti [anche per l'oggi: sant'Alfonso fu molto amico del popolo, del popolo minuto, del popolo dei quartieri poveri della capitale del Regno di Napoli, del popolo degli umili, degli artigiani e, soprattutto, della gente della campagna. Questo senso del popolo caratterizza tutta la vita del Santo, come Missionario come fondatore, come vescovo, come scrittore. Per il popolo egli ripenserà la predicazione, la catechesi, l'insegnamento della morale e della stessa vita spirituale. [ ... ] Le sue opere, non esclusa quella morale, sono come sollecitate dal popolo. Scriveva l'allora patriarca di Venezia, card. Albino Luciani: "Alfonso è teologo in vista di problemi pratici da risolvere presto, in seguito ad esperienze vissute. Vede che nei cuori va ravvivata la carità? Scrive opere di ascetica. Vuol rafforzare la fede e la speranza del popolo? Scrive opere di teologia dommatica e morale". La popolarità del Santo deve il suo fascino alla brevità, alla chiarezza, alla semplicità, all'ottimismo, all'affabilità che arriva fino alla tenerezza. Alla radice di questo suo senso del popolo sta l'ansia della salvezza: salvarsi e salvare. Una salvezza che va fino alla perfezione, alla santità». GIOVANNI PAOLO II, Lettera apostolica in occasione del bicentenario della morte di Sant'Alfonso Maria de' Liguori, Spiritus Domini (1.08.1987), in AAS 79 (1987), 1365-1375. [Da ora Spiritus Domini].
8 Cf. GIOVANNI PAOLO H, Lettera Enciclica sulla Beata Vergine Maria nella vita della Chiesa in cammino Redemptoris Mater (25.03.1987), in AAS 79 (1987) 361-433, n. 48, nota 143.
9 «Alfonso annette un'importanza capitale alla vita sacramentale, specialmente all'Eucaristia e al culto eucaristico, di cui le visite costituiscono l'espressione più tipica. Un posto tutto particolare nell'economia della salvezza è la devozione alla Madonna: Mediatrice di grazia, socia della redenzione e perciò Madre, Avvocata e Regina. In realtà, Alfonso fu sempre tutto di Maria, dall'inizio della sua vita fino al termine», GIOVANNI PAOLO II, Spiritus Domini, in AAS 79 (1987), 1369.
10 D. CAPONE, Come sant'Alfonso vide ed annunziò la verità di Maria, in Marianum 51(1989), 269.
11 Ibid.
12 A. M. DE LIGUORI, Le Glorie di Maria, in Opere ascetiche, VI: Sopra la Salve Regina, Redentoristi, Roma 1935, 157-158. [Da ora Le Glorie].
13 D. CAPONE, Come sant'Alfonso vide ed annunziò la verità di Maria, 269.
14 lbid., 273.
15 Cf. S. M. PERRELLA, La Madre di Gesù nella coscienza ecclesiale contemporanea. Saggi di teologia, PAMI, Città del Vaticano 2005, 407-488.
16 «Le fonti d'ispirazione dell'opera alfonsiana sono molteplici [...]. Nelle sue pagine risuona tutta la letteratura cristiana: la S. Scrittura, i santi Padri, i Concili, i teologi, gli autori spirituali e mistici, le biografie dei santi. Il "sensus Ecclesiae", che fu in lui finissimo, gli servì da criterio sicuro per discernere quanto poteva essere utile o dannoso al popolo di Dio. Non è un caso se molte delle sue opere si presentano come libero commento a testi biblici o a inni della secolare pietà cristiana. Così, la Pratica di amar Gesù Cristo prende a testo base l'inno alla carità di l Cor 13; la Novena dello Spirito Santo è tutta impostata sul "Veni, Creator" e sul "Veni, Sancte Spiritus"; Le glorie di Maria si svolgono sulla trama della "Salve, Regina". Altro contrassegno del "sensus Ecclesiae" del santo è il rispetto e la promozione delle devozioni, ossia della religiosità popolare, spesso osteggiate dal giansenismo, o da una mentalità cattolica piuttosto guardinga ed avara: Il S. Cuore, Il Nome di Gesù, S. Giuseppe, S. Michele, gli Angeli custodi, i Defunti, per ricordare le più importanti. Tra gli autori spirituali che affollano le sue pagine, due sono i preferiti: S. Teresa d'Avila e S. Francesco di Sales [...]. Ma i biografi notano grande affinità di spirito anche con S. Filippo Neri [ ... ]. Composte secondo circostanze e necessità diverse, le sue opere formano un insieme, un tutto, al quale presiede un'idea possente, che dà unità e sapore unico al suo messaggio: la salvezza delle anime. In S. Alfonso, il missionario ispira lo scrittore [ ... ]. Lo zelo detta i temi da trattare [ ... ]. Pulpito e penna, parola e libro sono due risvolti di una stessa attività, diretta fino allo spasimo al bene della anime [ ... ]. "Fu questa anche l'impronta della sua morale e di tutto il suo ministero di predicatore, di moralista e di scrittore"», S. RAPONI, S. Alfonso M. de Liguori maestro di vita cristiana, in E. ANCILLI (ed.), Le grandi scuole della spiritualità cristiana, Pontificio Istituto di spiritualità del Teresianum, Roma-Milano 1984, 627-628.
17 «Maria fu presente costantemente e in maniera sempre più intensa nella vita di Alfonso da quando, ancora fanciullo, si inginocchiava dinanzi alla sua immagine nel bosco vicino a Napoli, immerso nella sua contemplazione, fino agli ultimi anni quando trascorreva la giornata sgranando il rosario. A Maria egli donò la sua spada di cavaliere nella chiesa della Mercede; con lei s'incontrò, forse visibilmente, nella grotta di Scala; dinanzi all'icona dei sette veli a Foggia fu rapito in estasi; a lei chiese e ottenne la protezione sulla sua professione di avvocato, sulla sua opera di fondatore, sulla sua fatica di scrittore, sulla sua missione di vescovo». G. VELOCI, Maria nella vita e nel pensiero di sant'Alfonso de Liguori, in Theotokos 7/2 (1999), 675. Per l'approfondimento si vedano: A. M. TANNOIA, Della vita ed istituto del Venerabile Servo di Dio Alfonso M.a Liguori Vescovo di S. Agata de' Goti e Fondatore della Congregazione de 'preti missionari del SS. Redentore, I-IV, Vincenzo Orsini, Napoli 1798; T. REY-MERMET, Il santo del secolo dei lumi. Alfonso de Liguori (1696-1787), Città Nuova, Roma 1983.
18 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Spiritus Domini, in AAS 79 (1987), 1369.
19 Questo scritto alfonsiano si compone di due parti. La prima parte, composta di dieci capitoli, si presenta come un commento all'antifona mariana della Salve Regina. La seconda parte, invece, è dedicata alle principali feste liturgiche, ai sette dolori di Maria, alle sue virtù e agli ossequi e pratiche da farsi in suo onore. «Sant'Alfonso pubblicò Le Glorie di Maria a Napoli (A. Pellecchia) nel 1750. Nel 1756 ne cure la II edizione, apportandovi mutazioni d'indole ortografica, e aggiungendo in Appendice la Risposta a un Anonimo. Nel 1761, avendo disegnato di riunire insieme tutte le sue opere spirituali, rivide Le Glorie di Maria, con l'intento di eliminare gli errori tipografici incorsi precedentemente (cf. Lettere di S. Alfonso, ILI, 126 e 136), e di variarne alquanto la disposizione. A tal fine si servì di una copia della I edizione veneta (1760, Remondini). La preziosa fatica restata inedita negli Archivi Remondiniani, passe in seguito alla Biblioteca comunale di Bassano, dove fortunatamente [è stata] trovata [e utilizzata per dar luce a Le Glorie di Maria nel modo definitivo in cui Sant'Alfonso desiderava vederle» (Le Glorie, 9).
20 C. BROVETTO, Un gigante: s. Alfonso M. de Liguori, in C. BROVETTO et AL. (edd.), La spiritualità cristiana nell'età moderna, Borla, Roma 1987, 359.
21 F. MANNS, La mariologia di sant'Alfonso de Liguori e quella del Vaticano II, in O F. PIAZZA - A. ABBATIELLO (edd.), Alfonso Maria de Liguori e il Concilio Vaticano II: attualità e intuizioni, Città Nuova, Roma 2013, 15. «Nel Settecento la pietà mariana era in crisi, contestata severamente dai giansenisti che, rifacendosi alla tesi dei protestanti, temevano potesse mettere in ombra la persona di Cristo, unico mediatore. La devozione verso la Vergine, per conseguenza, doveva essere "regolata", controllata dalla ragione, moderata nelle sue manifestazioni. Alfonso, appellandosi alla tradizione della Chiesa e all'insegnamento dei teologi, reagisce con lucidità e coraggio a tali idee e s'impegna a presentare la figura di Maria nella sua verità, sviluppando fino alle ultime conseguenze il privilegio della maternità divina». G. VELOCCI, Maria nella vita e nel pensiero di sant'Alfonso, 676. Si veda anche D. CAPONE, Come sant'Alfonso vide ed annunziò la verità di Maria, 273-275.
22 Le Glorie, 9.
23 Ibid 10.
24 Ibid 20.
25
Ibid.
26 F. CHIOVARO, S. Alfonso, Valsele tipografica, Materdomini (AV) 1991, 122.
27 Cf. G. ORLANDI, L'attività letteraria, in Carteggio di Alfonso M. de Liguori, I: 17241743, Edizioni di storia e letteratura, Roma 2004, 13-28, 13-28. A proposito delle lettere autografe del de Liguori, lo storico redentorista G. Orlandi ricorda nello studio appena citato che «molte delle sue lettere, specialmente a partire del 1757, si riferiscono all'attività di scrittore di Alfonso» (cf. Ibid., 21). Per l'approfondimento si segnala anche lo studio storico di M. DE MEULESMEESTER, Bibliographie générale des écrivains rédemptoristes, I: Bibliographie de s. Alphonse M. de Liguori, La Haye, Louvain 1933.
28 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Spiritus Domini, in AAS 79 (1987), 1367.
29 Ibid
30 Ibid. La bibliografia alfonsiana è composta sia da brevi opuscoli sia da opere maestose, come la Theologia Moralis, e affronta un orizzonte tematico alquanto ampio. «Va dall'esposizione sistematica della vita spirituale (Monaca Santa, Pratica di amar Gesù Cristo) alla pratica devozionale (liturgica, mariana, agiografica: Glorie di Maria, Novene), passando per la contemplazione dei misteri cristologici (Passione, Eucaristia) senza omettere esercizi di preghiera (mentale e vocale) e l'attuazione delle virtù cristiane». M. VIDAL GARCIA, Morale e spiritualità, dalla separazione alla convergenza, Cittadella, Assisi 1998, 87.
31 M. VIDAL GARCIA, Morale e spiritualità, 87.
32 C A. M. GARCIA PAZ, Maria, mi esperanza. AntologIa de textos marianos, Perpetuo Socorro Editorial, Madrid 1997, 13.
33 Per l'approfondimento di questo tema e in modo particolare sulla ricostruzione del corpus ascetico-pastorale di sant'Alfonso si rimanda a O. GREGORIO, Restituzione del testo, in O. GREGORIO - G. CACCIATORE - D. CAPONE (edd.), Opere Ascetiche. Introduzione Generale, Edizioni di storia e letteratura, Roma 1960, 7-18.
34 S. RAPONI,, S. Alfonso M. de Liguori maestro di vita cristiana, 638. Si veda anche A. NAPOLETANO, Sulle orme di S. Alfonso, Valsele tipografica, Materdomini (AV) 1989, 58.
35  Cf. A. M. DE LIGUORI, Opere ascetiche, I: Introduzione generale, edd. O. GREGORIO - G. CACCIATORE - D. CAPONE, Edizioni di storia e letteratura, Roma 1960.
36 Le Glorie, 260. La giustificazione "autografa" dell'inserimento della Coronella nella parte finale delle Glorie recita così: «Chi avesse la divozione di recitare la Coronella de' dolori di Maria, la troverà in fine del libro. Questa io la composi molti anni sono, e l'inserirò di nuovo qui per comodo de' divoti di Maria addolorata» (Ibid.). Per il testo de La coronella de ' dolori di Maria si veda Ibid., 422-425.
37 O. GREGORIO, Ricerche Alfonsiane. Il libretto delle Visite al Ss. Sacramento, in S. Alfonso. Periodico Mensile di Apostolato Alfonsiano 5/12 (1934) 322. Per l'approfondimento si veda anche O. GREGORIO, Ricerche intorno al libretto alfonsiano della Visita al Ss. Sacramento, in Spicilegium historicum CSsR 4/1 (1956) 177-184.
38 O. GREGORIO, Ricerche Alfonsiane, 322. «La maggior variante che si rivela in questa undicesima edizione delle Visita al Ss. Sacramento e a Maria Ss.ma è che le brevi riflessioni mariane per le prime 23 Visite sono sostituite da altrettante orazioni di Ss. Padri o scrittori ecclesiastici, e per le rimanenti 8 Visite sono rifatte in parte o totalmente. Nell'intenzione dell'autore questa doveva costituire l'edizione definitiva, ma non ebbe fortuna fuori dal regno di Napoli» (A. M. DE LIGUORI, Visite al Ss. Sacramento ed a Maria Ss.ma, in Opere ascetiche, IV: Incarnazione - Eucaristia - Sacro Cuore di Gesù, Redentoristi, Roma 1939, 289).
39 A. NAPOLETANO, Sulle orme di S. Alfonso, 57; G. DE LUCA, Sant'Alfonso. Il mio maestro di vita cristiana, ed. O. GREGORIO, Edizioni Paoline, Alba 1963, 125.
40 Alla Madonna sant'Alfonso dedica anche poesie e canti. La sua mariologia trova, infatti, «una trasposizione poetica di limpida vena nelle famose canzoncine: O bella mia speranza; Dal tuo celeste trono; Sei pura, sei pia; Sai che voglio io, dolce Maria?; La pia bella Verginella; Su Iodate, o valli, o monti; Lodiamo cantando; O voi che in tante pene amare; Vivo amante di quella Signora; Fermarono i cieli. Vivacissime le due canzoncine in dialetto. La prima, un sonetto, e intitolata: A Mamma nostra che ogge è fatta Reggina de lo Paradiso ("Benedetta Maria e chi l'ha fatta"); la seconda porta il titolo: A Maria nelle tentazioni del demonio ("Curri, curri, Mamma mia"). Di passaggio, ricordiamo anche altre "canzoncine brevi", di una o due strofette, disseminate nelle Glorie e nelle Visite». S. RAPONI, S. Alfonso M. de Liguori maestro di vita cristiana, 638-639. Della presenza della Madonna è vivificata fortemente anche l'esperienza pastorale e missionaria del Santo. «Nella relazione sullo stato della sua Diocesi di Sant'Agata dei Goti (1762-1775) così scriveva alla S. Congregazione del Concilio... "A tempore meae promotionis ubique a parochis promoventur exercitium orationis mentalis in missis matutinis et cultus B. Mariae Virginis maxime sabbato cujuslibet hebdomadae". La venerazione alla Vergine è proposta in vario modo: "omni die sabbati, dummodo aegra valetudine non detinear, in laudem Deiparae Virginis Mariae sermocinari soleo, Ut ita magis magisque in Christifidelium cordibus devotionis fervor augeatur". Ai parroci, confessori e preti della diocesi esprimeva il desiderio che una volta la settimana, nel sabato o nella domenica, facessero un sermoncino, per se stessi o per mezzo di altri circa la devozione verso Maria Santissima. Negli Esercizi spirituali prescriveva che si facesse la predica di Maria Ss.ma, specialmente per i preti "essendo questo il discorso di maggior frutto di tutti gli altri; giacché senza la devozione verso Maria è moralmente impossibile che un sacerdote sia un buon sacerdote". Al suoi congregati scriveva: "procurate che ogni sabato si faccia la predica della Madonna e che si faccia sempre questa predica in tutte le missioni". Il Rosario è inserito organicamente nella struttura della Missione alfonsiana perché "molto conferisce al profitto della Missione". Il Rosario per il Santo Dottore non consiste nello sgranellare alcune Ave Maria tutto d'un fiato ma è contemplazione del Mistero di Cristo che deve far "riflettere", "convertire" e "pregare con perseveranza". Il Santo missionario in una sua operetta ne illustra la metodologia che prevede l'esposizione del Mistero, una breve "considerazione", una "moralità", ed una "preghiera" . La predica della Madonna nelle missioni doveva essere fatta immediatamente dopo quella dell'Inferno parlando principalmente della confidenza che dobbiamo avere nella protezione di questa divina Madre. La conversione di una persona dipende, secondo il Santo, dalla buona volontà e dalla confidenza grande in Maria, che è il segno pin grande della misericordia di Dio per gli uomini». A. NAPOLETANO, Sulle orme di S. Alfonso, 60-6. Si veda anche A. M. DE LIGUORI, Selva di materie predicabili ed istruttive. Per dare gli esercizi ai preti ed anche per uso di lezione privata a proprio profitto, III, in Opere Ascetiche, Marietti, Torino 1847.
41 Cf. F. CHIOVARO, S. Alfonso, 124.
42 A. M. DE LIGUORI, Lettere di S. Alfonso Maria de Liguori, F. PITOCCHI - F. KUNTZ (edd.), I-Ill, Società S. Giovanni, Desclée, Lefebvre e Cia, Editori Pontifici, Roma 1887, I, 177-178. Si veda anche D. CAPONE, Come sant'Alfonso vide ed annunziô la verità di Maria, 286.
43 A. M. DE LIGUORI, Lettere, ivi, 97-98.
44 Frédéric Manns, in occasione del 250° anniversario della nomina (19.03.1762) e dell'ordinazione episcopale (20.06.1762) di sant'Alfonso, indica in un saggio del 2012 (cf. sopra nota 20), alcuni studi più o meno recenti nei quali è privilegiata l'analisi di tipo testuale de Le Glorie di Maria. Se ne fa qui menzione: C. DILLENSCHNEISER, La maniologie de S. Alphonse de Liguori, Studia Friburgensia, Fribourg 1931; A. SANTONICOLA, L'Assunzione di Maria V. e la mente di S. Alfonso, Edizione Paoline, Alba (CN) 1950; P. LUSTRISSIMI, La mariologia di S. Alfonso, Marianum, Roma 1962; G. SILVESTRI, Le glorie di Maria, Shalom, Camerata Picena (AN) 2009. A questo elenco si aggiungono ancora gli studi già citati di: D. CAPONE, Come sant'Alfonso vide ed annunziò la verità di Maria; G. VELOCCI, Maria nella vita e nel pensiero di sant'Alfonso, 675-689. E ancora i saggi di D. CAPONE, Il libro delle Glorie di Maria. Origine, elaborazione, diffusione, in AA.VV., Pietas Alfonsiana erga matrem gloriosam Mariam (Relatio actorum in Congregationis SS. Redemptoris sectione Marialis ex omnibus nationibus Congressus, anno iubilaei MCML, diebus XXIV-XXVI octobris Romae habiti), Bibliotheca Alfonsiaria, Louvain 1951,9-70; ID., Le glorie di Maria nella spiritualità cristiana, in Suor Celeste Crostarosa e sant'Alfonso de Liguori. Incontri - spiritualità (per la storia della spiritualità nel Settecento), Valsele tipografica, Materdomini 1991, 249-257.
45 Si veda in proposito A. RUM, Parellèle entre duex serviteurs de Marie: Alphonse-Marie de Liguori et Louis-Marie Grignion de Montfort, in J. DELUMEAU, Alphonse de Liguori, pasteur et docteur, Beauchesne, Paris 1987.
46 «Alla meditazione sant'Alfonso come scrittore tornò ripetutamente nella sua azione di missionario e di pastore di anime. [ ... ] S'interessò dei manuali ritenuti migliori negli ambienti ecclesiastici, consigliandoli a voce o per corrispondenza. In certe contingenze espresse in materia il suo punto di vista agli amici, che ne stavano trattando, e suggerì norme. Ne si astenne dal contribuirvi con dare fuori saggi, movendo da esperienze personali. [...] La povera gente della strada che verso il 1728 frequentava a Napoli, nel tardo pomeriggio, le sue "Cappelle serotine", lo sollecitò a dettare le Massime eterne, un libretto di poche pagine restato famoso nella storia della pietà. A grado a grado stampò nuove operette che rispecchiavano la propria predicazione o devozione popolare: Incarnazione, Eucaristia, Passione, Maria Vergine con I'intento di nutrire l'una e l'altra. Ogni tema, un libro: Novena del santo Natale, Amore dell'anime, Sacro Cuore, ecc» (O. GREGORIO, Introduzione, in Opere ascetiche, X: Via della salute e opuscoli affini, Edizioni di storia e letteratura, Roma 1968, IX).
47 A. M. DE LIGUORI, Novena di meditazioni. Per nove giorni precedenti alla Purificazione di Maria, in Opere ascetiche, X: Via della salute e opuscoli affini, Edizioni di storia e letteratura, Roma 1968. [Da ora Novena].
48 «Al calare del 1764 e nei principi del 1765 attese in Sant'Agata dei Goti (Benevento) ad organizzare la Via della salute [ ... ]. La redazione non riuscì, come pare, scabrosa: l'autore aveva a portata di mano il materiale. Estrasse i concetti principali della I parte, che comprende le "Meditazioni per ogni tempo dell'anno", dall'Apparecchio alla morte (Napoli 1758). Tra i 97 temi proposti quelli circa le verità eterne, che sono i più, dipendono in genere, talvolta letteralmente, dalle 36 considerazioni del menzionato libro. Sant'Alfonso ora prende uno spunto e vi ricama sopra, ora prende vari tratti e li elabora [ ... ]. Compose la paste quasi di sana pianta, dandole il titolo di "Meditazioni per diversi tempi particolari dell'anno". Attinse naturalmente il contenuto in opere che aveva già stampate come le Glorie di Maria (1750), La Novena del santo Natale (1758), le Considerazioni sulla Passione (1761), ecc. Aggiunse nuovi temi prima mai trattati come la Novena dello Spirito Santo, le meditazioni per la pasqua e quelle di alcuni santi. Tanto nella I quanto nella II parte alleggerì il testo, riducendo al minimo le citazioni patristiche in latino; vi frammischiò frasi bibliche, che conferiscono alla sua prosa vigore e sapore particolare. La III parte, più istruttiva ("Regolamento di vita di un cristiano"), è la rielaborazione amplificata di un precedente scritto, più stringato, apparso in appendice dell'Apparecchio alla morte». O. GREGORIO, Introduzione, XVI-XVH).
49 A. M. DE LIGUORI, Lettere, III, 280.
50 Ibid., III, 308. Cf. O. GREGORIO, Introduzione, XVIII-XIX.
51 Novena di meditazioni, 171.
52 A. M. GARCIA PAZ, Maria, mi esperanza, 66.
53 Novena di meditazioni, 170.
54 Ibid.
55 Ibid., 172.
56 Sant'Alfonso mutua questa espressione da san Bernardo citandola nel quinto capitolo de Le glorie di Maria: "Nessuna grazia viene dal cielo alla terra, se non passa per mano di Maria" (cf. BERNARDO, In vigilia Nativitatis Domini, Sermo III, 10: PL 183, 100). Nello "Avvertimento ll lettore" inserito in tutte le edizioni de Le Glorie di Maria così come nello "Protesta dell'Autore" dell'edizione Bassanese della medesima opera, il de Liguori spende una parola singolare su questa espressione. Intuendo le difficoltà e le contrarietà che una tale affermazione avrebbe potuto suscitare in alcuni dei suoi contemporanei, egli espone sin dall'inizio la teologia su cui fonda il suo pensiero intorno al valore perorativo della preghiera di Maria presso Dio: «Nell'introduzione [ ... ] riferendomi al cap. V del libro, ho detto che Iddio vuole che tutte le grazie ci provenghino per mano di Maria. Or questa è una verità di gran consolazione per le anime teneramente affezionate a Maria Ss., e per li poveri peccatori che vogliono convertirsi. Ne dee parere a alcuno aliena dalla sana Teologia; imperocché il padre di quella, cioè S. Agostino (Lib. De sancta virginitate, cap. 6) dice con generale sentenza, che Maria ha cooperato per mezzo della sua carità alla nascita spirituale di tutti i membri della Chiesa» (Le Glorie, 12-13).
57 Ibid., 13.
58 A. M. GARCIA PAZ, Maria, mi esperanza, 18-19.
59 Novena di meditazioni, 173.
60 Ibid.
61 Ibid.
62 Ibid., 174.
63 A. NAPOLETANO, Sulle orme di S. Alfonso, 64.
64 Le Glorie, 12.
65 Novena di meditazioni, 174.
66 Ibid.
67 Ibid.
68 «Maria fu quella Donna inviolata, che comparve agli occhi di Dio tutta bella e senza macchia: "Tota pulchra es amica mea, et macula non est in te" (Ct 4,7). E perciò fu ella poi costituita la paciera fra i peccatori, come la saluta S. Efrem: "Ave orbis Conciliatrix" [...]. Dice S. Gregorio che see a placare il re offeso comparisse un suo ribelle, invece di placarlo più lo provocherebbe a sdegno. Quindi essendo destinata Maria a trattar la pace fra Dio e gli uomini, non conveniva che comparisse peccatrice e complice dello stesso delitto di Adamo, e perciò il Signore preservò Maria da ogni macchia di colpa» (Ibid., 175-176).
69 Ibid., 177.
70 Ibid.
71 Ibid. «Dice S. Anselmo [rivolgendosi a Maria] "O Signora, niente a voi è uguale, poiché ogni cosa o è sopra di voi, e questi è Dio; o è sotto di voi, e questo e ogni cosa, che non è Dio"» (Ibid., 175).
72 Novena di meditazioni, 177-178.
73 Ibid., 178.
74 Ibid.
75 Ibid., 178-180.
76 Ibid., 182.
77 Cf. Ibid.
78 Cf. Ibid.
79 Cf. Ibid., 183.
80 Cf. Ibid., 183; 185; 187.
81 Cf. Ibid., 186.
82 Cf. Ibid., 188. Cf. Ibid., 189.
84 Cf. Ibid., 184; 190.
85 Ibid 189.
86 Ibid., 185-186.
87 Ibid., 188.
88 Ibid.
89 Ibid., 189.
90 Ibid., 190.
91 A. NAPOLETANO, Sulle orme di S. Alfonso, 69.
92 F. MANNS, La mariologia di sant'Alfonso de Liguori e quella del Vaticano II, 47.
93 Le Glorie, 232.
94 A. NAPOLETANO, Sulle orme di S. Alfonso, 71.
95 G. DE LUCA, Sant'Alfonso. Il mio maestro di vita cristiana, 125.
96 Ibid., 126.
97 Ibid.
98 Ibid.
99 F. MANNS, La mariologia di sant'Alfonso de Liguori e quella del Vaticano II, 27.
100 Ibid.
101 D. CAPONE, Come sant'Alfonso vide ed annunziò la verità di Maria, 272.
102 Cf. Ibid.
103 Cf. FRANCESCO, Discorso ai partecipanti al corso promosso dal Tribunale della Penitenzieria Apostolica (12.03.20 15), in https://w2.vatican.va/content/francesco/itlspeeches /2015/march/documents /papa-francesco 20150312 tribunale-penitenzieria-apostolica.html [accesso: 05.11.2017].
104 CL S. M. PERRELLA, La Vergine Maria nella coscienza ecclesiale. Dal Concilio Vaticano II a Papa Francesco, in AA, Vv., "La Madre SSma. del Lume. Storia e teologia, arte e devozione da Palermo al mondo" Edizioni Parva, Melara (RO) 2016, 139-175.

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IDEATO E REALIZZATO DA ANTONINO GRASSO
DOTTORE IN S. TEOLOGIA CON SPECIALIZZAZIONE IN MARIOLOGIA
DOCENTE ALL'ISSR "SAN LUCA" DI CATANIA

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