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  La presenza di Maria negli scritti di S. Alfonso M. De Liguori (1696-1787) - I 
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Un articolo di Donato A., in Theotokos XXV (2017) n. 2, pp. 137-161.




 

«TESTIMONE E MAESTRO DI  SPIRITUALITÁ E DEVOZIONE MARIANA»

Nel marzo 2011, nel corso di una delle sue Udienze Generali in piazza san Pietro, papa Benedetto XVI ha ricordato e proposto all'attenzione del popolo di Dio la figura di sant'Alfonso M. de Liguori (1696-1787). A questo dottore delta Chiesa, ha dichiarato il Papa emerito, noi «siamo molto debitori»1 poiché è stato «un insigne teologo moralista e un maestro di vita spirituale per tutti, soprattutto per la gente semplice».2 Negli anni della sua formazione egli «ebbe degli ottimi maestri che lo introdussero allo studio delta Sacra Scrittura, della storia della Chiesa e della mistica»3 e «acquisì una vasta cultura teologica, che mise a frutto quando, dopo qualche anno, intraprese la sua opera di scrittore».4 «Le sue opere, lette e tradotte in numerose lingue, [...] hanno contribuito a plasmare la spiritualità popolare degli ultimi due secoli. E alcune di esse sono testi da leggere con grande profitto ancor oggi, come "Le Massime eterne", "Le glorie di Maria", "La pratica d'amare Gesù Cristo", opera - quest'ultima - che rappresenta la sintesi del suo pensiero e il suo capolavoro».5 Accanto a Benedetto XVI altri pontefici nel corso della storia, passata e recente6, hanno posto in evidenza la ricchezza, la profondità e l'attualità del pensiero teologico-morale, spirituale e pastorale del Santo napoletano, suggerendo altresì la strada per l'approfondimento del tema mariano che questo breve saggio si propone.7 Nel 1987 nella lettera enciclica Redemptoris Mater Giovanni Paolo IL addita sant'Alfonso come testimone e maestro di spiritualità e devozione mariana.8 Questa indicazione e riconducibile a una piccola nota del citato testo magisteriale, ma l'affermazione può trovare altra luce se si volge l'attenzione su un secondo documento del magistero del santo Pontefice, ossia la lettera apostolica Spiritus Domini indirizza ai Missionari Redentoristi in occasione dell'anno bicentenario della morte di sant'Alfonso (1787-1987). Nel testo suddetto, il Papa evidenzia con maggiore chiarezza e ampiezza come il Santo Dottore, nella sua proposta di maturazione di vita cristiana, ponga la "devozione a Maria" accanto alla frequenza dei sacramenti - in modo particolare 1'Eucaristia e la Riconciliazione - e al culto eucaristico.9 Tale devozione è da intendersi in sant'Alfonso non come «un fatto di sentimento personale (per alcuni: meridionale)»10, ma piuttosto come «vita, dottrina teologica, azione pastorale [...] viste e vissute come sintonia vitale con l'economia di salvezza che il Cristo attua nella storia».11 Questa dimensione costitutiva della mariologia di sant'Alfonso si coglie chiaramente in alcuni testi chiave della sua ampia letteratura, come nel seguente brano de Le glorie di Maria (1750): «Che Gesù Cristo sia unico mediatore di giustizia, che con i meriti suoi ci abbia ottenuto la riconciliazione con Dio, chi lo nega? Ma all'incontro è cosa empia il negare che Dio si compiaccia di far le grazie ad intercessione dei santi, e specialmente di Maria sua Madre, che Gesù tanto desidera di vedere da noi amata ed onorata. [ ... ] Per li meriti di Gesù è stata concessa tanta autorità a Maria di essere la mediatrice della nostra salute: non già mediatrice di giustizia, ma di grazia e d'intercessione».12 In Cristo Maria è «Mediatrice di grazia, Socia di Redenzione e perciò anche Madre nostra, Avvocata nostra, Regina di grazia nella Chiesa per il mondo da salvare. Così sant'Alfonso vede e narra Maria in quasi tutte le sue opere»13.

1. LA MEDIAZIONE DI MARIA PRESSO IL FIGLIO PER LA SALVEZZA DELL'UOMO

«Il Concilio Vaticano IL e il magistero successivo hanno riaffermato che uno solo è il Mediatore tra Dio e gli uomini, l'Uomo Cristo-Gesù ma che questo non esclude che, per volontà del Cristo, Maria sia mediatrice per via di intercessione per gli uomini presso di Lui».14 Il Padre delle misericordie, nel suo sapiente disegno di salvezza, ha voluto, infatti, che nella Chiesa santa, la beata Vergine Maria, Madre di Dio nostro Redentore, occupasse «dopo il Cristo, il posto più alto e il più vicino a noi» (LG, n. 54); e che nel divenire storico della Chiesa, ella, sempre unita alla persona e all'opera del Figlio (cf. Ibid., nn. 56. 58. 60) continuasse a svolgere una «funzione materna verso gli uomini». Un ruolo che «in nessun modo oscura o diminuisce l'unica mediazione di Cristo, ma ne mostra l'efficacia» (Ibid., nn. 60. 62). Perciò la maternità di Maria «perdura senza soste dal momento del consenso fedelmente prestato nell'Annunciazione e mantenuto senza esitazioni sotto la croce, fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti» (Ibid., n. 62). E difatti, anche dopo la sua assunzione in cielo, «la sua molteplice intercessione continua a ottenerci i doni che ci assicurano la nostra salvezza eterna» (Ibid., n. 62) perché, Maria, «con la sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata» (Ibid., n. 62).15 É questa "realtà" della Madre del Redentore che sant'Alfonso, da uomo e con il linguaggio del suo tempo, contempla e racconta nei suoi scritti. Una verità che il Santo napoletano deduce, come ci ricordava il magistero di Benedetto XVI, della meditazione della Parola di Dio, dallo studio dei Padri della Chiesa e dei grandi Dottori e teologi che l'hanno preceduto, e non ultimo anche dall'ascolto attento e sincero del popolo minuto che in modo provvidenziale incrocia il suo cammino16. Ma tale conoscenza, come ci raccontano i suoi biografi, è anche frutto di una particolare e personale devozione alla Madonna17 che conduce sant'Alfonso a riconoscere Maria come «mediatrice di grazia, socia della redenzione e perciò Madre, Avvocata e Regina»18 e poi lo spinge a proporre - da pastore e da teologo - questa immagine della beata Vergine al popolo di Dio, soprattutto quello più abbandonato e più bisognoso di aiuti spirituali. Il profondo legame "devozionale" che il de Liguori nutre verso Maria, nonché la sua chiarezza teologica sull'inscindibile relazione tra la Madre e il Figlio e il ruolo di Avvocata che la Vergine assume nell'economia della salvezza, si colgono in modo emblematico tra le righe della "Supplica-Invocazione" che il santo Dottore pone all'inizio de Le glorie di Maria.19 Quest'opera rappresenta «una pietra miliare nella storia della devozione cattolica alla Madonna»20 nonché «il capolavoro di sant'Alfonso che dopo la crisi del protestantesimo e del giansenismo ha salvato la dottrina tradizionale della Chiesa e ha difeso la tematica della mediazione di Maria».21 Nelle primissime pagine di questa opera il de Liguori si rivolge in primis a Gesù Cristo, suo "amantissimo Redentore", al quale affida devotamente il suo scritto. «Mio amantissimo Redentore e Signor Gesù Cristo [...] sapendo il piacere che vi dà chi cerca di glorificare la vostra santissima Madre, che tanto amate, e tanto desiderate di vederla amata ed onorata da tutti, ho pensato di dare alla luce questo libro, che parla delle sue glorie [ ... ]. A voi cui tanto preme la gloria di questa Madre [ ... j lo dedico e raccomando. Voi gradite questo mio piccolo ossequio dell'amore, che ho per voi e per questa vostra Madre diletta. Voi proteggetelo con far piovere luci di confidenza e fiamme d'amore a chiunque lo leggerà verso questa Vergine immacolata, in cui voi avete collocata la speranza e il rifugio di tutti i redenti. E per mercede di questa povera mia fatica donatemi, vi prego, quell'amore verso di Maria, che io ho desiderato con questa mia Operetta di vedere acceso in tutti coloro che la leggeranno».22 Successivamente, l'invocazione del Dottore zelantissimo è rivolta a Maria, che definisce "dolcissima Signora" e "Madre sua". «Voi ben sapete che io dopo Gesù in voi ho posto tutta la speranza della mia eterna salute; poiché tutto il mio bene, la mia conversione, la mia vocazione a lasciare il mondo, e quante altre grazie ho ricevuto da Dio, tutte le riconosco donatemi per vostro mezzo. Voi già sapete che io per vedervi amata da tutti, come voi meritate, e per rendervi ancora qualche segno di gratitudine ai tanti benefici che mi avete accordato, ho cercato sempre di predicarvi dappertutto, in pubblico e in privato, con insinuare a tutti la vostra dolce e salutevole divozione. Io spero di seguire a farlo sino all'ultimo fiato di vita che mi resta; ma vedo che per gli anni avanzati e per la mia logora salute già si va accostando il fine del mio pellegrinaggio e la mia entrata all'eternità; onde ho pensato prima di morire di lasciare al mondo questo mio libro, il quale seguiti per me a predicarvi e ad animare anche gli altri a pubblicare le vostre glorie e la grande pietà che voi usate con i vostri devoti. Spero, mia Carissima Regina, che questo mio povero dono, benché troppo scarso al vostro merito, pure sia gradito al vostro gratissimo cuore, poiché è tutto dono d'amore. Stendete dunque quella vostra dolcissima mano, con la quale mi avete liberato dal mondo e dall'inferno, ed accettatelo e proteggetelo come cosa vostra. Ma sappiate poi che di questo mio piccolo ossequio io ne voglio la ricompensa: e questa sia che io da oggi avanti vi ami più di prima, e che chi, terrà in mano questa mia Operetta, resti infiammato del vostro amore, sicché subito aumenti in questi il desiderio di amarvi e di vedervi amata anche dagli altri: onde s'impegni con tutto l'affetto a predicare e promuovere quanto più le vostre lodi e la confidenza nella vostra potentissima intercessione. Amen. Così spero, così sia».23 Sia nella prima sia nella seconda parte della supplica a Gesù ed a Maria si coglie una sorta di circolarità ermeneutica tra il Figlio, la Madre, e l'uomo che è chiamato a lasciarsi infiammare e coinvolgere dall'amore "per" Maria "in" Cristo. Questo dato ripropone alla nostra comprensione della mariologia alfonsiana un elemento già evidenziato sin dalla battute iniziali di questo percorso di riflessione, e che in qualche modo rafforza la convinzione che per una corretta rilettura del dato mariologico in sant'Alfonso occorre mantenere sempre sullo sfondo della ricerca la circolarità ermeneutica sopra enunciata: Cristo-Maria-Uomo. Il de Liguori, infatti, in tutta la sua opera apostolica e letteraria guarda a Maria sempre unità a Cristo nella Redenzione. «Beato», scrive il Dottore Zelantissimo, è «chi si afferra con l'amore e con la confidenza a queste due ancore di salute, ossia a Gesù e a Maria».24 Chi a loro si affida «certamente non si perderà».25 «Leggendo quello che Alfonso ha scritto sulla Madonna e, soprattutto, quello che Alfonso ha meditato e scritto sopra il Signore Gesù [...] di una cosa si può essere certi: non si trattò di due amori, ma di un solo unico amore. Alfonso fu mariano perché gli parve che l'unico cammino che gli permetteva, e ci permetteva di essere cristiani era quello che passava per Maria. Il suo era un ragionamento molto semplice: Dio ci ha dato Gesù per mezzo di Maria; noi non possiamo arrivare a Gesù se non per mezzo di Maria. Ogni altro tentativo è condannato al fallimento perché contrario alla maniera di agire di Dio, all'ordine della sua Provvidenza. E osò sfidare qualsiasi teologo a provargli il contrario. La spiritualità alfonsiana rimane così centrata su Gesù Cristo: e l'amore alla Madonna venne a rinforzare, non a diminuire, la centralità della persona di Gesti nel nostro cammino verso Dio».26

2. L'APOSTOLATO DELLA PAROLA E DELLA PENNA

Rileggendo la storia così come emerge dalle biografie, dalle lettere autografe di sant'Alfonso, e dai diversi studi condotti nel tempo, ci si rende conto che molto presto, il de Liguori, affianca all'apostolato della parola e dell'azione pastorale quello della penna.27 Nella sua vita e nella sua attività questi due aspetti sono inseparabili e si completano a vicenda, tanto da imprimere «alla produzione letteraria del Santo un carattere pastorale inconfondibile. L'impegno dello scrittore promana dalla predicazione e a essa riconduce nella persistente tensione verso la salvezza delle anime».28  L'attività letteraria del de Liguori «inizia con le Massime eterne [1725-1730] e le Canzoncine spirituali [1730-1732]»29 e conosce un crescendo straordinario che raggiunge il culmine negli anni dell'episcopato (1762-1775). «La produzione complessiva comprende ben centoundici titoli e abbraccia tre grandi campi: la morale, la fede e la vita spirituale».30 Variegata è anche la fascia "sociale" cui le opere alfonsiane sono "destinate". Il de Liguori scrive prevalentemente per il popolo cristiano, per la gente semplice «ma non omette di prestare un' attenzione specifica ad alcuni stati particolari: come i religiosi e i sacerdoti».31 Tra le sue opere d'indole chiaramente mariana, il "trattato" Le glorie di Maria spicca come un unicum. Quest'opera è, infatti, riconosciuta da molti come il testo alfonsiano interamente dedicato alla Madre "buona" di Dio.32 Ma guardando all'insieme della letteratura spirituale come ad alcuni brani di natura dommatica del Santo ci si accorge che non esiste scritto, più o meno esteso, nel quale non vi sia un paragrafo, un'esortazione, un'invocazione, o una semplice giaculatoria mariane.33 «In tutta la vastissima eucologia alfonsiana, non c'è infatti preghiera, che non si chiuda con l'invocazione, alla Madonna, come del resto non c'è predica che non si concluda con il ricordo del suo patrocinio».34 Un confronto, anche superficiale, con l'insieme della produzione letteraria di sant'Alfonso permette di cogliere sia la ricchezza sia l'attenzione pastorale e teologica che il Dottore zelantissimo rivolge al tema mariano. Questo impegno di lettura offre, inoltre, la possibilità di individuare lo sviluppo temporale e gli ambiti specifici nei quali questo tema e maggiormente trattato dal de Liguori. Seguendo l'elenco cronologico delle sue opére ascetico-pastorali, scientificamente ricostruito a partire dagli anni trenta da un gruppo di studiosi redentoristi35, il primo scritto mariano del santo Dottore è la Coronella del dolori di Maria (1737); un testo che il medesimo sant'Alfonso dichiara di aver composto molto prima de Le glorie di Maria e che per sua volontà è inserito nel 1750 in questa stessa opera «per comodo dei devoti di Maria Addolorata».36 Nel 1744 o più tardi nel 1745 il de Liguori pubblica, invece, i Pensieri ed affetti divoti nelle Visite al Ss. Sacramento ed alla sempre Immacolata Ss. Vergine Maria per ciascuno giorno del mese; opera che nel 1749 assume il titolo più noto di Visita al Ss. Sacramento ed a Maria Ss.ma. Il "libretto" è composto di trentuno meditazioni eucaristiche seguite da altrettante brevi riflessioni mariane. Di queste "Visite a Maria", come scrive in più luoghi il redentorista Oreste Gregorio, esiste una duplice redazione. La prima del 1755 che è «più breve e contiene un concetto teologico intorno alla Madonna»;37 la seconda, più lunga, è del 1758 e propone «un'orazione tradotta di un santo Padre. Sono ambedue di sant'Alfonso, il quale adattò la seconda redazione dopo la pubblicazione de Le glorie di Maria».38 Scorrendo ancora l'elenco delle opere spirituali e pastorali del Santo, giungiamo proprio al 1750, anno in cui vedono la luce i due volumi de Le glorie di Maria. Questa data a giudizio di Don Giuseppe de Luca (1898-1962) «è una delle più importanti nella storia del culto di Maria perché nell'autunno di quell' anno, il 12 ottobre, una Tipografia di Napoli pubblicava per la prima volta Le glorie di Maria: un libro che "ha creato una tenerezza nuova, più struggente e più insaziabile nei fedeli».39 A questo scritto di sant'Alfonso è intrinsecamente collegata la Risposta ad un Anonimo che ha censurato ciò che ha scritto l'autore nel cap. V [de Le glorie di Maria] datata 1756. Da questa data il nome di Maria sembra scomparire dai titoli e negli elenchi delle opere alfonsiane per ricomparite ancora una volta nel 1773 nei Pii riflessi per eccitarsi al1'amore di Dio e alla divizione di Maria. Osservando questo insieme pur parziale della produzione mariologica alfonsiana40 ci si rende conto che 1'elaborazione e lo sviluppo dei temi mariani nel pensiero e nella riflessione di sant'Alfonso si concentrano in un tempo ben definito che coincide, in qualche modo, con la lunga gestazione de Le Glorie di Maria. La composizione di quest'opera, per stessa ammissione del Santo, richiese, infatti, ben sedici anni di pazienti ricerche: un progetto iniziato nel 1734 a Villa Liberi (CE) - originariamente Villa Schiavi - e conclusosi a Ciorani (SA) nel 1750.41 Proprio dalla solitudine di questo piccolo paesino in provincia di Salerno, sant'Alfonso indirizza al canonico Giacomo Fontana di Napoli una lettera nella quale fa menzione degli stenti e delle fatiche affrontate per la pubblicazione delle Glorie: «Invio a V.S. illma il mio povero contraddetto libro della Madonna, uscito finalmente dopo molti stenti, e dopo molti anni di fatica a raccogliere in breve quello che ci sta [ ... ]. L'invio due corpi [copie] del libro: uno per V.S. Illma; l'altro mi favorisca mandarlo, da mia parte, a D. Matteo Testa [ ... ]. Al Signor D. Giacomo Martorelli ho mandato già due altri corpi del libro; spero che già l'avrà ricevuti a quest'ora; e se no, presto il riceverà. Viva Gesù e Maria!».42 Qualche anno più tardi, nel luglio 1759, confidandosi con il suo tipografo Giuseppe Remondini, sant'Alfonso ribadisce ancora il dato appena sottolineato ma aggiunge anche una parola sul "successo editoriale" dello scritto: «Tutti i libri miei sento nominare che date alle stampe, e non Le Glorie di Maria, quando quest'operetta è la più faticata e forse la pin applaudita; e come scrissi, già in Napoli sinora se ne son fatte tre edizioni. Pertanto, non per altro che per gloria della Madonna, desidererei che quest'opera la stampasse prima delle altre; e v'assicuro che da per tutto ella sarà applaudita».43 S'intuisce chiaramente dalle espressioni adottate del de Liguori che Le glorie di Maria rappresenta in qualche modo la confluenza, il punto di arrivo e la ripartenza di un lungo percorso di riflessione e di maturazione. Tale ricchezza di contenuto e stata diversamente studiata nel corso dei due secoli che ci separano dalla sua pubblicazione. Alcuni studiosi hanno avvicinato lo scritto alfonsiano privilegiando la via dell'analisi testuale.44 Altri, invece, hanno intrapreso la strada della comparazione ponendo ad esempio in parallelo Le glorie di Maria di sant'Alfonso con il Traité de la vraie devotion a la S.te Vierge di Luis Marie Grignion de Montfort (1673-1716).45 La rilevante attenzione speculativa e l'insieme piuttosto considerevole degli studi già pubblicati su Le glorie di Maria, spingono la nostra riflessione verso una strada analitica diversa, ovvero quella che intende soffermare l'attenzione su ciò che, a titolo puramente esemplificativo e non qualitativo, è possibile indicare con l'espressione: "scritti mariani minori". In questa categoria inclusiva è immaginabile collocare sia testi di predicazione, sia testi liturgici e di pietà nei quali, sant'Alfonso, sviluppa anche in modo approfondito i temi mariani trattati in chiave eminentemente teologica ne Le glorie di Maria.

 

Inserito Martedi 20 Febbraio 2018, alle ore 10:01:03 da latheotokos
 
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