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  Maria nel Tempo Pasquale e nella Pentecoste 
Culto

Dal libro di Jesus Castellano Cervera, L'Anno Liturgico memoriale di Cristo e mistagogia della Chiesa con Maria, madre di Gesù. Corso di spiritualità liturgica, Centro di Cultura Mariana «Madre della Chiesa» Roma 1991, pp. 123-128.



 1. Tempo di Cristo Risorto

Il tempo pasquale celebra la presenza di Cristo in mezzo ai discepoli, la sua dinamica manifestazione nei segni che diventeranno dopo la sua Ascensione il prolungamento del suo corpo glorioso: la parola, i sacramenti, l'Eucaristia. Cristo vive nella Chiesa. È sempre presente (SC 7). La luce del cero pasquale è segno visibile della sua presenza luminosa e perenne. Ma ci sono altri segni della sua presenza: l'altare, il fonte battesimale, la croce gloriosa, il libro della divina parola che è come un tabernacolo della sua presenza di Maestro, l'ambone da dove il Risorto parla sempre spiegando le Scritture. Segno di questa presenza è specialmente l'assemblea. Solo nella prospettiva della Pasqua si avvera la promessa di Gesù: «dove due o più...» (Mt 18,20). Presenza culminante è quella dell'Eucaristia dove il Risorto invita, spezza il pane, dona se stesso, offre il sacrificio pasquale.

2. Tempo dello Spirito

Come viene indicato da Gv 20,19-23, lo stesso giorno di Pasqua è già giorno dell'effusione dello Spirito Santo perché è già giorno della glorificazione di Gesù e della salvezza escatologica per la Chiesa che nasce. In questa prospettiva la Chiesa legge gli Atti che sono il Vangelo dello Spirito Santo, durante tutto il tempo di Pasqua; è lo Spirito che agisce già nei battezzati per completare nella vita, come espressione di condotta e di culto spirituale, quanto è stato ricevuto nella fede. Il tempo finale con il suo progredire verso la Pentecoste sottolinea - più nella liturgia delle ore, meno però nella celebrazione eucaristica - questo aspetto pneumatologico, collegato con il mistero della Chiesa manifestata dallo Spirito alla Pentecoste. Nell'attuale interesse per la pneumatologia bisogna ricuperare tutta la ricchezza liturgica di questo aspetto, così messo in risalto dalla liturgia eucaristica ed eucologica di Oriente e di Occidente.1

3. Tempo della Chiesa come nuova umanità

La liturgia pasquale sottolinea la novità battesimale della vita cristiana, la continuità con la novità del Risorto, la vita come culto spirituale con la potenza dei doni e frutti dello Spirito. C'è una antropologia della risurrezione che rivela il cristiano e la comunità ecclesiale come presenza e prolungamento del Cristo Risorto. Sono le opere della Risurrezione, la testimonianza della vita contro l'istinto della morte, l'irradiazione della vita in una cultura che afferma la possibilità, fin da quaggiù, di una umanità nuova e rinnovata dal dinamismo dello Spirito.2

4. Tempo dell'attesa escatologica

Nella prospettiva della Risurrezione e dell'attesa del Risorto, nella visione pasquale della Parousia, come indicata dagli angeli all'Ascensione, è questo il tempo escatologico per eccellenza, più che il tempo di Avvento. Tempo quindi di anticipazione della vita nuova e di attesa del compimento definitivo in Cristo, come suggerisce la lettura dell'Apocalisse in questo tempo liturgico.3

5. Tempo della prospettiva pasquale del martirio e della morte cristiana

Il Messale Romano ed il Lezionario hanno testi speciali per il tempo di Pasqua sia per celebrare i martiri sia per il rito delle Esequie. Questo non è senza una ragione teologica. Nella festa pasquale dei cinquanta giorni il martirio viene visto come compimento della Pasqua, e sulla morte del cristiano aleggia la fede della risurrezione. Per quanto riguarda il rito bizantino dei funerali sono particolarmente belli i testi che si usano quando si devono fare le Esequie di un laico, sacerdote o monaco durante la Settimana del Rinnovamento. Tutto l'ufficio è pasquale.4

6. Tempo di Maria, Vergine della Pasqua e della Pentecoste

Certamente non mancano motivi per ricordare Maria nel tempo di Pasqua e nella attesa della discesa dello Spirito Santo. Sappiamo indirettamente che la Vergine partecipa della Pasqua del Figlio, nella gioia della sua Risurrezione e come Donna nuova che ha vissuto come nessun altro accanto all'Uomo nuovo il mistero pasquale. Maria è presente alla Pentecoste, nella preghiera comune (At 1,14) come Madre di Gesù. L'iconografia più antica rappresenta Maria all'Ascensione come figura e modello della Chiesa. È quindi Vergine della Pasqua del Figlio, Chiesa orante nell'Ascensione e nell'attesa dello Spirito, Madre di Gesù e dei discepoli di Cristo nella effusione dello Spirito Santo (cfr. LG 59). Il Documento già citato Fate quello che vi dirà, esprime ancora questo voto nel rispetto verso il tempo di Pasqua e nella doverosa attenzione ai contenuti del mistero pasquale: «Deve (l'ordinamento liturgico) mostrare la potenza della Pasqua di Cristo e il dono dello Spirito operanti in Maria. D'altra parte è auspicabile che la liturgia pasquale, sul filo conduttore del dato biblico (At 1,14), sviluppi cultualmente il rapporto arcano esistente tra lo Spirito, la Chiesa e Maria » (p. 63). Tra gli elementi mariani della liturgia del tempo pasquale ricordiamo:
- il saluto di compieta: Regina coeli;
- il Magnificat del Vespro, pregato nella prospettiva pasquale della sua composizione e dei sentimenti di Maria dopo la Pasqua, quando già in Cristo si sono avverate alcune promesse del Magnificat: 'Ha esaltato gli umili'.
- alcune preghiere di intercessione al Vespro;
- i formulari della Messa di Santa Maria (comune) per il tempo pasquale, con il duplice cenno alla Risurrezione e alla attesa dello Spirito.
La celebrazione del mese di maggio in onore di Maria non deve distogliere lo sguardo da questa spiritualità mariana pasquale. La festa della Visitazione può essere contemplata nella luce della Pentecoste, anticipata in Maria. In alcuni posti, dopo la Pentecoste si è celebrata la festa di Maria Madre della Chiesa, con i formulari del Messale Romano. Questa festa è diventata adesso obbligatoria per volere di Papa Francesco e deve essere celebrata il lunedì di Pentecoste da tutta la Chiesa. I Servi di Maria hanno fatto una bella proposta celebrativa, quella di una celebrazione del Regina Coeli laetare che esprime con accenti 126 di profonda poesia l'esperienza gioiosa di Maria come Madre e Vergine della Pasqua. Di questa celebrazione riportiamo due stichi del dialogo, tra le donne e Maria, che mostra la sua profonda esperienza della Risurrezione:
 - Figlie di Gerusalemme: Chi ti ha dato la notizia, Madre? Anche da te sono venuti i discepoli di Emmaus che, calata la sera, lo hanno riconosciuto nello spezzare il pane?
- Maria: Quando il sepolcro intatto ha tremato, un fremito ho sentito nel mio grembo verginale: Egli di nuovo era nato!
- Figlie di Gerusalemme: Non lasciare Maria, il nostro animo sospeso. Dì a noi da chi lo hai saputo. Da un discepolo segreto, da un soldato pentito, da un angelo del cielo?
- Maria: Non da voce di uomini, sorelle, né da messaggi di angeli la buona novella ho appreso. Già la conoscevo. Custodivo nel cuore la sua parola: «Il terzo giorno risusciterò».
Per questo una invocazione la saluta, come all'inizio l'Angelo: Gioisci, Vergine della Pasqua; da te è nato il Signore della storia alfa e omega di tutto il creato.5

NOTE
1 Per queste tematiche: S. RINAUDO, La liturgia, epifania dello Spirito, Torino-Leumann, LDC, 1980; J. LOPEZ MARTIN, El don de la Pascua del Senior. Pneumatologia de la cincuentena pascual del Misal Romano, Burgos 1977.
2 Di questa realtà è cantore esimio I. HAZIM, La Risurrezione e l'uomo di oggi,  Ave, Roma1970.
3 Su questo argomento liturgico cfr. il nostro contributo Escatologia in NDL pp. 448-462.
4 Cfr Funerailles, trad. D. GUILLAUME, Roma 1979, pp. 30-41.
5  Dal libro: Come vivere l'impegno cristiano con Maria. Celebrazioni, Centro di Cultura Mariana «Mater Ecclesiae», Roma 1983, pp. 96-108.

Inserito Venerdi 6 Aprile 2018, alle ore 12:15:34 da latheotokos
 
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