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La mediazione materna di Maria in Paolo VI e Giovanni Paolo II
Inserito Martedi 31 Luglio 2018, alle ore 10:47:06 da latheotokos
Magistero

Dal libro di Angelico Greco, "Madre dei viventi". La cooperazione salvifica di Maria nella "Lumen gentium": una sfida per oggi, Eupress FTL, Lugano 2011, pp. 420-426.



 

1 La mediazione materna di Maria nella "Marialis cultus" di Paolo VI

Prima di accostare la mediazione materna di Maria secondo la Marialis cultus, considerate le strette connessioni tematiche, reputiamo opportuno richiamare alcuni contenuti dell'Esortazione Apostolica Signum magnum26. Il suddetto. documento acclude un'asserzione molto simile ad una definizione dogmatica27, che contribuisce a disvelare il pensiero del Pontefice sul contributo soteriologico di Maria28. Egli, riferendosi in primo luogo alla maternità spirituale di Maria nella Chiesa universale ha asserito: «Dopo aver partecipato al sacrificio redentivo del Figlio, ed in modo così intimo da meritare di essere da lui proclamata madre non solo del discepolo Giovanni. ma - sia consentito l'affermarlo - del genere umano da lui in qualche modo rappresentato, ella continua adesso dal cielo a compiere la sua funzione materna di cooperatrice alla nascita e allo sviluppo della vita divina nelle singole anime degli uomini redenti. É questa una consolantissima verità, che per libero beneplacito del sapientissimo Iddio fa parte integrante del mistero dell'umana salvezza; essa, perciò, dev'essere ritenuta per fede da tutti i cristiani»29. Risalta nel testo lo stretto connubio tra cooperazione storica e quella economica di Maria, il cui snodo teologico è costituito dalla sua partecipazione al sacrificio di Cristo attuatasi al Calvario. Il richiamo di alcuni contenuti di LG 63, convalidati dal carattere della perentorietà, costituisce un altro dato rilevante dell'asserto papale.
Tornando al principale testo mariano di Paolo VI, scorgiamo nella sezione liturgica (MC 1-15) un accenno alla maternità ecclesiale di Maria correlata alla sua Divina Maternità. Il Pontefice ha parlato di Maria Regina che intercede come madre (cfr. MC 6). Trattasi di un'intercessione modulante, messa in atto dalla: «Madre di Cristo e della Chiesa» (MC 11); «Madre del Capo e delle membra» (MC 11); «Madre di Dio 1...] e provvida Madre della Chiesa»30 (MC 11); «Madre della misericordia» (MC 13); «Madre della grazia»31 (MC 14). Questa funzione economica è inoltre qualificata come: «intercessione misericordiosa» (MC 11); «soccorso materno» (MC 14); «efficace soccorso di ausiliatrice» (MC 57); «materna intercessione» (MC 56); «molteplice missione» (MC 56). Nella sezione biblico-patristica (nn. 16-23) scorgiamo la maggior parte del riferimenti al ruolo economico di Maria. Il Pontefice, ricalcando gli asserti di LG 63-65, l'ha additata quale: «eccellentissimo modello della Chiesa nell'ordine della fede, della carità e della perfetta unione con Cristo» (MC 16). La presenza orante di Maria nel cenacolo, sperimentata dalla prima comunità, si è protratta dopo la sua Assunzione al cielo. Così Lei si rende vicina ai suoi figli, potendo a loro vantaggio attuare la: «sua missione di intercessione e di salvezza» (MC 18). Il Papa ha richiamato anche lo speciale rapporto di comunione tra la Chiesa ministeriale - a cui Cristo ha affidato il compito della Celebrazione Eucaristica - e la Beata Vergine glorificata (cfr. MC 20). Il Pontefice non ha omesso altresì d'indicarla quale: «maestra di vita spirituale per i singoli cristiani» (MC 21). Un'efficace traccia sulla dimensione mariana della Chiesa, si può scorgere nel testo di Ambrogio, che così esortava i suoi contemporanei: «Dev'essere in ciascuno dei cristiani l'anima di Maria per magnificare il Signore; dev'essere in ciascuno il suo spirito per esultare in Dio»32 (MC 21). Le virtù della Vergine si condensano soprattutto nel suo fiat: «per tutti i cristiani lezione ed esempio per fare dell'obbedienza alla volontà del Padre la via e il mezzo della propria santificazione» (MC 21). Il Papa ha poi reso attenti sui «molteplici rapporti» intercorrenti tra la Chiesa a Maria. Quest'ultima vanta una maternità spirituale verso tutte le membra del Corpo mistico, chiamate a corrispondere con atteggiamenti di: venerazione profonda, amore ardente, fiduciosa invocazione, servizio d'amore, operosa imitazione, commosso stupore, attento studio (cfr. MC 22).
Nella seconda parte: «Per il rinnovamento delta pietà mariana» (MC 24-38); Paolo VI si è chinato sul rapporto tra Maria e lo Spirito Santo. Ciò è propriamente condensato nella sezione: «Nota trinitaria, cristologica ed ecclesiale nel culto delta Vergine» (MC 25-28). Gli ambiti richiamati dal Pontefice, che indicano lo stretto contatto tra Maria e lo Spirito Santo, sono: il suo Immacolato Concepimento, l'annunciazione, il Calvario, il giorno di Pentecoste, l'economia della grazia. Il Pontefice ha inoltre illustrato le differenti modalità con cui la terza Persona ha operato in Maria, o attraverso Lei: I'ha plasmata nuova creatura, l'ha resa feconda adombrandola con la sua presenza33, l'ha fermamente sostenuta nel momento della prova suprema, è sceso sulla Chiesa nascente, continua a generare Cristo nell'anima del credenti. Riguardo all'ultimo aspetto, il Papa ha riportato in auge un testo di Ildefonso che recita: «Ti prego, ti prego, o Vergine santa, che io abbia Gesù da quello Spirito, dal quale tu stessa hai generato Gesù»34 (MC 26). Secondo il Pontefice Maria è certamente implicata nel processo di rigenerazione e formazione spirituale del fedeli. Lei con la Chiesa concorre a generare il Corpo mistico di Cristo. Riguardo a questa sinergia, il Pontefice ha puntualizzato: «L'una non pub sussistere senza l'altra» (MC 28). Già Cromazio di Aqulleia asseriva: «Non si può, dunque, parlare di Chiesa se non vi è presente Maria»35 (MC 28).
Nella sezione biblico-liturgica, dalla connotazione anche ecumenica (cfr. MC 29-38) il Papa auspica che con la sua intercessione Maria propizi: «l'avvento dell'ora in cui i discepoli di Cristo ritroveranno la piena comunione della fede» (MC 33). Paolo VI rammenta che la funzione materna della Beata Vergine nella Chiesa è operante fin dai tempi della comunità apostolica, verità questa evidenziatasi a Cana, nel favorire la fede degli Apostoli (cfr. Gv 2,1-12). La stessa maternità, precedentemente insorta, ha acquisito sul Calvario una dimensione universale (cfr. MC 37).
Nell'Epilogo (cfr. MC 56-58) il Papa ha caldamente proposto alla Chiesa intera il culto a Maria, sulla base della Scrittura e della Tradizione. Ciò anche in considerazione della sua: «missione e condizione unica nel popolo di Dio, del quale è insieme membro eccellentissimo, modello specchiatissimo e Madre amorosissima». (MC 56). II Pontefice ha inteso convalidare tutto il valore salvifico della: «molteplice missione di Maria verso il popolo di Dio [..] realtà soprannaturale operante e feconda nell'organismo ecclesiale» (MC 57). Essa è finalizzata a: «riprodurre nei figli i lineamenti spirituali del Figlio primogenito» (MC 57). Uno dei compiti assunti dall'Immacolata, a beneficio dei figli che la invocano, è quello di: «debellare con energica risoluzione il peccato» (MC 57). Grazie al culto mariano è difatti possibile sperimentare un «progresso nella virtù» ed una «crescita nella grazia divina» (cfr. MC 57). Il nesso tra devozione mariana e sviluppo della grazia, è apparso evidente nel pensiero di Paolo VI «Perché e impossibile onorare la "Piena di grazia" (Luc 1,28) senza onorare in se stessi lo stato di grazia, cioè l'amicizia con Dio 1...] l'inabitazione dello Spirito» (MC 57). Il culto alla Vergine: «Donna nuova [...] accanto a Cristo, l'Uomo nuovo» (MC 57), è dunque un aiuto potente per conseguire ogni pienezza.

2. La mediazione materna di Maria nella "Redemptoris Mater" di Giovanni Paolo II

Prima di soffermarci accuratamente sul più articolato documento mariano di Giovanni Paolo II, avvertiamo la necessità di chinarci sulla Salvifici doloris, a proposito della maternità universale di Maria. Dal documento apprendiamo: «Quasi a continuazione di quella maternità che per opera dello Spirito Santo gli aveva dato la vita, Cristo morente conferì alla sempre Vergine Maria una maternità nuova - spirituale e universale - verso tutti gli uomini, affinché ognuno, nella peregrinazione della fede, gli rimanesse insieme con lei strettamente unito fino alla Croce, e, con la forza di questa Croce, ogni sofferenza rigenerata diventasse, da debolezza dell'uomo, potenza di Dio»36. Il testo mostra la profonda affinità tra la Madre dei dolori e l'aspro percorso del cristiano, chiamato a condividere la Croce di Cristo. La mistica che promana dalle relazioni in atto, esige che Maria sia unita ai suoi figli, soprattutto nel momento in cui si affacciano per loro la prova e la sofferenza.
Nell'esporre i principi salienti della mediazione materna di Maria, Giovanni Paolo II si è avvalso preferenzialmente della traccia biblica. A suo fondamento sta la vicenda di Cana, posta all'inizio della vita pubblica di Gesù. Al Papa non è sfuggito il particolare del Figlio invitato alla festa a motivo della madre (cfr. Gv 2,1-2). Nel prosieguo del testo si ergono tre punti essenziali: 1. si tratta dell'«inizio del segni» compiuti da Gesti; 2. vi è in questo un contributo di Maria; 3. all'origine della manifestazione, sta l'«ora» fissata dal Padre. Esplorando il mistero d'unione tra Gesù e la madre, il Pontefice vi ha scorto la nuova dimensione della maternità di Maria (Cfr. RM 21). Il valore simbolico della richiesta avanzata dalla madre, difatti, ha travalicato la necessità del momento. L'uomo è così introdotto: «nel raggio della missione messianica e della potenza salvifica di Cristo» (RM 21). Oltre ad una semplice intercessione, Giovanni Paolo II ha ravvisato nell'intervento di Maria un carattere di vera mediazione. Nel vantare un «diritto» derivante dalla sua posizione di Madre, Lei: «si pone in mezzo» (RM 21). Tale funzione materna, espressione della sua sollecitudine, è in ogni caso orientata alla Mediazione di Cristo. La maternità di Maria nell'economia salvifica, riaffermata «presso la croce di Gesù», ha trovato una condizione preferenziale nel legame con l'Apostolo Giovanni, simboleggiante la Chiesa intera. In questo senso il Papa ha fatto riferimento ad una maternità pienamente maturata nel mistero pasquale, anche generata dalla fede e dall'amore personale di colei che ha preso parte alla Redenzione del Figlio. Nel termine «donna», usato da Gesù presso la Croce ed a Cana - rinviante anche a Gn 3,15 ed ad Ap 12,1 - il Pontefice vi ha scorto la profondità del mistero disvelatosi in quel contesto e attuatosi nell'economia della salvezza (cfr. RM 24). Alla stregua del cap. VIII, il Papa ha rimarcato la singolare corrispondenza tra l'annunciazione ed il cenacolo di Gerusalemme. In effetti: «In entrambi i casi la sua presenza discreta, ma essenziale, indica la via della nascita dallo Spirito» (RM 24). La madre ravvicinata al mistero di Cristo, lo è anche al mistero della Chiesa, ove: «continua ad essere una presenza materna, come indicano le parole pronunciate sulla Croce: "Donna, ecco il tuo figlio", "Ecco la tua madre"» (RM24).
Nella terza parte, inerente alla «mediazione materna» (cfr. RM 38-50) il Papa ha dichiarato: «Effettivamente, la mediazione di Maria è strettamente legata alla sua maternità, possiede un carattere specificatamente materno, che la distingue da quello delle altre creature» (RM 38). Egli ha definito tale funzione «speciale e straordinaria» (cfr. RM 38) ma anche «speciale ed eccezionale» (cfr. RM 39). Ciò si deve alla pienezza di grazia della Beata Vergine - che è in ogni modo dono di Cristo - fattore che l'ha resa disponibile: «a diventare per gli uomini "madre nell'ordine della grazia "» (RM 39). Dopo l'Assunzione, forte della sua mediazione materna, Maria intercede per tutti i suoi figli e: «coopera all'azione salvifica del Figlio-Redentore del mondo» (RM 40). Trattasi di un dato permanente ed universale rinviante all'unica Mediazione di Cristo «fra Dio e gli uomini» (cfr. RM 40). Ne consegue che la Chiesa, a buon diritto, può invocare Maria: «con i titoli di Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice, Mediatrice» (RM 40; cfr. LG 62). Considerando questa singolare posizione ecclesiale, la Beata Vergine è in grado di contribuire a ricreare l'unione della Chiesa pellegrina con quella celeste, nell'attuazione della comunione del Santi (cfr. RM 41). Il Papa non ha poi omesso di ravvisare il carattere escatologico della «Regina dell'universo», Madre e «Mediatrice di clemenza», avente un decisivo ruolo nella venuta definitiva del Figlio suo (cfr. RM 1). Nella vita della Chiesa, Maria non cessa di servire i suoi figli con la sua mediazione materna, facendosi imitatrice di Cristo: «fino al perpetuo coronamento di tutti eletti» (RM 41; LG 62). Lei, «Figura» e «perenne Modello» ecclesiale, è onorata con un culto del tutto singolare (cfr. RM 42). La stessa indole materna propria della Chiesa ministeriale, ben sottolineata dall'Apostolo Paolo (cfr. Gal 4,19) è una riprova del suo rapporto con la «Genitrice del Figlio, che è il "primogenito tra molti fratelli" (Rm 8,29)» (RM 43).
Con questi argomenti il Papa ha messo in luce la dimensione mariana e materna della Chiesa ministeriale e più ampiamente di quella universale (cfr. RM 43-44). Ne segue un rapporto molto stretto tra mediazione mariana ed azione mediativa della Chiesa istituzionale-gerarchica. A riprova di quanto asserito, il Papa ha ricordato quanto sia viva - tanto in occidente, quanto in oriente - la percezione del legame tra devozione alla Vergine e culto Eucaristico. Ne consegue l'attivazione di una specifica funzione, mediante la quale: «Maria guida i fedeli all'Eucaristia» (RM 44). Considerevole è la riflessione del Pontefice sulla dinamica relazionale, «unica e irripetibile», della maternità di Maria, intercorrente sempre fra due persone (cfr. RM 45). Non risolvendosi alla pluralità dei figli, il rapporto permane dunque personale: «Ciascun figlio, infatti, è generato in modo unico e irripetibile» (RM 45). La maternità di Maria è, difatti: «un dono che Cristo fa personalmente ad ogni uomo» (RM 45). D'altro canto, la Madre coopera alla rigenerazione e formazione dei fratelli del Figlio suo: «per la potenza dello Spirito di Cristo» (RM 45). L'analogia tra l'ordine della natura e quello della grazia, si evince anche dal testamento - espresso al singolare da Cristo sul Golgota - implicante la nuova maternità di Maria. Nelle parole di Cristo morente, il Papa ha intravisto la dimensione mariana, propria non solo di Giovanni, ma di ogni discepolo e più in generale di ogni cristiano (cfr. RM 45). Secondo il Pontefice l'accoglienza della Madre ha in Giovanni ha un valore ontologico, poiché: «la introduce in tutto lo spazio della propria vita interiore, cioè nel suo "io" umano e cristiano» (RM 45). Questo rapporto materno-filiale - personale e universale -, è sempre orientato a Cristo e quanto più è forte l'affidamento e la perseveranza dei figli, tanto più la Madre è in grado di ravvicinarli alle imperscrutabili ricchezze del Mediatore (cfr. RM 46). Il Pontefice ha inoltre riproposto le parole del suo predecessore Paolo VI, il quale aveva solennemente proclamato che Maria è «Madre della Chiesa» (cfr. RM 47). Lo stesso dicasi per l'articolo mariano della sua Solenne Professione di Fede (cfr. RM 47). Giovanni Paolo II ha rilevato un nesso tra Maria e la Chiesa, anche indicato dai libri della Genesi e dell'Apocalisse, nel rafforzamento del senso mariologico della «donna vestita di sole» del cap. 12 (cfr. RM 47.50). A conclusione della Terza parte, Egli ha rammentato l'utilità dell'atto di consacrazione a Cristo, da compiersi per le mani di Maria, secondo quanto raccomandato dal Montfort (cfr. RM 48).
In sintesi, la Redemptoris Mater ponendosi nel solco del Vaticano II e del Magistero di Paolo VI, rappresenta un imprescindibile riferimento per la mariologia contemporanea. In essa Giovanni Paolo II ha ribadito i punti fermi della cooperazione storica e mediazione materna di Maria, tracciando nel contempo preziose linee di sviluppo.
Ad integrazione del documento presentato, segnaliamo in nota quei contesti in cui il Pontefice ha usato espressamente la locuzione «Mediatrice di tutte le grazie» ascrivendola a Maria37, concetto in sostanza riaffermato da Benedetto XVI38.

NOTE
26 PAOLO VI, Signum magnum. Es. Ap. del 13 Maggio 1967; AAS 59 (1967) 465-475; EV/II, Bologna 1992, 980-1003. Cfr. S.M. PERRELLA, Maria nel post-concilio: magistero e teologia, in Maria la Madre di Gesù nella coscienza ecclesiale contemporanea. Saggio di teologia, Citta del Vaticano 2005, 173-179
27 L'espressione appartiene a B. DE MARGERIE, La doctrine de la maternité spirituelle de Marie et les liturgies de l'Eglise catholique, in EphMar, XXV (1975) 62. Per un commento sul documento del Pontefice, cfr. S.M. PERRELLA, Maria nel post-concilio, 167-171.
28 Un'altra rilevante asserzione e racchiusa nella solenne Professione di fede di Paolo VI, del 30 giugno 1968, da cui apprendiamo: «Noi crediamo che la Madre santissima di Dio, nuova Eva, Madre della Chiesa, continua in cielo il suo ufficio materno riguardo ai membri di Cristo, cooperando alla nascita e allo sviluppo della vita divina nelle anime dei redenti». EV/III Bologna 1990, 261-263, D. 551.
29 PAOLO VI, Signum magnum, 1.1; EV/II, 984-985, n. 1179. M. Hauke ha reso noto: «Già l'Esortazione apostolica 'Signum magnum' di Paolo VI (1967) ribadisce con termini molto chiari che la maternità spirituale universale di Maria fa parte del tesoro della fede». M. Hauke, Mariologia, 288.
30 Cfr. Missale romanum, I° Ianuarii, Post Communionem; EV/V, 58-59, n. 33.
31 L'attestazione si riferisce al momento in cui la Chiesa soleva invocare Maria, prima di immergere i candidati nelle acque del Battesimo. Cfr. Ordo baptismi parvulorum, n. 48; Ordo initiationis christianae adultorum, n. 214; EV/V. 62-63, n. 37.
32 AMBROGIO DI MILANO, Expositio Evangelii secundum Lucam, II, 26; CSEL 32, IV, 55; EV/V, 72-73, n. 47.
33 Variegate sono le immagini patristiche connotanti il rapporto in atto. Il Pontefice ha riproposto quelle di: «Palazzo del Re», «Talamo del Verbo», «Tempio», «Tabernacolo del Signore», «Arca dell'Alleanza», «Santuario dello Spirito Santo». Le metafore indicate sono intrise di una forte connotazione sponsale, che il Pontefice non disconosce (cfr. MC 26); EV/V, 78-81, n. 52.
34 ILDEFONSO, De virginitate perpetua sanctae Mariae, c. XII; PL 96, 106; EV/V, 80-81, n. 52.
35 CROMAZIO Di AQUILEIA, Sermo XXX 1; SC 164, 134; EV/V, 84-85, n. 55.
36 GIOVANNI PAOLO II, Salvifici doloris, EV/IX, 646-647, n. 672.
37 Da una ricerca di Calkins, emerge che in sette circostanze il Papa si è avvalso dell'espressione «Mediatrice di tutte le grazie». Ciò si e verificato durante le allocuzioni del: 1.12.1978; 30.8.1980; 17.1.1988; 10.4.1988; 2.7.1990; 18.9.1994; 28.6.1996. Cfr. Insegnamenti di Giovanni Paolo II, I, 250; III,2, 495; XI/1, 119; XI/1, 863; XIII,2, 17; XVII,2, 344s; XIX,1, 1638. Cfr. M. HAUKE, Introduzione alla mariologia, 284; ID., La mediazione materna di Maria secondo Papa Giovanni Paolo II, in Maria Corredentrice, VII, 86-88.
38 Benedetto XVI ha asserito: «Non c'è frutto della grazia nella storia della salvezza che non abbia come strumento necessario la mediazione di Nostra Signora [...] Rendiamo grazie a Dio Padre, a Dio Figlio, a Dio Spirito Santo, dai quali ci vengono per intercessione della Vergine Maria, tutte le benedizioni del cielo». BENEDETTO XVI, Omelia, durante la canonizzazione di fra' Galvao OFM (Brasile) 11.5.2007. Cfr. M. HAUKE, Introduzione alla Mariologia, 284.

 

 
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