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  Significato teologico e vitale della regalità di Maria  
Mariologia

Da Stefano De Fiores, Regina, in STEFANO DE FIORES - VALERIA FERRARI SCHIEFER - SALVATORE M. PERRELLA (a cura di), Mariologia, San Paolo, Cinisello Balsamo 2009, pp. 1031-1034.



1. LA CONDIVISIONE DELLA SIGNORIA - REGALITÁ DI DIO

Nella vicenda esaltante e drammatica degli interventi di Dio nella storia per ripristinare il dialogo con le sue creature, nella progressiva rivelazione del misterioso piano eterno di salvezza che converge tutto verso il suo compimento, Gesù Cristo, risuona a tratti l'annuncio gioioso e liberatorio: «Il Signore regna» (Es 15,18; Ap 12,10). In un momento assolutamente unico e decisivo del dispiegarsi di questo disegno, ecco, nel cielo, vera «stella del mattino», la regale figura di una «Donna nuova» disegnata dal Padre, scelta dal Verbo, consegnata allo Spirito di santità, resa «piena di grazia», capace di operare in sinergia con Dio per la riparazione e restaurazione universale in vista del perfezionamento dell'alleanza: la comunione di vita con Dio, scopo ultimo della stessa creazione. Il «Sole di giustizia» prende da lei la veste della propria umanità e come Re - Salvatore riscatta, rigenera, reintegra nella dignità originaria le figlie e i figli dispersi prigionieri lontani (cfr. Lc 15). In lei, aeternae vitae ianua, Dio si fa di nuovo vicino agli uomini e alle donne di ogni tempo, che così possono accedere di nuovo a lui con fiducia. All'ombra dell'Altissimo, con la potenza dello Spirito di cui diviene per sempre dimora, la Virgo - regia apre la via alla sconfitta del nemico del genere umano e alla vittoria definitiva del Figlio (cfr. Gn 3,15), di cui condivide intimamente e indissolubilmente, fin dal suo pellegrinaggio terreno, la vita, la missione e il potere30. In quest'opera di portata cosmica, che durerà fino alla parusia, la nuova Eva, l'immacolata madre del Redentore e di tutti i salvati, è posta come autentico aiuto a fianco del nuovo Adamo (cfr. Gn 2,18) «pieno di grazia e di verità» (Gv 1,14). Il vangelo del regno (regno di verità e di vita, di santità e di grazia, di giustizia, di amore e di pace) che Dio instaura mediante l'opera del suo Cristo, è dunque accompagnato dal lieto annuncio della presenza regale di una «figlia di Davide», vera «Arca dell'alleanza» che porta Dio e vera «tenda del convegno» che prepara incessantemente l'incontro con il Salvatore iniziando, fin dalla visita ad Elisabetta, «a predicare il nuovo regno» (Efrem, Diatessaron I, 28), fermento di vita immortale già presente e attivo. Con il compimento del mistero pasquale (cfr. Cv 19,30) il mistero dell'«eccelsa figlia di Sion» e «nuova Gerusalemme» diviene il mistero della Chiesa «sposa dell'Agnello» e «madre» di una moltitudine immensa di figli (Ap 79); di essa Maria è perennemente inizio, modello, fonte, cuore (cfr. At 1,14). Accanto al Re dei secoli, vestita dello splendore abbagliante della luce divina (Ap 12), esercita sull'universo una sovranità donatale dal suo stesso Figlio, ed opera incessantemente ed efficacemente alla diffusione del regno ottenendo con la sua potente intercessione le grazie necessarie alla santificazione di ciascuno dei suoi figli.

2. IL SERVIZIO D'AMORE OBLATIVO

Nelle strofe 10-27 del IV dei Carmina Soghita, attribuito a s. Efrem, la madre di Gesù sembra quasi schermirsi dall'omaggio dei «principi della Persia», cela la vera identità del bambino e anche la propria: «Quando mai una misera serva partorì un re? [...] non chiamate quindi re il figlio mio [...] vedete che il bambino tace e che la casa della madre è vuota e povera; non vi è nulla di regale [...] avete forse smarrito la strada ed il re nato deve essere un altro»; appurata l'onestà dei visitatori dapprima li scongiura: «Magi, tacete! [ ... ] io ho mantenuto il segreto e non l'ho rivelato a nessuno»31, quindi dona loro la pace e li invia come apostoli della verità; essi infatti confessano apertamente alla «Grande Signora» la loro fede e riconoscono che la potenza del bambino suo figlio, al quale tutti i popoli saranno sottomessi, comincia già a regnare nel mondo e a santificare la terra. Umiltà, povertà, svuotamento di sé, caratterizzano il servizio a Dio e al suo regno offerto da Maria di Nazaret. Questo aspetto di mistero nascosto che contraddistingue la dignità regale di Maria, la cui vera grandezza (come già quella di Gesù a tre dei suoi discepoli: cfr. Mc 9,2ss) appare in tutto il suo fulgore al veggente di Patmos, si estende alla Chiesa - corpo di Maria: la dignità che essa già possiede scaturisce dall'intima comunione di vita con il suo Signore, ed è una realtà "altra" da quella esteriore e mondana. Del Messia umile la madre annuncia e anticipa in sé lo stile (cfr. Cv 13,14); è una regina, ricorda Massimo il Confessore, che faceva penitenza: pregava e digiunava. Nel momento incomparabilmente gioioso della sua prima elevazione alla gloria (la maternità divina), non viene meno in lei la perfetta coscienza della propria dimensione creaturale: «praebet Maria fidele servitium» (Pier Crisologo); la consapevolezza della propria regale dignità trapela tuttavia discretamente nel Magnificat, dove Dio è esaltato in quanto «rovescia i potenti dai loro troni ed innalza [intronizza] gli umili»; ma egli ha guardato, per l'appunto, all'umiltà della sua serva.

3. LA MATERNITÁ REGALE NEL POPOLO MESSIANICO

Maria regina è il messaggio - verità per ogni essere umano che viene in questo mondo, anticipazione della gloria futura della Chiesa che illumina la vocazione escatologico - regale di tutto il popolo di Dio. L'inserimento vitale in Cristo, nostra via, verità e vita, è preparato, favorito, incessantemente accompagnato e sostenuto dalla Theotokos, che in sinergia con lo Spirito, il divino Iconografo, forma progressivamente e fino alla perfezione nei figli e nelle figlie l'immagine del Figlio, veste regale necessaria per l'ingresso nel regno. In continuità e comunione con l'«eletta figlia del Padre» e vera «Mater nova» di tutti i viventi - nella quale fiorisce in modo unico la grazia della conformazione a Cristo e tutta la grazia della Chiesa si trova come intensificata e condensata (C. Journet)32 - la Chiesa, Sposa del Signore, rigenera nei sacramenti della fede i chiamati alla salvezza33. L'accoglienza del dono che il Cristo morente fa al discepolo - Chiesa per compiere in tutto la volontà del Padre e la comunione di vita con lei (l'affidamento - consacrazione al suo Cuore Immacolato per poter condividere il suo servizio al regno) sono, per la Chiesa, insieme grazia da invocare e risposta d'amore alla volontà del Kyrios: «Chiama quelli che sono nella sala [delle nozze: il Calvario!]: essi sono servi tuoi. Accorrerà ognuno, tremando, e ti ascolterà, o Santa, quando dirai: "Ov'è il Figlio e Dio mio?"s (Romano, Maria ai piedi della croce 5).

4. DUE MOMENTI INSCINDIBILI: SERVIZIO E GLORIA

Dal discorso biblico risulta che la corona di onore e di gloria cinge il capo non solo della madre di Dio e prima ancora di Cristo Signore, ma anche le teste di tutti gli esseri umani a motivo della loro sovranità sul mondo e della partecipazione alla vita imperitura cui sono chiamati. In particolare i cristiani in forza del loro battesimo sono impegnati nell'esercizio della dignità regale di Cristo. Tuttavia la Scrittura ci premunisce dal rischio d'isolare Maria incoronata senza cercare la connessione con la vicenda terrena di lei. Se la corona è simbolo di riuscita e di successo del mistero pasquale dei fedeli, bisogna guardare a ciò che ha preparato e causato tale successo. Orbene, l'incoronazione nella Bibbia è il secondo pannello di un dittico indissolubile, dove solo chi si umilia sarà innalzato (Lc 14,11). É la sorte del giusto che si muove tra due poli: l'umiliazione, che consiste non già in prostrazioni dinanzi a Dio, ma nella rinuncia alle proprie vedute per accettare il piano divino, e l'innalzamento, che indica il rapimento del giusto e il suo trasferimento presso Dio (cfr. Sap 4,10). Maria passa dalla condizione terrena a quella celeste: l'emarginata diventa oggetto di benedizione, la sconosciuta è posta su un seggio di gloria, la serva viene incoronata. Solo a condizione di essere serva di Dio e dell'umanità, Maria riceve la corona della vita, dell'onore e dell'immortalità. E la regina del mondo continua ad essere la serva del Signore in piena disponibilità ai voleri divini. La nostra vita, come quella di Cristo e di Maria, si svolgerà all'insegna della relazionalità, del dono e della pro - esistenza35. Con fine intuizione, l'artista dell'arco trionfale in onore della madre di Dio in S. Maria Maggiore ha raffigurato i seniori dell'Apocalisse mentre mettono ai piedi del simbolo di Cristo le loro corone. Lo stesso gesto compie Maria offrendo al Figlio non già il diadema regale che le cinge la fronte, ma i fedeli che seguendo la scia della sua fede costituiscono il suo vanto e la sua corona vivente.

NOTE
30 Si veda la seconda lettura della Liturgia delle ore del 22 agosto (Arnedeo di Losanna)
31 Gfr. TMPM IV, 9394; e noto come Soghita di Maria con i Re magi
32 Citato da H. Holstein, La royauté de Marie dans l'Eglise, in Maria et Ecclesia 1 225 e 237.
33 Per E. Sauras, la grazia del sacramento vede l'intervento della regina: Alcance y contenido doctrinal del titulo de Reina en Maria, in EstMar 17 (1956) 310. 34 Cfr. S. De Fiores, Itinerario di Maria dal servizio del Signore alla corona di gloria, a.c., 126-129
35 Cfr. Id., La pro-esistenza di Maria di Nazareth nel contesto delta relazionalità, in Ricerche teologiche 6 (1995) 213-227.

 

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Inserito Giovedi 16 Agosto 2018, alle ore 10:56:56 da latheotokos
 
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