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  Antropologia ''mariana'' di Paolo VI  
Magistero

Dal libro di Antonino Grasso, La Vergine Maria e la pace nel magistero di Paolo VI (1963-1978), Pontificia Academia Mariana Internationalis, Città del Vaticano 2008, pp. 201-209.



Inserita nella prospettiva progettuale montiniana di pacificazione degli uomini, anche la mariologia di Paolo VI si riveste necessariamente di profonde significanze socio–spirituali. Nell'enciclica Populorum progressio del 26 marzo 19671, Paolo VI identificava la pace con il vero sviluppo dell'uomo e dei popoli, cioè a partire dalla promozione dell'individuo, dal rispetto dei suoi diritti fondamentali, dalla sua liberazione da ogni tipo di asservimento fisico e morale e dalla sua piena e positiva realizzazione in seno alla famiglia, alla società, alla nazione, alla convivenza dei popoli. Operare e costruire la pace significa, dunque, per papa Montini, promuovere l‟uomo e riportarlo alla sua dignità di figlio di Dio, nella prospettiva della liberazione operata da Cristo; significa scegliere l'opzione degli ultimi e dei poveri affinché nessuno sia ultimo e povero ma amico, fratello e membro pieno di dignità della famiglia umana. Ogni cristiano è chiamato, secondo il Pontefice, per sua natura e vocazione ad essere artefice di pace nel mondo. Se, infatti, il Signore afferma «Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio» (Mt 5,9), la conseguenza logica è che, per appartenere alla famiglia di Dio, bisogna essere operatori di pace e che l'essere cristiano non si riduce alla mera ricezione dei sacramenti, ma implica un'opzione fondamentale, libera, coerente e responsabile del piano salvifico del Dio Trinitario che inserisce in quel flusso di amore che caratterizza il disegno di salvezza del Padre il quale, in Cristo nello Spirito, concede la pace (Gv 14,27) e pacifica gli uomini (Lc 2,14). Il cristiano, dunque, realizza la sua vocazione vivendo in pienezza la sua alleanza con il Dio della pace e con il servizio degli uomini bisognosi di pace.

Nel suo cammino verso il Dio Trinitario e verso gli uomini, il cristiano incontra e contempla anche la Madre del Signore, alla quale il Figlio, Principe della pace, ha affidato una missione unificatrice fino a renderla un‟icona della pace stessa. Maria è, cioè, il modello spirituale e antropologico del cristiano chiamato ad essere "vero uomo" e "vero credente" per diventare non soltanto operatore di pace ma pace lui stesso.2 Tutta la mariologia socio–spirituale di Paolo VI, ha, perciò, questa prospettiva fondamentale: Maria, "Donna" perfetta e autentica, perché totalmente orientata verso Dio e totalmente proiettata verso l‟uomo, è il perfetto "modello" del cristiano, dato che in lei il progetto di salvezza e di pacificazione del Padre si è pienamente compiuto e in lei l‟umanità, amata e servita nella luce di Cristo Salvatore, ha trovato amorosa accoglienza e contempla la sua piena realizzazione. Nel discorso di chiusura del terzo periodo conciliare, il Pontefice afferma che Maria: «nella sua vita ha realizzato la perfetta figura del discepolo di Cristo, specchio di ogni virtù e ha incarnato le beatitudini evangeliche proclamate da Cristo, per cui in lei tutta la Chiesa nella sua incomparabile varietà di vita e di opere, attinge la più autentica forma della perfetta conformazione a Cristo».3 Maria è per Paolo VI «la meraviglia della vera umanità»4; la «perfetta figura del discepolo di Cristo»,5  l'ideale di umile e profonda pienezza cristiana, lo specchio del personalismo cristiano, la più qualificata rappresentante dell'umanesimo vero, cioè aperto a Cristo e per conseguenza verso gli uomini, di cui è madre e sorella amatissima.6  

Ancora arcivescovo di Milano, Giovanni Battista Montini attribuiva alla devozione mariana un forte significato apostolico e un grande compito nel dialogo della Chiesa con il mondo moderno, a condizione che essa si elevasse a forme autentiche sia per quanto riguarda i principi dottrinali e sia nelle modalità con cui si manifesta.7 La pietà mariana è chiamata a far emergere la fede come una luce di vita al di là e al di sopra del pensiero moderno.8 Fondamento di questa convinzione è l'appartenenza personale di Maria al mistero della rivelazione e dell'agire di Dio nella storia,9 mistero che la supera infinitamente, ma che mette in evidenza anche gli atteggiamenti coerenti della sua fede e gli aspetti esemplari della sua umanità.10

Maria è vista da Montini come vertice della perfezione creaturale ed è presentata all'umanità, attraversata da crisi di senso, e al mondo femminile che lotta per l‟emancipazione globale della sua vita, come un vero e autentico modello, come la realizzazione di una perfetta antropologia che è frutto della grazia e di quella forza salvifica della fede che il mondo stenta o non vuole riconoscere. Vertice del vero umanesimo cristiano,
11 Maria mostra, da un lato, la perfetta realizzazione della creatura umana che si apre alla luce e all'accoglienza di Cristo e mantiene vivo il suo dialogo salvifico con Dio e, nello stesso tempo, denuncia le corruzioni che la umiliano, le situazioni di peccato che la degradano, i contesti che si oppongono alla sua realizzazione.12 Riverberando la sublime e ineffabile luce di Cristo, Maria è la via della bellezza,13 in quanto si mostra come la stupenda Donna resa partecipe dell'amore di Dio, Colei in cui si è raccolto quanto di puro, di perfetto, di ideale c'è nell'umanità sublimata dal cristianesimo.14 Maria è l'ideale umano bello e perfetto attorno al quale tutti gli uomini possono stringersi per ritrovarsi insieme e fondare una nuova famiglia, un‟unica famiglia umana, una fraternità veramente universale.15 Nell'Omelia di chiusura del Concilio Vaticano II, dell'8 dicembre 1965, Paolo VI affermava: «Mentre chiudiamo il Concilio Ecumenico, noi festeggiamo Maria SS., la Madre di Cristo, la creatura nella quale l‟immagine di Dio si rispecchia con limpidezza, senza alcun turbamento, come avviene invece per ogni creatura. Non è forse fissando il nostro sguardo in questa donna umile, nostra sorella e comune nostra madre e regina, specchio nitido e sacro dell‟infinita bellezza, che può terminare la nostra ascensione conciliare e questo saluto finale e che può cominciare il nostro lavoro postconciliare? Questa bellezza di Maria Immacolata, non diventa per noi un modello ispiratore, una speranza confortatrice?».16 Proprio perché piena di grazia e rischiarata dal di dentro della presenza santificante dello Spirito che la rende perfetta, umanissima, animata e abitata da Dio, la Vergine ha una "forza irradiante", la capacità, cioè, di illuminare la vita di tutti. Così Maria, tutta di Dio, pienamente coerente e allineata all'agire di Dio, capace di raggiungere tutte le persone con la sua forza spirituale e materna, diventa per Montini, il criterio stesso della comunicazione pastorale che è l‟arte di arrivare ad ogni realtà, ad ogni persona, che è accoglienza e premura anticipante i bisogni e le richieste delle persone che visita.

La Madre del Signore è l‟esempio e il modello di questa sensibilità pastorale: nella sua radicale adesione a Dio, nella sua totale appartenenza a Cristo, nella sua completezza di autentica donna, ella mostra a chi è raggiunto dall'azione pastorale, quella che veramente è la pienezza della vita umana e qual è la via certa per la sua crescita in Cristo. Tutto questo mette in evidenza l‟irrinunciabile legame di Maria con Dio, con Cristo e con l‟uomo, scisso il quale non la si può comprendere, si depaupera la devozione e si conduce fuori dalle coordinate dell'autenticità il culto mariano.
17 Già nel novembre del 1960 Giovanni XXIII (1958-1963) notava: «Certe pratiche pie soddisfano esclusivamente il sentimento, ma sono insufficienti all‟adempimento degli obblighi religiosi e ancor meno corrispondono pienamente ai tre primi comandamenti del decalogo, gravi e imperiosi.»18 e ancora: «Il nostro popolo talvolta si abbandona a queste effusioni esaltando particolarità locali più che i titoli eminenti e primordiali di Maria: la sua verginità, la sua maternità divina, il suo posto a lato della croce».19
 

Paolo VI riprese ripetutamente questi concetti oltre che nei documenti ufficiali come la Signum magnum e la Marialis cultus anche in vari discorsi come in quello dell'Udienza generale del 10 maggio 1967;20 in occasione dell'offerta dei ceri del 02 febbraio1965;21 ai teologi in partenza per i congressi mariologico e mariano di Santo Domingo del 15 marzo 1965.22 Nell'omelia per la festa dell'Assunzione nel 1964 il Papa tra l‟altro affermava: «Da qualche ingenua mentalità si ritiene la Madonna più misericordiosa del Signore; con giudizio infantile si arriva a definire il Signore più severo di Lei e che bisogna ricorrere alla Madonna giacché, altrimenti, il Signore ci castiga. Certo: alla Madonna è affidato un preclaro ufficio di intercessione, ma la sorgente di ogni bontà è il Signore. Cristo è l‟unico mediatore, l‟unica fonte di grazia. La Madonna stessa è tributaria a Cristo di tutto quanto possiede. È la "Mater divinae gratiae", perché la riceve dal Signore. Risulta, dunque, indispensabile saper armonizzare i due caratteri: l‟unione di Cristo con Maria, unione eccezionale, fecondissima, bellissima; e la trascendenza di Cristo rispetto a lei».23 

Nel discorso del 21 novembre 1964, a seguito della promulgazione della costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II, Paolo VI affermava che la conoscenza della vera dottrina cattolica su Maria avrebbe costituito sempre una chiave per l‟esatta comprensione del mistero di Cristo e della Chiesa, per cui il Pontefice intendeva mettere in luce che Maria, umile Serva del Signore, è tutta relativa a Dio e a Cristo, unico Mediatore e Redentore.24 

In sostanza Paolo VI denuncia nel culto mariano quelle esagerazioni che giungono a falsare la dottrina; la grettezza di mente che oscura la figura e la missione di Maria; la vana credulità che al serio impegno sostituisce il facile affidamento a pratiche esteriori; lo sterile e fugace moto del sentimento alieno allo spirito evangelico. Le note caratteristiche del culto mariano sono, invece, la nota cristologica, trinitaria ed ecclesiale, mentre gli elementi guida sono l'orientamento biblico, liturgico, ecumenico, antropologico.25 Il fine di questo culto deve rimanere sempre quello di glorificare Dio e di impegnarsi in una vita tutta conforme alla sua volontà.26  La pietà popolare, comunque, di cui il Papa denuncia spesso i limiti, ha anche i suoi valori e nella Evangelii nuntiandi al n. 48, la definisce una realtà ricca e insieme vulnerabile, ma tale da non poter essere trascurata perché, se ben orientata, costituisce un vero incontro con Dio in Gesù Cristo.27

Non meraviglia, quindi, l'azione correttiva di Paolo VI concernente il culto della Vergine, che trova nella Marialis cultus il suo vertice e la sua sintesi. La pietà mariana, pur nel rispetto della tradizione, deve aprirsi ad accogliere le legittime esigenze ed attese degli uomini del nostro tempo e deve, per essere autentica,28 restare legata alla Santa Trinità, a Cristo e alla Chiesa.29

È proprio nella vitale relazione e nell'arcano rapporto con Dio, datore di ogni bene e principio di salvezza, che Maria si svela quale modello esemplare per Chiesa e per il cammino credente dell'umanità. Il Papa sottolineando, in particolare, l‟azione dello Spirito in Maria per cui ella è resa suo santuario ed è trasformata in nuova creatura, capace di accogliere il Verbo di Dio fatto uomo, vede in lei l‟archetipo di una cristificazione universale ed escatologica, la figura nella quale la promessa salvifica è formulata essenzialmente e garantita anticipatamente.30

La vera esemplarità di Maria riproponibile all'uomo contemporaneo, emerge da questo suo intimo legame con la Trinità.31 Nel suo dialogo con il Dio trinitario, Maria è chiamata a dare il suo consenso attivo e responsabile al mistero dell'Incarnazione e si mostra una donna tutt'altro che passivamente remissiva o succube di una religiosità alienante. Ella compie le sue scelte, anche quella stessa della verginità, non come chiusura ai valori dell'umanità, ma come scelte esaltanti d'amore e di libertà. In tal senso ella non delude le profonde attese dell'uomo del nostro tempo, ma si mostra valido modello del vero discepolo di Cristo, artefice della città terrena e temporale, promotore della giustizia che libera l'oppresso e della carità che soccorre il bisognoso, ma soprattutto testimone dell'amore operoso che edifica Cristo nei cuori. In Maria donna e discepola autentica, si realizza la missione di quel Cristo nel cui mistero trova la sua vera luce il mistero dell'uomo;32 Maria è il vero volto e l‟anima di una Chiesa e di un‟umanità modellate su Cristo.33 

NOTE
1 Cfr. PAOLO VI, Populorum progressio, lettera enciclica del 26 marzo 1967, in EdE, EDB, Bologna 1994, vol. 7 (Giovanni XIII e Paolo VI, 1958–1978), nn. 930–1016. 204
2 Cfr. S. DE FIORES, Maria nell’itinerario spirituale dell’operatore di pace, in AA.VV, La Madre di Dio per una cultura di pace, Monfortane, Roma 2001, 187–215
3
PAOLO VI, Discorso di chiusura del terzo periodo conciliare del 21 novembre 1964, in EV, 1, n. 310*.
4 IDEM, Ecclesiam suam, in EV, vol 2, n. 188.

5 IDEM, Discorso di chiusura de terzo periodo conciliare del 21 novembre 1964, in EV, 1, n. 311*.
6
Cfr. S. DE FIORES, Maria nel mistero di Cristo e della Chiesa, Monfortane, Roma 1984, 229.
7
La Vergine Maria ha avuto una grande importanza per Montini, occupava un posto privilegiato nel suo cuore, nel suo stile e nel suo pensiero, ma sempre in fondamentale rapporto con Cristo. La vedeva in duplice contrasto: piena di gloria nell‟umiltà, suprema bellezza che si rivolge alla miseria del mondo. Il primo contrasto si risolveva in maniera armonica, in una profonda identità. Il secondo non era affatto un rifiuto e un rimprovero, ma un richiamo alla speranza di una condivisione, perché la perfezione di Maria è il prototipo della perfezione che Dio vuole realizzare in tutti (Cfr. R. LAURENTIN, Chi è Maria per G. B. Montini arcivescovo di Milano?, in G. B. MONTINI ARCIVESCOVO DI MILANO, Sulla Madonna. Discorsi e scritti (1955-1963, Istituto Paolo VI, 7, Quaderni dell‟Istituto, Brescia 1988, 5).
8
La preoccupazione principale dell‟arcivescovo Montini fu quella di collocare Maria al posto esatto nella vita della sua Chiesa locale, senza eccessi e senza trascuratezze, riconciliando tradizione e devozioni popolari, quali il mese di maggio e il Rosario, con le esigenze del mondo in rapida trasformazione. Gli elementi della sua dottrina stanno nelle omelie tenute nelle grandi solennità liturgiche della Vergine, considerate, già allora, fonte inesauribile. La pagina biblica del giorno era il punto di partenza da cui Montini si staccava, poi, per parlare di Maria, presentandola così, non solo legata alla tradizione del popolo milanese, ma soprattutto alla S. Scrittura. Della Vergine di Nazaret indicata a modello anche ai giovani, Montini esaltava il raccoglimento interiore e il suo saper meditare sulla Parola (Cfr. V. N, Paolo VI e la devozione mariana, in ISTITUTO PAOLO VI, Notiziario n. 40, op. cit., 53-54). Montini, dunque, parla di Maria secondo le feste liturgiche, in riferimento alla devozione del popolo cristiano. Egli ne custodisce la devozione e celebra Maria come arcivescovo di questo popolo e come servitore fedele della tradizione vivente. Gli atti di Montini arcivescovo, rivelano già alcune idee portanti del pensiero del futuro Paolo VI, guida del Concilio e della Chiesa postconciliare (Cfr. R. LAURENTIN, Chi è Maria per G. B. Montini arcivescovo di Milano?, op. cit, 7).
9 Nell‟Omelia della solennità dell‟Assunta del 1964, Paolo VI affermava: «I disegni di Dio sono passati attraverso di lei; la Provvidenza ha concentrato in questa Donna elettissima il cardine del suo piano per la salvezza del mondo». (PAOLO VI, Omelia del 15 agosto 1964, in Insegnamenti di Paolo VI, TPV 1964, vol. 2, nn. 1142-1144).
10
Cfr. G. COLZANI, La Madonna e Montini. Dalla devozione popolare a criterio di strategia pastorale, in ISTITUTO PAOLO VI, Notiziario n. 45, Brescia luglio 2003, 64-65. 206
11 Si trova già nell‟arcivescovo Montini non soltanto un umanesimo cristiano, ma quello che egli stesso chiama, un‟esaltazione dell‟antropologia cristiana. È questo il punto chiave che occupa le sue omelie della festa dell‟Assunta, nelle quali instancabilmente ripete che Maria riassume in sé ogni dottrina sulla vita umana, perché la sua umiltà senza peccato e la sua glorificazione ne fanno il modello compiuto dell‟umanità, tanto da meritarsi il titolo di "umanissima". Il contrasto con la miseria del mondo non è, però, pessimista e deprimente ma è essenzialmente uno stimolo per raggiungere la perfezione di Maria Cfr. R. LAURENTIN, Chi è Maria per G. B. Montini arcivescovo di Milano?, op. cit, 14).
12
Come già notato, se Montini colloca Maria in contrasto con questo mondo, del quale ammira la ricchezza culturale e scientifica, ma del quale intravede gli impulsi degradanti, non è mai con pessimismo e con disprezzo. È con la convinzione che in Maria abbiamo un meraviglioso segno di speranza, di gloria e di "vittoria": parola che ritorna spesso. Maria è vittoria e "causa nostrae laetitiae" perché in lei è il silenzio profondo e raccolto dell‟anima perfetta e aperta all‟infinito (Cfr. R. LAURENTIN, Chi è Maria per G. B. Montini arcivescovo di Milano?, op. cit, 20).
13
«Accanto alla Via veritatis, Paolo VI indica la Via pulchritudinis, presentandola come indispensabile per capire la pietà mariana. Ricca di simboli, attenta alle intuizioni del cuore, radicata nella Tradizione, essa non si oppone alla verità ma la accoglie per lasciarla fruttificare in un fervore di immagini e in una ricchezza di valori e di vita. Lungi dall‟essere fredda razionalità, la verità mostra tutto il suo vigore quando è carica di bellezza, di poesia, di forza educativa, di condivisione di valori, quando, cioè, è manifestazione gioiosa della gloria del Salvatore. Questa libera e gioiosa esplosione del cuore ben radicata nella verità, salda a fondo il rigore storico – critico con la tradizione spirituale della Chiesa e riscopre la fecondità teologica del pensiero simbolico». (G. COLZANI, Maria, op. cit., 8-9). In un discorso del 16 maggio 1975 il Papa parla della via delle bellezza alla quale conduce la dottrina misteriosa, meravigliosa e stupenda su Maria e lo Spirito Santo. Infatti Maria è la creatura "tota pulcra"; è lo "speculum sine macula"; è l‟ideale supremo di perfezione che in ogni tempo gli artisti hanno cercato di riprodurre nelle loro opere; è la donna vestita di sole (Ap 12,1) sulla quale i raggi purissimi della bellezza umana si incontrano con quelli sovrumani, ma accessibili, della bellezza soprannaturale. (Cfr. PAOLO VI, discorso in occasione della chiusura del VII Congresso Mariologico Internazionale e l‟inizio del Congresso Mariano Internazionale di Roma del 16 maggio 1975, in Insegnamenti di Paolo 207 VI, TPV 1975, Vol. 13, 528–529). Come, in sostanza, nell‟esperienza del bello il tutto si manifesta nel frammento, o per via dell‟armonia delle forme, o mediante l‟irruzione e l‟evocazione dell‟oltre e del nuovo, così in Maria, la totalità del mistero è percepita presente e relazionata a noi per l‟elezione gratuita di cui Dio l‟ha fatta oggetto. La verità dell‟idea che "la bellezza salverà il mondo" (Dostoevskij) si intuisce in modo singolare a partire dalla figura della prima redenta, in cui risplende la meravigliosa gratuità dell‟eterno Amore (Cfr. B. FORTE, Maria, la donna icona del mistero. Saggio di mariologia simbolico narrativa, Paoline, Cinisello Balsamo 1989, 17-18). Essendo, in definitiva, il processo genetico del simbolismo apparentato a quello estetico, alla poesia, i simboli mariani richiamano la via della bellezza, una via accessibile a tutti, anche alle anime semplici (Cfr. S. DE FIORES, Maria Madre di Gesù. Sintesi storico salvifica, EDB, Bologna 1992, 262). È chiaro che non si tratta affatto dell‟idealizzazione dell‟eterno femmineo dei letterati. La "Bellezza" per Montini è una qualità trascendente, è la somiglianza più pura a Dio di un essere umano, come uno specchio candido e puro che rispecchia il cielo. (Cfr. R. LAURENTIN, Chi è Maria per G. B. Montini arcivescovo di Milano?, op. cit. 18).
14
Al vertice della scala degli esseri incontriamo Cristo, «il più bello tra i figli dell‟uomo» (Cfr. Sal 44,3). La sua bellezza sta nel compiere sempre la volontà del Padre, il cui volto in lui risplende (Cfr. Gv 14, 9). Maria «è la faccia che a Cristo più si somiglia» (Dante, Paradiso 32, 85). La ragione formale del suo splendore è la consonanza perfetta del suo essere con la Parola del Signore. Il "Fiat" dell‟annunciazione e il "Quando egli vi dirà, fatelo" di Cana, sono i due poli che attirano i raggi della bellezza divina sulla persona di lei. "Fate quando dice il Signore" è, infatti, principio di bellezza suprema. Al seguito di Maria la Chiesa, cuore del mondo, muove incontro a Cristo in veste di sposa tutta gloriosa, senza macchia né ruga, ma santa ed immacolata (Cfr. Ef 5, 27) (Cfr. A. SERRA, Maria secondo il Vangelo, Queriniana, Brescia 1987, 147–148).
15
Cfr. G. COLZANI, La Madonna e Montini, op. cit., 67-68. Il tema della bellezza e Maria, iniziato da papa Montini, sarà, per la fecondità teologico-prospettica e iconologico-prospettica, approfondito da vari teologi nel lungo e intenso pontificato del suo successore Giovanni Paolo II (Cfr. S. M. PERRELLA, «Quella bellezza inconsueta che ha nome Maria». Il contributo del magistero di Giovanni Paolo II, in Theotokos, 13 [2005], 275-401).
16 PAOLO VI, Omelia di chiusura del Concilio Vaticano II dell‟8 dicembre 1965, in EV, 1, nn. 466*–475*.
17 Cfr. G. COLZANI, La Madonna e Montini, op. cit., 68-70.
18 GIOVANNI XXIII, Discorso al clero di Roma del 24 novembre 1960, in Scritti e discorsi di S.S. Giovanni XXIII nel 1960, Cantagalli, Siena 1961, Vol. 6 [novembre–dicembre], 73–89.
19
Ibidem, Discorso ai rettori dei seminari maggiori e minori d‟Italia del 29 luglio 1961, in Scritti e discorsi di S.S. Giovanni XXIII nel 1961, Cantagalli, Siena 1961, Vol. 4 [luglio-agosto], 131-139. Sulla pietà mariana di Giovanni XXIII e sui suoi interventi conciliari cfr. E. GALAVOTTI, «Madre di Gesù e madre nostra». Gli interventi mariologici di Giovanni XXIII nella preparazione e nella prima sessione del Concilio Vaticano II, in Marianum, 63 (2001), 245-272.
20
Cfr. PAOLO VI, Udienza Generale del 10 maggio 1967, in PAOLO VI, Encicliche e discorsi, Paoline, Roma 1967, vol. 13 [maggio – settembre 1967], 57–60.
21
Ibidem, Discorso per l’offerta dei ceri del 2 febbraio 1965, in Encicliche e discorsi, 5, 111–117.
22
Ibidem, Discorso del 15 marzo 1965, in Encicliche e discorsi, 5, 271-274.
23
Ibidem, Omelia del 15 agosto 1964, in Insegnamenti di Paolo VI, TPV 1964, 2, 1145.
24
Ibidem, Discorso di chiusura della Terza Sessione del Concilio del 21 novembre 1964, in EV, 1, nn. 272*–325*.
25 Cfr. M. M. PEDICO, La Vergine Maria nella pietà popolare, Monfortane, Roma 1993, 25.
26
Cfr. Ibidem, 107.
27
Cfr. S. DE FIORES, Maria nella teologia contemporanea, Centro di Cultura Mariana "Madre della Chiesa", Roma 1991, 344.
28 Già da arcivescovo di Milano, il suo atteggiamento fondamentale per la Vergine è di ammirazione affettuosa, questo stesso affetto è, però, attento a scoraggiare eccessi, degenerazioni, illusioni. Se da un lato sostiene la devozione popolare, dall‟altro se la prende con certi spiritualisti nutriti di freddezza speculativa. Mette in guardia da una pietà interessata e utilitaristica che ridurrebbe la religione ad un‟agenzia di mutuo soccorso, ad un‟assicurazione contro la sfortuna. Mette pure in guardia da una pietà che tenderebbe a separare Maria da Dio, presentandola come più buona e più misericordiosa di Dio stesso (Cfr. R. LAURENTIN, Chi è Maria per G. B. Montini arcivescovo di Milano?, op. cit., 7).
29
Nell‟udienza generale dell‟8 settembre del 1965, Paolo VI affermava che proprio dal rinnovare con saggezza e con fervore il culto a Maria, come già il Concilio aveva insegnato, con profondo senso cristologico ed ecclesiologico, comincerà, in gran parte, la perfetta rinnovazione della nostra vita cristiana. (Cfr. PAOLO VI, Udienza Generale dell‟8 dicembre 1965, in PAOLO VI, Encicliche e discorsi, Paoline, Roma 1966, vol. 7 [settembre – ottobre 1965], 55–58). A questo riguardo cfr. anche AA.VV., Il culto mariano, in Rivista di Pastorale liturgica, 39 (2001), n. 2, 3-69.
30 Nel n. 26 della Marialis cultus, (Cfr. PAOLO VI, Marialis cultus, in EV, 5, n. 52), il Papa parla del rapporto sponsale di Maria con lo Spirito Santo: alcuni antichi autori – afferma - «videro nell‟arcano rapporto Spirito Santo – Maria un aspetto sponsale, poeticamente ritratto così da Prudenzio: la Vergine non sposata si sposò allo Spirito Santo (Liber Apotheosis, vv 571-572, CCL 126, 97)». Questa espressione, che non era stata adottata dal Concilio perché si può prestare a non rette interpretazioni quali, ad esempio, l‟idea di complementarità nello stesso piano e quindi di paternità dello Spirito Santo nei riguardi di Gesù, venne ripresa da Paolo VI che si ricollegò, quindi all‟enciclica di Leone XIII Divinum illud munus (Cfr. LEONE XIII, Divinum illud munus, lettera enciclica del 09 maggio 1897, in EdE, 3, 1300–1328) e al Radiomessaggio di Pio XII in occasione dell‟incoronazione della Madonna di Fatima (Cfr. PIO XII, Radiomessaggio del 13 maggio 1946, in AAS, 38 [1946], 264). Nel contesto del magistero l‟espressione ha, quindi, un proprio valore e significa la collaborazione di Maria nelle opere dello Spirito Santo. Sottolineando gli interventi dello Spirito in Maria, la Marialis cultus prende in considerazione il presunto vuoto pneumatologico denunciato, ad es. da Mühlen circa la pietà ecclesiale e affida agli studiosi il compito di verificarne la fondatezza. Infatti il Papa fa seguire al n. 26 un richiamo all‟opportunità che nel culto mariano sia dato adeguato risalto a uno dei contenuti essenziali della fede e cioè alla Persona e all‟opera dello Spirito Santo. La consegna viene ripetuta ai partecipanti dei congressi mariologico e mariano internazionali di Roma nel 1975 (Cfr. Insegnamenti di Paolo VI, TPV 1975, vol. 13, 528–529). Uno dei documenti più impegnativi di Paolo VI sul rapporto Maria – Spirito Santo, è la Lettera al Card. L. J. Suenens del 1975 dove il Papa si sofferma nella contemplazione delle principali operazioni compiute dallo Spirito di Cristo nella Vergine che, anziché oscurare l‟opera di lui, la implora con la preghiera e la prepara con l‟esempio (Cfr. PAOLO VI, Lettera al card. L. J. Suenens del 13 maggio 1975, in Insegnamenti di Paolo VI, 13, 491–496).
31 Non si può negare che la relazione Maria – Trinità è davvero unica e singolare. Il Concilio Vaticano II (LG, 53) declina così il plesso dei rapporti che legano la Vergine alle tre Persone Divine: Maria è madre del Figlio di Dio e perciò è la figlia prediletta del Padre e il tempio dello Spirito Santo. È necessario rispettare questa sobrietà e dire qualcosa di più potrebbe risultare rischioso. Maria, certo, entra in relazione con la Trinità con tutta la ricchezza della sua persona e della sua femminilità. Per sintetizzare possiamo dire che Maria è la prediletta del Padre che la ama per se stessa, senza ombra di strumentalizzazioni, chiede il suo "si" consapevole ed entra in un rapporto di alleanza con lei. Maria si pone davanti a lui come la "povera" serva davanti al suo Signore e Salvatore. Riguardo al Figlio, Maria è la "madre" con la simbiosi che la gestazione comporta (due persone una sola vita) e con tutto il carico di sofferenza che implica la maternità. In rapporto allo Spirito Santo – poco importa che Maria sia chiamata o meno sua sposa – la Vergine entra in sinergia talmente stretta che non si darà più con nessuna altra creatura. Ella non si oppone all‟agire dello Spirito, anzi vi consente responsabilmente e docilmente, per cui è lo Spirito che agisce in lei, prega in lei ma mai senza o contro di lei (Cfr. F. LAMBIASI, Maria, la donna e la Trinità. Una esplorazione in alcune mariologia contemporanee in Theotokos, 2 [1993], 141-142).
32 Su Maria vista nella sua splendida esemplarità di discepola di Cristo, senza però cessare di essere accolta e invocata quale Madre del Signore (Cfr. M. G. MASCIARELLI, La discepola. Maria di Nazaret beata perché ha creduto, LEV, Città del Vaticano 2001).
33
Cfr. G. COLZANI, La Madonna e Montini, op. cit., 71-73. 34 PAOLO VI, Marialis cultus, in EV, 5, n. 66.

 

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IDEATO E REALIZZATO DA ANTONINO GRASSO
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DOCENTE ALL'ISSR "SAN LUCA" DI CATANIA

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