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  Come Maria di fronte al mistero di morte e risurrezione 
Spiritualità

Una meditazione di Fritz Arnold, SM.



Introduzione

La trasformazione della persona costituisce il motivo fondamentale della mistica cristiana e si realizza mediante la partecipazione al mistero di morte e risurrezione di Cristo. Nella lettera ai Romani, Paolo già dice che nel battesimo noi siamo crocifissi con Cristo così, con Lui, anche noi possiamo risorgere a vita nuova. Colui che si avvicina a Gesù partecipa al mistero della Sua sofferenza, ma fa anche esperienza del potere divino della risurrezione. Questo concetto viene presentato in modo straordinario nella mistica di Giovanni della Croce (1542-1591). Chi si apre al Dio Trinitario, si abbandona a questo processo di trasformazione che, attraverso la notte dei sensi e dello spirito, lo trasforma radicalmente. Giovanni della Croce utilizza varie immagini per descrivere questo fenomeno, per esempio l’immagine del fuoco, che si impossessa di un pezzo di legna e lo trasforma, oppure una veglia notturna, che inizia al tramonto del sole e si conclude al sorgere del sole nel giorno seguente. Utilizza anche motivi biblici, come l’esodo dall’Egitto, la traversata del deserto e l’entrata nella Terra Promessa. Difficilmente si trova nei suoi scritti un elemento mariano. Si ha qualche riferimento a Maria nelle sue poesie, le quali fanno riferimento soprattutto alla scena dell’Annunciazione e alle Nozze di Cana. Solamente nel “Canto dell’amore” fa un breve cenno al cammino della croce di Maria, quando parla del processo di trasformazione della persona. Di quando in quando, Dio permette all’anima di “condividere e di partecipare alla sofferenza per acquistare merito e per infiammarsi maggiormente di amore e di altri buoni propositi, come ha fatto con la Vergine Maria e con S. Paolo”1. Abbiamo dunque poche dichiarazioni a proposito di Maria. Certamente, Maria è stata un modello eccellente per descrivere la trasformazione radicale che si è realizzata attraverso il mistero della Croce e della Risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo. Maria ha sperimentato, in maniera unica, il mistero fondamentale della morte e risurrezione del Figlio di Dio, che è anche suo figlio. Ella ne è stata toccata e trasformata. In questo articolo cercherò di sviluppare fino a che punto Maria, nella sua vita, ha vissuto questa notte oscura dei sensi e dello spirito. Voglio anche mostrare come ella, attraverso tale oscurità, sia pervenuta ad una nuova vita di risurrezione. Voglio dimostrare, inoltre, che cosa vuol dire questo per noi cristiani e per noi comunità di credenti2.

1. Maria di fronte al mistero della Croce

        a. Maria e il Cristo crocifisso
        Ai piedi della croce, Maria ha dovuto donare il suo caro figlio, il figlio della divina promessa. Il suo ruolo di madre di Gesù si scontra con una grande sofferenza. Le è stato affidato, però, un nuovo ruolo di madre, prendere come figlio “il discepolo che Gesù amava”. Durante la sua passione Gesù ha dovuto sperimentare come, la sua opera, apparentemente, fosse un fallimento. Uno dei suoi discepoli l’ha tradito per trenta denari d’argento. Mentre viveva la sua agonia nel Getsemani, i discepoli dormivano. Quando è stato arrestato, i discepoli pensavano a salvare la propria pelle. Gesù ha dovuto compiere il suo ultimo viaggio solo, senza un sostegno umano. Così ai piedi della croce, non troviamo Pietro, il capo della Chiesa oppure gli altri discepoli, ma troviamo soltanto Maria e il discepolo che Gesù amava. Questi due testimoni rimangono fedeli sino alla fine. Essi sono lì, ai piedi della croce e sperimentano l’abbandono totale e l’assenza di Dio. Maria e il discepolo che Gesù amava. Nella notte più oscura, Gesù, vedendo sua madre e il discepolo che egli amava, disse a sua madre: “Donna, ecco il tuo figlio!” (Gv 19,26), e poi disse al discepolo: “Ecco la tua madre!” (Gv 19,27). Maria diventa, così, madre di un nuovo figlio, il discepolo che Gesù amava. Questo discepolo prende il posto di Gesù, al quale Maria ha dovuto rinunciare ai piedi della croce. Il discepolo prediletto, che non è nominato espressamente, non sta ad indicare solamente un personaggio storico. In lui possiamo vedere che cosa vuol dire, per noi, essere cristiani e su chi, noi cristiani, dobbiamo fondare lo scopo della nostra vita cristiana. Leggendo il Vangelo, siamo invitati a riscoprire noi stessi nel discepolo che Gesù amava. Quando ci riscopriamo in lui, allora possiamo riconoscere Maria come nostra madre, come madre dei credenti, come madre della Chiesa e come prototipo della Chiesa. Mentre la parola che esce dalla bocca di Gesù è, nondimeno, una parola che riecheggia nell’oscurità, i Vangeli ci dicono che si fece buio su tutta la terra dall’ora sesta fino alle tre del pomeriggio. Nella sofferenza e nella morte di Gesù, tutto il mondo sperimenta l’oscurità, ossia l’oscurità di Dio. Maria e il discepolo che Gesù amava partecipano all’esperienza della morte atroce di Gesù. Secondo la testimonianza del più antico evangelista, Gesù morì emettendo un forte grido: “Gesù, dando un forte grido, spirò” (Mc 15,37). Questo sottolinea che il suo spirito, da quel momento, appartiene al mondo intero. Il Vangelo di Giovanni, infatti, testimonia che “uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue ed acqua” (Gv 19,34). Maria e il discepolo che Gesù amava sperimentano e sanno che il cuore di Gesù ora è aperto a tutti.

        b. Maria e il Gesù morto
        In quelle ore Maria diventa la Pietà, la madre sofferente che porta suo figlio sulle sue ginocchia. Che cosa avrà sentito? Maria portava Gesù nel suo grembo quando andò a visitare Elisabetta. Ella teneva sulle sue ginocchia Gesù Bambino all’arrivo dei Re Magi. Durante il suo ministero pubblico, Gesù predicava che nel grembo del Padre siamo tutti al sicuro. E dopo la morte orribile di suo figlio, Maria prese Gesù sulle sue ginocchia. Per lei quello fu il momento della sua più grande delusione e oscurità. In quei momenti, Maria avrà ripensato all’annunzio dell’angelo: “Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce… Sarà grande e chiamato figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine” (Lc 1,31 e ss). E allora Maria si sarà chiesta: che cosa è diventato quell’annuncio? Invece del trono promesso, suo figlio morì sull’albero della vergogna. Al posto del regno, sperimentò l’abbandono assoluto da parte del Padre. Che cosa è diventata la promessa per me? Ho seguito un fantasma? Come ho potuto cantare il Magnificat in maniera così gioiosa: “D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente…” (Lc 1,48-49). Perché Dio si è mostrato così impotente in questa situazione? Perché ha permesso che l’uomo più giusto che la terra abbia mai conosciuto, facesse una morte così orribile? La vita di Maria diventò un labirinto di scoraggiamento. Ella però rimase fedele. Ecco perché il sabato è stato dedicato particolarmente a Maria. Dopo la delusione, lo scoraggiamento e il dolore del Venerdì Santo, solo Maria rimase fedele a Gesù nonostante l’oscurità e il vuoto del Sabato Santo3. Una delle interpretazioni artistiche più conosciuta, che rappresenta la situazione di Maria dopo la morte di Gesù, è senza dubbio la Pietà di Michelangelo. Qui Maria porta sulle sue ginocchia il corpo di suo figlio crocifisso. Un dolore enorme avvolge la sua anima, ma anche una pace profonda e una calma misteriosa. A differenza dei dati storici, Michelangelo ha rappresentato Maria giovane, piena di grazia giovanile, e questo aumenta l’effetto.
Sabato Santo – il giorno del dolore e della speranza di Maria.
A partire dalla fine del primo secolo, la Chiesa celebra il giorno di sabato dedicandolo in modo speciale a Maria, Madre di Dio, giorno che segue la morte di Gesù e precede la sua risurrezione. Nella tarda mattinata di sabato, nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, ha luogo una celebrazione liturgica speciale “L’ora della Madre”. L’ora della Madre di Dio. Il salmo 118 è il tema guida di questa celebrazione. La Chiesa vede in questo salmo una descrizione dell’obbedienza di Gesù e di sua Madre alla volontà di Dio. Nel commentario della prima parte del salmo troviamo lamenti come: “Dio mio, perché permettete che vostro Figlio rimanga tre giorni nella tomba?” Nella seconda parte del salmo vediamo la speranza tranquilla di una madre perché si realizzino le promesse di suo Figlio. Ciascuna parte del salmo termina con una lettura: la prima è tratta dalla Genesi 22 e la seconda dal Vangelo di Giovanni. La lettura della Genesi 22 tratta sul modo in cui Dio mette alla prova la fede di Abramo, chiedendogli dapprima il sacrificio del figlio, Isacco, per poi risparmiarlo. La seconda lettura racconta la morte e la sepoltura di Gesù secondo Giovanni (Gv 19,25-42), e così il sacrificio chiesto a Maria, con la morte di suo Figlio. Questa celebrazione è un invito rivolto a tutti coloro che sperimentano ogni tipo di sofferenza, compresa l’apparente assenza di Dio, l’eclissi di Dio, per perseverare, sperando come Maria in una vita nuova4

        c. Il martirio della trasformazione cristiana
        Chi si mette alla sequela di Gesù non sarà risparmiato dalla croce e dalla sofferenza. Al cristiano si propone un cammino di trasformazione che molto spesso lo conduce attraverso la notte dei sensi e dello spirito. All’inizio di questo viaggio spirituale, l’individuo si rende conto che va verso un vicolo cieco da dove non può uscire. Non ha alcun’altra scelta che quella di fronteggiare le fissazioni della sua vita. Sperimenta la prigione dei suoi impulsi e delle sue passioni, e non può andare oltre fino a quando non avrà spezzato i fili sottili o doppi che lo tengono legato. Il rompere questi legami, il focalizzare le situazioni e se stesso, costituiscono, secondo Giovanni della Croce, l’atto principale di liberazione. Se la persona rimane fedele al suo cammino, allora Dio la solleciterà ad andare avanti, anzi, le consentirà di lasciarsi guidare più oltre. Dio lo libererà anche dalle fissazioni dello spirito che sono radicate profondamente nel cuore della persona umana. Naturalmente, questo non avviene senza un profondo capovolgimento nella vita della persona, in cui essa stessa sembra perdere il controllo della propria vita, si tratta di qualcosa contro cui lotta istintivamente. Essa sperimenta questo processo come un “Martirio di Trasformazione”. Ed è precisamente in questo modo che avviene la conversione radicale5

        d. La trasformazione della comunità dei credenti
       
Non solo l'individuo, ma anche la comunità dei credenti deve passare per questo processo di trasformazione. Mi sembra che, nell'odierno mondo secolarizzato, noi come Chiesa siamo sfidati a subire tali processi di sofferenza e di guarigione. Siamo obbligati, dunque, a desistere dal concentrarci sulle cose esteriori. Non possiamo più fare appello ai grandi numeri, oppure alle influenze poderose provenienti dall’esterno. Come Chiesa siamo sollecitati, oggi, a trovare un modo di essere una presenza discreta e di mediazione, oggi. Questo processo di trasformazione obbligato è un processo di morte che richiama una forma particolare di Chiesa, così come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi. Si tratta di un processo di trasformazione simile a quello delle varie fasi della morte fisica6. In questo processo collettivo, la Chiesa passa per una fase di rinnegamento/rifiuto in cui molti cristiani ricusano l'esigenza di cambiare. Si attraversa così una fase di rabbia in cui i cristiani si attaccano ostinatamente a ciò che conoscono, conservano le loro abitudini e respingono in modo aggressivo ogni tipo di cambiamento. Segue poi la fase di negoziazione, nella quale i cambiamenti sono ammessi gradualmente fino a quando non si riuscirà a suggerire il modello di tali cambiamenti. Nella fase della depressione che segue, i cristiani accettano i cambiamenti con rassegnazione, senza prendervi parte attiva. Alla fine di questi processi, arriviamo, lo spero, ad una fase positiva, nella quale accettiamo attivamente i cambiamenti necessari, li progettiamo e li favoriamo, in modo costruttivo, perché si realizzino. Più permettiamo al Signore di agire nella Chiesa, prima e meglio Egli potrà guidarci verso una vita nuova7

2. Maria di fronte al mistero della risurrezione e la missione dello Spirito

        a. Maria e il Signore Risorto
       
Maria ha percorso questo cammino di trasformazione, anche se si è parlato poco di lei dopo la risurrezione. Nonostante la Bibbia ci offra una serie di bei racconti riguardanti gli incontri con il Signore Risorto, non esiste alcun riferimento sull’incontro del Signore Risorto con sua madre. Nella tradizione della devozione cristiana ci sono stati tentativi di rappresentare un simile incontro. Ignazio di Loyola (1491–1556), per esempio, nei suoi "Esercizi Spirituali", raccomanda una simile meditazione. Ignazio ci invita a sentire l’intimità di Maria con Gesù, cosa che rende un tale incontro comprensibile8. Ma come possiamo realizzare questo, se non esistono testi biblici che ne parlino? A mio avviso, il modo migliore di contemplare questa scena è utilizzare le espressioni dette a proposito del discepolo che Gesù amava e applicarle a Maria. Come questo discepolo, ella era estremamente sensibile alla presenza nascosta del Signore. Come il discepolo, di cui si dice che “vide e credette” (Gv 20,8), ella sapeva leggere/vedere al di là degli avvenimenti. Come il discepolo prediletto, che aveva un’agilità spirituale superiore agli altri, tale da giungere al sepolcro prima degli altri (cfr. Gv 20,4), così Maria, nell’apertura spirituale, supera tutti i discepoli. Nel discepolo che Gesù amava, possiamo meglio percepire quello che è avvenuto nell’incontro di Maria con il Signore Risorto. Più di tutti gli altri, ella era aperta e ricettiva al Signore. Offriva al Signore il suo amore e accoglieva l’amore del Signore. Lo ha seguito fino alla croce, e così ha potuto sentire la presenza del Risorto prima di tutti gli altri. Possiamo immaginare che dalla sua bocca siano uscite le parole: “E’ il Signore” (Gv 21,7). Mentre tutti gli altri nel loro incontro con il Signore Risorto sono stati chiamati a trasformare la loro vita, Maria e il discepolo che Gesù amava potevano e sono rimasti così com’erano. Pietro, che vuole fare tutto lui, deve imparare a mollare il timone della sua vita e consegnarlo al Signore, cioè lasciar fare il Signore. Tommaso, che vuole farsi un’idea della realtà, utilizzando le sue capacità di ragionamento, deve imparare a credere negli altri e a fidarsi del Signore. Maria Maddalena, che vuole trattenere Gesù per sé, deve imparare a condividere con gli altri la presenza del Signore. Al discepolo che Gesù amava e, certamente, anche a Maria, era concesso di rimanere così com’erano. Dopo l’Ascensione del Signore, Maria, che aveva ricevuto lo Spirito Santo, avrebbe poi insegnato ai discepoli come attendere, in maniera efficace, la venuta dello Spirito Santo.

        b. Maria nella Chiesa nascente
        Il Nuovo Testamento non dice nulla del ruolo che Maria ha avuto, durante i giorni successivi all’Ascensione, nel gruppo degli Apostoli. Tutto ciò che sappiamo è che ella era “là” (1,14) e insieme agli Apostoli pregava per la discesa dello Spirito Santo. Alla Pentecoste, ella ha vissuto la nascita della Chiesa avvenuta per opera dello Spirito Santo. Ma il suo ruolo nella Chiesa nascente era attivo o contemplativo? Da Ambrogio sappiamo che, nel gruppo degli Apostoli, era compito di Maria istruire gli Apostoli. Ella, che era stata la più vicina a suo figlio, li aiutava a comprendere in modo profondo il mistero della persona di Gesù. Nel Medio Evo, Bernardo di Chiaravalle e Brigida di Svezia hanno unito al ruolo di Maria di istruire, anche quello di consolare e di consigliare. Queste idee sono state poi accolte senza difficoltà da Melantone, il grande teologo della Riforma, il quale ha detto che Maria guidava gli apostoli con i suoi consigli9. Dopo il XVI e XVII secolo, è stato attribuito a Maria un ruolo sempre più attivo nella giovane Chiesa e tra gli Apostoli. Il punto culminante di questo sviluppo si raggiunge con gli scritti di Maria d’Agreda (1602–1665), la quale ha dedicato 26 capitoli alla vita di Maria tra gli Apostoli10. D’Agreda dice che Maria non solo ha guidato le attività degli Apostoli con la sua preghiera, ma era anche presente attivamente nella Chiesa. Così, avrebbe raccomandato agli Apostoli di vivere una vita sobria, li avrebbe aiutati nel discernimento, nel prendere decisioni importanti. Avrebbe suggerito loro di celebrare la prima Eucaristia. Pietro le avrebbe chiesto dei consigli riguardanti l’invio degli Apostoli nelle varie parti del mondo. Certamente Maria d’Agreda, nei suoi scritti, attribuisce alla Madre di Dio un ruolo molto attivo. La presenza di Maria nella Chiesa primitiva diventa il modello di vita e di feconda attività apostolica. Si potrebbe dire, infatti, che la Chiesa opera tutte le scelte in Maria. Secondo le parole delle Scritture, Maria era presente tra i discepoli in maniera discreta. Dalla Sua semplicità, la Chiesa può imparare il modo giusto di essere presente nel nostro tempo.

        c. Maria alla fine dei tempi
        Nella misura in cui si contempla il ruolo attivo di Maria all’inizio della chiesa, nasce anche la questione sul ruolo di Maria alla fine dei tempi. La Chiesa nascente non ne parla. E’ solo col crescere della pietà mariana, nel XVIII e XIX secolo, che tali idee acquistano maggiore importanza, per esempio nelle opere di Grignon de Montfort, di P. de Cloriviere, di Bernhard Daries oppure di Guillaume Chaminade11. Nella culla della mia congregazione, noi Maristi troviamo anche un riferimento secondo il quale Maria, essendo stata il sostegno della Chiesa nascente, sarà presente anche alla fine dei tempi12. È, forse, importante notare che diversi autori, alla fine del XVIII e XIX secolo, abbiano visto la fine del mondo come prossima. Quando parlano della fine dei tempi, si riferiscono alla loro epoca. Ed erano convinti che Maria avesse una parte attiva durante il loro periodo. Come Maria ha operato il bene nella Chiesa primitiva, senza attirare la sua attenzione, così noi, oggi, dobbiamo operare il bene con semplicità e lavorare in maniera nascosta, ma efficace. In questo modo possiamo rendere Maria visibile nel periodo in cui viviamo13. Secondo i Padri del Vaticano II, Maria occupava un posto molto importante all’inizio della Chiesa e lo avrà anche alla fine dei tempi. Nella conclusione del capitolo ottavo della "Lumen Gentium", Maria viene presentata come il simbolo della speranza certa e della consolazione. Come Maria ha assistito con la sua preghiera la Chiesa nascente, anche ora Ella continua a farlo dal cielo, fin tanto che tutte le famiglie di popoli, sia quelle insignite del nome cristiano, sia quelle che non lo sono, in pace e in concordia, siano felicemente riunite in un solo popolo di Dio (LG 69).

        d. Visione di una Chiesa mariana
        Un francese marista, François Marc (1949–1996), che sfortunatamente è morto molto giovane, all’età di 47 anni, ci ha lasciato una visione meravigliosa della Chiesa mariana. Vorrei concludere la mia relazione utilizzando una parte del testo che egli ha presentato al Capitolo Generale dei Padri Maristi nel 1993. “Vorrei una Chiesa Mariana, che viva il Vangelo come Maria. Una simile Chiesa sta ai piedi della Croce. Essa non si rifugia in una fortezza o nella cappella, oppure nel silenzio prudente quando la gente viene oppressa. Essa si fa vulnerabile nelle sue opere e nelle sue parole. Con coraggio umile, rimane a fianco dei più insignificanti. La Chiesa mariana lascia entrare il vento di Pentecoste, il vento che ci spinge ad andare avanti, che scioglie le nostre lingue e ci fa parlare. Nella pubblica piazza, essa proclama il suo messaggio, non per formulare dottrina, né per reclutamento: la promessa è stata mantenuta, la battaglia vinta e il dragone sconfitto per sempre. E questo è il grande segreto che essa solo può esprimere: per ottenere la vittoria, Dio ha deposto le sue armi. E’ vero che noi viviamo in un’epoca intermedia, l’epoca della storia umana, e questa storia è penosa. Tutte le sere, però, la Chiesa canta il Magnificat alla conclusione dei Vespri, poiché la Chiesa sa dove si trova la sua gioia. E guardate: Dio non ha trovato il nostro mondo, le sue afflizioni, la sua violenza e la sua cattiveria, inabitabili. E’ proprio lì che Egli ci trova; è lì, sulla Croce, che noi abbiamo visto la sua misericordia, il cuore aperto di Dio. Là, ai piedi della Croce, è nato il popolo mariano. Gesù dunque vedendo sua madre e vicino il discepolo che egli amava disse a sua madre: “Donna, ecco il tuo figlio”. Poi al discepolo disse: “Ecco la tua madre” Da quel momento il discepolo la prese in casa sua. Fratelli e sorelle facciamo in modo di appartenere a questo popolo. Creiamo nel nostro cuore e nella nostra casa un luogo per Maria. Entriamo con lei “nella gioia umile e struggente” di amare e di essere amati. Dunque, la Chiesa sarà nel mondo, secondo le parole di Santa Teresa di Lisieux: “Un cuore traboccante di amore”14

Note
1. Giovanni della Croce, Il Canto d’amore, (26,10.)
2. Il seguente articolo è il testo di una conferenza che l’autore ha dato ai partecipanti tedeschi, durante il Congresso Internazionale Mariologico Mariano, presso il Santuario del Divino Amore, vicino Roma, il 16/9/2000. L’articolo presenta la seconda parte della conferenza che ha come titolo: “Wie Marie vor dem Geheimnis des dreifaltigen Gottes. Marianische Motive im Bereich der christlichen Mystik” (Come Maria, di fronte al mistero del Dio Trinitario. Motivi mariani nel campo del Misticismo cristiano).
3. Cfr. Fritz Arnold, Wie Maria werden-wachsen-wirken, St. Ottilien 1999, 34-37.
4. L’Ora della Madre, Celebrazione mariana per il Sabato Santo, Roma, 1998.
5. Cfr. Fritz Arnold, Wie Maria werden-wachsen..., op. cit., pp.80 – 91.
6. Cfr. Elisabeth Kübler-Ross, Interviews mit Sterbende, Stuttgart, 1971. Circa l'applicazione del processo di morte per i cambiamenti sociali, cfr. anche Gerald Arbuckle, Affliggersi per il cambiamento. Una spiritualità per la rifondazione delle comunità evangeliche, Londra, 1991.
7. Cfr. Fritz Arnold, Wie Maria werden-wachsen…, op. cit. pp. 140–156. Cfr. anche Fritz Arnold, Befreiungstherapie Mystik, Regensburg, 1991, pp. 142– 149.
8. Cfr. Ignatius, Geistliche Übungen, ed. Adolf Haas, Freiburg 66 76 ff; n° 218–225; 219.
9. Cfr. Jean Coste, Il ruolo di Maria alla nascita della Chiesa e alla fine dei tempi, in ACTA SM Nr 27 (dic. 59), Roma 1959, pp. 419 – 428.
10. Cfr. Marie de Jesus de Agreda, Mistica ciudad de Dios, Madrid, 1970.
11. Cfr. Jean Coste, Il ruolo di Maria, op. cit. pp. 437–449.
12. Claude Colin richiama sempre la promessa di Maria: “Ero il sostegno della Chiesa nascente; lo sarò anche alla fine dei tempi. Il mio cuore è aperto a tutti coloro che desiderano camminare con me”. Cfr. Founder Speaks, ed. J. Coste, n° 4 & 1, Roma 1975.
13. Cfr. Jean Coste, Lo Spirito della società, Roma 1963, pp. 656 ff.
14. François Marc, Chiesa mariana, in Craig Larkin, A Certain Way, Roma 1995, p. 80 ff.

Inserito Giovedi 4 Aprile 2019, alle ore 11:06:23 da latheotokos
 
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