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  La ''Vergine di Ruperto'' 
Arte

Da La Madonna della neve, n. 4 - aprile 2019, p. 11.

 



Nel Museo Grand Curtius di Liegi, nella Sezione dedicata all'Arte mosana, è custodito un bassorilievo del XII secolo raffigurante la Madonna e il Bambino Gesù detto la Vergine di Ruperto. Proviene dall'abbazia di San Lorenzo che dalla fine dell'XI secolo aveva adottato le consuetudini monastiche della riforma di Cluny e che in quell'epoca conobbe un'intensa attività culturale. Risale proprio a quel periodo il bassorilievo di 92x64 cm., scolpito su pietra arenaria di Liegi, che rappresenta la madre di Gesù in trono mentre allatta il suo Figlio. Da allora questa pietra è considerata miracolosa ed è venerata allo scopo di ottenere il dono dell'intelligenza. La ragione è dovuta a una particolare grazia ricevuta dal giovane Ruperto accolto fin dalla fanciullezza nel monastero di San Lorenzo. Egli cresceva «senza che la sua intelligenza si sviluppasse insieme al suo corpo; e il suo spirito, malgrado gli studi restava rozzo e ignorante». É lo stesso abate che ce lo racconta nel libro XI del suo Commento al Vangelo di San Matteo. Una sera del 1096, inginocchiato davanti all'immagine della Vergine posta nell'oratorio dell'abbazia, il giovane indirizzava una fervente preghiera per implorare quei lumi che gli mancavano. E fu immediatamente esaudito. La sua intelligenza si risvegliò e da quel momento egli seppe interpretare le Sacre Scritture meglio di nessun altro, divenendo uno dei monaci più eruditi del suo tempo. Ruperto incominciò a redigere numerosi manoscritti, fra cui una Vita di San Lorenzo, oltre che diversi commentari alla Sacra Scrittura. E in ambito mariano si distingue per il primo Commento al Cantico dei Cantici interamente dedicato alla Vergine.
La sacra immagine è in pietra arenaria policroma e dorata. La Vergine è assisa su un seggio coperto da un cuscino e tiene sulle ginocchia il Bambino Gesù che con le manine preme la mammella sinistra della madre. Le teste delle due figure sono circondate dal nimbo, i piedi scalzi; decorazioni d'oro e d'argento punteggiano i vestiti. Sui bordi dorati, semicircolari in alto e orizzontali in basso, essa reca l'iscrizione seguente profondamente incisa in lettere rosse e con alcuni termini debitamente abbreviati: «Porta haec clausa erit nec aperietur et non transibit per eam vir, quoniam Dominus Deus Israel ingressus est per eam». É un celebre testo del profeta Ezechiele che, tradotto, significa: «Questa porta sarà chiusa, né essa sarà aperta e per essa non passerà alcun uomo, perché il Signore Dio d'Israele è entrato per essa» (44,2). Un versetto che la tradizione esegetica riconosce come un annuncio della maternità verginale di Maria e che spesso è stato replicato sulle porte e sulle finestre delle chiesa medievali.
Da allora questa immagine fu considerata come miracolosa. I padri Gesuiti di Liegi vi conducevano tutti gli anni i loro studenti per domandare la stessa grazia ottenuto dall'abate benedettino. Un costume che durò fino alla soppressione della Congregazione il 21 luglio 1773.
Nel 1618, I'abate Ogier de Loncin, che ricostruì la Chiesa di San Lorenzo, fece collocare la Vergine di Ruperto sull'altare della cappella del transetto nord, con questo cronogramma le cui lettere numerate danno la data del 1121, epoca nella quale Ruperto diventò abate di Deutz: «Virginis Ope Didicit Rupertus». Per perpetuare questo ricordo, Ogier fece eseguire da Jean Valdor, nel 1622, un'incisione della stessa Vergine ai piedi della quale si vede Ruperto rivestito delle insegne di abate mentre sta pregando.
La chiesa di San Lorenzo è stata demolita durante la rivoluzione e l'abbazia trasformata in ospedale e in caserma. La Vergine di Ruperto, senza dubbio protetta dall'antica venerazione, fu posta in un deposito sotterraneo. Proprio lì è stata ritrovata qualche anno dopo e donata al museo della città di Liegi.

 

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Inserito Mercoledi 5 Giugno 2019, alle ore 12:52:03 da latheotokos
 
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IDEATO E REALIZZATO DA ANTONINO GRASSO
DOTTORE IN S. TEOLOGIA CON SPECIALIZZAZIONE IN MARIOLOGIA
DOCENTE ALL'ISSR "SAN LUCA" DI CATANIA

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