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Dal libro di Giuseppe Damigella, Il mistero di Maria. Teologia, storia, devozione, Città Nuova, Roma 2005, pp.254-261.



Valore teologico

Sono tanti gli aspetti teologici che il Rosario richiama: biblico, cristologico, ecclesiologico, antropologico, spirituale, pastorale, devozionale ecc. É facile perdersi in tanta ricchezza; tuttavia possiamo ricercare un principio unificatore e possiamo trovarlo nella teologia della Redenzione. Tutto ciò che Cristo ha detto e fatto per la nostra salvezza è contenuto essenzialmente nel Vangelo. Rifarsi al Vangelo vuol dire rifarsi all'evento fondante del nostro essere cristiani e del nostro essere Chiesa. E dal kerygma che nasce la fede, nel cuore dell'uomo, e dalla condivisione della medesima Parola nasce la comunione della Chiesa. Il Rosario diventa annuncio kerygmatico perché fondato su quegli eventi che hanno determinato il mistero della nostra salvezza. Scrive il teologo domenicano Schillebeeckx: «II Rosario trae tutto il suo valore dal fatto che è totalmente incentrato sul mistero salvifico della redenzione: sulla redenzione operata da Cristo e sulla presenza attiva di Maria e sulla sua associazione a quest'economia storica della salvezza». II Rosario fa rivivere tutte le tappe del «dogma della redenzione», armonizza il cuore e la mente spingendoli in quel movimento di adesione al volere divino che permette di accogliere la Parola e di metterla in pratica (cf. Lc 11, 27). Un'adesione che non è puramente formale, ma che investe, e riveste di significato, ogni momento della nostra vita, per dire sì a Dio non solo quando la gioia allieta le nostre giornate, ma anche quando il dolore rende pesante il nostro cammino. L'umanità assunta dal Verbo diventa paradigma per la nostra umanità, in maniera integrale, per realizzare in noi il disegno di perfezione prestabilito dal Padre, il movimento dell'Incarnazione, nel quale Dio viene all'incontro con l'uomo cercando la mediazione materna di Colei che diede l'umanità alla divinità. Pregando il Rosario chiediamo a Cristo, sostenuti dall'intercessione di Maria, la forza per compiere degnamente l'impegno della nostra santificazione, per essere «perfetti come è perfetto il Padre che e nei cieli» (Mt 5, 48). Recitando il Rosario imitiamo Maria che «conservava tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (Lc 2, 51). Fare memoria di ciò che è avvenuto non è semplice ricordo di un passato che non ci appartiene e che non ci ha visti protagonisti, ma è riattualizzazione - memoriale nel presente di una Parola permanente attuale. II Rosario è patrimonio ecclesiale come validissima scuola di preghiera e di contemplazione; "preghiera del cuore" dove la lode scaturisce dalla certezza dell'essere salvati. Lode che trova la sua sorgente nel duplice saluto dell'Angelo e di Elisabetta, che culmina nell'invocazione del dolce nome di Gesù, l'unico nome in cui c'e salvezza. L'aspetto contemplativo del Rosario «esige un ritmo tranquillo e quasi un indugio pensoso, che favoriscano nell'orante la meditazione dei misteri della vita del Signore, visti attraverso il Cuore di Colei che al Signore fu più vicina, e ne dischiudono le insondabili ricchezze» (MC 47), perché «senza contemplazione, il Rosario è corpo senza anima, e la sua recita rischia di divenire meccanica ripetizione di formule» (ibid.). La contemplazione nella teologia cattolica è un atto di semplice vista intellettuale, accompagnato da stupore e ammirazione. Può essere naturale quando l'oggetto contemplato appartiene all'ordine della natura; e soprannaturale quando ha le sue radici nella fede e si fissa sui misteri della rivelazione. Si possono distinguere due specie di contemplazione: quella attiva o acquisita, e quella passiva o infusa. La contemplazione acquisita è frutto della nostra attività, aiutata dalla grazia di Dio e dai doni dello Spirito Santo dell'intelletto e della sapienza. Con essa fissiamo lo sguardo interiore sul mistero di Dio e sulle opere compiute da Lui per la nostra salvezza. Può venire in aiuto oltre all'immaginazione che contribuisce alla compositio loci, cioè alla ricostruzione mentale dell'ambiente, dei tratti personali, della voce ecc., anche il ricorso alle "Icone" che favoriscono la concentrazione visiva sul soggetto raffigurato: «É una metodologia, del resto, che corrisponde alla logica stessa dell'Incarnazione: Dio ha voluto prendere, in Gesù, lineamenti umani. E attraverso la sua realtà corporea che noi veniamo condotti a prendere contatto con il suo mistero divino» (RVM 29). La contemplazione infusa è dono di Dio, di indole mistica, permette l'esperienza diretta e sensibile dell'oggetto contemplato. Nella storia della spiritualità molti santi sono stati arricchiti di questo dono.

Valore cristologico

Cristo è il Maestro per eccellenza, il rivelatore e la rivelazione. Non si tratta solo di imparare le cose che Egli ha insegnato, ma di imparare Lui. Ma quale maestra, in questo, più esperta di Maria? Se sul versante divino è lo Spirito il Maestro interiore che ci porta alla piena verità di Cristo (cf. Gv 14, 26; 15, 26; 16, 13), tra gli esseri umani, nessuno meglio di Lei conosce Cristo, nessuno come la Madre può introdurci a una conoscenza profonda del suo mistero (RVM 14). Il Rosario mostra tutta la sua indole cristologica portando i fedeli a onorare e celebrare il mistero pasquale di Cristo, il Figlio di Dio, che si incarna, vive, muore, risorge, ascende al cielo e siede alla destra del Padre. La preghiera immerge l'orante nel dinamismo dell'Incarnazione per proclamare la sua fede in Gesù vero Dio e vero uomo. Del Cristo contempla la vera carne assunta dalla Vergine Maria e la partecipazione generosa di Lei all'opera della redenzione. L'Ave Maria, preghiera di alto contenuto cristologico, immette il fedele nella centralità della presenza di Cristo, atteso, dato alla luce nel gaudio del Natale, presentato e cercato nel Tempio nei primi anni della sua vita; battezzato nel Giordano all'inizio del suo ministero pubblico, che compie il primo miracolo a Cana di Galilea, che predica il Regno richiamando alla conversione e alla penitenza, che si trasfigura sul monte, che si dona nell'Eucaristia; che patisce il dramma della passione e condivide la morte dell'uomo; che risorge e ascende al cielo partecipando la sua gloria a Maria e alla Chiesa.

Valore ecclesiale

«A questa preghiera la Chiesa ha riconosciuto sempre una particolare efficacia, affidando ad essa, alla sua recita corale, alla sua pratica costante, le cause più difficili. In momenti in cui la cristianità stessa era minacciata, fu alla forza di questa preghiera che si attribuì lo scampato pericolo e la Vergine del Rosario fu salutata come propiziatrice della salvezza» (RVM 39). Il Rosario conobbe la sua diffusione ad opera delle Confraternite, aggregazioni laicali che si prefiggevano di vivere la consacrazione battesimale con maggiore impegno, con una visibilità sociale che si risolveva in riti e abitini particolari che ne distinguevano l'appartenenza. Non erano, come si pensa comunemente, realtà collaterali e a volte supplementari alla Chiesa; centri di potere dove si amministravano beni e onorificenze. Le Confraternite del Rosario nascono ad opera del beato Alano de la Roche, con lo scopo preciso di diffondere la «Corona» di Maria; approvate dal papa o dal Maestro dell'Ordine domenicano erano inserite efficacemente nel tessuto ecclesiale. Dalle Confraternite il Rosario della Beata Vergine si propaga a tutta la Chiesa divenendo la preghiera più cara e più diffusa dell'orbe cattolico. Nel Salterio mariano i singoli, come la comunità, ritrovano il mezzo adeguato per elevarsi Dio e riscoprono la propria natura ecclesiale che prega la propria fede; diceva il cardinale Newman che «il Rosario è il credo fatto preghiera». Scrive san Luigi Grignion de Monfort: «Quando si prega in comune, le implorazioni del singolo diventano un bene comune di tutta la comunità e formano insieme una sola preghiera. Se c'è uno tra i fedeli convenuti che non prega bene, uno che prega meglio ristabilisce l'equilibrio, il forte sostiene il debole, il cattivo scompare tra i buoni». Il Rosario è preghiera pubblica che non si oppone a quella liturgica e la sua approvazione da parte dei pontefici è garanzia di sicurezza e di autenticità: «C'è chi pensa che la centralità della Liturgia... abbia come necessaria conseguenza una diminuzione dell'importanza del Rosario. In realtà, come precisò Paolo VI, questa preghiera non solo non si oppone alla Liturgia, ma le fa da supporto, giacché ben la introduce e la riecheggia, consentendo di viverla con pienezza di partecipazione interiore, raccogliendone frutti nella vita quotidiana» (RVM 4).

Valore antropologico

«Chi si pone in contemplazione di Cristo ripercorrendo le tappe della sua vita, non può non cogliere in Lui anche la verità sull'uomo. É la grande affermazione del Concilio Vaticano II, che fin dalla lettera enciclica "Redemptor hominis" ho fatto tante volte oggetto del mio magistero: "In realtà, il mistero dell'uomo si illumina veramente nel mistero del Verbo incarnato". Il Rosario aiuta ad aprirsi a questa luce. Seguendo il cammino di Cristo, nel quale il cammino dell'uomo è "ricapitolato", svelato e redento, il credente si pone davanti all'immagine dell'uomo vero» (RVM 25). Le implicazioni antropologiche del Rosario partono dalla contemplazione della santa umanità di Cristo: la ripetizione orante dell'Ave Maria porta il credente alla continua memoria dell'Incarnazione del Verbo che, come afferma Giovanni Paolo II, ricapitola in se stesso tutte le tappe del vissuto umano. Dalla nascita alla morte l'uomo trova in Cristo il prototipo, il modello della sua stessa vita. La preghiera mariana del Rosario sgorga come esigenza di preghiera personale e comunitaria per "camminare" con Cristo in un continuo specchiarsi nella vita di Lui perché dalla contemplazione scaturisca abbondante l'azione e quindi l'impegno appassionato per il Vangelo. Contemplando i misteri della gioia l'uomo scopre la sacralità della vita (cf. RVM 25), la bellezza del dono che viene dall'alto, come condivisione dell'immagine di Dio e della sua stessa vita. Alla vita è congiunta la famiglia, luogo in cui la comunione d'amore diventa sorgente di vita. Rispecchiandosi sul modello della Santa Famiglia, l'umana comunità trova non semplicemente un percorso da seguire, ma anche un valido sostegno per le prove e le difficoltà che inevitabilmente incontra nel proprio cammino. L'ascolto, attento e fattivo, della Parola di Cristo, illumina la vita dell'uomo, la riveste di profondo significato e la indirizza al possesso del Regno di Dio. Nel cammino della croce, l'esistenza dell'uomo appare purificata e rigenerata dal sangue di Gesù e il dolore umano perde la sua connotazione negativa per essere trasfigurato nel dolore del Redentore. La domanda sul futuro dell'esistenza umana e sul suo compimento trova nella contemplazione della gloria di Cristo e di Maria, il senso ultimo del vivere e del morire. «Si può dire così che ciascun mistero del Rosario, ben meditato, getta luce sul mistero dell'uomo» (RVM 25).

 

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Inserito Martedi 2 Luglio 2019, alle ore 10:55:16 da latheotokos
 
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