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  L'Annunziata e l'Addolorata: icone caratterizzanti dei Servi di Maria 
Chiesa

Da Salvatore Maria Perrella, Le icone mariane primigenie dei Servi di Maria, in Theotokos XXVII (2019) n. 2, pp. 399-409.



  

I Servi, sin dalle origini hanno avuto come madre, patrona, regina e signora, guida, modello, sorella, la Madre di Gesù, a cui si sono affidati e affidano ancora oggi, se stessi e tutti coloro che ne assumono la spiritualità religiosa e mariana.67 Nei vari secoli ella ha trovato posto anche nelle varie Costituzioni dell'Ordine, a partire dal XIII secolo sino ai nostri giorni.68 Inoltre, dal punto di vista religioso e spirituale, Santa Maria e stata sempre avvertita come "presenza materna" e come "donna consacrata dallo Spirito" e "donna fedele alla vocazione". Per questo, i Servi hanno trovato nella Vergine dell'Annunciazione (cf. Lc 1,26-38)69 l'cona evangelica della loro dedicazione al Signore. A tal proposito, il documento mariano-servitano dall'emblematico titolo Servi del Magnificat, promulgato dall'allora Priore generale Hubert M. Moons il 25 marzo 1996, rileva come «in tutti gli Istituti di vita consacrata, anche nella Famiglia Servitana la Vergine dell'Annuncio è oggetto di serena contemplazione e di riverente amore. La figura della santissima Annunziata si ricollega alle origini stesse dell'Ordine: la Vergine del celebre affresco del santuario fiorentino, nella sua indefinibile bellezza, nel suo atteggiamento accogliente, è per tutti i Servi e le Serve di Maria segno-memoria, che rinvia alla parola-evento, il fiat salutare, la risposta che vorremmo sgorgasse costantemente dal nostro intimo e fosse continuamente sulle labbra per esprimere l'adesione al progetto di Dio su di noi. Del costante amore dei Servi alla Vergine dell'Annunciazione sono testimonianza le numerose chiese dell'Ordine dedicate a questo mistero; il dettato costituzionale che ricorda come, in ogni tempo, i nostri frati "dal 'fiat' dell'umile Ancella del Signore hanno appreso ad accogliere la Parola di Dio e ad essere attenti alle indicazioni dello Spirito" (Cost. OSM, 6); la preghiera che i Servi e Serve rivolgono "Alla Vergine del fiat" (cf. Vigilia de Domina, Ufficio dei Servi a santa Maria, Romae, Curia Generalis OSM 1980, p. 59); la rinnovata attenzione per il pio esercizio dell'Angelus Domini».70
I Servi nei riguardi della Vergine Annunciata hanno come peculiare tesoro spirituale e orante l'Angelus Domini; preghiera biblica incentrata nel saluto angelico chaîre rivolto a Maria nella sua casa di Nazaret (cf. Lc 1,28): un piccolissimo periferico villaggio (viculus lo chiama san Girolamo!), probabilmente sorto nel terzo secolo a. C., oltretutto nella Galilea delle genti; terra tradizionalmente ritenuta origine di eretici non praticanti della Legge, e forse anche di alcuni sobillatori politici; ecco che si spiega la meravigliata domanda di scredito proferita da Natanaele (cf. Gv 1,46). Tale sconosciuto luogo mai nominato nella Bibbia ebraica è invece scelto da Dio per essere il luogo dell'Incarnazione di suo Figlio nella "pienezza del tempo" (cf. Gal 4,4), ed essere allo stesso tempo il luogo natio della Theotokos, che viene invitata a rallegrarsi del fatto inusitato che il Signore è con lei e gli dona una grazia piena e permanente che la mette in grado di santamente concepire e di partorire il "Santo di Dio", venuto a sovvertire i pensieri degli uomini per portarli a quelli di Dio dimorando fra, con e per loro come Emmanuele!71
Questo e il contenuto essenziale storico-salvifico e teologico dell'Angelus Domini. La sua redazione liturgico-rituale, invece, non è nata in un determinato momento o in un luogo preciso, né ad opera di una persona o di un gruppo ecclesiale determinato: si tratta di una prece di origine popolare la cui diffusione fu favorita in modo particolare dai Frati minori francescani e da altri Ordini mendicanti, in cui va annoverato anche quello dei Servi.72 Nel pio esercizio rinnovato nel 1981 secondo le indicazioni del Vaticano II, nella breve ma precisa ricognizione storico-spirituale ci vengono trasmesse informazioni interessanti. Infatti, la storia dell'Angelus «è anche documentazione dell'uso cultuale dell'Ave Maria, al cui stabilirsi Firenze e il suo Santuario hanno concorso in misura rilevante. Le testimonianze sull'uso frequente della recita dell'Ave Maria in Firenze nei secoli XIII e XIV sono relativamente abbondanti e sono date anche dalle opere di sommi artisti e poeti dell'epoca. Da Firenze - e ciò che per noi [Servi] conta - da un codice del convento della SS.ma Annunziata, scritto nella metà del secolo XIV, ci è giunto uno dei più antichi testi dell'Ave Maria completa della supplica Sancta Maria [...]. Come è noto il nostro Ordine, fin dal secolo XIII, aveva iscritto l'Ave Maria tra le "riverenze" da tributarsi alla Domina [...]. Nel 1518 Leone X (1521), per scongiurare i pericoli incombenti sull'Occidente cristiano, ordinò che in tutte le chiese a mezzogiorno, si suonassero le campane per l'Ave Maria. Ora Leone X era un fiorentino, della famiglia dei Medici, particolarmente legata al Santuario cittadino [...]; lì dai frati Servi di Maria, e soprattutto dalla frequenza al Santuario, il futuro papa dovette apprendere l'amore alla Vergine, la devozione dell'Ave Maria, il culto al mistero dell'Incarnazione [ ... ]. Nell'Ordine dei Servi l'amore per l'Angelus non si può disgiungere dalla venerazione per il mistero dell'Annunciazione, della quale la basilica fiorentina con il celebre affresco della SS .ma Annunziata costituisce sublime espressione».73
Al nostri giorni, la venerata icona mariana di Firenze continua ancora, in tutto l'Ordine e nella Famiglia dei Servi, ad essere punto di riferimento della loro spiritualità e segno familiare del loro amore alla prece che ogni giorno fa memoria adorante e grata dell'altissimo mistero dell'Incarnazione (cf. Lumen gentium, 65) del Figlio dell'Altissimo.74
L'attuale Priore Generale dei Servi Gottfried M. Wolff, nella Prefazione al documento mariano capitolare promulgato il 25 dicembre 2013 — dal titolo «Avvenga per me secondo la tua Parola» (Lc 1,38). I Servi e Maria, icona di chi vive ascoltando e testimoniando la Parola -75 riandando con memoria grata all'icona della Vergine Annunziata che sin dalle origini accompagna maternamente i suoi Servi, e ripercorrendo sinteticamente il percorso teologale a cui il fiat aveva portato santa Maria alla perfetta sequela e statura di Cristo (cf. Ef 4,13), scrive: «Il "Si" della Vergine Madre fece eco al "SI" di Abramo, padre dei credenti, e di tanti altri uomini e donne che aderirono al disegno di Dio nella storia della salvezza, e trovò la sua piena espressione nel "SI" del Figlio Gesù, Verbo di Dio che, entrando nel mondo, disse: "Ecco, io vengo . . . per fare, o Dio, la tua volontà" (Eb 10,7). II "Sì" della Vergine Madre, pronunciato nel segreto della casa di Nazareth, è risuonato poi in altre case, cominciando da quella della parente Elisabetta in Giudea (cf. Lc 1,39-56), alla casa di Giuseppe (cf. Mt 1,18-25), a Betlemme, "casa del pane" (cf. Mt 2, 9-11), alla casa del vino nuovo a Cana (cf. Gv 2,1-12), alla casa dell'eclissi del sole in Gerusalemme (cf. Gv 19, 25-27; 20,26; Lc 23,44-45), alla casa riempita di vento dove stava la Madre insieme con gli Apostoli (cf. At 1, 12-14; 2, 14). É stato detto con fede dalle labbra a Nazareth e anche nel silenzio del cuore al Calvario. Dalla Vergine del "Si", Madre e Serva del Signore, noi, suoi Servi e Serve, abbiamo appreso e non finiremo mai di imparare "ad essere docili alla voce dello Spirito, a vivere nell'ascolto della Parola, attenti ai suoi richiami nel segreto del cuore, vigili alle sue manifestazioni nella vita del fratelli, negli avvenimenti della storia, nel gemito e nel giubilo del creato» (Vigilia de Domina, form. II, lett.1; cf. Cost. OSM art. 6). Ognuno di noi, pellegrini nel tempo, nel proprio cammino di fede, è chiamato a fare sue le parole dell'umile Ancella del Signore: "Avvenga per me secondo la tua Parola" (Lc 1,38)».76

Se la Vergine del fiat descritta dall'evangelista Luca nel brano dell'Annunciazione (cf. Lc 1,26-38)77 e all'origine della spiritualità dei Frati Servi di Maria, la Vergine Maria ai piedi della Croce (cf. Gv 19,25-27)78 ne è la seconda icona caratterizzante, venendo assai venerata e divenendo essa stessa una sorta di 'segnaletica religiosa' indicante gli stessi frati come Servi dell'Addolorata o della compassio Virginis.79 Va detto che in Occidente la devozione liturgica della addolorata Madre di Gesù, «si è sviluppata a partire dal secolo XII, sulla scia degli scritti di Eadmero, san Bernardo, Guerrico d'Igny, Amedeo di Losanna ed altri, propagata dai Circestensi e quindi dai Servi di Maria. Nel XIII secolo si espresse in vane forme religiose e artistiche - miniature affreschi sculture composizioni letterarie -, di cui sono segno evidente il fiorire di testi denominati Planctus Mariae, composizioni poetiche o in prosa, in latino e in volgare: la forma è quella della Laude, sviluppata nel monologo di Maria o nel suo dialogare con Cristo, le donne, l'angelo Gabriele, il discepolo amato, i soldati. La più celebre composizione è lo Stabat Mater, in versetti ritmati, attribuita a Jacopone da Todi (1306), che conobbe una straordinaria fortuna in tutti i paesi europei. Il quadro di riferimento della pietà - liturgica e non - verso l'Addolorata è rappresentato dunque dal movimento spirituale di un'epoca che, nella particolare venerazione all'umanità di Gesù, soprattutto ai misteri della sua nascita e morte, dava rilievo alla presenza della Madre (la devozione alle gioie e ai dolori di Maria). Fu il Concilio di Colonia, nel 1423, ad istituire la festa della Commemoratio angustiae et doloris B. M. V. in riparazione delle profanazioni degli Ussiti verso le immagini del Crocifisso e della Vergine, fissandola al venerdì dopo la Domenica Jubilate (III di Pasqua), da celebrarsi solamente in coro con l'Ufficio composto per la festa; ciò sembra alludere all'adozione di una ufficiatura già in uso presso i Servi di Maria, stabilitisi a Colonia nel secolo XIII». 80
Sin dalla Legenda beati Philippi motivando l'abito nero dei Servi si fa implicito riferimento all'evento della Croce e del lutto sofferto dalla Vergine: «Servi vocamur Virginis gloriosae, cuius viduitas habitum deportamus» (n. 6); il testo è trecentesco ed è quindi una testimonianza a ridosso delle origini. Secoli dopo, esattamente il 9 agosto 1992, l'allora Priore generale Hubert M. Moons promulga la lettera Con Maria accanto alla Croce, in occasione del terzo centenario della festa dell'Addolorata fissata con decreto di papa Innocenzo XII (1691-1700) alla terza Domenica di settembre, quale festa dei Sette dolori della Beata Vergine Maria, concedendo, inoltre, Ufficio e Messa proprie.81 In essa si propone una chiarificazione non banale ma importante, asserendo nel n. 6 che ai «suoi inizi, l'Ordine guardava alla Vergine nel suo mistero complessivo; in perfetta sintonia col senso universale della Chiesa di allora [...]. Resta comunque il fatto che la pietà mariana delle nostre origini non privilegiava alcun aspetto della figura della Vergine come caratteristica propria del1'Ordine. Piuttosto, tutti li assumeva in un aureo equilibrio, ancora ancorato alla sacra Scrittura». 82 Secondo la teologa Marcellina Pedico, delle suore Serve di Maria Riparatrici, ciò implica che «l'iter storico del culto all'Addolorata è ancora da scrivere in modo organico e completo. Di esso si sono studiati alcuni aspetti particolari, ma finora manca una sintesi globale comprensiva di tutte le sue espressioni [ ... ]. Senza dubbio il culto all'Addolorata affonda le sue radici nei dati biblici e nelle riflessioni dei Padri della Chiesa, ma emerge storicamente nel Medioevo e raggiunge la massima intensità tra il XVII e la prima metà del XX secolo». 83
Nella lettera dell'allora Priore generale Hubert M. Moons, Con Maria accanto alla Croce, la tradizione storica, liturgica e teologico - spirituale e rituale dei Servi sulla Mater dolorosa e dei suoi officia verso di lei, viene affrontata nelle due grandi parti in cui la lettera stessa si dipana: - la prima parte è intitolata «I Servi e la festa dell'Addolorata dal Seicento al Novecento» <(nn. 3-9)>>; - la seconda è invece dedicata a «Riflessioni e suggerimenti di attualità» (nn. 10-19); il documento si conclude col breve «Congedo» (n. 20). La storia di questa forte attenzione dei Servi viene evocata per il sapiente richiamo alla devozione dei nostri Santi (cf. ibidem, n. 12), tra cui vengono ricordati san Pellegrino Laziosi da Forlì (1265 ca -1345 ca) e sant'Antonio Pucci (1819-1892). La pietà mariana servitana nel periodo dei secoli XVI - XVII si rinsalda a devozione alla Vergine 'dei Sette dolori', almeno con il 1660, quando la Sede Apostolica mediante il Dicastero dei Riti, il 9 giugno 1668 diede il permesso di celebrare la memoria votiva di essa pubblicando anche la Messa ad uso interno; per poi il 15 settembre dello stesso anno dare l'autorizzazione di celebrare anche l'Ufficio dei 'Sette dolori', già concesso ai frati Agostiniani Scalzi di Francia da papa Alessandro VII (1665-1677). Due anni dopo, il 9 agosto 1670, lo stesso Dicastero estendeva ad ogni venerdì l'Ufficio dei Sette dolori della Beata Vergine, «uti devotionem proprie et principaliter ad dictum Ordinem spectantem». Tale testo celebrativo, composto da fr. Prospero M. Bernardi (1612-1684) nel 1672,84 fu confermato da papa Clemente X (1670-1676) lo stesso anno, dopo l'approvazione ricevuta dal Dicastero. Nel 1689, i Capitoli Provinciali unitamente al Priore generale fr. Giulio M. Arrighetti (1622-1705),85 chiesero alla competente autorità che la terza Domenica di settembre venisse dichiarata festa principale, solenne e propria dell'Ordine; richiesta reiterata anche dal successore dell'Arrighetti, ft. Giovanni F. M. Poggi (1646/47-1719).86 La lettera del 1992 sosta in modo particolare dal 1692 al 1814, ricordando, fra l'altro, che il 18 agosto 1714 il Dicastero dei Riti, su richiesta del priore generale fr. Antonio M. Castelli, concesse all'Ordine di celebrare l'Ufficio e la Messa dei Sette dolori di Maria, con rito doppio maggiore, il venerdì dopo la Domenica di Passione. Mentre il 22 agosto 1727, il priore generale fr. Pietro M. Pieri (1676-1743), ottenne da papa Benedetto XIII (1724-1730), con il decreto Urbis et orbis, il medesimo permesso estendendolo a tutti coloro che nell'intera Chiesa avevano l'obbligo di recitare il Divino Ufficio.87 A tal riguardo il liturgista servitano Silvano M. Maggiani precisa: «In realtà la festa del venerdì di Passione, concessa il 18 agosto 1714 all'Ordine dei Servi, fu estesa, dietro richiesta del medesimo, sotto il pontificato di Benedetto XIII (22 aprile 1727), a tutta la chiesa latina. Pio VII (1800-1823), inoltre, il 18 settembre 1814 estendeva alla terza Domenica di settembre la festa dei Sette dolori con i formulari per l'Ufficio divino e la Messa già in uso presso i Servi. Infine, con la riforma di Pio X (1903-1914), per il desiderio di valorizzare la Domenica, questa festa venne fissata al 15 settembre, data già in uso presso il rito ambrosiano [..]. La festa del venerdì di passione fu ridotta dalla riforma rubricale del 1960 a semplice commemorazione. Il nuovo calendario liturgico promulgato nel 1969 ha soppresso la commemorazione del tempo di passione e ha ridotto a 'memoria' la festa dei Sette dolori di settembre sotto il nuovo titolo 'Beata Vergine Maria Addolorata'. I Servi continuano a celebrare, anche dopo la riforma del calendario del Vaticano II, sotto il grado di festa la 'B. Mariae Virginis iuxta crucem' nel venerdì dopo la V domenica quaresima; sotto il grado di solennità, in quanto patrona principale, la 'B. Mariae V. Perdolentis' il 15 settembre, con possibilità di spostare la festa alla Domenica per ragioni pastorali».88
Sin qui la ricostruzione storico-liturgica di questa devozione mariana cara non solo in seno all'Ordine dei Servi; si pensi, ad esempio alle vane Congregazioni religiose femminili e alle numerose Confraternite dell'Addolorata!89 La stessa liturgia romana nel corso dei secoli sino ad oggi, ha celebrato e celebra la partecipazione - kenosi della Vergine al mistero del dolore messianico - salvifico del Figlio Redentore dell'uomo.90 Inoltre, grazie ad alcuni input venienti da teologi e liturgisti, anche dei Servi, nel Messale Romano di Paolo VI, nella terza edizione tipica autorizzata da san Giovanni Paolo II(1978-2005), si ha la possibilità di celebrare la memoria della presenza di Maria anche nel Triduo sacro pasquale, sia al termine della celebrazione della morte del Signore del Venerdì Santo, che fa memoria della Vergine sotto la croce del Figlio,91 sia al compimento della grande Veglia Pasquale con il canto del Regina coeli.92
Come per l'icona della Vergine Annunziata, così la pietà mariana dell'Ordine accoglie oltre le Messe proprie del 15 settembre e del V venerdì di Quaresima, anche i due formulari 11 e 12 della Collectio Missarum de Beata Maria Virgine (libro liturgico che si può considerare una sorta di estensione ufficiale del Messale Romano promulgato dalla Santa Sede nel 1986 per l'autorità di papa Giovanni Paolo II):93 si tratta di due formulari per il tempo di Quaresima intitolati 'Beata Maria Virgo iuxta Crucem Domini'. L'Ordine, inoltre, propaga anche alcuni «pii esercizi»94 quali la Via Matris, la Corona dei Sette Dolori, le Litanie dell'Addolorata, poi rivisitati ed aggiornati - alla stregua degli altri sussidi del Mariale Servorum - dopo la riforma susseguente il Vaticano II ad opera della CLIOS.95 Grazie alla svolta teologico-mariologica del Vaticano II e del magistero liturgico susseguente,96 i Servi sono tornati alla marianità integrale delle origini, in cui l'intero mysterium Mariae viene studiato, contemplato, celebrato, poetato, cantato, insegnato e illustrato nell'arte e nella letteratura, sempre avendo come fonte imprescindibile e costante di riferimento la Parola della fede (cf. Rm 10,8);97 un riferimento che nei vari secoli ha suscitato Servi e Serve di santa vita ricevendo per questo la venerazione della stessa Chiesa universale.98 Non è un caso che l'allora Priore generale Michel M. Sincerny (1929-2014),99 nella lettera di presentazione delle rinnovate Costituzioni del 1987, abbia affermato: «Lungo i secoli poi l'Ordine ha sempre sentito accanto a sé la beata Vergine, che esso venerava con devoto servizio quale Donna dell'annuncio gioioso, della misericordia regale e della compassione salvifica. L'ha sentita vicina soprattutto nei momenti in cui, per le vicende di varia natura era minacciato di estinzione o correva il pericolo di smarrire parte del suo patrimonio spirituale. In quei momenti la coscienza di essere la 'religio Dominae nostrae' costituì per l'Ordine un motivo di speranza e una forza singolare per la ripresa del suo impegno evangelico. Anche nel nostro tempo - soprattutto nella stagione conciliare, così ricca di fermenti e di travagli, di speranze e di prove -, abbiamo sperimentato l'efficacia della presenza materna della beata Vergine».100

NOTE

67 Cf. 210° CAPITOLO GENERALE DELL'ORDINE DEI FRATI SERVI DI MARIA, Servi del Magnificat. Il cantico della Vergine e la vita consacrata 28-58, in Marianum 57 (1995), 721750; per 1'intero documento 685-812.
68 Cf. Studi Storici OSM 19 (1969), 6-283.
69 Cf. A. SERRA, Maria di Nazaret. Una fede in cammino, Paoline, Milano 1993, pp. 9-17.
70 210° CAPITOLO GENERALE DELL'ORDINE DEI FRATI SERVI DI MARIA, Servi del Magnificat. Il cantico della Vergine e la vita consacrata 12, in Marianum 57 (1995), 705-706. Si vedano anche: AA. VV., La SS. Annunziata di Firenze. Studi e documenti sulla chiesa e il convento, Convento della SS. Annunziata, Firenze 1978; S. M. MAGGIANI, Angelus, in NDM, 23-35; C. MAGGIONI, Annunciazione. Eucologia, storia, teologia liturgica, Edizioni Liturgiche, Roma 1991; L. CROCIANI - D. LISCIA BEMPORAD (curr.), Studi sulla Santissima Annunziata di Firenze in memoria di Eugenio Casalini osm, Edifir, Firenze 2014; D. LISCIA BEMPORAD - E. CATTAROSSI (curr.), Grati a Maria "Nunziata". Memoria e devozione alla Santissima Annunziata di Firenze nel ricordo dei fedeli, Nencini, Poggibonsi 2017; F. CECCHI, Testimonianze della devozione alla Vergine Annunziata di Firenze: regesto del documenti dal 1447 al 1779, in Studi Storici OSM 67(2017), 225-290.
71 Si vedano le considerazioni fatte dal teologo servita A. MAGGI, Nostra Signora degli eretici. Maria e Nazaret, Cittadella, Assisi 1988, 59-66.
72 Cf. R. TAUCCI, L'Ave Maria a Firenze, in AA. VV., Un Santuario e la sua Città, Firenze, Contento SS. Annunziata, Firenze 1976, 50-60; D. M. MONTAGNA, Un volgarizzamento toscano della formula integrale dell'"Ave Maria" alla metà del Quattrocento, in Marianum 37 (1975), 53-54.
73 Angelus Domini. Celebrazione dell'Annuncio a Maria, Curia Generalis OSM, Romae 1981,26-29.
74 Cf. CAPITOLO GENERALE ELETTIVO 2013, Documenti base per la programmazione. Commento sull'affresco della Santissima Annunciata di Firenze, in Acta Ordinis Servorum B. Mariae Virginis 14 (2013) n. 19,363-368.
75 Cf. Marianum 76 (2014), 241-368; per un commento al documento, cf. S. M. PERRELLA, «Avvenga per me secondo la tua Parola» (Lc 1,38). Iter e contenuti essenziali del nuovo documento mariano dei Servi di Maria, in Riparazione Mariana 99 (2014) n. 2,47; G. M. ROGGIO, La "Maria delle Scritture" nel documento mariano dei Servi di Maria, ibidem, 8-10; P. ORLANDINI, Dalla Parola alla vita. Teologia e pietà mariana nel documento capitolare dei Servi di Maria, ibidem, 11-13; P. LARGO, Avvenga per me secondo la tua Parola (Lc 1,38). Recensione, in Ephemerides Mariologicae 64 (2014), 377-379.
76 G. M WOLFF, Prefazione del Priore Generale, in Marianum 76 (2014), 243-244.
77 Cf. A. SERRA, Maria nelle sacre Scritture. Testi e commenti in riferimento all'incarnazione e alla risurrezione del Signore, Servitium, Milano, 299-330; A. VALENTINI, Vangelo d'infanzia secondo Luca. Riletture pasquali delle origini di Gesù, EDB, Bologna 2017, 87-129.
78 Cf. A. SERRA, Maria presso la Croce. Solo l'Addolorata? Verso una rilettura dei contenuti di Giovanni 19,25-27, Messaggero, Padova 2011.
79 Cf.A. M. MORRONE, I Sette dell'Addolorata, Editrice Salentina, Galatina 1975.
80 C MAGGI0NI, La 'Compassione' di Maria nella preghiera della Chiesa, in Ephemerides Mariologicae 54 (20041,256-257; per l'intero studio 255-270.
81 Cf. Marianum 55 (1993), 341-356.
82 Ibidem, 346.
83 M. M. PEDICO, Mater dolorosa. L'Addolorata nella pietà popolare, LEV, Città del Vaticano 2015, 16-17; si vedano anche per la loro validità storico-teologica gli studi dei teologi dell'Ordine: AL. H. M. LEPICIER, L'Addolorata incoronata. Ragionamenti sopra la desolazione e il gaudio di Maria Santissima, Vicenza, Società Anonima Tipografica fra Cattolici Vicentini 1922; AUG. M. LEPICIER, Mater dolorosa. Notes d'histoire, de liturgie et icographie sur le culte de Notre-Dame des Douleurs, Spa, Aux Ed. Servites, 1948: si tratta fratello del cardinale, anch'egli teologo e frate: Agostino M. Lépicier (1880-1963).
84 Cf. P. M. BONFRIZIERI, Diario Sagro dell'Ordine de' Servi di Maria Vergine, Presso Angelo Geremia, Venezia 1723, vol. 1, pp. 179-181.

85 Cf. G. F. M. POGGI, Memorie della vita del servo di Dio p. Giulio Arrighetti fiorentino, cinquantesimo nono Generale del sacro Ordine de' Servi di Maria Vergine, Per Pellegrino Frediani, Lucca 1713.
86 Nel 1703 verrà eletto e consacrato vescovo di San Miniato in Toscana: cf. F. FIUMALBI, Il vescovo Francesco Poggi, in <http://smartarc.blogspot.com/2012/02/il-vescovofrancesco-poggi.html>, consultato il 15 ottobre 2019.
87 Cf. C. M. JACQUES, Il culto e la devozione all'Addolorata nei secoli XVII-XIX (16231848), in Studi Storici OSM 64-65-(2o14-2o 15), 265-296.
88 S. M. MAGGIANI, Addolorata, in NDM, 11.
89 Cf. E. M. BEDONT, Terz'Ordine e Confraternita dell'Addolorata, in Studi Storici 156-57 (2006-2007), 397-424; M. M. PEDICO, Il culto all'Addolorata dal 1848 al 1950 nell'Ordine dei Servi di Maria, ibidem, 425-455; S. PACHERA, Il Terz'Ordine dei Servi e le Confraternite dell'Addolorata, in Studi Storici OSM 64-65 (2014-2015), 435-444.

90 Cf. P SORCI, Maria presso la Croce nella liturgia romana, in Theotokos 7 (1999) n. 2, 420-432; M. M. PEDICO, Mater dolorosa, 41-59: «L'Addolorata nella liturgia romana».
91 Cf. B. VANZO, Stabat Mater. La maternità alla prova del dolore, Tau Editrice, Todi 2019.
92 Cf. M. BARBA, La presenza di Maria nel mistero pasquale: una lacuna da colmare e integrazione da potenziare?, in Marianum 65 (2003), 17-48.
93 Cf. I. M. CALABUIG, La "Collectio missarum de beata Maria Virgine " promulgata agosto 1986, in Marianum 48 (1986),13-15; IDEM, Votivas (Caleccìon de misas de la B. V. Maria), in S. DE FIORES - S. MEO, (curr.), Nuevo Diccionario de Mariologia, Madrid, Was 1988, 2046-2079; S. M. MAGGIANI, La sviluppo della pietà a Santa Maria. Dalla «Sacrosactum concilium» alla «Collectio missarum de beata Maria Virgine», in Rivista Liturgica 75 (1988) n. 1,9-32; C. MAGGIONI, Maria nella liturgia romana: dalla Sacrosanctum Concilium a oggi, in Marianum 81 (2019),,333-358.
94 L. GIRARDI, Azione liturgica e pii esercizi: un problema di inculturazione, in AA. VV., Liturgia: itinerari di ricerca. Scienza liturgica e discipline teologiche in dialogo, CLV - Edizioni Liturgiche, Roma 1997, 163-227; S. M. PERRELLA, Mariologia in dialogo con la scienza liturgica, ibidem, 367-437, specialmente 419-418.
95 Cf. D.M. MONTAGNA, La Commissione Liturgica Internazionale dell'Ordine dei Servi, in Studi Storici OSM 17 (1967), 257; I. M. CALABUIG, La Commissione Liturgica Internazionale OSM. Bilancio di un ventennio e prospettive per il futuro, in AA. VV., Commissio Liturgica Internationalis. Primo Convegno Internazionale Operatori di Liturgia OSM, Marianum, Roma 1989, 43-172; A. M. TRIACCA, Contenuti dell'attuale liturgia dei Servi: traccia per ulteriori approfondimenti, in Ephemerides Liturgicae 108 (1994), 299-354; M. M. PEDICO, Mater dolorosa, 92-13 1: «Preghiere popolari in onore dell'Addolorata».
96 Cf. S. M. PERRELLA, L'apporto del magistero pontificio contemporaneo allo sviluppo e all'approfondimento del culto cristiano a Maria, in S. M. MAGGIANI - A. MAZZELLA (curr.), Liturgia e pietà mariana a cinquant'anni dalla "Sacrosanctum concilium", 161-313.

97 Cf. P. M. DI DOMENICO, Letteratura e cultura, in Servi di Maria, 317-336; A. KERAN, Arti figurative, ibidem, 347-364; A. M. GILA, Canto e musica, ibidem, 365-375; E. CARLETTI, La storiografia servitana dal XIV agli inizi del XXI, ibidem, 377-395; P. M. SANTUCCI, La Madonna nella Musica, Cappella Musicale, Bologna 1983, 2 voll.; S. M. PERRELLA, «Vergine, se tu non riappari». Laudario alla Vergine di David M. Turoldo. Alcune considerazioni teologico-mariologiche, in R. BEANO (cur.), Il fuoco della parola. David Maria Turoldo, Servitium, Milano 2017, 191-219.
98 Cf. A. SERRA, Santità e canonizzazioni: Filippo (1671), Pellegrino (1726), Giuliana (1737), in Studi Storici OSM 64-65 (2014-2015), 445-456; T. M. SARTORI, Testimoni di santità, ibidem, 56-57 (2006-2007),713-785; F. M. AZZALLI, Santità, in Servi di Maria, 223-241.
99 Con rammarico segnalo che su questo bravo priore generale dei Servi non si è ancora provveduto a una degna memoria storica, se non la breve notizia della sua dipartita a cura della Provincia canadese: Fr Michel M. (Alban) Sincerny [CAN], Prot. 368/2014, in Cosmo. Bollettino del Centro Comunicazioni dell'Ordine dei Servi. Resurrexit -2014, 13.
100 M. M. SINCERNY, Presentazione delle Costituzioni O.S.M. del 1987, in ORDO FRATRUM SERVORUM BEATAE MARIAE VIRGINIS, Constitutiones et Directorium Generale, Curia Generalis, Roma 2015 [= Costituzioni OSM], 8. Sarà interessante anche la lettura del contributo dell'esperto: G. ROCCA, Per una tipologia e una teoria della Congregazione reliiosa (o della vita religiosa dei secoli XIX-XX) , in Studi Storici OSM 56-57 (2006-2007), 301-336.

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DOTTORE IN S. TEOLOGIA CON SPECIALIZZAZIONE IN MARIOLOGIA
DOCENTE ALL'ISSR "SAN LUCA" DI CATANIA

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