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  Giovanni Paolo II: una vita segnata dal mistero di Maria 
SantiDi Jesús Castellano Cervera, in AA. VV. Il Magistero Mariano di Giovanni Paolo II. Percorsi e punti salienti, Centro di Cultura Mariana "Madre della Chiesa", Roma 2006, pp. 53-77.

INTRODUZIONE

 Di Giovanni Paolo II possiamo dire, parafrasando H. Urs Von Baithasar – che è stato nella sua vita e dottrina una esistenza teologica mariana. Una vita nella quale emerge Maria, si rivela e si rende presente, con forza e convinzione, come in una icona mariana attraverso il Pontefice del «Totus tuus». Sarà quindi necessario offrire una breve biografia mariana di Karol Wojtyla e di Giovanni Paolo II. Una vita a tratti brevi ma significativi, dalle radici fino ai frutti maturi. Essa si riassume chiaramente nell’espressione scelta come motto del suo stemma episcopale: Totus tuus e che è una confessione di amore, di devozione intima, mai smentita, che ha campeggiato per più di 25 anni nello stemma pontificio con quella lettera M, riferita a Maria accanto alla Croce, come una cifra dell’indissolubile unione di Maria con Cristo Crocifisso. Egli stesso, Giovanni Paolo II, ci svelerà il senso di questo simbolo e di questa espressione di amore. Possiamo dire che la vita di Papa Giovanni Paolo II ha acquisito con il tempo la storicità di una intimità quotidiana con la Vergine Maria, della quale noi possiamo cogliere soltanto alcuni aspetti emergenti, fino all’ultimo momento e alle sue ultime parole, quando egli stesso ha voluto affidarsi, prima della tracheotomia che lo avrebbe privato praticamente della parola, di nuovo alla sua protezione, con un nuovo, rinnovato affidamento filiale, da uomo maturo, da vecchio bambino che si affida al cuore della Madre. Da questa vita, sorgente limpida di un rapporto interiore, di una intimità vissuta, di una figliolanza che cresce, è nato un magistero ampio, concreto, ritmato dalla presenza di Maria nella Chiesa, espresso dal giovane Vescovo nelle sue omelie, alcune di essere raccolte e pubblicate, illuminato dal Magistero del Concilio Vaticano II nel capitolo VIII della Lumen Gentium, al quale egli ha attribuito una decisiva importanza nella sua devozione mariana e in quella della Chiesa, come la chiave autorevole di comprensione della sua vita e della sua esperienza. Lo ha detto egli stesso in una pagina densa dedicata alla Vergine Maria nel libro Varcare la soglia della speranza: «Il Concilio Vaticano II compie un passo da gigante tanto nella dottrina quanto nella devozione mariana. Non è possibile riportare ora tutto il meraviglioso capitolo VIII della Lumen Gentium, ma bisognerebbe farlo». E aggiunge questa testimonianza personale: «Quando partecipai al Concilio mi riconobbi pienamente in questo capitolo, dove ritrovai tutte le mie esperienze precedenti sin dagli anni dell’adolescenza e anche quel particolare legame che mi unisce alla Madre di Dio in forme sempre nuove...».1 Avremo modo subito di ricordare quali sono state queste devozioni ed esperienze mariane precedenti che si sono illuminate con la luce meridiana del Vaticano II, una pagina che rimane centrale per un uomo che ha avuto sempre il desiderio di offrire una solida teologia ad ogni espressione devozionale, come egli stesso poi ha dimostrato nella sua Lettera Enciclica Redemptoris Mater:essa, infatti, si presenta come un ampio, personale commento al testo conciliare, a lungo meditato e portato nel cuore, come egli stesso ha avuto modo di dire nel presentare alla Chiesa e al mondo questa sua lettera enciclica mariana. Devozione personale, dottrina, gesti, pellegrinaggi, sono l’espressione mariana di una vita che rivela la nota caratteristica della sua esistenza e del suo pontificato. A noi spetta ora descriverne alcuni tratti, riportando per quanto è possibile la sua esperienza e la sua dottrina.

1. LE PRIMIZIE DELLA DEVOZIONE MARIANA

Giovanni Paolo II non lo ha espresso con molta frequenza e neanche con molta chiarezza, ma nella radice della sua intimità con Maria, maturata presto nella sua esperienza personale, emerge chiaramente il vuoto di una madre, riempito dalla Madre. Ha perso la mamma, Emilia Kaczorowska, quando aveva solo 9 anni, il 13 aprile 1929. Il vuoto di una madre, lo ha condotto alla ricerca del volto della Madre, forse anche guidato dalla sua madre Emilia. Difatti nella sua adolescenza e nella sua gioventù Karol trova subito alcune icone vive della presenza di Maria nella sua vita. Ma forse è stata la mamma di Karol ad indirizzare il figlio verso la devozione mariana. Qualcuno ricorda che la Signora Emilia aveva preparato un piccolo altare nella stanza di Karol dove egli faceva le sue devozioni. Egli stesso ci ha lasciato la descrizione delle primizie della sua devozione mariana nel suo libro autobiografico Dono e mistero, parlando del «filo mariano» della sua vocazione. Diamo a lui la parola alla scoperta delle prime icone primordiali di Maria che hanno segnato la sua vita: «Naturalmente, scrive il Papa, parlando delle origini della mia vocazione sacerdotale, non posso dimenticare il filo mariano. La devozione alla Madre di Dio nella sua forma tradizionale mi viene dalla famiglia e dalla parrocchia di Wadowice. Ricordo, nella chiesa parrocchiale, una cappella laterale dedicata alla Madre del Perpetuo Soccorso, dove di mattina, prima dell’inizio delle lezioni, si recavano gli studenti del ginnasio. Anche a lezioni concluse, nelle ore pomeridiane, ci andavano molti studenti per pregare la Vergine».2 È la prima icona della devozione mariana del piccolo Karol, una immagine orientale, del tipo della Madre di Dio della Passione, conservata nel suo originale nella Chiesa di Sant’Alfonso, probabilmente portato o asportato dall’isola di Creta e restaurato nel 1866 da un pittore polacco, Leopold Nowotny, reso noto specialmente dai Padri Redentoristi nelle loro missioni popolari. Nel suo primo pellegrinaggio alla città natale il 7 giugno 1979, Papa Giovanni Paolo II ha voluto ricordare questa immagine di Maria invitando a rivolgere verso di lei lo sguardo di tutti. Ma accanto all’immagine della Madre del Perpetuo Soccorso un’altra devozione si affianca. La devozione verso lo scapolare e quindi la devozione alla Madre del Monte Carmelo. Lo ricorda in questo modo il Papa: «Inoltre a Wadowice, c’era sulla collina un monastero carmelitano, la cui fondazione risaliva ai tempi di San Raffaele Kalinowski. Gli abitanti di Wadowice lo frequentavano in gran numero e ciò non mancava di riflettersi in una diffusa devozione per lo Scapolare della Madonna del Carmine. Anch’io lo ricevetti, credo all’età di dieci anni, e lo porto tuttora. Si andava dai Carmelitani anche per confessarsi. Fu così che, tanto nella chiesa parrocchiale quanto in quella del Carmelo, si formò la mia devozione mariana durante gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza fino al conseguimento della maturità classica».3 In quell’epoca egli in collaborazione con un suo insegnante del ginnasio fonda nel suo paese natale, all’età di tredici anni, una «associazione mariana giovanile».4 Ripercorrendo la sua adolescenza il Papa ricorda un altro momento della crescita della sua devozione mariana: «Quando mi trovai a Cracovia, nel quartiere di Debniki, entrai nel gruppo del “Rosario vivo” nella parrocchia salesiana. Vi si venerava in modo particolare Maria Ausiliatrice. A Debniki, nel periodo in cui andava configurandosi la mia vocazione sacerdotale, anche grazie al menzionato influsso di Jan Tyranowski, il mio modo di comprendere il culto della Vergine subì un cambiamento. Ero già convinto che Maria conduce a Cristo, ma in quel momento cominciai a capire che anche Cristo ci conduce a sua Madre. Ci fu un momento in cui misi in qualche modo in discussione il mio culto per Maria ritenendo che esso, dilatandosi eccessivamente, finisse per compromettere la supremazia del culto dovuto a Cristo».5 Una nota personale di grande importanza. Il giovane Karol ha una crisi di devozione mariana, normale in ogni crescita della fede. Jan Tiranowski è il laico, mistagogo, sarto di professione che lo introduce per le vie dell’ascesi e della mistica nella lettura di Santa Teresa di Gesù e di San Giovanni della Croce. Karol vive un momento di maturità spirituale centrata sulla figura di Cristo, forse per la stessa lettura dei mistici carmelitani. Vedremo come risolve la sua crisi di devozione mariana. Nella sua biografia c’è il ricordo di un santuario, più vicino a Wadowice, il famoso santuario cosparso di piccole cappelle della Via Crucis di Kalwaria Zebrzydowska. Così lo ricorda Giovanni Paolo II a proposito di una devozione intima nutrita anche dalla pietà popolare espressa nei canti natalizi polacchi e nelle Lamentazioni per la Passione di Gesù Cristo in Quaresima, tra le quali «occupa un posto particolare il dialogo dell’anima con la Madre Dolorosa». E aggiunge a questo proposito: «Fu sulla base di queste esperienze spirituali che venne delineandosi l’itinerario di preghiera e di contemplazione che avrebbe orientato i miei passi sulla strada verso il sacerdozio, e poi in tutte le vicende successive fino ad oggi. Questa strada fin da bambino, e più ancora da sacerdote e da vescovo, mi conduceva non di rado sui sentieri mariani di Kalwaria Zebrzydowska. Kalwaria è il principale santuario mariano dell’Arcidiocesi di Cracovia. Mi recavo lì spesso e camminavo in solitudine per quei sentieri, presentando al Signore nella preghiera i diversi problemi della Chiesa, soprattutto nel difficile periodo in cui si era alle prese con il comunismo. Volgendomi indietro constato come “tutto si tiene”: oggi come ieri ci troviamo con la stessa intensità nei raggi dello stesso mistero».6 In un altro testo lo stesso Pontefice ricorda questo santuario-parco, seminato di cappelle a proposito della sua sintesi mariano-cristologica: «È uno di quei luoghi che attraggono moltitudini di pellegrini, specialmente dal sud della Polonia e da oltre i Carpazi. Questo santuario ha una sua peculiarità, quella di essere non soltanto mariano, ma anche profondamente cristocentrico. E i pellegrini che giungono là, durante il loro soggiorno presso il santuario di Kalwaria, praticano prima di tutto i “sentieri”, che sono una via crucis, in cui l’uomo ritrova il proprio posto accanto a Cristo per mezzo di Maria. La Crocifissione è anche il punto topograficamente più alto, che domina tutti i dintorni del santuario. La solenne processione mariana, che vi si svolge prima dell’Assunzione, non è che l’espressione della fede del popolo cristiano nella particolare partecipazione della Madre di Dio alla Risurrezione e alla gloria del proprio Figlio».7 Quattro icone di Maria sono nel cuore stesso del ragazzo e del giovane Karol, la Madre di Dio del Perpetuo soccorso, la Vergine Madre del Carmelo, la Vergine Ausiliatrice e la Madre di Dio Addolorata, come abbiamo ascoltato nei ricordi personali. Una devozione popolare che si nutre di alcune devozioni primordiali, di canti e di poesie.

2. CZESTOCHOWA COME PUNTO DI ORIENTAMENTO

Ma occorre domandarsi quando e fino a qual punto nella prima infanzia e adolescenza di Karol appare la figura della Madre di Dio di Jasna Góra. È dopo la morte della mamma che il piccolo Karol fa il suo primo pellegrinaggio al santuario nazionale di Czestochowa. Una visita che diventerà abituale durante i seguenti anni, fino a rendere per lui «familiare» l’icona della Regina della Polonia.8 In sintesi il ricordo del Papa è tratteggiato con queste sue parole: «Un capitolo a parte è Jasna Góra, con la sua icona della Madonna Nera. La Vergine di Jasna Góra è da secoli venerata come Regina della Polonia. Questo è il santuario di tutta la nazione. Dalla sua Signora e Regina, la nazione polacca ha cercato per secoli, e continua a cercare, sostegno e forza per la rinascita spirituale. Jasna Góra è il luogo di una particolare evangelizzazione. I grandi eventi nella vita della Polonia sono sempre in qualche modo legati a questo luogo: sia la storia antica della mia nazione sia quella contemporanea trovano il punto della loro più intensa concentrazione proprio là, sulla collina di Jasna Góra».9 La frequentazione del santuario è stata eroica, anche nei momenti in cui erano proibiti i pellegrinaggi ufficiali e Karol, insieme ad altri compagni universitari ha sfidato il divieto recandosi diverse volte nei momenti difficili del regime comunista negli anni 1942 e 1943.10 Soltanto il riferimento a questa devozione mariana sarebbe sufficiente per una lunga esposizione della devozione mariana del Papa, radicata in tutto quello che la Madre di Dio di Jasna Góra significa per i polacchi e che egli ha stupendamente rievocato nelle visite apostoliche al suo paese, dove non ha mai mancato di visitare il santuario e dove ha avuto la gioia di convocare la Giornata Mondiale della Gioventù. Chi ha visitato il Santuario ricorda con commozione l’Appello quotidiano di preghiera al quale si uniscono spiritualmente tutti i polacchi nella sera: parole dell’Appello delle quali il Papa ha fatto un prezioso commento ai giovani nella Veglia della Giornata mondiale della gioventù: «Io sono. Mi ricordo. Veglio»; e ricorda le espressioni del canto alla Madre di Dio in lingua polacca, uno dei canti più antichi, come il balbettio di un bambino che parla con la Madre. Il senso del pellegrinaggio, la rievocazione dell’immagine trafitta, il forte senso di patriottismo e di ecclesialità del santuario mariano, cuore della Polonia sono espressioni della devozione del Papa che è cresciuta con la crescita del suo ministero fino a raggiungere le sue vette nel continuo richiamo a questo suo centro ideale di devozione mariana durante tutto il suo pontificato. Per il Papa questa è stata una devozione piena di speranza, alla quale egli ha affidato le sue speranze per la liberazione della sua Polonia e di tutte le altre nazioni sorelle oppresse dal comunismo.

3. L’IMPRONTA DEL «TRATTATO DELLA VERA DEVOZIONE»

Ma torniamo indietro per un momento per vedere come si risolve quella specie di crisi mariana avvenuta nella vita di Karol, della quale egli ci ha parlato. Si tratta dell’impatto che ha nella sua vita di giovane operaio della Solvay, la lettura del libro di san Luigi Maria Grignion de Montfort: Il trattato della vera devozione alla Santissima Vergine Maria. Sono vari i luoghi dove il Papa ha spiegato il significato di questa lettura. Abbiamo prima di tutto una sua celebre omelia, pubblicata in italiano, dell’8 novembre 1968 con motivo della celebrazione della messa a Borek Falecki, il luogo dove era la fabbrica Solvay.11 Lo ha ricordato nelle sue conversazioni di A. Frossard.12 Io stesso ricordo come, in un pranzo di lavoro, il Santo Padre ha rievocato questa sua assidua, continua lettura di quel libricino che era ormai ingiallito anche dall’aria della cava di pietre dove egli lavorava. Raccogliamo questa sua testimonianza in due libri in qualche modo autobiografici. Nelle sue conversazioni con V. Messori, il Papa ricorda il suo motto episcopale e papale ed afferma: «“Totus tuus”. Questa formula non ha soltanto un carattere pietistico, non è una semplice espressione di devozione: è qualcosa di più. L’orientamento verso una tale devozione si è affermato in me nel periodo in cui, durante la seconda guerra mondiale, lavoravo come operaio in fabbrica. In un primo tempo mi era sembrato di dovermi allontanare un po’ dalla devozione mariana dell’infanzia, in favore del cristocentrismo. Grazie a San Luigi Maria Grignion de Montfort compresi che la vera devozione alla Madre di Dio è invece proprio cristocentrica, anzi è profondissimamente radicata nel mistero trinitario di Dio, e nei misteri dell’Incarnazione e della Redenzione».13 Nel libro autobiografico sulla sua vocazione sacerdotale, il Papa ricorda la sua crisi ed accenna alla sua soluzione: «Mi venne allora in aiuto il libro di San Luigi Maria Grignion de Montfort che porta il titolo “Trattato della vera devozione alla Santa Vergine”. In esso trovai la risposta alle mie perplessità. Si, Maria ci avvicina a Cristo, ci conduce a Lui, a condizione che si viva il suo mistero in Cristo. Il trattato di San Luigi Maria Grignion de Montfort può disturbare con il suo stile un po’ enfatico e barocco, ma l’essenza delle verità teologiche in esso contenute è incontestabile. L’autore è un teologo di classe. Il suo pensiero mariologico è radicato nel Mistero trinitario e nella verità dell’Incarnazione del verbo di Dio». E prosegue: «Compresi allora perché la Chiesa reciti l’Angelus tre volte al giorno. Capii quanto cruciali siano le parole di questa preghiera: «L’Angelo del Signore portò il lieto annunzio a Maria”..., ecc. Parole davvero decisive! Esprimono il nucleo dell’evento più grande che abbia avuto luogo nella storia dell’umanità». Ed aggiunge a proposito del suo motto episcopale inserito nel suo stemma papale: «Ecco spiegata la provenienza del Totus tuus. L’espressione deriva da San Lugi Maria Grignion de Montfort. È l’abbreviazione più completa dell’affidamento alla Madre di Dio, che suona così: “Totus tuus ego sum et omnia mea tua sunt. Accipio te in mea omnia. Praebe mihi cor tuum, Maria” (Io sono tutto tuo e tutte le mie cose sono tue. Ti accolgo in tutte le mie cose. Dammi il tuo cuore, Maria».14 Immensi saranno i frutti di questa visione mariana della vita. A incominciare dalla valorizzazione nella sua gioventù del grande patrimonio della pietà popolare della sua patria e della sua Chiesa. Lo afferma egli stesso come continuità di questa ritrovata devozione mariana: «Così, grazie a San Luigi, cominciai a scoprire tutti i tesori della devozione mariana da posizioni in un certo senso nuove: per esempio, da bambino ascoltavo “Le ore sull’Immacolata Concezione della Santissima Vergine Maria”, cantate nella chiesa parrocchiale, ma soltanto dopo mi resi conto delle ricchezze teologiche e bibliche in esse contenute...».15

4.SACERDOTE, VESCOVO E CARDINALE CON UNA PARTICOLARE INTIMITÀ MARIANA

Dopo il tirocinio seminaristico in una certa clandestinità il giovane Karol fu ordinato sacerdote dal Cardinale Adam Sapieha il 1°novembre 1946. Poco dopo partì per Roma per compiere gli studi teologici e scrivere la sua tesi di Laurea su San Giovanni della Croce. Di questo tempo rileviamo la continuità della sua devozione mariana, la scoperta di Roma e dei suoi santuari mariani e specialmente il santuario della Mentorella che diventerà anche meta di pellegrinaggi prima e dopo la sua elezione come Pontefice. Una nota particolare di questo primo periodo sacerdotale è la scoperta di un legame sempre più profondo fra il suo sacerdozio e la Vergine Maria. Lo ha manifestato ai suoi sacerdoti in un discorso tenuto a Jasna Górail 23 aprile 1963: «Quando sono diventato sacerdote... quando ho iniziato quotidianamente a reggere nelle mie mani il Cristo, allora necessariamente, il mio rapporto con la Madre di Dio ha dovuto formarsi in un’altra maniera...; mi sono reso conto della speciale comunanza che passa fra lei e me. Pian piano nella misura in cui aumentava la consapevolezza del mio sacerdozio, cominciavo a conoscere Maria... Scoprendo la mia realtà sacerdotale, ho dovuto scoprire che appartengo in modo particolare a Maria».16 Nella prima lettera ai sacerdoti come Papa del 1979, evocherà questa esperienza donando anche questa tenera testimonianza dello spirito sacerdotale-mariano del suo ministero: «C’è nel nostro sacerdozio ministeriale la dimensione stupenda e penetrante della vicinanza della Madre di Cristo. Cerchiamo dunque di vivere in questa dimensione. Se è lecito far qui riferimento alla propria esperienza, vi dirò che, scrivendo a voi, mi rifaccio soprattutto alla mia esperienza personale».17 Questa appartenenza totale a Maria sarà evidenziata al momento della sua elezione a Vescovo e della sua consacrazione avvenuta il 28 settembre 1958. Come segno del suo stemma episcopale ha tracciato personalmente il segno della croce al centro e la lettera M di Maria sotto la croce. Ed ha aggiunto quel «Totus tuus» che risaliva, come abbiamo ricordato, alla lettura del trattato della vera devozione di San Luigi Maria Grignion de Montfort, anche se l’origine di questa espressione si trova in molti autori del medio evo. Ogni progresso nel suo cammino ministeriale è come segnato dalla presenza di Maria e ad essa è affidato. Quando viene eletto metropolita di Cracovia, il 18 gennaio 1964, confida di non cedere alla paura per l’affidamento che nella luce della fede compie verso Cristo Signore e la sua Madre. E quando prende possesso della sua cattedrale di Wawel il giorno 8 marzo dello stesso anno esplicita questo suo fiducioso abbandono nelle mani di Maria con queste parole: «Voglio essere unito con Lui nel sacerdozio e nel servizio pastorale attraverso sua Madre. Ella è molto nascosta in tutta l’Opera della Redenzione; noi la sveliamo continuamente giacché ella costituisce un particolare ingresso nell’Opera di Cristo. Da tanto tempo mi sono convinto di ciò, cioè, che entrare nell’Opera di Cristo non tramite Maria – è molto difficile. Desidero entrare per Maria; e desidero introdurre anche voi per mezzo di Lei in quest’Opera che noi tutti insieme dobbiamo formare e che noi tutti dobbiamo creare».18 Possiamo quindi dire che il Metropolita di Cracovia vive con la Vergine Santa ed esercita un continuo ministero mariano, come si evince da alcuni aspetti della sua pastorale, dei pellegrinaggi, delle visite alle parrocchie. Anche quando viene creato Cardinale da Paolo VI nel 1967, presentandosi ai suoi fedeli nella Cattedrale di Wawel ricorda il mistero della grazia che lo avvolge e che «zampilla continuamente dalla maternità mariana nel mistero della redenzione».19 Sulla stessa lunghezza d’onda possiamo capire l’intensificazione della devozione mariana espressa e propagata dal Cardinale di Cracovia in tutta la sua Arcidiocesi a motivo anche del pellegrinaggio dell’immagine della Vergine di Jasna Góranella sua Arcidiocesi e ai continui atti di affidamento che l’Arcivescovo promuove come una estensione della sua stessa devozione mariana, intima e totale. In questo tempo Karol Wojtila esprime sempre più sistematicamente il suo pensiero teologico, sempre ispirato alla sua esperienza spirituale e corroborato dalla dottrina del Vaticano II nel capitolo VIII della Lumen Gentium. Anche se non abbiamo a disposizione, per quanto io sappia, un vero e proprio trattato di Mariologia, sono state raccolte in modo sistematico le sue Omelie mariane che sono una buona fonte per entrare nella sua mentalità teologica. Forse, è una mia ipotesi, alcune pagine di una sua lunga meditazione sul capitolo VIII della Lumen Gentium sono state alla base della sua Enciclica Redemptoris Mater. Il testo delle Omelie, 28 in tutto, è stato trascritto da originali, probabilmente tratti da registrazioni, editi prima in Polonia nel 1979 sotto il titolo Oto Matka TwoEcco tua Madre») e tradotti e pubblicati in italiano dalla Libreria Editrice Vaticana nel 1979, con una prefazione del Cardinale Stefan Wyszynski.20 Esse sono divise in tre sezioni: la prima con 10 omelie per le festività di Maria nell’anno liturgico; la seconda con 8 omelie, dedicate alla Vergine Maria di Czestochowa; la terza contiene 10 omelie pronunciate in occasione del pellegrinaggio dell’immagine della Vergine di Jasna Góra nella diocesi di Cracovia.

5. LE PRIMIZIE MARIANE DEL SUO PONTIFICATO

Quando il 16 ottobre 1978 il Cardinale di Cracovia è stato eletto Papa di Roma ed ha rivolto le sue parole al popolo di Dio, radunato in piazza San Pietro, abbiamo scoperto subito, l’impronta mariana del suo pontificato. Egli infatti ha voluto ricordarci ed offrirci le primizie di quel suo sì all’elezione come Papa, rivolte insieme a Cristo e alla Vergine Maria. Se al momento di assumere il ministero episcopale abbiamo sentito ribadire la sua obbedienza a Cristo e alla Vergine Maria, non diventa per noi estraneo quel suo primo riferimento alla Madre di Dio dalla loggia centrale della Basilica Vaticana, all’inizio del suo pontificato. Ricordiamo le sue parole con il riferimento esplicito alla Madre del Signore: «Sia lodato Gesù Cristo. Carissimi fratelli e sorelle, siamo ancora tutti addolorati dopo la morte del nostro amatissimo Papa Giovanni Paolo I. Ed ecco che gli Eminentissimi Cardinali hanno chiamato un nuovo vescovo di Roma. Lo hanno chiamato da un paese lontano... lontano, ma sempre così vicino per la comunione nella fede e nella tradizione cristiana. Ho avuto paura nel ricevere questa nomina, ma l’ho fatto nello spirito dell’ubbidienza verso Nostro Signore Gesù Cristo e nella fiducia totale verso la sua Madre, la Madonna Santissima. E così mi presento a voi tutti, per confessare la nostra fede comune, la nostra speranza, la nostra fiducia nella Madre di Cristo e della Chiesa, e anche per incominciare di nuovo su questa strada della storia e della Chiesa, con l’aiuto di Dio e con l’aiuto degli uomini».21 C’è un fatto nelle primizie del ministero petrino di Giovanni Paolo II che non trova riscontro in nessuna delle sue biografie, ma che voglio riferire forse come inedito, fidandomi della personalità di chi me lo ha raccontato.22 Giovanni Paolo II la sera stessa della sua elezione ha voluto scendere alle grotte vaticane per visitare il sepolcro di San Pietro, del quale in certo modo, prendeva le mosse il suo ministero apostolico come Successore di Pietro. A lungo ha pregato di fronte al sepolcro e alle reliquie del primo Papa. Poi ha voluto rivolgere la sua preghiera alla Vergine Maria. E ha chiesto di andare alla Cappella della nazione Lituana dove si venera l’Immagine della Madre della Misericordia, la Vergine di Ostra Brama, la Porta di Oriente, patrona della Lituania che si conserva nel suo Santuario di Vilnius, un santuario per molti secoli affidato alle cure apostoliche e spirituali dei Carmelitani Scalzi, dal secolo XVII fino al 1948. In quella Cappella che ricordava al Papa una nazione vicina, sorella, una volta unita alla Polonia, martire anch’essa del regime comunista, ha voluto pregare per la liberazione della nazione lituana dal comunismo. Quando nel mese di settembre del 1993 ha potuto visitare la Lituania ed inginocchiarsi davanti all’icona della Madre della Misericordia, ha pianto di commozione ricordando questa primizia del suo pontificato. Fra le primizie del pontificato dobbiamo pure ricordare l’accorato appello, fin dalle prime domeniche di quel mese di ottobre del 1978, alla recita del Rosario che il Papa ha indicato come sua preghiera preferita: lo abbiamo visto lungo tutto il suo pontificato nei diversi momenti in cui il Papa ha voluto indicare nel Rosario una via privilegiata di devozione mariana e di preghiera, durante alcuni anni in occasione anche dei primi sabati del mese.

6. UN PONTIFICATO PROFONDAMENTE MARIANO

Non è facile riassumere ora i tratti fondamentali di un lungo pontificato in comunione con Maria come quello del nostro Papa Giovanni Paolo II. Ci limiteremo quasi ad elencare tanti capitoli di questa storia, di questa vicenda personale ed ecclesiale che vede legati, in profonda comunione il Papa e Maria, o il Papa come un figlio, una presenza, una estensione, un collaboratore della Vergine Maria presente nella Chiesa. Ricordiamo solo come un cenno il significato profondo che nei viaggi apostolici del Papa in Italia e all’estero, ha significato l’emergenza dei santuari mariani, quella geografia spirituale mariana da lui rilevata in ogni nazione, in ogni diocesi davanti a ciascuna delle immagini delle Patrone, come tante icone ecclesiali. A partire dalla sua Chiesa di Roma con le tante visite a Santa Maria Maggiore e al monumento dell’Immacolata in Piazza di Spagna – un appuntamento al quale non ha mai mancato nei suoi anni di pontificato – egli ha evidenziato con la parola, la venerazione delle immagini ed icone sacre e con il continuo ripetersi di preghiere e di affidamento, la presenza di Maria nella Chiesa. Lo ha fatto anche trovando una grande eco nel popolo di Dio lungo tutta la geografia delle nazioni da Lui visitate, iniziando con la visita in Messico nel 1979 alla Basilica di Santa Maria di Guadalupe. Di grande importanza è stata la promozione della liturgia mariana sotto diversi aspetti. Pensiamo alle grandi celebrazioni mariane dell’anno liturgico da lui presiedute, a quelle moltitudinarie concelebrazioni presso i santuari mariani a motivo dei viaggi apostolici. Un cenno speciale merita la celebrazione dell’Anno Mariano del 1987-1988 che il Papa ha voluto evidenziare con splendide celebrazioni mariane nei diversi riti orientali: armeno, siro-antiocheno, ucraino, copto, etiope. È stato il Papa che per la prima volta in molte occasioni ha celebrato con riti splendidi l’inno Akathistos in onore della Madre di Dio. A lui dobbiamo pure l’arricchimento delle Messe della Beata Vergine Maria e la presenza nell’anno liturgico di nuove memorie della Madre del Signore. Sulla scia della Marialis Cultus di Paolo VI, Giovanni Paolo II con il suo esempio, la sua parola, la sua teologia, la sua prassi ha ridonato slancio alla pietà popolare mariana, alla promozione del Rosario, alle litanie della Vergine, alla prassi dei primi sabati del mese. Ha messo in luce il valore della pietà popolare mariana lungo tutto il suo pontificato con gesti di devozione personali, esortazioni alla venerazione della Madre di Dio nei suoi discorsi, al senso del pellegrinaggio e dell’affidamento personale e collettivo. Con Giovanni Paolo II la pietà popolare mariana si è rafforzata e si è anche interiorizzata, alla vista di un pontefice costantemente immerso in preghiera, quasi come un bambino. Possiamo anche dire che dal suo esempio, dalla sua personale impronta abbiamo ereditato in gesti, esempio, scritti, una autentica spiritualità mariana, espressa dal Papa specialmente nell’Enciclica Redemptoris Mater. Ma si tratta di una sua evidente nota di spiritualità in comunione costante con la Madre del Signore, fatta di preghiera, di contemplazione, di costante familiarità e di tenera figliolanza. A noi sembra che il Papa fosse in tutto come in una costante espressione della comunione con Maria, ma che aveva le sue forme costanti di preghiera e di vita: dalla devozione per le immagini della Vergine Maria, come quella di Jasna Góra che aveva nella sua cappella privata, al monumento di pietà e di arte, di ecumenismo e di spiritualità mariana che è la Cappella Redemptoris Mater del Vaticano. Ma anche nelle piccole e grandi cose della sua vita e del suo ministero. Tante volte ho avuto nella mie mani testi originali o fotocopie di indicazioni per i discorsi pontifici, con suggerimenti, testi, indicazioni, scritti tutti in polacco. Ebbene, ogni pagina bianca del Pontefice, aveva in cima a sinistra un segno come il monogramma di Cristo o quello di Maria o la Croce e la M di Maria. E a destra, in cima, una frase di una preghiera mariana: Sub tuum praesidium, Totus tuus, Mater mea fiducia mea, Ave Maria, Salve Regina... Così tutto era fatto con Maria ed in Maria. Sappiamo che a Maria il Papa ha affidato tante grazie del suo pontificato, come la liberazione della sua nazione dal comunismo, la cessazione dell’epoca della guerra fredda, gli incontri ecumenici ed interreligiosi più importanti. Anche quando le cose non sono avvenute come egli le aveva affidate a Maria, ha creduto con fermezza che tale era la volontà di Dio in quel momento ed ha accettato certe sconfitte. Penso alla non soddisfacente soluzione dello scisma del Vescovo Marcel Lefebvre. Egli aveva affidato insistentemente questo caso a Maria, ma ha accettato come volontà di Dio e come prova che le cose non siano andate secondo i suoi desideri. Invece ha visto come un frutto dell’Anno Mariano, celebrato nel 1987-1988, la caduta del muro di Berlino in quel magico autunno ed inverno del 1989. Nella biografia mariana di Giovanni Paolo II ha un posto privilegiato l’attentato del 13 maggio 1981: il Papa ha sempre affermato di essere stato liberato dalla morte per la materna intercessione di Maria. Per questo ha voluto recarsi a Fatima nel primo anniversario dell’attentato il 13-14 maggio 1982. È ritornato per le stesse date nel 1991, e per l’ultima volta nell’anno 2000. Già prima dell’attentato il Papa aveva manifestato il suo legame con Fatima e con il suo messaggio. Diverse volte Giovanni Paolo II ha voluto, a scanso di equivoci, rinnovare la consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria. Egli stesso non soltanto ha beatificato i due fratelli Francesco e Giacinta ed ha incontrato Suor Lucia in varie occasioni, ma ha voluto rendere noto il famoso terzo segreto di Fatima, per evitare false interpretazioni e fantasie sul suo contenuto. Finalmente ha voluto che il 13 maggio fosse celebrato come memoria della Vergine Maria di Fatima, ribadendo ancora una volta il senso soprannaturale di quelle apparizioni. Il suo legame con il Santuario di Lourdes è anche degno di essere ricordato. Ha visitato due volte durante il suo Pontificato il Santuario di Lourdes. Uno degli ultimi suoi viaggi apostolici, nel mese di agosto del 2004, ha voluto commemorare il 150°anniversario della proclamazione del dogma dell’Immacolata, che Maria ha confermato con le sue apparizioni a Santa Bernardetta Soubirous. Alla luce della devozione speciale del papa per la Vergine Maria possiamo capire il suo desiderio di indire un anno mariano dalla Pentecoste del 1987 alla solennità dell’Assunzione del 1988. Era il secondo anno santo del pontificato di Papa Giovanni Paolo II. Il Papa non ha mai detto con chiarezza perché abbia voluto indire quest’anno santo in quella data, in realtà non collegato con nessun grande avvenimento esterno di grande rilievo. Possiamo in qualche modo ipotizzare che egli abbia voluto affidare alla Vergine Maria la preparazione del Grande Giubileo del 2000, a quasi tredici anni di distanza. In quel tempo alcuni si erano mossi per chiedere una celebrazione particolare per celebrare anche il bimillenario della nascita della Vergine Maria all’inizio o a metà degli anni ottanta, pensando che Maria avesse una età molto giovane al momento della nascita del Salvatore. Era come la preparazione del grande Avvento per il 2000 che egli aveva evocato in molte occasioni. Al Papa inoltre, già abituato nella sua patria natia a celebrare eventi commemorativi, come il millennio della Polonia cristiana, non è sfuggito che nel 1988 si commemorava il millennio della conversione della Rus di Kiev al cristianesimo. Un’altra coincidenza: la celebrazione del XII centenario del Concilio II di Nicea sul culto delle icone poteva dare anche una opportunità per stringere i vincoli di comunione con le Chiese d’Oriente. Per tutte queste ragioni, enumerate in maniera concreta nell’enciclica Redemptoris Mater, il Papa ha messo tutta la Chiesa in stato di riflessione teologica, di celebrazione liturgica, di promozione della pietà popolare, di spiritualità mariana e di ecumenismo sotto il nome della Vergine. È stato un anno bello, straordinario, al quale ha dato il via e l’ispirazione l’enciclica mariana Redemptoris Mater del 25 marzo 1987, una sintesi della spiritualità mariana del Papa, del suo pensiero teologico, ancorato al Vaticano II, con aspetti di grande valore e di originalità. E con una grande partecipazione da parte di tutta la Chiesa. Un anno dedicato al Rosario è stato idealmente proposto dal Papa con la sua lettera Rosarium Virginis Mariae, dal mese di ottobre dell’anno 2002 al 2003. è stato come il canto del cigno del nostro Papa mariano, anche se quest’anno, che seguiva da vicino il Giubileo del 2000, non ha avuto la stessa fervente risonanza, novità ed entusiasmo dell’Anno Mariano del 1987-1988.

7. FINO ALL’ULTIMO MOMENTO

Non possiamo non ricordare come la Vergine Maria sia stata presente anche nel suo testamento, scritto a più riprese. Ricordiamo i tratti più salienti di questo testamento lasciatoci come eredità anche dal punto di vista del senso mariano della sua vita. Scrive nelle prime pagine del suo testamento: «Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà» (cf. Mt 24, 42). Queste parole mi ricordano l’ultima chiamata, che avverrà nel momento in cui il Signore vorrà. Desidero seguirLo e desidero che tutto ciò che fa parte della mia vita terrena mi prepari a questo momento. Non so quando esso verrà, ma come tutto, anche questo momento depongo nelle mani della Madre del mio Maestro: Totus Tuus. Nelle stesse mani materne lascio tutto e Tutti coloro con i quali mi ha collegato la mia vita e la mia vocazione. In queste Mani lascio soprattutto la Chiesa, e anche la mia Nazione e tutta l’umanità. Ringrazio tutti. A tutti chiedo perdono. Chiedo anche la preghiera, affinché la Misericordia di Dio si mostri più grande della mia debolezza e indegnità».23 In una data susseguente (24.2-1.3 1980) aggiunge: «Oggi desidero aggiungere ad essa [cioè: alla redazione del mio testamento dell’anno scorso] solo questo, che ognuno deve tener presente la prospettiva della morte. E deve esser pronto a presentarsi davanti al Signore e al Giudice e contemporaneamente Redentore e Padre. Allora anch’io prendo in considerazione questo continuamente, affidando quel momento decisivo alla Madre di Cristo e della Chiesa alla Madre della mia speranza... Nella vita e nella morte Totus Tuus mediante l’Immacolata».24 Il 5 marzo 1982 scrive ancora: «L’attentato alla mia vita, il 13.5.1981, in qualche modo ha confermato l’esattezza delle parole scritte nel periodo degli esercizi spirituali del 1980. Tanto più profondamente sento che mi trovo totalmente nelle Mani di Dio – e resto continuamente a disposizione del mio Signore, affidandomi a Lui nella Sua Immacolata Madre (Totus Tuus)».25 Ricordando il Card. Stefan Wyszinski, le sue lotte e la sua vittoria aggiunge in un’altra data: «“La vittoria, quando avverrà, sarà una vittoria mediante Maria”: queste parole del suo Predecessore, il Card. August Hlond, soleva ripetere il Primate del Millennio».26 Alla luce di queste parole possiamo intuire come ogni viaggio, ogni incontro, ogni proposta, ogni giornata di Papa Giovanni Paolo II ha avuto una impronta mariana: alla Madre del Signore ha affidato tutta la sua vita e tutte le sue azioni come Pontefice.

CONCLUSIONE: L’EREDITÀ MARIANA DI GIOVANNI PAOLO II

Fra i Papi della storia si annoverano tanti uomini santi, maestri, testimoni. Forse nessuno come Papa Giovanni Paolo II emerge per la sua grandezza e in questo caso per la sua impronta mariana, il suo filo o profilo mariano inteso come una intensa comunione filiale con la Madre di Cristo e della Chiesa, nel suo ministero e nella sua vita. Egli quindi con la sua esistenza ci ha lasciato una ricca eredità mariana che possiamo sintetizzare in quattro punti:
- L’esempio. Papa Giovanni Paolo II è stato esemplare nel suo essere un figlio amatissimo ed amantissimo di Maria. Ha vissuto fino in fondo con la sua forte eredità dell’affidamento mariano del Grignion de Montfort una vita totalmente affidata, confidata, offerta alla Vergine Maria. Profondità di sentimenti, molteplicità di atteggiamenti, senso liturgico e devozionale, apertura costante ad una maternità e paternità misericordiosa, universale, sono insieme il frutto e l’impegno del suo profondo senso mariano della vita, o come egli ha scritto, della dimensione mariana dei discepoli di Cristo. Come nel suo stemma troneggia, Maria è la Madre sotto la Croce, cioè nel suo mistero e nel suo ministero al servizio di Cristo. Dal Rosario all’invocazione continua, alla comunione, alla venerazione, Giovanni Paolo II è l’esempio tipico di una vita cristiana e mariana.
- La dottrina. Non possiamo qui tratteggiare la quantità di autorevoli interventi, omelie, catechesi, Angelus e Regina coeli, invocazioni di affidamento, scaturiti dal suo cuore, in un «corpus mariale» di dottrina, fatta anche e spesso di preghiera e di poesia, come era nel suo stile. La sua eredità mariana rimane, penso, non superata dalla dottrina sistematica della spiritualità di Maria, della ecclesialità di Maria aperta all’Oriente e all’Occidente, della mediazione personale e materna e della maternità spirituale, proposta nella sua Lettera enciclica mariana Redemptoris Mater, anche perché è il più personale degli scritti mariani del Papa. Un grande commento teologico-spirituale, come è stato ricordato del capitolo VIII della Lumen Gentium.
- L’impronta mariana. In Giovanni Paolo II rileviamo finalmente quella sua impronta mariana che come stile, memoria, ricorso costante ha messo in risalto durante tutto il suo pontificato. Egli stesso ha incoraggiato la ricerca del senso mariano della vita, dell’impronta mariana della Chiesa, del suo profilo mariano, rilevato anche negli scritti di H. Urs Von Baithasar. Il suo cristocentrismo, anzi il senso trinitario che egli ha impresso alla teologia e alla spiritualità, con le sue Encicliche e con la preparazione del Giubileo, sono state messe in cordiale, continuo, equilibrato rapporto con il mistero della Vergine Maria, Madre di Cristo, Figlia del Padre, Sposa della Spirito Santo.
- Il segreto di un pontificato. Possiamo dire che quanto si dice e si scrive oggi su Giovanni Paolo II, ha un senso se non si ignora che nel fondo della sua vita, del suo magistero, di ogni atto e di ogni iniziativa, c’era un segreto tenuto sempre vivo nel suo cuore: il Totus tuus, che come abbiamo potuto rilevare, non era solo una formula, un motto in più rispetto a quanti sono gli stemmi episcopali e papali: era un modo di essere, di vivere, di parlare e di agire, rapportandosi continuamente a Maria, come un collaboratore, una espressione, una manifestazione della maternità di Maria nella Chiesa. In lui si sono espressi anche con mirabile armonia il carisma petrino ed il profilo mariano, così importanti nella vita della Chiesa: un carisma che nel volto del Papa ammalato, silenzioso, sofferente, è apparso come un’icona della Vergine Maria Madre della misericordia. È quanto ha voluto ricordarci nell’ultimo Regina caeli, preparato ma non proclamato per l’Ottava di Pasqua, all’indomani della sua pasqua, guardando la festa del giorno seguente che in quell’anno ricorreva come solennità posticipata dell’Annunciazione del Signore. Un annunzio di misericordia che scaturisce dalla vittoria pasquale di Cristo: «La solennità liturgica dell’Annunciazione, che celebreremo domani, ci spinge a contemplare con gli occhi di Maria l’immenso mistero di questo amore misericordioso che scaturisce dal Cuore di Cristo. Aiutati da Lei possiamo comprendere il senso vero della gioia pasquale, che si fonda su questa certezza: Colui che la Vergine ha portato nel suo grembo, che ha patito ed è morto per noi, è veramente risorto. Alleluia!».27
Finiamo con una sua parola autorevole, sintetica, bella, che racchiude il senso del suo pensiero su Maria: «Riguardo alla devozione mariana, ciascuno di noi deve aver chiaro che non si tratta soltanto di un bisogno del cuore, di un’inclinazione sentimentale, ma che corrisponde anche alla verità oggettiva sulla Madre di Dio. Maria è la nuova Eva, che Dio pone di fronte al nuovo-Adamo Cristo, cominciando dall’Annunciazione, attraverso la notte della nascita a Betlemme, il convito nuziale a Cana di Galilea, la croce sul Golgota, fino al cenacolo della Pentecoste: la Madre di Cristo Redentore è la Madre della Chiesa».28 Forse nessun Papa, che è successore di Pietro ed è centro di unità, di comunione e di missione nella Chiesa, ha capito com lui il ruolo di Maria. Per questo la sua devozione porta anche l’impronta ecclesiale della Vergine Maria, Madre della Chiesa. In questa luce, l’itinerario mariano della vita di Papa Giovanni Paolo II, appare come un filo mariano che ha tessuto una storia provvidenziale nella quale Maria, ancora una volta, si è resa attivamente presente per indicare in Cristo il Redentore dell’uomo, centro del cosmo e della storia.

NOTE
1 GIOVANNI PAOLO II, Varcare la soglia della speranza, Milano, Arnoldo Mondatori Editore, 1994, p. 232.
2 GIOVANNI PAOLO II, Dono e mistero. Nel 50°del mio sacerdozio, Libreria Editrice Vaticana 1996, p. 37.
3 Ibid. Questi ricordi essenziali sono riportati anche dal Papa nel libro Varcare la soglia della speranza, p. 232. Della devozione allo scapolare carmelitano egli sottolinea che si tratta di una tradizione «particolarmente eloquente e ricca di simbolismo».
4 K. MOROCZEK, Il santuario della Madre di Jasna Góra nell’insegnamento di Giovanni Paolo II. Verso una «Teologia del Santuario»,Tesi di Laurea, Roma, Marianum, 1996, p. 280. Questa tesi di Laurea contiene in un apposito capitolo dedicato alla figura di Giovanni Paolo II alcuni tratti essenziali della sua devozione mariana, dall’infanzia fino alla sua attività come Papa. È poi un punto imprescindibile di testimonianze e di testi sulla teologia del santuario e dell’immagine della Vergine di Jasna Góra. Cf. in modo speciale sulla dimensione mariana di Karol Wojtila le pp. 273-310, con la pertinente bibliografia sul nostro argomento.
5 GIOVANNI PAOLO II, Dono e mistero, pp. 37-38.
6 GIOVANNI PAOLO II, Dono e mistero, p. 39.
7 GIOVANNI PAOLO II, Varcare la soglia della speranza, p. 232.
8 K. MOROCZEK, o. c., pp. 280-283
9 GIOVANNI PAOLO II, Varcare la soglia della speranza, pp. 232-233.
10 K. MOROCZEK, o. c., pp. 285-286.
11 K. WOJTYLA, Maria, Omelie, Libreria Editrice Vaticana, 1982, pp. 155-158.
12 Non abbiate paura. Conversazioni con Giovanni Paolo II, Città del Vaticano 1982, p. 152.
13 GIOVANNI PAOLO II, Varcare la soglia della speranza, p. 231.
14 GIOVANNI PAOLO II, Dono e mistero, pp. 38-39.
15 Ibid., p. 39
16 K. MOROCZEK, o. c., p. 289.
17 Lettera ai sacerdoti per il Giovedì Santo del 1979: AAS 71 (1979) p. 393-417, citata a K. MOROCZEK, o.c., p. 290.
18 Citato da K. MOROCZEK, o.c., pp. 292-293.
19 Cf. ibidem, p. 297 e ss.
20 KAROL WOJTYLA, Maria,Omelie, Prefazione di S. Card. Wyszinski, Libreria Editrice Vaticana, 1979.
21 Il primo saluto di Giovanni Paolo II ai fedeli (16 ottobre 1978), in Insegnamenti di Giovanni Paolo II, I (1978) p. 3.
22 Si tratta di S.E. Mons, Justo Mullor Garcia, Presidente della Pontificia Accademia Ecclesiastica, in un incontro avvenuto nel mese di ottobre del 2001 durante una riunione particolare di alcuni membri del Sinodo dei Vescovi nella Sede della Pontificia Accademia Ecclesiastica. Al tempo della visita del Papa in Lituana Mons. Justo Mullor era Nunzio nelle Repubbliche baltiche di Lituania, Lettonia ed Estonia.
23 Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XXVIII (2005) p. 257.
24 Ibid., p. 259.
25 Ibid., p. 260.
26 Ibid., p. 261.
27 Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XXVIII (2005) p. 250.
28 GIOVANNI PAOLO II, Varcare la soglia della speranza, o.c., p. 231.

Inserito Lunedi 18 Maggio 2020, alle ore 11:54:34 da latheotokos
 
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