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  Criteri operativi per una presentazione catechistica di Maria 
Chiesa

Dall'intervento di Maria Pia Manello, La presentazione di Maria nella catechesi, aprile 2020, pp. 192-203.

 



L’impostazione di un’azione catechistica veramente rispondente alle esigenze della natura e finalità della catechesi non può prescindere - come si sa - dal costante riferimento al principio metodologico fondamentale che la distingue, vale a dire: la fedeltà a Dio e la fedeltà all’uomo.35
Tuttavia sarebbe ancora un’attenzione troppo lontana dal momento operativo se questo impegno di adeguazione non fosse ripensato in termini teorico-pratici e quindi tradotto in criteri metodologici.
Questo passaggio catechetico per la verbalizzazione di criteri operativi di tipo orientativo si rivela tanto più necessario quanto più s’intende procedere alla formulazione di obiettivi catechistici proporzionati alle possibilità reali dei destinatari.
La chiarezza e la correttezza teologica nella verbalizzazione dei criteri, congiunta alla tensione verso obiettivi realistici, permetteranno di orientarsi verso la scelta di procedimenti adatti alla maturazione psico-sociale e religiosa dei soggetti a cui ci si rivolge.36 Naturalmente ciò suppone che il catechista abbia messo in atto tutte le sue possibilità e strumentazioni di indagine per rendersi veramente conto della situazione totale e integrale dei suoi catechizzandi.37
Il discorso vale indiscriminatamente per tutti i contenuti da trattare nella catechesi e quindi anche per quelli che toccano la tematica mariana. Per questo, cercherò di lumeggiare che cosa comporti rispettare l’esigenza della fedeltà a Dio e all’uomo in termini di criteri metodologici a proposito della presentazione di Maria, vista nel contesto dell’economia e della storia della salvezza.

1. La « fedeltà a Dio » tradotta in criterio operativo

Tradurre il principio metodologico fondamentale della «fedeltà a Dio» in criterio operativo, a proposito del tema Maria, significa puntualizzare anzitutto chi è Maria, cioè significa impegnarsi a rilevare quale sia la sua identità, e obbligarsi a delineare fondamentalmente chi sia Maria nell’economia e nella storia della salvezza. In altre parole, significa verbalizzare che cosa Dio ha voluto che Maria fosse in ordine alla nostra salvezza. Spingere l’indagine in questa linea porta al riconoscimento di Maria come la vergine - madre per eccellenza.38 Vergine - madre in senso reale e speciale in rapporto a Cristo, e in senso reale, ma spirituale e perciò analogo, in rapporto a noi.
Maria va vista come compartecipe all’opera redentiva di Cristo nell’integrità della sua persona: in qualità di vergine quando con pieno consenso aderisce al piano salvifico e in qualità di madre a partire dall’incarnazione in lei del Verbo di Dio. Da quel momento si può dire che Maria è chiamata a realizzare nella storia della salvezza un ruolo materno mentre tutti noi, in quanto figli dell’unico Dio e Padre, siamo chiamati a partecipare in forma fraterna alla stessa unica opera redentiva di Dio in Cristo, nella forza dello Spirito Santo.
Individuato così il criterio operativo portante della catechesi su Maria, secondo il principio di riferimento: fedeltà a Dio, diventerà più agevole per il catechista fare una buona impostazione delle sue catechesi. Per questa via, diventerà meno arduo presentare Maria non tanto frequentemente in ogni incontro catechistico, quanto piuttosto sotto la luce che le conviene e rispettando certe esigenze di organicità del messaggio, tanto nei vari cicli di catechesi quanto nella conduzione dei singoli incontri. Seguendo questo criterio diventerà infine anche più facile adottare esplicitazioni ben formulate e offrire buone proposte mariane, inserite nel discorso al momento opportuno.
Alla luce del criterio appena individuato a me sembra che la catechesi possa correttamente valorizzare passo passo i testi biblici che mettono sempre più chiaramente in luce la figura della Madre del Redentore.40 Inoltre mi sembra che essa possa sviluppare altresì una conoscenza di Maria che, tenendo conto dei dati della moderna esegesi biblica,41 non perda di vista la lettura dell’atteggiamento interiore da lei vissuto nelle circostanze narrate dai testi evangelici. Ciò permetterà senza dubbio di penetrare più a fondo la conoscenza di Maria e nello stesso tempo di individuare con discernimento in quali momenti e a proposito di quali temi si dimostra conveniente parlare di lei. Allo scopo di illustrare queste possibilità di intervento mi sembra utile riferirmi, a titolo esemplificativo, alla pericope di Luca 1,26-38.
I testi dell’Annunciazione evidenziano, nell’episodio narrato da Luca, un comportamento coraggioso da parte di Maria. In esso traspare infatti la rivelazione di una capacità di dono tale, in questa giovane donna ebrea, da far supporre in lei la compiutezza di una personalità realizzata, integrata, libera e centrata veramente sull’adesione a Dio e al suo piano di salvezza. Una personalità che non ha dei timori, più o meno fondati, sul suo futuro. Nell’esperienza di quel fatto Maria ci si svela come una persona semplice e coerente. Ella si dimostra capace di lasciarsi capovolgere il proprio progetto di vita, già maturato per realizzare la sua incondizionata donazione personale a Dio e per gratificare il suo desiderio e la sua tensione di unione a Lui, senza cadere in alcuna forma di smarrimento o di irrigidimento, senza esaltazioni euforiche per essere stata oggetto di una scelta preferenziale, senza avanzare espressioni di sospetto o di fuga di fronte ad un messaggio e ad un messaggero inusitati. Di fronte ad una così grande cosa, che le viene annunciata, ella non si preoccupa di sé, né cerca il suo immediato vantaggio, né il piccolo tornaconto o l’appagamento, benché retto e onesto, dei suoi desideri. Maria non tentenna nell’accogliere quel che Dio le propone perché, preparata e voluta misteriosamente da Lui,42 salvata in anticipo in vista della missione che le viene annunciata, corrisponde sempre al suo Dio in unità di desideri e di intenti. Perciò, non essendoci in lei orientamenti contrastanti, perché tutta Immacolata, è libera da ogni forma di attaccamento sproporzionato alle creature sicché può continuare ad aderire toto corde a Dio. Questo humus di fondo che tutta la pervade le consente quindi di realizzare la maternità più feconda ed eccelsa, di diventare la mediazione del « Dono » di Dio per l’umanità intera.
Alla luce di queste considerazioni Maria può altresì essere proposta, a mio avviso, come modello a tutti i credenti, secondo un modo che è comprensibile, attraente e avvincente anche per i destinatari odierni, in particolare per i giovani e per le ragazze, nel momento in cui si tratta di aiutarli ad acquisire una scala di valori cristiani, e allorché è opportuno aiutarli a mettersi in atteggiamento di ricerca e di ascolto per scoprire il disegno di Dio sulla loro vita.
Sempre in riferimento a questo testo di Luca 1,26-38, un altro aspetto particolarmente fecondo, oggi, per la trattazione di un problema, in cui risulta coinvolta la donna in prima persona, è la considerazione di Maria SS.ma nel suo modo di comportarsi di fronte all’accoglienza della sua maternità.
Alla luce del testo lucano si nota infatti che Maria non solo si lasciò capovolgere il proprio progetto di vita, ma aderendo alla volontà di Dio accettò di accogliere nel suo grembo l’inizio di una maternità, di cui non sapeva quali conseguenze e quali esperienze le avrebbe procurato, quali sacrifici e distacchi le avrebbe richiesto.
Quando ella diede il suo sì non vedeva che intuitivamente e globalmente le conseguenze concrete e le difficoltà che l’attendevano, e non aveva neppure alcuna possibilità di immaginare quali risvolti positivi la piena fecondità dell’accettazione del piano di Dio le avrebbe riservato. Maria si abbandonò attivamente alla provvidenza del Padre, sicura che il suo amore e la sua presenza non l’avrebbero mai abbandonata. Ella si affidò senza riserve a Lui, certa che l’avrebbe aiutata a portare a termine quella maternità, dalle circostanze tanto misteriose e dalle conseguenze tanto contrastanti con l’ordinario dipanarsi del costume socio-culturale dell’epoca.43 Una maternità infine, che l’avrebbe anche posta, almeno inizialmente, in una situazione di imbarazzo di fronte al suo promesso sposo Giuseppe. Maria è però la donna generosa, la donna forte, capace di amare incondizionatamente il suo Dio, la donna umile senza pretese per sé, ma la donna ardimentosa e coraggiosa di fronte alle difficoltà, quando si tratta di servire il piano di Dio.
Il suo fu un gesto di totale abbandono a Dio non meno coraggioso di quello di Ester e di Giuditta.44 Il suo fu un grande gesto a favore della vita e a favore della stirpe umana. Un gesto tanto disponibile da dare spazio incondizionato all’Autore della Vita e da permettergli di prender forma in lei sì da renderla feconda di una maternità universale, che si estende a tutte le generazioni e a tutti i tempi. Maria ci appare qui, autenticamente, la donna modello per la realizzazione della figura della madre e nello stesso tempo la donna verace della fede.45
Nella catechesi, perciò, quando si tratta l’argomento dell’accoglienza della vita nel seno materno, Maria offre una convincente risposta, soprattutto di fronte alle obiezioni che la donna contemporanea può avanzare, temendo di dover perdere qualcosa se acconsente a dare inizio in sé allo sviluppo di una nuova vita.
Un’altra occasione, in cui la considerazione dell’assenso di Maria all’annuncio dell’angelo può essere fecondo per la proposta catechistica, si ha quando si tratta di aiutare i soggetti ad impegnarsi per promuovere la realizzazione del bene delle persone, nel contesto di una società consumistica, individualistica e poco disposta alla condivisione. Anche a questo proposito Maria ha un grande insegnamento da darci. Ella non generò infatti il Figlio di Dio per tenerlo per sé, ma per donarlo per il bene di tutti gli uomini, secondo il piano di Dio.46
Nella catechesi, per presentare Maria, si può valorizzare utilmente il senso delle feste liturgiche mariane.
La festività dell’Immacolata potrà essere vista come la celebrazione in onore di Maria, che è resa tutta santa da Dio, perché destinata ad essere la Madre del Verbo incarnato.47 La Donna perfettamente beneficata dal dono di vita divina, come prima dei salvati, perché possa cooperare nel modo più eccelso al piano di Dio e alla generazione umana del Figlio. La Donna che assume tutti i rispettivi impegni che la maternità comporta, come quella dell’aiuto nella formazione della personalità del Figlio con una presenza attiva, significante presso di Lui.48
Un’altra festività mariana molto ricca dal punto di vista catechistico è quella dell’Annunciazione, la quale, come abbiamo visto, può essere considerata come celebrazione dell’assenso esplicito e consapevole alla generazione del Figlio di Dio da parte della Vergine Maria, con tutte le conseguenze che tale cooperazione comporta, anche in ordine alle esigenze che l’intera opera educativa pone a chi svolge il ruolo materno.
La stessa ricorrenza liturgica del primo gennaio, in cui si festeggia la Maternità divina di Maria, associata, da un ventennio con la celebrazione della giornata per la pace nel mondo,49 è una festa che offre l’opportunità di esaltare la grandezza di Maria, e nello stesso tempo di presentarla nella sua funzione totale e continua di madre di ognuno di noi e di tutti i popoli.
Un’altra festa, di carattere piuttosto devozionale, che segue anch’essa la linea dell’universalità, è quella in cui si venera Maria sotto il titolo di Ausiliatrice dei cristiani. Questa festa richiama la missione che Maria ha ricevuto da Dio di concorrere alla salvezza di tutti i cristiani e di tutti gli uomini, in quanto tutti sono chiamati a diventare conformi all’immagine di Cristo, primogenito tra molti fratelli (cf Rom 8,29). Si tratta così di una ricorrenza celebrativa che è un’occasione da non perdere per sviluppare la dimensione oblativa e missionaria dei catechizzanti. Non solo si potrà sottolineare che Maria, partecipando in modo eminente al piano salvifico di Dio,51 offre a tutti un mirabile esempio di apertura oblativa universale, ma si potrà anche evidenziare come ella invogli il battezzato ad imitarla, e a cercare, con il suo aiuto, di farsi portatore di Cristo nel contesto sociale in cui vive. Maria è anzi Colei che invita ad allargare le proprie capacità di dono di sé a dimensioni missionarie mondiali. Si può quindi riconoscere come questa festa abbia un potenziale di attualità e di fecondità che ogni catechista farà bene a valorizzare nella sua proposta catechistica e mariana.
Né si può dimenticare che anche la celebrazione della festa dell'Assunta può farci riflettere su un altro aspetto del posto occupato da Maria SS.ma nell’economia e nella storia della salvezza. In questa festa infatti, mentre esultiamo per la realizzazione definitiva della « prima eletta » da Dio, ricordiamo quale sia la nostra stessa destinazione e sentiamo che ella, prima dei salvati, rimane vicino a noi per aiutarci a raggiungerla quando anche per noi verrà il giorno definitivo. « Per questo, il Concilio dice che l’Assunta è data alla Chiesa, agli uomini, come "segno di sicura speranza e di consolazione” (LG 68) ».52
Infine la maternità di Maria nei nostri confronti può essere vista nella luce della più alta cooperazione possibile ad una creatura umana, in quanto ella, associata all’opera redentiva di suo Figlio, continua dal Cielo ad adoperarsi per la misteriosa generazione ed educazione dei figli di Dio. Una tale prospettiva ci permette di accoglierla senza rischi di enfasi, accentuazioni o sublimazioni e di venerarla senza forzature, come madre e immagine della Chiesa, che genera ed educa continuamente nuovi figli a Dio.53
Naturalmente queste poche indicazioni sono suscettibili di arricchimento e di completamento da parte del catechista che è sempre chiamato a mettere a profitto la propria abilità ed esperienza. Sembra invece opportuno ricordare che quanto è stato detto ed esemplificato alla luce del criterio operativo derivante dal principio metodologico fondamentale della fedeltà a Dio, va sempre completato con quegli elementi che scaturiscono da un’indispensabile e qualificata attenzione al criterio che traduce le istanze del secondo aspetto del principio metodologico fondamentale: quello della fedeltà all’uomo.

2. La « fedeltà all’uomo » tradotta in criterio operativo


Anche il secondo aspetto del principio metodologico fondamentale di ogni azione catechistica, vale a dire la « fedeltà all’uomo », va tradotto in criterio operativo. Ciò, a mio giudizio, è richiesto sia dall’esigenza di offrire ai catechisti un orientamento prossimo al momento operativo della catechesi, sia dalla necessità imprescindibile di completare gli orientamenti emersi dalla verbalizzazione condotta alla luce del criterio relativo al principio della «fedeltà a Dio». Tradurre il principio catechistico fondamentale della fedeltà all’uomo in termini di criterio operativo significa formulare, da parte del catecheta, alcuni orientamenti metodologici che aiutino i catechisti a rendersi vicini ai loro destinatari a proposito di tutti gli aspetti che riguardano la catechesi: dagli obiettivi alla scelta dei sussidi, dalla scelta dei contenuti alle proposte di comportamento di vita.54
Il criterio della fedeltà all’uomo tocca evidentemente tutti i contenuti suscettibili di una proposta catechistica e quindi può riguardare pure quelli che si riferiscono alla figura di Maria. A questo proposito il criterio operativo mirerà allora ad assicurare una proposta tematica strutturata in modo tale da promuovere l’assunzione di quegli elementi mariologici che favoriscono la riflessione e la realizzazione di una vita cristiana autentica e coerente per il credente contemporaneo. L’impegno da parte del catechista nei confronti di queste esigenze fondamentali richiede in primo luogo di tenere in debito conto le disposizioni di fondo che la persona umana, in quanto tale, può presentare quando è posta di fronte all’argomento mariano; in secondo luogo comporta la sforzo di porre attenzione al tipo di disponibilità che i vari destinatari, visti sotto il profilo della loro maturità psicologica e religiosa, potrebbero avere nei confronti della trattazione dell’argomento.
Leggere la figura di Maria sotto il profilo della vergine - madre, alla luce del criterio operativo che si ispira al principio della « fedeltà all’uomo », significa perciò far emergere in che senso la proposta mariana viene incontro al bisogno di una madre, insito nel cuore dell’uomo di tutti i tempi. Il bisogno di una madre, infatti, si delinea concretamente per ogni uomo come bisogno di essere beneficato dalla presenza costante di una persona umana che sa comprendere e sostenere nel cammino dello sviluppo e della realizzazione della propria identità e della propria vocazione.55 Ciò significa far riferimento alla disponibilità del soggetto per la crescita nella dimensione dell’essere e non dell’avere.56 Inoltre significa leggere il ruolo salvifico di Maria come una presenza educativa che non si pone sulla linea dell’accondiscendenza ad ogni futile desiderio, ma su quella della provocazione e promozione a diventare in pienezza ciò che ciascuno può essere ed è chiamato ad essere nel piano di Dio, secondo i propri talenti e secondo la propria vocazione.57
Il tema di Maria di Nazaret mi sembra pertanto particolarmente adatto ad essere colto dal catechista come un’occasione privilegiata per far leva sul fatto che ogni persona umana avverte, sia pure anche solo confusamente, di avere un profondo bisogno di comunione con una persona che l’aiuti a crescere e a diventare «se stessa» in forma integrale. Ogni persona umana ha infatti bisogno di essere aiutata a raggiungere la sua felicità, secondo il piano che Dio le assegna affidandole delle capacità per assolvere un compito irrepetibile nella vita sociale e nella gestione del cosmo.
Di qui la necessità per il catechista di prendere coscienza del peso che le caratteristiche della vita sociale odierna hanno sullo stato d’animo degli individui, rendendo sempre più difficile la realizzazione di rapporti interpersonali autentici e favorevoli alla maturazione della persona. Sembra infatti abbastanza facile rendersi conto che, mentre oggi si moltiplicano e si perfezionano a dismisura i mezzi della comunicazione sociale, paradossalmente cresce in ogni uomo l’esperienza di solitudine58 e quella di un desiderio insoddisfatto di essere accolto e compreso per quel che egli è.
Per questo l’uomo contemporaneo nel fondo del proprio essere avverte più che mai il bisogno della presenza di qualcuno, capace di comprenderlo e di interessarsi veramente della sua promozione personale. Egli ha profondamente bisogno di fare l’esperienza di essere amato e di poter contare su di una presenza umana autentica che sappia prudentemente intervenire in quei momenti in cui la persona ha decisamente bisogno di aiuto e di guida.
La figura della madre naturale, quando questa è all’altezza della sua missione e le circostanze permettono che si stabilisca un rapporto autentico con il figlio, può essere veramente di sostegno per la persona, anche nell’età adulta, ma ciò di cui l’uomo ha bisogno va ben oltre l’immagine evocata della propria madre terrena. Infatti ogni madre umana, in quanto creatura, è segnata dai propri limiti e dalle conseguenze del peccato. È una persona sempre soggetta al rischio di rimanere al di qua di ciò che è richiesto per promuovere veramente l’irrepetibilità della persona del figlio, ed è sempre soggetta al pericolo di cedere al desiderio di possedere per sé la realizzazione del figlio, poiché la tentazione di porsi al centro di tutti e di tutto s’infiltra anche nei rapporti più sacri.
Non sembra invece esagerato dire che Maria nella vita spirituale del cristiano viene incontro con instancabile amore ed efficace aiuto a tutte le esigenze ed aspirazioni più profonde derivanti dalla natura umana, innestata in Cristo con il battesimo. Come sottolinea la Costituzione conciliare Lumen Gentium, Maria assunta in cielo non ha deposto la sua funzione di salvezza, ma con la sua « molteplice intercessione » continua ad ottenere, a chi la invoca, le grazie che sono in consonanza con la salute eterna.59 Rendersi conto di questa presenza di Maria che mira a favorire la realizzazione integrale di ognuno, inglobante tutte le dimensioni della persona umana, compresa quella del rapporto di comunione con Dio, in Cristo, non vuol dire trovare nel sostegno della presenza di Maria Santissima la soluzione di tutti i problemi morali e l’immediato superamento di tutte le difficoltà legate al groviglio dei propri limiti e difetti personali.
Rendersi conto che Dio ha voluto dare Maria per Madre all’umanità significa da parte di ogni uomo, e in particolare del cristiano, assolvere all’impegno di prender coscienza di essere chiamati a farsi come lei disponibili a Dio e ai fratelli, a rendersi attivi nel migliorarsi, cioè attivi nel convertirsi in profondità alle esigenze della vita cristiana.60 Vuol dire lasciarsi ammaestrare dal comportamento di Maria per superare le grettezze, le chiusure, le incapacità di condivisione e gli arrivismi individualistici. Vuol dire abbandonare la facile abitudine di soffocare o circoscrivere il proprio cuore nel godimento effimero di piaceri immediati.
In definitiva, assumere Maria per madre diventa un impegno impellente ad aprire il proprio animo ad una capacità di comunione che passa attraverso il servizio e la ricerca del bene dell’altro e degli altri, fino a promuovere la crescita di Cristo in ciascuno di coloro con i quali si convive, e favorire così la realizzazione di una convivenza terrena a misura della persona umana, secondo le autentiche caratteristiche del Régno di Dio nel mondo.61
Naturalmente una simile visione della tematica mariana postula a questo punto di essere successivamente verbalizzata in sintonia con le possibilità reali dei vari tipi di catechizzandi. Ciò comporta evidentemente lo sforzo di comprendere che cosa può significare il bisogno di una presenza materna per esempio per i fanciulli, che si preparano alla prima celebrazione eucaristica, per le preadolescenti nel momento dell’età della contraddizione, per le adolescenti allorché sono alla ricerca della propria realizzazione vocazionale. Il bisogno di vivere in comunione e quello di essere aiutati a crescere nel cammino di progressiva conformazione a Cristo assumerà sfumature assai diverse a seconda dell’età e della condizione sociale dei catechizzandi.62
Proporre Maria di Nazaret nella catechesi si rivela perciò una scelta di grande impegno per il catechista, ma nello stesso tempo una scelta sapiente, capace di far produrre frutti abbondanti di fede e di donazione fraterna. Ma perché questa promessa di fecondità attinga i suoi risultati deve essere accompagnata e sostenuta dalla testimonianza del catechista e di quella della Comunità ecclesiale, a cui i soggetti appartengono, o con la quale in qualche modo sono in relazione. La testimonianza di vita è infatti una condizione costitutiva per ogni azione catechistica.63 Essa non può mai essere elusa o considerata con superficialità. Ma è bene tener presente che essa è una condizione che può essere assicurata secondo tipologie o forme di vita differenti.

NOTE
35 Cf DCG n. 34, in : EV/4, 506; Conferenza Episcopale Italiana [CEI], Catechismo per la vita cristiana I / Il rinnovamento della catechesi [RdC], Roma, Edizioni Pastorali italiane, 1970, n. 160.
36 Cf CT nn. 35-45, in: EV/6, 1852-1870; DCG nn. 112-113, in: EV/4, 621622; RdC n. 170.
37 Cf DCG nn. 99-102, in: EV/4, 606-609.
38 Cf RM n. 39.
39 Anche se l’enciclica di Giovanni Paolo II non ha lo scopo di fornire dei criteri per la promozione dell’azione catechistica, mi sembra che in essa si possa trovare un’autorevole conferma a questa scelta (cf RM nn. 20-24).
40 Cf LG n. 55, in: EV 429; RM nn. 11-24.
41 Per un aggiornamento da questo punto di vista cf Serra Aristide, Bibbia, in: De Fiores Stefano - Meo Salvatore (a cura), Nuovo dizionario di mariologia, I dizionari EP 11, Cinisello Balsamo (Milano), Paoline, 1985, 231-311, mentre per la preparazione prossima del catechista cf Serra Aristide, Maria secondo il Vangelo, Brescia, Queriniana, 1987, p. 177.
42 Cf LG n. 56, in: EV 430; RM nn. 7-11.
43 Cf Mt 1, 18-25. Per un’informazione sull’ambiente socio-culturale di quell’epoca, cf per esempio Segalla Giuseppe, Panorama storico del Nuovo 'Testamento, - Leggere oggi la Bibbia 35, Brescia, Queriniana, 1984, 13-116.
44 Cf Est 5; Gdt 9-13; MC n. 37, in: EV/5.
45 Cf LG n. 58, in: EV 432; RM nn. 12-19, 26.
46 Cf LG nn. 56, 63, in: EV 430, 439.
47 Cf LG n. 56, in: EV 430; RM nn. 1, 10.
48 Cf CT n. 73, in: EV /6, 1939; SM, I, n. 1, in: EV/2, 1179.
49 La giornata dedicata alla pace nel mondo è stata indetta dal Pontefice Paolo V I nel dicembre del 1967, ed è stata celebrata per la prima volta il 1° gennaio 1968 (cf Celebrazione della prima «Giornata della Pace», in: Id., Insegnamenti di Paolo VI, vol. VI, 3).
50 Cf Costituzioni art. 4 4 e p. 166.
51 Cf LG nn. 61-62 , in: EV 435-436 ; RM nn. 40-44.
52 Messale dell’Assemblea festivo, Leumann (Torino), Elle Di Ci, 1974 , 1279.
53 Cf LG n. 63, in: EV 439; SMI, nn. 1-3, in: EV/2, 1179-1181.
54 Ogni fase della programmazione catechistica va sempre gestita alla luce dei due aspetti del principio metodologico fondamentale tradotto in criteri operativi.
55 Anche l’educatore può ancora crescere nella realizzazione di sé ed essere beneficato dallo stesso dialogo che promuove con i suoi educandi: cf Congregazione per l'Educazione Cattolica, Il laico cattolico testimone della fede nella scuola, n. 33, in: EV/8 (1984), 333.
56 La tensione per la crescita nella linea dell’essere va essa stessa promossa nel rapporto educativo: cf Concilio Ecumenico Vaticano II , Dichiarazione su l’educazione cristiana «Gravissimum educationis» [GE], n. 2, in: EV 822-824.
57 Cf Concilio Ecumenico Vaticano II , Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo «Gaudium et Spes» [GS ], nn. 34-35, in: EV 1425-1427, 1429.
58 La carenza di comunicazione, a causa del sopravvento dei mezzi della comunicazione, si verifica anche all’interno della vita familiare, cf Serio Giuseppe, Famiglia e sviluppo della personalità. Componenti pedagogiche, psicologiche e sociali. Famiglia e sviluppo della personalità 15, Roma, Città Nuova, 1984, 35-52; Scaglioso Cosimo, Televisione e famiglia, un rapporto pieno di contraddizioni, in: La Famiglia 20 (1986) 27-43.
59 Cf LG n. 62; in: EV 436; RM n. 45.
60 Cf SM II , n. 4, in: EV /2, 1189; MC n. 35, in: EV/5, 66.
61 Cf LG n. 13, in: EV 319; GS nn. 34, 39, in: EV 1425, 1440.

 

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Inserito Venerdi 17 Luglio 2020, alle ore 11:03:39 da latheotokos
 
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