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  Maria, donna di vita interiore e di fede 
Spiritualità

Dal libro di Carmel Charles Delia, Maria e l'uomo d'oggi, Centro di Cultura Mariana "Madre della Chiesa", Roma 1989, pp. 43-48.

 



Maria donna di vita interiore

Bisogna innanzitutto dire che parlando della Vergine gli evangelisti intendono darci, direi, la sua figura teologica. Inoltre, ciò che gli evangelisti fanno potrebbe essere visto come un modo di tratteggiare e rappresentare il ritratto della Madonna per mezzo di detti ed episodi che danno una profonda percezione del suo intimo, colto da diversi angoli visuali, da diversi punti di vista. Detto questo è interessante che Luca segnali due volte il fatto che Maria era una contemplativa, una persona cioè che dava più importanza all’interiorità che non all’esteriorità. Dopo la nascita di Gesù a Betlemme e la venuta dei pastori, Luca scrive: «Dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano» (Lc 2, 17-18). Ma Luca, facendoci notare il contrasto e la differenza, aggiunge: «Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose, meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19). La gente avida di notizie sensazionali e insolite si meraviglia, rimane a bocca aperta: ma poi dimentica. É troppo presa dalle cose esteriori, troppo indaffarata perché le parole sentite incidano profondamente nel cuore e nella vita. Queste parole sfiorano l’esterno e l'interno e poi svaniscono. Non così nel caso di Maria. Lei era «raccolta», non era dispersa in mille ed un affare, non viveva al di fuori di se stessa come tanti di noi. Era presso di sé, il suo «io» era quindi in suo possesso, perché coltivava la vita interiore, perché nell’azione era contemplativa, perché sapeva meditare, perché la parola e l’esperienza erano per lei occasioni di tornare dentro di se stessa e di ritrovare, nell'intimo santuario dell’«io», il suo Signore. I fatti, gli eventi e le parole della storia erano per lei un ponte tra il suo «io» e Dio. Luca ci racconta ancora che dopo che Giuseppe e Maria trovarono Gesù dodicenne nel tempio di Gerusalemme, tornarono a Nazaret, e «sua Madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore» (Lc 2,51). Maria sapeva serbare, conservare, custodire tutto nel suo cuore, perché il suo cuore aveva una certa profondità, perché nel suo cuore trovava l’intelligenza e l’interpretazione giusta dei fatti, delle parole, degli eventi, giacché nel suo cuore abitava Dio come in un santuario, in un tempio da lei sovente frequentato. Lungo l’arco della vita nascosta di Gesù, Luca sembra indicare che la prima e più importante attività che marcava la vita di Maria era di custodire «tutte queste cose nel suo cuore», e di interpretarle alla luce della ininterrotta contemplazione del Figlio di cui condivideva la vita! Non il «fare», neanche se questo fare è un'attività spirituale, un apostolato, caratterizza la vita di Maria, ma piuttosto il contemplare, il meditare, l’essere «uditrice», anzi «ascoltatrice» della Parola di Dio e del Figlio. È qui l’origine del canto sublime del Magnificat, così rappresentativo della personalità spirituale di Maria. È qui la sorgente della sua maturità spirituale dimostrata con la sua piena e totale disponibilità perseverante a Dio e al mistero del Figlio. Da lui si separò solo quando scoccò l’ora dell’inizio della sua vita pubblica, quando Gesù le fece capire che la sua maternità era in primo luogo spirituale, un servizio per gli uomini piuttosto che fonte di soddisfazione per se stessa: «Chi è mia madre, chi sono i miei fratelli?...» (cf. Mc 33-35 e paralleli); quando soprattutto dovette assistere al momento più generoso e straziante della vita di suo Figlio e sua, sotto la croce. La statura della Madonna, questa statura di gigantesca grandezza spirituale, proviene dalla sua profonda interiorità. Una interiorità che la rendeva forte perché consapevole della sua creaturalità, potente perché conscia della sua totale dipendenza dall’Altissimo, raggiante di gioia e ricolma di beatitudine, perché cosciente della sua «piccolezza» e perché la sua meditazione e la conseguente docilità la portavano ad abbandonarsi totalmente nel Dio misericordioso, che solo costituiva la sua salvezza. L’interiorità e l’attitudine contemplativa della Vergine santissima avevano l’effetto connaturale di produrre in lei un atteggiamento di docilità e di ricettività, non solo riguardo al suo essere creaturale, ma anche in rapporto alla sua femminilità e al ruolo contemplato da questa dimensione essenziale dell’essere umano dal piano di Dio creatore e salvatore, Maria infatti è la Madre del Messia, la Madre del Dio fatto uomo, e come tale è la «serva», cioè colei che si consacra silenziosamente a servizio della vita del Cristo, colei la cui vita consiste nel servire la vita del Figlio dall’inizio sino alla fine, perdendosi come lievito nella sua missione salvatrice, E tutto ciò lo faceva in esultanza di spirito, lodando e ringraziando Dio, perché tutto in lei era opera sua, perché «il Potente aveva fatto in lei grandi cose» (cf. Lc 1, 49), semplicemente perché egli esalta gli umili e ricolma di beni gli affamati e i poveri, che in lui confidano. Per lei quindi valeva più accettare il proprio essere, che pretendere di esserne l’autore. Il suo atteggiamento-base era quello di accogliersi da Dio: quindi l’essere non il fare, l’essere piuttosto che l’avere o il potere. Perché coltivava la vita dello spirito, perché dava la priorità all’interiorità, Maria non si ridusse mai al livello del semplice homo faber. Era guidata dalla sapientia cordis, la sapienza di Dio. Era sempre sulla lunghezza d'onda dell’homo sapiens, ma sapiente della saggezza e della sapienza di Dio. A ragione la invochiamo: «Sedes sapientiae»! Questa sapienza della Vergine santissima la si può vedere nella caratteristica più evidente, nella qualità più saliente della sua personalità, che contraddistingue tutta la sua esistenza, ed è il tratto portante della sua figura spirituale e soprannaturale.

Maria donna di fede

Questa qualità fu messa in evidenza da Elisabetta, visitata da Dio nella sua vecchiaia e nella sua condizione di sterile, quando diede il benvenuto alla sua giovane parente venuta a trovarla: «E veramente beata colei che ha creduto, perché si compiranno le cose a lei dette dal Signore» (Lc 2, 45). «Colei che ha creduto»: ecco la frase che sintetizza la vita e la personalità della Madonna, giacché ella - come ce la presentano i libri sacri - altro non fu se non «colei che ha sempre creduto», per antonomasia! Con la sua esclamazione Elisabetta diede, per così dire, una identificazione della personalità morale e spirituale della sua santa parente, Madre del suo Signore. La fede di Maria ci colpisce se confrontiamo il suo atteggiamento davanti alle parole dell’arcangelo Gabriele con l'atteggiamento di Zaccaria all’apparizione e all'annuncio dell’angelo nel tempio. La risposta di Zaccaria all’angelo che gli annunciava la prossima maternità di sua moglie Elisabetta fu alquanto simile a quella del razionalista: «Da che cosa potrò conoscere questo? Infatti io sono vecchio e mia moglie è avanzata in età» (Lc 1, 18): una domanda e una costatazione che, al dire dell’angelo, rivelano la sua incredulità: «Ed ecco sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui avverranno queste cose, perché non hai creduto alle mie parole, le quali si adempiranno al loro tempo» (Lc 1, 20). Zaccaria quindi vuole vedere prima di convincersi, prima di credere (se questa, nel caso specifico, è parola giusta!). Egli vuole la verifica, giacché il messaggio dell'angelo gli rivela un fatto che secondo i criteri della cosiddetta normalità, degli eventi cosiddetti «naturali», non dovrebbe e quindi non potrebbe avverarsi! Vuole la prova, non si fida di Dio. Si direbbe che la sua inclinazione lo portava a porre certi limiti al potere, alla sapienza e alla provvidenza di Dio. La misura del possibile era l’esperienza, il ragionamento, la normalità: insomma, si direbbe oggi, le scienze naturali o scienze umane, e il common sense. Non importava che l’angelo gli avesse detto che la sua preghiera era stata esaudita! (v. 13). Ma riportiamo lo sguardo su Maria santissima. Al primo saluto dell’angelo: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne» (Lc 1, 28), ella si turba; ma solamente perché non poteva capire il senso del saluto: «Si chiedeva cosa fosse tale saluto» (v. 29). Quando poi l'angelo le annuncia che sarebbe diventata madre di Gesù, il «Figlio dell’Altissimo», il Messia (v. 31 s), ella gli chiede: «Come sarà questo, giacché non conosco uomo?» (v. 34). A prima vista questa domanda di Maria sembra uguale a quella di Zaccaria. Ma, di fatto, mentre Zaccaria chiede prove, perché ciò che gli annuncia l'angelo gli pare impossibile, Maria fa presente il suo voto di verginità, voluto da Dio, quindi la volontà di Dio per lei da una parte; e, d’altra parte, chiede all'angelo se il suo messaggio sia da Dio, sia, in altre parole, volontà di Dio anch'esso: perciò chiede di sapere se è la stessa volontà di Dio, lo stesso Dio, che vuole la sua verginità e la sua maternità. Quali segni potrà avere che ciò che le predisse l'angelo era davvero da Dio, volontà dell’Altissimo? La differenza tra ciò che Maria chiede e ciò che chiede Zaccaria è lampante. Maria non vuole prove, non fa presente l’impossibilità - che umanamente sembra esserci - tra il suo non conoscere uomo e la sua maternità: chiede solamente i segni del «digitus Dei», giacché era convinta (come le disse poi l'angelo) che «niente è impossibile a Dio» (Lc 1, 37). Perciò l'angelo non reagisce alla domanda di Maria come reagì nel caso di Zaccaria, ma viene incontro alla sua richiesta dandole due segni. Perciò Maria appena vede i segni dell’intervento divino, del braccio onnipotente dell’Altissimo, risponde senza nessuna esitazione: «Ecco la serva del Signore, che avvenga a me secondo la tua parola!» (v. 38). Razionalismo da parte di Zaccaria; soprarazionalità della fede in Maria! Vergine e Madre, donna di fede, vergine a motivo della fede, madre prima per la fede, poi secondo la carne, Maria è vista nell’ottica dei Padri come «typus Ecclesiae», tipo della Chiesa, la quale, come afferma il Concilio «essa pure è vergine, che custodisce integra e pura la fede data allo Sposo, e ad imitazione della madre del suo Signore, con la virtù dello Spirito Santo, conserva verginalmente integra la fede, solida la speranza, sincera la carità» (LG 64). Il Concilio poi ci presenta Maria come colei che «avanzò nella peregrinazione della fede e serbò fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce» (LG 58). Quelle parole pronunciate all’Annunciazione: «Ecco la serva del Signore», diventano il motto e il programma del suo pellegrinaggio terreno e della sua peregrinazione spirituale! Tutta la vita di Maria fu animata, illuminata, sostenuta e cadenzata da una fede sempre crescente: una fede che dovette essere il lievito del primo e primitivo nucleo della comunità ecclesiale nel cenacolo. Tutta la vita di Maria era segnata dall’oscurità luminosa e dalla luce ombratile -  che diveniva sempre più brillante - della fede, dell’abbandono a Dio, dell'adozione del modo di ragionare di Dio, della totale fiducia in Colui al quale niente è impossibile. Perciò, nella sua debolezza, Maria era forte della forza del braccio onnipotente di Dio, come testimonia l'episodio di Cana, come dà prova l’attesa e la venuta dello Spirito su di lei e sugli apostoli nel cenacolo di Gerusalemme. Per lei bastava la certezza dell'amore paterno, della paternità amorosa di Yahweh. E se la sua vita era una vita dolorosa - tanto che la pietà cristiana la venera come Mater Dolorosa - per mezzo della sua fede la Vergine santissima era lungi dall’essere assillata dall’angoscia, dalla paura, dall’insicurezza, giacché era convinta che il Signore era il suo pastore e nulla le poteva mancare, e perché era sicura che se Dio era con lei, niente poteva essere contro di lei! Radicata e fondata nell’eterno, dominava il tempo, incluso il futuro. Avendo Dio come suo garante, era sicura di sé, si sentiva grande e potente della sua potenza e grandezza. Avendo svuotata se stessa per Dio, si sapeva arricchita interamente di Dio!

 

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Inserito Domenica 19 Luglio 2020, alle ore 23:05:01 da latheotokos
 
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