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  La Benedetta in Cristo, nemica acerrima dell'antico Avversario 
Mariologia

Dal libro di Salvatore Maria Perrella, La "Benedetta" e il "Maledetto". Tra mariofanie e demonologia, San Paolo, Cinisello Balsamo 2018, pp. 47-61.

 



Come il disegno provvidente della Trinità ha scelto e predestinato in Cristo Maria di Nazareth, così ha scelto e predestinato gli uomini e le donne ad essere, se lo vogliono, figli e figlie del Perdono, cioè figli della Luce e figli del Giorno che non conoscerà tramonto: il giorno benedetto della risurrezione dai morti! Questa elezione/dono del Padre sarà, se la accogliamo nella fede e la facciamo fruttificare nella testimonianza, più forte di ogni seduzione/esperienza del male e del peccato, come mostra splendidamente la vicenda di Maria di Nazareth, prima alleata di Dio contro Satana e il male1. Invocando la Tuttasanta, condividendo la sua accoglienza del dono dello Spirito del Padre e del Figlio con l'adesione quotidiana alle esigenze e ai valori del Regno, il discepolo e la discepola sanno che tale sequela del Santo e Benedetto di Dio comporta una dura battaglia che «non è contro le creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male» (Ef 6,12). Come Maria, la beata perché ha creduto (cfr. Lc 1,45), il discepolo e la discepola di Cristo, contro il seducente Avversario, dovranno resistergli, rimanendo saldi nella fede (cfr. 1Pt 5,89)2.
La presenza e l'azione della Madre del Redentore nella lotta di Cristo contro Satana, specialmente dopo il Concilio Vaticano II, non è stata di solito trattata dai teologi e non è presente nei testi di teologia e di mariologia contemporanei, a parte qualche raro caso piuttosto recente3. A tal riguardo ha scritto Stefano De Fiores nel suo volume Maria e il mistero del Male, uscito postumo nel 2013: «Chi considera la Bibbia si accorge che "per Israele per moltissimo tempo sono esistite solo due cause del male l'uomo e Dio"4. Poi si comprende che mentre l'uomo non può sfuggire alla sua responsabilità avendo il "cuore sempre rivolto al male" (Gen 6,5), Dio non può essere complice in nessun modo del male. Quindi, "poiché era diventato impensabile che Dio potesse causare anche il male, ne fu fatto responsabile Satana concepito come una delle potenze avverse all'uomo"5. E Satana, che significa "essere ostile, nemico, avversario", fu visto come autore di ogni malattia e di ogni male. Nonostante la sua opera malefica a largo raggio, lo spazio complessivo, pur dato, del Nuovo Testamento non riserva a Satana un posto di grande rilievo: egli non compare affatto nell'annunzio centrale e costitutivo della fede, che ruota intorno a Cristo morto, risorto e asceso al Padre e donatore dello Spirito di santità e di verità. Tuttavia la lotta contro Satana è inevitabile e sempre attuale, poiché l'inaugurazione del Regno di Dio implica la distruzione del regno del Male, ossia delle "strutture distopiche, cioè perverse"6, ispirate e organizzate dal Maligno»7.
Nella lotta ingaggiata contro il male e il Maligno da Cristo8 e dalla sua Chiesa9, è presente il peculiare contributo della Madre del Redentore, come testimonia la tradizione patristica, liturgica e magisteriale, anche recente10. Infatti, la Chiesa, nella sua dottrina, nella sua vita liturgica e nel suo ministero pastorale, ha sempre ritenuto e invocato la Madre di Gesù come sicuro presidio contro il Male! Lo stesso concilio Vaticano II nella costituzione dogmatica Lumen gentium ha richiamato la - impossibile - relazione tra la Santa Vergine e Satana in Lumen gentium 55 e 63, ed entrambe le volte in rapporto al serpente della Scrittura e alla promessa divina (cfr. Gen 3,15).
Fin dall'inizio dell'enciclica Redemptoris Mater (=RM), del 25 marzo 1987, affrontando la questione della caratura agonica della Madre del Redentore, cioè di tenace avversaria e di forte lottatrice contro il Male, contro ogni maledizione, san Giovanni Paolo II (1978-2005)11 inserisce la Vergine nel contesto della storia della salvezza, ponendo in evidenza il suo stretto legame col Figlio-Signore (poiché «solo nel mistero di Cristo si chiarisce pienamente il suo mistero»: RM 4)12 e con la Chiesa in cammino indissolubilmente unita al suo Signore, sottolineandone la presenza e l'azione benedicente all'interno della stessa storia13. "Spazio" in cui continua ancora la lotta tra la Donna e il serpente, «lotta che accompagna la storia dell'umanità sulla terra e la storia stessa della salvezza» (RM 11), poiché il nucleo centrale della storia della salvezza è costituito dalla libertà dell'uomo, che può scegliere o rifiutare Cristo, accogliendo o respingendo l'influsso dello Spirito e la generosa misericordia del Padre, rimanendo così prigioniero e servo della maledizione.
Dall'incarnazione del Figlio di Dio alla sua definitiva venuta nella Parusia15, insegna Giovanni Paolo II nell'enciclica mariana, «la vittoria del Figlio della donna non avverrà senza una dura lotta, che deve attraversare tutta la storia umana. "L'inimicizia", annunciata all'inizio, viene confermata nell'Apocalisse, il libro delle realtà ultime della Chiesa e del mondo, dove torna di nuovo il segno della "donna", questa volta "vestita di sole" (Ap 12,1) [...]. Maria rimane così davanti a Dio, ed anche davanti a tutta l'umanità, come il segno immutabile ed inviolabile dell'elezione da parte di Dio, di cui parla la lettera paolina: "In Cristo ci ha scelti prima della creazione del mondo [ ... ] predestinandoci a essere suoi figli adottivi" (Ef 1,4). Questa elezione è più potente di ogni esperienza del male e del peccato, di tutta quella "inimicizia", da cui è segnata la storia dell'uomo. In questa storia Maria rimane segno di sicura speranza (RM 11)»16.
Così descrive tale drammaticità ma necessaria lotta il terzo documento mariano dei Servi, connettendo i testi di Gen 3 e Ap 1217: «Nel racconto apocalittico, al drago si oppongono la fragilità, la nascita, la terra. Esse vengono intenzionalmente legate alla donna vestita di sole, alla sua esperienza e alla sua storia. La fragilità è plasticamente e drammaticamente raffigurata dalla donna che, pur vestita di sole, è in preda ai dolori del parto. La vita umana è minacciata ed avvolta dall'enigma della sofferenza e del dolore sin dal suo inizio (cfr. Ap 12,2.4). Eppure, questa fragilità sta, secondo l'agiografo, nel cielo (cfr. Ap 12,1). Noi, invece, l'avremmo posta sulla terra, perché, per definizione, il cielo è l'opposto della fragilità. Il cielo è il luogo dell'onnipotenza e della trascendenza, è il luogo della sicurezza, è il luogo immune dalla sofferenza e dal dolore. Noi cerchiamo questo cielo. E, forse, lo cerchiamo perché si tratta del cielo immaginato dal serpente (cfr. Gen 3,4-5). Lo cerchiamo perché attirati dalle sue parole (cfr. Gen 3 6). In questo cielo non c'è posto per chi è fragile. In questo cielo non c'è posto per la coppia umana e i suoi frutti. In questo cielo non c'è posto per la paternità, la maternità e la figliolanza. Il serpente vuole infatti divorare, eliminare tutto questo. Non è però il drago ad essere colui che abita nel cielo. Non ne è il padrone. Non è in grado di condurvi nessuno. Il cielo è di Dio. Lui ne è il Signore. Nel cielo di Dio, nel regno dei cieli predicato e realizzato dal Figlio, Parola fatta carne, la fragilità è di casa: ne è addirittura l'origine e la meta. La Chiesa proclama questa testimonianza evangelica additando la persona dell'Assunta nella gloria come parola di consolazione e di sicura speranza. Maria entra nel cielo perché ha vissuto senza che la parola velenosa del serpente abbia mai irretito la sua fragilità creaturale18. Anche l'evento della nascita si oppone al drago. É vero, la nascita annuncia un mistero di morte: siamo nati proprio perché coloro che ci hanno generati non sono e non erano immortali. Se si nasce, è perché si muore. Cercando di divorare il bambino al momento della sua nascita (cfr. Ap 12,4), il serpente vuole perciò dimostrare che siamo essenzialmente "esseri per la morte". Per lui, la morte è la chiave e la verità di ogni esistenza umana19. Stando così le cose, la parola umana non può che ammettere come la paternità, la maternità e la figliolanza, altro non siano che strutture di maledizione attraverso cui non è la vita a propagarsi, ma la morte. Il saggio deve dire: "Perisca il giorno in cui nacqui e la notte in cui si disse: "è stato concepito un maschio" (Gb 3,2; cfr. Ger 20,15-18). Ma nel cielo di Dio avviene diversamente. Colui che nasce, fragile e indifeso, viene subito portato verso Dio e verso il suo trono (cfr. Ap 12,5). Dio garantisce che la nascita, la paternità, la maternità e la figliolanza sono più forti della morte. Grazie a questa rivelazione (cfr. Ap 11,197 12,1), il saggio può allora dire: "Comprendo che tu puoi tutto e che nessun progetto per te e impossibile [...]. lo ti conoscevo solo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti hanno veduto" (Gb 42,25; cfr. Lc 1,37-38). Solo se questa è la vita, l'altro è fratello e sorella, non l'inferno. Solo se questa è la vita, il conflitto e la diversità possono trovare vie di riconciliazione, rispetto e accoglienza. Solo se questa è la vita, la nascita diviene promessa e il mistero del dolore, della sofferenza e della stessa morte non impediscono di divenire uomini e donne di speranza che lottano contro ogni forma di paura sociale, culturale, religiosa[...]20. Infine, ci si deve accorgere che la terra stessa si oppone al drago (cfr. Ap 12,15-16). La terra è rifugio alla donna vestita di sole (cfr. Ap 12,13-14). La terra inghiotte il fiume che il drago vomita contro di lei. Il serpente non è padrone nemmeno della terra. La terra è di Dio (cfr. Ap 4,11; 5,13; 11,17-18; 14,7; Gen 1,1; 2,4-14). Noi non siamo gli apostoli di una visione dualistica che oppone il corpo e l'anima, il materiale e lo spirituale, l'immanente e il trascendente, il finito e l'infinito, la terra e il cielo, il male e il bene. Non siamo i portatori di una sapienza sincretistica, modellata sui dettami della New Age. Non siamo i profeti di una religione universale, capace di andare al di la delle identità credenti di ogni tradizione spirituale. Non siamo i custodi di una religione civile, orizzontale, dove l'amore del prossimo si fa ideologia. Non siamo neanche gli araldi di quelle esperienze che ricadono in quel vasto ambito che gli studiosi chiamano le "religioni della madre". Siamo piuttosto coloro che si mettono a servizio delle potenzialità vitali donate da Dio alla terra (cfr. Lc 12,54 57 e par). Non dobbiamo però cadere nel "complesso dell'agricoltore" e pensare che la terra porti frutto solo se coltivata. Non è un caso che Gesù racconti la parabola della terra che produce frutto spontaneamente (cfr. Mc 4,26-29; Gv 4,31-38). Le parabole non sono storie semplicistiche per ascoltatori ignoranti. Sono invece delle pietre taglienti: sono la Parola che si fa spada per "sradicare e demolire, per distruggere e abbattere, per edificare e piantare" (Ger 1,10) la buona notizia evangelica che la terra non assume e non deve necessariamente assumere il volto dell'agricoltore che la sta coltivando. Il volto che la terra deve avere è quello che Dio le dà, perche glielo vuole concedere nella sua libertà amante. Semplicemente, perché è sua»21.
Sotto questo aspetto, non è un caso che nel suo insegnamento Benedetto XVI assuma in modo sottile e critico l'apocalittica biblica con lo scopo di inquadrare il conflitto odierno tra umanesimo cristiano e umanesimo ateo (nel senso del pensiero teologico di Henri de Lubac)22. Nel discernere i termini del conflitto, egli recupera il tema apocalittico del Popolo di Dio, mostrando come esso è impegnato in una lotta contro forze antagoniste. Al'interno di questo scenario apocalittico, l'umanesimo ateo appare un esempio di ciò che è il falso profeta escatologico: la menzogna di chi si presenta sotto il manto della verità e proprio per questo finisce col fuorviare il Popolo di Dio distruggendolo. Sulla scia del libro della Rivelazione, papa Ratzinger vede nel testimone profetico colui che ha forma cristica della carità nella verità, la risposta appropriata a questo conflitto23.
Nel rinnovato rito liturgico dell'esorcismo, che concorre a manifestare la Chiesa come comunità di benedizione, nella formula invocativa pronunciata dal sacerdote, si chiede a Dio onnipotente e misericordioso di ascoltare «la preghiera della beata Vergine Maria: il Figlio Gesù, morendo sulla croce, ha schiacciato il capo dell'antico serpente e ha affidato alla Madre tutti gli uomini come figli»24. Anche il rito fa dunque sua la testimonianza della Scrittura su questa lotta tra il Benedetto e il Maledetto cui la "piena di grazia" e la "benedetta fra le donne" è associata come mater viventium. Questa maternità universale la Madre del cielo non rinuncia ad esercitare per amore dei discepoli e delle discepole del Figlio posti sotto il terribile dominio del Diavolo25 che, come ammettono gli stessi esorcisti, la ritiene la sua acerrima e implacabile nemica per il fatto stesso di esserci come creatura, come donna, come persona, come perfetta redenta dalla grazia e dalla fede, in strutturale, stabile e dinamica relazione benedetta e benedicente con tutti coloro che sono chiamati a far parte della communio sanctorum!26.
All'inimicizia di Satana, anche Maria risponde con l'inimicizia verso di lui e verso le sue opere. Vanno però ben spiegati il senso e i termini di questa "inimicizia", dal momento che la parola, nel suo uso quotidiano e non, contiene in sé degli elementi che possono far pensare all'odio e alla violenza: mai, però, queste dimensioni maledette della vita sono state fatte proprie dalla Benedetta fra le donne. Ci può aiutare il già richiamato documento mariano dei Servi, quando scrive: «Solo Cristo, infatti, ci salva dal diventare come l'empio e l'idolatra tratteggiati dalla preghiera salmica: animali feroci che si nutrono di carne umana, divorando a destra e a sinistra coloro che non possono, non sanno e non vogliono diventare come loro (cfr. Sal 10[9],8-10; 17[16],12; 22{21],14; 351341,17; 57 [561,5). Essi diffondono intorno a sé il terrore (cfr. Ger 20,10) e distruggono il creato (cfr. Ger 12,10-14; 14,2-6). Maria è madre di coloro che combattono una simile animalità feroce. É Madre dei suoi Servi e Serve, che hanno scelto di vivere tale combattimento come regola della loro vita cristiforme e cristificatrice (cfr. 2Mac 7,1-41). É madre di tutti coloro che, pur soffrendo nella loro carne la violenza del principe di questo mondo, non si sottomettono alle sue regole e alle sue logiche. É madre di coloro che il mondo ritiene "morti" e come tali li tratta, li occulta e li cancella, ma che in realtà sono, in Cristo, con lui e per lui, gli autentici viventi, perché "ritornati dai morti" (Rm 6,13; cfr. Ap 6,911)»27.
Così compresa, l'inimicizia della Madre del Signore verso Satana va integrata nella sua peregrinatio fidei di donna e credente, giustificata, in modo sublime e perfetto, appunto per la sua fede28; e va inserita nel dono della maternità spirituale a lei conferito dalla Provvidenza. A tal proposito un noto teologo ed esorcista scrive: «Nella lotta contro Satana noi riserviamo un posto tutto particolare alla preghiera mariana. Il mistero dell'Annunciazione ci rivela come la Madre del Redentore ha saputo riparare il peccato di Eva, facendosi strumento di salvezza per tutto il genere umano. Obbedendo alla volontà di Dio, Maria ci ridona il paradiso... Nel combattimento contro l'antico dragone, la Madre di Dio è più potente che un esercito schierato in battaglia "Chi è costei che s'affaccia come aurora, bella come la luna, brillante come il sole, stupenda come esercito a vessilli spiegati"? (Ct 6,10). Molti santi ci insegnano che la preghiera del Rosario è un'arma potente contro il demonio»29.
Come comprendere l'affermazione relativa alla potenza che la preghiera mariana possiede? A tal proposito, il documento dei Servi afferma: «Il racconto genesiaco, al di là di ogni lettura riduttiva e debitrice di una indebita tradizione patriarcale, introduce la donna come colei che "conserva" Adamo nella sua specificità umana, impedendo che questa possa essere confusa con l'animalità (cfr. Gen 2,18-25). Maria, donna proveniente dalla schiera dei poveri del Signore e delle sante donne di Israele, è Mater viventium (cfr. Gen 3,20) perché intatta odigitria che conduce a Colui nel quale risplende la pienezza dell'umanità creata ad immagine e somiglianza di Dio, vero sposo della Chiesa (cfr. Ef 5,29-32) [...]. Di fatto, nella sua intercessione presso il Figlio Gesù, santa Maria chiede la grazia e il dono dell'unità, della pace e della gioia per il genere umano, in vista della costruzione della Civiltà dell'amore, superando le tendenze alla divisione, le tentazioni della vendetta e dell'odio, e del fascino perverso della violenza distruttrice. Additandoci il Cristo, la Mater viventium testimonia in lui che Dio è fonte della vita perché non si identifica con colui che Adamo ed Eva avevano pensato che fosse, dando ascolto al serpente. Secondo quest'ultimo, infatti, Dio è colui che finge di generare alla vita, ma in realtà abbandona alla morte perché impedisce la conoscenza del bene e del male. Senza di essa, non c'e sviluppo di relazioni vitali e perciò giuste, la coppia umana non sa collocarsi nel mondo alla luce della verità. Il Dio rivelato dal serpente assomiglia molto al fato narrato e tramandato dalla tragedia greca, dove i personaggi sono costretti a confessare che l'abbandono è la propria origine e la meta ultima che tutti e tutto attende. Il Risorto capovolge questo paradigma di pensiero e di vita. Nell'ora della Croce, la sua ora, mantiene inalterata la consapevolezza della sua origine, in quanto Figlio, è il Padre: Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio (cfr. Gv 3,16). Ha piena coscienza della sua nascita: è il nato dal Padre (cfr. Gv 3,6), il disceso dal cielo (cfr. Gv 3,13-15). Sa bene quale é la sua meta: il Padre (cfr. Gv 13,1-3). L'ora di Gesù non è l'abbandono, ma la filialità (cfr. Gv 19,28 30). In quest'ora, il Figlio coinvolge la Madre. La Donna dei dolori diviene Mater viventium, testimone dell'origine e della meta che attende tutta l'umanità: il Dio che ama e dona»30.
Il mistero dell'incarnazione del Figlio di Dio, vero mysterium pietatis et benedictionis, realizzato dallo Spirito del Padre per sconfiggere il mysterium iniquitatis et maleditionis (cfr. 2Ts 2,7; Ef 6,12)31, pone la "Donna" della Genesi e dell'Apocalisse, madre del Messia Gesù Cristo, in stato di lotta e di servizio permanente, in continua tensione agonica con la Chiesa e i suoi membri32. In questo contesto di lotta e di vittoria, in cui Cristo è, nonostante la nefasta virulenza del Maligno, il «più forte» che ha vinto «il forte» (cfr. Lc 11,22), la Madre del Redentore, «che appartiene agli "umili e poveri del Signore", la "Figlia di Sion", porta in sé, come nessun altro tra gli esseri umani, quella "gloria della grazia" che il Padre "ci ha dato nel suo Figlio diletto", e questa grazia determina la straordinaria grandezza e bellezza di tutto il suo essere» (RM 11).
La fede di Maria, la sua santità, il suo accogliere con splendida e vera umiltà e docilità la volontà divina in tutte le circostanze della vita e della sequela di Gesù, il suo esemplare e teologale timore di Dio34, il suo cooperare con Cristo e con lo Spirito per la salvezza degli uomini (lo testimoniano i Vangeli)", l'inimicizia e la lotta intrapresa nella vita terrena e continuata ora nella comunione dei santi nel cielo, contro il male e il Maligno, evidentemente vengono partecipati, a causa dei sacramenti e dei molteplici doni dello Spirito, alla stessa Chiesa, come insegna Papa Wojtyla in RM 25-2836. Tutto ciò si «trasmette ad un tempo mediante la conoscenza e il cuore, si acquista o riacquista continuamente mediante la preghiera» (RM 28). Scrive il cardinale e teologo Angelo Amato: «Le armi del cristiano contro Satana - dice san Paolo - sono lo scudo della fede, la corazza della giustizia e la spada dello Spirito (cfr. Ef 6,13-17). Come dice più semplicemente Gesù, le armi per vincere l'avversario di Dio sono due: la preghiera e il digiuno. Ma ancora più efficaci sono le armi che la Chiesa mette a nostra disposizione soprattutto nei sacramenti della riconciliazione e dell'Eucaristia. Si tratta dei sacramenti che ci rafforzano nella grazia, ci assimilano a Gesù e ci rendono forti contro ogni tentazione, facendoci rialzare subito quando cadiamo»38.
Rimane comunque imprescindibile l'esortazione alla preghiera sincera e incessante come via per la «salvezza delle anime, e nello stesso senso va il richiamo alla penitenza e alla conversione al Dio buono e misericordioso presentatoci  e manifestandosi in modo ipostatico nella persona di Gesù, figlio di Dio e della Vergine di Nazaret, donna e madre dal cuore immacolato e misericordioso39.

NOTE
1 Cfr. GIOVANNI PAOLO II, Maria nel protovangelo, catechesi del 24 gennaio 1996, in Insegnamenti di Giovanni Paolo II, vol. XIX/1, p. 117.
2 Cfr. A AMATO, Maria nella lotta contro Satana nel mondo d'oggi:, in La Madre del Dio vivo a servizio della vita, AMI, Roma 2005, pp. 111 133
3 Su questa tematica è intervenuto recentemente il compianto mariologo S. DE Fiores, Maria e il mistero del Male, Ancora, Milano 2013; si veda anche: S.M. PERRELLA, Ecco tua madre (Gv 19,27), La madre di Gesù nel magistero di Giovanni Paolo II e nell'oggi della Chiesa e del mondo, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2007, pp. 147-152; ID., Le Apparizioni mariane, cit., pp. 145-152.
4 M. LIMBECK, Demonio, in J. BRAUER - C. MOLARI (ed.), Dizionario Teologico, Cittadella Assist 1974, p 182.
5 Ivi,p. 184.
6 A. COLOMBO, Il diavolo. Genesi, storia, orrori di un mito cristiano che avversa la società di giustizia, Dedalo, Bari 1999, p. 5.
S. DE FIORES, Maria e il mistero del Male, cit., p. 11.
8 Cfr. A. AMATO, Gesù, identità del cristianesimo. Conoscenza ed esperienza, LEV, Città del Vaticano 2008, pp. 187-203: «Gesù vincitore di Satana».
9 Cfr. La sfida di Beelzebul. Complessità psichica o possessione diabolica?, LAS, Roma 1995; Esorcisti e mistero del male. Vere e false possessioni diaboliche, malefici, sortilegi complessi e paure, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2000; Tra maleficio, patologie e possessione demoniaca. Teologia e pastorale dell'esorcismo, Messaggero, Padova 2003; R. TALMELLI, Ecco, vedo i cieli aperti. Psicopatologie, fenomeni mistici, demonologia, OCD, Roma 2008.
10 Cfr. A. CINI TASSINARO, Il Diavolo secondo l'insegnamento recente della Chiesa, Pontificio Ateneo Antonianum, Roma 1984, pp. 73-94: «Il Diavolo e Maria».
11 Cfr. G. WEIGEL, Testimone della speranza. La vita di Giovanni Paolo II, Mondadori, Milano 2005; A. RICCARDI, Giovanni Paolo II santo. La biografia, San Paolo, Ciniseilo Balsamo (MI) 2014.
12 EV, vol. 10, n. 1281, pp. 912-913.
13 Cfr. S.M. PERRELLA, Giovanni Paolo II "Doctor Marianus" del nostro tempo (1978-2005). A cinque anni dalla morte: per una memoria grata, in Antonianum 85 (2010), pp. 189-220; pp. 399-430.
14 EV, vol. 10, n. 1299, pp. 928-929; cfr, S.M. PERRELLA, Maria di Nazareth, icona e testimone del mistero. Anamnesi e approfondimento interdisciplinare, di un tema attuale, in Miles Immaculatae 36 (2000), pp. 468-470: «Maria e la Chiesa al centro dell'inimicizia antica».
15 Su tale evento escatologico definitivo, promesso dallo stesso Signore e oggi alquanto lasciato "cadere" per una insensibilità o poca permeabilità della cultura e dell'uomo-donna postmoderno, cfr. A, NITROLA, Trattato di escatologia. Spunti per un pensare escatologico, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2001, vol. 1, pp. 101-172: «La postmodernità e la sua apertura (escatologica)»; S.M. PERRELLA, Santa Maria di Nazareth, sorella e amica di futuro,in L. BORRIELLO - L. GAETANI (edd.), Maria discepola e sorella madre di Misericordia, LEV, Città del Vaticano 2017, pp. 157-253.
16 EV, vol. 10, nn. 1298-1299, pp. 928-929; cfr. C.M. BOFF, Mariologia sociale, cit., pp. 365-396: «La Donna vestita di sole di Apocalisse 12: passione e lotta nella storia».
17 L'analisi testuale, infatti, mostra come l'autore di Ap 12 abbia intenzionalmente riletto il racconto di Gen 3: cfr. R. A. PEREZ MARQIJEZ, L'Antico Testamento nell'Apocalisse. Storia della ricerca, bilancio e prospettive, Cittadella, Assisi 2010, in particolare le pp. 57-91 e pp. 337-376; si veda anche A. SERRA, La presenza e la funzione delta Madre del Messia nell'Antico Testamento. Principi per la ricerca e applicazioni, in Dizionario di Spiritualità Biblico-Patristica 40 (2005), pp. 101-109.
18 Naturale e conseguente è il rimando a quanto papa Francesco afferma, parlando di "cura della fragilità": cfr. Evangelii gaudiam 209-216, esortazione apostolica, del 24 novembre 2013, in EV, vol. 29, nn. 2315-2322, pp. 1295-1298.
19 Precisamente questo è il significato primo e ultimo della maledizione: la morte come "paradigma" della realtà (cfr. A. AWTABILE - G.M. ROGGIO - I. A. PERIN, Bellezza e solidarietà. La spiritualità dell'apparizione di Maria a La Salette, EDB, Bologna 2002, pp. 69-72).
20 «L'intera vicenda di Maria può essere letta in chiave di servizio alla vita. Quando ella, gravida del Verbo, si reca da Elisabetta, la vita che porta comunica gioia, salvezza, grazia al nascituro Giovanni [...]. E Maria, che ha vissuto l'esperienza del figlio minacciato di morte ("Fuggi, perché Erode cerca il bambino per ucciderlo": Mt 2,13), aiuta la Chiesa a prendere coscienza che la vita è sempre al centro della grande lotta; che non c'è vita senza lotta fra il bene e il male, tra la luce e la tenebra. Il male è ciò che ha dato morte al Figlio di Dio allora sul Calvario, e che continua a procurare morte oggi ai figli di Dio. Allora Maria è anche vivente parola di consolazione, per noi Chiesa, nella nostra lotta contro la morte, perché può dire: "Mio figlio è tornato dall'Egitto" (cfr. Mt 2,15). I nostri figli torneranno dall'Egitto [ ... ]. Con Maria ogni credente passa dall'ascolto di Dio al servizio della vita» (E. M. RONCHI, Bibbia e pietà mariana. Presenza di Maria nella Scrittura, Queriniana, Brescia 2002, pp. 8-9).
21 213° CAPIT0L0 GENERALE DEI FRATI SERVI DI MARIA, «Avvenga per me secondo la tua Parola» (Lc 1,38). I Servi e Maria, icona di chi vive ascoltando e testimoniando la Parola, nn. 106-108, in Marianum 76 (2014), pp. 354-357.
22 Cfr. H. DE LUBAC, Le Drame de l'humanisme athée, Editions Spes, Paris 19504.
23 Cfr. W.M. WRIGTH IV Echoes of Biblical Apocalyptic in the Encyclical Teachingof Benedict XVI, in Gregorianum 95 (2014), pp. 535-557.
24 CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Rito degli esorcismi e preghiere per circostanze particolari, LEV, Città del Vaticano 2002, p. 51.
25 Cosi insegna il Concilio Vaticano II illustrando la funzione salvifica, subordinata a Cristo, della Madre: «E questa maternità, nell'economia della grazia (in gratiae oeconomia maternitas), perdura senza soste dal momento del consenso prestato nella fede al tempo dell'Annunciazione e mantenuto senza esitazioni sotto la croce, fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti. Difatti, assunta in cielo, ella non ha deposto questa missione di salvezza (salutiferum hoc munus non deposuit (Lumen gentiuln 62, in EV, vol. 1, n. 436, pp. 246-247; cfr. G.M. ROGGIO, I fondamenti teologici del capitolo VIII della «Lumen gentium», in Theotokos 25 [2017], pp. 189-246).
26 Cfr. G. AMORTH, Nuovi racconti di un esorcista, EDB, Roma 1992, pp. 213222: «La Donna nemica di Satana».
27 213° CAPITOLO GENERALE DEI SERVI DI MARIA, «Avvenga per me secondo la tua Parola» (Lc 1,38). I Servi e Maria, icona di chi vive ascoltando e testimoniando la Parola, n. 103, in Marianum 76 (2014), pp. 351-352.
28 La fede, infatti, è la condizione di possibilità di ogni santità, compresa quella singolare della Madre del Signore che non fa "eccezione" a questo cammino caratterizzante non solo la Rivelazione, ma la stessa condizione umana pensata e voluta dalla Trinità: cfr. L. M. DE PALMA, Fede e santità: la testimonianza degli apostololi,, dei martiri, dei santi, in M. COZZOLI (ed.), Pensare professare vivere la fede. Nel solco della lettera apostolica "Porta Fidei", Pontificia Università Lateranense, Città del Vaticano 2012, pp. 509-523.
29 G. JEANGUENIN, Il diavolo esiste! Testimonianze di un esorcista, San Paolo, Cinisello Balsamo (Ml) 2005, p. 95.
30 213° CAPITOLO GENERALE DEI FRATI SERVI DI MARIA, «Avvenga per me secondo la tua Parola» (Lc 1,3 8). I Servi e Maria, icona di chi vive ascoltando e testimoniando la Parola, nn 103-104, in Marianum 76 (2014) pp 351-353.
31 Cfr. GIOVANNI PAOLO II, Reconciliatio et paenitentia 14-22, esortazione apostolica, del 2 dicembre 1985, in EV, vol. 9, nn. 1110-1140, pp. 1052-1093; R. GERARDI, Riconciliazione e penitenza nella missione della Chiesa, in G. B0RGONOVO - A. CATTANEO (edd,), Prendere il largo con Cristo. Esortazioni e Lettere di Giovanni Paolo II, Cantagalli, Siena 2005, pp. 4454; J. KRAI, «Mysterium iniquitatis» e «Mysterium pietatis» nell'insegnamenso di Giovanni Paolo II sulla redenzione, Academia Alfonsiana, Jerusalem 1998.
32 Cfr. U. VANNI, La Donna della Genesi (3,15) e la Donna dell'Apocalisse (12,1) nella «Redemptoris Mater», in Marianum 50 (1988), pp. 422-435.
33 EV, vol. 10, n. 1299, pp. 928-929; la bellezza dell'Immacolata è inconsueta ed è conosciuta solo a Dio, aveva detto anni prima Giovanni Paolo II nell'Angelus dell'8 dicembre 1979: «"Tota puichra es, Maria!" [...]. Oggi tutta Roma desidera manifestare la sua venerazione e il suo amore per quella Bellezza inconsueta che ha nome Maria [...]. Bellezza che è pienamente conosciuta soltanto da Dio, ma che, nello stesso tempo, parla tanto all'uomo» (Insegnamenti di Giovanni Paolo II,vol.1112,pp. 1348-1349).
34 Il timor di Dio è un concetto fondamentale dell'esperienza dell'uomo biblico, venendo a declinare anche una delle forme con cui Israele, specialmente il suo "resto" fedele, esprime il suo rapporto con Dio; nell'esperienza cristica neotestamentaria, invece, tale timore è piuttosto correlato alla fede, sia nei Vangeli sia negli scritti di Paolo. Da questi emerge che il timor di Dio non solo genera pace e sicurezza, ma paradossalmente coesiste anche con l'amore; la paura, infatti, non può intrecciarsi con l'amore: la Vergine è a tal riguardo l'esemplare eccellente del credente che teme, perché ama di cuore il suo Signore (cfr, N. CALDUCH-BENAGES, Timore di Dio in R PENNA - G PEREGO - G. RAVAIS [edd] Temi teologici della Bibbia, cit., pp. 1423-1431; Si veda per extensio teologica, morale e psicologica lo studio di N. ROTUNDO, Dalla paura al peccato. Breve analisi scritturistica in chiave teologico-morale, in ID. [ed.], Teologi in concerto. Scritti in onore di monsignor Costantino Di Bruno nel suo 70° genetliaco, Cittadella Assisi
2017, pp 93-146).
35 Cfr. A VALENTINI, Maria nei Vangeli secondo le diverse prospettive teologiche in Ephemerides Mariologicae 67 (2017) pp 231-252.
36 Cfr. A. AMATO, Maria nella lotta contro Satana, in ID., Maria la Theotokos, Conoscenza ed Esperienza, LEV, Città del Vaticano 2011, pp. 349-368.
37 EV vol. 10 n 1351 pp. 978-979.
38 A AMATO, Maria nella lotta contro Satana, cit., p 368.
39 Cfr. J. M. ALONSO - D. SARTOR, Cuore Immacolato, in S. DE FIORES - S. MEO (edd), Nuovo Dizionario di Mariologia, cit., pp. 443-455; M. AUGE, Cuore Immacolato, in S. DE FIORES - V. FERRARI SCHIEFER - S.M. PERRELLA (edd.), Mariologia, cit., pp. 370-376.

 

 

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DOTTORE IN S. TEOLOGIA CON SPECIALIZZAZIONE IN MARIOLOGIA
DOCENTE ALL'ISSR "SAN LUCA" DI CATANIA

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